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domenica 3 febbraio 2019

"STORIA DEL CONFINE ORIENTALE - RELAZIONI ITALO-SLOVENE 1880-1956". UNA RELAZIONE CHE DOVREBBE ESSERE DISTRIBUITA IN TUTTE LE SCUOLE ITALIANE.


STORIA

DEL CONFINE ORIENTALE

RELAZIONI ITALO-SLOVENE 1880-1956

Relazione della Commissione

storico-culturale italo-slovena


Una importante “Relazione”

mai distribuita nelle scuole italiane

e oggi "volutamente" dimenticata.

.............


TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE

(VERSIONE UFFICIALE)

http://www.kozina.com/premik/indexita_porocilo.htm#kazal
 


 

……………..
 
 
 
PERIODO 1880-1918
 
2. (…) Intorno all'anno 1880 gli sloveni si erano ormai dotati di basi sufficientemente solide per un'autonoma vita politica ed economica in tutte le unità politico-amministrative austriache nelle quali essi vivevano. Anche nel Litorale austriaco il movimento politico degli sloveni del Goriziano, del Triestino e dell'Istria costituì parte integrante del movimento politico degli sloveni nel loro complesso.

Viene così a diminuire, per poi cessare quasi completamente nei decenni successivi, l'assimilazione della popolazione slovena (e anche croata) trasferitasi nei centri cittadini e in particolare a Trieste. La più viva coscienza politica e nazionale e la maggiore solidità economica sono alla base di questo fenomeno, che allarma le élites italiane, dà vita ad una politica spesso angusta di difesa nazionale, che contrassegnerà la storia della regione sino al 1915, e contribuisce a rendere più teso il rapporto tra i due gruppi nazionali, anche a causa delle contrastanti aspirazioni slovene ed italiane ad una diversa delimitazione dei rispettivi territori nazionali. (…)


 4. (…) In campo italiano Ruggero Timeus sviluppa anche un nazionalismo radicale ed esasperato, per quanto minoritario, che è fondato sull'idea di una missione civilizzatrice in senso culturale e nazionale della città e sull'imperativo di un'espansione economica dell'italianità nell'Adriatico. La forza politica più rappresentativa degli italiani di Trieste è però il partito liberale-nazionale, nel quale sopravvive una minoranza legata all'ispirazione mazziniana, mentre la maggioranza vede il compito immediato dell'irredentismo nella difesa dell'identità italiana della città e delle sue istituzioni. (…)


 
PERIODO 1918-1941

1. L'Italia, vittoriosa nella prima guerra mondiale, concluse così il proprio processo di unificazione nazionale, inglobando nel contempo, oltre agli sloveni residenti nelle città e nei centri minori a maggioranza italiana, anche distretti interamente sloveni, situati anche al di fuori del vecchio Litorale austriaco ed estranei allo stesso concetto di Venezia Giulia italiana, come era stato elaborato negli ultimi decenni. Ciò suscitò reazioni opposte fra le diverse componenti nazionali residenti nei territori dapprima occupati e poi annessi: gli italiani infatti accolsero con entusiasmo la nuova situazione, mentre per gli sloveni, che si erano impegnati per l'unità nazionale e si erano già alla fine della guerra dichiarati a favore del nascente stato jugoslavo, l'inglobamento nello stato italiano comportò un grave trauma. Il nuovo assetto del confine nord-adriatico, il cui tracciato era stato fissato sin dal patto di Londra del 1915, sostanzialmente confermato dal Trattato di Rapallo (1920), e che seguiva la linea displuviale tra il mar Nero e l'Adriatico, strappò dal ceppo nazionale, un quarto del popolo sloveno (327.230 unità secondo il censimento austriaco del 1910, 271.305 secondo il censimento italiano del 1921, 290.000 secondo le stime di Carlo Schifffrer ), ma la crescita del numero degli sloveni presenti in Italia non influì sulla situazione di quelli della Slavia veneta (circa 34 mila unità secondo il censimento del 1921) già presenti nel territorio del regno, ritenuti ormai assimilati ed ai quali non venne pertanto riconosciuto alcun diritto nazionale. (…)

4. Il trattato di Rapallo, sottoscritto nel novembre del 1920 tra il regno d'Italia e quello dei Serbi, Croati e Sloveni, accolse in pieno le esigenze italiane e amputò un quarto abbondante dell'area considerata dagli sloveni come proprio "territorio etnico". Tale esito era dovuto alla favorevole posizione negoziale dell'Italia che usciva dalla Grande Guerra come vincitrice e riconfermata nel suo status di "grande potenza".  (…)


Clausole riguardanti la tutela delle minoranze nella Venezia Giulia non vennero incluse nemmeno nei successivi trattati del 1924 e del 1937 stipulati per avviare da parte jugoslava buoni rapporti con la potente vicina.  (…)

