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mercoledì 15 novembre 2017

L'ITALIA E' ANCORA UNA REPUBBLICA PARLAMENTARE?


 
L'TALIA E' ANCORA
UNA REPUBBLICA
PARLAMENTARE?

............

COSTITUZIONE ITALIANA

Il potere legislativo appartiene
al PARLAMENTO

il potere esecutivo appartiene
al GOVERNO

E' ANCORA COSI?


"(…) Intervento anche dell'On. Serena Pellegrino di Sinistra Italiana che ha raccontato la sua esperienza, relativa all'approvazione del Rosatellum, vista dall'Aula della Camera, ma soprattutto ha raccontato come già oggi il lavoro Parlamentare sia stato espropriato, in massima parte, dall'uso smodato della decretazione d'urgenza e dalla pratica del “voto di fiducia” che mortifica la stessa natura del lavoro di deputati e senatori chiamati solo alla “ratifica” di atti del Governo.
 
Insomma già oggi, ha spiegato Pellegrino, lo spirito della Carta costituzionale non è rispettato, domani con il Rosatellum il rischio è che la situazione peggiori. (…)" FF

Tratto dall'articolo di Redazione pubblicato sul quotidiano “FRIULISERA”:

Rosatellum: fosse un vino sarebbe una bevanda sofisticata e dannosa per la salute del Paese  

di Redazione · Pubblicato 15 novembre 2017 · Aggiornato 15 novembre 2017

venerdì 27 ottobre 2017

LEGGE ELETTORALE - QUANTI "CRETINI UBBIDIENTI" SARANNO "NOMINATI" IN PARLAMENTO NEL 2018?


LEGGE ELETTORALE

ROSATELLUM BIS
 
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DOMANDA:

"QUANTI

"CRETINI UBBIDIENTI"

SARANNO “NOMINATI” NEL 2018,

NEL PROSSIMO PARLAMENTO

con la nuova legge elettorale? "

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IL CRETINO OBBIDIENTE: STARACE
(di ARRIGO PETACCO)

(…) Premeditata o no che fosse, questa politica gli portò fortuna. All'inizio degli anni Trenta, quando Mussolini, ormai saldo al potere, decise di liberarsi di ogni possibile concorrente giubilando i vari Giovanni Giuriati, Italo Balbo e Roberto Farinacci, non esitò a scegliere quale nuovo segretario del partito il docile Starace. D'altra parte, un uomo privo di idee, di senso critico e portato per natura all'obbedienza cieca, pronta e assoluta era proprio quello che Mussolini cercava per restare solo sulla scena politica.
La nomina del nuovo segretario fece naturalmente molto rumore. Si racconta che Leandro Arpinati, allora sottosegretario all'Interno, corse da Mussolini per dirgli, con la sua abituale franchezza: «Ma lo sai che Starace è un cretino?». Al che il duce rispose: «Lo so. Ma è un cretino ubbidiente».(...)

Fonte: Panorama 15 novembre 1973

Pubblicato dal Blog di Salvatore Lo Leggio:


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PER SAPERNE DI PIU'
SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE
"TRUFFA"


  
 
     
"Ieri, 26 ottobre, a mezzogiorno esatto, il Senato ha approvato definitivamente la Riforma elettorale tanto invocata. 

L'iter legislativo è stato rapidissimo, poco più di un mese dalla presentazione del testo.

CIVICA ha realizzato questo nuovo numero (liberamente scaricabile) che raccoglie una documentazione abbastanza completa per leggere e capire la riforma, che ha preso il nome giornalistico di ROSATELLUM.

La nuova riforma elettorale è anche un ossimoro: è la Legge che non si riesce a leggere.

Si presenta come un "Labirinto giuridico", una costruzione molto sofisticata, tesa a non far capire il suo vero contenuto, gelosamente custodito con otto voti di fiducia.

CIVICA è una specie di filo di Arianna per chi volesse tentare di addentrarsi nel labirinto giuridico con la guida dei testi a fronte realizzati dagli uffici studi di Camera e Senato.
...
  
Buona lettura!

..............
  
