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venerdì 9 novembre 2018

UNIVERSITA' DEL FRIULI: IL VERO PROBLEMA E' QUELLO DELLE RISORSE!!


 

  
 
Comunicato stampa

9.11.2018


Università del Friuli


Come ha ben evidenziato la campagna elettorale regionale di questa primavera c'è un tema prioritario per le realtà istituzionali, sociali ed economiche di questa Regione e cioè quello delle risorse. Senza adeguate risorse qualunque idea di autonomia, specialità, sviluppo del territorio, della sanità e dell'università non può reggere e questa priorità va tenuta conto da tutti, ora, tenuto conto che i Governi nazionale e regionale di nuova nomina si apprestano a far approvare la loro prima legge di bilancio.

In questo quadro il Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli ha evidenziato l'annoso problema della sperequazione di finanziamenti statali tra gli atenei della regione con un sottofinanziamento per quello friulano, rispetto a Trieste, che assomma a quasi un miliardo in quindici anni.

Questo, a nostro avviso, è il problema che colpisce l'università, questo è il nodo che la politica nazionale e regionale deve affrontare ora. Dobbiamo auspicare ancora una volta che i consiglieri regionali, il mondo imprenditoriale e sindacale e soprattutto  i nostri parlamentari facciano pressione a Roma perchè il criterio del costo storico venga superato equiparando i finanziamenti degli atenei regionali.

E' possibile che ci sia forse qualcosa da dire in relazione all'università del Friuli e su quanto potrebbe fare di più per la lingua friulana, per il rispetto del mandato popolare, per il rapporto col territorio, in relazione alla sua articolazione interna ed ai rapporti con le altre istituzioni accademiche regionali ma noi riteniamo che questi ed altri temi, anche grazie alle sollecitazioni di tutti i portatori di interessi sociali e politici che agiscono in Friuli, siano ben presenti nel dibattito interno dell'ateneo che deve e dovrà mantenere il difficile equilibrio tra autonomia dell'istituzione e rapporto col territorio.

Ora il problema vero su cui ciascuno dovrebbe agire secondo il proprio ruolo, è quello relativo alle risorse, poi verrà il tempo di altri confronti, perchè adesso sarebbe bene evitare di prendere esempio dai capponi di Renzo.

per il Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli
il presidente
Paolo Fontanelli 
 
 

venerdì 26 ottobre 2018

"UNIVERSITA' DEL FRIULI: I DATI CHE LA POLITICA REGIONALE CONTINUA A NASCONDERE!" - COMUNICATO STAMPA


 
 
 


Comunicato stampa

  26 ottobre 2018



Università del Friuli:
 
i dati che la politica regionale
 
continua a nascondere!

 
Quanto vale il sottofinanziamento dell'Università del Friuli rispetto a quello relativo a Trieste? E' una domanda che tutti i politici regionali dovrebbero fare poiché non vi sono ragioni valide per accettare che lo Stato finanzi Trieste con € 87.312.964 (5.828 € per ognuno dei suoi 14.980 iscritti) mentre in Friuli arrivino solo € 73.133.178 (4.799 € a studente, dati rilevabili dalle tabelle del FFO del Ministero per il corrente anno accademico).
Cioè uno studente di Udine vale, per lo Stato, 1029 € in meno che a Trieste. Perché?

Il   dato  non  è  relativo  solo   a  quest'annodal  1994  ad oggi  la differenza  nei finanziamenti ammonterebbero complessivamente all'astronomica  cifra di  € 736.008.984 che sarebbero potuti diventare stipendi, investimenti, fondi per la ricerca, ovvero avremmo più laureati e meno fughe di giovani friulani verso l'estero. Non pretendiamo, come Comitato, di pretendere “prima i friulani” ma così abbiamo uno Stato-matrigna verso una università voluta dai cittadini!

Sarebbe certamente opportuno, visto che se ne è parlato per altri temi, che l'assessore regionale competente proponga una raccolta di firme dei parlamentari regionali su un emendamento da inserire in Finanziaria!

