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martedì 18 settembre 2018

UNIVERSITA' DI UDINE E UNIVERSITA' DI TRIESTE - BASTA CON IL "MANTRA" DELLA FONDAZIONE!!






 
UNIVERSITA' DI UDINE

E UNIVERSITA' DI TRIESTE

BASTA CON IL “MANTRA”

DELLA FONDAZIONE!!

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Già nel 2010 l'allora Assessore regionale all'Università Alessia Rosolen, appoggiata dalla politica triestina, cercò di imporre una Fondazione tra gli atenei di Udine e Trieste e la Sissa. Contrari l'università di Udine e il suo Rettore, oltre che l'opinione pubblica friulana. Allora il suo intento, fortunatamente per l'università del Friuli, non andò a buon fine.

Ora di nuovo - sempre assessore regionale all'Università, Alessia Rosolen - rispunta il “mantra” della Fondazione regionale!! Di nuovo da Trieste rispuntano “i doppioni” da eliminare tra i due atenei di Udine e Trieste (ossia all'università del Friuli)!


Il magnifico rettore dell'Università di Udine, Prof. De Toni, a cui per altro va tutta la nostra stima, "pare" essere d'accordo sulla Fondazione con Trieste e la Sissa. In un articolo a firma di Mattia Pertoldi, pubblicato oggi martedì 18 settembre 2018 sul quotidiano il Messaggero Veneto, si legge virgolettato:

"(...) Possiamo fare di meglio? Certo, e penso alla creazione della Fondazione con Trieste e la Sissa per rafforzare ancora di più la collaborazione e, sul modello di quanto accade da decenni a Milano e Torino, riuscire a cooptare all'interno del sistema player fondamentali quali Fincantieri, Danieli, Generali oppure Electrolux (...)".

Ci permettiamo di non essere d'accordo con l'opinione espressa dal rettore De Toni, e ripeschiamo dall'archivio del nostro Blog un documento del 2010 a firma dell'on.le Prof.ssa Silvana Fachin Schiavi. Un documento del 2010, ma ancora attualissimo e che condividiamo, ieri come oggi.
 

venerdì 8 ottobre 2010

LETTERA APERTA

A ROBERTO MORELLI


Silvana Schiavi Fachin
già docente di Didattica delle Lingue Moderne, Università di Udine



"(…) Circa il terzo punto, l’Università di Udine ha già provveduto a razionalizzare il razionalizzabile ma, come Ella sa e non dice, soffre di un gravissimo, decennale sottofinanziamento mentre Trieste che certamente si trova in serie difficoltà, è tra quelle che in questi anni è stata sovrafinanziata. L’idea poi che Ella rilancia di dar vita ad una Fondazione quale panacea per il risanamento e lo sviluppo di un’alta formazione e di una ricerca di grande qualità, se guardiamo al clima politico e alla propensione della finanza e dell’industria ad investire nel settore, mi pare davvero ingenua, o peggio, strumentale. Analizzando le delibere regionali per il finanziamento alle università non mi pare che i criteri adottati siano lungimiranti e cioè quelli del merito, dell’eccellenza dei progetti congiunti, della valorizzazione dei giovani talenti. Mi pare che rispondano piuttosto alle logiche della ricerca del consenso e delle alleanze politiche. In quanto alle salutari iniezioni di risorse da parte del mondo imprenditoriale, sinora esse sono giunte col contagocce . Speriamo che in futuro vi siano maggiori investimenti senza che si debba necessariamente pensare alla creazione di un nuovo “contenitore” che finirebbe per condizionare gravemente la libertà della ricerca."

https://comitat-friul.blogspot.com/2010/10/lettera-aperta-roberto-morelli-silvana.html#more




giovedì 2 luglio 2015

BORSE DI STUDIO: UNIVERSITARI TRIESTINI ANCORA PRIVILEGIATI !





 
BASTA PRIVILEGI

A TRIESTE!


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Dal sito internet del settimanale

LA VITA CATTOLICA (Ud)

29 giugno 2015


Borse di studio:
universitari triestini
ancora privilegiati


L'ente erogante è lo stesso ma all'ombra di S. Giusto più facile ottenere gli aiuti.


(…) La verità è che, grazie ad una speciale deroga, gli studenti dell'Università di Trieste saranno ancora privilegiati per un anno, rispetto a quelli dell'Università di Udine, in merito al meccanismo di erogazione delle borse di studio per gli iscritti al primo anno accademico.
 
Insomma, la legge non è ancora uguale per tutti.  Lo ha ammesso l'assessore regionale all'Università, Loredana Panariti, rispondendo in Consiglio a un'interpellanza presentata dal consigliere regionale Eleonora Frattolin (Movimento 5 Stelle). (…)

La deroga del direttore dell'Ardiss per l'Università di Trieste, e solo per l'anno accademico 2014-2015, è stata concessa - ha spiegato l'assessore Panariti - sulla base della richiesta dei rappresentanti degli stessi studenti, in quanto le procedure di registrazione degli esami non erano state ancora aggiornate.
 
Ci si chiede: un minimo senso di giustizia non poteva consigliare di applicare lo stesso meccanismo, sempre in deroga per un anno, agli studenti dell'Università di Udine?

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO



venerdì 11 luglio 2014

UNIVERSITA': LE REGIONE DIFENDA L'ESISTENTE SENZA DISPERDERE FINANZIAMENTI PREZIOSI.



