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sabato 17 dicembre 2016

REGIONE - REFERENDUM: LE PROVINCE NON SONO STATE ABROGATE - E ORA?



ATTO "NUMERO UNO"

La Camera abroga le Province

 APPROVATA IN VIA DEFINITIVA

 LA LEGGE COSTITUZIONALE

 CHE MODIFICA LO STATUTO FVG

 

19.7.2016



da un articolo pubblicato sul sito on-line del settimanale IL FRIULI.IT a firma di Silvia De Michielis

http://www.ilfriuli.it/articolo/Politica/La_Camera_abroga_le_Province/3/157112



Le quattro Province regionali vanno ufficialmente in archivio. Poco prima delle 18, infatti, la Camera ha approvato in via definitiva la legge costituzionale che modifica lo Statuto della Regione. A favore hanno votato in 337 (i gruppi della maggioranza), in 61 hanno votato no (Lega, Fi e Fdi) e in 107 si sono astenuti (M5s e Si). Il nuovo Statuto, oltre a sopprimere le Province, prevede due livelli di governo territoriale: la Regione e i Comuni. Questi ultimi, però, potranno ‘associarsi’ dando vita a "città metropolitane", che dunque entrano anche esse nello statuto. Il nuovo Statuto, inoltre, abbassa da 25 a 18 l'età per poter essere eletti consiglieri regionali. Infine, lo Statuto diminuisce da 15 mila a 5 mila, il numero di firme necessarie per l'iniziativa legislativa popolare.

I COMMENTI. "Il Friuli Venezia Giulia è la prima Regione in Italia ad aver completamente cancellato le Province dal suo ordinamento: è un evento di cui possiamo andare fieri tutti". Lo ha affermato la presidente della Regione Debora Serracchiani, commentando il voto della Camera dei deputati (…)

"Se in autunno, come io spero, i cittadini bocceranno la riforma costituzionale di Renzi e della Boschi ci troveremo nella paradossale situazione di avere le Province previste dalla Costituzione italiana, ma eliminate dallo Statuto del Friuli Venezia Giulia». Per questo motivo Sandra Savino, parlamentare di Forza Italia, nella dichiarazione di voto alla Camera dei deputati sulla proposta di legge costituzionale di modifica dello Statuto del Friuli Venezia Giulia, ha chiesto di rinviare il voto a dopo lo svolgimento del referendum autunnale. Fra le altre criticità che la riforma presenta, la Savino, si è soffermata sulla forzatura legata alla città metropolitana: "Bocciata unanimemente dal Consiglio Regionale, la città metropolitana, è stata reinserita nell’articolato da un Senatore che ha voluto impostarvici sopra una campagna per le primarie poi clamorosamente persa". (…)

Se la soppressione delle Province in Friuli Venezia Giulia è espressione della competenza statutaria regionale esclusiva in materia ordinamento degli enti locali, sarebbe stata allora sufficiente una legge regionale ordinaria, non sarebbe stata necessaria una legge costituzionale. Ma il Consiglio Regionale ha scelto il percorso della modifica statutaria quindi il Parlamento è stato coinvolto e non può ritenersi estraneo ad una riforma che sopprime enti locali ancora costituzionalmente previsti e necessari, non considerando il principio di sussidiarietà contenuto nell’art.118 di derivazione comunitaria”. Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino (SI) vicepresidente della commissione Ambiente a Montecitorio dopo l’approvazione avvenuta questo pomeriggio, con una maggioranza risicata ottenuta chiamando al voto molti membri del Governo, delle modifiche dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia. “Riconfermo - afferma Pellegrino - quanto ha espresso l’on. Alfredo D’Attorre nella dichiarazione di voto, e cioè che l’approvazione di questa riforma costituisce un pessimo precedente con il rischio che altre regioni seguano il cattivo esempio centralista del Friuli Venezia Giulia (…)
 
La grande preoccupazione per il futuro prossimo - conclude Pellegrino - è che partirà quella guerra istituzionale tra Comuni e Regione che, come ha detto l'onorevole Gigli, non fa bene proprio a nessuno. Chi ha voluto questa riforma se ne assuma la responsabilità oggi e rispetto al futuro, quando altre maggioranze saranno al governo del Friuli Venezia Giulia”. (...)