PIETRO GRASSO
PRESIDENTE DEL SENATO
(SECONDA CARICA DELLO STATO DOPO
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA)

SI E' DIMESSO DAL
PARTITO DEMOCRATICO
(DI MATTEO RENZI)

Dalla stampa nazionale:

Senato, Pietro Grasso ha rassegnato le dimissioni dal gruppo Pd: “Non avrebbe votato la legge elettorale né la fiducia”


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LA REDAZIONE DEL BLOG


giovedì 12 ottobre 2017

L'ITALIA "DEMOCRATICA" COME LA COREA DEL NORD?


LEGGE ELETTORALE

ROSATELLUM 2.0

L'ITALIA

"DEMOCRATICA"

COME LA COREA DEL NORD?
 
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Dal Blog di Felice Besostri - 11 ottobre 2017

   
(…) Non si fermano davanti a niente, ce l’hanno nel dna. In nessun altro Paese d’Europa succede che un parlamento approvi tre leggi elettorali incostituzionali. Qui possono fare quel che vogliono perchè sono impuniti. Ieri ho sentito Fiano criticare la Corte Costituzionale perchè in un Paese normale le leggi le fa il Parlamento e non la Consulta. Io dico che in un Paese normale il Parlamento non fa leggi incostituzionali. (...)

Senatore-Avvocato FELICE BESOSTRI
   


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COSI' SI VOTA
NELLA COREA DEL NORD:
 
Si può votare solo "sì" o "no"
all'unico candidato
per ciascun collegio 
  



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COMMENTO:

Con questa terza legge elettorale incostituzionale, ben i due terzi dei parlamentari italiani saranno NOMINATI da una ristretta oligarchia composta dai “padroni” dei partiti politici, negando al “popolo sovrano” il diritto di scegliere chi li deve rappresentare in parlamento.

E grazie al “voto di fiducia” vietato per le leggi elettorali dall'articolo 72 – ultimo comma - della Costituzione italiana che prevede per questa tipologia di leggi la procedura normale, il Governo Gentiloni e il Partito Democratico di Matteo Renzi, in questo momento – giovedì 12 ottobre 2017 - stanno impedendo al Parlamento di poter dibattere in aula una legge elettorale di iniziativa parlamentare!!


Così recita l'art. 72 della Costituzione italiana:


Se questa è democrazia...

LA REDAZIONE DEL BLOG
 

venerdì 6 ottobre 2017

NO, alla terza legge elettorale incostituzionale - NO, al Rosatellum 2.0


NO ALLA TERZA

LEGGE ELETTORALE

INCOSTITUZIONALE!!!

NO AL ROSATELLUM 2.0

(Skifellum 3.0)!!!


.........

DAL BLOG DEL SENATORE

FELICE BESOSTRI

 


“Rosatellum 2.0?

Il solito SKIFELLUM 3.0”

23 settembre 2017 - Felice Besostri



DICHIARAZIONE DI FELICE BESOSTRI


"Mi scuso per un giudizio così tranchant senza sfumature- ha dichiarato l’avv. Felice Besostri coordinatore degli avvocati ANTITALIKUM, che hanno affondato la legge n. 52/2015-, ma come insegna la Bibbia, il libro per eccellenza della tradizione giudeo-cristiana, “ Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo “ (Ecclesiaste 3.1) e questo è il momento di dire BASTA! alle manomissioni della Costituzione per via surrettizia attraverso la terza legge elettorale incostituzionale, La seconda partorita da un Parlamento eletto con una legge INCOSTITUZIONALE, il Porcellum (Skifellum 1.0) dopo l’Italikum (Skifellum 2.0): una coazione a ripetere alla ricerca di una legittimazione a posteriori malgrado la pesante sconfitta al referendum costituzionale del 4 DICEMBRE dello scorso anno.

Le leggi elettorali sono complicate e la maggioranza eterogenea conta sull’assuefazione e stanchezza della pubblica opinione. Eppure la questione è semplice l’Italia è una Repubblica democratica, nella quale la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1 Cost.). La forma è quella Parlamentare e perciò di assemblee rappresentative elette con voto universale e diretto (artt. 56 e 58 Cost.), dai cittadini e dalle cittadine con voto personale, uguale, libero e segreto (art. 48.2 Cost.). Non solo i cittadini e le cittadine hanno il diritto di scegliere i loro rappresentanti, ma tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza (art. 51.1 Cost.).

Nella nuova proposta non è così; due terzi dei parlamentari, deputati e senatori, sono nominati da capi-partito e considerati i collegi uninominali sicuri potrebbero essere il 90% del totale.

