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giovedì 2 agosto 2018

LAGO DI CAVAZZO - SICCITA': NO A INTERVENTI PARZIALI ED EGOISTICI!!


 
 
Lago di Cavazzo
(foto di Roberta Michieli)
 
 
Lago di Cavazzo in estate
paradiso dei velisti
(foto di Roberta Michieli)
 
 
Lago di Cavazzo,
controluce al tramonto
(foto di Roberta Michieli) 
 
 
RICEVIAMO
DA FRANCESCHINO BARAZZUTTI
E PUBBLICHIAMO

...........

COMUNICATO STAMPA

Siccità.
No a interventi parziali ed egoistici,
 sì a soluzioni complessive e rispettose
dell’ambiente e delle comunità locali.
 

 
Le alte temperature di questi giorni stanno provocando siccità in tutta la nostra regione, dalla montagna al mare: annaffia il proprio orticello la vecchierella nei paesi di montagna con acqua del rubinetto sempre più cara, irriga i vasti campi l’agricoltore di pianura. 
Mentre la vecchierella della montagna tace e nessuno parla per lei, invece, dalla pianura friulana puntuali come la morte si alzano, come in ogni calura estiva, un lamento ed una sollecitazione alla Regione.
Il lamento riguarda il pericolo della perdita dei raccolti e pertanto è comprensibile e condivisibile. La sollecitazione alla Regione riguarda invece la derivazione irrigua dallo scarico del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni. Sollecitazione non comprensibile e non condivisibile, poiché basata su una soluzione del problema inadeguata, parziale ed egoistica, soddisfacente solo e soltanto il proprio parziale bisogno a danno di altri territori e comunità. 
La presidente del Consorzio di Bonifica Friulana, Rosanna Clocchiatti, ha dichiarato alla stampa che “diventa imprescindibile dare attuazione alla realizzazione del collegamento tra il sistema derivatorio Ledra-Tagliamento e lo scarico del Lago di Cavazzo”. Già, lo scarico. E il lago di Cavazzo? Chi se ne frega! Problemi loro, della gente della Val del Lago! Alla pesante servitù a monte dello scarico della centrale di acque gelide e fangose nel lago si aggiungerebbe un’ulteriore servitù a valle con i prelievi del Consorzio. 
Il Consorzio prelevi pure l’acqua all’attuale scarico del lago ma se e solo quando l’acqua vi giungerà direttamente dallo scarico della centrale mediante una condotta che bypassi il lago, salvandolo dall’interrimento previsto da recenti studi, tra poco più di cento anni. La prelevi lasciando un’adeguata portata al Tagliamento e per la sua sponda pordenonese. 
Di fronte all’immane “problema acqua” che sta diventando tragico per l’umanità i dirigenti del Consorzio dovrebbero avere posizioni meno egoistiche e parziali e più attente alle soluzioni globali e condivise. Anche complementari con bacini nella stessa pianura. 
Peraltro, al Consorzio non possono non conoscere quanto il Piano Regionale di Tutela delle Acque prevede abbinato al loro progetto derivatorio dal Lago di Cavazzo “Contestualmente dovrà anche essere valutata la fattibilità tecnico - economica di realizzazione di un canale di by – pass, o di altra soluzione progettuale che mitighi l’impatto dello scarico della centrale di Somplago sul lago di Cavazzo con lo scopo di recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso e di garantirne la fruibilità”. 
Inoltre, i dirigenti del Consorzio dovrebbero sapere che con l’art 11 della L.R. 6 febbraio 2018 n.3 la Regione è autorizzata ad indire un concorso di ideeal fine di recuperare le condizioni di naturalità del Lago dei Tre Comuni e di garantirne la fruibilità in conformità al Piano regionale di tutela delle acque”. 
Condizioni di naturalità e di fruibilità del lago: sono possibili unitamente alla produzione idroelettrica ed al prelievo irriguo. E’ una sfida di civiltà. 
Recentemente sulla sponda del lago i neo assessori regionali all’ambiente Scoccimarro e alle finanze Zilli hanno incontrato i Comitati Salvalago, Legambiente, il sindaco di Trasaghis, il presidente dell’Ecomuseo e varie persone interessate al futuro del lago.
Ci auguriamo che i buoni intendimenti espressi abbiano un concreto seguito. Al neo direttore generale dell’assessorato all’ambiente, ing. Canali, auguriamo buon lavoro, confidando sul suo equilibrio e sulla sua competenza più che sulla sua provenienza di direttore del Consorzio. 
 