Si può ben comprendere la difficoltà in cui devono muoversi i Rettori a Udine, con meno risorse e con una costante pressione da Trieste che moltiplica le proprie istituzioni universitarie e parauniversitarie con le relative risorse, e l'idea di una Fondazione regionale che serva a coordinare, e quindi a redistribuire risorse e competenze potrebbe sicuramente essere utile ma... anche in questo caso suggeriamo di seguire il detto “pagare moneta, vedere cammello”: prima l'equiparazione delle risorse e dei criteri di rappresentanza nell'ipotetica Fondazione, certamente utile anche per l'ateneo di piazzale Europa, e solo poi atti concreti, poiché non vorremmo che gli squilibri permangano mentre Udine vale uno e Trieste tre.

per il Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli 
 
il presidente 
 
Paolo Fontanelli
 
 
 

mercoledì 17 ottobre 2018

"UNIVERSITA' DEL FRIULI: BENE CON POCO! MA NON E' GIUSTO" - Comunicato Stampa



 



Comunicato stampa

17 ottobre 2018
 
 

Università del Friuli: bene con poco! Ma non è giusto.

L'inaugurazione del 41' anno accademico dell'Università del Friuli ha permesso al magnifico rettore De Toni di ricordare i molti risultati e le buone pratiche dell'ateneo. Iscritti in crescita, nuovi corsi di laurea, nuove strutture e palazzi, anche grazie alla donazione del prof. Maseri, riconoscimenti internazionali. Solo dal discorso di Ambra Canciani, rappresentante degli studenti, si è capito però che il “peccato originale” non è scomparso: il sottofinanziamento dell'ateneo è sempre in atto, frena le capacità di ricerca e di didattica, penalizza studenti e docenti.

Questo Comitato, assieme ad altri, aveva ottenuto anni fa che in una legge regionale si inserisse l'impegno a “perequare” i finanziamenti tra gli atenei regionali ma l'impegno è rimasto sulla carta: meno di niente mentre potremmo qui ricordare i mille rivoli di denaro regionale verso le istituzioni della capitale giuliana.

In parte potrebbe essere comprensibile poiché il costo delle università è a carico dello Stato e quindi la Regione non avrebbe specifiche risorse ma i consiglieri regionali eletti in Friuli, eredi di una storia di 125.000 firme raccolte per chiedere l'istituzione dell'università friulana, possono limitarsi ad allargare le braccia dicendo che non ci sono soldi? O dobbiamo prendere atto che una università nata per volontà popolare è, da sempre, sottofinanziata, come se quelle firme fossero un merito ma anche un peccato originale da punire?


Come Comitato ricordiamo al Consiglio regionale quell'impegno a “perequare”, uscendo dal criterio del finanziamento storico e riconducendolo a criteri legati al numero di studenti, alla ricerca ed alla docenza, intanto con fondi regionali, e poi chiedendo con forza allo Stato di provvedere, auspicando che la tanto decantata “linea diretta” tra sindaco di Udine, governatore della Regione e vicepresidente del Consiglio, per una volta, sia di aiuto al Friuli.



per il Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli
il presidente
Paolo Fontanelli


martedì 9 ottobre 2018

TERREMOTO IN FRIULI DEL 1976 - AL FRIULI LE MACERIE DA SCAVARE E A TRIESTE REGALI CON I FONDI PER LA RICOSTRUZIONE!!



TERREMOTO IN FRIULI

DEL 1976  

PER NON DIMENTICARE 
……………

dal sito del Consiglio regionale



AL FRIULI LE MACERIE DA SCAVARE
E UN TERRITORIO DA RICOSTRUIRE

A TRIESTE, CHE NON AVEVA ROTTO NEPPURE UN LAMPADARIO, CON I FONDI STANZIATI PER LA RICOSTRUZIONE DEL FRIULI DISTRUTTO DAL TERREMOTO DEL 1976:

1) la Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori dell'Università di Trieste,

2) la Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa),

3) il Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico (Uwc)

4) e Area Science Park.

Al Friuli si concesse SOLO un'università che Trieste subito cercò di bloccare con l'assurdo principio della “NON CONCORRENZIALITA” con l'ateneo triestino!!!

Una Università che ancor oggi – anno 2018 – continua ad essere considerata da Trieste un inutile doppione dell'ateneo triestino e che – attraverso la politica regionale  triestinocentrica - si cerca di ridimensionare con inutili Fondazioni regionali  o peggio continuando a proporre l'assurda “Università unica regionale”.

Al Friuli si continua in compenso a negare il diritto alla ricerca scientifica e tecnologica che deve essere esclusivo appannaggio di Trieste!


LA REDAZIONE DEL BLOG


giovedì 4 ottobre 2018

UNIVERSITA' - PIGRIZIA DELL'UFFICIO STAMPA O MALIZIA DELL'ASSESSORE ROSOLEN?





Comunicato stampa

Pigrizia o malizia?

Al termine dell'interessante dibattito in Consiglio regionale sull'opportunità o meno di chiedere allo Stato italiano la competenza sull'università, l'assessore regionale Rosolen conclude ricordando tutti i numeri relativi all'ateneo triestino ed alla Sissa. Un elenco dettagliato di dati che documentano iscritti, docenti, studenti stranieri, corsi e master del sistema universitario giuliano. Solo ricordando il livello di finanziamento statale l'assessore cita “i due atenei regionali e la Sissa” ovvero compare un cenno sull'esistenza dell'Università del Friuli.
 
Pigrizia dell'Ufficio stampa che non ha riportato nel comunicato i dati sull'università friulana o malizia dell'assessore che voleva evitare di mettere in evidenza l’imbarazzante sperequazione di risorse statali (ma anche regionali!!) tra Udine e Trieste pur in presenza di un uguale numero di iscritti?

Udine, 4 ottobre '18


per il Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli

il presidente

Paolo Fontanelli



…………………


N.B. Il riferimento è al Comunicato pubblicato sul sito del Consiglio regionale della regione Friuli - Venezia Giulia,  il 2 ottobre 2018.
 
 
 

martedì 18 settembre 2018

UNIVERSITA' DI UDINE E UNIVERSITA' DI TRIESTE - BASTA CON IL "MANTRA" DELLA FONDAZIONE!!






 
UNIVERSITA' DI UDINE

E UNIVERSITA' DI TRIESTE

BASTA CON IL “MANTRA”

DELLA FONDAZIONE!!

........



Già nel 2010 l'allora Assessore regionale all'Università Alessia Rosolen, appoggiata dalla politica triestina, cercò di imporre una Fondazione tra gli atenei di Udine e Trieste e la Sissa. Contrari l'università di Udine e il suo Rettore, oltre che l'opinione pubblica friulana. Allora il suo intento, fortunatamente per l'università del Friuli, non andò a buon fine.

Ora di nuovo - sempre assessore regionale all'Università, Alessia Rosolen - rispunta il “mantra” della Fondazione regionale!! Di nuovo da Trieste rispuntano “i doppioni” da eliminare tra i due atenei di Udine e Trieste (ossia all'università del Friuli)!


Il magnifico rettore dell'Università di Udine, Prof. De Toni, a cui per altro va tutta la nostra stima, "pare" essere d'accordo sulla Fondazione con Trieste e la Sissa. In un articolo a firma di Mattia Pertoldi, pubblicato oggi martedì 18 settembre 2018 sul quotidiano il Messaggero Veneto, si legge virgolettato:

"(...) Possiamo fare di meglio? Certo, e penso alla creazione della Fondazione con Trieste e la Sissa per rafforzare ancora di più la collaborazione e, sul modello di quanto accade da decenni a Milano e Torino, riuscire a cooptare all'interno del sistema player fondamentali quali Fincantieri, Danieli, Generali oppure Electrolux (...)".

Ci permettiamo di non essere d'accordo con l'opinione espressa dal rettore De Toni, e ripeschiamo dall'archivio del nostro Blog un documento del 2010 a firma dell'on.le Prof.ssa Silvana Fachin Schiavi. Un documento del 2010, ma ancora attualissimo e che condividiamo, ieri come oggi.
 

venerdì 8 ottobre 2010

LETTERA APERTA

A ROBERTO MORELLI


Silvana Schiavi Fachin
già docente di Didattica delle Lingue Moderne, Università di Udine



"(…) Circa il terzo punto, l’Università di Udine ha già provveduto a razionalizzare il razionalizzabile ma, come Ella sa e non dice, soffre di un gravissimo, decennale sottofinanziamento mentre Trieste che certamente si trova in serie difficoltà, è tra quelle che in questi anni è stata sovrafinanziata. L’idea poi che Ella rilancia di dar vita ad una Fondazione quale panacea per il risanamento e lo sviluppo di un’alta formazione e di una ricerca di grande qualità, se guardiamo al clima politico e alla propensione della finanza e dell’industria ad investire nel settore, mi pare davvero ingenua, o peggio, strumentale. Analizzando le delibere regionali per il finanziamento alle università non mi pare che i criteri adottati siano lungimiranti e cioè quelli del merito, dell’eccellenza dei progetti congiunti, della valorizzazione dei giovani talenti. Mi pare che rispondano piuttosto alle logiche della ricerca del consenso e delle alleanze politiche. In quanto alle salutari iniezioni di risorse da parte del mondo imprenditoriale, sinora esse sono giunte col contagocce . Speriamo che in futuro vi siano maggiori investimenti senza che si debba necessariamente pensare alla creazione di un nuovo “contenitore” che finirebbe per condizionare gravemente la libertà della ricerca."

https://comitat-friul.blogspot.com/2010/10/lettera-aperta-roberto-morelli-silvana.html#more




sabato 11 novembre 2017

UNIVERSITA' DEL FRIULI - INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2017/2018. IL PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA SARA' SALUTATO ANCHE NELLE LINGUE DELLE MINORANZE?


Università del Friuli

13 novembre 2017

INAUGURAZIONE
ANNO ACCADEMICO 2017/2018

alla presenza del Presidente

della Repubblica Italiana

Sergio Mattarella

 

«Sâr President, benvignût in Friûl. Gospod Predsednik, dobrodošli v Furlaniji. Sehr geehrter Herr Präsident, willkommen in Friaul».

..........................

Il Presidente Sergio Mattarella
sarà salutato dalle autorità
anche nelle altre
tre lingue della regione
(friulano, sloveno e tedesco)?
 
O il peggior provincialismo imporrà
il monolinguismo italiano?



L’Università degli Studi di Udine è stata, fin dall’inizio, fondata sul legame profondo con il territorio in quanto: espressa dalla volontà popolare, istituita con la legge 8 agosto 1977 n. 546allo scopo di contribuire al progresso civile, sociale e alla rinascita economica del Friuli e di divenire organico strumento di sviluppo e di rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli (art. 26)

............

Dal Blog LIDRÎS E BUTUI


Lunis ai 13 Mattarella

al sarà in Friûl.

 

Cualchidun i daràjal il benvignût ancje par furlan, par sloven e par todesc?


10 novembre 2017

Lunis ai 13 di Novembar si scree il cuarantesim an academic de Universitât dal Friûl e al sarà presint anche il President de Republiche Taliane, Sergio Mattarella.

Al sarès biel che cualchidun dai sorestants dal Friûl – il Retôr de Universitât, la Presidente de Regjon, il Sindic di Udin… – i des il benvignût tes cuatri lenghis dal Friûl e cussì i disès ancje:


Cualchi an indaûr al jere sucedût. Cemût che si lei culì, il Sindic di Faedis di in chê volte, Cristiano Shaurli, jal   veve   dit  al  President  de  Republiche  di   in  volte, Giorgio Napolitano, e i veve ancje consegnât un document, prontât dal Comitât/Odbor/Komitaat/Comitato 482, che al domandave propit l’intervent dal President, tant che “garant de Costituzion”, a pro de metude in vore ad in plen des leçs di tutele e duncje a pro de garanzie plene di chei dirits ricognossûts in tiermin formâi de Leç fondamentâl de Republiche e di ches altris normis specifichis, cemût che a domandin ancje in Europe. (…)



 

 
 

giovedì 12 gennaio 2017

UNIVERSITA' DEL FRIULI - LETTERA APERTA ALLA POLITICA REGIONALE - COMUNICATO STAMPA


 
 
e pal Rilanç dal Friûl




UNIVERSITA' DEL FRIULI
 
 
 
