Visualizzazione post con etichetta referendum confermativo riforme costituzionali 2016. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta referendum confermativo riforme costituzionali 2016. Mostra tutti i post

lunedì 5 dicembre 2016

REFERENDUM - IL NO NON BASTA


Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl


Comunicato Stampa

5 dicembre 2016


Il No non basta


Ci aveva provato Berlusconi nel 2006, ora ci ha provato Renzi a stravolgere la Costituzione cercando di imporre nuove regole.

Modifiche gravi, in parte improvvisate, in parte strumentali, in parte percepite come un attacco ai diritti, alle autonomie, al retaggio di una Guerra di Liberazione che è stata ed è percepita ancora oggi, come l'atto fondante di questa Repubblica.

Si è pensato di ridurre a slogan il Si (e in parte anche il No) mentre sia il dato dell'affluenza che il risultato del voto ci dicono che le elettrici e gli elettori italiani hanno cercato di capire ed hanno deciso, a larghissima maggioranza, che bisognava dire NO sia per il metodo che per il merito.

C'è un popolo maturo, dietro a questo NO, in attesa di essere rappresentato politicamente in modo serio e capace da persone in grado di saper governare e non di fare vuoti proclami, di rispettare il Paese, quello che lavora ogni giorno, i suoi cittadini, le sue Autonomie, di pretendere dai media imparzialità e capacità di raccontare il paese reale e non solo quello più urlato o più ammanigliato...

In Friuli il No ha vinto, grazie anche all'impegno di tutti i movimenti autonomisti friulani ed al Comitato friulano per il NO, non in modo più eclatante che altrove, ma neanche in subalternità ad una presidente di Regione che ha guidato dai teleschermi e dalla stampa locale la propaganda del Si e che se ne era fatta interprete concreta con le sue riforme. Nella cosiddetta Prima Repubblica ne trarrebbe le conseguenze anche a livello locale ed il suo partito, per primo, ne dovrebbe chiedere le dimissioni.

Dai primi commenti non sarà così e sembra che il partito di maggioranza non sappia assumere il ruolo di interprete dei bisogni e dei diritti dei cittadini, limitandosi a logiche di conquista e gestione del potere, peccato.

In ogni caso questa tempesta sulla Costituzione dimostra i rischi che l'autonomia speciale del Friuli-VG sta correndo e il No, da solo, non basterà a tutelarla ed a rafforzarla.



per il Comitato per

l'Autonomia e il Rilancio del Friuli

il Presidente

Paolo Fontanelli
 
..........
 
 
 
Il comunicato stampa è stato pubblicato sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA (Ud) il 7 dicembre 2016.



mercoledì 30 novembre 2016

UDINE, LA CAPITALE MORALE DELLA REGIONE


 
UDINE

LA CAPITALE MORALE

DELLA REGIONE
 
 
 
Sit- in  in Loggia del Lionello a Udine
 
(...) Sulla scalinata si sono raccolti amministratori arrivati dai quattro angoli della regione rappresentanti dei tre capoluoghi governati dal centro destra e della nutrita truppa dei sindaci contrari alle Unioni territoriali intercomunali (...)
 
tratto da:
 
 
articolo a firma di Maura Delle Case
 
.....................

COMMENTO
 

Siamo contenti che i sindaci di Gorizia, Trieste, Pordenone, ecc. abbiano scelto, il 28 novembre 2016, Udine (evidentemente considerata la capitale morale di questa regione) per dire il loro NO al referendum costituzionale, peccato abbiamo sbagliato la piazza: loggia del Lionello, gradevolissimo salotto borghese della città, si usa per contestare l'amministrazione locale!

Per una manifestazione politica contro il governo nazionale sarebbe stata più consona piazza XX settembre (presa di porta Pia) o piazza Libertà.

In ogni caso bene il riconoscimento politico del ruolo di Udine, bene la scelta del NO, per conoscere le piazze ci sarà tempo.


LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 

lunedì 28 novembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE - BASTA TERRORISMO MEDIATICO!!


REFERENDUM

COSTITUZIONALE 


BASTA

TERRORISMO  MEDIATICO! 

Se vince il No non ci sarà il “diluvio universale”, né il mondo sarà "invaso dai marziani"!

