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lunedì 4 giugno 2012

AUTONOMISTI ACCENTRATORI - SANITA' : UNE RIFORMA CONTRO L'AUTONOMISMO di Gianfranco D'ARONCO.


SANITA’,
UNA RIFORMA
CONTRO L’AUTONOMISMO

(…) L’annunciata riforma (azienda sanitaria regionale unica - n.d.r.). è l’esempio più visibile di una strategia su vari settori: opera di amministratori regionali che – eletti per realizzare autonomia e decentramento – vanno esattamente nella direzione opposta, accentrando quanto più possibile nelle loro mani. Tutto questo piacerà a triestini nostalgici e a triestinizzati, che vogliono una la città capoluogo fuori luogo (voglio dire lontana che più non si può dal baricentro della Regione), quale sede del potere con annessi e connessi.
Piacerà meno ai friulani che ragionano.
Di questo passo, chi sa che a questi regionalisti accentratori non venga l’idea, un giorno o l’altro, di accorpare le regioni, per riordinare, razionalizzare e risparmiare. Forse sarebbe il massimo della loro riforma. (…)
Gianfranco D’Aronco
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AUTONOMISTI

ACCENTRATORI
di
Prof. Gianfranco D’Aronco

Presidente
“Comitato per l’autonomia
e il rilancio del Friuli”