6. L'impeto snazionalizzatore del fascismo andò però anche oltre la persecuzione politica, nell'intento di arrivare alla "bonifica etnica" della Venezia Giulia. Così, l'italianizzazione dei toponimi sloveni o l'uso esclusivo della loro forma italiana, dei cognomi e dei nomi personali si accompagnò alla promozione dell'emigrazione, all'impiego di elementi sloveni nell'interno del paese e nelle colonie, all'avvio di progetti di colonizzazione agricola interna da parte di elementi italiani, ai provvedimenti economici mirati a semplificare drasticamente la struttura della società slovena, eliminandone gli strati superiori in modo da renderla conforme allo stereotipo dello slavo incolto e campagnolo, ritenuto facilmente assimilabile dalla "superiore" civiltà italiana. A tali disegni di più ampio respiro si accompagnò una politica repressiva assai brutale. Vero è che nella medesima epoca la maggior parte degli stati europei mostrava scarso rispetto per i diritti delle minoranze etniche presenti sul loro territorio, quando addirittura non cercava in vari modi di conculcarli, ma ciò non toglie che la politica di "bonifica etnica" avviata dal fascismo sia risultata particolarmente pesante, anche perché l'intolleranza nazionale, talora venata di vero e proprio razzismo, si accompagnava alle misure totalitarie del regime. (…) 

9. Ciò che infatti il fascismo cercò di realizzare nella Venezia Giulia fu un vero e proprio programma di distruzione integrale dell'identità nazionale slovena e croata. I risultati ottenuti furono però alquanto modesti, non per mancanza di volontà, ma per quella carenza di risorse che, in questo come in altri campi, rendeva velleitarie le aspirazioni totalitarie del regime. La politica snazionalizzatrice riuscì infatti a decimare la presenza slovena a Trieste e Gorizia, a disperdere largamente gli intellettuali e i ceti borghesi ed a proletarizzare la popolazione rurale, che però, nonostante tutto, rimase compattamente insediata sulla propria terra.

Il risultato più duraturo raggiunto dalla politica fascista fu però quello di consolidare, agli occhi degli sloveni, l'equivalenza fra Italia e fascismo e di condurre la maggior parte degli sloveni (vi furono infatti alcune frange che aderirono al fascismo) al rifiuto di quasi tutto ciò che appariva italiano.  (…)

 
 

 
PERIODO 1941 - 1945
 
1. (…) La seconda guerra mondiale scatenata dalle forze dell'Asse introdusse nei rapporti sloveno italiani dimensioni nuove che condizionarono il futuro di tali rapporti. Se infatti per un verso l'attacco contro la Jugoslavia del 1941 e la successiva occupazione del territorio sloveno acuirono al massimo la tensione fra i due popoli, nel suo insieme il tempo di guerra vide una serie di svolte drammatiche nelle relazioni fra italiani e sloveni. L'occupazione del 1941 rappresentò così per lo Stato italiano il culmine della sua politica di potenza, mentre gli sloveni toccarono con l'occupazione e lo smembramento il fondo di un precipizio; la fine della guerra rappresentò, per converso, per il popolo sloveno una fase trionfale, mentre la maggior parte della popolazione italiana della Venezia Giulia fu invece assalita nel 1945 dal timore del naufragio nazionale.

2. La distruzione del regno jugoslavo si accompagnò allo smembramento non solo della compagine statale jugoslava, ma anche della Slovenia in quanto realtà unitaria: la divisione del Paese tra Italia, Germania ed Ungheria pose gli sloveni di fronte alla prospettiva dell'annientamento della loro esistenza come nazione di un milione e mezzo di abitanti e ciò li motivò alla resistenza contro gli invasori.

L'aggressione dell'Italia contro la Jugoslavia segnò il culmine della politica ventennale imperialista del fascismo, rivolta anche verso i Balcani ed il bacino danubiano. In contrasto con il diritto di guerra che non ammette l'annessione di territori occupati nel corso di azioni belliche prima della stipula di un trattato di pace, la Provincia di Lubiana fu annessa al Regno d'Italia.  (…)
 
3. Al crescente successo delle azioni partigiane ed al radicalizzarsi della contrapposizione fra la popolazione e gli occupatori Mussolini rispose trasferendo i poteri dalle autorità civili a quelle militari, che adottarono drastiche misure repressive. Il regime d'occupazione fece leva sulla violenza che si manifestò con ogni genere di proibizioni, con le misure di confino, con le deportazioni e l'internamento nei numerosi campi istituiti in Italia (fra i quali vanno ricordati quelli di Arbe, Gonars e Renicci), con i processi dinanzi alle corti militari, con il sequestro e la distruzione di beni, con l'incendio di case e villaggi. Migliaia furono i morti, fra caduti in combattimento, condannati a morte, ostaggi fucilati e civili uccisi. I deportati furono approssimativamente 30 mila, per lo più civili, donne e bambini, e molti morirono di stenti. Furono concepiti pure disegni di deportazione in massa degli sloveni residenti nella provincia. La violenza raggiunse il suo apice nel corso dell'offensiva italiana del 1942, durata quattro mesi, che si era prefissa di ristabilire il controllo italiano su tutta la Provincia di Lubiana. (…)