Non succederà assolutamente nulla di particolare. Già nel 2006 un'ampia modifica costituzionale non ha superato il Referendum popolare e non sono straripati i fiumi, né è caduta la neve bloccando la viabilità, né si sono chiusi gli ospedali o i pensionati sono rimasti senza pensione!!

Basta terrorismo mediatico
condito con frottole incredibili!


Un esempio?


Dal 2003 in Italia esistono i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) ossia gli standard di cure mediche a livello nazionale. E inoltre l'art. 120 della costituzione italiana “attualmente vigente” stabilisce che:

"(…) Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione."  

Poiché il diritto alla salute è "un diritto civile e sociale", oltre che un "diritto umano", risulta "non corrispondente al vero" quanto dichiarato da Matteo Renzi il 23 settembre 2016: “La riforma consente sulla sanità di avere gli stessi diritti per un bambino malato di diabete in Liguria e uno in Calabria. Sono cose serie”.

Non corrisponde al vero perchè già dal 2003 sono previsti gli stessi livelli di assistenza medica (LEA) in tutto il territorio della Repubblica italiana!!! E' invece vero, ma Matteo Renzi pare esserselo scordato, che ai sensi dell'art. 120 della Costituzione italiana  vigente (articolo poi "ampliato" con alcuni inserimenti con le modifiche costituzionali del 2016!!) IL GOVERNO GIA' PUO' INTERVENIRE e sostituirsi agli organi delle Regioni nel settore sanitario e medico qualora ritenga non vengano garantiti pari livelli assistenziali in tutte le regione italiane.

Se dunque le cure mediche  dovessero risultare non garantite in ogni parte del territorio della Repubblica italiana, la responsabilità  è esclusivamente del Governo (oggi del Governo di Matteo Renzi!) e non della Costituzione italiana oggi vigente che al contrario già prevede a favore del Governo, all'art. 120, gli strumenti costituzionali per superare ogni eventuale discriminazione territoriale nella tutela della salute.

E se il problema è un problema di finanziamenti ( e principalmente di questo si tratta!!), il Governo provveda evitando di finanziare l'ennesima inutile “grande opera” (leggi, Ponte sullo stretto di Messina!) e trasferendo i relativi fondi alla sanità! 

Si può essere a favore del SI o del NO in questo Referendum costituzionale, ma non è né etico né morale cercare un voto referendario a proprio favore strumentalizzando la sofferenza di chi è ammalato e nascondendo la responsabilità di Palazzo Chigi (ossia del Governo) che non ha dato finora sufficiente attuazione alla Costituzione italiana già in vigore, né ben usato gli strumenti costituzionali che già possiede (art. 120)!



LA REDAZIONE DEL BLOG



------------

PRECISAZIONE


Disegno di legge, 12/04/2016 , G.U. 15/04/2016 – RIFORMA COSTITUZIONALE



L'art. 120 così  risulta "ampliato" con l'art. 34 della riforma costituzionale (G.U. 15/4/2016)

Art. 34

(Modifica all'articolo 120 della Costituzione).

1. All'articolo 120, secondo comma, della Costituzione, dopo le parole: «Il Governo» sono inserite le seguenti: «, acquisito, salvi i casi di motivata urgenza, il parere del Senato della Repubblica, che deve essere reso entro quindici giorni dalla richiesta,» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall'esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell'ente».


venerdì 18 novembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE: FERMIAMO LA DERIVA NEO-CENTRALISTA!



Comitât pe Autonomie
e pal Rilanç dal Friûl


Comunicato stampa



Il Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli invita a votare NO al prossimo referendum confermativo del 4 dicembre.

Le modifiche alla Costituzione votate a maggioranza dal Parlamento non rispondono ai bisogni del Paese, costituiscono un attacco alle autonomie regionali e comunali, non rappresentano un passo significativo verso la semplificazione amministrativa e verso la riduzione dei costi della politica e della pubblica amministrazione, non tengono alcun conto del principio di sussidiarietà, introducono significativi elementi di conflittualità istituzionale, espropriano il Parlamento di prerogative di sovranità e danno il potere di dichiarare lo stato di guerra alla sola Camera con voto a maggioranza.
In particolare la scelta del governo nazionale di introdurre queste modifiche costituzionali viene interpretata dal nostro Comitato come il tentativo di stravolgere la riforma costituzionale del 2001 accentrando in modo irragionevole poteri e risorse in capo al governo nazionale di turno.