UNIVERSITA'

LA REGIONE DIFENDA L'ESISTENTE
SENZA DISPERDERE
FINANZIAMENTI PREZIOSI

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COMUNICATO STAMPA
del
COMITATO PER L'AUTONOMIA E
IL RILANCIO DEL FRIULI



Allo scrivente Comitato è giunta notizia che la Regione vuole intervenire nel polo universitario di Pordenone con fondi regionali importanti (si parla di minimo 1,5 milioni di euro all'anno già alla partenza) da investire in un nuovo dipartimento. L’iniziativa depotenzierebbe nel contempo in maniera sensibile le due università di Udine e Trieste sul piano sia del numero e importanza dei corsi universitari, che del numero dei docenti disponibili già carente, (minimo 40 docenti delle Università di Udine e Trieste ci risulta dovrebbero essere spostati nel Polo universitario di Pordenone).
 
Se il desiderio della città di Pordenone è legittimo, il Comitato si chiede se, in un momento di tagli finanziari pesanti alle Università da parte del Governo centrale che oltre tutto risulta non apprezzare le sedi distaccate tanto da pensare di eliminarle, non sia preferibile difendere e potenziare l'esistente nei due poli centrali di Udine e Trieste.

Il Comitato ricorda inoltre che c'è una legge regionale approvata circa 3 anni fa, che prevede la perequazione finanziaria tra l'Università di Trieste e di Udine, essendo quest'ultima notoriamente sotto-finanziata da un Governo centrale che eroga i finanziamenti statali ancora in base al criterio del costo storico. Tale legge regionale ancora non è attuata perchè priva di Regolamento.

Inoltre, come segnalato dal MIUR stesso, in Italia le immatricolazioni all'università sono in costante calo e dal 2003 le matricole sono diminuite di ben 78mila unità.

Lo stesso Consiglio Universitario Nazionale (CUN) l'anno scorso ha segnalato la perdita di attrazione dell'università: se nel 2003-2004 in Italia c'erano ben 338mila matricole, nel 2012-2013 il loro numero era calato a ben 260mila.

Le cause di questo pesante calo di immatricolazioni a fronte di un aumento costante di diplomati sono da iscrivere a una crisi economica che sta mettendo in difficoltà moltissime famiglie italiane e il sempre più marcato decremento dei fondi statali e regionali destinati alle borse di studio. E’ noto che gli studi universitari, non sono più considerati dai ragazzi e dalle famiglie importanti per la ricerca del posto di lavoro.

In questo preoccupante quadro sia regionale che nazionale, non è preferibile tutelare l'esistente finanziando adeguatamente le Università di Udine e Trieste nelle loro sedi centrali, piuttosto che cercare “avventure” nei poli distaccati? E poi perchè solo a Pordenone? I poli di Gorizia, Gemona o Cormons non hanno forse diritto a pari opportunità?

In conclusione, in un momento di crisi economica e politica così pesante, il Comitato ritiene sia prioritario tutelare l'esistente e non disperdere preziosi fondi regionali e preziose risorse scientifiche in intraprese rimandabili a “tempi migliori”.

10 luglio 2014

Per il "Comitato per l’Autonomia
e il Rilancio del Friuli"
 
il portavoce
Giancarlo Castellarin

domenica 13 gennaio 2013

CACCIABOMBARDIERI F-35 O SVILUPPO DELL'UNIVERSITA' PUBBLICA ?



CACCIABOMBARDIERI F-35
O SVILUPPO
DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA?
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IN CANADA…

Il Canada rinuncia ai cacciabombardieri F-35: «Troppo cari e non all'altezza delle attese»  
13 dicembre 2012
Dal quotidiano “IL SOLE 24 ORE”

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E IN ITALIA ?

F35 sotto l’albero, il regalo di Monti alla casta dei militari
 
La legge delega sulla riforma delle forze armate ci costerà fino a 230 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, un regalo alla casta dei militari. I caccia F35 sono il regalo più costoso e inutile.
di Giulio Marcon, da il manifesto, 11 dicembre 2012


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IL RETTORE
CRISTIANA COMPAGNO


UNIVERSITA’ DI UDINE

IL RETTORE BOCCIA IL GOVERNO DEI TECNICI
di Alessia Pilotto
dal quotidiano IL GAZZETTINO (Ud)
11 gennaio 2013

(…) «Nonostante i gravissimi tagli del Governo tecnico - ha aggiunto il rettore Compagno -, l'Ateneo friulano da 4 anni non alza le tasse nemmeno per l'adeguamento Istat e ha rimodulato i contributi a sostegno del pagamento delle rette sia in base al merito sia in base al reddito».
Il rettore ha criticato duramente i tagli al sistema universitario introdotti con la legge di stabilità di dicembre: «Per la prima volta nella storia dell'università italiana - ha commentato - , i trasferimenti statali non riescono nemmeno a coprire le spese del personale: il Governo tecnico ha decretato la fine dell'università pubblica in Italia.
Per ora - ha continuato -, l'ateneo friulano tiene grazie all'utilizzo degli avanzi di gestione delle buone gestioni precedenti, ma non possiamo finanziare la spesa corrente con risorse straordinarie, perché questo è un evidente squilibrio economico.
Mi auguro - ha concluso -, che nell'assestamento di bilancio vengano ripristinati i fondi, per contrastare quest'asfissia e questa agonia cui i tagli costringono il sistema. E mi auguro anche che nell'agenda del prossimo Governo l'Università torni ad essere un tema centrale».

