lunedì 6 agosto 2018

PORTO DI SAN GIORGIO DI NOGARO - QUANDO SI DRAGHERA' ANCHE IL PORTO?


PORTO DI
SAN GIORGIO DI NOGARO
(Provincia di Udine)

    QUANDO SI DRAGHERA'
    ANCHE IL PORTO?
     

…...e intanto il porto di San Giorgio di Nogaro (Provincia di Udine)  agonizza con il porto ancora da dragare e pescaggio massimo di 6 metri, pardon, 6,20 come da ordinanza della Capitaneria, con 20 milioni di euro già spesi inutilmente poiché la regione ha dragato il "SOLO" canale.....e non anche il porto, come se le navi si fermassero “FUORI” del porto!!

Sarebbe interessante saperne di più e se questa nuova Giunta regionale - Presidente Massimiliano Fedriga - ha in programma di risolvere il problema “infinito” dei dragaggi indispensabili per il presente e il futuro del Porto di San Giorgio di Nogaro (Udine), un porto industriale con molte potenzialità che una insensata politica regionale sta distruggendo. 
 
In ballo ci sono importanti attività economiche a livello regionale e oltre 1400 posti di lavoro che senza dragaggi sono a rischio….

Documentazione

Dal quotidiano "Il Messaggero Veneto (Udine)" – 26 ottobre 2017 – articolo a firma di Francesca Artico:

(…) Bocche cucite tra gli operatori portuali profondamente preoccupati dalla situazione, solo a qualche addetto delle case di spedizione sfugge che il nodo determinante restano i fondali, in quanto seppur da 6 metri siano stati portati con una ordinanza della Capitaneria di Porto dopo le operazioni di dragaggio a 6,20 metri di pescaggio, è più che mai urgente vengano messi a disposizione i 7.50 metri necessari a permettere l'ingresso a Porto Magreth di navi commerciali da 12 mila tonnellate di stazza, contro le attuali che hanno una stazza massima di 5-6 mila tonnellate. (….)

Ricordiamo che il porto friulano ha una potenzialità di movimentazione pari a 3 milioni di tonnellate: nel periodo prima della crisi ha raggiunto una operatività di 1,7 milioni di merci transitate per il porto friulano (unico nella provincia di Udine e il più importanta nel Nord d'Italia).Va anche sottolineato che lo scalo nogarese è la più grande azienda dell'Aussa Corno, con circa 400 addetti (una cinquantina in meno rispetto a cinque anni fa), tra imprese portuali (Impresa Midolini e la storica Impresa Porto Nogaro che hanno in affitto le strutture), case di spedizione e agenzie marittime, ormeggiatori, piloti, dogana e Capitaneria di Porto, con un indotto che si aggira attorno ai mille addetti.
 
…………….
 
Dopo i dragaggi la situazione è perfino peggiorata…
 
Dal quotidiano Il Messaggero Veneto - 23 giugno 2018 - articolo a firma di Francesca Artico
 
(…) Rispetto a prima dei dragaggi le navi fluviali di certe dimensioni, che non hanno pescaggi superiori ai meno 6 metri, sempre venute a Porto Nogaro, non possono più entrare.».(…)
 
In regione non c'è solo il Porto di Trieste e il suo porto vecchio o i posti di lavoro della Ferriera triestina di Servola (tematiche SEMPRE al centro della politica regionale e sempre presenti con continui servizi al telegiornale regionale RAI delle 19.30 del TG3 sede di Trieste ) ma ci sono anche i 1400 posti di lavoro del Porto di San Giorgio di Nogaro (Udine).
 
Com'è possibile spendere ben 20 milioni di euro per peggiorare la situazione precedente ai dragaggi? 20 cm di "pescaggio" in più nel canale fluviale - dopo il dragaggio da 20 milioni di euro  - è una autentica "presa in giro". Quanti anni dobbiamo ancora attendere per veder dragato anche il porto?
 
Sia a Trieste (canale petroli) che a Monfalcone si draga normalmente ogni volta che serve…..  


LA REDAZIONE DEL BLOG


giovedì 2 agosto 2018

LAGO DI CAVAZZO - SICCITA': NO A INTERVENTI PARZIALI ED EGOISTICI!!