“Da oggi il nostro assetto istituzionale sarà più efficiente, più snello e moderno: potremo risparmiare risorse che investiremo in servizi per i cittadini”. Lo affermano la segretaria del Pd Fvg, Antonella Grim, e il presidente del partito regionale Salvatore Spitaleri, commentando l’approvazione definitiva, oggi alla Camera, della riforma dello Statuto di Autonomia del Fvg. (...)

(…) Secondo Spitaleriquello di oggi è il primo tempo di un percorso di nuovo rafforzamento dell’autonomia e della Specialità della nostra regione, che giungerà a compimento con il passaggio referendario di ottobre. Il Fvg dimostra di essere una regione autonoma e speciale perché – conclude - fa delle sue prerogative, competenze e risorse, un volano di sviluppo per la regione e per l’intero Paese”.



ATTO "NUMERO DUE"


Il popolo SOVRANO con il referendum del 4 dicembre 2016 ha BOCCIATO – con 20  punti  di scarto  tra  i  SI' (40%) e  i  NO (61%) ! - la  "legge costituzionale  di Matteo  Renzi" di riforma costituzionale!!!

Nella Costituzione italiana le province non sono state cancellate!



ATTO "NUMERO TRE"

ED ORA?


Perchè la maggioranza regionale (Partito democratico) non ha voluto rinviare il voto del Parlamento alla legge costituzionale della riforma del nostro Statuto di autonomia a dopo il voto del referendum del 4 di dicembre come richiesto dall'on. Savino? Non era forse una scelta saggia e obbligata?

Perchè la Presidente Serracchiani ha PRETESO di ANTICIPARE il risultato del referendum nazionale  del 4 di dicembre e fatto approvare la legge costituzionale di modifica dello statuto di autonomia della nostra regione con una “maggioranza risicata”?

Voleva forse essere la PRIMA DELLA CLASSE e portare a compimento una riforma regionale degli enti locali (per altro già fallimentare, contestatissima, con un mare di problemi non risolti e costi già molto alti!!) in cui la nostra regione era “LA CAVIA” di una riforma poi da estendere in tutta Italia?



LA REDAZIONE DEL BLOG



lunedì 28 novembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE - BASTA TERRORISMO MEDIATICO!!


REFERENDUM

COSTITUZIONALE 


BASTA

TERRORISMO  MEDIATICO! 

Se vince il No non ci sarà il “diluvio universale”, né il mondo sarà "invaso dai marziani"!

Non succederà assolutamente nulla di particolare. Già nel 2006 un'ampia modifica costituzionale non ha superato il Referendum popolare e non sono straripati i fiumi, né è caduta la neve bloccando la viabilità, né si sono chiusi gli ospedali o i pensionati sono rimasti senza pensione!!

Basta terrorismo mediatico
condito con frottole incredibili!


Un esempio?


Dal 2003 in Italia esistono i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) ossia gli standard di cure mediche a livello nazionale. E inoltre l'art. 120 della costituzione italiana “attualmente vigente” stabilisce che:

"(…) Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione."  

Poiché il diritto alla salute è "un diritto civile e sociale", oltre che un "diritto umano", risulta "non corrispondente al vero" quanto dichiarato da Matteo Renzi il 23 settembre 2016: “La riforma consente sulla sanità di avere gli stessi diritti per un bambino malato di diabete in Liguria e uno in Calabria. Sono cose serie”.