         “Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno…”. Mi avvalgo di una firma un po’ migliore della mia (Petrarca), per rilevare che in casa nostra, il Friuli, quanto a politica non mancano gli appelli, gli inviti, i suggerimenti, le critiche, i rimproveri, le reprimende eccetera: il tutto rivolto là “dove si puote ciò che si vuole” (Dante).
E il tutto indarno, appunto, con grande scorno di chi si illude di essere ascoltato. In alto loco (si dice così?) non si vede e non si sente: forse la politica migliore è ciò che serve a mantenere le posizioni raggiunte e magari a rafforzarle, specie in vista del 2013. Per quelli là il motto “Volere è potere” va aggiornato in “Volere il potere”.
Gli amministratori di una Regione che si chiama (indarno) ad autonomia speciale o particolare, nata per decentrare quanto più possibile da Roma, tendono (essi, gli autonomisti) ad accentrare.
E’ stato così fin dal primo impianto del 1964, quando qualcuno deve aver detto: “l’autonomia è una cosa troppo seria, per lasciarla in mano agli autonomisti”.
E questa pretesa esclusivista in barba alla Costituzione  (art.5): la Repubblica “attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Lo stesso in barba allo statuto regionale (art.11):  “La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province ed ai Comuni, ai loro consorzi ed agli altri enti locali, o avvalendosi dei loro uffici”.
Il decentramento sugli enti locali, dicevamo, è stato dunque ed è di là da venire: una legge regionale del 2006, che lo istituiva, è rimasta lettera morta: salvo gli adeguamenti economici ai dipendenti delle Province e dei Comuni, per il maggior carico di lavoro conseguente al decentramento, che poi non si è fatto. Pazienza: “ch’anco tardi a venir non ti sia grave” (Leopardi).
         In cambio di esso decentramento - con moto uniformemente accelerato in questi ultimi mesi, e sotto l’impulso (speciale o particolare, come l’autonomia) del governatore presidente Tondo - ci si muove per sottrarre o ridurre quel po’ di vita autonoma esistente nel contado chiamato Friuli.
Parecchi enti sono nell’occhio del ciclone: si badi bene, in omaggio al riordino, in una con la efficienza, la razionalizzazione e il risparmio. Ce lo insegna un articolo non firmato (pare una velina) della rivista “Realtà industriale”, che s’industria a indicare gli oggetti di tale cura: “enti aziende e agenzie del territorio e in particolare Ater, Erdisu, Consorzi di bonifica, Agenzia del lavoro e Azienda speciale villa Manin”, Camere di commercio, eccetera.
 La salute è la prima cosa nella vita, si usa dire anche sotto San Giusto: giusto. Per cui la sanità è il primo bersaglio. Si parla di una azienda che come tutte le aziende ha da essere produttiva: dalla sanità la salute. Ma l’Azienda (d’ora in poi con l’A maiuscola) ha da essere  unica: c’è già chi ha pensato a un felice acronimo, ARUSS. E si comincia sul serio a fare pulizia: voglio dire che ci sarà un unico servizio regionale per le pulizie nei nosocomi, affidato attraverso una pubblica gara.
         A chi non piace l’Azienda unica?
Non piace alla opposizione di centro-sinistra, perché nascerebbe “un monstrum burocratico” che andrebbe “nella direzione di allontanare gli operatori da bisogni delle persone” (Serracchiani).
Non piace ai primari dell’Alto Friuli: “una unica Azienda ospedaliera della Provincia di Udine renderà ancora più problematica la gestione dell’ospedale Santa Maria della misericordia e mortificherà la funzione dei nostri ospedali”: tale il commento di due consiglieri regionali (Della Mea e Marsilio, dello stesso schieramento politico).
L’annunciata riforma non va ai sindacati: genererebbe “sprechi e malumori, rischiando di far andare la sanità regionale fuori controllo”. E’un piano ”calato dall’alto dal presidente, con piglio decisionista, senza alcun confronto con gli enti locali, i sindacati e gli operatori del settore”. “E’ un esperimento già fallito in altre regioni” (Franco Belci).
Le voci contrarie richiedono un continuo aggiornamento. La riforma “viene calata dall’alto”, “di fatto imposta alla propria maggioranza”, ribadisce un altro consigliere regionale della opposizione, “mentre è necessaria una preparazione puntuale e precisa, con l’apporto di tutti e nei tempi necessari” (Codega).
Ma la riforma piace al governatore.  La riforma sanitaria non può più essere rinviata“, afferma. “La nostra sanità oggi funziona bene”, sennonché d’ora in poi “la Regione dovrà operare con un bilancio che vede le risorse in calo”. I medici che protestano “non sanno di cosa parlano” (forse di medicina. Non sanno la differenza tra salute e sanità, dico io, la quale ultima è materia esclusiva dei politici). Continua il presidente: l’azienda “de cuius” sarà, per capirci, una e trina: unica, ma nel contempo divisa per tre aziende uguali e distinte, con sede presso gli ospedali di Udine, Pordenone e Trieste (Gorizia non esiste).
 Il governatore è disposto al confronto. Ma pare ispirarsi a Churchill, che inviando alla madre un suo discorso ai Comuni, l’avvertiva:  “Ricordati di scrivermi per parlarmene bene. Dimmi quali sono le parti che ti piacciono. Adoro gli elogi, sono meravigliosi”.