I Comitati Salvalago
Val del Lago, 02 agosto 2018

 

 

mercoledì 31 maggio 2017

RICOSTRUZIONI POSTSISMICHE - "IL MODELLO FRIULI" E' FUORI MODA!!


 
"IL MODELLO FRIULI"?

E' fuori moda in un momento

in cui il centralismo
 
è il metodo di governo!!
.........
 

Riceviamo e pubblichiamo

 

COMUNICATO STAMPA
 

RICOSTRUZIONI POSTSISMICHE
 

di Franceschino Barazzutti

I friulani hanno certamente letto che il presidente della Repubblica Mattarella, in occasione della sua visita alle zone terremotate dell’Emilia, ha dichiarato “Il modello Emilia è da esportare”. Senza nulla togliere a quella ricostruzione, rilevo che nella sua visita in Friuli in occasione del quarantesimo del sisma del 1976, che sconvolse questa terra con 989 vittime, il presidente Mattarella nei suoi interventi alle lodi per il “modello Friuli” non fece seguire neppure un accenno all’opportunità della sua esportazione, nonostante il successo generalmente riconosciuto.

Ma già! In una fase della vita nazionale in cui la politica ha abbracciato il centralismo come metodo di governo, al pur tanto apprezzato modello Friuli va messa la sordina. Tant’è che nelle ricostruzioni postsisma che si sono susseguite dal 1976 non in una è stato adottato il modello Friuli e i risultati non sono stati positivi.

Al modello Friuli va messa la sordina perché impregnato del massimo decentramento dallo Stato alla Regione e da questa ai Comuni ed ai sindaci-funzionari delegati della Regione, perché la popolazione svolse un ruolo da protagonista in un processo altamente democratico. Al contrario, la gestione centralista della ricostruzione vuole una sola persona-commissario straordinario, cui spettano le decisioni, mentre i terremotati stanno buoni e tranquilli ad aspettare la risoluzione dei propri problemi.

Invero il modello Friuli è stato messo in sordina anche perché il Friuli stesso vi è finito, in quanto terminata la ricostruzione, ha contato sempre meno nei palazzi romani: dopo gli illustri ministri di un tempo è da anni che il Friuli non ha nel governo neanche un sottosegretario.
 

Franceschino Barazzutti

presidente onorario dell’Associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione del Friuli.

31 maggio 2017
 
 

venerdì 20 gennaio 2017

L'IDROELETTRICO E LA NOSTRA AUTONOMIA SPECIALE di FRANCESCHINO BARAZZUTTI


 REGIONE FRIULI - VG

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


L’IDROELETTRICO

E LA NOSTRA

AUTONOMIA SPECIALE

di

Franceschino Barazzutti



Nell’aprile del 2015 in sede di esame del DDL 82 “Disciplina organica in materia di difesa del suolo e di utilizzo delle acque” uno schieramento trasversale di Consiglieri regionali (Revelant, Riccardi, Colautti, Boem, Dal Zovo, Lauri, Violino, Edera) presentava il seguente emendamento:

Art.35 bis (Società Energia Friuli Venezia Giulia) che al comma 1 così recitava L’Amministrazione regionale è autorizzata, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, a costituire una Società di capitali denominata "Società energia Friuli Venezia Giulia – SEFVG", nella forma ritenuta più confacente all’oggetto sociale, totalmente partecipata della Regione FVG, che abbia ad oggetto l’organizzazione dei mezzi tecnici, economici, finanziari ed umani per le attività di ricerca, produzione, trasporto e distribuzione di energia al fine di raggiungere l’autonomia energetica del Friuli Venezia Giulia tutelandone nel contempo l’ambiente”.

Questo opportuno e coraggioso emendamento non finì nel testo approvato della legge, ma ….nel nulla!

Ad esso seguì la ritirata su un flebile Ordine del Giorno (presentatori Revelant, Riccardi, Colautti, Boem, Shaurli, Lauri, Paviotti, Ciriani, Piccin, Frattolin, Barillari) accolto dalla Giunta, che la impegnava “a presentare al Consiglio regionale entro 12 mesi un disegno di legge recante la disciplina delle concessioni di derivazione d’acqua a scopo idroelettrico”.