Non corrisponde al vero perchè già dal 2003 sono previsti gli stessi livelli di assistenza medica (LEA) in tutto il territorio della Repubblica italiana!!! E' invece vero, ma Matteo Renzi pare esserselo scordato, che ai sensi dell'art. 120 della Costituzione italiana  vigente (articolo poi "ampliato" con alcuni inserimenti con le modifiche costituzionali del 2016!!) IL GOVERNO GIA' PUO' INTERVENIRE e sostituirsi agli organi delle Regioni nel settore sanitario e medico qualora ritenga non vengano garantiti pari livelli assistenziali in tutte le regione italiane.

Se dunque le cure mediche  dovessero risultare non garantite in ogni parte del territorio della Repubblica italiana, la responsabilità  è esclusivamente del Governo (oggi del Governo di Matteo Renzi!) e non della Costituzione italiana oggi vigente che al contrario già prevede a favore del Governo, all'art. 120, gli strumenti costituzionali per superare ogni eventuale discriminazione territoriale nella tutela della salute.

E se il problema è un problema di finanziamenti ( e principalmente di questo si tratta!!), il Governo provveda evitando di finanziare l'ennesima inutile “grande opera” (leggi, Ponte sullo stretto di Messina!) e trasferendo i relativi fondi alla sanità! 

Si può essere a favore del SI o del NO in questo Referendum costituzionale, ma non è né etico né morale cercare un voto referendario a proprio favore strumentalizzando la sofferenza di chi è ammalato e nascondendo la responsabilità di Palazzo Chigi (ossia del Governo) che non ha dato finora sufficiente attuazione alla Costituzione italiana già in vigore, né ben usato gli strumenti costituzionali che già possiede (art. 120)!



LA REDAZIONE DEL BLOG



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PRECISAZIONE


Disegno di legge, 12/04/2016 , G.U. 15/04/2016 – RIFORMA COSTITUZIONALE



L'art. 120 così  risulta "ampliato" con l'art. 34 della riforma costituzionale (G.U. 15/4/2016)

Art. 34

(Modifica all'articolo 120 della Costituzione).

1. All'articolo 120, secondo comma, della Costituzione, dopo le parole: «Il Governo» sono inserite le seguenti: «, acquisito, salvi i casi di motivata urgenza, il parere del Senato della Repubblica, che deve essere reso entro quindici giorni dalla richiesta,» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall'esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell'ente».


domenica 28 agosto 2016

RIFORMA COSTITUZIONALE DI MATTEO RENZI: SE LO DICE L'ON. ETTORE ROSATO.....



(DE)FORMA COSTITUZIONALE
DI MATTEO RENZI
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SE LO DICE ROSATO,

capo gruppo Pd alla Camera,

sicuramente è vero (sic!):


Dal quotidiano
Il  Messaggero Veneto
mercoledì 24 agosto 2016
pagina 11


LA NUOVA COSTITUZIONE

Rosato assicura:

"Il Fvg guadagna

risorse e poteri"

(...)

DOMANDA: Tra i contestatori c'è chi sottolinea la trasformazione del Senato in una sorta di camera di nominati priva di reali poteri. E così?

RISPOSTA DI ROSATO:  «No, e ricordo a tutti come la modifica del ruolo del Senato fosse scritta in tutti i programmi del centrosinistra almeno dal 1996. Era la quarta tesi dell'Ulivo. Poi, con tutto il rispetto, i consiglieri regionali e i sindaci che comporranno il nuovo Senato sono tutt'altro che nominati visto che vengono eletti o con il voto diretto o le preferenze».

Commento della Redazione del BLOG:

Ricordiamo all'on. Ettore Rosato che alla nostra regione spettano SOLO 2 senatori di cui uno sarà sicuramente il sindaco di Trieste. E l'altro sarà nominato dal Consiglio regionale!

Dunque solo due Senatori (il Trentino - Alto Adige... ne avrà QUATTRO!!), di cui uno triestinissimo: da chi sarà dunque rappresentato il 95% del territorio regionale, ossia il Friuli, nel nuovo Senato voluto da Matteo Renzi? Dal sindaco di Trieste?