I partiti non sono libere associazioni di cittadini, come richiede l’art. 49 Cost., ma macchine di potere costituiti da tribù nel migliore dei casi, quando non dipendono da un capo o da un padrone, unico detentore del potere di nomina dei candidati anche in violazione dei propri statuti. Dovrebbero avere un potere di proposta non di nomina.

Il voto non è personale né diretto, perché si vota in blocco per candidati uninominali e per liste bloccate, con possibilità di pluricandidature. Un rifiuto in blocco delle candidature non partecipando al voto non avrebbe nessun effetto, mentre nelle democrazie popolari, che molto democratiche non erano, se non partecipava al voto la metà degli elettori si dovevano ripetere. Un'ultima chicca non si possono formare nuovi soggetti politici di protesta, perché devono raccogliere decine di migliaia di firme, mentre i gruppi politici presenti in parlamento anche quelli che non si sono presentati alle elezioni del 2013 non devono nemmeno fare la fatica di raccogliere le firme.

Il Presidente del Senato ha giustamente chiesto, con la sensibilità tipica dell’uomo di legge e seconda carica dello Stato, leggi elettorali omogenee e costituzionali- ha concluso l’avv. Besostri: “è stato accontentato con una legge omogeneamente incostituzionale”. “Non credo che sarà possibile dirlo e dimostrarlo neppure nella televisione pubblica” è l’amaro commento finale.

Felice Besostri
 
 
..........................
 
E LA RAPPRESENTANZA POLITICA
DELLE MINORANZE LINGUISTICHE?

Dal sito friulano
“Patto per l'autonomia”

2 ottobre 2017


(…) Per quanto ci riguarda, nella sostanza in questo nuovo testo vengono modificate le norme per il Trentino-Sudtirolo confezionando un vestito che comunque salvaguarda la Sudtiroler Volkspartei, rimangono le specifiche disposizioni per la Valle d’Aosta, ma tutte le altre minoranze definite dalla L. 482/1999 vengono discriminate. (...)

La proposta Rosatellum-Truffaldellum 2 inoltre prevede per ogni regione, sia alla Camera che al Senato, collegi uninominali e plurinominali. Il numero e le dimensioni di questi collegi, a partire dal 1993, dovrebbe essere rapportati alle caratteristiche delle minoranze linguistiche presenti.
Purtroppo in F-VG questo è diventato un trucco per favorire la rappresentanza di una parte del territorio (in questo caso #Trieste) a scapito del resto. Anche ciò non può essere accettato in #Friuli e con adeguato emendamento si può rimediare, come dalle proposte del Patto elaborate a febbraio. C’è infine una novità clamorosa che mai prima le “aquile” romane avevano osato. (...)
 
.....................
 

L’appello dei comitati


IL COORDINAMENTO democrazia costituzionale – che prosegue le battaglie dopo aver salvato col referendum la Carta dalla riforma del governo renziano – ha approvato un appello in cinque punti per una nuova legge elettorale che, sia chiaro, parta dal presupposto di far scegliere i parlamentari dai cittadini. Al punto 1, per esempio, c’è scritto: “La partita che si sta giocando sulla legge elettorale è una partita sulla Costituzione perché il modello di democrazia consegnatoci dai Costituenti e convalidato dal referendum del 2016, è fondato sulla centralità di un Parlamento rappresentativo attraverso il quale trova espressione il principio supremo che la sovranità appartiene al popolo”. Tanti i nomi in calce: da Villone a Gallo, da Carlassare a Grandi fino al presidente del comitato scientifico Pace. La petizione, lanciata dal Fatto Quotidiano, può essere sostenuta firmando sulla piattaforma di Change.org.
 

