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sabato 25 aprile 2015

TEATRO STABILE IN LINGUA FRIULANA - AVEVA REGIONE BEPI AGOSTINIS!




TEATRO STABILE

IN LINGUA FRIULANA


AVEVA RAGIONE

 
BEPI AGOSTINIS!



Se il progetto di Bepi Agostinis di un “Teatro in lingua friulana di professionisti” - progetto che fu anche di Nico Pepe - fosse andato in porto, oggi in Friuli avremmo un teatro TRIC in lingua friulana, (ricordiamo che da  molti anni la minoranza linguistica slovena di Trieste ha un "Teatro stabile", ora TRIC), e anche il CSS avrebbe avuto il riconoscimento che di diritto gli spettava.

Ma si è sempre in tempo per attuare questo importate progetto.......basta che chi in Friuli si occupa di teatro professionista e la politica regionale, lo appoggino senza titubanze.   

Progetto fondamentale  per una adeguata tutela della minoranza linguistica friulana anche nel campo teatrale, oltre offrire al CSS la possibilità di ottenere la qualifica di teatro TRIC senza andare a tentare "disavventure" a Trieste che lascerebbe al Friuli, come sempre, solo gli avanzi che cadono dalla tavola imbandita....
 
LA REDAZIONE DEL BLOG

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Lettera a firma di Giuseppe Agostinis
(BEPI per gli amici!)
 pubblicata sul settimanale
LA VITA CATTOLICA
il 2 aprile 2015



Egr. Direttore, vorrei gentilmente poter entrare nel discorso sul Teatro in Friuli V.G. da qualche settimana riempie le pagine del suo giornale .

Il dibattito partito dal C.S.S. per voce del suo presidente Alberto Bevilacqua, il quale dopo la bocciatura del Teatro Rossetti sul progetto tentato dal C.S.S. di una fusione fra il Teatro Rossetti, il C.S.S. e la Accademia Drammatica Nico Pepe, è uscito sulla stampa con le sue delusioni, attaccando un po’ tutti.

Non avendo seguito dall’interno questa vicenda non posso entrare in merito. Però avendo frequentato per un po’ di anni quel mondo vorrei esporre alcune mie considerazioni.

Il C.S.S., inteso come Teatro di Innovazione, ha portato in Friuli e in particolare a Udine una ventata di rinnovamento e di questo bisogna dargli atto. Se la prenda pure con il Teatro triestino, avrà le sue ottime ragioni. Il Bevilacqua, come “vecchio” (di esperienza) nel Teatro, conoscendo molto bene l’ambiente di quella città, in particolare l’influenza politica da cui è appoggiato, avrebbe potuto immaginare che Trieste, se non ha la sicurezza matematica di un suo tornaconto, non si metterebbe mai con un’ Istituzione udinese, non solo per campanilismo ma soprattutto per i finanziamenti, che per ottenerli loro sono molto bravi. Ricordiamo come è stato facile ottenere il finanziamento per coprire il dissesto finanziario del Teatro triestino del 2014 di 14 milioni di euro.

Ed ora Trieste ha due Teatri riconosciuti Tric, “Teatro di rilevante interesse culturale”, e il C.S.S. non è più nemmeno Tric, e questo, dopo anni di ottimo lavoro, non mi pare sia una cosa giusta nei confronti del C.S.S.. Immaginarsi se fosse andato a buon fine il progetto del C.S.S., certamente Trieste non avrebbe mai lasciato a Udine il Teatro Nazionale.

Veniamo ora al nocciolo della questione. Con la fusione suggerita dal C.S.S., il Teatro Giovanni da Udine sarebbe diventato Teatro di Produzione, cosa che nello statuto non è contemplata. Quindi non è l’ex Presidente dott. Mizzau che non ha accettato la proposta, ma certamente la maggioranza del suo Consiglio Direttivo. Avendo frequentato anche il Teatro Giovanni da Udine per la mia battaglia sul Teatro friulano, ho potuto conoscere la personalità del dott. Mizzau, leale e sempre coerente con le direttive ricevute. Anche per il Teatro friulano, aveva detto che il Teatro Giovanni da Udine non può fare produzione, ma ha sempre cercato di dare la massima collaborazione, sempre dopo aver ascoltato le direttive del suo Consiglio di Amministrazione: difatti due spettacoli in lingua friulana sono entrati per due anni in cartellone.