 
4. La lotta di liberazione si estese ben presto dalla Provincia di Lubiana alla popolazione slovena del Litorale  (…) Nell'opera di repressione del movimento di liberazione le autorità italiane ricorsero ai metodi repressivi già sperimentati nella Provincia di Lubiana, ivi compresi gli incendi di villaggi e la fucilazione di civili. A tal fine furono appositamente creati l'Ispettorato speciale per la pubblica sicurezza e due nuovi corpi d'armata dell'esercito italiano. Le operazioni militari si estesero pertanto anche sul territorio dello stato italiano. (…)

 
10. (…)  L'estensione del controllo jugoslavo dalle aree già precedentemente liberate dal movimento partigiano fino a tutto il territorio della Venezia Giulia fu salutata con grande entusiasmo dalla maggioranza degli sloveni e dagli italiani favorevoli alla Jugoslavia. Per gli sloveni si trattò di una duplice liberazione, dagli occupatori tedeschi e dallo Stato italiano. Al contrario, i giuliani favorevoli all'Italia considerarono l'occupazione jugoslava come il momento più buio della loro storia, anche perché essa si accompagnò nella zona di Trieste, nel goriziano e nel capodistriano ad un'ondata di violenza che trovò espressione nell'arresto di molte migliaia di persone, - in larga maggioranza italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista jugoslavo -, parte delle quali vennero a più riprese rilasciate; in centinaia di esecuzioni sommarie immediate - le cui vittime vennero in genere gettate nelle "foibe"; nella deportazione di un gran numero di militari e civili, parte dei quali perì di stenti o venne liquidata nel corso dei trasferimenti, nelle carceri e nei campi di prigionia (fra i quali va ricordato quello di Borovnica), creati in diverse zone della Jugoslavia.

11. Tali avvenimenti si verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra ed appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l'impegno ad eliminare soggetti e strutture ricollegabili (anche al di là delle responsabilità personali) al fascismo, alla dominazione nazista, al collaborazionismo ed allo stato italiano, assieme ad un disegno di epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali, in funzione dell'avvento del regime comunista, e dell'annessione della Venezia Giulia al nuovo Stato jugoslavo. L'impulso primo della repressione partì da un movimento rivoluzionario che si stava trasformando in regime, convertendo quindi in violenza di Stato l'animosità nazionale ed ideologica diffusa nei quadri partigiani.

 
 
PERIODO 1945-1956
 
 
7. Fra le ragioni dell'esodo vanno tenute soprattutto presenti l'oppressione esercitata da un regime la cui natura totalitaria impediva anche la libera espressione dell'identità nazionale, il rigetto dei mutamenti nell'egemonia nazionale e sociale nell'area, nonché la ripulsa nei confronti delle radicali trasformazioni introdotte nell'economia. L'esistenza di uno Stato nazionale italiano democratico ed attiguo ai confini, più che l'azione propagandistica di agenzie locali filo-italiane, esplicatesi anche in assenza di sollecitazioni del governo italiano, costituì un fattore oggettivo di attrazione per popolazioni perseguitate ed impaurite, nonostante il governo italiano si fosse a più riprese adoperato per fermare, o quantomeno contenere, l'esodo. A ciò si aggiunse il deteriorarsi delle condizioni di vita, tipico dei sistemi socialisti, ma legato pure all'interruzione coatta dei rapporti con Trieste - che innescarono il timore per gli italiani dell'Istria di rimanere definitivamente dalla parte sbagliata della "cortina di ferro". In definitiva, le comunità italiane furono condotte a riconoscere l'impossibilità di mantenere la loro identità nazionale - intesa come complesso di modi di vivere e di sentire, ben oltre la sola dimensione politico-ideologica - nelle condizioni concretamente offerte dallo Stato jugoslavo e la loro decisione venne vissuta come una scelta di libertà.

8. In una prospettiva più ampia, l'esodo degli italiani dall'Istria si configura come aspetto particolare del processo di formazione degli stati nazionali in territori etnicamente compositi, che condusse alla dissoluzione della realtà pluringuistica e multiculticulturale esistente nell'Europa centro-orientale e sud-orientale. (…)

 
…………….
 
 
NOTA DELLA
REDAZIONE DEL BLOG
 

 
La storia non può essere letta "a salti", cancellando le pagine che non piacciono o leggendo la storia del confine orientale d'Italia a partire dal 1943,  dimenticando tutto ciò che era accaduto prima di tale data.

