lunedì 18 settembre 2017

IL GRANDE INGANNO: TRIESTE "PORTO-REGIONE"? NO, E' SOLO TRIESTE "PORTO-CITTA' "!!!


 

COMUNICATO STAMPA

del 9.9.2017



Porti, interporti e porti franchi
 

L'ultima notizia è quella della compagnia MSC che punta ad utilizzare le aree della Watsila per la logistica: tutto bene!

Dallo sviluppo delle rotte per Cina e Giappone al rilancio dell'idea del canale navigabile Trieste – Danubio al tema del porto franco e del suo sviluppo è tutto un fiorire di proposte, progetti, fatti reali e meno reali centrati sulla città di Trieste, sulle grandi opportunità da cogliere ora che l'asse Serracchiani – Russo – Rosato – Renzi si è rinsaldato su questi progetti.

Ma Trieste non è la città–porto che può guardare solo a se stessa: è la capitale della Regione Friuli Venezia Giulia ed ha precise responsabilità sull'intera Regione e la gestione dei progetti di sviluppo dovrebbe veder coinvolti non solo i politici triestini e l'onnipresente D'Agostino, ma anche i rappresentanti dell'area friulana.

O no?

Perchè nei progetti sullo sviluppo portuale non appaiono mai proposte concrete sulla redistribuzione dei traffici su base regionale, i progetti paiono intendere lo sviluppo come sviluppo della “città–porto” o meglio del “porto–città” ed il Friuli vi compare solo come landa su cui far correre le necessarie infrastrutture di trasporto, treno, aereo, autostrada e oleodotto a servizio.

Quali opportunità per gli interporti di Gorizia, Cervignano, Pordenone? Udine resterà solo il nodo ferroviario da riordinare un pò? Porto Nogaro è un'evidente punto centrale per lo sviluppo del piccolo cabotaggio, funzionale allo sviluppo dei grandi porti di Trieste e Venezia, ma non compare mai nei progetti triestini che vedono ipotesi di occupazione e opportunità solo dalle parti del rio Ospo.

Un po' poco, però, per pretendere di continuare ad essere la capitale della Regione perchè o sei città-portofranco o sei capoluogo della Regione!

A suo tempo il prof. Fabbro aveva illustrato la propria idea di “porto – regione” con ben altra prospettiva e ben altro respiro, per ora invece lo sviluppo del porto triestino si presenta solo come portatore di nuove servitù per il Friuli e questo non può che portare ad altre divisioni tra Trieste e Friuli.

per il Comitato per l'Autonomia
e il Rilancio del Friuli

il presidente
Paolo Fontanelli

 

mercoledì 13 settembre 2017

CARTELLONISTICA STRADALE BILINGUE E FVG STRADE SPA - PRESENTATO E APPROVATO IN AULA CONSILIARE UN INUTILE "ORDINE DEL GIORNO"!!



Regione Friuli-Vg
CARTELLONISTICA STRADALE BILINGUE
E FVG STRADE SPA
 
PRESENTATO E APPROVATO
IN AULA CONSILIARE
UN INUTILE "ORDINE DEL GIORNO”!!

VERGOGNA!!!


In Consiglio regionale il 12 settembre 2017 la maggioranza di governo (partito democratico) ha scritto l'ennesima pagina che dimostra quanto in questa regione pochissimo contino i diritti linguistici del 60% degli abitanti della nostra regione: le minoranze linguistiche storiche riconosciute e tutelate dalla Repubblica italiana, dalla Costituzione italiana, dal Consiglio d'Europa, da leggi regionali e dai trattati internazionali sottoscritti anche dallo Stato italiano.
 
Oltre tutto sono proprio le minoranze linguistiche che giustificano l'autonomia speciale della nostra regione, ma questo è solo un piccolo, irrilevante e "fastidioso"  dato di fatto che alla politica regionale pare non interessare affatto....

Nessuna differenza tra l'attuale Giunta regionale di Debora Serrachiani e la precedente di Renzo Tondo, per quanto attiene alla tutela delle tre minoranze linguistiche che vivono in regione: uguale indifferenza e menefreghismo.

In più, a maggior discredito dell'attuale Giunta regionale di sinistra, c'è solo un fastidioso e ipocrita “bla, bla, bla” a favore – ma solo a parole! - della tutela delle comunità linguistiche minorizzate che vivono in regione, nel mentre Renzo Tondo non aveva mai nascosto la sua accesa friulanofobia e aveva chiaramente espresso la sua opinione sulla tutela della lingua friulana, ossia “UNA CAZZATA!”.

Che i diritti linguistici di friulani e germanici siano una “cazzata” anche per la Giunta Serracchiani, lo avevamo già ampiamente capito da un pezzo. Gli sloveni sono più fortunati dei friulani e dei germanici perchè i contatti diplomatici con Lubiana sono mediaticamente utili sul piano politico...