 
 
Lago di Cavazzo
(foto di Roberta Michieli)
 
 
Lago di Cavazzo in estate
paradiso dei velisti
(foto di Roberta Michieli)
 
 
Lago di Cavazzo,
controluce al tramonto
(foto di Roberta Michieli) 
 
 
RICEVIAMO
DA FRANCESCHINO BARAZZUTTI
E PUBBLICHIAMO

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COMUNICATO STAMPA

Siccità.
No a interventi parziali ed egoistici,
 sì a soluzioni complessive e rispettose
dell’ambiente e delle comunità locali.
 

 
Le alte temperature di questi giorni stanno provocando siccità in tutta la nostra regione, dalla montagna al mare: annaffia il proprio orticello la vecchierella nei paesi di montagna con acqua del rubinetto sempre più cara, irriga i vasti campi l’agricoltore di pianura. 
Mentre la vecchierella della montagna tace e nessuno parla per lei, invece, dalla pianura friulana puntuali come la morte si alzano, come in ogni calura estiva, un lamento ed una sollecitazione alla Regione.
Il lamento riguarda il pericolo della perdita dei raccolti e pertanto è comprensibile e condivisibile. La sollecitazione alla Regione riguarda invece la derivazione irrigua dallo scarico del Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni. Sollecitazione non comprensibile e non condivisibile, poiché basata su una soluzione del problema inadeguata, parziale ed egoistica, soddisfacente solo e soltanto il proprio parziale bisogno a danno di altri territori e comunità. 
La presidente del Consorzio di Bonifica Friulana, Rosanna Clocchiatti, ha dichiarato alla stampa che “diventa imprescindibile dare attuazione alla realizzazione del collegamento tra il sistema derivatorio Ledra-Tagliamento e lo scarico del Lago di Cavazzo”. Già, lo scarico. E il lago di Cavazzo? Chi se ne frega! Problemi loro, della gente della Val del Lago! Alla pesante servitù a monte dello scarico della centrale di acque gelide e fangose nel lago si aggiungerebbe un’ulteriore servitù a valle con i prelievi del Consorzio. 
Il Consorzio prelevi pure l’acqua all’attuale scarico del lago ma se e solo quando l’acqua vi giungerà direttamente dallo scarico della centrale mediante una condotta che bypassi il lago, salvandolo dall’interrimento previsto da recenti studi, tra poco più di cento anni. La prelevi lasciando un’adeguata portata al Tagliamento e per la sua sponda pordenonese. 
Di fronte all’immane “problema acqua” che sta diventando tragico per l’umanità i dirigenti del Consorzio dovrebbero avere posizioni meno egoistiche e parziali e più attente alle soluzioni globali e condivise. Anche complementari con bacini nella stessa pianura. 
Peraltro, al Consorzio non possono non conoscere quanto il Piano Regionale di Tutela delle Acque prevede abbinato al loro progetto derivatorio dal Lago di Cavazzo “Contestualmente dovrà anche essere valutata la fattibilità tecnico - economica di realizzazione di un canale di by – pass, o di altra soluzione progettuale che mitighi l’impatto dello scarico della centrale di Somplago sul lago di Cavazzo con lo scopo di recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso e di garantirne la fruibilità”. 
Inoltre, i dirigenti del Consorzio dovrebbero sapere che con l’art 11 della L.R. 6 febbraio 2018 n.3 la Regione è autorizzata ad indire un concorso di ideeal fine di recuperare le condizioni di naturalità del Lago dei Tre Comuni e di garantirne la fruibilità in conformità al Piano regionale di tutela delle acque”. 
Condizioni di naturalità e di fruibilità del lago: sono possibili unitamente alla produzione idroelettrica ed al prelievo irriguo. E’ una sfida di civiltà. 
Recentemente sulla sponda del lago i neo assessori regionali all’ambiente Scoccimarro e alle finanze Zilli hanno incontrato i Comitati Salvalago, Legambiente, il sindaco di Trasaghis, il presidente dell’Ecomuseo e varie persone interessate al futuro del lago.
Ci auguriamo che i buoni intendimenti espressi abbiano un concreto seguito. Al neo direttore generale dell’assessorato all’ambiente, ing. Canali, auguriamo buon lavoro, confidando sul suo equilibrio e sulla sua competenza più che sulla sua provenienza di direttore del Consorzio. 
 
I Comitati Salvalago
Val del Lago, 02 agosto 2018

 

 

lunedì 30 luglio 2018

PARCO DEL MARE (TRIESTE) - UNA UTOPIA DANNOSA PER TRIESTE E TUTTA LA REGIONE!!