Riproponiamo la lettura  della "Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena". Una Relazione importante mai distribuita nelle scuole italiane e sempre nascosta nei cassetti.

La pace può nascere solo dalla conoscenza di "tutte" le pagine del libro di storia, incluse quelle che ci hanno visti "carnefici"

 
Per non dimenticare:


IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI GONARS (Udine)

Dal sito ufficiale del Comune Gonars (1942-1943)



Il campo era stato costruito nell’autunno del 1941 in previsione dell’arrivo di prigionieri di guerra russi, ma in questo senso non fu mai utilizzato. Nella primavera del 1942 venne invece destinato all’internamento dei civili della cosiddetta “Provincia italiana di Lubiana”, rastrellati dall’esercito italiano in applicazione della famigerata Circolare 3C del generale Roatta, comandante della II Armata, che stabiliva le misure repressive da attuare nei territori occupati e annessi dall’Italia dopo l’aggressione nazifascista alla Jugoslavia del 6 aprile 1941.
 
Le due massime autorità civili e militari della provincia di Lubiana, l’Alto Commissario Emilio Grazioli, squadrista della prima ora, e il generale Mario Robotti, comandante dell’XI Corpo d’Armata, misero in pratica con puntuale spietatezza le misure repressive: fucilazione di ostaggi, incendi di villaggi, deportazioni di intere popolazioni. Nella notte fra il 22 e il 23 febbraio del 1942 la città di Lubiana venne completamente circondata da filo spinato, tutti i maschi adulti arrestati, sottoposti a controlli e la gran parte di essi destinati all’internamento. Stessa sorte subirono in breve anche le altre città della “provincia”.
 
Gli arrestati furono portati nel campo di concentramento di Gonars, che nell’estate del ’42 conteneva già oltre 6000 internati, ben al di sopra delle sue possibilità ricettive, che erano per meno di 3000 persone. A causa del sovraffollamento, delle precarie condizioni igieniche e della cattiva alimentazione, ben presto si diffusero varie malattie, come la dissenteria, che cominciò a mietere le prime vittime.
 
In questo primo periodo nel campo si trovarono concentrati intellettuali, studenti, insegnanti, artigiani, operai, tutti coloro insomma che venivano considerati potenziali oppositori dell’occupazione, fra essi anche molti artisti che alla detenzione nel campo hanno dedicato molte delle loro opere. Sotto pseudonimo erano internati anche esponenti del Fronte di Liberazione sloveno, che sarebbero poi diventati dirigenti della Resistenza jugoslava. Alcuni di essi nell’agosto del 1942 organizzarono una clamorosa fuga dal campo, con il più classico dei metodi: lo scavo di una lunga galleria sotto la baracca XXII.
Dopo la fuga, la gran parte degli internati vennero trasferiti in altri campi che nel frattempo erano stati istituti in Italia, in particolare a Monigo di Treviso, a Chiesanuova di Padova e a Renicci di Anghiari in provincia di Arezzo e poi a Visco, in provincia di Udine, a pochi chilometri da Gonars
 
Ma il campo di Gonars si riempì ben presto di un nuovo tipo di internati: uomini, donne, vecchi e bambini rastrellati dai paesi del Gorski Kotar, la regione montuosa a nord-est di Fiume, e prima deportati a Kampor, nell’isola di Rab (Arbe). Qui nel luglio del 1942 il generale Roatta aveva predisposto l’istituzione di un immenso campo di concentramento, destinato ad essere una delle tappe della “bonifica etnica” dei territori jugoslavi occupati programmata dal regime fascista.
 
Nell’estate del 1942 vi vennero internati oltre 10.000 sloveni e croati, in condizioni di vita spaventose, in logore tende, senza servizi igienici né cucine. I campi di concentramento per jugoslavi erano infatti organizzati dai comandanti dell’esercito italiano secondo il principio espresso dal generale Gambara: “Campo di concentramento non è campo di ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo”. Ben presto la mortalità a Rab raggiunse livelli altissimi e il generale Roatta decise il trasferimento di donne, vecchi e bambini a Gonars, dove nell’autunno-inverno 1942-43 arrivarono migliaia di persone in condizioni di debilitazione estrema. Così, nonostante l’impegno umano di alcuni degli ufficiali e soldati del contingente di guardia, quali il medico Mario Cordaro, nel campo di Gonars morirono, di fame e malattie, oltre 500 persone. Almeno 70 erano bambini di meno di un anno, nati e morti in campo di concentamento.
 