 Anche se comprendiamo che all'on. Rosato interessa  SOLO Trieste e del restante 95% del territorio regionale non gli importa assolutamente nulla, abbia almeno il pudore di non raccontare frottole, anche se scritte sulle "veline" del Direttivo Pd! 

Da http://www.felicebesostri.it/le-ragioni-del-no/


" (...) Il Senato nuovo è un pasticcio si parla all’art. 57 Cost. di eleggere i senatori con metodo proporzionale tanto per prendere in giro gli elettori ovvero per incapacità di revisionale la Costituzione, quando in 10 circoscrizioni su 21 si elegge un solo senatore consigliere regionale e in 2 due senatori consiglieri regionali! Il metodo proporzionale obbligatorio per il nuovo art. 57 Cost. è inapplicabile. L’ennesima presa in giro. La revisione del Senato è la più grande prova di incapacità normativa: non si sa ancora come i cittadini elettori parteciperanno alla nomina. Quando si trattava di un senatore o 2 tanto valeva farli eleggere direttamente. I sostenitori del SI non hanno pensato al fatto che non si fanno le riforme fotografando lo stato di fatto, cioè pensando ad una Camera dominata dal PD ora o da un Partito della Nazione domani, che nel contempo sia forza dominante in tutte le regioni e province autonome tranne 3: Lombardia 14 senatori, Veneto 7 e Liguria 2, cioè con le opposizioni ad esagerare con 13 senatori su 100, meno di un terzo. (...)

ON.LE  FELICE BESOSTRI

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"IL FVG GUADAGNA RISORSE E POTERI" - Ettore Rosato


La vogliamo smettere di fare affermazioni prive di senso?


Matteo Renzi è contro le REGIONI A STATUTO SPECIALE e nel Pd si sta anche parlando di macroregioni con il Friuli cancellato dalla Costituzione italiana perché diventato una provincia della regione Veneto. Questa è la realtà futura del Friuli con la (DE)forma costituzionale di Matteo Renzi e del Pd: una volta che sarà cancellata dalla Costituzione - grazie al Governo di Matteo Renzi - la democrazia e la sovranità popolare, con un "uomo solo al comando" (fine ultimo di questa de-forma costituzionale!!!) sarà un gioco da ragazzi togliere risorse e poteri alla nostra regione iniziando dal togliere la specialità dimenticandosi che oltre il 50% della popolazione regionale è minoranza linguistica riconosciuta.

Ma Rosato è un "triestinissimo" e del Friuli e delle minoranze linguistiche regionali - IN PRIMIS QUELLA FRIULANOFONA - "non gliene potrebbe importar di meno". L'unica cosa che gli interessa è "FARE GLI INTERESSI DI TRIESTE".

Interessi che i parlamentari triestini hanno già SUPER-tutelato con la creazione del collegio triestino EXTRA-LARGE che permetterà a Trieste di eleggere deputati triestini con i voti dei friulani...

Ma veramente Rosato è convinto di poter raccontare frottole a raffica? E' vero che la stampa e la RAI censurano le motivazioni dei comitati referendari del No, ma ci sono molti canali per informare i cittadini...


LA DEMOCRAZIA E' UN VALORE TROPPO IMPORTANTE PER LASCIARLO NELLE MANI DI "UN UOMO SOLO AL COMANDO!!

LA REDAZIONE DEL BLOG


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LE RAGIONI DEL "NO"!







Supera il bicameralismo?
NO, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato
Diminuisce i costi della politica?
NO, i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera?
Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini?
NO, triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare
 È una riforma legittima?
NO, perché è stata prodotta da un parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale
Garantisce la sovranità popolare?
NO, perché insieme alla nuova legge elettorale (Italicum) già approvata espropria la sovranità al popolo e la consegna a una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri
Produce semplificazione?

NO, moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione 

È una riforma innovativa?

NO, conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari.