Anche nel mio ultimo tentativo di ritornare a far rivivere la “Farie”, ovvero la Compagnia di professionisti che si era formata per un lavoro continuativo professionale sul Teatro in friulano, iI dott. Mizzau, sapendo che il suo Teatro non poteva produrre, si era messo a disposizione assieme alla Provincia di Udine ed il Comune di Udine, per far ripartire la “Farie” dandoci l’opportunità di usufruire degli spazi del Teatro per le prove, che per la Compagnia era molto importante.

Purtroppo per incomprensioni fra dirigenti regionali e politici la cosa non andò avanti. Qui faccio un appunto al C.S.S., che ha partecipato appieno alla realizzazione degli spettacoli della “Farie”: la “Farie” per il C.S.S. era solo una questione di denaro e non per la valorizzazione del Teatro in Friulano, di cui io ero  assolutamente convinto.

Questo mio intervento è nato da una battuta del Bevilacqua ad una sua intervista, dove dice che il Teatro Sloveno ha ottenuto il riconoscimento, di “rilevante interesse culturale” perché è un “Teatro di lingua minoritaria” : ma il Friulano non è una lingua minoritaria riconosciuta?

Vedi caro Alberto se il discorso della ”Farie” non fosse stato solo un discorso di finanziamenti, ma ci avessi messo un po’ di amore per la nostra lingua, forse oggi avresti potuto avere una Compagnia friulana nel tuo C.S.S., che ti avrebbe potuto dare una mano per un maggior riconoscimento alla tua Istituzione.

Tu che conosci tutti i regolamenti e leggi sul Teatro, sapevi che un Teatro di lingua minoritaria aveva diritto a un riconoscimento, e anche noi si saremmo mossi al meglio, anche giuridicamente, per ottenere un Teatro friulano professionista, come lo sognavamo Nico Pepe ed io. Non  solo un Teatro formato da due o tre attori, come stai facendo ora, ma come gli spettacoli della “Farie”:   “Pietro Savorgnan di Brazzà” e “Siums”.

In bocje al lof, istès. 

GIUSEPPE AGOSTINIS

 

sabato 6 dicembre 2014

UDINE "CITTA' DEI TEATRI" - FINALMENTE UNA BUONA IDEA!



UDINE

"CITTA' DEI TEATRI"

FINALMENTE

UNA BUONA IDEA!

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Ci vuole un

"Teatri nazionâl furlan"
 
di
 
Roberta Michieli


Ho letto con piacere che il Politeama Rossetti ha rinunciato ai sogni di gloria, ossia a formulare la richiesta a Roma di diventare “teatro nazionale”. Sogno di gloria che – debiti milionari permettendo - non avrebbe potuto “giocare in casa” ma obbligatoriamente avrebbe dovuto passare attraverso la cancellazione per fusione del teatro stabile udinese CSS (Centro Servizi e Spettacoli) e l'Accademia Nico Pepe, pure di Udine.

Con ancor maggior piacere ho letto la “tardiva” proposta di Honsell e del suo giovanissimo assessore alla cultura (entrambi grandi fautori della fusione CSS/Politeama Rossetti!) di creare un forte circuito teatrale udinese trasformando così Udine nella “città dei teatri”. Proposta che avrebbe dovuto essere subito scelta dalla Giunta Comunale di Udine invece di inseguire assurdi “sogni regionali” triestinocentrici.

Incredibile poi che il consigliere regionale friulano Alessandro Colautti, dopo essersi “preoccupato” (sic!) per i debiti milionari del Rossetti, metta da parte il buon senso e gli impegnativi vincoli posti dall'art. 10 della legge statale che crea il Teatro nazionale, e richieda a gran voce la fusione tra Css e Rossetti e l'istituzione in regione di un teatro nazionale. Se solo pochissime (e solamente le più grandi!) realtà teatrali italiane faranno richiesta per diventare teatri nazionali, un motivo evidentemente c'è anche se ciò pare sfuggire a Colautti.