A quasi due anni da allora tale impegno è inevaso. Nel frattempo, operatori energetici “foresti” hanno sguazzato a loro piacere nell’idroelettrico del Friuli.

Vediamo chi e come. Alla fine del 2015 veniva portata a termine un’operazione finanziaria che ha cambiato profondamente l’assetto proprietario del settore idroelettrico in Friuli. L’operazione è avvenuta nel disinteresse della Regione, degli enti locali, degli imprenditori e della società friulana. I protagonisti di tale operazione sono stati:

Edipower spa, nel cui assetto azionario figuravano a quel tempo la controllante potente multiutility A2A dei comuni di Milano e Brescia per 79,5%, alcune banche per l’11,96%, la Società Elettrica Altoatesina (SEL) per l’8,54%. Edipower allora era proprietaria di ben 26 centrali idroelettriche in regione localizzate sull’asta del Cellina, sul canale derivato dall’Isonzo, sul canale Ledra e in Carnia le centrali Tramba, di Luincis, di Arta e – le più importanti - di Ampezzo e di Somplago.

Società Elettrica Altoatesina (SEL), allora controllata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, avente partecipazioni con Edison nelle società Hydros (60%) e in Seledison (58%) proprietarie di centrali idroelettriche in Alto Adige, nonché in Edipower (8,54%) come suesposto.

Edison spa, controllata da Electricité de France (EdF), con SEL è azionista nelle società bolzanine Hydros (40%) e Seledison (42%), è proprietaria in Friuli delle 5 centrali dell’asta del Meduna (Valina, Chievolis, Meduno, Colle, Istrago con concessioni in scadenza nel 2020-21)) e della centrale turbogas di Torviscosa.

L’operazione finanziaria tra questi tre protagonisti si è attuata in due fasi.

La prima fase riguarda il rapporto tra SEL ed Edipower ed è esposta nel comunicato stampa di A2A del 28.12.2015: “Per effetto dell’operazione, viene assegnato a Cellina Energy srl, società interamente partecipata da Società Elettrica Altoatesina spa (SEL) , il compendio costituito dal complesso di impianti idroelettrici di titolarità di Edipower costituenti il cd. “Nucleo di Udine”, fatta eccezione per gli impianti idroelettrici di Ampezzo e Somplago e le opere ad essi inerenti, insieme ai rapporti giuridici attivi e passivi ad essi funzionali e cassa per complessivi 38,5 milioni di ero, previa acquisizione da parte di SEL, titolare di una partecipazione in Edipower pari all’8,54 del capitale sociale, delle restanti partecipazioni detenute in Edipower dai soci Finanziari Banca Popolare di Milano S.c.a.r.l., Fondazione Cassa di risparmio di Torino e mediobanca – Banca di Credito Finanziario Spa, pari all’11,96 del capitale sociale di Edipower. La scissione avrà efficacia il 1 gennaio 2016; è previsto un meccanismo di aggiustamento in relazione alla situazione patrimoniale del compendio scisso al 31 dicembre 2015. Per effetto dell’operazione A2A deterrà il !00% del capitale sociale di Edipower”. E così la quota azionaria di SEL è liquidata con il trasferimento in proprietà alla stessa di 24 centrali idroelettriche di Edipower in Friuli.

La seconda fase riguarda i rapporti tra SEL ed Edison. La politica energetica della Provincia Autonoma di Bolzano punta al potenziamento di SEL escludendo dal proprio territorio operatori esterni, Edison compresa. Pertanto SEL ha liquidato le quote azionarie di Edison in Hydros ed in Seledison trasferendo ad Edison le 24 centrali friulane ricevute da Edipower, diventando così proprietaria al 100% di Hydros e di Seledison. Nel 2016 SEL e la energetica altoatesina AEW si sono fuse nella nuova società Alperia, a seguito di che il presidente della Provincia Arno Kompatscher poteva dichiarare "L'energia è in mani altoatesine" e un grande passo avanti dal punto di vista della nostra autonomia….che porterà tariffe ancora più competitive a beneficio di imprese e famiglie”. Ciò che la presidente Serracchiani non può, purtroppo, affermare relativamente alla situazione nella nostra regione.

E così lor signori si sono tutti sistemati: la Lombarda multiutility A2A ha potuto assorbire in sé Edipower essendone diventata l’unica proprietaria e conservare le grandi centrali di Ampezzo e Somplago, oltre alla termoelettrica di Monfalcone. SEL si è liberata dalla presenza dell’esterna Edison. Edison, che già deteneva le 5 centrali del Meduna e quella termogas di Torviscosa ha acquisito attraverso SEL altre 24 centrali idroelettriche in Friuli, diventandovi una presenza dominante. Così, il suo amministratore delegato Bruno Lescoeur dichiarava: “Edison si rafforza nell’idroelettrico e allunga la vita media del proprio portafoglio idroelettrico riducendo i rischi legati ai rinnovi delle concessioni”.

Già, le concessioni! In assenza (voluta?) della sopracitata società energetica regionale, che possa concorrere all’assegnazione o all’acquisizione delle concessioni, la Giunta regionale continua a concedere i rinnovi agli stessi concessionari.

Di fronte all’operazione Edipower-SEL-Edison del valore di 230 milioni circa, eseguita sotto gli occhi (bendati o che guardavano altrove?) dei nostri governanti, al disinteresse dei friulani, al quadro che ne è risultato la nostra autonomia speciale ne esce umiliata: non è accettabile che in Friuli società “foreste” se la facciano da padrone assolute nell’idroelettrico. Così non va!

Io vorrei che, come Kompatscher, anche una/un Presidente della nostra Regione potesse quanto prima affermare "L'energia è in mani friulane" e che ciò costituisce “un grande passo avanti dal punto di vista della nostra autonomia”.

Sì, perché l’autonomia, per essere veramente tale e non solo teorica, va realizzata (e ampliata!) nel concreto, utilizzando (e disponendo!) a loro vantaggio le risorse dei territori, di cui l’idroelettrico è fondamentale particolarmente in quelli montani.

Purtroppo non lo si è fatto sinora, ma non è mai troppo tardi per imparare dalle positive esperienze dell’Alto Adige e del Trentino, per iniziare un percorso partecipato che, attraverso la costituzione della Società energia Friuli Venezia Giulia, realizzi l’acquisizione in capo alla stessa del maggior numero di concessioni, comprese quelle delle centrali di Ampezzo e Somplago, sui dissesti ambientali delle quali necessita un intervento. Un percorso in cui un ruolo importante devono avere sin dall’inizio gli operatori idroelettrici locali quali la Società Elettrica Cooperativa Alto But, la Società Cooperativa Idroelettrica di Forni di Sopra, la Comunità Montana della Carnia, l’Idroelettrica Valcanale Sas e altri produttori minori.
  
Un percorso che attui il passaggio dall’attuale situazione di “acque nostre ma centrali, kilowatt e profitti loro” ad una nuova di “acque nostre quindi centrali, kilowatt e redditi pure nostri!”.

Franceschino Barazzutti

già presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico 1977-1995

mercoledì 23 novembre 2016

Friuli - Elettrodotto Wurmlach-Somplago - Comunicato Stampa: "A ciascuno il suo!!"



Elettrodotto
Wurmlach-Somplago


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

COMUNICATO STAMPA


Unicuique suum

A ciascuno il suo (Cicerone)

 
La presidente della giunta regionale Serracchiani sotto un titolo a piena pagina annuncia che l’elettrodotto Wurmlach-Somplago potrà essere totalmente interrato, attribuendo il merito di ciò “al lavoro dell’amministrazione e del confronto con Alpe Adria energia spa”, cioè a se stessa.