PETIZIONE  SU "CHANGE.ORG"

Diretta a capigruppo di Camera e Senato 

I parlamentari

vogliamo sceglierli noi


https://www.change.org/p/capigruppo-di-camera-e-senato-lasciateci-scegliere-i-parlamentari



"(...) Ancora una volta una ristretta oligarchia, composta dal capo o dai capi dei principali partiti, potrà determinare la composizione delle Assemblee parlamentari, assegnando il seggio ai propri fedelissimi ed espropriando gli elettori della possibilità di scegliersi i propri rappresentanti. Inoltre si potranno tenere fuori dal Parlamento le minoranze sgradite ostacolando la nascita di nuove formazioni politiche.  Con il nuovo sistema quasi due terzi dei seggi verranno attribuiti sulla base di liste bloccate, mentre per la quota eletta con il maggioritario, la minima possibilità di scelta insita nel collegio uninominale verrà annullata mediante il meccanismo del voto unico al candidato di collegio e alle liste collegate. La volontà degli elettori, inoltre, viene ulteriormente manipolata attraverso una formula che favorisce coalizioni di facciata destinate a sciogliersi dopo il voto, a scapito delle formazioni non coalizzate e della pari dignità dei cittadini elettori. (...)"
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lunedì 12 giugno 2017

BASTA DISCRIMINARE LA MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA - LA MISURA E' COLMA!!



BASTA DISCRIMINARE LA

MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA.

LA MISURA E' COLMA!!


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da Facebook

DIEGO NAVARRIA

9 giugno 2017



Comunicato stampa

del Presidente

della Assemblea della

Comunità linguistica friulana

DIEGO NAVARRIA


"Questo è il testo integrale del comunicato che ho inviato alla stampa. Solo Il Gazzettino oggi pubblica un piccolo fondino.

Nella seduta generale del 4 febbraio scorso l’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana, costituita da 102 sindaci, ha votato all'unanimità una mozione che chiedeva con forza di garantire nel futuro parlamento una rappresentanza politica alla minoranza linguistica friulana, analogamente a quanto avviene in Val d’Aosta e Trentino Alto Adige.
         
Tale documento è stato poi inviato a tutti i parlamentari eletti in Regione: spiegando come fosse indifferibile “mettere in campo una forte azione atta a far sì che ai friulani sia restituita la dignità politica, insieme a quei diritti che sono affermati dalla Costituzione, dalle leggi e dall'Europa, ma che lo Stato non ci riconosce”. A distanza di quattro mesi, la nuova legge elettorale che entra in discussione fa strame di tutte le nostre richieste.

Prima di tutto, chiedevamo “che il futuro Parlamento potesse essere un organismo fatto di membri eletti dai cittadini, non di nominati dai partiti italiani”: l’ultima versione del testo mostra che solo un terzo dei parlamentari saranno effettivamente scelti dagli elettori, gli altri saranno “cooptati” dalle segreterie romane.
         
Non bastasse questa ragione di disappunto, salta all’occhio con evidenza che la legge elettorale fissa un limite di accessibilità del 5% a livello italiano per la ripartizione dei senatori eleggibili nelle singole regioni. Al riparto possono accedere solo le compagini già presenti a livello nazionale, oppure le liste che al livello regionale hanno superato il 20% dei voti ottenuti. Ma se il Senato è eletto su base regionale, non può esserci alcuna discriminazione alla eleggibilità dettata da condizioni esterne alla singola Regione. E il Capo dello Stato non può non accorgersene…

Inoltre persiste la situazione di tutela (legittima, ma esclusiva) di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige/Sudtirol che hanno legislazioni specifiche sia per la Camera che per il Senato: noi invece non abbiamo tutela per le nostre minoranze in nessuna delle due Camere. Non è legittimo tuttavia che ai friulani, numericamente in grado di costituire una propria rappresentanza in Parlamento se vi fossero condizioni non discriminatorie, venga innalzata la soglia d’accesso alla rappresentanza che in altri ambiti è alla portata di qualsiasi forza politica.

Risulta che sin dall’esame del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali due voci bipartisan (quelle degli onorevoli Gianna Malisani e Gian Luigi Gigli) abbiano provato a sollevare queste questioni sotto forma di emendamenti posti alla discussione, ma si sono trovati di fronte un muro. I friulani li ringraziano, ma non dimenticano qual è stato l’atteggiamento delle forze politiche italiane di fronte alle proposte concrete che avevamo sollecitato per garantire il rispetto dei nostri diritti. E sì che anche il Consiglio Regionale aveva fatto sua la mozione dell’Assemblea, ma le medesime forze politiche che a Trieste si sono impegnate formalmente, a Roma non riconoscono minimamente l’esigenza di garanzie costituzionali per le minoranze.

Ce n’è abbastanza per considerare la misura colma.