Anche la norma transitoria di salvaguardia per le Province e Regioni a statuto speciale, per come è scritta, sta ottenendo l'effetto di aizzare le Regioni ordinarie contro le speciali, con una grave frattura tra autonomie ed aprendo la strada a revisioni degli Statuti speciali assolutamente penalizzanti.

E' necessario che ci si renda conto che questa riforma deve essere bocciata per poter riaprire una stagione di rilancio del diritto alla specialità ed all'autonomia, dell’attuazione del fondamentale principio autonomistico (art. 5 della Costituzione italiana) a beneficio di tutte le regioni italiane e serve una azione unitaria e coerente dei comitati e dei movimenti legati al Friuli per fermare questa riforma e questa deriva neo-centralistica.


per il "Comitato per l'Autonomia
e il Rilancio del Friuli"

il presidente
dott. Paolo Fontanelli

18 novembre 2016



................................

martedì 15 novembre 2016

REFERENDUM, ALCUNI QUESITI FONDAMENTALI di ROBERTO DOMINICI


 
 
REFERENDUM,

ALCUNI QUESITI FONDAMENTALI

di

Roberto Dominici


Quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze”.

Così il Presidente della Cei nella prolusione al Consiglio episcopale a proposito del prossimo referendum. Ricordo poi che il Presidente Einaudi era solito dire che per decidere bisogna prima conoscere. Nel caso del referendum, dunque, è bene ascoltare tutti ma poi riflettere e decidere in proprio senza lasciarsi trascinare da logiche di appartenenza, da slogans spesso superficiali, dalla sola formulazione dei quesiti.

La materia oggetto di referendum è vasta e complessa e, pertanto, richiederebbe un esame articolato ed approfondito che, purtroppo, non è possibile fare in un intervento di estrema sintesi.

Ad esempio: Senato sì, Senato no, Senato diverso. Credo però che ciò che interessa di più sia il tema della autonomia regionale con riguardo specifico alla nostra. Ed allora proviamo a porci insieme alcuni interrogativi.

La nuova disciplina costituzionale definisce le materie di esclusiva competenza dello Stato e quelle di competenza delle Regioni. Ciò, in linea di principio, è positivo. Ma tra le competenze dello Stato sono inserite pure le materie cosiddette “ripartite”, cioè quelle che oggi sono a competenza “mista” dello Stato e delle Regioni. Si dice che ciò avviene per evitare conflitti di attribuzione. Se questa è la ragione, è da ritenersi positiva la soluzione adottata (tutto in capo allo Stato) o si poteva pensare altrimenti, per esempio mantenere la competenza “mista” e precisare bene, per entrambi i soggetti istituzionali, i termini dell'esercizio delle competenze ripartite? Eppoi: è un bene che il territorio non abbia “potere” alcuno su questioni e problemi che comunque lo riguardano? È da ritenersi positiva questa “recisione” dell'autonomia regionale in genere con conseguente riaccentramento in sede nazionale?

Per le Regioni a statuto speciale, quindi anche il F.V.G., la legge a giudizio referendario precisa (art. 39, comma 13) che “le disposizioni di cui al Capo IV (tra esse quelle suindicate) non si applicano alle Regioni a statuto speciale … fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni ….”. Dunque un “regime transitorio” durante il quale si va avanti con lo statuto vigente. È pacifico che prima o poi tale regime dovrà avere conclusione; credo più prima che poi poiché tutto l'assetto istituzionale dovrà allinearsi alle nuove disposizioni costituzionali.
 
Che succederà in quel momento con riguardo alle nostre competenze? Saranno mantenute? Saranno ampliate come vorrebbero i cultori della specialità o saranno ristrette in ossequio alla “filosofia” ispiratrice dell'attuale riforma e cioè più Stato?
 
La norma dice che la revisione dello statuto speciale avviene “d'intesa” con la Regione, il che, secondo alcuni, è elemento di garanzia per la specialità e, secondo altri, è addirittura occasione di revisione in meglio della stessa. Ma sarà così? Che rapporto si instaurerà con lo Stato nel momento in cui si andrà a definire l'”intesa”? Regione e Stato saranno veramente nei fatti e non solo formalmente sullo stesso piano negoziale o lo Stato tenderà a prevalere? Per i reggenti della Regione sarà determinante, come è decisamente auspicabile, il dovere di rappresentare le esigenze dei nostri territori o esso, per necessità comprensibili ancorché non giustificabili, cederà il passo ad altre ragioni od esigenze?
 
