"LA
VITA CATTOLICA"
UN
SETTIMANALE “FUORI DEL CORO”:
LO
SARA' ANCORA?
...........
Da
sito “GIORNALISTI Italia”
(Il
giornale dei giornalisti)
http://www.giornalistitalia.it/udine-ha-bisogno-della-sua-vita-cattolica/
Scritto
da Roberto
Pensa il 08/01/2016
UDINE – Un
progetto concepito 90 anni fa può essere ancora d’attualità oggi,
quando uno dei verbi più di moda è «rottamare»? Se
guardiamo alla storia de «la Vita Cattolica» dobbiamo rispondere
senza dubbio di sì. Un giornale
così era sicuramente necessario e atteso in quel lontano 10 gennaio
del 1926 quando il primo numero uscì (appena 4 pagine, ma il
primo passo di una avventura che ha cambiato la storia del Friuli),
ma è altrettanto necessario per l’oggi del popolo friulano.
Tempi difficili, sia
quelli di ieri che quelli di oggi. All’alba del 1926, sulla
diocesi di Udine che cercava di lasciarsi alle spalle le conseguenze
della terribile Grande Guerra, incombeva quello scontro di ideologie
che avrebbe funestato tutto il resto del «secolo breve». Ai primi
fermenti socialisti nelle campagne e nelle fabbriche faceva da
contrappunto la rapida ascesa dell’ideologia fascista.
Un
manipolo di laici (il
nostro settimanale diocesano, infatti, non nasce come espressione
della Curia o del clero, ma dall’intuizione dell’Azione Cattolica
diocesana)
decise che, in quel frangente (e in quelli ben più tragici che
sarebbero venuti, e che i più intellettualmente accorti già
presentivano), non si poteva lasciare campo libero alla propaganda
dei ben finanziati mass media liberali e massonici, e nemmeno al
movimentismo fascista e socialista. Non poteva mancare la voce dei
cattolici friulani. E
questi due aggettivi, nell’intuizione dei fondatori, andavano
necessariamente a braccetto.
Così vedeva,
infatti, «la Vita Cattolica», il suo primo direttore, don
Olivo Comelli: «Una rassegna dei più
importanti avvenimenti religiosi, sociali e politici dal punto di
vista cattolico, avuto riguardo di quelli che più interessano il
nostro Friuli». Occorreva certo una voce cattolica, ma era
altrettanto necessario che ciò si realizzasse «da friulani», a
partire dalle peculiarità della nostra cultura, della nostra lingua
friulana, della struttura sociale di un Friuli legato alla terra e ad
un tessuto di piccole comunità e paesi.
C’erano molti dubbi sul fatto che l’impresa potesse riuscire. Ma il giornale andò e divenne protagonista nell’opinione pubblica friulana. Oggi possiamo dire che «la Vita Cattolica» ha tenuto fede con onore per 90 anni al suo mandato fondativo. Tenne testa come si poteva al fascismo; lanciando messaggi di umanità e di speranza nel futuro preparò, sotto il tallone del Terzo Reich, il momento della liberazione; difese nel dopoguerra la libertà dal pericolo di una nuova ideologia totalitaria; seguì la rinascita del Friuli ma anche il dramma e le esigenze dei tanti emigranti; denunciò l’emarginazione e l’arretratezza delle campagne e della montagna. Le grandi battaglie per una ricostruzione post-terremoto rispettosa della cultura e della storia delle comunità coinvolte, per la nascita dell’Università del Friuli, per la tutela della lingua e della cultura friulana, per una informazione Rai meno triestinocentrica, per difendere il territorio da progetti di mero sfruttamento economico sono le grandi perle di questa lunga storia. Senza dimenticare il quotidiano impegno per far emergere nelle cronache la vivace vita delle comunità cristiane e delle «periferie», come direbbe Papa Francesco, a partire dalla montagna e dai piccoli paesi.
C’erano molti dubbi sul fatto che l’impresa potesse riuscire. Ma il giornale andò e divenne protagonista nell’opinione pubblica friulana. Oggi possiamo dire che «la Vita Cattolica» ha tenuto fede con onore per 90 anni al suo mandato fondativo. Tenne testa come si poteva al fascismo; lanciando messaggi di umanità e di speranza nel futuro preparò, sotto il tallone del Terzo Reich, il momento della liberazione; difese nel dopoguerra la libertà dal pericolo di una nuova ideologia totalitaria; seguì la rinascita del Friuli ma anche il dramma e le esigenze dei tanti emigranti; denunciò l’emarginazione e l’arretratezza delle campagne e della montagna. Le grandi battaglie per una ricostruzione post-terremoto rispettosa della cultura e della storia delle comunità coinvolte, per la nascita dell’Università del Friuli, per la tutela della lingua e della cultura friulana, per una informazione Rai meno triestinocentrica, per difendere il territorio da progetti di mero sfruttamento economico sono le grandi perle di questa lunga storia. Senza dimenticare il quotidiano impegno per far emergere nelle cronache la vivace vita delle comunità cristiane e delle «periferie», come direbbe Papa Francesco, a partire dalla montagna e dai piccoli paesi.
Battaglie,
queste ultime, tutte ancora attuali. Anche
le grandi conquiste del ‘900 per i friulani, sono oggi
costantemente minacciate da orientamenti culturali, economici e
politici che le mettono costantemente in discussione. Una visione
prevalente sostiene che alla globalizzazione si può rispondere solo
con l’accentramento verticistico dei poteri decisionali, la
riduzione dell’autonomia decisionale dei poteri locali, siano essi
politici che economici.