Il campo di Gonars, come tutti gli altri campi fascisti per internati jugoslavi, funzionò fino al settembre del 1943, quando con la capitolazione dell’esercito italiano il contingente di guardia fuggì e gli internati furono lasciati liberi di andarsene. Nei mesi successivi la popolazione di Gonars smantellò il campo utilizzando i materiali per altre costruzioni, come l’asilo infantile, e così oggi delle strutture del campo non rimane più nulla.
 
A memoria di questo campo di concentramento, per iniziativa delle autorità jugoslave nel 1973 venne costruito nel cimitero cittadino un Sacrario, opera dello scultore Miodrag Živković, dove in due cripte furono trasferiti i resti di 453 cittadini sloveni e croati internati e morti nel campo di concentramento di Gonars


 
 
 

martedì 13 novembre 2018

MINORANZA LIGUISTICA FRIULANA - Quando "UN LAVORO DI SQUADRA" dei parlamentari eletti in regione a difesa dei diritti linguistici di questa importante minoranza?







MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA 

Quando "un lavoro di squadra"
dei parlamentari eletti in regione
a difesa dei diritti linguistici
di questa importante minoranza?


Da un articolo pubblicato sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste il 12 novembre 2018 a firma di Marco Ballico

TITOLO - Risorse a zero nella Finanziaria per esuli e minoranza italiana.
Rosato (Pd) lancia l’allarme: fondi soppressi, pronti i nostri emendamenti ma serve gioco di squadra di Marco Ballico

Dal testo dell'articolo:

(...) Nel 2016-18, la maggioranza a guida Pd aveva assicurato per ciascun anno del triennio 2,3 milioni sulla legge 72/01 a sostegno degli esuli e 3,5 milioni sulla 73/01 per la minoranza italiana in Slovenia e Croazia. Tenendo conto che qualche limatura c’è stata a causa dei tagli lineari ministeriali, che hanno per esempio abbassato a circa 2 milioni la quota sulla 72, si trattava di oltre 16 milioni sul triennio. Risorse, ora prosciugate, che le associazioni chiederanno da subito di recuperare. (…) «Abbiamo verificato e i soldi non ci sono – fa sapere Rosato –. Non un bel segnale dopo che con il nostro governo avevamo incrementato quei finanziamenti raggiungendo i livelli degli anni buoni. (…) Ma più che gridare allo scandalo, mi pare corretto chiedere un lavoro di squadra a tutti i parlamentari della regione. (…) ».

...............……

Commento della Redazione del Blog

Parafrasando l'on. Rosato, quando un lavoro di squadra dei parlamentari eletti in regione per PRETENDERE:

  • UN FINANZIAMENTO ADEGUATO DELLA LEGGE 482/99 (tutela delle minoranze linguistiche storiche riconosciute dalla Repubblica italiana ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana)? Oggi questa legge è finanziata con una miseria indegna di un Paese civile e nei fatti priva di attuazione! Ricordiamo che stiamo parlando di ben 3 milioni di cittadini italiani...

  • UN  ADEGUATO FINANZIAMENTO REGIONALE ALLA MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA (600 mila cittadini italiani che vivono nella regione Friuli-Venezia Giulia, ossia oltre il 50% della popolazione regionale); minoranza  a cui  - dalla stessa regione in cui sono storicamente stanziati da millenni - vengono sistematicamente  negati o "concessi  al ribasso" i diritti linguistici a cui ha diritto per legge. Regione che sta perfino negando a questa minoranza il diritto al bilinguismo visivo nei cartelli stradali nelle strade di competenza regionale, obbligo previsto anche dalla legge 482/99 e da trattati internazionali ratificati dall'Italia, ma non imposto dalla Giunta regionale e dal Consiglio regionale, alla società a capitale pubblico "Friuli Venezia Giulia Strade S.p.A." che nei fatti risulta disattendere questo diritto dei friulanofoni. 
 

La Redazione del blog

 
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Dal sito del Comitato 482
 
 
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Cortese attenzione on.le Ettore ROSATO:
 
dal sito ufficiale della regione Friuli-VG

"VISTA la circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri - n. 0002464 dd. 15 febbraio 2016 - recante linee guide per la predisposizione delle richieste di finanziamento da parte delle amministrazioni territoriali e locali a valere sui fondi previsti per l’esercizio 2016 ai sensi degli articoli 9 e 15 della legge 482/1999 che al fine della determinazione della quota da assegnare alla Regione Friuli Venezia Giulia, in attuazione del DLgs 223/2002, individua un importo da destinare alla Regione pari a € 339.354,00, in attesa di successiva conferma.(…)"
 

 

sabato 10 dicembre 2016

GLI ESULI ISTRIANI EQUIPARATI AGLI INVALIDI!!!





Novembre 2016

Regione Friuli-Vg

ARRIVA
"BABBO NATALE"
PER GLI ESULI ISTRIANI! 


"EQUIPARATI AGLI INVALIDI" 
SALIRANNO SUI BUS
PAGANDO SOLO
5 EURO L'ANNO!