sabato 28 gennaio 2012

UNIVERSITA' - NO ALL'ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DELLA LAUREA



LAUREA

Il rettore di Bari:

"No all'abolizione

del valore legale"





«Così non si va nessuna parte - afferma il rettore dell'università di Bari Corrado Petrocelli - negare il valore legale della laurea significa compromettere definitivamente la mobilità sociale.
Dietro queste proposte, c'è l'idea di concentrare le eccellenze in poche realtà, lasciando che tutti gli altri atenei svolgano attività derubricate a rango inferiore. Si rischia di compromettere l'omogeneità del nostro sistema universitario, fondata sull'inscindibilità tra ricerca e didattica. Invece di collaborare per raggiungere un obiettivo, qui si vorrebbe imporre un criterio di governo estraneo alla nostra attività. È già successo con la regola del 90% nel rapporto tra spese fisse e fondi statali».

Gli esperti come Carlo Finocchietti - direttore di un centro specializzato nel riconoscimento dei titoli, il Cimea - provano a mettere ordine nel polverone alzato da un appello sottoscritto, tra gli altri, da Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, Margherita Hack e Andrea Ichino, fratello del più famoso Pietro. «Abolire il valore legale del titolo di studio è irrealistico - afferma - c'è bisogno di una riforma costituzionale che, con i tempi che corrono, non mi sembra possibile. E poi si dovrebbe eliminare l'ordinamento didattico nazionale, cancellare il concorso come strumento di accesso alle professioni». Ipotesi peraltro già esclusa: chi vorrà fare il medico, o l'avvocato, dovrà laurearsi e fare l'esame di stato.

Ma allora di cosa si sta parlando, in realtà? «Si contrappone il modello "liberista" degli Stati Uniti a quello "corporativo" italiano, ma da decenni la situazione è cambiata su entrambe le sponde dell'oceano - spiega Finocchietti - in Italia c'è già stata una liberalizzazione che ha depotenziato il valore legale a favore dell'autonomia degli atenei che definiscono la propria offerta formativa. Anche negli Stati Uniti, si sono stabiliti standard minimi verificati da società di accredimento su base di disciplinare o territoriale». (….)

Anche gli studenti, insieme alle organizzazioni sindacali, dichiarano la loro opposizione: «Se il governo dovesse procedere - afferma Luca Spadon, portavoce di Link - si darebbe il via libera alla più spaventosa delle liberalizzazioni. Bisogna invece eliminare le università telematiche, rifinanziare il diritto allo studio, e garantirne l'universalità, con tasse eque e fortemente progressive».


Roberto Ciccarelli 

Rettore dell'Università di Bari

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Leggi tutto l'articolo

"Il Manifesto", 24 gennaio 2012



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mercoledì 9 marzo 2011

L. R. 2/2011 - Finanziamenti al sistema universitario regionale - Commento




L. R. 17 FEBBRAIO 2011, N. 2

FINANZIAMENTI
AL SISTEMA UNIVERSITARIO REGIONALE

Bollettino ufficiale regionale
del 23/2/2011 n.008
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LETTERA INVIATA