Non diversamente  il presidente è disposto ad “accogliere eventuali proposte di correzione, purché, ovviamente, siano migliorative”. In sintesi, “la bozza prevede di racchiudere gli ospedali piccoli nei tre più grandi” sopraddetti. Questa è la razionalizzazione.
         Un particolare. Se gli ospedali piccoli si chiudono per risparmiare, che ne sarà del personale? Sarà sfoltito o trasferito? Quanto ai malati, visto che non si possono sopprimere, si riverseranno tutti nelle tre aziende, dove per altro si accalcano già altri dolenti, mentre le visite e gli interventi di routine vengono rinviati di mesi? Occorre pensare a nuovi bei padiglioni?
         Tutti gli ospedali sono nati in antico da iniziative di generosità. Protagonisti i benefattori, che in vita o in morte lasciavano beni a comunità religiose. Li ha fatti nascere nei secoli la carità cristiana. Basta guardare alle loro intitolazioni, a cominciare da quello di Udine, operante nel Duecento per assistere e curare malati indigenti: “Santa Maria della Misericordia dei Battuti”. Qual è ora il destino che attende dunque i piccoli ospedali, cioè quelli più vicini agli infermi e ai familiari? Un consigliere regionale di sinistra cita l’ospedale di Cividale, di cui ogni tanto se ne va un pezzetto. I servizi di radiologia, ad esempio, saranno ridotti. “Con la solita faccia tosta ci spacceranno questo ennesimo taglio come un miglioramento del servizio. La verità è ben diversa: quel poco che resta dell’ospedale di Cividale lo stanno sfogliando come un carciofo” (Pustetto). Non è che le parole dei consiglieri siano tutte Vangelo. Ma un altro di essi, stavolta di centro-destra, è in allarme per il depotenziamento del servizio sanitario della città ducale, “che opera a favore di un bacino di circa 50 mila persone”, come “punto di riferimento per la popolazione delle Valli del Natisone” (Novelli). Mica tutti, malati o parenti, dispongono dell’auto blu con autista, per raggiungere Udine da Stupizza o da Cepletischis. Analogo discorso tiene un  consigliere comunale del luogo, della opposizione di sinistra. Taglia oggi, taglia domani, “il nosocomio verrà catalogato come realtà superflua” (Pinto). Si potrebbe continuare.
         L’annunciata riforma è l’esempio più visibile di una strategia su vari settori: opera di amministratori regionali che – eletti per realizzare autonomia e decentramento – vanno esattamente nella direzione opposta, accentrando quanto più possibile nelle loro mani. Tutto questo piacerà a triestini nostalgici e a triestinizzati, che vogliono una la città capoluogo fuori luogo (voglio dire lontana che più non si può dal baricentro della Regione), quale sede del potere con annessi e connessi. Piacerà meno ai friulani che ragionano. Di questo passo, chi sa che a questi regionalisti accentratori non venga l’idea, un giorno o l’altro, di accorpare le regioni, per riordinare, razionalizzare e risparmiare. Forse sarebbe il massimo della loro riforma.

Gianfranco D’Aronco
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L’articolo a firma del Prof. Gianfranco D’Aronco è stato pubblicato sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO (Udine), domenica 3 giugno 2012 – pagina 8 - Regione

venerdì 20 aprile 2012

AZIENDA SANITARIA REGIONALE UNICA? NO GRAZIE!



AZIENDA SANITARIA
REGIONALE  "UNICA"?

NO GRAZIE !

No al trasferimento all’intera Regione del fallimentare esperimento già attuato in Provincia di Pordenone!

(..) "Nel merito della proposta di legge, si intravede inoltre la volontà di trasferire alle altre Province della Regione la nuova pianificazione sanitaria prevista per la provincia di Pordenone a titolo di sperimentazione che però, a distanza di circa due anni, non ha prodotto gli effetti sperati, anzi, ha evidenziato forti criticità sul piano dell'organizzazione e sulla prevenzione per il territorio, in quanto sono stati trasferiti gli ospedali di rete sotto la competenza dell'ospedale di riferimento.
"Ma ora - avverte Moretton - nonostante i risultati non positivi sotto gli occhi di tutti, Tondo vuole trasferire al resto del territorio regionale ciò che non ha funzionato a Pordenone, coinvolgendo anche gli ospedali di riferimento di Udine e Trieste. Ne consegue che la politica sanitaria che ha determinato l'equilibrio tra azienda territoriale e ospedaliera verrà così scardinata, causando l'accentramento negli ospedali di riferimento di nuova utenza proveniente dagli ospedali di rete, rendendo difficile, se non caotica, la gestione negli ospedali di riferimento (….)

LEGGI TUTTO IL COMUNICATO PUBBLICATO SUL  SITO UFFICIALE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI – VENEZIA GIULIA




venerdì 23 marzo 2012

CENTRALIZZAZIONE: ERDISU E SANITA', POI TOCCA A UDINESE E TRIESTINA?




