Conca Prevala - monte Canin (UD) -
a inizio lavori funivia
QUALE MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO
PER LA MONTAGNA FRIULANA?
Con il fine di aiutare a capire se l’attuale modello economico scelto dalla Giunta regionale per risolvere i gravissimi problemi della montagna friulana (spopolamento, mancato sviluppo economico, sistema scolastico e sanitario sistematicamente marginale e depauperato, ecc. ) è il migliore o se dovrebbe invece essere sostituito con un altro modello di sviluppo economico più efficace e sostenibile, offriamo a chi segue il nostro Blog la lettura di un documento che riteniamo importante e che può aiutare a dare una risposta all’interrogativo del Post.
La redazione del Blog
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CLUB ALPINO ITALIANO
TAM -COMMISSIONE CENTRALE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE MONTANO
TAM -COMMISSIONE CENTRALE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE MONTANO
ATTI
AGGIORNAMENTO NAZIONALE
CAI-TAM 2010
Montagna, neve e sviluppo sostenibile: quali prospettive.
Leonessa (RI)
17-19 settembre 2010
“Un investimento infrastrutturale non redditizio è sempre un cattivo affare per tutti, in primo luogo per le comunità locali sul cui territorio viene realizzato. I costi ambientali di un investimento non redditizio sono la beffa che si aggiunge al danno”. (Conclusioni dell’Aggiornamento a pag. 62)
Pubblicazione della Commissione Centrale tutela Ambiente Montano – http://www.cai-tam.it/ a cura di Daniele Boninsegni, Carlo Brambilla e Giorgio Maresi
PRESENTAZIONE
Neve neve neve... sci sci sci...
Per anni nell'immaginario collettivo la montagna si è identificata quasi esclusivamente con il turismo invernale legato alla pratica dello sci alpino. Il boom degli anni 60 ha piantato questa convinzione nelle teste non solo dei cittadini ma anche dei montanari e, soprattutto, degli amministratori. Ed ancora adesso lo sviluppo economico del territorio montano sembra unicamente, strettamente e quasi obbligatoriamente vincolato ai soli progetti di creazione o di "razionalizzazione" (leggi: ampliamenti, caroselli ecc ecc) degli impianti sciistici. L'indubbio benessere e ricchezza portato da questo tipo di turismo in alcune delle valli interessate è la molla che spinge a riproporre modelli e progetti forse ottimali 40 o 50 anni fa, ma totalmente inadeguati all'attuale contesto. Già, perché nessuno ricorda mai le decine se non centinaia di impianti falliti, i condomini abbandonati e vuoti, il bacino di utenze in netto calo, la marea di soldi pubblici investiti annualmente a fondo perduto per sostenere gli enormi costi di gestione, gli evidentissimi danni paesaggistici...Senza contare fattori non marginali come il cambiamento climatico e la crisi economica che rendono davvero dura attualmente la sopravvivenza delle società impiantistiche anche nelle località più note. Lo sci alpino è ancora l'unica carta per l'economia della montagna? Alcuni continuano a crederlo, almeno a giudicare dal numero di progetti anche recentemente pubblicizzati ed ahimè finanziati, ma il CAI da anni (Bidecalogo 1981) sostiene il contrario e si impegna per un altro tipo di turismo: meno impattante, più sostenibile e più innovativo nell'ottica di una vera e nuova cultura della montagna, capace di valorizzare il "genius loci" dei nostri territori e non di uniformare ed appiattire tutto in "non luoghi", magari a spese del contribuente.
Il contributo che la TAM ha voluto fornire con questo convegno si inserisce quindi in una "pista" o meglio in una "traccia" aperta dal CAI ormai da tanti anni con tanta fatica e tante battaglie spesso perse: siamo convinti che la monocultura dello sci non è la soluzione, un'altra montagna è possibile, partendo dai fatti reali ed attuali e non dalle illusioni di un tempo che fu e che non tornerà. È auspicabile che i dati e le considerazioni contenuti nelle relazioni qui raccolte possano contribuire ad una giusta valutazione dei mutamenti fisici e sociali in atto, per favorire una fruizione attenta e sostenibile dell'ambiente montano.
Giorgio Maresi
Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano
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I colori e il grassetto dei documenti sono della Redazione del blog.