PARCO DEL MARE
(TRIESTE)

UNA UTOPIA DANNOSA

PER TRIESTE E TUTTA LA REGIONE!!

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Dossier

1) "Parco del Mare dannosa utopia" di Paolo Rumiz.

Lettera inviata dal giornalista e scrittore triestino Paolo Rumiz al quotidiano "Il Piccolo" che l'ha pubblicata il 25 gennaio 2017. Paolo Rumiz è da sempre fortemente contrario al progetto dell'acquario che dovrebbe sorgere nell'area contigua al Pedocin e alla Lanterna

25 gennaio 2017

Ha ragione il signor sindaco di Trieste a voler fare il parco del mare entro la fine del mandato: così i debiti dell’operazione li pagherà il suo successore. Difatti egli sa benissimo - e se non lo sa è grave - che in Italia non esiste un solo acquario in attivo. Quello famoso di Genova, che arranca come visitatori, è una macchina infernale già superata: enormi masse d’acqua da ripulire, vasche da riscaldare, pesci che muoiono continuamente. Gli effetti collaterali sarebbero tali anche a Trieste che al prossimo candidato-sindaco basterà raccogliere firme contro il progetto per una decina di giorni davanti al “Pedocin” per vincere le elezioni. Suggerisco già il nome del nuovo partito: “La Lanterna”. Un simbolo imbattibile.”



2) Così si è espressa nel tempo la politica regionale…


A) "Nel 2014 il vicepresidente regionale di centrosinistra Sergio Bolzonello stronca il Parco: «Neanche un euro, progetto inattuabile». Nel 2014, quando Paoletti tira fuori la destinazione di Porto Lido, la Regione cambia idea. Nel settembre del 2015 il progetto viene presentato all’ente pubblico: lo firma l’architetto statunitense Peter Chermayeff, autore degli interventi all’acquario di Genova e dei parchi acquatici di Boston, Osaka, Baltimora e Lisbona. Il disegno iniziale è maestoso, poi viene liofilizzato per ridurre costi di gestione e spazi.”
 

B) Così l’attuale sindaco di Trieste Dipiazza il 27 aprile 2010; oggi, anno 2018, è favorevolissimo al Parco del mare… con i soldi della regione, ovviamente!


Da IL PICCOLO di Trieste, 27 aprile 2010: 


 

C) Maggio 2018: Fedriga nuovo garante del "Parco del mare" di Trieste.



D) E oggi (28 luglio 2018) a Trieste in Consiglio comunale - sindaco Dipiazza -  stanno perfino imbrogliando le carte: si scrive "Porto Lido" e si legge "Parco del mare!!

"TRIESTE Il Parco del mare è passato in Consiglio comunale sotto il falso nome di Porto Lido. Il limite dei 10 metri di altezza uscito dalla porta (con la variante numero 3 del Prg) e rientrato dalla finestra (con un ordine del giorno della maggioranza). Nella variante di assestamento approvata ieri in Consiglio comunale non si fa cenno progetto di Antonio Paoletti. Il riferimento riguarda il progetto di “Porto Lido” approvato il 13 marzo 2007. Un progetto destinato a non vedere la luce. Eppure, la deroga ai 10 metri di altezza, richiesta dall’Autorità portuale in cambio della variazione della linea di costa della Piattaforma logistica, è stata attribuita all’unanimità al progetto del Parco del mare che, nelle intenzione di Antonio Paoletti, dovrebbe subentrare a Porto Lido nell’area della Lanterna. (…)"

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CONCLUSIONE

C'è qualche UTOPIA triestina che la Giunta regionale (poco importa chi è il Presidente di regione….) non sia disponibile ad “appoggiare e finanziare”, ovviamente finanziare con i soldi di tutti i cittadini del Friuli-Venezia Giulia (di cui il Friuli è il 90% del territorio regionale e l'80% della popolazione regionale) e senza alcuna valutazione critica Pare proprio di no….
 
Dopo aver ripianato i debiti plurimilionari  del teatro lirico Verdi di Trieste, tutta la regione dovrà ripianare i costi insostenibili del "parco del mare" triestino?  Pare proprio di Sì!!

LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 

domenica 29 luglio 2018

LA QUESTIONE FRIULANA - COMUNICATO STAMPA del 5 luglio 2018


COMITATO PER L'AUTONOMIA 
E IL RILANCIO DEL FRIULI

COMUNICATO STAMPA
5 luglio 2018

 

LA QUESTIONE FRIULANA

Non si era mai visto che 19 consiglieri regionali giurassero in friulano. Un fatto trasversale che possiamo interpretare come segno di una identità riscoperta, in una fase storica in cui questo avviene un po' ovunque ma che è particolarmente importante per il Friuli. Forse.
Forse, poichè nei primi mesi di questa legislatura regionale appare evidente l'attenzione del presidente Fedriga per l'area triestina, dove sembrano crescere idee di una autonomia locale. Presidente che pare continuare per ora nel solco della triestinocentrica Giunta Serracchiani.
Non una parola, per ora, su come le risorse regionali, decurtate o rimpinguate che siano, debbano venir ripartite tra Friuli e Trieste, permanendo gli attuali evidentissimi squilibri.
Due esempi:
- la spesa sanitaria sulla base dei "costi standard" non è stata rispettata nella capitale regionale e Trieste ha ricevuto un rifinanziamento cospicuo per ripianare lo sforamento mentre le altre Aziende sanitarie hanno tirato la cinghia, o meglio l'hanno tirata i friulani (soprattutto carnici, quelli di qua e di là “da l'aghe”, goriziani e Basso Friuli!). Oltre al fatto che non un posto letto è stato tagliato a Trieste! Forse sarà una idea alla friulana ma, oltre che - giustamente - chiedere maggiori risorse bisognerebbe chiedere che queste siano gestite in modo uniforme sul territorio e senza sprechi (vedasi Corte dei Conti). I consiglieri friulani sapranno fare "cartello" nei confronti dei colleghi triestini, in particolare di quelli del rinnovato "fondo Trieste" ?
- l'università del Friuli ha perso un po' di posizioni nella graduatoria nazionale perché, secondo le cronache giornalistiche, è penalizzata rispetto a Trieste per le poche borse di studio a disposizione. Strano. Strano poichè l'Ente regionale per il diritto allo studio (ARDISS) che ha sostituito il vecchio ERDISU dovrebbe distribuire equamente le risorse. Dovrebbe, nel silenzio della politica friulana.
Emerge quindi con forza il tema della questione friulana: non basta un giuramento in friulano, serve la precisa volontà di rappresentare quella minoranza, quel popolo con progetti di sviluppo, di crescita economica e sociale, di difesa delle risorse in qualunque forza politica ci si riconosca.
Ovvero servirebbe la volontà di costituirsi in una forza di raccolta e rappresentanza del territorio, come succede in Scozia, in Catalogna, in Sudtirolo o in Val d'Aosta, non per una antistorica chiusura identitaria ma per il futuro del Friuli.
Questo si aspettano dalle forze politiche autonomiste votate recentemente i tanti elettori friulani che le hanno sostenute.

Per il Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli
il Presidente - Dr. Paolo Fontanelli


mercoledì 27 giugno 2018

LA CONTRO-RIFORMA DELLE UTI: DUE DOMANDE ALLA GIUNTA FEDRIGA


La contro-riforma

delle UTI

(Unioni Territoriali Intercomunali)


ALCUNE DOMANDE

ALLA GIUNTA REGIONALE

DELLA REGIONE

FRIULI-V.G.

………..

 
PONIAMO ALCUNE DOMANDE

ALLA NUOVA GIUNTA REGIONALE


Nella cancellazione/modifica/controriforma delle UTI che la Giunta regionale Fedriga si appresta ad effettuare, giustamente considerato il mare di problemi  creati ai Comuni da questa legge regionale di riforma enti locali targata Panontin/Serracchiani, l'assenza di democrazia nel percorso legislativo delle legge istitutiva delle UTI, la necessità di rimediare ai troppi ricatti e penalizzazioni posti in essere a danno dei Comuni che non hanno aderito alle UTI la necessità di rispettare l'art. 5 della Costituzione italiana, poniamo due domande alla Giunta Fedriga:

  1. come pensa di rispettare la sentenza della Corte Costituzionale nr. 50 del 2015 con cui la Consulta ha precisato che “le Unioni di Comuni NON SONO ENTI LOCALI” e neppure "UN ENTE TERRITORIALE ULTERIORE E DIVERSO RISPETTO ALL'ENTE COMUNE"?

    Alla luce di questa sentenza, come può una “associazione tra Comuni”, per sua natura giuridica subordinata ai Comuni stessi che l'hanno generata, essere a elezione diretta e dunque a gestione autonoma rispetto ai Comuni stessi?