Lettera aperta

alla politica regionale



Comunicato stampa



In questi giorni di lutto per il mondo autonomista friulano che vede la grave perdita di Marzio Strassoldo, Alberto di Caporiacco ed anche di Tullio de Mauro di cui rimpiangeremo a lungo la competenza e attenzione rivolta alla lingua friulana, vogliamo ricordarli riprendendo un argomento fondamentale per il Friuli ovvero la difesa e valorizzazione della sua università.
E' di questi giorni la pubblicazione della lista dei fondi statali agli atenei da cui risulta che, questa volta, quello di Udine subirà una riduzione, tra il 2015 ed il 2016, per 2,7 ml (cfr http://www.roars.it/online/dati-ufficiali-ffo-premiale-messina-37-catanzaro-33-milano-statale-9-udine-14-siena-39/) .
La perdita finanziaria effettiva si ferma a 1,1 ml solo perché non può andare sotto la soglia del -2,25% del fondo totale. Ma la perdita di qualità della ricerca a Udine, se è avvenuta ed è di quella entità, è un problema serio. E’ davvero così? E se è così perché ciò è avvenuto? Il Rettore De Toni dovrebbe chiarire questo punto.
Nel confronto con Trieste, inoltre, risulta che Udine avrà ben 14 ml in meno di fondo statale.
Udine, purtroppo, a livello nazionale, nonostante la quota premiale e la quota perequativa, sarà sempre penalizzata nei confronti di Trieste perché, la gran parte del fondo statale è ancora assegnato su base storica (Udine 49 ml; Trieste 60 ml) e cioè non sulla dimensione attuale, che è pressoché simile, ma su quella che avevano gli atenei diversi anni fa (quando Udine era più piccola di Trieste). Bisogna premere, quindi, affinché, a livello nazionale, i finanziamenti vengano attribuiti sulla base dei costi standard e del numero attuale degli studenti. Ma c’è anche un altro strumento che può e deve essere usato subito e cioè l’art. 6, comma 3, lettera d, della legge regionale 97/2011 (quella sul sistema universitario regionale) che prevede appunto la “perequazione dei finanziamenti ministeriali”.
Quella clausola doveva consentire all’Università del Friuli di avere, dalla Regione, qualche milione in più ogni anno a compensazione delle minori entrate ministeriali.
Forse il modo migliore per ricordare Marzio Strassoldo e tutte le voci che in questi decenni si sono levate per il Friuli non sono le occasionali lacrime di cordoglio, in particolare da parte di assessori e consiglieri regionali friulani, ma l’applicazione dell’art. 6 comma 3 della legge regionale 97/2011 – comma 3 lettera d – fino ad oggi mai applicato.
Udine, 8.1.'17
Il presidente
Paolo Fontanelli
 
..........
 
La "Lettera aperta alla politica regionale" a firma di Paolo Fontanelli, Presidente del "Comitât pe autonomie e il rilanç dal Friûl" è stata pubblicata mercoledì 11 gennaio 2017 sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, nella rubrica "Giornale aperto" e con il significativo titolo "Che succede all'Università?" 

mercoledì 14 settembre 2016

TERREMOTO - IL "MODELLO FRIULI" DI RICOSTRUZIONE: COSA E' STATO E COSA PUO' ESSERE



TERREMOTO



Il “Modello Friuli” di ricostruzione:

cosa è stato e cosa può essere

di

Prof. Sandro Fabbro

(Università di Udine)



In questi giorni, a seguito del terremoto che ha colpito il centro Italia, si è spesso fatto riferimento al Modello Friuli (MF) della ricostruzione post-terremoto del 1976, come esempio positivo da seguire. L’intensità dei richiami alla positività del MF, operata dalla stampa e dai mezzi di comunicazione, inorgoglisce i friulani e fa certamente ritenere che il MF non sia ancora dimenticato e che possa rappresentare un punto fermo di ineguagliabile valore ed efficacia. Vedremo nelle prossime settimane e mesi se è solo ordinaria retorica post-disastro o se da qui può nascere una nuova consapevolezza. Ma, attenzione alle contraffazioni o alle facili rimozioni tipiche di un’epoca dove dominano retorica e demagogia!