ALLA STAMPA

dal

COMITATO PER L’AUTONOMIA

E IL RILANCIO DEL FRIULI

MARZO 2011


L'Università


         Con voto di larga maggioranza, il Consiglio Regionale ha approvato, dopo un lungo iter iniziato un anno fa, la legge per le Università e per i Conservatori della Regione.
         Anche il Comitato per l'Autonomia ed il Rilancio del Friuli ha dato, a più riprese (a partire dall'udienza conoscitiva in Commissione consiliare), un contributo critico – costruttivo e propositivo, volto a migliorare il testo inizialmente presentato.
         E' positivo l'aver previsto che per l'assegnazione dei fondi regionali si debba tener conto, in aggiunta ad altri requisiti, anche di “criteri perequativi” a parziale compensazione delle mancate o limitate erogazioni statali. E' l'antica questione del “sottofinanziamento” che oggi riguarda Udine e che domani potrebbe riguardare Trieste, questione che la Regione non può sanare ma che non può neppure ignorare.
         Va dato atto agli esponenti di tutti i Gruppi Consiliari, relatori ed Assessore in particolare, di essersi impegnati nella ricerca di soluzioni rispettose della realtà regionale, anche se, come spesso accade, restano aperti alcuni problemi.
         Quanto alla “Conferenza del sistema universitario regionale”, organo piuttosto affollato, speriamo possa svolgere nel concreto e con visione di prospettiva gli importanti compiti che la legge ad essa attribuisce.
         Va rilevato che rispetto a mesi fa è certamente cambiato il “clima” del dibattito sulla questione Università in Regione.
         Allora si parlava spesso di “Fondazione” pubblico – privata come strumento di raccolta di fondi a sostegno dell'Università e di gestione degli stessi. Oggi non si parla di questo. Ed è un bene anche perchè non basta creare un nuovo contenitore per ottenere nuovi mezzi specie in periodi di difficoltà economica come gli attuali.
         E' bene parlare di “premialità”, di “sistema universitario regionale” nel quale coesistano la cooperazione e la competizione tra Atenei quale presupposto importante per risultati di “qualità” che sono nell'interesse della comunità regionale.
         Questa è la strada giusta da seguire, non già quella che di tanto in tanto taluno evidenzia, della Università unica. Le ragioni sono tante e ben note.
         E' la Regione che, nel rispetto di “specificità” e “identità” di ciascuna Università, deve sviluppare politiche attente, equilibrate, organiche. Un ruolo questo che richiede pure mezzi finanziari. E' apprezzabile lo stanziamento aggiuntivo inserito in legge non solo per il 2012 ma anche per il 2013. Serve però  continuità nel tempo e integrazione dello stesso.
         Una valutazione complessiva sulla legge? Francamente non ha la caratura di  una grande legge di riforma né, penso, avesse l'ambizione di esserlo. E' una “buona legge” di funzionamento con taluni spunti innovativi anche se, come già rilevato, non esaustiva sulle questioni aperte.
         Qui si innesta un ulteriore argomento, forse il più rilevante guardando soprattutto alla prospettiva: l'attribuzione alla Regione, in nome del federalismo, delle competenze, che ora non ha, in materia di Università. Chi crede nell'autonomismo non può che essere per principio a favore del trasferimento di sempre maggiori competenze dallo Stato alla Regione. Bisogna però vedere come ed a quali condizioni. Con un incremento della compartecipazione regionale ai tributi incassati dallo Stato sul territorio regionale? Con il semplice trasferimento dei fondi che ora lo Stato assegna in entità sperequata e comunque insufficiente alle Università di Trieste e di Udine? Sono temi da approfondire, da valutare attentamente sul versante degli “oneri” per non trovarsi “scoperti”. L'esempio del Trentino, realtà diversa dalla nostra, non va invocato acriticamente, ma va seriamente “pesato”. Se nuove competenze si vogliono invocare si comincia dal basso con la materia “istruzione”.
         Sarebbe poi utile che la Regione facesse uno studio serio su ciò che l'acquisizione della competenza “Università” comporta nel medio lungo periodo.
         Stiamo sempre attenti a non dar vita ad operazioni che gioverebbero si allo Stato ma che potrebbero non giovare alla Regione.
         Un'ultima questione con specifico riguardo alla elaborazione del nuovo statuto dell'Università del Friuli.
         Senza entrare nel merito di quella che sarà la “strumentazione statutaria” è da sottolineare positivamente il richiamo del Rettore alla “funzione”, in un certo senso particolare, dell'Ateneo Friulano che è quella, come dice il tante volte citato articolo 26 della legge 546 del 1977 (legge sulla ricostruzione e istitutiva dell'Università), di “contribuire al progresso civile, sociale e alla rinascita economica del Friuli e di divenire organico strumento di sviluppo e di rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli.”
         Questo per esplicitare nell'atto fondamentale, quella che è la “mission” del nostro Ateneo

Roberto Dominici
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La lettera è stata pubblicata

 il 4 marzo 2011

sul Settimanale

LA VITA CATTOLICA  - Udine






sabato 27 novembre 2010

UNIVERSITA' - La Chiesa contro la fusione tra Udine e Trieste



Settimanale LA VITA CATTOLICA 
Venerdì 26 Novembre 2010 - pagina 6

UNIVERSITA’ - LA CHIESA CONTRO
 LA FUSIONE TRA UDINE E TRIESTE

VA IN PORTO la riforma dell'università. Non mancano, tuttavia, le proteste di docenti, ricercatori e studenti, anche a Udine. Il timore, per quanto riguarda il Friuli, resta sempre quello di una fusione tra gli atenei di Udine e di Trieste.

L'arcivescovo emerito di Udine, mons. Alfredo Battisti, che scese addirittura in piazza con i friulani, per ottenere, dopo il terremoto, l'attivazione dell'università, ha dichiarato a Telechiara che la fusione non si deve fare. L'assessore regionale di competenza, Roberto Molinaro, ha escluso che si percorra questa strada. Intanto i rettori di Udine e di Trieste, rispettivamente Cristiana Compagno e Francesco Peroni, hanno detto che «a costo zero non ci sono le condizioni per varare la riforma». Ed ecco scendere in campo anche l'arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato. «Il valore dell'ateneo di Udine lo dice il modo stesso con cui è nato, sulla spinta di un forte desiderio, di una massiccia richiesta popolare e anche per iniziativa della Chiesa popolare. Questo non lo si può dimenticare, perché l'università friulana ha un grandissimo valore per il territorio, per la promozione di alta cultura e per lo sviluppo stesso», sostiene mons. Mazzocato.

Purtroppo ci sono le difficoltà del momento, per Udine come per gli altri atenei. «Anche l'università paga la sua parte di pedaggio dentro le difficoltà globali dell'economia -osserva l'arcivescovo -. L'augurio, e l'impegno, è che si trovi il modo per non sacrificare la ricerca, la formazione, la preparazione di eccellenza, obiettivi per i quali tutti sono d'accordo. Obiettivi che è indispensabile assicurare a un popolo. Bisogna trovare il modo di essere onesti nella distribuzione delle risorse - conclude mons. Mazzocato, con riferimento anche ai necessari fondi per Udine -, tale, appunto, da non sacrificare la ricerca».