CENTRALIZZAZIONE
ERDISU E SANITA’,
POI TOCCA
A UDINESE E TRIESTINA?


Erdisu a rischio commissariamento, avanti tutta con l’azienda sanitaria unica.

Unifichiamo tutto, compreso l’Udinese e Triestina calcio: una sorta di schizofrenia politica che non esiste in nessuna altra regione italiana.

E tutto ciò senza alcun confronto col territorio, né uno straccio di progetto. Si può andare avanti così? E’ mai possibile che una sola persona, ossia il presidente della Regione Renzo Tondo, nei fatti, imponga decisioni così importanti senza alcun dibattito pubblico? E come concedere fiducia a chi, in piena solitudine e senza consultarsi con i parlamentari regionali (così risultava dalla stampa), pochi anni fa risulta aver regalato ben 370 milioni di euro annuali - riconosciutici persino dalla Consulta - all’allora ministro Tremonti a fronte di un Federalismo nazionale mai attuato? Una scelta politica scellerata che ora ricade sulle spalle di tutti i cittadini di questa regione perché questo “regalo” è stato inserito in una legge dello Stato italiano. E le leggi vanno rispettate. E che dire della terza corsia dell’autostrada A4? Difficile dimenticare quanto Tondo si sia pubblicamente vantato, anche sulla stampa, dell’assurdo “fasìn di bessôi!” per un’opera che va a vantaggio di tutto il nord Italia e che dunque non può essere pagata solo dai cittadini di questa regione. E oggi infatti la terza corsia autostradale risulta impantanata in un difficile accordo con le banche finanziatrici che pretendono garanzie pesantissime per l’intera comunità regionale.

E le comunità montane? Commissariate per due anni senza uno straccio di progetto di legge per poi, alla fine, approdare all’approvazione di una legge disastrosa che scontenta tutti e che nella prossima legislatura dovrà essere necessariamente rivista.

E ora, chi non è riuscito a portare in porto una valida e seria riforma delle Comunità montane, vorrebbe anche mettere mano al delicatissimo comparto sanitario regionale? Oltre tutto, a livello istituzionale, moltissimi risultano essersi già schierati, e a ragione, contro l’azienda sanitaria regionale unica. Ma pare che ciò non sia sufficiente a fermare il presidente di Regione Renzo Tondo.

Pochi politici, o perfino uno solo, possono decidere al posto delle comunità territoriali? Se l’azienda sanitaria regionale unica è già stata rifiutata dal territorio perché Tondo continua a insistere? Ma siamo ancora in democrazia? O stiamo tornado al feudalesimo dove il “signorotto” di turno spadroneggiava a piacimento? E’ questo il concetto di politica che guida la “casta” che governa la nostra regione? E quest’ultimo quesito vale per tutta la classe politica regionale, inclusa l’opposizione in Consiglio regionale.

Roberta Michieli  - Tavagnacco

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Lettera pubblicata sul settimanale LA VITA CATTOLICA, rubrica “Giornale aperto”, il 15 marzo 2012 e sul quotidiano il MESSAGGERO VENETO il 23 marzo 2012


mercoledì 15 febbraio 2012

SANITA' : TRIESTE, ASSO PIGLIA TUTTO !



 


SANITA'

"TRIESTE"

 ASSO PIGLIA TUTTO !


"Alcuni consiglieri regionali triestini hanno fatto approvare recentemente in Consiglio un ordine del giorno che impegna la giunta regionale a realizzare presso l'ospedale triestino di Cattinara una seconda camera iperbarica, che andrebbe quindi ad aggiungersi a quella già presente a Trieste da sette anni.

Ricordiamo che, invece, a Udine e nel resto del Friuli ne siamo ancora del tutto privi. (...)"

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LEGGI TUTTA LA LETTERA


Salute:

i primi effetti

dell' "Azienda unica"



Alcuni consiglieri regionali triestini hanno fatto approvare recentemente in Consiglio un ordine del giorno che impegna la giunta regionale a realizzare presso l'ospedale triestino di Cattinara una seconda camera iperbarica, che andrebbe quindi ad aggiungersi a quella già presente a Trieste da sette anni. Ricordiamo che, invece, a Udine e nel resto del Friuli ne siamo ancora del tutto privi.
Ci sono molti pazienti friulani affetti da diverse patologie, come ulcere cutanee dei diabetici e da insufficienza arteriosa e venosa, lesioni da schiacciamento, osteomielite cronica refrattaria, retinopatia pigmentosa, ecc... che avrebbero grande necessità di tale ausilio, ma per loro le iperbariche più  vicine sono a Padova e a Trieste.
Attualmente, per gli ammalati delle zone montane e periferiche di questa regione, è già impegnativo recarsi a Udine. Obbligarli ad allungare il loro viaggio fino a Trieste continuerebbe ad essere una inutile crudeltà.
Perché da Sacile a Tarvisio, tutti i cittadini di questa regione devono sempre fare un viaggio di molte ore per raggiungere una città, che non essendo baricentrica, manca del requisito della funzionalità? Sono queste le premesse su cui si baserà la futura razionalizzare del sistema sanitario regionale? Sarà sulla base della forza politica che si deciderà “chi” avrà “cosa”?
E i consiglieri regionali eletti in Friuli? Sempre subordinati alla “grandeur triestina”?
I consiglieri regionali triestini non temono mai di passare per “campanilisti” ma al contrario fanno sempre lobby tra di loro.
I consiglieri regionali delle tre province friulane, al contrario, sono sempre pronti a subordinare gli interessi dell’80% degli abitanti di questa regione alla mania di grandezza di una città posta geograficamente in basso in un angolo: e l’approvazione di una seconda camera iperbarica a Trieste, mentre tutto il resto del territorio regionale ne è sfornito, dimostra ampiamente questa situazione non più accettabile.
Sergio Fantini (Udine) – Remo Brunetti (Cavazzo Carnico) – Luigi Del Piccolo (San Giorgio di Nogaro) – Roberta Michieli (Tavagnacco)

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La lettera è stata pubblicata sul settimanale
"La Vita Cattolica"  - Arcidiocesi di Udine ,
 giovedì 9 febbraio 2012 

mercoledì 7 dicembre 2011

MEDICI ALLA REGIONE: NO ALL'AZIENDA SANITARIA UNICA SENZA CONFRONTO



SANITA’
MEDICI ALLA REGIONE:
“NO ALL’AZIENDA UNICA
SENZA CONFRONTO”

L'Assomed scende in campo «per impedire lo smantellamento della finora efficiente sanità pubblica della nostra regione».
Serpeggia una «vivissima preoccupazione», all'interno del sindacato più rappresentativo della dirigenza medica, per le ripercussioni che avrà l'azienda sanitaria unica sull'efficienza dei servizi.
La prima critica dell'Assomed è rivolta al metodo.
Il sindacato si chiede «come si sia potuto prendere una decisione di tale portata senza consultare e neppure informare i professionisti» e osserva che una programmazione effettuata all'insaputa degli operatori «difficilmente porterà a buoni risultati».
Tante le perplessità espresse dal consiglio dell'Assomed Fvg.
Innanzitutto, «non è stato presentato alcun progetto che fosse solo un po' più articolato della semplice enunciazione "azienda unica regionale", né è stato fatto alcun riferimento finora a simulazioni che evidenzino i possibili benefici economici ed organizzativi derivanti dall’accorpamento», spiegando «perché un sistema enormemente accresciuto in complessità debba essere più vantaggioso dal punto di vista economico e operativo».
In secondo luogo «vi è la totale incertezza sul destino degli ospedali: saranno accorpati o mantenuti in veste di presidi delle aziende territoriali»?
Terzo nodo critico, per il sindacato, i tempi e i costi di attuazione dell'azienda unica.
Vanno previste, infatti, modifiche degli assetti di uffici e direzioni e le modalità di accorpamento degli organici. I trattamenti economici e gli accordi sindacali, che variano però da azienda ad azienda, dovrebbero essere unificati.
«Il processo di fusione, complesso e laborioso, rischia, per l'Assomed, di impantanare per mesi o anni la sanità pubblica, a meno che non si preveda nel dettaglio tempi e costi per la messa a regime di sistema» mentre «l'assistenza sanitaria non può restare in forse per anni». Ma se la Regione, da un lato, spinge per la riforma, dall'altro, per il sindacato, «continua a rinviare la pianificazione». (i.p.)
Dal Messaggero Veneto – sabato 3 dicembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

