Visualizzazione post con etichetta Interporto di Cervignano del Friuli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Interporto di Cervignano del Friuli. Mostra tutti i post

domenica 2 agosto 2015

LA PORTUALITA' NON E' UNA QUESTIONE TRIESTINA!

 
REGIONE
 
 
LA PORTUALITA'
 
 NON E'
 
UNA QUESTIONE TRIESTINA!
 

..............................



Comitato per l’Autonomia

e il Rilancio del Friuli



COMUNICATO STAMPA

 

Friuli
 
Per un polo logistico
internazionale
che coinvolga
tutte le realtà del Friuli

 
 
Anche se non è tutto credibile quello che si dice in ambienti della logistica, cioè che per ogni milione di container (TEU) in più movimentati nei porti, ci sarebbero due miliardi di aumento del Pil nelle aree sottese, riteniamo che una stagione di recupero traffici dai porti del Nord-Europa a favore delle banchine dell’Alto Adriatico è del tutto possibile data la valenza del Mediterraneo e vada giocata per il recupero dalla crisi. Quindi anche il Friuli deve attrezzarsi per partecipare a questa nuova prospettiva dei trasporti marittimi, sviluppando servizi di porto secco, facendo ripartire Porto Nogaro e l’interporto di Cervignano.

Ci poniamo però la domanda se i soggetti che nel porto di Trieste hanno i monopoli delle banchine, dell’indirizzamento dei trasporti e la gestione di tutto il terziario connesso (diecimila occupati di cui metà svolgono attività professionali anche in altri settori, oltre ad avere avviato agenzie di spedizione anche ai moli di Capodistria) vogliano veramente affrontare la sfida della crescita con la necessità di spartire il potere economico e fare largo a nuovi attori.

La politica regionale pare invece essere più aperta, perché sembra voler, almeno in parte, realizzare un modello come in Veneto, in Liguria-Piemonte e in Lombardia – Emilia, dove su un piede di parità vediamo più soggetti che lavorano nella filiera dalle banchine agli interporti.

Questo è il modello organizzativo e operativo che si può definire “padano”, ma che poi è anche quello del Nord-Europa, che ha allargato i porti al territorio, e che dovremmo prendere ad esempio. Quindi in regione le politiche verso i porti secchi vanno aggiornate, e in Friuli l’esperienza dei porti secchi va perseguita e allargata, dai nodi ferroviari, alle aree industriali, agli interporti, ma in ogni caso mettendosi a rete con tutta la realtà portuale dell’ Alto Adriatico.

Nella nostra Regione, i componenti di un sistema che sulla carta comprende vari attori, dalle Banchine di Trieste, Monfalcone, Porto Nogaro fino agli interporti, aree industriali, nodi ferroviari, dovrebbero lavorare come network.

Ma senza un progetto costruito con la collaborazione di tutti gli operatori, con un accorto bilanciamento di poteri e funzioni, si rischia invece di limitarsi a perpetuare il carattere strettamente municipalista del trasporto marittimo di Trieste dove già si è ostacolato lo sviluppo, col veto all’insediamento della superbanchina tecnologica della multinazionale oceanica Maersk.

I monopoli portuali triestini (forti dei recenti e incredibilmente lunghi rinnovi delle concessioni) che evidentemente sono in grado di “pilotare” una parte significativa dell'elettorato triestino, dicono che non vogliono regionalizzare il loro porto, cioè mettersi alla pari di uno qualunque degli attori di network.

Probabilmente ritengono che anche recuperando alla Regione le entrate fiscali sui traffici, non ci sarebbero i fondi pubblici per aumentare la capacità ricettiva di container, e quindi vogliono che Trieste resti un porto “nazionale”, saldamente nelle loro mani. Difficile, per la verità, dargli torto, considerato che Roma sta recuperando soldi e poteri e che può decidere se Venezia potrà o meno fare il porto off-shore che darebbe un colpo non indifferente allo status quo della città alabardata.

Il problema va però inquadrato in una visione complessiva delle regioni dell’Alto Adriatico e dato che entrambe le direttrici europee Ten-10, la Mediterranea e la Adriatico – Baltico passano per il Friuli, è inammissibile che non veda i potenziali porti secchi del Friuli ben coinvolti. Va respinta ad esempio la continua esclusione dell’Interporto di Cervignano.