Ed ancora: che “peso” avrà l'”intesa” nei confronti del Parlamento chiamato poi a legiferare? Ed ai fini dell'”intesa” si potrà prescindere dai principi ispiratori della riforma che sono volti a potenziare il ruolo dello Stato, non quello delle Regioni?

A mio giudizio meglio sarebbe stato se la norma, senza addentrarsi sul territorio della revisione dello statuto speciale, si fosse limitata a prevedere l'“intesa” per l'attribuzione alla Regione di ulteriori competenze rispetto a quelle già in essere. Con una norma così non avrebbero spazio gli interrogativi prima posti. Ma così non è.

C'è poi la “clausola di supremazia” (art. 31 della legge costituzionale) secondo la quale la legge nazionale può intervenire anche sulle materie di competenza regionale “quando lo richieda il Governo per la tutela dell'unità giuridica ed economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale”. Come dire a ciascuna Regione: hai sì la competenza su questa o quella materia ma essa può essere “espropriata” caso per caso ricorrendo le situazioni appena dette. È la classica “spada di Damocle. Va bene così? Va bene rischiare la “compressione” della specialità nel suo complesso ed il possibile “svuotamento”, nei casi suindicati, di competenze già proprie?

Questi sono ovviamente solo alcuni spunti per stimolare la riflessione e sono riferiti, come dicevo all'inizio, esclusivamente a temi che attengono l'autonomia regionale.
 
Dobbiamo essere consapevoli del fatto che col referendum sono gli elettori, cioè ciascuno di noi, e non altri ad assumere la decisione finale. Ciascuno con la propria valutazione e con la propria visione del futuro assetto istituzionale.
 
La risposta agli interrogatori posti può aiutare a decidere. Almeno me lo auguro.

Roberto Dominici

------------------

Il documento a firma di Roberto Dominici  è stato pubblicato sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, mercoledì 9 novembre 2016 – Rubrica “Giornale aperto”; è' stato pubblicato sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO (Ud), mercoledì 16 novembre 2016, rubrica "Idee" a pagina  41
 
La Redazione del Blog ringrazia Roberto Dominici, già Assessore regionale alla ricostruzione (post terremoto del 1976) della regione Friuli – Venezia Giulia, per averle concesso la pubblicazione del suo documento.

Colori, grassetto e sottolineato sono della Redazione del Blog.

..................


giovedì 3 novembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE - " O CON ROMA O CON LE AUTONOMIE" DI PROF. SANDRO FABBRO


REFERENDUM COSTITUZIONALE

O con Roma
o con le Autonomie

di Prof. Sandro Fabbro


Chi ritiene che la riforma costituzionale possa dare più efficienza all’attività parlamentare ha le sue ragioni ma non credo che si possa sostenere, come fanno importanti sostenitori regionali del Sì alla riforma, che questa garantirà anche più autonomia alle regioni speciali.

Questa posizione “botte piena e moglie ubriaca” non è credibile perché, pur basandosi su una lettura attenta del “testo” di riforma trascura completamente l’analisi del “contesto” e cioè delle politiche che sono il luogo vero dell’esercizio dei poteri e della spesa pubblica.

Guardiamo a tre importanti politiche per il territorio: le infrastrutture strategiche, la protezione civile, il “governo del territorio”. Queste, nell’attuale formulazione del Titolo V della Costituzione, sono “co-decise” da Stato e Regioni ma, con la riforma del Titolo V, passano totalmente in capo allo Stato. Una grande infrastruttura di trasporto o energetica potrà essere calata, per esempio, sul territorio senza tenere conto di valutazioni ed interessi locali. La protezione civile potrà essere organizzata da Roma e potrà intervenire anche nelle ricostruzioni post-disastro (ripetendo l’esito nefasto dell’esperienza dell’Aquila, altro che Modello Friuli); perfino le regole del governo del territorio (e l’urbanistica) potranno essere decise dallo Stato con grave scacco per le autonomie locali e, in particolare, per i Comuni.