Il 4 maggio 2016 chi scrive ha coordinato, all’Università di Udine, un seminario sul MF invitando a parteciparvi, con proprie testimonianze, alcuni dei più autorevoli tecnici che hanno lavorato alla ricostruzione del Friuli e in particolare: l’ing. Diego Carpenedo, già membro del “Gruppo Interdisciplinare Centrale (GIC) della Segreteria Generale Straordinaria per la Ricostruzione del Friuli” della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia; l’arch. Luciano Di Sopra, incaricato, dalla Regione FVG, della stima dei danni del sisma, consulente di livello internazionale su terremoti e ricostruzioni ed anche teorico del MF; l’arch. Giovanni Pietro Nimis, anche lui membro del GIC e incaricato, come libero professionista, di piani urbanistici di ricostruzione ad Artegna, Gemona del Friuli e Venzone; l’arch. Roberto Pirzio Biroli, incaricato, come libero professionista, della ricostruzione di edifici pubblici e privati e di borghi storici; l’arch. Enzo Spagna, già direttore regionale della Direzione della Pianificazione Territoriale della Regione FVG. Luciano Di Sopra, per problemi di salute purtroppo non riuscì ad essere presente. Poche settimane dopo è poi tristemente mancato privandoci, oltre che della sua lucida e fondamentale testimonianza, anche della possibilità di avere in futuro il suo vigile controllo di qualità sul “marchio” MF.

Il seminario si proponeva di rispondere alla domanda perché tale modello, nonostante la sua eccezionale positività, costituisca ancora un caso unico e non sia ancora stato formalmente assunto a modello di riferimento replicabile (pur con i dovuti adattamenti) alle ricostruzioni post-catastrofe. Nel seminario, è emerso chiaramente che il MF è definibile, prima di tutto, come la combinazione virtuosa di tre essenziali elementi: 1. La implementazione di nuove tecniche per la riparazione antisismica di edifici in muratura; 2. un principio endogeno di ordinamento spaziale della ricostruzione degli insediamenti (il famoso “dov’era e com’era”) reso possibile anche da quelle tecniche; 3. un modello di regolazione delle relazioni (finanziarie, legislative, amministrative) -tra stato, regione ed enti locali-, fortemente decentrato verso il basso e, per certi aspetti, anche rovesciato (dal basso verso l’alto). E’ emerso inoltre che, come processo nel suo insieme, il MF è soprattutto l’esito, non intenzionale, di complesse interazioni -in primis culturali e sociali ma poi necessariamente anche tecniche e politico-amministrative- che si sono generate nel corso dell’azione senza alcun demiurgo al centro ed a monte del processo stesso (non è questa anche l’essenza della democrazia?).

Lo stesso commissario straordinario Zamberletti si è sempre ritagliato un ruolo sussidiario e di grande collaborazione con regione ed enti locali. In termini più sintetici si può dire che il MF si è basato sulla riaffermazione di un ordine spaziale storico, di un metodo di decisione fortemente democratico e decentrato e su tre fasi inevitabili: l’emergenza, gli insediamenti provvisori, gli insediamenti definitivi. Ma il MF ha funzionato perché il potere sul territorio è stato inteso come un potere condiviso dal basso verso l’alto o, diremmo oggi, di “sussidiarietà verticale e orizzontale”. Questo è, in ultimissima analisi, l’etica del MF ed il vero messaggio non solo alle ricostruzioni post-disastro (che, ci auguriamo, siano sempre meno disastrose) ma anche alla attualità del “governo del territorio” e, forse, del “governo” tout court.