Ma qualcosa si sta muovendo anche in Friuli se le due aree industriali di Carnia e Udine Sud stanno per fondersi in un'unica Amministrazione e si spera che con almeno l’adeguata spinta della Provincia nel quadro della recente proposta “La provincia di Udine diventi polo logistico internazionale” , l’Area Sangiorgina- Cervignanese con scalo, interporto, e porto industriale, possano ancora unirsi. Così si potrà creare il governo logistico di un complesso di imprese industriali e di servizi abbastanza grande da essere ben visibile nell’ arena dei mercati per inventare strategie, implementare l’indotto, e trattare da pari a pari con Trieste e tutto il Nord-Est, coinvolgendo anche il Friuli occidentale che già si sta muovendo.

Le aree passibili dello sviluppo della portualità secca, cioè del Friuli, devono quindi superare il localismo incentrato su Trieste trasformando il settore in un elemento importante per il rilancio dell'economia e dell'occupazione.

Ma per non cadere nel rischio del perpetuarsi di una visione municipalistica del problema come finora imposto, intendiamo porre la domanda: che modello strategico-operativo ha in mente la politica regionale?


Comitato per l’Autonomia
e il Rilancio del Friuli
 
il portavoce
 
Giancarlo Castellarin
 
..............
 
Il Comunicato stampa è stato pubblicato sul settimanale LA VITA CATTOLICA il  9 luglio 2015 con il significativo titolo "La portualità non è una questione triestina".

mercoledì 1 aprile 2015

E LA MOZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL 2014 PER L'INTERPORTO DI CERVIGNANO DEL FRIULI?



E LA MOZIONE DEL 2014
DEL CONSIGLIO REGIONALE
PER L'INTERPORTO DI
CERVIGNANO DEL FRIULI?

.......... 

Dal sito internet


 

Interporti: il Ministero inserisce gli  INTERPORTI di PORDENONE e FERNETTI (TS)  nelle richieste di fondi all'Europa.

Per i bandi Ten-T l'Italia ha presentato a Bruxelles 71 progetti per 2 miliardi 471 milioni. Obiettivo: potenziare la capacità operativa dell'intermodalità sulla lunga distanza
 
30/03/2015 - Lo sviluppo dell'Interporto di Pordenone è stato inserito tra i 71 progetti strategici per il quale il Ministero delle Infrastrutture ha chiesto a Bruxelles i fondi comunitari nell'ambito dei bandi che interessano la rete transnazionale dei Trasporti (Ten-T).
 
La piattaforma logistica della Destra Tagliamento è una delle uniche tre in Italia, insieme a quella di Padova e di Fernetti, ad essere stata inserita nella lista presentata agli uffici del Parlamento europeo nella sezione riservata al campo intermodale. Tra le sei proposte complessive, per un valore di 12,5 milioni di euro, c'è quindi anche quella che interessa l'Interporto di Pordenone; i fondi richiesti serviranno per il potenziamento dell'efficienza e capacità operativa dei terminal, con forte impatto sull'intermodalità nel traffico a lunga distanza.

L'intero pacchetto, del valore complessivo di 2 miliardi 471 milioni di euro, è cofinanziato dal Connecting Europe Facility (Cef) lo strumento europeo che sostiene le attività nel campo delle infrastrutture, trasporti, telecomunicazioni ed energia. L'UE, per tutti i Paesi membri, ha stanziato complessivamente 30 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. “Già da tempo – spiega il presidente di Interporto Pordenone Giuseppe Bortolussi – stiamo lavorando per incrementare il traffico nel nostro terminal. In questo senso vanno quindi sia le operazioni di internazionalizzazione portate avanti con il Consorzio “Corridoio Italia Serbia”, sia i contatti avviati con Ungheria e Ucraina. L'accelerazione verso i mercati dell'Est si è avuta da quando abbiamo ottenuto da Rete Ferroviaria Italiana il contratto di raccordo che ci permetterà di realizzare a Pordenone lo scalo merci ferroviario con standards europei. Confidiamo molto anche sui fondi Cef – conclude Bortolussi – poiché ci permetterebbero di incrementare l'offerta del nostro terminal, con ricadute positive tanto in provincia quanto in regione. Il fatto che il progetto di sviluppo di Interporto Pordenone sia stato uno dei pochi in Italia inserito nella lista che il Ministero ha presentato a Bruxelles, ha per noi un grande valore. Ciò significa che la politica fino ad ora portata avanti e le operazioni infrastrutturali programmate sono state valutate positivamente e che Roma ritiene Interporto uno degli hub di rilevanza strategica a livello nazionale”.