Ma, dirà qualcuno, avremo più efficienza e meno costi! Non c’è alcuna prova che le cose andranno così. Sulle infrastrutture strategiche, per esempio, tralasciando, per amor di patria, corruzione e collusioni politica-affari, lo Stato italiano ha una delle programmazioni più filo-lobbistiche e sgangherate al mondo ed è lentissimo nell’attuarla certamente per mancanza di risorse ma anche perché non è stato capace di introdurre norme vere ed efficaci di confronto con i territori, come è, ad esempio, in Francia con il “débat public”. Inoltre, il costo totale del piano nazionale per le infrastrutture strategiche (Legge “Obiettivo” del 2001) è di 383,9 md: una infrastruttura in più (o in meno) equivale spesso, quindi, a decine di volte il risparmio che si avrebbe con la riforma costituzionale.

Non guardare al contesto delle politiche e dei flussi finanziari che stanno dietro certe riforme è come fermarsi alla pagliuzza e non vedere la trave! Ma andiamo avanti.

Lo Stato non è mai riuscito, dal 1942 in poi, a rinnovare la legislazione sul governo del territorio. Aveva già tutti i poteri per introdurre quei famosi standard uniformi (che il governo vorrebbe ora introdurre anche nel turismo, nella sanità ecc.). Perché, pur potendo, non l’ha fatto? E perché mai dovrebbe fare ora ciò che non ha fatto per settant’anni?

E ancora. Lo Stato non ha mai fatto una legge per la prevenzione del territorio italiano dai rischi (e quotidianamente ci accorgiamo di quanto, invece, ce ne sarebbe bisogno). Poteva farlo, eccome! Perché non l’ha fatto?

Verrebbe da pensare che certi poteri affaristico-lobbistici preferiscano calamità con danni elevati piuttosto che prevenire e ridurre lutti e danni di quegli stessi disastri. Qualcuno dirà: d’accordo, lo Stato italiano sarà anche incapace ma le Regioni cosa hanno fatto? Le Regioni non hanno sempre fatto del loro meglio è vero! Ma, nei campi suddetti, hanno legiferato ed operato. In FVG, direi, in maniera esemplare (senza richiamare il Modello Friuli di ricostruzione, anche il Piano Urbanistico Regionale è stato, per decenni, un esempio di scuola). Se passa questa riforma, quindi, pensando che certe materie saranno sottratte al controllo dei territori e portate a Roma, c’è veramente da mettersi le mani nei capelli. Verrà meno, cioè, ogni necessario bilanciamento tra poteri diversi che, nell’interesse generale, è la premessa di maggiore trasparenza, sostenibilità ed anche efficienza delle politiche e della spesa.

Come non bastasse, per evitare che qualcosa sfugga al suo controllo, lo Stato introduce anche la “clausola di supremazia”, secondo la quale lo Stato potrà intervenire ed appropriarsi anche di materie non sue quando lo richieda “la tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica” (sic!).

Conosco la facile obiezione: ma tutto questo riguarda solo le regioni ordinarie perché le speciali, con la legge di modifica costituzionale, sono protette dalla “clausola di salvaguardia” che le tutela fino alle ”intese” (con chi?) per la revisione degli Statuti! Gli apologeti locali del Sì stanno dicendo, cioè, che noi, in piena solitudine, non solo salveremo la nostra specialità ma avremo addirittura la “grande opportunità”, rivedendo lo statuto, di ampliarla. Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, in una sua recente conferenza a Udine, organizzata dall’Associazione Friuli Europa, ha sostenuto che si stratta di strumenti di difesa e peraltro precari e momentanei. Ma è evidente a tutti che, se nell’ottanta per cento del territorio italiano (nelle regioni ordinarie, cioè), si torna ad uno Stato centralista, è impensabile che un gruppetto di “speciali”, pur volenterose, siano capaci, da sole, di traguardare addirittura le nuove mete del costituzionalismo europeo. Nulla si può escludere, per carità. Ma è certamente assai più logico e probabile che, con l’accentramento di poteri contenuta nel Titolo V e con la famigerata clausola di supremazia, si determini, anche se a tappe, il ritorno di un comando e controllo statale su tutti i territori regionali.

Per cui, delle due l’una: o si sta con Roma o con le autonomie!
 