È una riforma chiara e comprensibile?
NO, è scritta in modo da non essere compresa

È il frutto della volontà autonoma del parlamento?
NO, perché è stata scritta sotto dettatura del governo
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venerdì 12 agosto 2016

ELETTRODOTTO TERNA - MATTEO RENZI E DEBORA SERRACCHIANI "ALLEATI DI TERNA" CONTRO IL FRIULI!!!

 
REGIONE
 
ELETTRODOTTO TERNA
"REDIPUGLIA - UDINE"
 
V E R G O G N A!!!
 
MATTEO RENZI E
DEBORA SERRACCHIANI
 
"ALLEATI DI TERNA"
AUTORIZZANO
LA DEVASTAZIONE DEL FRIULI
 
Nonostante la sentenza del Consiglio di Stato avversa a Terna e il parere negativo del Ministero dei Beni e delle attività Culturali.
 
Un uomo e una donna "SOLI" al comando? NO, GRAZIE! Il ventennio fascista ci è bastato!   
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Dal sito internet
del settimanale della Arcidiocesi di Udine
LA VITA CATTOLICA
 
10 Agosto 2016
 
Dal Consiglio dei ministri via libera all'elettrodotto, un vero ecomostro

Renzi dà l'ok alla devastazione del paesaggio friulano

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
 
 
Il Consiglio dei ministri, presieduto dal premier Matteo Renzi, nella riunione di mercoledì 10 agosto ha dato il via libera alla prosecuzione del nuovo procedimento autorizzativo per la realizzazione del mega elettrodotto Udine Ovest-Redipuglia. Ciò nonostante il Ministero dei Beni e delle attività culturali  e del turismo, in data 17 giugno scorso (con il documento n. 3320), abbia espresso  parere negativo circa la compatibilità ambientale relativa al procedimento  avviato dal Ministero dello Sviluppo economico, sottolineando che l'infrastruttura  - il progetto di Terna, per un investimento di 110 milioni di euro, esclude  la possibilità dell'interramento della linea - impatta «in modo drammatico  nell'ambiente naturale» (...)
 

 
 
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RILEGGI ANCHE IL NOSTRO POST:
 

Quando il Partito Democratico regionale
e DEBORA SERRACCHIANI
erano a favore dell'elettrodotto INTERRATO 
e sfidavano la Giunta regionale
di Renzo Tondo


http://comitat-friul.blogspot.it/2016/05/elettrodotto-terna-udine-ovest.html

 

lunedì 14 marzo 2016

MINORANZE LINGUISTICHE - "IL LUNGO SONNO DEI PARLAMENTARI FRIULANI CONTINUA" di GIORGIO CAVALLO



 
 
 
 
Minoranze linguistiche

IL LUNGO SONNO DEI

PARLAMENTARI FRIULANI

CONTINUA


 
di

Giorgio Cavallo



Sollecitato da una nota del sindaco Navarria Presidente dell’Assemblea della Comunità linguistica friulana, mi sono cimentato in uno dei miei sport preferiti da praticarsi preferibilmente nelle giornate piovose di questa fine inverno: navigare nei siti delle Camere per osservare il comportamento dei parlamentari regionali quando si trattano argomenti di rilievo per le nostre vicende, quelle linguistiche in particolare.

Martedì 2 marzo 2016 andava in scena alla camera dei deputati l’approvazione di un testo di legge in materia di “interventi per l’editoria”. Si trattava della istituzione del “Fondo per il pluralismo e l’innovazione della informazione e la delega al governo per ridefinire la disciplina del sostegno pubblico all’editoria”. 

Sono quindi in ballo i contributi che vengono dati ai giornali quotidiani e periodici ed alle emittenti radiotelevisive, in particolare a quelle locali.
 
All’art.2 comma 2 lettera b della legge vengono specificatamente indicati tra gli aventi diritto “le imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche”.

Non si tratta di una novità: la legge esistente , la L. 250/1990, all’art.3 comma 2 tre prevede che ciò valga per le imprese editrici che “editano quotidiani in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige”, mentre l’art.3 comma quinquies della stessa legge prevede analoga misura per la concessione dei contributi alle emittenti radiotelevisive.