  2. nel modificare la riforma enti locali approvata dalla Giunta Serracchiani,  si terrà conto finalmente anche della Ordinanza del TAR del Lazio  di rinvio alla Corte Costituzionale (Ordinanza pubblicata il 20 gennaio 2017) e più specificatamente del punto in cui i magistrati del TAR del Lazio ritengono  “rilevante e non manifestamente infondata" la dubbia costituzionalità "dell'esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni, mediante unioni o convenzioni, da parte dei Comuni"?

    http://comitat-friul.blogspot.it/2017/03/per-il-tar-del-lazio-la-gestione.html

    Stranamente sia la politica regionale che la stampa locale hanno sempre ignorato questa importante Ordinanza di rinvio alla Corte Costituzionale del TAR del Lazio nonostante la sua lettura ponga molti interrogativi sulla costituzionalità della normativa, anche regionale, sulle  "Unioni di Comuni" (UTI da noi in regione) e soprattutto sull' "obbligatorietà dell'esercizio in forma associata delle funzioni comunali" e il ricorso al TAR del Lazio sia stato sottoscritto da ben 2.200 Comuni italiani….


LA REDAZIONE DEL BLOG

 

domenica 24 giugno 2018

"IL GENOCIDIO DIMENTICATO: PERSECUZIONE DI ROM E SINTI" DI JOVANA KUZMAN

 
Dal sito
 
 
………………..
 
APPROFONDIMENTI
 
Il genocidio dimenticato:
persecuzione di Rom e Sinti
 
di Jovana Kuzman
 
22 giugno 2018
 

(…) Il 16 maggio 1940 iniziò la deportazione organizzata delle famiglie Sinti e Rom dal territorio del Reich. Il 29 gennaio del 1943 venne disposto dall’Ufficio centrale per la sicurezza Nazionale la selezione secondo precisi criteri di “tutti gli zingari di sangue misto, gli zingari rom e gli zingari appartenenti a tribù zingare di sangue non tedesco di origine balcanica” e l’invio dei gruppi di famiglie verso il campo di concentramento di Auschwitz, dove furono sottoposti a terribili esperimenti pseudopsichiatrici coordinati dal medico del campo, Mengele.

Nel 1944 l’intero “campo-zingari” fu liquidato. Il genocidio non venne compiuto solo ad Auschwitz, ma anche a Chelmno, Kulmhof, Treblinka, Majdanek e tramite esecuzioni di massa in Croazia, Polonia, territori del Mar Baltico, Serbia, Ucraina e Crimea. Le stime affermano che circa mezzo milione di Sinti e Rom persero la vita."
 
 
 
 
LEGGI TUTTO IL TESTO
 
 
 
 
 
 

martedì 12 giugno 2018

MINORANZA LINGUISTICA SLOVENA: CONOSCONO LA COSTITUZIONE ITALIANA E LE SENTENZE DELLA CORTE COSTITUZIONALE? PARE PROPRIO DI NO!





MINORANZA LINGUISTICA SLOVENA

LA COSTITUZIONE ITALIANA
E LE SENTENZE DELLA
CORTE COSTITUZIONALE?
 

SCONOSCIUTE

ALLA SENATRICE PD, TATJANA ROJC,
E AL PRESIDENTE FEDRIGA? 

PARE PROPRIO DI “SI'” !!

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Dal quotidiano
Friulisera.it
 
 
http://friulisera.it/sloveni-rojc-scopriamo-pensiero-di-fedriga-da-giornali-sloveni/

Sloveni: Rojc, scopriamo pensiero di Fedriga da giornali sloveni

di Redazione · 11 giugno 2018

"Abbiamo fatto una scoperta interessante sul pensiero del presidente Fedriga in merito alla minoranza slovena in Friuli Venezia Giulia. Peccato aver dovuto aspettare di leggere il Delo di Lubiana, per sapere che Fedriga è a favore di una rappresentanza garantita al Parlamento italiano, esattamente come è stato auspicato nei mesi scorsi dal Pd del Friuli Venezia Giulia e recentemente anche da me a colloquio con il presidente Pahor.

Lo ha affermato la senatrice del Pd Tatjana Rojc, commentando l'intervista rilasciata dal presidente della regione Massimiliano Fedriga al quotidiano “Delo” di Lubiana. Rojc osserva che “della rappresentanza politica garantita per gli sloveni non aveva mai parlato, né prima quando si è votata la legge elettorale, né poi in campagna elettorale, anzi della comunità slovena non c'è traccia nel suo programma elettorale.