Grazie Debora Serracchiani!


Da il quotidiano IL PICCOLO di Trieste

26 novembre 2016



Gli esuli salgono sul bus a soli cinque euro all’anno

Il nuovo bando per il trasporto pubblico locale prevede l’agevolazione ad hoc. Uno sconto di quasi 340 euro rispetto a chi paga l’abbonamento per intero

di Gianpaolo Sarti


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO




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COMMENTO

DELLA REDAZIONE DEL BLOG

Ma ve lo ricordate lo spaventoso "can can mediatico" che fu sollevato nel 2013 per i 6.300 euro all'anno che spendeva il Consiglio regionale per la traduzione in simultanea, durante le sedute dell'Aula, dalla lingua  friulana alla lingua italiana?

Che la minoranza linguistica friulana fosse riconosciuta e tutelata dalla Repubblica italiana ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana, ovviamente era un fatto del tutto irrilevante per chi denunciava sulla stampa lo "spreco" di ben 6.300 euro ad anno solare....

Per chi non se lo ricorda ecco un ripasso dei fatti.... 

Ragionamenti pelosi a Trieste



Il consigliere triestino del PDL Bruno Marini denuncia lo spreco di soldi regionali per pagare le traduzioni in Consiglio regionale in lingua friulana, slovena e tedesca. (...)

leggi tutto:
 

E la Presidente Debora Serracchiani?

Risulta d'accordissimo su questo regalo natalizio agli istriani arrivati in regione dal 1947 al 1950, circa 65/70  anni fa......

Se 6300  euro  annui  erano  uno  spreco nel 2013  secondo alcuni consiglieri regionali,  quanto costerà  a  tutti  i cittadini della nostra regione questo incredibile "regalo di Natale" a chi non ha alcun titolo per essere equiparato agli invalidi?

Provate a moltiplicare il regalo di 340 euro a testa per mille richiedenti (ma saranno moltissimi di più soprattutto a Trieste!) e avrete la risposta....

E la Corte dei Conti regionale non ha nulla da obbiettare?



La Redazione del Blog  


domenica 30 agosto 2015

STORIA DEL CONFINE ORIENTALE - UNA IMPORTANTE "RELAZIONE" MAI DISTRIBUITA NELLE SCUOLE IN ITALIA E OGGI "VOLUTAMENTE" DIMENTICATA.


STORIA

DEL CONFINE ORIENTALE

RELAZIONI ITALO-SLOVENE 1880-1956
 
Relazione della Commissione

storico-culturale italo-slovena

 
Una importante “Relazione”
mai distribuita nelle scuole italiane
e oggi "volutamente" dimenticata. 
 
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TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE

(VERSIONE UFFICIALE)


LETTERE ACCOMPAGNATORIE DEI COPRESIDENTI

On. Sig.
Ministro degli Affari Esteri
della Repubblica Italiana

On. Sig.
Ministro degli Affari Esteri
della Repubblica di Slovenia



Signor Ministro,
con scambio di note intervenuto nel mese di ottobre 1993 tra i ministri degli affari esteri d'Italia e Slovenia veniva convenuta l'istituzione di una Commissione mista storico-culturale italo-slovena con la finalità di effettuare una globale ricerca e disamina di tutti gli aspetti rilevanti nella storia delle relazioni politiche e culturali bilaterali.

La Commissione sopra indicata era prevista comporsi da un Copresidente e sei membri per ciascuna delle due parti e si disponeva che producesse un rapporto finale in forma riservata da sottoporre ai due Governi.

In prima composizione, la Commissione per Parte italiana, comprendeva i Signori: Prof. Sergio Bartole (Copresidente); Prof. Fulvio Tomizza; Sen. Lucio Toth; Prof. Fulvio Salimbeni, Prof. Elio Apih; Prof.ssa Paola Pagnini, Prof. Angelo Ara.

A seguito di diversi motivi si sono avute le dimissioni del copresidente, sostituito in tale qualità con lettera ministeriale del 10-03-1999 dal Prof. Giorgio Conetti, e dei membri Fulvio Tomizza e Elio Apih, sostituiti con i Proff. Marina Cataruzza e Raoul Pupo.

Per Parte slovena sono stati nominati nella Commissione: dr. Milica Kacin Wohinz (Copresidente), dr. France Dolinar, dr. Boris Gombač, dr. Branko Marušič, dr. Boris Mlakar, dr. Nevenka Troha e dr. Andrej Vovko.

Dopo le sue dimissioni il dr. Boris Mlakar è stato sostituito da Aleksander Vuga, nel marzo del 1996 si è dimesso invece il dr. Boris Gombač e nella Commissione è rientrato il dr. Boris Mlakar.