Mi risulta poi che non una parola venga spesa da Alessandro Colautti per il “teatri nazionâl furlan”. Forse è meno meritevole delle sue attenzioni politiche del teatro stabile triestino Politeama Rossetti? Com'è che la politica friulana dimentica sistematicamente il teatro in lingua friulana, lingua quest'ultima parlata da oltre 600 mila cittadini di questa regione, oltre che tutelata ai sensi degli articoli 3 e 6 della Costituzione italiana?

Evidentemente sul piano politico è considerato molto più progressista e benemerito salvare un teatro triestino che nel 2012 ha rischiato la “liquidazione coatta” (ossia la sua chiusura!) e che ha oltre due milioni di debito patrimoniale, che valorizzare le eccellenze teatrali udinesi e friulane senza svenderle a Trieste e operare a favore della tutela della minoranza linguistica friulana!

Roberta Michieli - Tavagnacco

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La lettera a firma di Roberta Michieli è stata pubblicata sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, La Vita Cattolica, giovedì 27 novembre 2014 con il titolo “Ci vuole un Teatri nazionâl furlan”.
 
 
 

venerdì 7 novembre 2014

TEATRI - PURE IL "ROSSETTI " DI TRIESTE SI RIMBOCCHI LE MANICHE!!!



T E A T R I

"NO"
 ALLA FUSIONE TRA "ROSSETTI"
E "CSS" - "NICO PEPE"!

"NO"
AL RIPIANAMENTO PUBBLICO
DEL “PROFONDO ROSSO”
DEL "ROSSETTI"!
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Pure il “Rossetti” di Trieste

 si rimbocchi le maniche
 

di Roberta Michieli 



L'omologazione e il fordismo paiono essere le linee guida della politica regionale. Linee guida ampiamente discutibili anche se oggi vanno per la maggiore tra i politici regionali che pare ignorino sia la grande ricchezza (anche sul piano economico/turistico/agroalimentare!) delle differenze culturali e linguistiche, che il concetto economico di diseconomia.

 
Troppo spesso la politica regionale dimentica che la nostra regione è una regione esclusivamente amministrativa inventata nel 1947 mettendo assieme il Friuli multilingue e pluriculturale, erede del tollerante ed europeo Patriarcato di Aquileia, con una Trieste che nel 1918 ha subito una pesante metamorfosi che l'ha trasformata da città europea quale era stata sotto gli Asburgo (da metà del 1800 al 1915), in una città che nel 1918 ha visto fuggire tutta o quasi la classe dirigente, intellettuale e imprenditoriale, austriaca, slovena e croata poi sostituita da una modestissima classe dirigente italiana. 

La politica regionale, con caparbietà persegue da anni una omologazione non accettabile da un Friuli multilingue e con una forte identità. L'omologazione è invece funzionale alla Trieste di oggi, città priva di una identità, abituata alla pioggia di capitali e contributi pubblici miliardari a fondo perduto (Fondo per Trieste e molto altro ancora). 

Anche l'attuale vicenda della fortissima pressione politica regionale (Serracchiani, Honsell e il sindaco di Trieste) affinché Trieste sia dotata di una “teatro nazionale” a spese del Teatro Stabile di Innovazione CSS e dell'Accademia Nico Pepe, trova la sua spiegazione nel quadro sopra delineato.  

Il Politeama Rossetti (Teatro stabile) risulta privo dei requisiti richiesti dal Decreto ministeriale del 1° luglio 2014 art. 10 per poter aspirare ad essere “Teatro Nazionale”. Ma, non bastasse tutto ciò, risulta essere un teatro stabile che fino ad ora ha accumulato un passivo patrimoniale che supera i due milioni di euro e ha collezionato un numero esagerato di esercizi in “rosso”.

Ricordo che nel 2012 la Regione fu costretta a concedere al Politeama Rossetti un contributo straordinario per evitargli la “liquidazione coatta”; e il “profondo rosso” di questo teatro stabile non è stato certamente determinato dai tagli del Fus (Fondo unico per lo spettacolo). 