AZIENDA SANITARIA UNICA REGIONALE: DOSSIER



AZIENDA SANITARIA UNICA


DOSSIER
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“REGIONE MARCHE”
AZIENDA SANITARIA UNICA ?
Hanno già fatto retromarcia!
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E DA NOI IN REGIONE?
Rassegna stampa

1)   Il Presidente della Giunta regionale Renzo Tondo
14 ottobre 2011 - (…) Tondo,  (…) ha ricordato che il Friuli Venezia Giulia è l'unica Regione ad essere uscita dal sistema sanitario nazionale nel 1996. ''Fu un atto di grande coraggio e responsabilità''- ha detto Tondo. Atto che consente ora all'Amministrazione di non dover più ''bussare alle casse dello Stato'' per rispondere alle crescenti necessità di salute dei propri cittadini. Ma di utilizzare i due decimi delle proprie entrate fiscali per la spesa sanitaria
Un'opzione, quella dell'autonomia sanitaria, che, secondo il presidente, nonostante l'attuale riduzione del gettito fiscale causata dalla contrazione delle produzioni, (…)

COMMENTO DELLA REDAZIONE DEL BLOG:
Nel mentre le altre regioni italiane, dal 1996, hanno visto aumentare in maniera cospicua i fondi statali per la sanità regionale, quando perfino non hanno beneficiato del ripianamento dei debiti di bilancio del loro comparto sanità, la nostra regione – soprattutto negli ultimi anni e a causa dell’inflazione e della crisi economica  -  ha subito la erosione del valore finanziario dei due decimi Irpef concessici dallo Stato a fronte della nostra autonomia nel settore sanità.
Quante centinaia di milioni ha già perso la nostra regione a causa della sua uscita nel 1996 dal sistema sanitario nazionale?
La Redazione del Blog
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2)    SINDACATI CISL, CGIL e UGL
1 novembre 2011 – Il Messaggero Veneto – ed. di Udine – pagina 13
“La riforma – Azienda sanitaria unica: no di PD, Cgil, Cisl e Ugl”
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3)   LA VITA CATTOLICA – settimanale della arcidiocesi di Udine
28 gennaio 2011editoriale del Direttore Roberto Pensa – ATTENTI AI FINTI CACCIATORI DI SPRECHI.
(…) Particolare attenzione merita, senz'altro, una proposta già avanzata a suo tempo dalla precedente giunta regionale guidata da Riccardo Illy, ma che mantiene tutt'ora un'ampia gamma politicamente trasversale di sostenitori: la creazione di un'unica azienda socio-sanitaria per tutto il Friuli-Venezia Giulia. (…) A prima vista è una proposta accattivante (…). C'è però qualcosa che non quadra. Innanzitutto sappiamo che esiste oggi un forte squilibrio nella ripartizione dei fondi, che la giunta Tondo si è impegnata a riequilibrare (anche se su tempi molto lunghi). Per un cittadino triestino, si spendono all'anno per la sanità 2550 euro. Chi risiede in provincia di Udine ne ha a disposizione solo 1933, e peggio ancora va a Pordenone (1724 euro) e soprattutto a Gorizia (1628). Dalla Venezia Giulia si difendono dicendo che lì, la popolazione è più anziana e ha maggiori necessità. Ma si capisce che il motivo di fondo è un eccessivo accentramento storico di servizi a Trieste; al quale non si riesce (o non si vuole) porre rimedio. Il punto è questo: oggi conosciamo questi dati perché il territorio regionale è suddiviso in 6 aziende sanitarie, ognuna con il proprio bilancio. Domani, con un'azienda unica, la ripartizione delle risorse sarebbe così trasparente, ancorché ancora iniqua? (…)
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4)   Consigliere regionale del Pdl, Massimo Blasoni, vicepresidente della Commissione regionale sanità e Politiche sociali.
22 agosto 2011 - (…) Nello specifico, secondo Massimo Blasoni, vicepresidente della Commissione regionale sanità e Politiche sociali, è difficile pensare ad un’unica azienda sanitaria, a causa delle caratteristiche territoriali della nostra regione (…)
2 ottobre 2011 - “Sanità, Massimo Blasoni: io sono per le tre aziende”
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5)    Consigliere regionale Daniele Galasso, capogruppo consiliare regionale del Pdl
1 novembre 2011- Messaggero Veneto, articolo a firma di Anna Buttazzoni
(…) «Mi ero permesso di sensibilizzare l’assessore – prosegue Galasso – che si era assunto l’impegno di trovare una soluzione, che ancora non c’è. Invece di lanciare riforme fantasmagoriche (il riferimento è all’annunciato commissariamento delle sei Aziende per i servizi sanitari per arrivare a una unica regionale) senza averne verificato le ricadute e senza capire dove taglierà i 100 milioni di risparmi attesi, l’assessore farebbe bene ad affrontare questi temi concreti che impattano sulla soluzione di problemi di salute dei cittadini» (…)
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6)    Consigliere regionale del PD Sergio Lupieri, vicepresidente della III Commissione consiliare competente per la sanità
7 ottobre 2011  "Il modello di sanità Regione Marche, al quale il presidente Tondo si riferisce quando enfatizza una riforma istituzionale del Sistema Sanitario Regionale che prevede una azienda sanitaria unica, sta facendo rapidamente dietro front". A dirlo è il consigliere regionale del PD Sergio Lupieri (..),
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7)   Consigliere regionale Gianfranco Moretton, capogruppo consiliare regionale del Pd
31 ottobre 2011 - (…) Stupisce anche che la direzione del centrodestra non tenga in considerazione l’analisi scientifica che il centrosinistra regionale aveva commissionato pochi anni orsono, in cui emerge senza equivoci che l’azienda unica non produca benefici economici perché rappresenta solo il dieci per cento in termini di personale, che incide invece maggiormente nella aziende ospedaliere. Quindi, se il problema del recupero di risorse economiche non è legato all’azienda territoriale, c’è da chiedersi se Tondo stia valutanto un ragionamento anche sulla rete ospedaliera, sulla cui questione, per ora, nessuno si è espresso! (...)
(…) La posizione del gruppo consigliare PD era e rimane quella di ridurre le attuali aziende territoriali a tre, nella convinzione che sia il modo migliore per potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio, consentire equilibrio nel rapporto tra ospedali e territorio, e mantenere gli ospedali di rete nell’ambito della competenza dell’azienda territoriale. Avvisiamo Tondo che se procederà con la sua proposta, estendendola a tutto il territorio regionale, inevitabilmente si creeranno problemi di continuità assistenziali, come quelli già manifestati nella sperimentatrice Provincia di Pordenone.
1 novembre 2011- Il Gazzettino – Udine
«Sanità, non copiate Pordenone» - Moretton (Pd): estendere l’esperienza-pilota strangolerebbe gli ospedali di rete
(…) Quella pordenonese, rincara (Moretton ndr.), è una sperimentazione che ha «raddoppiato molti costi, da quelli per la lavanderia a quelli per la manutezione, ha allungato le procedure burocratiche e dilatato i tempi di assunzione, portando molti reparti al collasso». L’obiezione sull’azienda unica la dettaglia anche in termini di riduzione di spesa. Dallo studio Bocconi 2007 commissionato dal centrosinistra, afferma (Moretton ndr.), «emerge senza equivoci che l’azienda unica non produce benefici economici, perché rappresenta solo il 10% in termini di personale, che incide maggiormente nelle aziende ospedaliere».