«La fusione? Non è né un'idea buona né un progetto realizzabile», risponde don Alessio Ceretti, delegato diocesano per la cultura, intervistato da Telechiara. «Non è un'idea buona, perché l'università è legata al suo territorio e con esso fa sistema. Forse in Italia ci sono troppi atenei, ma tra quelli da accorpare dì certo non c'è Udine, per la storia che ha alle spalle e per l'avvenire che ha davanti. Non è nemmeno un progetto attuabile, mentre sono possibili interazioni positive tra atenei diversi e non soltanto del territorio regionale». Quanto alla riforma e alle proteste di insegnanti e studenti, don Ceretti osserva che «un processo come questo non può non prevedere adeguati investimenti. Riformare le istituzioni della formazione, del pensiero, della ricerca, non è una scelta che costa, è una scelta che vale. Se non mettiamo lì le nostre migliori energie e anche alcuni fondi, facciamo altri investimenti, ma non altrettanto strategici. Ciò non toglie che ci debba anche essere una razionalizzazione».

Riflettendo ancora sul comportamento degli studenti in questi giorni, il delegato per la cultura osserva che «se uno sta a contatto con i nostri giovani, si accorge che la loro sensazione è quella di una relativa debolezza dell'ambiente universitario, perché la comunità educante e docente non è messa nelle condizioni di poter investire tutto il suo tempo nell'insegnamento», per cui «l'effetto sarà una certa disaffezione del mondo giovanile dall'ambiente università e, in generale, dalla serietà dello studio come occupazione che merita tutta la nostra energia».

venerdì 26 novembre 2010

Università - Deve finire la sperequazione.


Messaggero Veneto” ed. di Udine
 mercoledì 24 novembre 2010
Rubrica “Per posta e per e-mail

Lettera del lettore Mirko Trevisan di Udine

UNIVERSITA’ – DEVE FINIRE LA SPEREQUAZIONE

Da qualche tempo in questa rubrica si invitano i lettori a commentare gli articoli che compaiono sul sito messaggeroveneto.it In particolare, nell'articolo "Accordo fra i rettori e la Regione: più fondi all'università di Udine", ho letto un commento molto interessante di un lettore che riassume perfettamente in poche righe la situazione che purtroppo si è venuta a creare nella nostra regione.

Cito testualmente: «L'ateneo triestino, persa la partita dell'università unica regionale che tanto auspicava, oggi gioca la partita di un'integrazione la più alta possibile con l'università friulana (che poi è di fatto un'università unica non palese!). È troppo ricordare che ogni università è libera di coordinarsi con chi gli pare? Invece mi pare che l'università di Trieste speri che la politica regionale obblighi Udine a coordinarsi con Trieste, anche dove per Udine non c'è alcuna necessità o utilità di farlo... Rimane comunque il fatto che, a parità di numero iscritti tra Udine e Trieste, l'ateneo triestino ha ricevuto tantissimo di più sia dallo Stato che dalla Regione! Basta sperequazioni! Non ne possiamo più di tutto questo favoritismo a favore di Trieste: sanità sovra-finanziata, Erdisu sovra-finanziato, Stadio di calcio Rocco interamente pagato dalla Regione (mentre per lo Stadio Friuli la Regione non ha dato e non darà un euro!) e non parliamo del sistema viario triestino che ha beneficiato di un'entità paurosa di finanziamenti, mentre noi in Friuli stiamo ancora aspettando che sia completata la tangenziale sud di Udine, eccetera......». Che dire, c'è ben poco da aggiungere. Purtroppo.
Mirko Trevisan -Udine

martedì 2 novembre 2010

L’ERDISU DI UDINE: TROPPI FONDI A TRIESTE

Messaggero Veneto – Domenica 31 ottobre 2010 – Cronaca di Udine – pagina IV

Il presidente Ioan: a parità di studenti ha il doppio di personale, la regione intervenga.
di Giacomina Pellizzari

A parità di studenti, l’Ente per il diritto universitario triestino, rispetto a quello di Udine, può contare sul doppio dei dipendenti e su maggiori risorse da parte della Regione. A “denunciare” lo squilibrio ai danni del Friuli è il presidente dell’Erdisu, Adriano Ioan, che approfittando dell’approvazione del bilancio preventivo 2011, invita l’assessore, Angela Brandi, a sanare lo squilibrio.
Tutto questo in presenza di un aumento delle richieste di servizi e di borse di studio da parte degli studenti. Proprio perché la situazione è complicata, il presidente dell'Erdisu, l'ente che mette a disposizione degli universitari i servizi di vitto e alloggio, vuole fare chiarezza.
«A parità di iscritti negli atenei friulano e giuliano, l'Erdisu di Trieste, rispetto a Udine, ha il doppio del personale. E per gestire i lavori pubblici l'ente triestino può contare su una convenzione esterna, mentre noi dobbiamo gestire la costruzione delle nuove Case dello studente ai Rizzi e in via Mantica, compresa la ristrutturazione della sede di viale Ungheria, direttamente con il nostro ufficio tecnico» spiega il presidente senza dimenticare di ricordare che Udine paga 160 mila euro l'anno per il servizio di portineria, mentre a Trieste questa spesa viene sostenuta dalla.Regione.
Considerato che lo scorso anno su 2 milioni la Regione ha tagliato 400 mila euro alle spese di funzionamento riconosciute all'Erdisu di Udine, è evidente che risparmiare anche solo 160 mila euro non sarebbe poca cosa per l'ente friulano.
Ente che sta rispondendo all'aumento di richieste di posti alloggio, buoni per il trasporto e soprattutto di borse di studio straordinarie indispensabili ai figli dei cassintegrati e dei disoccupati per proseguire gli studi. «Più la crisi si fa sentire, più le famiglie chiedono sostegno, è una tenaglia che si stringe» insiste il presidente soffermandosi su un fatto: «Non vogliamo entrare in conflitto con l'Erdisu di Trieste, con il quale abbiamo ottimi rapporti, però la spesa storica che negli ultimi cinque anni si è cristallizzata va rivista». Da qui l'appello all'assessore regionale all'Università: «La Regione deve tener conto di questo squilibrio. Finché le risorse erano abbondanti la disparità di trattamento si faceva sentire meno oggi, invece, con le risorse limitate la sperequazione pesa il doppio».
Questo il senso della relazione allegata dal presidente al bilancio provvisorio 2011 approvato venerdì scorso sulla base delle stime 2010 visto che la Regione non ha ancora definito la legge finanziaria e quindi i trasferimenti agli enti.
GIOCOMINA PELLIZZARI