Eppure, nonostante tutto ciò, a Trieste (ma anche a Udine dal servile Honsell!) viene considerato ovvio che Udine e il Friuli (Teatro Stabile di Innovazione CSS e Accademia Nico Pepe) si sacrifichino ai “sogni di gloria” di un un Teatro Stabile triestino, il Politeama Rossetti. Un teatro che se avesse avuto la sede legale in Friuli, nel 2012 la politica regionale non avrebbe sicuramente salvato dalla “liquidazione coatta”. Ma mentre al Friuli (Provincia di Ud, Pn e Go) non si concedono sconti e si taglia a destra e a manca, a Trieste si regalano fondi pubblici a copertura di debiti milionari (20 milioni di euro al solo teatro lirico Verdi!).
 
Relativamente al Teatro Stabile di innovazione CSS, credo sia importante ricordare che è assurdo straparlare di “basta contrapposizione tra territori”. Il Friuli e Trieste sono due realtà diversissime e non omologabili e il CSS dovrebbe porsi al servizio della particolarissima cultura multilingue del Friuli e non omologarsi in una realtà regionale posticcia.
 
Trieste non può pretendere di salvare un suo teatro cancellando importanti eccellenze di altri, né che l'ente pubblico continuamente ripiani i suoi debiti milionari. Impari a tagliare i costi e a rimboccarsi le maniche. In Friuli da sempre lo stiamo facendo, lo incominci a fare anche Trieste! 

1 novembre 2014  

Roberta Michieli – Tavagnacco
 
 
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La lettera è stata pubblicata il 2 novembre 2014 sul quotidiano IL GAZZETTINO di Udine. 

Il 4 novembre è stata pubblicata sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO di Udine. 

Il 6 novembre è stata pubblicata sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA.

Il 10 novembre è stata pubblicata sul sito on-line di IL DIARI in lingua friulana

http://nuke.ildiari.eu/Coments/tabid/77/Default.aspx
 
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IL “ROSSETTI”
 
 
FA POCA PRODUZIONE


di


Remo Brunetti
 
 

Da amante del Teatro, sono molto perplesso sulla fusione che a ogni costo  la Presidente Serracchiani, il Comune di Udine e il Comune di Trieste, stanno cercando di imporre al teatro stabile CSS  e alla Accademia Nico Pepe, nell'esclusivo interesse del triestino Politeama Rossetti che in quanto a buona amministrazione lascia molto a desiderare visto i due milioni e 208 mila euro di passività patrimoniale e i numerosi conti economici in rosso fisso.

Come noto, con il Decreto Ministeriale 1° luglio 2014 sono stati modificate le modalità di finanziamento ai teatri già beneficiari del Fus (Fondo unico per lo spettacolo). Una vera rivoluzione che crea una nuova categoria di teatri, il teatro nazionale. Per poter essere finanziati come teatro nazionale il decreto all'art. 10 prevede  un “minimo”  di 240 giornate recitative “di produzione”. E questo sembra impensierire gli amministratori triestini che hanno subito mosso le loro pedine politiche alla ricerca di una soluzione.

Ma il Politeama Rossetti (teatro stabile) che tanto ambisce a diventare Teatro nazionale, quanta produzione di prosa fa oggi? E quanta  “ospitalità” è presente nel suo programma stagionale? E se escludiamo i Musical, spettacolo teatrale molto popolare e che attira molti spettatori (oltre che essere costosissimo!), cosa resta dei 170 mila spettatori di cui questo teatro si fa tanto vanto?

Formulo queste domande perchè il futuro Teatro nazionale sarà essenzialmente un teatro di produzione di prosa e non di ospitalità di Musical, caratteristica primaria del Rossetti.

Mi meraviglia poi il fatto che la politica regionale sorvoli sui conti in rosso del Politeama Rossetti. Evidentemente questo aspetto della questione per la politica regionale pare essere del tutto marginale, mentre invece è un chiaro segnale di cattiva gestione del teatro stesso.