Nel dibattito conclusivo ed in sede di votazione degli ordini del giorno è stato accolto dal Governo un o.d.g. degli onorevoli Blazina e Alfreider relativo ai criteri che il governo dovrà adottare su conformazione societaria, diffusione e ricavi pubblicitari affinché non siano penalizzanti per le particolari condizioni delle minoranze linguistiche.

E’ stato invece respinto dal governo un corposo o.d.g. firmato dagli onorevoli Pili e Caparini volto a chiarire che la Sardegna e la lingua sarda vengano anch’esse inserite tra le minoranze linguistiche aventi diritto alle sovvenzioni previste dalla legge.

Sulla questione si è acceso un vivace dibattito a cui hanno partecipato altri parlamentari, compreso l’on. Sanna del PD . Questi, arrampicandosi sugli specchi, ha cercato di dimostrare che la formulazione della legge così com’è, assieme al Decreto Legislativo di attuazione dello Statuto sardo che trasferisce le competenze in materia linguistica alla Regione (da poco approvate dal Consiglio dei Ministri), permetterà di inserire anche i sardi nella distribuzione di provvidenze previste dalla nuova legge per gli interventi in editoria.

L’ordine del giorno Pili, oltreché respinto dal governo tramite il sottosegretario Lotti, è stato poi bocciato dall’aula. A mio parere si è trattato di un grosso errore poiché la sua approvazione sarebbe stata una indicazione cogente per la delega al Governo.
 
Ed è peraltro evidente che le norme attualmente in vigore all’interno della Legge 250/1990 sono illegittime poiché con la Legge 482/1999 le minoranze linguistiche in Italia sono state definite e tra loro non sono più praticabili discriminazioni come più volte sentenziato dalla Corte Costituzionale.

Certo, i diritti possono essere riconosciuti in forme diverse tra le diverse situazioni, ma non attraverso griglie di inserimento o di esclusione.

Come si sarà già capito e come indica il sindaco Navarria la vicenda riguarda pienamente anche la lingua friulana e quindi le imprese editrici e le emittenti radiotelevisive che producono in questa lingua. A parte l’on. Blazina che si è di fatto riferita alla vicenda della difficile situazione del Primorski Dnevnik, nessun parlamentare della nostra regione è intervenuto nel dibattito su questo argomento, né per proporre emendamenti e ordini del giorno, né per esprimere valutazioni. Non ho l’elenco dei votanti a favore dell’o.d.g. Pili (59), dei contrari (267), degli astenuti (102), ma ho l’impressione che la fedeltà al proprio partito l’abbia fatta da padrone.
 
E forse, quel che è peggio, i nostri rappresentanti non si sono nemmeno accorti di cosa stavano discutendo; o semplicemente della lingua friulana non interessa nulla. La legge dovrà ora essere affrontata dal Senato e molto può ancora succedere.

Se qualcuno ha qualcosa da dire batta un colpo, anche se le esperienze passate dell’Italicum e della “riforma” della RAI non lasciano certo ben sperare.

Giorgio Cavallo  -   Udine 8 marzo 2016

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La lettera a firma di Giorgio Cavallo è stata pubblicata sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine, "LA VITA CATTOLICA", mercoledì 9 marzo 2016, rubrica "Giornale aperto".
 
La Redazione del Blog ringrazia Giorgio Cavallo per averle concesso la pubblicazione del documento. 
 
 
LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 

venerdì 4 dicembre 2015

LEGGE ELETTORALE - GIA' FIRMATI 14 RICORSI ANTI-ITALICUM!



LEGGE ELETTORALE

GIA' FIRMATI 
14 RICORSI 

ANTI-ITALICUM!!
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19 novembre 2015

I ricorsi sono stati depositati a Milano, Venezia, Potenza, Catanzaro, Ancona, Torino, Trieste, Bari, Lecce e L’Aquila,
ed è imminente la presentazione
a Catania e Palermo.