Diego Navarria

Presidente
dell’Assemblea della
Comunità Linguistica Friulana

.........


COMMENTO

DELLA REDAZIONE DEL BLOG


Facciamo nostra la legittima protesta di Diego Navarria, Presidente della Assemblea della Comunità Linguistica Friulana e nel contempo segnaliamo la richiesta al Parlamento italiano della minoranza linguistica slovena, richiesta che aggrava ulteriormente la discriminazione a danni della minoranza linguistica friulana all'interno di una stessa Regione (Friuli – Venezia Giulia) e dello Stato italiano. Ricordiamo che la Costituzione della Slovenia all'art. 64 prevede un rappresentante in Parlamento per “ogni minoranza linguistica riconosciuta da questo Stato e dunque non solo  per la minoranza italiana. La Costituzione slovena e quella italiana sono diverse e quest'ultima - a differenza della Costituzione slovena - non prevede la elezione diretta di un rappresentate in Parlamento per ognuna delle 12 minoranze linguistiche riconosciute dalla Repubblica italiana con la legge 482/99 ai sensi dell'art. 6 della nostra Carta Costituente.

Certamente il problema esiste, ma è un problema che riguarda TUTTE le minoranze linguistiche che vivono in Italia e non solamente la minoranza slovena che “in solitaria” sta cercando un non accettabile privilegio che discrimina le altre minoranze linguistiche, in particolare le minoranze sarde e friulane, le due maggiori - in termini numerici - minoranze che vivono in Italia.

Anche queste ultime due minoranze non hanno rappresentati in Parlamento se non eletti nelle file di un partito italiano!

Questi gli emendamenti alla legge elettorale richiesti dalla minoranza linguistica slovena e giustamente respinti perchè creavano una discriminazione incostituzionale a danni delle altre minoranze linguistiche, in primis alle minoranze sarde e friulane:


Una soluzione al problema va sicuramente trovata ma tenendo conto che sono 12 le minoranze linguistiche riconosciute dalla Repubblica italiana e che la Costituzione slovena assicura l'elezione diretta al Parlamento a TUTTE le sue minoranze linguistiche e non solo ai cittadini sloveni di lingua italiana!!

Se si cita la Costituzione slovena, la si citi correttamente e non in maniera strumentale e riduttiva!!

La legittima battaglia della tutela della minoranze linguistiche va fatta in Parlamento assieme con le altre minoranze e senza richiedere "esclusivi" privilegi incostituzionali.

Ricordiamo che L'UNIONE FA LA FORZA!!

LA REDAZIONE DEL BLOG

lunedì 5 giugno 2017

"IL FRIULI, LE MINORANZE LINGUISTICHE E LA NUOVA LEGGE ELETTORALE" di Giorgio CAVALLO





 
 
IL FRIULI,

LE MINORANZE LINGUISTICHE

E LA NUOVA
 
 
LEGGE ELETTORALE

 
di

Giorgio Cavallo

 
Tra mille giochi politici e furbizie si va verso una nuova legge elettorale sia per la Camera dei Deputati che per il Senato. La scelta del modello tedesco è per sua natura legata ad una distribuzione proporzionale dei seggi con il diniego all’accesso per chi non raggiunge una percentuale che lì è del 5%. Tuttavia nulla vieta che singoli candidati indipendenti, non legati a formazioni di carattere federale, possano essere eletti in singoli collegi uninominali.

Nei prossimi passaggi parlamentari assisteremo a modi diversi di interpretare in salsa italiana il modello teutonico, sia per necessità oggettive come la non possibilità di variare il numero di eletti, sia per trucchi inventati a favore di singoli interessi di parte.

In questo quadro non è più possibile rimandare il tema della rappresentanza politica delle minoranze linguistiche in una forma definitiva che tenga conto dell’esistenza di una precisa legge dello stato la 482/1999 che le inquadra e da sostanza all’art. 6 della Costituzione.