I Comitati popolari che operano nella nostra montagna salutano l’abbandono della disastrosa variante aerea di tale elettrodotto e, nell’occasione, ricordano alla debole memoria della presidente alcuni momenti salienti della vicenda:

  1. Il merito non è suo ma dei 4000 carnici che qualche anno fa sono scesi in piazza a Tolmezzo ed a Paluzza a manifestare la loro decisa opposizione all’elettrodotto aereo;
  2. Il merito è dei Comitati popolari che hanno tenuto tante assemblee nei paesi delle valli ed organizzato le manifestazioni nell’indifferenza della classe politica e delle istituzioni. E’ di quei Comuni e loro sindaci della Val But che si sono fermamente opposti.
  3. Il merito  è  di  tutti  coloro   che   non  hanno   mai  creduto, contestandola, alla bufala dell’impossibilità dell’interramento dell’elettrodotto sparsa a piene mani da esponenti politici, tecnici servizievoli e, purtroppo, qualche amministratore comunale. Costoro hanno diffuso la bufala per coprire un interesse privato a scapito di quello pubblico. Ora la smentita.
  4. Il merito è dei vicini carinziani e delle loro amministrazioni comunali che si sono opposte con dimostrazioni popolari ed in sede giudiziaria sino ad ottenere la bocciatura del progetto aereo da parte del Consiglio di Stato di Vienna (non di Roma!)
  5. Il demerito è invece di quelle amministrazioni comunali e loro sindaci (Cavazzo Carnico, Lauco, Tolmezzo) che a suo tempo diedero il proprio nulla osta alla variante aerea o che non si opposero.
  6. L’elettrodotto aereo Wurmlach- Somplago è stato proposto anni fa dalla privata Alpe Adria Energia spa all’Unione Europea - tant’è che tuttora figura nella lista dei collegamenti energetici europei prioritari - quando sui banchi del parlamento europeo sedeva proprio l’on. Serracchiani, che nulla fece per fermare il percorso di quest’opera, fonte di tante preoccupazioni per gli abitanti delle valli attraversate.
  7. Preoccupazione che tuttora rimane per il fatto che l’elettrodotto “potrà” essere interrato, il che non significa che “sarà” interrato. Tanto più che in materia di elettrodotti nella nostra regione se ne sono viste e se ne stanno vedendo di tutti i colori grazie alla sudditanza della Regione a Terna spa.
  8. Per questo motivo, pur prendendo atto del superamento di quello che sinora è stato il tabù dell’interrato, siamo e saremo particolarmente vigili, pronti alla mobilitazione. Sin da ora chiediamo che del progetto della variante interrata sia data piena informazione alla popolazione.
  9. Siamo convinti che l’interramento degli elettrodotti sia non solo possibile ma necessario: è una questione di civiltà. Per questo il nostro pensiero scende dalle nostre montagne verso la piana friulana ed inorridisce alla vista di quei minareti-sostegno dell’elettrodotto aereo Redipuglia-Udine ovest: uno sfregio al Friuli ed alla credibilità del piano paesaggistico regionale. Anche quell’elettrodotto va interrato! Per di più l’interramento in pianura è più facile che in montagna.
  10. Non ci sfugge la imbonitoria “tempistica referendaria” della presidente Serracchiani in cerca di voti. Ma in materia di energia può gabbare gli sprovveduti, non chi ha ben esaminato la legge di riforma costituzionale che, togliendola alla competenza concorrente della Regione, ha introdotto all’art.31 (Modifica dell’art. 117) lettera v) la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di: produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia. Il che significa che il governo di Roma farà quello che vorrà senza confrontarsi con regioni, territori, popolazioni.

    Conseguentemente, ove la riforma costituzionale fosse approvata, l’annuncio “interrato” della Serracchiani da Trieste potrebbe nuovamente diventare “aereo” da Roma, dove la lobby energetica è ben più introdotta e protetta di quanto non lo sia già a Trieste.
Carnia, 21.11.2016

Hans Puntel – Comitato “Carnia in Movimento” , Alto But

Franceschino Barazzutti – “Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento, Tolmezzo”                                    

Antonino Galassi - “Comitato acqua Libera”, Paluzza

Ira Conti – Comitato “Per altre strade Carnia – Cadore”, Val Tagliamento

Paolo Querini – “Comitato Val Degano”

Marco Lepre – “Legambiente della Carnia”
 
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domenica 1 novembre 2015

FRIULI: UNA COLONIA IDROELETTRICA!


REGIONE

IDROELETTRICO

L'ORO BIANCO FRIULANO

(ACQUA)

NON INTERESSA ALLA

GIUNTA SERRACCHIANI!
 
 
 
Giunta regionale che “pare” interessata solo a Trieste e allo sviluppo del "suo" porto, unico problema esistente in regione: non ce ne sono altri!


