LA GRANDE TRUFFA TRIESTINA!
SI SCRIVE "TRIESTE PORTO-REGIONE"
MA SI LEGGE
"TRIESTE PORTO-CITTA' "
IL CASO SELECO
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IL CASO SELECO
Dal sito
PORDENONE OGGI.IT
PORDENONE – Unindustria Pordenone
apprende con stupore e disappunto dagli organi di stampa, che Seleco
Spa ha scelto, quale sede produttiva, il punto franco nel Porto di
Trieste. Una scelta che smentisce le intenzioni annunciate – e più
volte ribadite dal management – di insediare le linee di produzione
negli stabilimenti di Vallenoncello. (…)
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Eravamo stati buoni profeti, purtroppo ignorati (almeno in apparenza!)
Questo il nostro Comunicato stampa del 9 settembre scorso pubblicato solo su siti facebook amici, ma ignorato dalla stampa locale che evidentemente preferisce pubblicare solo le veline della Presidente Debora Serracchiani:
il nostro Comunicato stampa terminava con questa frase:
"(...) A suo tempo il prof. Fabbro aveva illustrato la propria idea di “porto – regione” con ben altra prospettiva e ben altro respiro, per ora invece lo sviluppo del porto triestino si presenta solo come portatore di nuove servitù per il Friuli e questo non può che portare ad altre divisioni tra Trieste e Friuli."
Abbiamo letto spesso sulla stampa locale articoli sulle polemiche di Michelangelo Agrusti - Presidente Unindustria Pordenone - contro Udine, bersaglio preferito di questo personaggio di Pordenone città, che da sempre, ottusamente, alla unità di intenti e all'alleanza con il Friuli intero (Friuli occidentale - centrale - orientale) preferisce l'asse Pordenone-Trieste nella speranza di raccogliere qualche briciola che cade dalla tovaglia triestina.
Oggi leggiamo - sempre sulla stampa locale - il grido di dolore di Agrusti: "Il porto (di Trieste n.d.r.) non deve servire per concorrenza interna".
Così dichiara il Vicepresidente regione F-VG Bolzanello in una intervista pubblicata sul quotidiano il Messaggero Veneto, mercoledì 27 settembre 2017, pagina 7:
" (...) il porto franco (triestino n.d.r.) va esteso in tutto il Fvg (...) le ricadute devono interessare l'intera regione (...). Se invece si trasforma in un sistema soltanto triestino si trasforma in problema da opportunità."
A parte il fatto che il "porto franco triestino" non può essere esteso a tutto il Friuli perché è legato a determinate zone portuali ben individuate, fissate per legge e controllate dalla dogana, era del tutto prevedibile che la cultura esclusivamente municipale di Trieste intendeva e intende dare attuazione ad un "porto-città" ad esclusivo beneficio di Trieste.
Era quest'ultimo un dato oggettivo facilmente prevedibile anche se ignorato dalla politica regionale che sulla stampa stra-parlava di "Trieste porto-regione" con grande probabilità per giustificare gli imponenti finanziamenti regionali e statali che la Giunta regionale sta regalando al Porto di Trieste nel mentre il resto della regione ha grossi problemi di disoccupazione e il settore manifatturiero è in grande difficoltà.
Del resto i vantaggi fiscali del "porto franco" triestino, e conseguente invito a sfruttarli, non erano a suo tempo stati illustrati anche a Udine alle imprese friulane - in Camera di commercio - da Zeno D'Agostino? Ed era ovvio il significato di "tale invito" che ora ha avuto una prima concretizzazione con la Seleco di Pordenone...
Agrusti? Poteva allearsi con il Friuli centrale e orientale, invece di ricercare costantemente una alleanza Pordenone-Trieste che in questo caso si è dimostrata fallimentare. Non lo sapeva che Trieste è una realtà municipale che si allea solo quando ciò va a suo esclusivo vantaggio?
E l'interesse triestino, parlando di portualità regionale e fiscalità di vantaggio, è trasferire in porto franco il maggior numero possibile di imprese friulane, incluse quelle della Provincia di Pordenone: la concorrenza interna non pare essere un problema per Zeno D'Agostino che persegue - in contrasto con il suo ruolo di Presidente dell'autorità del sistema portuale del mare Adriatico Orientale - solo gli interessi di Trieste, ma lo è per il Friuli intero, Pordenone città inclusa...
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