Attualmente esiste una norma relativa alla Camera dei Deputati che permette ad una lista rappresentativa di minoranza linguistica, presente in una regione a statuto speciale che nello statuto preveda la tutela della minoranza, di accedere alla ripartizione “nazionale” dei seggi qualora raggiunga almeno il 20% dei voti validi nella Regione di appartenenza. La norma era stata costruita per permettere alla Sudtiroler Volkspartei di ottenere dei seggi e contemporaneamente impedirlo agli altri partiti di lingua tedesca presenti in Provincia di Bolzano. Non ci sono altre Regioni per cui questa norma possa valere, salvo una interpretazione estensiva del significato dell’art. 3 dello statuto del F-VG. La Valle d’Aosta ha da sempre un regime elettorale diverso che permette di eleggere direttamente un deputato ed un senatore.

Poiché la norma non soddisfaceva pienamente la Sudtiroler Volkspartei si è passati ad una specifica che attribuiva al Trentino-Sudtirolo l’elezione di tutti i propri deputati attraverso 8 collegi uninominali ed il recupero proporzionale degli ulteriori disponibili all’interno della Circoscrizione regionale. Non si tratta di una norma per la minoranza linguistica tedesca, né per quella ladina, ma di una organizzazione diversa del modello elettorale in una Regione a Statuto speciale : il tema delle minoranze interviene solo nella definizione dei confini dei collegi uninominali.

Non esiste nessun motivo per cui una simile organizzazione del modello elettorale del Trentino-Sudtirolo non possa essere applicata anche da noi: il F-VG è una Regione a statuto speciale dell’arco alpino, con presenza di tre minoranze linguistiche che rappresentano la maggioranza della popolazione, ed è confinante con due stati esteri, con uno dei quali esiste un trattato internazionale, quello di Osimo trasferito alla Slovenia come stato successore della Jugoslavia, che prevede per ognuno degli stati contraenti la tutela delle proprie minoranze secondo il proprio diritto interno in armonia con una serie di riferimenti al diritto internazionale.

L’art. 2 dell’attuale legge elettorale in vigore prevede un regime particolare per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige/Sudtirol e con ogni probabilità rimarrà in vigore anche con l’adozione del modello tedesco. L’inserimento del F-VG in questo quadro appare necessario non solo per la presenza di particolari minoranze ma proprio come riferimento territoriale del tutto analogo agli altri due.

Altro tema è quello della rappresentanza delle minoranze linguistiche che deve trovare soluzione generale per quelle indicate dalla Legge 482/1999 nei loro territori di insediamento, oggi ben identificati. Non si tratta di costituire privilegi ma semplicemente di prevedere che una lista rappresentativa di minoranze linguistiche possa accedere alla ripartizione dei seggi, alla Camera ed al Senato, se è in grado di ottenere un numero di voti nel proprio territorio di insediamento pari a quello che a livello italiano permette ad un partito di farlo. Questo, in prima approssimazione, è facile da ottenere anche con un semplice emendamento all’attuale legislazione riducendo il limite regionale previsto dal 20% al 5% ed applicandolo a tutte le regioni dove sono insediate minoranze linguistiche. E’ peraltro evidente la validità di questa proposta anche nel caso di applicazione del modello elettorale tedesco.

Mi risulta che due emendamenti nella direzione sopra descritta, modello elettorale del Trentino-Sudtirolo applicato anche in F-VG e norma generale per tutte le rappresentanze di minoranze linguistiche, siano stati presentati alla Camera dei Deputati dall’on. Gianna Malisani.

Se ne parli e si costruisca un movimento d’opinione per sostenerli.

Giorgio Cavallo - 30 maggio 2017

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Il documento a firma di Giorgio Cavallo è stato pubblicato sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, il 31 maggio 2017 in prima pagina e seguito a pagina 3, come EDITORIALE e con il titolo “In Parlamento spazio alla minoranza friulana.

La Redazione del Blog ringrazia Giorgio Cavallo per averle concesso la pubblicazione del suo documento.

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venerdì 2 giugno 2017

LEGGE ELETTORALE - FERMIAMO LA GRANDE TRUFFA!!


LA PROPOSTA
DI LEGGE ELETTORALE
del Partito Democratico
che pare piacere anche ad altri?

UNA GRANDE TRUFFA
che ci regalerà
UN PARLAMENTO DI SERVI E
UNO SQUADRONE DI NOMINATI!!


La Costituzione italiana, come da sentenza della Corte Costituzionale, riconosce alla  rappresentatività  un peso notevolmente maggiore della governabilità.....
 
Ne vogliamo tener conto e far scegliere  i parlamentari agli elettori  o dobbiamo continuare ad avere un Parlamento di servi formato da uno squadrone di nominati dai capi partito? Non era questo che avevano previsto i Padri Costituenti nel 1947....

Con la proposta di legge del Partito Democratico gli elettori non avranno alcuna possibilità di scegliere i propri rappresentanti...

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Dal Blog

dell'avv. Felice Besostri

Comunicato stampa dell'avv. Felice Besostri, coordinatore degli avvocati antitalikum-CDC




Pubblicato da: Felice Besostri 1 giugno 2017


Cominciamo a dare un altro nome all’ultima fatica della Camera dei deputati in materia elettorale: non si tratta del modello “tedesco”. L’unico punto in comune è che il riparto complessivo dei seggi tra le liste dipende dal voto per le liste circoscrizionali per la Camera dei deputati e che ci sono 303 collegi uninominali, cioè la metà dei seggi in palio sul territorio nazionale, esclusi quelli della circoscrizione estero e delle regioni autonome Val d’Aosta e Trentino Alto Adige.
 
Manca il voto disgiunto e, quindi, la libertà dell’elettore di esprimere un voto che, come richiede la Costituzione, sia personale (articolo 48 Cost.) e diretto (artt. 56 e 58 Cost.). Ci sono altresì problemi di rispetto dell’articolo 51 Cost. (diritto di candidarsi in condizioni di eguaglianza) a seconda del fatto di essere candidati in un collegio uninominale o nella lista bloccata circoscrizionale/regionale.
 
Un’altra perplessità di disparità di trattamento – e, perciò, di violazione del combinato disposto degli articoli 3, 48 e 49 Cost. – è la previsione di un esagerato numero di sottoscrizioni per le liste di candidati e la contestuale esenzione delle forze politiche già presenti in Parlamento. Un esempio per tutti: per candidarsi in Umbria (con poco meno di un milione di abitanti) servono 10 mila firme di sottoscrizione, quando nella Renania settentrionale-Vestfalia (un Land con quasi 20 milioni di abitanti) ne bastano 1000 per le liste non presentate da partiti politici registrati (che sono esentati).
 
Ultima notazione: la tecnica legislativa. Con questi emendamenti super-canguri, è di fatto cancellato l’articolo 72 della Costituzione e, quindi, il ruolo del Parlamento. Nel caso specifico, il Pd Fiano abolisce il ruolo del Senato persino nel delineare la propria legge elettorale: più bravo di Renzi, cui l’operazione non è riuscita grazie ai NO del 4 dicembre alla revisione costituzionale.
 
Ci sono tuttavia margini per eliminare queste incostituzionalità e si confida nelle forze politiche tutte, che hanno difeso la Costituzione e combattuto contro l’incostituzionalità dell’Italikum.

Felice Besostri
 
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lunedì 29 maggio 2017

VOTEREMO NUOVAMENTE CON UNA LEGGE ELETTORALE INCOSTITUZIONALE? LE PREMESSE CI SONO TUTTE!!


 
VOTEREMO NUOVAMENTE
CON UNA LEGGE ELETTORALE
INCOSTITUZIONALE?

LE PREMESSE
CI SONO TUTTE...
 
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"La legge elettorale non è un dettaglio tecnico. Si tratta di una scelta politica, che va pensata in un’ottica di lungo periodo e nell’interesse del Paese, non di uno o più partiti."
 

Felice Besostri e Salvatore Salzano
 

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Dal blog dell'Avv. Felice Besostri

Leggi elettorali e

scelte politiche


Pubblicato da: Felice Besostri 22 maggio 2017

di Felice BESOSTRI e Salvatore SALZANO

Due sentenze della Corte costituzionale, prima la n.1/2014 e ora la 35/2017 hanno dichiarato incostituzionali le ultime due leggi elettorali. Il referendum del 4 Dicembre 2016 ha dimostrato che occorre una legge elettorale che rispetti la volontà degli elettori. Eppure la discussione di questi giorni sembra che voglia ignorare tutto ciò.

Avremo una terza legge incostituzionale?