Oltre agli Interporti, il programma Cef prevede interventi anche in altri settori. Per il comparto ferroviario, il Ministero ha presentato 32 proposte (2.230 milioni); a questo si aggiungono poi il comparto marittimo (15 proposte, 130 milioni), stradale (9 proposte, 16,6 milioni), Innovazione (5 proposte, 8,7 milioni) ed infine le idrovie (20,9 milioni).

............

Cip - Via Brazzacco 4/1 Udine - Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli

martedì 8 aprile 2014

No! Al decomissionamento dello Scalo e Interporto di Cervignano



No! Al decomissionamento

dello Scalo e Interporto

di Cervignano

di

Giancarlo Castellarin

Comitato per l'autonomia e
il rilancio del Friuli
 
Verso il 2010 si inizia di fatto un operazione di spegnimento pilotato dello scalo ad opera di Trenitalia della grande opera cui tante speranze erano state riposte. Una struttura che nel 2008 smistava, si dice, circa 30.000 carri mese compresi i vuoti, viene ridimensionata a fine 2012 a soli circa 5000 carri mese. Nel ridimensionamento si è andati quindi ben oltre gli effetti della crisi industriale, e senza un cenno di disappunto della politica. L’occupazione allo scalo viene ridotta da 400 a 150 unità. Intanto, qua e là in regione si propongono continuamente nuovi interporti . Ad esempio il neo scalo e interporto di Pordenone (appoggiato all’ avvio da Trenitalia) lavora già su circa un migliaio di carri mese. Intanto gli scali di Feistriz in Carinzia (che rappresenta il secondo scalo austriaco) e Sesana in Slovenia, smistano e trattano convogli al posto di Cervignano, da e per il Nord-Est europeo e l’Italia, acquistando anche il relativo portafoglio clienti. Dichiarava la politica all’inaugurazione nel lontano Febbraio 2000. “Lo scalo e l’interporto “Alpe-Adria”di Cervignano del Friuli si prefigge di costituire il fulcro regionale dell’ intermodalità, diventando un punto di riferimento per il traffico delle merci nel Nord-Est italiano ed un centro nevralgico di collegamento tra la penisola e i Paesi dell’ Europa nord-orientale.

Questo “fulcro regionale” della intermodalità e della logistica, dopo un investimento ai valori di oggi si dice vicino al miliardo, travolto dagli indirizzi operativi di Trenitalia e da gelosie, risulta nel 2013 operare solo a circa il 10% della sue potenzialità. Degli onerosi - per il contribuente - impianti di Cervignano, oggi è rimasta ben modesta traccia nella Piattaforma logistica regionale, dovrebbe servire infatti solo l’ area industriale dell’ Ausa-Corno. Sono emersi intanto in regione due indirizzi nel settore, quello dell’ intermodalità diffusa, e quello della concentrazione della maggioranza degli investimenti e della operatività in un solo interporto, ma udite! a Fernetti non a Cervignano. Si accampano persino, come motivazioni, errori di strutturazione degli impianti assolutamente inesistenti, e problemi dovuti alla portualità specifica di Trieste.

Ma un esame attento della situazione impone in regione un disegno logistico con il rilancio dello scalo e interporto cervignanese in primis, dato che è posizionato proprio alla confluenza di ben due Corridoi Europei, e prossimo alle aree industriali regionali, e ai porti, che lo rendono atto anche a funzioni di retroporto come Rivalta Scrivia e Padova. Il governo regionale imposti quindi una vertenza senza timidezze con il Ministero dei trasporti e Trenitalia. Ora quest’ultima dichiara finalmente di aprirsi anche all’investimento nel trasporto merci: si presentano quindi spazi di ricontrattazione per un ruolo che deve ritornare di dimensione nazionale e internazionale. Recuperando questo contesto non sarà difficile rimotivare anche l’investimento privato verso strutture imponenti, che non vanno lasciate deteriorare, riportando all’attività una strumentazione logistica all’altezza della vocazione e posizione geopolitica della Regione.
 
 
  
 Comitato per l’autonomia
 
 e il rilancio del Friuli
 
Giancarlo Castellarin


................

 

In data martedì 1 aprile , il documento è stato pubblicato sul quotidiano IL GAZZETTINO di Udine e il quotidiano IL MESSAGGERO VENETO di Udine gli ha dedicato un articolo a pagina 30.

In data giovedì 3 aprile, il documento è stato pubblicato sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA.