di Roberto Dominici
La manovra finanziaria ora all'esame del Parlamento (manovra sulla quale diverse e sotto diversi aspetti sarebbero le valutazioni di merito da fare) non comprende interventi sulla soppressione delle Province e sulla riduzione del numero complessivo dei parlamentari. Interventi questi sui quali si intende agire separatamente con provvedimenti legislativi di rango costituzionale. È certamente positivo che il Parlamento italiano venga portato, quanto al numero dei suoi componenti, al livello, più o meno, del Parlamento degli Stati più significativi dell'Europa. Ma non basta. Occorre rivedere, anzi rifare, la legge elettorale prevedendo che siano gli elettori a scegliere veramente i proprio rappresentanti, ancorandoli così al territorio che sono chiamati a rappresentare, uscendo da un sistema, quello in vigore, che nella sostanza si impernia sulla nomina di soggetti graditi al dominus di questo o quel partito. Occorre altresì che il mandato parlamentare sia svolto a tempo pieno ed esclusivo.
L'altro tema, quello della soppressione delle province, non è certo nuovo. Se ne discusse abbondantemente anche in sede di Assemblea Costituente prima di giungere all'approvazione dell'art. 114 (“la Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni”), articolo poi modificato con la legge costituzionale 3 del 2001 (la Provincia rientra tra i soggetti costitutivi dello Stato).
I tempi, le situazioni, le esigenze ovviamente cambiano e stimolano la riflessione anche sui temi per così dire istituzionali. Ed allora province sì o province no? Province con i compiti attuali o Province con compiti ulteriori o diversi? È bene che su un interrogativo così rilevante si rifletta bene e si pesino seriamente i pro ed i contro, avendo ben presente che non si devono confondere tra loro Regione e Provincia che sono per compiti Enti diversi. La riflessione va fatta specialmente nel Friuli Venezia Giulia, per come è nata e per come è fatta la Regione e, soprattutto, perché la specialità affida alla Regione, non allo Stato (non quindi ad altri), la competenza primaria di legiferare in merito e a decidere. Il problema è di come intende organizzarsi per il futuro la Regione. Una soluzione potrebbe essere quella di tenere in capo ad essa il potere legislativo, di alta programmazione, di indirizzo, di controllo e di trasferire al sistema delle autonomie (Province e Comuni singoli o associati) le competenze amministrative, gestionali con il vantaggio di renderle più vicine al territorio. Le Province poi potrebbero, per loro scelta, attuare forme di collaborazione su cose o su progetti di comune interesse. È importante che gli enti locali siano posti nella condizione di essere utili alla comunità di riferimento.
Si vogliono invece sopprimere le Province?
In tali ipotesi non è pensabile limitarsi alla soppressione.