O si vota Sì, ma non si deve spacciare per grande opportunità quella che sarà la sconfitta storica del regionalismo italiano, oppure si ritiene che la marcia solitaria delle “speciali”, in un deserto neo-centralista, non è credibile e, quindi, si difende il regionalismo italiano nel suo complesso e si vota no.


PROF. SANDRO FABBRO

.................


Il documento a firma del Prof. Sandro Fabbro è stato pubblicato mercoledì 26 ottobre 2016 sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO di Udine (pagina 1 e seguito a pagina 7).

La Redazione del Blog ringrazia il Prof. Sandro Fabbro per averle concesso la pubblicazione della sua ottima analisi.
 
Il grassetto e la colorazione sono della Redazione del Blog.  

..................

Il Prof. Sandro Fabbro è docente presso l'Università di Udine. Dal 1995 tiene corsi di Pianificazione territoriale, di Politiche urbane e territoriali e di Tecnica Urbanistica presso i Corsi di Laurea in Ingegneria Civile ed in Ingegneria dell'Ambiente e delle Risorse e di Urbanistica presso il Corso di Laurea in Scienza dell'Architettura.

martedì 18 ottobre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE - IL VERO QUESITO: "VUOI CHE VENGA CANCELLATO L'ART. 5 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA?"


REFERENDUM COSTITUZIONALE

DEL 4 DICEMBRE 2016


IL VERO QUESITO:

1)   VUOI    CHE   VENGA    “CANCELLATO”
IL FONDAMENTALE PRINCIPIO AUTONOMISTICO PREVISTO ALL'ART. 5 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA ?

2) VUOI CHE  LA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE   SIA   SOSTITUITA DA "UN UOMO SOLO AL COMANDO"?

3) VUOI CHE IL SISTEMA REGIONALISTICO VOLUTO DAI PADRI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA VENGA SMANTELLATO E TUTTE LE COMPETENZE PIU' IMPORTANTI  PER LA GESTIONE DEL TERRITORIO SIANO GESTITE "IN VIA ESCLUSIVA" DAL POTERE CENTRALE (STATO e GOVERNO) CON  - IN PIU' - LA CLAUSOLA COSTITUZIONALE DELLA "SUPREMAZIA DELLO  STATO" ANCHE NELLE POCHE COMPETENZE LASCIATE ALLE REGIONI ? 

SI         NO

............



PRINCIPI FONDAMENTALI

DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

ART. 1 – 12:



Articolo 5

della Costituzione italiana



La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento [cfr. art. 114 e segg., IX].


............


Commento della Redazione del Blog


1) Il principio autonomistico è uno dei “principi fondamentali” e “non modificabili” della Costituzione italiana. Con la riforma costituzionale Renzi – Boschi (legata strettamente alla riforma elettorale ITALICUM), questo principio verrà AGGIRATO a favore di una pericolosissima centralizzazione del potere nelle mani di un “uomo solo al comando” in aperta violazione del principio autonomistico.


2) dal sito internet “Impariamo la Costituzione”



L’articolo 5 introduce, in via di principio, la garanzia di un’ampia libertà conferita alle diverse collettività territoriali nel perseguimento e nella gestione di interessi locali, mediante il riconoscimento di una posizione di autonomia in favore dei rispettivi enti esponenziali. Con l’articolo 5 Il principio autonomistico da modello organizzativo è elevato a principio fondamentale dell’ordinamento costituzionale.
  
3) Cosi si è espresso l'Avv. Prof. VALERIO ONIDA - Presidente Emerito della Corte Costituzionale - il 17 ottobre 2016 a Udine