La Commissione si riuniva in seduta plenaria i giorni 19 novembre 1993 a Venezia; 4/5 febbraio 1994 a Otočec; 20/21 maggio 1994 a Passariano (Udine); 17/18 marzo 1995 a Bled; 3 giugno 1995 a Aquileia; 12/13 aprile 1996 a Portorose - Portorož; 5 ottobre 1999 a Gorizia; 20 novembre 1999 a Capodistria - Koper; 27 giugno 2000 a Udine.

All'inizio dei suoi lavori la Commissione individuava come rilevante per la propria opera il periodo storico dal 1880 al 1956, cioè dagli inizi della determinazione delle aree politico-nazionali di confine sino alle immediate conseguenze della delimitazione del memorandum di Londra. Ai fini di una più chiara redazione del rapporto ha suddiviso la tematica esaminata secondo la periodicizzazione storica consolidata in 4 periodi rispettivamente per gli anni 1880-1918; 1918-1941; 1941-1945; 1945-1956.

Nella sessione di Udine del 27 giugno 2000 la Commissione adottava all'unanimità il proprio rapporto finale.


Le Copresidenze della Commissione assistite dai collaboratori prof. Marina Cataruzza, dr. Nevenka Troha e dr. France Dolinar si sono, quindi, riunite il 25 luglio 2000 a Capodistria - Koper per provvedere a un controllo finale delle versioni italiana e slovena dei testi, al seguito del quale hanno l'onore di trasmetterli alle S.S.L.L., concludendo in tal modo il proprio mandato.
Dr. Milica Kacin Wohinz
Prof. Giorgio Conetti


Onorevole signor Ministro,
i sottoscritti prof. Giorgio Conetti e dr. Milica Kacin Wohinz, Copresidenti della Commissione storico-culturale italo-slovena, all'atto di trasmettere il testo della relazione finale, adottata dalla Commissione sui rapporti tra i due popoli nel periodo 1880 - 1956,
si permettono di suggerire, quali forme opportune di utilizzo del documento, i seguenti atti:
  • presentazione pubblica ufficiale della relazione nelle due capitali, possibilmente in sede universitaria, come segno di stabile riconciliazione tra i due popoli;
  • pubblicazione del testo nelle versioni italiana e slovena;
  • raccolta e pubblicazione degli studi di base;
  • diffusione della relazione nelle scuole secondarie.
Con la migliore osservanza,
Dr. Milica Kacin Wohinz
Prof. Giorgio Conetti
 
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NOTA DELLA REDAZIONE DEL BLOG
 
 
In Italia la "Relazione" risulta essere rimasta nascosta nei cassetti del Parlamento italiano che l'aveva commissionata nel 1993 e risulta priva di una pubblicazione ufficiale da parte dei governi italiani. Non risulta essere stata distribuita nelle scuole secondarie italiane. Pare non piaccia alle associazioni degli esuli istriani e al nazionalismo italiano.
 
Eppure gli storici che hanno elaborato la "Relazione" sono tutti storici importanti e soprattutto scelti accuratamente dai Governi di Roma e di Lubiana.
 
Questa "Relazione" mette in discussione il mito degli "Italiani brava gente" e per quanto riguarda le cause dell'esodo degli italiani d'Istria non risulta avvalorare la tesi della "pulizia etnica".
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(...)  Il Rapporto sloveno-italiano relativo al passato è un documento destinato al futuro. Nel suo messaggio vi è la consapevolezza che i contrasti avuti nella storia non devono trasformarsi in discordie del presente e oberare le relazioni del futuro. Se saremo in grado di accettare la storia, le nostre relazioni saranno maggiormente improntate alla spontaneità e all'amicizia.

La storia non può venire conformata o assoggettata alla volontà degli attuali governanti. Il Rapporto comune italo-sloveno raccoglie dati che a molti non piaceranno. I contenuti del documento in Slovenia non vengono respinti, li accettiamo in quanto relativi a fatti storici.

Il documento riconosce agli Sloveni della Primorska/Litorale tenacia nella tutela della propria coscienza nazionale e politica, ed assume un atteggiamento critico nei confronti del fascismo italiano. Tra coloro che conoscono solo superficialmente gli eventi passati, ci sarà anche chi si sorprenderà nel verificare che la storia comune non è contrassegnata soltanto dalle foibe. In effetti, il documento non è destinato a chi non vuole accettare tale verità. Non era nelle intenzioni degli autori cercare di persuadere chi rimane irremovibile nelle proprie convinzioni (...)
 
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Periodo 1945 - 1956
 
 
(...)
 
7. Fra le ragioni dell'esodo vanno tenute soprattutto presenti l'oppressione esercitata da un regime la cui natura totalitaria impediva anche la libera espressione dell'identità nazionale, il rigetto dei mutamenti nell'egemonia nazionale e sociale nell'area, nonché la ripulsa nei confronti delle radicali trasformazioni introdotte nell'economia. (....)
 