Cercare di aggiustare il bilancio del Rossetti a spese del Friuli attraverso la fusione con CSS e Nico Pepe (ossia la cancellazione di due eccellenze teatrali friulane!) o, in alternativa, con l'ennesimo contributo regionale straordinario, ritengo siano strade non percorribili e soprattutto non accettabili.

In Friuli diciamo che “Bisugne fâ il pas daûr de gjambe”. E dunque anche il Rossetti inizi a tagliare i costi di gestione e a riformulare le sue stagioni teatrali.


E soprattutto rispetti le eccellenze teatrali della città di Udine che non sono al suo servizio!

3 novembre 2014
Remo Brunetti 
Cavazzo Carnico
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La lettera a firma di Remo Brunetti è stata pubblicata su il quotidiano IL GAZZETTINO di Udine il 4 novembre 2014

La lettera a firma di Remo Brunetti è stata pubblicata sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO di Udine il 10 novembre 2014.

 
 

lunedì 27 ottobre 2014

POLITEAMA ROSSETTI: UN TEATRO CON UN BUCO PATRIMONIALE PLURI-MILIONARIO E CINQUE ANNI DI PERDITE DI ESERCIZIO.


 
POLITEAMA ROSSETTI (TS)

UN "TEATRO STABILE" CON
 
UN "BUCO" PATRIMONIALE
DI BEN DUE MILIONI
E 200 MILA EURO

E CINQUE ANNI
DI PERDITE D'ESERCIZIO
 TRA IL 2008 E IL 2013!!!
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Dal sito internet del quotidiano

IL PICCOLO (Ts)
 

Un Rossetti “nazionale” con oltre 2 milioni di buco
 

Lo Stabile del Fvg si prepara al matrimonio con Udine portando in dote un deficit pesante. Dal 2008 passivo lievitato con le spese per il personale
 


Il Rossetti, il teatro che tutto il mondo ci invidia, ha un buco patrimoniale di 2 milioni e 200mila euro. Una dote pesante per il futuro Teatro nazionale con il Css e Nico Pepe di Udine o per il Teatro di rilevante interesse culturale (Tric) che lo Stabile del Friuli Venezia Giulia si appresta a diventare in base al decreto Franceschini.

La riforma cancella gli Stabili, ma non i debiti. E se di matrimonio di interesse con Udine si deve parlare, l’interesse qui è tutto triestino, visto che la cooperativa Css di Udine (Stabile d’innovazione) porta in dote un attivo patrimoniale da 200mila euro come raccontano i bilanci da svariati anni. (…)

(…) In realtà i milioni di passivo sono più di due. Nel 2013 il deficit patrimoniale era di 2 milioni 208 mila euro. È una perdita che ha radici lontane. Tra il 1986 e il 1989, durante la direzione di Furio Bordon (che era presente anche nella rosa finale dei 5 candidati alla direzione), si è creata la voragine di un milione e 300 mila euro che si è poi trascinata e che, durante gli ultimi anni della gestione di Calenda, si è gonfiata superando i 2 milioni a suon di deficit di esercizio: 91 mila euro nel 2008, 107 mila nel 2009, 212 mila nel 2010, 304 mila nel 2011 (la perdita più grave degli ultimi 30 anni), 170 mila euro nel 2013. L’unico utile, 150 mila euro,è stato registrato nel 2012: l’anno del contributo straordinario di circa 300mila euro erogato da Regione e Comune per evitare la “liquidazione coatta”. (…)
 
Cinque anni di perdite d'esercizio tra il 2008 e il 2013.
 
Nessuno si è preoccupato più di tanto di contenere o tagliare i costi. Il risanamento dello “storico” buco non è mai stato all'ordine del giorno (…).
 
 A sanare il "buco" ci penserà qualcun altro.
 
27 ottobre 2014

 
LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
 
 
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/10/27/news/un-rossetti-nazionale-con-oltre-2-milioni-di-buco-1.10188673

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COMMENTO

 
A sanare il buco di bilancio del Politeama Rossetti  ci penserà la Presidente Serracchiani, magari sponsorizzando la "fusione" tra due realtà teatrali friulane "sane e in buona salute finanziaria" e una realtà teatrale triestina con un buco patrimoniale di due milioni e  200 mila euro e con alle spalle cinque anni di perdite d'esercizio (dati pubblicati sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste  il 27 ottobre 2014)?
 
Sarebbe questo il "gioiello triestino" che aspira a diventare "Teatro nazionale" anche in assenza dei requisiti richiesti dall'art. 10 del decreto ministeriale del 1° luglio 2014?

http://comitat-friul.blogspot.it/2014/10/regione-fusione-tra-politeama-rossetti.html
 
Presidente Serracchiani,  ci sarà anche per il Politeama Rossetti il "super-regalone regionale" (sic!) di cui ha già goduto il teatro lirico Verdi di Trieste? Altri fondi regionali dati a chi ne ha già sprecati fin troppi?

 
LA REDAZIONE DEL BLOG 
 

venerdì 24 ottobre 2014

REGIONE - FUSIONE TRA POLITEAMA ROSSETTI E CSS - NICO PEPE: BASTA REGALI A TRIESTE!


REGIONE



FUSIONE

TRA POLITEAMA ROSSETTI

E CSS - NICO PEPE


 
PRESIDENTE SERRACCHIANI  

BASTA REGALI A TRIESTE!





Non le è bastato aver regalato


oltre 14 milioni di euro


al teatro lirico Verdi di Trieste?

 

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COMUNICATO STAMPA



Ormai da decenni assistiamo alla svendita del Friuli e delle sue eccellenze. E perché mai chi coordina e dirige il CSS (Centro Servizi e Spettacoli - Teatro Stabile di Innovazione del Friuli – Venezia Giulia) di Udine e l'udinese “Civica Accademia d'Arte drammatica Nico Pepe” non dovrebbe continuare a farlo?

Il Politeama Rossetti è da sempre un teatro “esclusivamente” triestino, anche se finanziato come “Teatro Stabile regionale del Friuli Venezia Giulia”. In realtà non è mai stato un teatro regionale ma ha dato sempre lustro – grazie a corposi finanziamenti statali e regionali – alla sola città di Trieste.

Ricordiamoci l'ultimo salvataggio della Regione del teatro lirico Verdi di Trieste costato alla comunità regionale oltre 14 milioni di euro.

Ora il Governo nazionale sta riformando tutta la struttura dei teatri italiani e soprattutto le modalità del loro finanziamento e il Politeama Rossetti – da articoli di stampa - risulta non avere i requisiti per diventare un “teatro nazionale” essendo privo a Trieste di una Accademia teatrale. E si dà il caso che in regione ci sia un'unica accademia: la Nico Pepe di Udine.

Ecco allora offrirsi prontamente come “stampella” al triestinissimo teatro Politeama Rossetti, in particolare, il Teatro Stabile di Innovazione, molto conosciuto come CSS di Udine e a ruota l'udinese Accademia d'arte drammatica Nico Pepe. Sia mai che il Rossetti corra il rischio di essere declassato!

Da dichiarazioni stampa risulta infatti che il CSS e la Nico Pepe si sono subito dichiarati pronti a “fondersi” con questo teatro triestinissimo al fine di istituire – forse - un “teatro nazionale regionale” che, ovviamente, non potrà che avere la sede a Trieste. Udine, in compenso, non sarà più la sede autonoma di un Teatro di Innovazione teatrale, né di una Accademia d'arte drammatica.

Cos'è stato promesso dalla Presidente Serracchiani, che pare essere la sponsor di questa fusione, ai teatro stabile CSS di Udine e alla Nico Pepe in cambio della loro cancellazione e della perdita di autonomia?

Da Honsell ci aspetteremmo una azione di tutela del sistema teatrale udinese e una richiesta di incentivazione di spettacoli in lingua friulana (anche i friulani pagano l'Irpef!).

Possiamo leggere dietro queste manovre anche la volontà politica regionale di salvare una realtà triestina a discapito delle eccellenze teatrali friulane?

Visto considerato che le due realtà teatrali friulane sono l'ago della bilancia per il salvataggio del Rossetti, in particolare l'Accademia, perché non pretendere qualcosa di molto importante per Udine e il Friuli (con sede legale a Udine e non a Trieste!) e al contrario si “svendono” ?