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Copia e incolla da:
 
 
"(….) Con questa operazione passano dunque di mano le centraline di Edipower operative in Friuli Venezia Giulia che fanno capo al “Nucleo di Udine” di Edipower, 319 mega watt di potenza installata, che ha sede a Somplago di Cavazzo Carnico, e che raggruppa gli impianti idroelettrici situati in Friuli Venezia Giulia che utilizzano le acque del torrente Cellina, dei fiumi Isonzo e Tagliamento e di alcuni affluenti di quest’ultimo, comprese le dighe, le opere di derivazione, le centrali propriamente dette, le stazioni elettriche annesse e tutte le pertinenze degli impianti stessi.

Otto sono gli impianti principali (2 di grandi dimensioni: Somplago e Ampezzo; 6 di medie dimensioni: il bacino di Barcis, ad acqua fluente, quello di San Leonardo, quello di San Foca oltre a Cordenons, Villa Rinaldi e Ponte Giulio) collegati alla rete ad alta tensione (Asta del Tagliamento e Asta del Cellina) e diciotto quelli minori (ad acqua fluente), collegati alla rete a media tensione e sparsi sul territorio nelle province di Udine, Gorizia e Pordenone.

27 ottobre 2015

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Lunedì 02.11.2015 ore 10

Palazzo della Regione

Udine via Sabbadini, 30

Sala Modotti


 
CONFERENZA STAMPA

 
 
I Comitati di difesa territoriale
 
della montagna  terranno
 
una conferenza stampa sul tema:



FRIULI:
 
UNA COLONIA
 
 IDROELETTRICA
 

 

Le numerose centrali idroelettriche, presenti in Friuli che producono un’ingente ricchezza sfruttando le nostre acque, continuano a passare di mano da padroni foresti a padroni altrettanto foresti mentre la politica e le istituzioni regionali fanno da spettatori, anzichè svolgere un ruolo attivo nel settore, come dovrebbero.

L’annunciato passaggio di mano di centrali idroelettriche da Edipower alla sudtirolese SEL avrà….ulteriori sviluppi.

Interverranno:

Paolo Querini, Comitato Val Degano

Antonino Galassi, Comitato Acqua Libera, Val But

Franceschino Barazzutti, Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento

Per i Comitati: Franceschino Barazzutti

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lunedì 5 gennaio 2015

Comunicato Stampa - "L’”autonomista”, centralista e centralizzatore"


FRIULI
 
AUTONOMIA
 
"l’autonomia vera
comincia proprio dalle comunità locali."
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Comunicato stampa

L’”autonomista”,

centralista e centralizzatore


I Comitati della montagna hanno salutato con interesse la nascita del “Laboratori di Autonomie” per l’obiettivo che si è posto di riproporre con forza il bisogno di Autonomia nelle sue varie declinazioni, settori, realtà territoriali, Comuni, Regione. A maggior ragione, poichè gli iniziatori sono stati i sindaci di 12 Comuni friulani: Tramonti di Sotto, Vito d’Asio, Rive d’Arcano, Flaibano, Mereto di Tomba, Sedegliano, Lestizza, Muzzane, Carlino, Torviscosa, Precenicco, Fiumicello.
 
Già, Fiumicello, dove sindaco è il dott. Ennio Scridel.

Si dà però il caso che il dott. Scridel sia anche il presidente della Consulta d’Ambito Territoriale Ottimale (CATO) del Friuli Centrale , l’organismo succeduto all’ATO, a cui spettava il governo del servizio idrico prima che con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 questo passasse interamente all’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) di Milano, dal quale ora il CATO dipende.

Ebbene, il dott. Scridel, sindaco di Fiumicello, in qualità di presidente del CATO ha ordinato di consegnare entro il 15.01.2015 a Carniacque spa le chiavi degli acquedotti ai suoi colleghi sindaci di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo, comuni montani con popolazione inferiore a 1000 abitanti, che hanno continuato a gestire autonomamente il servizio idrico nei rispettivi comuni conformemente alla ferma volontà dei loro cittadini. Un paradosso che vede il presidente di un organismo strumentale dare ordini ad un ente di livello costituzionale qual è un comune! Come si sentirebbe il sindaco Sgridel se un sindaco della montagna e presidente della CATO gli ordinasse che cosa deve fare delle storiche fontane di Fiumicello?

Lo ha fatto arrampicandosi sugli specchi di una sentenza superata dal dettato della recente Legge 11 novembre 2014, che all’art.7, comma 1, lettera b) così recita: ”Sono fatte salve le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti istituite ai sensi del comma 5 dell’art. 148”. E’ il caso dei citati tre comuni.

E così, mentre la Legge “romana” salvaguarda l’autonoma gestione decentrata di questi comuni, l’”autonomista” friulano dott. Scridel vuole centralizzarla in Carniacque spa (e oltre!), società oberata di debiti, come egli sa. La vogliono centralizzare i suoi colleghi del CdA, loro pure sindaci o amministratori comunali. Lo vuole particolarmente il rappresentante della Carnia, il già sindaco di Raveo, Ariis che, ora, dimentico, si accanisce contro i tre citati comuni carnici ed i comitati che lo sostennero contro l’apertura di una cava nella sua Raveo. Tutti costoro pensano forse di sanare le finanze di Carniacque con le bollette dei 133 abitanti di Ligosullo?!

Lo ha fatto in fretta, senza aspettare che la nostra Regione a statuto speciale finalmente adotti, come deve, la legge di settore, ben sapendo che la Regione Liguria, a statuto ordinario, ha adottato la legge n.1/2014 che all’art 10 prevede la gestione autonoma dei comuni sino a 3.000 abitanti e resiste al ricorso avverso del governo. Lo ha fatto conoscendo l’ampia autonomia dei comuni trentini in materia di servizio idrico e non solo.

Lo ha fatto ben sapendo che il prossimo futuro delle società di gestione del servizio idrico nella nostra regione è il loro accentramento ed assorbimento nella multiutility bolognese Hera, quotata in borsa, che ha già acquisito Acegas di Trieste e Amga di Udine: altro che autonomismo! Altro che sussidiaretà, principio base del buon governo! Il dott. Scridel non può non sapere questo e ignorare che il suo ruolo nella CATO è funzionale a questa politica centralizzatrice regionale e governativa.

In questi giorni gli abitanti di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo stanno sottoscrivendo una lettera d’invito alla presidente Serracchiani ad incontrarli. I Comitati invitano il dott. Scridel a salire in quei paesi e confrontarsi con gli abitanti, a fianco dei quali sono schierati i montanari, i quali sanno bene che l’autonomia vera comincia proprio dalle comunità locali.

Al sindaco di Mereto di Tomba, Massimo Morettuzzo, dirigente del Centro di Volontariato Internazionale (Cevi), con cui i Comitati della montagna hanno un rapporto di collaborazione in difesa dell’”Acqua Bene Comune”, rivolgiamo l’invito a saper distinguere gli autonomisti veri da quelli falsi, ai quali fa comodo darsi anche un belletto di autonomista purchè giovi alla propria carriera politica.

29 dicembre 2014

Per il “Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento” – Tolmezzo: Franceschino Barazzutti

Per il “Comitato Carnia in movimento” – Valle del But: Renato Garibaldi

Per il “Comitato Per Altre Strade” – Val Tagliamento: Ira Conti

Per il “Comitato Acqua Libera” – Alta Valle del But: Antonino Galassi

Per il “Comitato Val Degano” – Val Degano: Paolo Querini

Per il “Comitato difesa e valorizzazione del lago” – Val del Lago: Annamaria Gisolfi
 
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Il Comunicato Stampa sopra riportato, è stato interamente pubblicato sul settimanale LA VITA CATTOLICA (Ud), giovedì 8 gennaio 2015, con il titolo "Veri autonomisti o furbi accentratori?" 
 


venerdì 7 febbraio 2014

REGIONE FRIULI - IL PARADOSSO: TANTA ENERGIA, TANTI BLACKOUT



Riceviamo e ringraziando

pubblichiamo

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REGIONE FRIULI



Il paradosso:

tanta energia, tanti blackout

di

Franceschino Barazzutti



Che in montagna d’inverno nevichi dovrebbe essere noto a tutti, in particolare a coloro che gestiscono servizi essenziali.

Che tali nevicate possano essere anche particolarmente intense e prolungate dovrebbe pure essere noto. Conseguentemente, buon senso richiederebbe che i gestori di tali servizi assumano adeguati provvedimenti durante e dopo le nevicate, ma principalmente provvedimenti di prevenzione.