Le riforme istituzionali in atto, che diminuiscono la rappresentanza democratica e cancellano il Friuli suddividendolo in 17 entità amministrative privandolo di una unitaria espressione istituzionale, e quelle economiche che vanno all’attacco di ciò che resta dell’autonomia finanziaria locale (le Banche di credito cooperativo), ne sono una efficace espressione.
L’autonomia dell’Università del Friuli e la sua rispondenza all’originaria missione di riscatto dopo le distruzioni del terremoto, la promozione e la tutela della lingua e delle cultura friulana, il tema dell’informazione pubblica Rai sbilanciata verso Trieste, la difesa delle comunità locali alle quali si deve il «miracolo» di una vincente ricostruzione post-terremoto, sono tutte sfide apertissime. E accanto ad esse altri grandi nodi stanno arrivando al pettine: la pesante denatalità, che rischia di far letteralmente scomparire il popolo friulano; l’eclisse della famiglia, da sempre culla e motore dell’identità friulana, sempre più fragile e confusa con altre forme di convivenza caratterizzate da ben minore forza progettuale e stabilità; la nuova emigrazione, che vede la nostra gioventù (spesso il fior fiore, la parte meglio formata e più motivata) prendere la strada di qualche paese estero, privando il Friuli di forze e intuizioni essenziali; la desertificazione della montagna, una parte tanto rilevante per gli equilibri del Friuli, non solo per incidenza geografica ma anche culturale e sociale.
Per tutte queste sfide, e per tante altre, garantiamo ai friulani il nostro impegno. Tutto ciò è ispirato e rafforzato dal nostro essere settimanale della Chiesa Udinese, dalla nostra prima missione: far sì che il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo, che ha permeato così a fondo la storia e la cultura del Friuli, continui ad operare in mezzo a noi e ad orientare le scelte della nostra società.
Si potrebbe obiettare che, nell’era di internet, c’è un sufficiente pluralismo di opinioni da rendere superfluo questo impegno informativo della Chiesa Udinese. Ma ciò solo in apparenza e superficialità: i numeri dell’informazione in Friuli-V.G. parlano di un sostanziale duopolio (i quotidiani del gruppo Espresso e i notiziari della Rai), ma che a causa della tendenza dell’informazione pubblica ad accodarsi alle gerarchie di notizie scelte da «Piccolo» e «Messaggero Veneto», somiglia spesso a un monopolio.
Chi
vuole leggere qualcosa «fuori dal coro», sia sulla carta stampata
che sul web, ha a disposizione «la Vita Cattolica» e non molto
altro. Sempre meno, perché la
gravissima crisi dell’editoria ha spento molte voci e altre
rischiano di dover tacere nel breve periodo. Anche la nostra voce ha
bisogno più che mai del sostegno dei suoi lettori, economico tramite
gli abbonamenti e gli acquisti in edicola, ma ancor di più
attraverso un costante confronto di idee, che oggi ha a disposizione
molti canali sul web e sui social network.
Il Friuli ha
bisogno de «la Vita Cattolica» e il settimanale diocesano, in
questi tempi difficili, ha bisogno più che mai di lettori attenti e
partecipi. Come fu in quel lontano e difficile 1926.
ROBERTO PENSA
8 gennaio
2016
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Un articolo a firma di Roberto Pensa, fino a pochi giorni fa Direttore responsabile del settimanale della Arcidiocesi di Udine, "LA VITA CATTOLICA", oggi rimosso dall'incarico.
Lo abbiamo trovato in rete pubblicato dal sito www.giornalistitalia.it l'8 gennaio 2016. Un articolo che ci è piaciuto molto e che condividiamo pienamente: per questo abbiamo scelto di farlo conoscere anche a chi segue il nostro Blog.
Lo vogliamo considerare l'EDITORIALE di saluto del dr. Roberto Pensa ai suoi lettori. L'ultimo in ordine di tempo dei tanti suoi ottimi Editoriali pubblicati per sette anni in prima pagina, e continua a pagina 3, su La Vita Cattolica .
Lo vogliamo considerare l'EDITORIALE di saluto del dr. Roberto Pensa ai suoi lettori. L'ultimo in ordine di tempo dei tanti suoi ottimi Editoriali pubblicati per sette anni in prima pagina, e continua a pagina 3, su La Vita Cattolica .
"Chi vuole leggere qualcosa «fuori dal coro», sia sulla carta stampata che sul web, ha a disposizione «la Vita Cattolica» e non molto altro", scriveva Roberto Pensa l'8 gennaio 2016.
Sarà così anche in futuro o la nuova linea editoriale del settimanale «la Vita Cattolica» ora guidato da Monsignor Guido Genero, tradirà i "laici cattolici friulani" che nel 1926 hanno voluto creare "una voce libera e fuori del coro"?
LA REDAZIONE DEL BLOG

"(...) Nel testo della riforma costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci il 4 dicembre, c’è scritto ben altro, purtroppo. È vero, c’è una «clausola di salvaguardia» delle attuali autonomie speciali: la riforma costituzionale non si applica alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome «fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome»
Il problema è che, una volta raggiunta l’intesa, su base paritaria, ad approvarla dovrà essere il Parlamento, e in particolare quel Senato delle autonomie in cui saranno maggioranza schiacciante i rappresentanti delle Regioni Ordinarie, non teneri rispetto ai maggiori poteri delle Speciali, vissuti come privilegi. Ogni senatore potrà proporre emendamenti all’intesa, che la maggioranza potrà approvare a suo piacimento. (…)"
Direttore Responsabile del settimanale "LA VITA CATTOLICA"