In altre sedi partirà dopo che si conosceranno la posizione dell’Avvocatura dello Stato,
cosa che avverrà tra il 10 e il 21 gennaio.

Poi tocca alla Consulta.

Se i ricorsi saranno accettati,
l’Italicum sarà dichiarato incostituzionale.

E a quel punto si riapre tutto.


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Dal Blog

del senatore

Felice Besostri



Sono 14 i ricorsi anti-Italicum,

firmati anche da

 Sinistra italiana e M5s


 
«Una serie di ricorsi contro l’Italicum. Per accertare se la legge elettorale varata dal governo di Matteo Renzi rispetti il diritto dei cittadini di votare secondo quanto stabilito dalla Costituzione.

Secondo i presentatori dei ricorsi, naturalmente, non è così.

L’Italicum è una legge scritta male, con molte falle, che vìola diversi articoli della Costituzione.

La norma è stata pensata in modo sbagliato e buttata giù con troppa fretta.

Dopo la presentazione dei ricorsi dovrà essere la stessa Consulta a esprimersi”, spiega l’avvocato Felice Besostri, uno dei protagonisti dell’iniziativa insieme all’avvocato Anna Falcone, l’ex parlamentare Antonello Falomi e il costituzionalista Gianni Ferrara.

I RICORSI

sono stati presentati come privati cittadini, perché per legge non possono essere avanzati da associazioni o partiti. Ma, tra i firmatari, ci sono anche parlamentari di Sinistra italiana (Loredana De Petris, Arturo Scotto, Stefano Fassina) e del Movimento Cinque Stelle (Alessandro Di Battista e Roberta Lombardi).
In tutto le obiezioni presentate sono 14.
Una delle principali riguarda il fatto che l’Italicum sia stato approvato in Parlamento con un voto di fiducia (come accadde solo per la legge Acerbo del 1923 e la legge “truffa” del 1953), in violazione dell’articolo 72 della Costituzione.
Altro errore grossolano del provvedimento – un vero e proprio baco – è che l’Italicum non dice cosa dovrebbe accadere se due liste superano entrambe il 40 per cento dei voti. “La legge semplicemente non lo esclude, ma nemmeno lo prevede”, dicono i ricorrenti. Altre presunte irregolarità  riguardano le norme sulle minoranze linguistiche  e i capilista.

Addirittura ci sono nove collegi in più, 109 contro i 100 previsti, per assicurare nove posti in più in Parlamento”, spiegano.

Inoltre, nonostante siano state introdotte le preferenze, se in un collegio a un partito spetta un solo seggio, esso va al capolista e non al candidato più votato.

Insomma, secondo i firmatari, ci sono tutta una serie di irregolarità che toccano diversi articoli della Carta (1,2,3, 6,117, 48, 49,51). Così facendo la nostra forma di governo diventa autoritaria, si trasforma la stessa identità della Repubblica democratica.

Bisogna reagire”, osserva Gianni Ferrara. Con questa legge il rischio è quello di una dittatura della minoranza. Questo è l’elemento centrale”, aggiunge Antonello Falomi.
 
Besostri poi ha spiegato che finora i ricorsi sono stati depositati a Milano, Venezia, Potenza, Catanzaro, Ancona, Torino, Trieste, Bari, Lecce e L’Aquila, ed è imminente la presentazione a Catania e Palermo.

UNA “SECONDA ONDATA”

in altre sedi partirà dopo che si conosceranno la posizione dell’Avvocatura dello Stato, cosa che avverrà tra il 10 e il 21 gennaio: in quelle date è atteso il deposito dei documenti dell’Avvocatura a Milano, mentre la prima udienza in un Tribunale sarà il 2 febbraio a Potenza. Poi tocca alla Consulta.

Se i ricorsi saranno accettati, l’Italicum sarà dichiarato incostituzionale. E a quel punto si riapre tutto.

GI. ROS.

Fonte: Il Fatto Quotidiano – 19 Novembre 2015
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