sabato 16 ottobre 2010

Università, grido d’aiuto

L’appello di rettore e studenti dopo lo stop alla riforma: «Pronti a mobilitarci»
Il Gazzettino - Venerdì 15 Ottobre 2010,

«Il governo non ha una prioritaria e chiara individuazione delle risorse indispensabili per la sostenibilità, prima ancora che per il miglioramento del sistema universitario». È la denuncia che ieri è partita congiuntamente da rettore, Cristiana Compagno, prorettore, rappresentanti dei ricercatori e presidente del Consiglio degli studenti a fronte del rinvio della discussione alla Camera della riforma universitaria targata Gelmini. Uno slittamento, probabilmente di un mese, perché il disegno di legge non ha la copertura finanziaria. A pesare sul conto economico sarebbero le modifiche apportate per dare prospettiva ai ricercatori. Che a Udine sono 294 e svolgono un «ruolo insostituibile».

Una situazione preoccupante, per cui l'ateneo friulano «fa appello a tutte le forze parlamentari, agli attori politico-istituzionali locali e nazionali affinché l'università, la ricerca e l'alta formazione siano posti, una volta per tutte, come priorità dell'agenda politica». Dalle parole ai fatti, Udine «mobiliterà tutta la sua comunità universitaria, 20 mila persone, per far conoscere i gravi problemi di sostenibilità e di sviluppo dell'università italiana».

sabato 9 ottobre 2010

UNIVERSITA’ – NESSUN VANTAGGIO DALL’UNIFICAZIONE di Marzio Strassoldo

7 OTTOBRE 2010 - Quotidiano IL GAZZETTINO – UDINE - L’INTERVENTO
Entrambe le Università della regione rispondono ad una propria missione, marittima e internazionale quella di Trieste, territoriale e proiettata a iniettare elementi di innovazione nel sistema industriale friulano e a dare risposte ad una crescente domanda di istruzione che nasce dalle province friulane, quella di Udine. Le Università sono strutturalmente in competizione, perché devono attrarre studenti, competere per le risorse per la ricerca, acquisire contratti con l'industria, entrare nei processi di mobilità internazionale. Parlare di unificazione significa negare i vantaggi competitivi che nascono da una larga legittimazione popolare, che riguarda soprattutto l'Università di Udine, voluta dal popolo friulano dopo una dura azione per strappare alle classi dirigenti locali e alle rappresentanze parlamentari la istituzione di un nuovo centro di alta formazione e di ricerca.

venerdì 8 ottobre 2010

LETTERA APERTA a ROBERTO MORELLI

Silvana Schiavi Fachin
già docente di Didattica delle Lingue Moderne, Università di Udine

Leggo su Il Piccolo del 19 settembre scorso , edizione di Trieste, l’articolo Due Università, un solo futuro, in cui Lei, giornalista professionista e docente di Teoria e Tecnica del Linguaggio Giornalistico alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Trieste, consapevole dello stato gravissimo in cui si trovano gli atenei italiani in conseguenza dei tagli tremontiani e gelminiani , avanza la sua diagnosi dei mali dell’università e propone la sua terapia. La diagnosi si incentra grossolanamente su tre aspetti: a) la voragine della finanza pubblica;b) il consumo eccessivo e sconsiderato delle risorse da parte degli atenei;c) la resistenza anche da parte dei due sistemi universitari regionali verso forme di razionalizzazione e di riorganizzazione.
Cerco di affrontare brevemente i tre punti.

martedì 5 ottobre 2010

Commento sull'Università di Arnaldo Baracetti

Vorrei approfondire rapidamente il mio pensiero sulla dichiarazione dell’on. Collino, fatta l’altro giorno a Grado, per una fusione tra l’Università friulana e quella triestina, già seccamente esclusa dalla Rettora Compagno e altri interlocutori del suo stesso schieramento politico. L’ Ateneo friulano è stato voluto e deciso dalla nostra gente e dalle nostre istituzioni, dopo anni e anni di pressioni precedenti contro le resistenze pervicaci triestine, a seguito del terremoto del 1976. La sua legge istitutiva, la 546 del 1977, è la prima delle tre grandi leggi nazionali per la ricostruzione e la rinascita del Friuli. All’art. 26 di tale legge sta scritto testualmente: “L’Università di Udine si pone l’obiettivo di contribuire al progresso civile, sociale e alla rinascita economica del Friuli e di divenire organico strumento di sviluppo e di rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli“. Con una simile chiara e netta missione affidata all’Università friulana, dovrebbe essere evidentissimo a tutti (e lo dovrebbe essere chiaro pure all’on.Collino) che operando una fusione, sarebbero cancellati, in un colpo solo, autonomia e identità del nostro Ateneo. , Sono ancora ogoglioso, come politico friulano, di avere blindato in legge, assieme agli altri parlamentari del Friuli quegli obiettivi. Se ora vogliono sul serio cancellarli, devono con altra legge cancellare l’art. 26 della 546 e, a tal fine, devono trovare i parlamentari friulani disposti a ciò e poter vincere le resistenze popolari e istituzionali che si scatenerebbero in tutto il Friuli! Allora, siamo stati proprio facili profeti nel prevedere che avremmo avuto una vita travagliata per la nostra Università, sempre sotto attacco. Anche, se per i triestini, sempre con la legge 546, abbiamo votato, allora, l’istituzione dell Area di ricerca per Trieste. Il che prova, ancora una volta, che noi friulani non siamo antitriestini. Siamo stati e siamo, soltanto tenaci e agguerriti difensori dei diritti del popolo, della gioventù friulana, del Friuli intero, dal pordenonese, all’udinese, alla Carnia, al goriziano.