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venerdì 28 agosto 2015

REGIONE - ESULI ISTRIANI, FIGLI DI UN "DIO MAGGIORE"?


 
 

REGIONE

ESULI ISTRIANI

FIGLI DI UN “DIO MAGGIORE”?


Questa la miseria di fondi stanziati dalla Regione a favore della minoranza linguistica friulana (circa 600 mila friulanofoni!): solo lo 0,02% del bilancio regionale 2014, pari a euro 2,4 (leggisi: DUE euro e 40 centesimi!) per ogni parlante la lingua friulana! E nel 2015 non è andata meglio!

 
E questo il regalo previsto dalla Regione alla “potentissima lobby”  degli esuli istriani della nostra regione:

BUS QUASI GRATIS AGLI ESULI

(…) un abbonamento quasi gratuito: in base alla legge avrebbero potuto pagare la tessera solo 5 euro e 15 centesimi, anziché 343,50 come accade per gli altri cittadini. Ciò in virtù di una norma proposta dal centrodestra nel 2007: un comma inseriva tra i beneficiari, insieme a invalidi, ciechi e sordomuti, pure istriani, fiumani e dalmati di tutta la regione. (…)

18 agosto 2015

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E i politici eletti in Friuli?

Zitti e addormentati

come sempre!


 

mercoledì 4 marzo 2015

REGIONE - IL BUS SCONTATO PER GLI ESULI ISTRIANI???


REGIONE

Il bus scontato per

gli esuli istriani ??? 

 

Presidente Serracchiani,

cosa aspetta ad abrogare
questo assurdo
e costosissimo privilegio?
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Dal sito internet del quotidiano

IL PICCOLO di Ts


(,,,) Ma le tessere dell’autobus, mai chieste, potrebbero arrivare a prezzi stracciati. Per gli esuli l’abbonamento annuale sarebbe gratuito, o quasi: 5 euro e 15 centesimi anziché i 343,50 richiesti. Questo, almeno, prendendo alla lettera le leggi regionali in materia. Meglio usare il condizionale visto che, questa volta, a bisticciare con la Storia ci si mette pure la Burocrazia.

(…) A partire dal legislatore di centrodestra che, per “par condicio”, animato da spirito di rivalsa e giustizia nei confronti dei partigiani, così pare, nel 2007 aveva pensato di infilare in una norma sul trasporto pubblico un comma ad hoc. In mezzo a invalidi, ciechi e sordomuti, nel calderone dei beneficiari delle agevolazioni ci sono finiti pure gli istriani, i fiumani e i dalmati di tutto il Friuli Venezia Giulia. (...)




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Serracchiani sdogana

il bus scontato per gli esuli



"La vicenda delle tessere bus agevolate per gli esuli, la battaglia di Bruno Marini, si chiude con il lieto fine. Perché a intervenire, stavolta, è direttamente la presidente della Regione Debora Serracchiani.
 
La governatrice prende carta e penna e conferma, in una nota, quanto già annunciato dall'assessore provinciale Vittorio Zollia:  il beneficio rientrerà nel prossimo bando di gara del Trasporto pubblico locale. Per gli istriani, così come per le altre categorie (…)
 
La governatrice ha deciso di intervenire personalmente sulla questione «in quanto ho ritenuto necessario fare rapidamente chiarezza su un problema che ha toccato la sensibilità di persone, per lo più anziane e già colpite dall’ingiustizia della storia». "
 

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COMMENTO



Presidente Serracchiani,

ma si rende conto  che chi è nato in Istria tra il 1940 e il 1947,  quando è arrivato esule con la  sua famiglia nella nostra Regione era un lattante o un bambino di pochi anni? Si rende conto che queste persone vivono tra noi da almeno 67 anni (se nate nel 1947) ed hanno già goduto, come esuli istriani, di importanti benefici?

Vogliamo ricordarne alcuni? Ci risulta che ben il 15% di tutti i posti di lavoro sia pubblici che privati sia stato riservato per legge ai profughi istriani e su tutto il territorio nazionale. Idem nella assegnazione delle case popolari. Benefici che oltre tutto hanno pesantemente penalizzato soprattuttto i triestini e i goriziani che si sono visti superare nelle graduatorie dagli esuli istriani di allora.
 
Presidente Serracchiani, a distanza di 70 anni a quale titolo gli esuli istriani, arrivati bambini di pochi anni  in regione, hanno diritto ad uno sconto generosissimo sull'abbonamento all'autobus (5 euro e 15 centesimi anziché i 343,50 richiesti precisa l'articolo del Il Piccolo di Trieste)?  Non ritiene che questa tipologia di sconti vada riservata alle categorie protette che effettivamente hanno titolo per pretenderla? 
 

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