Udine, 23 ottobre 2014



COMITATO PER L'AUTONOMIA

E IL RILANCIO DEL FRIULI

Il Presidente

Paolo Fontanelli
 
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Il Comunicato stampa è stato pubblicato come "L'INTERVENTO" in prima pagina e segue a pagina XXII, il 24 ottobre 2014 sul quotidiano IL GAZZETTINO di Udine con il titolo "Il caso Rossetti e la svendita del Friuli"

Il Comunicato stampa è stato pubblicato giovedì 30 ottobre 2014 sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA (Ud), con il titolo "Il Teatro nazionale abbia sede in Friuli"   
 

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Di seguito i requisiti previsti
 
dal D.M. 1 luglio 2014 
 
art. 10 "teatri nazionali":
 
MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO  
 
DECRETO 1° luglio 2014
 
Nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163.
 
(…) 
Titolo II – Produzione
 
Sezione I – Teatri nazionali e teatri di rilevante interesse culturale
 
Articolo 10 – Teatri nazionali.
 
1. Ai soli fini ed effetti del presente decreto, sono definiti teatri nazionali gli organismi che svolgano attività teatrale di notevole prestigio nazionale e internazionale e che si connotino per la loro tradizione e storicità.
 
2. Fermo restando quanto previsto nell’articolo 5 del presente decreto, è concesso un contributo al soggetto richiedente, di cui al comma 1 del presente articolo, che effettui complessivamente nell’anno un minimo di 240 giornate recitative di produzione e di 15000 giornate lavorative, come definite all’Allegato D, a condizione che:
 
a) vi sia l’impegno di enti territoriali o altri enti pubblici a concedere contributi per una somma complessivamente pari al cento per cento del contributo statale, e tali da garantire la copertura delle spese di gestione delle sale;
 
b) gestisca direttamente in esclusiva, per l’attività di cui al presente Capo, una o più sale, nella regione in cui ha sede legale, per un totale di almeno 1000 posti, con una sala di almeno 500 posti;
 
c) almeno il cinquanta per cento del personale artistico coincida con quello dell’annualità precedente;
 
d) almeno il cinquanta per cento del personale amministrativo e tecnico risulti assunto con contratto a tempo indeterminato;
 
e) ogni anno vengano prodotti almeno due spettacoli di autori viventi, di cui almeno uno di nazionalità italiana;
 
f) ogni anno vengano prodotti o ospitati un minimo di due spettacoli di ricerca;
 
g) almeno il settanta per cento del minimo delle giornate recitative degli spettacoli prodotti venga rappresentato nei teatri gestiti direttamente in esclusiva di cui alla lettera b) del presente comma; almeno la metà di tali giornate recitative deve essere rappresentata nelle sale e negli spazi situati nel comune in cui ha la sede legale il soggetto richiedente; al massimo il venti per cento delle giornate recitative in sede può essere costituito da giornate in cui si svolgono soltanto matinée per le scuole;
 
h) non più del venti per cento del totale delle giornate recitative prodotte sia rappresentato al di fuori della regione di appartenenza;
 
i) le recite in coproduzione non superino il venti per cento delle recite programmate e siano effettuate solo con altri teatri nazionali e teatri di rilevante interesse culturale; il presente limite non si applica per le coproduzioni con soggetti internazionali;
 
j) sia dotato di una scuola di teatro e di perfezionamento professionale.
 
Articolo 11 – Teatri di rilevante interesse culturale.
 
1. Ai soli fini ed effetti del presente decreto, sono definiti teatri di rilevante interesse culturale gli organismi che svolgano attività di produzione teatrale di rilevante interesse culturale prevalentemente nell’àmbito della regione di appartenenza. (...)
 
...................
 
 
TRIESTE RISULTA NON AVERE UNA

scuola di teatro e
di perfezionamento professionale!!

ed è dubbio che il Politeama Rossetti
riesca a soddisfare
gli altri vincoli fissati dal D.M 1° luglio 2014
art. 10 !!