"la proposta Boschi-Renzi è estremamente pericolosa per il regionalismo italiano, che è principio fondamentale della Costituzione (art. 5)... la revisione costituzionale prossimamente sottoposta a referendum ha chiaramente una tendenza centralistica e un volto anti-regionalista, con disposizioni punitive nei confronti delle Regioni anzitutto ordinarie....  anche le clausole transitorie previste per le Regioni a Statuto Speciale sono ambigue e pericolose ... se vince il SI, anche le Regioni Autonome, ad esempio nel nuovo Senato (che non è una vera Camera delle Regioni e seguirà impostazioni di carattere politico-partitico, restando libero di proporre emendamenti per la futura revisione dei loro Statuti Speciali, anche in senso diverso rispetto a qualsiasi intesa paritetica Stato-Regione), risentiranno di un nuovo contesto ulteriormente e pesantemente anti-autonomista, caratterizzato oltretutto da avversione proprio nei confronti della specialità, che pure avrebbe tuttora molte giustificazioni geografiche e storiche e anche linguistiche.... le Autonomie Speciali non riusciranno mai a sopravvivere per molto tempo allo svuotamento quasi completo del sistema regionale ordinario che deriverebbe da questa riforma, poiché le altre Regioni, se svuotate di potere, cercheranno una qualche forma di compensazione ... le Autonomie Speciali non vivono nel vuoto; devono anch'esse temere questa riforma; mi meraviglio che non abbiano alzato la voce per difendere anzitutto il loro diritto all'autonomia, ma anche più in generale tutto il sistema regionale anche ordinario, e indirettamente i loro stessi interessi alla differenziazione più avanzata ... Se vince il SI, il nuovo clima sarà dominato da una pericolosa concentrazione di potere in capo allo Stato centrale e al Governo, che sta già svuotando molte forme di democrazia territoriale diretta, come quella provinciale, già passata in regime di secondo grado e oramai prossima all'abolizione completa......

io al prossimo referendum del 04 Dicembre 2016 voto NO

Avv. Prof. Valerio Onida, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Udine il 17 Ottobre 2016)


(Fonte: avv. Luca Campanotto – Udine - presente  alla conferenza ieri  17 ottobre.)

..............

Questo il link al video "You tube" della conferenza, in difesa del regionalismo e delle autonomie, tenuta ieri 17 ottobre 2016 a Udine, dal prof. Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale.

https://youtu.be/rD-nAytEk5M


(Fonte "Associazione Friuli Europa", che la redazione del Blog ringrazia)


...............


VOTIAMO “NO”

IL 4 DICEMBRE 2016


PER DIFENDERE:

LA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

LA SOVRANITA' DEL POPOLO ITALIANO

E L'AUTONOMIA SPECIALE
DELLA NOSTRA REGIONE


LA REDAZIONE DEL BLOG

giovedì 29 settembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE: LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE


 
REFERENDUM COSTITUZIONALE:
 
LA MADRE
DI TUTTE LE BATTAGLIE



COMUNICATO STAMPA

20.9.2016


Comitato per l'autonomia
e il rilancio del Friuli
 
 La Corte Costituzionale rinvia la discussione sull'Italicum, il tribunale di Trieste non emette la sentenza dopo otto (8) mesi dall'udienza per la denuncia di discriminazione della minoranza friulana nella stessa legge, tutti in attesa dell'esito del referendum, quando si farà, sulla riforma costituzionale. Evidentemente aveva ragione chi diceva che non si fa politica con le aule di tribunale. Evidentemente non si può pensare di risolvere le palesi ingiustizie delle leggi andando in tribunale: al potere politico si deve rispondere con le stesse armi e cioè col voto!
 
Per questo il voto referendario diventa fondamentale perché un eventuale SI:
  • permetterebbe di sostenere la legittimità dell'Italicum. In tal modo - solo per evidenziare i risvolti locali che tale legge comporterebbe - i friulani della Bassa e del Goriziano voteranno per un candidato triestino e il voto di tutti i friulani varrà la metà di quello dei sudtirolesi e un quarto di quello dei valdostani

  • confermerebbe il diritto della politica a fare lo scempio del Friuli spezzettato in 17 UTI e senza più un riferimento amministrativo unitario o, se vogliamo, trinitario, come era prima con le tre provincie

  • metterebbe in discussione anche le competenze della nostra Regione

  • radicherebbe l'idea di subalternità del sistema giudiziario a quello politico.
Se è vero che la riforma costituzionale deriva dalla presa d'atto che il sistema-paese sta cambiando, che servono regole coerenti e che, in buona parte le leggi regionali e nazionali hanno anticipato la riforma, è altrettanto vero che tutto ciò non ha portato a una ripresa dell'economia o a una più equa ridistribuzione delle risorse. E questo è tanto più vero per il Friuli.
 
Per questo il referendum sarà dirimente e - al di là dei dettagli della riforma, ampiamente opinabili, mal scritti e incoerenti - solo con un NO possiamo pensare di invertire una rotta pericolosa per il Friuli, per la sua storia, per il suo futuro.
 
Il presidente del Comitato
dott. Paolo Fontanelli