Dobbiamo evitarlo: tre leggi incostituzionali di seguito rappresenterebbero un rischio per la credibilità e la tenuta delle istituzioni. Occorre allora tenere conto dei principi che discendono dalle sentenze della Consulta e, soprattutto, delle questioni non ancora esaminate. Se i rimanenti dodici Tribunali su ventidue, investiti in primo grado, si pronunciassero in base sui ricorsi ancora pendenti (la sentenza n. 35/2017 ha deciso sulle ordinanze di soli 5 Tribunali), l’impatto sui lavori della Commissione Affari Costituzionali della Camera sarebbe fortissimo. Teoricamente 4 o 5 pronunciamenti potrebbero arrivare prima del 29 maggio, data presunta per la conclusione dei lavori della Commissione e la trasmissione di un testo base all’aula di Montecitorio.

Esaminiamo le possibilità oggi in discussione.

Un sistema di collegi uninominali a riparto proporzionale, con premio di maggioranza, sarebbe incostituzionale per violazione degli artt. 48, 56 e 58 e dei principi del voto eguale, personale e diretto. Idem un sistema che abbassi la soglia per il premio e alzi quella di accesso, che abbia o no capilista bloccati. Stesso rischio per tutti i sistemi che confondono e complicano la volontà di espressione del cittadino.

Gli unici sistemi elettorali sicuramente costituzionali sono quelli semplici, cioè quelli proporzionali con o senza una limitata soglia di accesso e, al massimo, un limitato premio di maggioranza legato ad una soglia significativamente alta, oppure quelli maggioritari senza fronzoli, come quelli che impongono di ottenere la maggioranza parlamentare conquistando la maggioranza dei collegi uno per uno, senza trucchi. Un maggioritario all’inglese, dove si vince per merito di candidati, conquistando la maggioranza dei seggi, secondo la volontà degli elettori, è perfettamente costituzionale, benché scandalizzi la maggioranza dei nostri amici e compagni e non sia tra le nostre opzioni preferite.

Il sistema alla francese, invece, è più distorsivo del maggioritario all’inglese. Nel modello francese, con il ballottaggio, al secondo turno prevale il meno peggio o il voto contro, che spesso è una cosa molto diversa dalla iniziale volontà dell’elettore.

Cosa fare allora?

La legge elettorale non è un dettaglio tecnico. Si tratta di una scelta politica, che va pensata in un’ottica di lungo periodo e nell’interesse del Paese, non di uno o più partiti.

Non fu così con Mattarellum, Porcellum e Italicum, alla base dei quali c’erano calcoli per favorire gli interessi di partito: il Partito Popolare, nel primo caso, il PdL nel secondo e il PD nel terzo. Calcoli che si sono per giunta rivelati sbagliati e hanno condannato il Paese ad anni di paralisi e degrado della politica.

I due partiti egemoni nei due Poli, Forza Italia e PDS-DS, erano d’accordo su tre punti: sistema politico bipolare tendenzialmente bipartitico; sistema elettorale maggioritario; togliere ai cittadini la scelta dei loro rappresentanti, grazie a collegi uninominali e liste parzialmente (Mattarellum) o totalmente (Porcellum) bloccate fino all’invenzione dei capilista bloccati (Italicum). (…)

LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO


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SISTEMA ELETTORALE ALLA TEDESCA? 

Basta imbrogli!

La legge elettorale alla tedesca
è ben altro rispetto a quanto proposto
dal Partito democratico di Renzi! 
 
Dal Blog dell'Avv. Besostri
 
Comunicato Stampa
del 24 maggio 2017
 
(…) «L’ultimo progetto di legge elettorale presentato dal Pd, che per comodità chiamiamo Fianum, è assolutamente incostituzionale. Non solo per il motivo che il voto non è uguale, come avveniva nel Porcellum e nell’Italicum, ma anche perché non è nemmeno libero e personale come richiede l’articolo 48 della Costituzione e neppure diretto come richiedono l’articolo 56 per la Camera dei deputati e l’articolo 58 per il Senato.

Per salvare questo pdl bisogna farlo diventare un vero e proprio germanicum cioè con il cinquanta per cento di eletti nel proporzionale e il cinquanta per cento in collegi uninominali da scorporare se superano la percentuale ottenuta nei collegi plurinominali proporzionali. Non siamo al supermercato dove compri uno e te ne danno due. Quindi deve essere ammesso il voto disgiunto tra collegio uninominale maggioritario e collegio plurinominale proporzionale» (...)
 
Avv. Felice Besostri
 

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