Quello che è successo nella nostra montagna a seguito delle recenti nevicate con diffuse e protratte interruzioni dell’energia elettrica, dei collegamenti telefonici ed isolamento di abitati è inaccettabile. Pertanto giusta è la rabbia dei cittadini e dei sindaci. Giusta è la promozione di una class-action verso i gestori della rete elettrica. Ma tutto questo non basta, tanto più che così si corre il rischio di non individuare le cause profonde di tali disservizi e le possibilità che si ripetano.

Andiamo al concreto. Con tutto il rispetto per i disagi subiti dagli abitanti di altri territori, concentriamo la nostra attenzione su due realtà: gli abitati della Val Degano e quelli della valle del But, Ravascletto compreso.

Ebbene, nella Valle del But i disagi sono stati minimi, invece sono stati pesanti e protratti nella Val Degano.


Poniamoci la domanda: perché?


Nella Valle del But l’energia elettrica è fornita dalla Società Elettrica Cooperativa Alto But (Secab), la quale, oltre ad un forte sconto sul prezzo agli utenti, presenta le seguenti caratteristiche: le sue (sei) centrali idroelettriche di produzione stanno su quel terrirorio, le condotte di convogliamento sono, quindi, brevi e, importante, di sua proprietà e non di Terna o dell’Enel, le reti di distribuzione sono pure di sua preprietà, alcune condotte e reti sono interrate, garantisce autonomia energetica alla sua valle, cede energia alla rete nazionale, la sua base societaria è costituita dagli abitanti e dai Comuni locali, i suoi dirigenti e dipendenti sono espressi dallo stesso territorio. E’ l’insieme di questi fattori che hanno fatto sì che i disagi conseguenti alle recenti nevicate siano stati minimi nella Valle del But.

Esaminiamo invece la situazione nella Val Degano, dove i disagi sono stati pesanti e protratti nonostante la presenza delle centrali Avanza1 e Avanza2 (società Monte Cucco), Degano, Fulin e Sostasio (Comunità Montana), Vaglina-Degano (Secab), Luincis (Edipower), Cartiera (Serel-Mera).

Nella Val Degano si assiste al paradosso: tanta prodozione di energia elettrica da un lato, tanti e protratti black out dall’altro lato. La spiegazione sta nel fatto che i produttori consegnano l’energia ad Enel e Terna che la convogliano, su condotte e reti di loro proprietà, dove maggiormente conviene loro, trascurando la Val Degano, che così dà molto mentre riceve nulla.

Occorre quindi andare ben oltre le pur giuste proteste e class-action e porre in essere provvedimenti ed iniziative che incidano sulle cause oggettive oltre che soggettive del disservizio e garantiscano la normalità nei paesi della nostra montagna.

E’ evidente che il “modello Secab” è il più adeguato alla montagna. Quindi va adottato e diffuso. Di questo devono farsi carico i montanari, i Comuni, la Comunità Montana, la Regione, la politica.

I Sindaci devono capire che non fanno l’interesse delle loro comunità dando parere positivo a centrali private per qualche compensazione. La Regione deve capire che deve acquisire le concessioni via via in scadenza e non deve rilasciare concessioni idroelettriche a dritta ed a manca a privati, frequentemente “foresti”, ma prioritariamente ai Comuni aiutandoli finanziariamente a realizzare le centrali con uno speciale fondo di rotazione ad essi destinato a tasso minimo.

S’informino gli amministratori regionali di come la Provincia Autonoma di Trento gestisce l’idroelettrico ed imparino.

Decisivo è per la nostra montagna che Comuni, Comunità Montana, Secab, Cosint, produttori idroelettrici privati si riuniscano in un unico polo di produzione e distribuzione di elettricità secondo il modello Secab.

Alla Regione il compito di favorire il raggiungimento di tale obiettivo e di liberare la montagna dall’ingombrante presenza dei grandi gruppi energetici (Edipower, Enel, Terna) che sfruttano le nostre acque per portare altrove l’energia ed i profitti, mentre usano le nostre valli per farci transitare i loro mega elettrodotti.

4 febbraio 2014


Franceschino Barazzutti

già presidente del Consorzio BIM Tagliamento