Un‘ultima considerazione. Da buoni friulani, si perda l’abitudine, per decidere sul Friuli, di andare a pietire o concordare con Trieste. Su ciò che si deve fare in Fruli, lo si deve decidere in Friuli, valorizzando le istituzioni rappresentative friulane e la già istituita, ancora nel 2007, Comunità delle Province friulane, che non può più essere ignorata dalla Regione che prosegue imperterrita nella sua politica centralistica, malgrado la stessa legge regionale, approvata ancora nel 2006. Ciò deve valere anche per l’autonomia di Trieste che sarà agevolata dalla prevista Area metropolitana triestina. A Collino e ad altri, che la pensano come lui, vorrei ricordare, che due anni fa tutte le rappresentanze culturali, economiche e sociali del Friuli (non solo di Udi ne) hanno firmato solennemente il Patto tra esse e l’Università della nostra terra per la strenua difesa della sua’autonomia e della sua identità. Per tutti, allora, Adriano Luci, Presidente di Confindustria friulana, ebbe giustamente a dire che tali valori sono intoccabili!
Arnaldo Baracetti, dal Comitât pe autonomie e pal rilanç dal Friûl

venerdì 1 ottobre 2010

Compagno: mai la fusione con Trieste

Messaggero Veneto — 28 settembre 2010 pagina 06 sezione: SPECIALI
UDINE. La proposta dell’europarlamentare del Pdl Giovanni Collino sulla fusione delle Università di Udine e Trieste fa discutere: soprattutto in Friuli, anche ieri, la provocazione è stata al centro del dibattito politico. Dal Pdl arrivano posizioni opposte, dal Partito democratico le critiche alla maggioranza, mentre il rettore dell’ateneo di Udine Cristiana Compagno sottolinea l’importanza dell’identità, conferma l’apertura a collaborare ma stoppa qualsiasi fusione. «L’università di Udine - ha detto ieri il rettore, che è in missione in Siria - ha sempre inteso il federalismo come valorizzazione delle individualità territoriali operose e come un possibile sbocco di un rapporto bloccato tra Stato e Università, capace di condurre verso un sistema più equo dei “costi standard”, capace di premiare il merito e la virtuosità. La soluzione - ha aggiunto - non sta, come appare da alcune dichiarazioni, nell’eliminare le identità e nell’accorpare qualche ufficio come se si trattasse di una qualsiasi azienda di servizi semplici».

martedì 1 giugno 2010

Università - FONDI PUBBLICI E MERITOCRAZIA

Il Gazzettino (Martedì 1 Giugno 2010)

Il rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi, in un suo recentissimo intervento pubblicato sulla stampa nazionale e con riferimento alla nuova riforma universitaria in discussione in questi giorni a Roma ha dichiarato: «Il disegno di legge convince soprattutto quando afferma e declina il principio della valutazione e il conseguente riconoscimento del merito: parole sacrosante per chi crede che meritocrazia debba fare rima, non solo fonetica, con democrazia». Dunque, con questa nuovo progetto di legge di riforma universitaria pare si voglia fare piazza pulita dell’antidemocratico criterio del costo storico, ancor oggi purtroppo utilizzato nella distribuzione alle Università italiane del Fondo di Finanziamento Ordinario. Guarda caso e con quale tempismo l’europarlamentare Giovanni Collino, Presidente anche della Commissione Paritetica Stato-Regione FVG, invece di felicitarsi con il Ministro Gelmini e con il rettore dell’Università del Friuli Cristiana Compagno, immediatamente si attiva e dichiara alla stampa locale che è sua intenzione richiedere allo Stato la competenza regionale sui Fondi ordinari statali delle due università di Udine e Trieste.

mercoledì 26 maggio 2010

UNIVERSITA’ – Consiglio regionale: i friulani dormono

Messaggero Veneto – ed. Udine – 26 maggio 2010 –
Rubrica “Per Posta e per e-mail”

Se, come si può leggere sulla stampa locale, a Roma l’amministrazione Tondo è considerata come il due di coppe, non per questo gli interessi friulani a Trieste godono di una considerazione migliore. Le vicende delle Università di Udine e di Trieste sono un chiaro esempio delle attenzioni che questa amministrazione regionale, nella persona dell’assessore Alessia Rosolen, riserva agli interessi friulani. Come è noto, l’Università di Trieste è sovra-finanziata per quasi 15 milioni di euro l’anno, e intende difendere questo privilegio. L’Università di Udine, invece, è sottofinanziata per 12 milioni di euro, e vanta anche un credito con lo Stato di oltre 100 milioni di euro. In questi giorni a Roma, nella legge di riforma universitaria,il ministro Gelmini sta introducendo un sistema di calcolo dei finanziamenti legato al merito, con il chiaro intento di favorire le Università più “produttive”. In base a questi nuovi calcoli, l’Università friulana avrebbe finalmente il giusto, mentre l’Università triestina vedrebbe diminuire notevolmente il suo sovra-finanziamento.