Ci si deve domandare, allora, perché, nonostante il suo indubbio successo, il MF sia stato copiato solo per gli aspetti tecnico-costruttivi (diventando norma) e per la fase dell’emergenza (con la “protezione civile”) e non sia mai diventato un modello per le ricostruzioni. La risposta è forse che il MF è difficilmente compatibile non solo con gli ordinamenti spaziali centro-periferia troppo spinti ma anche con ordinamenti politici demagogici o centralistici. Per questo non ha funzionato in Irpinia, dopo il terremoto del 1980, e neppure, più recentemente, all’Aquila (2009), dove lo Stato centrale, ma anche i poteri affaristici, hanno illuso la gente promettendo di passare dalle “tende alle case” con il progetto delle “new town”, purtroppo con gli esiti infelici che sono sotto gli occhi di tutti. Il MF è, in altre parole, un’utopia democratica realizzata! Proprio in forza di ciò, ha moltissimo da insegnare alle ricostruzioni post-disastro attuali e future che continueranno a rendersi necessarie dopo sismi e disastri almeno fino a che non verranno rimosse (nei tempi di qualche generazione, forse) le cause che ne generano gli effetti disastrosi. Bisognerà sostenere però, contro contraffazioni, facili rimozioni o scoop ad esclusivo effetto mediatico (il premier Renzi non viene ad imparare in Friuli ma va in udienza dell’archistar Renzo Piano), che il MF non è meccanicamente riproponibile dall’alto. Non è un modello tecnocratico. Come tale, non avrebbe mai potuto funzionare. La sua efficacia non è garantita perché lo si addotta a parole e magari, con enfasi, in qualche ufficio centrale. Bisogna, prima di tutto, attivare dal basso il tessuto sociale di comunità, famiglie, piccole e medie imprese, prassi questa che non può prescindere, a monte di tutto, da una scelta etica dura ma decisiva. Mai aspettarsi una soluzione dal di fuori: “il destino di un territorio è solo nelle mani di chi lo vive”.

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La Redazione del Blog ringrazia il Prof. Sandro Fabbro, docente all'Università di Udine "di Pianificazione territoriale, di Politiche urbane e territoriali e di Tecnica Urbanistica” presso i Corsi di Laurea in Ingegneria Civile ed in Ingegneria dell'Ambiente e delle Risorse e di Urbanistica presso il Corso di Laurea in Scienza dell'Architettura, per averci concesso la pubblicazione del suo documento già pubblicato dal quotidiano “Il Messaggero Veneto” (pagina 1 e 8 ) mercoledì 7 settembre 2016 con il titolo “Il modello Friuli utopia realizzata”.

Grassetto, colorazione e sottolineatura del testo, sono della Redazione del blog.



venerdì 23 ottobre 2015

UNIVERSITA' DEL FRIULI SOTTOFINANZIATA - LO RICORDERA' AL MINISTRO IL MAGNIFICO RETTORE PROF. DE TONI?



UNIVERSITA' DEL FRIULI

SOTTOFINANZIATA

IL MAGNIFICO RETTORE

PROFESSORE

ALBERTO FELICE DE TONI

LO RICORDERA' OGGI AL MINISTRO?

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Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli

Udine



Comunicato stampa




Apprendiamo la notizia che il PD organizza per il 23 e 24 ottobre la "festa tematica dell’Unità sull’università" a palazzo Garzolini di Toppo Wassermann, sede della “Scuola superiore dell’Università di Udine”.

Come Comitato firmatario del Patto per l'Università di Udine, pensiamo che sia un buona occasione offerta al Magnifico Rettore prof. De Toni per battere i pugni sul tavolo e ricordare le inadempienze del Governo nazionale e di quello regionale nei confronti dell'università friulana.

Ricordiamo che l'Ateneo è pesantemente sottofinanziato rispetto al numero di studenti, ai corsi, alle performance didattiche e di ricerca e che una legge regionale che prevede l'equiparazione tra Udine e Trieste, in base a parametri oggettivi, giace inoperante da anni in attesa di un introvabile regolamento attuativo!

Ricordiamo anche che, grazie al criterio del costo storico, ancor oggi base primaria del finanziamento statale alle Università italiane, altri atenei italiani tra cui Trieste risultano invece sovra-finanziati.

Perché non rammentarlo in questa occasione? Perchè non pretendere giustizia e i giusti finanziamenti per l’Università friulana e tutte le altre Università sotto-finanziate?

E ci piace immaginare cosa avrebbe detto in merito Ottavio Valerio, anima del Toppo Wassweman, ed il cui spirito aleggia in quei corridoi per tutti coloro che ebbero la fortuna di ascoltarlo.


per il Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli

il presidente

dott. Paolo Fontanelli

Udine, 23 ottobre '15