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venerdì 14 ottobre 2011

IL MODELLO AZIENDA SANITARIA UNICA E' GIA' TRAMONTATO NELLE MARCHE




IL MODELLO AZIENDA UNICA
E’ GIA TRAMONTATO NELLE MARCHE

di Sergio Lupieri

(vicepresidente Commissione Sanità del Consiglio regionale)

Il modello di sanità “Regione Marche”, al quale il presiden­te Tondo si riferisce quando enfatizza una riforma istituzio­nale del Sistema sanitario re­gionale che prevede una azien­da sanitaria unica, sta facendo rapidamente dietro-front.

A dif­ferenza di quanto affermato dal presidente della Giunta, dal primo ottobre nella Regio­ne Marche sono partite le aree vaste provinciali, alle quali prossimamente saranno colle­gate le aziende sanitarie, depo­tenziando e abbandonando quindi quel modello di azienda sanitaria unica regionale che ha dimostrato di non riuscire a garantire quella sanità che si auspicava.

Anche in Toscana ci sono tre aree vaste, per assicurare pia­nificazione e coordinamento tra le diverse aziende sanitarie - aggiunge Lupieri - e questa è la reale situazione attuale, e non certamente quella ormai superata che viene decantata dal presidente Tondo.

La programmazione sanitaria si rea­lizza ormai per area vasta, cioè per territori omogenei di persone simili come morbilità e come condizioni di vita, e che quindi possono condividere percorsi socio-assistenziali si­mili.

Sono molte le riflessioni da fare, con serenità e senza retro-pensieri, ma con un'attenta e documentata analisi socio-sa­nitaria che - sottolinea il consi­gliere - ponga sempre al centro di ogni intervento la persona, e preveda la partecipazione de­gli enti locali, delle organizza­zioni sociali e dei rappresen­tanti del comparto.

Non può essere il toto-aziende sanitarie, comunque, la priorità da affrontare come riforma del nostro Servizio sa­nitario regionale, al cui centro ci dev'essere l'efficienza e l’effi­cacia della risposta di salute ai cittadini.

SERGIO LUPIERI

da il “IL GAZZETTINO” 9 ottobre 2011 pagina XIX
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Regione Marche

Terremoto sanità: da 13 Zone a 5 Aree vaste, via i direttori

Luglio 2011

Dalle Zone territoriali all'Area vasta: la sanità marchigiana si riordina per consolidare i risultati raggiunti e programmare il proprio futuro sulla base dei nuovi scenari istituzionali che privilegiano il modello federalista anche in tema di gestione delle risorse pubbliche. Lo prevede una proposta di legge della Giunta regionale che prosegue l'opera di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale. (…). Ora si delinea un nuovo assetto dell'Azienda sanitaria unica regionale (Asur), introducendo il livello sovra zonale di Area vasta (…)
(…) All'Area vasta sono attribuite le funzioni concernenti l'assistenza sanitaria individuate nell'atto aziendale, l'amministrazione del personale, comprese le procedure di reclutamento, la mobilità tra le zone e la valutazione della dirigenza, il supporto al controllo di gestione, il rischio clinico, nonché le funzioni delegate dal direttore generale. All'Area vasta vengono ricondotte, inoltre, la contrattazione decentrata integrativa e le relazioni sindacali.