domenica 16 maggio 2010

UNIVERSITA’ , LA COMPETENZA RIMANGA DELLO STATO

La politica regionale ormai all’unanimità ha riconosciuto che la competenza sulla sanità ottenuta dalla nostra regione negli anni ’90, si è rivelata un grave errore in quanto la sanità oggi pesa enormemente sul bilancio regionale. Eppure nonostante questo precedente, oggi pare, così almeno risulta da articoli di stampa, che la Giunta regionale, su suggerimento dell’assessore con delega all’università Alessia Rosolen, voglia chiedere allo Stato la competenza sul finanziamento ordinario alle due università regionali. Più precisamente, la stampa ci da notizia che la Regione pare intenzionata a richiedere allo Stato la disponibilità annuale della somma dei finanziamenti ordinari ottenuti nel 2009 dalle due università regionali. Ma nel 2009, l’università del Friuli ha avuto un sottofinanziamento annuale del 17% e l’ateneo triestino un sovra finanziamento annuale del 14%! Forse “qualcuno” se lo è scordato? Ma l’ateneo triestino è noto essere una della università più sovra-finanziate d’Italia con quasi 15 milioni di sovra-finanziamento annuale non spettante in base al criterio del merito. L’università friulana, al contrario, annualmente riceve ben 12 milioni di euro in meno rispetto a quanto dovuto, sempre in base al criterio del merito, e inoltre ha maturato un credito nei confronti dello Stato superiore ai 100 milioni di euro. Dunque due università con interessi opposti. Trieste ha un sovra-finanziamento da difendere e fa parte della lobby delle università che hanno tutto l’interesse ad essere finanziate in base al criterio del costo storico. Udine vuole, giustamente, essere valutata in base al criterio del merito e chiede la perequazione dei finanziamenti statali.

sabato 8 maggio 2010

Il Rettore Cristiana Compagno: «Un segnale positivo da Roma. Altrettanto sappia fare la Regione»



Approvato all’unanimità dalla Commissione cultura del Senato
Atenei sottofinanziati: boccata d'ossigeno con l'emendamento alla riforma

Il rettore Compagno «Un bel risultato». Così il rettore dell’ateneo di Udine, Cristiana Compagno, commenta il via libera all’unanimità da parte della Commissione cultura del Senato all’emendamento alla legge di riforma universitaria, presentato dal senatore Mario Pittoni, che aumenta dallo 0,3 all’1,5% la quota di Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) destinato al parziale riequilibrio delle quote per gli atenei sottofinanziati. L’emendamento, approvato a palazzo Madama nella seduta di martedì 4 maggio, «testimonia – dice Compagno – la sensibilità da parte degli organi istituzionali centrali per la situazione in cui versano atenei virtuosi e sottofinanziati come quello di Udine». Da qui «l’auspicio – sottolinea Compagno – che anche la Regione dimostri di saper fare altrettanto, tanto più ora che, al tavolo dei lavori, vi è proprio il disegno di legge sul sistema universitario regionale» che introduce nuovi criteri e meccanismi per il finanziamento regionale al sistema universitario.

mercoledì 5 maggio 2010

Riceveranno più soldi gli atenei virtuosi

UNIVERSITÀ Emendamento Lega

Il Gazzettino - mercoleì 5 maggio 2010

Via libera all'unanimità della commissione Cultura del Senato all'emendamento della Lega Nord che assegna un punto e mezzo del Fondo ordinario per il sistema universitario (Ffo) all'incremento della «quota di riequilibrio» per gli atenei (in buona parte collocati al Nord) che ricevono meno soldi di quelli che spetterebbero loro in base al modello di valutazione a suo tempo elaborato dal Ministero. «Nel 2009 - spiega il senatore Mario Pittoni, responsabile istruzione del Carroccio a Palazzo Madama e autore dell'emendamento - soltanto lo 0,3% delle assegnazioni è stato riservato a questi atenei: appena 20 milioni di euro per circa 30 atenei, quando il "credito" accumulato dalle università settentrionali sfiora ormai i 3 miliardi».

Trieste, la protesta degli universitari: "Non cancellate gli Enti regionali per il diritto allo studio"

Sito internet  "Il Piccolo" Trieste, 4 maggio 2010

Sit-in degli studenti della Università di Udine e Trieste davanti la sede del Consiglio regionale, a Trieste, contro l'ipotesi di cancellazione degli Erdisu, Enti regionali per il diritto allo studio. "Quest'anno la Regione ha tagliato il 30 per cento dei fondi destinati all'Erdisu - ha detto Mario Albanese, uno dei portavoce della protesta - e temiamo che la loro eliminazione sia un ulteriore passo verso la riduzione dei servizi»". L'eliminazione degli Erdisu, con l'assegnazione di compiti e funzioni a Università e Regione è unipotesi sulla quale stanno ragionando l'assessore regionale all'Università, Alessia Rosolen, e il Presidente della Regione, Renzo Tondo.