Se intende fare sul serio e portare le istanze degli sloveni a Roma, Fedriga sappia che su questo argomento siamo abbastanza preparati, e disponibili a dare una mano”.

“Interessante poi approfondire – aggiunge Rojc - il tema della rappresentanza garantita anche a livello regionale, menzionata nell'intervista, e capire come intenderebbe procedere verso una riforma in tal senso. Forse si prevede un censimento? O forse non sarebbe intanto buona cosa impegnarsi per la completa applicazione della legge 38/2001? Sarebbe già sistemato molto – conclude - di quello che ancora resta aperto”.

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COMMENTO

della redazione del Blog


Ricordiamo alla senatrice
(di lingua slovena) del Pd Tatjana Rojc,  e al Presidente di Regione Fedriga:

 
1) La nostra Costituzione, l’Europa e le leggi della Repubblica tutelano le minoranze linguistiche senza nessuna differenza normativa tra le minoranze stesse. La Corte Costituzionale è già intervenuta dichiarando incostituzionali eventuali differenze nella tutela.

Un esempio? Dal sito del Comitato 482:
Anche per la Consulta i friulani non sono una minoranza di serie B



2) La Costituzione slovena prevede un seggio in Parlamento per OGNI minoranza linguistica riconosciuta dalla Slovenia. Inoltre "la Costituzione slovena" non discrimina tra minoranze linguistiche e per tutte – con o senza Stato – prevede la rappresentanza in Parlamento. Ossia, giusto per esplicitare meglio il concetto giuridico, se la minoranza linguistica friulana fosse per ipotesi riconosciuta in Slovenia, avrebbe diritto ad un seggio garantito in Parlamento esattamente come la minoranza linguistica italiana che vive in questo Stato.
Nella Costituzione italiana non esiste pari norma costituzionale, e sia la senatrice del Pd Tatjana Rojc che il Presidente di Regione Massimiliano Fedriga LO SANNO PERFETTAMENTE!! 

3) La minoranza linguistica slovena la smetta dunque di richiedere norme “a suo esclusivo favore” non previste dalla Costituzione italiana.

4) Se intende fare sul serio e portare le istanze dei FRIULANOFONI a Roma, Fedriga sappia che su questo argomento siamo abbastanza preparati, e disponibili a dare una mano.

Presidente Fedriga,  in attesa di portare le  istanze FRIULANOFONE  a Roma,  si attivi per dare attuazione alla L.r. Friuli-vg nr.  29/2007 (tutela lingua friulana), ancora in gran parte non attuata: sarebbe già un gran passo avanti…


La Redazione del Blog



sabato 9 giugno 2018

UTI E LO SPEZZATINO DEL FRIULI - QUALE FUTURO?


 

 

COMUNICATO STAMPA

UTI e lo spezzatino del Friuli



 
Non sembra cambiato molto l'atteggiamento della politica regionale verso il Friuli! A suo tempo denunciavamo che uno dei problemi principali della legge che istituiva le UTI abolendo le Provincie era quello di privare il Friuli di forme unitarie di rappresentanza istituzionale mentre Trieste manteneva inalterata la propria provincia, continuando ovviamente a svolgere il ruolo di capitale regionale.
 
Con la legge sulle UTI il Friuli ha subito e sembra che debba continuare a subire la cancellazione della propria identità dissolta, da un lato nell'indigesto friulveneziagiulianismo e dall'altro nel frazionamento delle proprie forme di rappresentanza istituzionale.
 
Ora si ridiscutono tempi e metodi di funzionamento delle UTI ma il problema dello spezzatino del Friuli resta inalterato poichè il termine “cantoni” (in sovrapposizione alle UTI?) proposto dal Presidente Fedriga per quattro enti sembra precostituire una autonomia diversificata tra gli stessi violando il principio che una minoranza linguistica, e i friulani lo sono, dovrebbe aver diritto ad una forma unitaria di rappresentanza amministrativa.
 
I molti consiglieri che hanno giurato in friulano non ritengono che, al di là della giusta valorizzazione della loro lingua madre, vada affrontato il tema?
 

Udine, 9 giugno 2018


per il Comitato per l'Autonomia
 
e il Rilancio del Friuli
 
il presidente
Paolo Fontanelli