E lo abbiamo ancora una volta capito quando nel dibattimento in aula consiliare il 12 settembre 2017, del disegno di legge 225 con il quale tutte le strade ex-provinciali vengono assegnate alla società regionale FVG Strade (una costosissima società regionale inventata nel 2007 dall'ex-Presidente regionale Illy) è stato rifiutato dalla maggioranza di Governo regionale (Partito democratico) l'inserimento in legge dell'emendamento che prevedeva la salvaguardia del bilinguismo sulla cartellonistica stradale e toponomastica.
 
 
Solo un attimo prima del voto finale è stato approvato “UN ORDINE DEL GIORNO, INUTILMENTE  PRESENTATO E INUTILMENTE APPROVATO”, presentato da Violino (Misto) e Gabrovec (Pd-Ssk) in cui si chiede di vigilare affinché FVG Strade continui a garantire la toponomastica e la cartellonistica stradale regionale nelle lingue minoritarie riconosciute.
 
Un ordine del giorno non lo si rifiuta a nessuno....tanto non vale NULLA!!!
 
 
 
"Continui?" Siamo molto curiosi di sapere dove e quando FVG Strade ha istallato cartelli stradali bilingui italiano-friulano sul territorio regionale dove vive la minoranza linguistica friulana. A noi non risultano, ma forse eravamo distratti...

Sul sito Udinetoday, è stato pubblicato un ottimo articolo chiarificatore in cui il giornalista denuncia anche la mancata osservanza delle leggi di tutela da parte della società FVG Strade indicando anche il "luogo del misfatto":

"(...) Un subemendamento che voleva richiamare più attenzione sul plurilinguismo, che di  fatto è già stabilito per legge, visto che negli ultimi mesi diversi nuovi cartelli installati dalla società in Friuli non presentano la lingua friulana. E' il caso ad esempio della rotonda inaugurata a febbraio  vicino l'Interporto di Cervignano del Friuli (vedi foto in basso) o della rotonda di Muzzana dove la nuova segnaletica, prima presente anche in friulano, ora risulta essere solo in italiano (...)"

Segnaletica plurilingue, emendamento bocciato da 16 consiglieri friulani
http://www.udinetoday.it/politica/segnaletica-plurilingue-friulano-sloveno-bocciato-emendamento-consiglio-regionale.html
 
LA REDAZIONE DEL BLOG

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DA FACEBOOK:

Diego Navarria, President de Asemblee de Comunitât Lenghistiche Furlane, nus informe di cemût che a son ladis lis robis in Consei:

"Îr dopomisdì o vin vût un brut segnâl di trop che il Consei Regjonâl ai ten aes minorancis, chê furlane, chê slovene e chê todescje, che a son inte Regjon F-VG.

Si votave la leç di riordin de viabilitat, là che si afidin ae F-VG STRADE lis ex stradis provincials.

I conseîrs Claudio Violino, Igor Gabrovec e Mara Piccin a presentin un emendament là che si domande di zontâ te convenzion cun F-VG STRADE la garanzie di doprâ ancje lis lenghis minoritariis tes tabelis, come che a previodin la L 482/99 e la L. 38/2001. A marchin ancje che no son coscj in plui par fâ un cartel bilengâl.

Al è un dirit stabilît e al somearès une garanzie sigure per vê ce che al è just.

Invezit NO. Il Cosei lu à refudât:

Presints: 37

favorevui 16

contraris 19

astignûts 1

Favorevui: Bianchi, Colautti, Dal Zovo, Frattolin, Gabrovec, Piccin, Pustetto, Ret, Revelant, Riccardi, Santarossa, Sergo, Sibau, Ussai, Violino, Zilli;

Contraris: Agnola, Bagatin, Boem, Cremaschi, Da Giau, Edera, Gerolin, Gratton, Gregoris, Lauri, Liva, Marini, Marsilio, Martines, Moretti, Paviotti, Travanut, Vito, Zecchinon;
  
Astignût: Ciriani;

No votant: Tondo.

Dopo di vê refudât l'emendament di garanzie dal bilinguisim e prime di sierâ la sentade, al fotofinish al è stat fat bon un ordin dal dì, simpri di Violino e Gabrovec, che al domande ae Zonte di controlâ che FVG STRADE e metedi tes stradis i cartei tes lenghis minoritariis rignossudis.

Fonte: facebook

 

domenica 10 settembre 2017

IL MONOLINGUISMO ITALIANO, NEL TERRITORIO IN CUI VIVONO LE MINORANZE LINGUISTICHE, E' SINONIMO DI "REPRESSIONE LINGUISTICA"


Il monolinguismo italiano,
nel territorio in cui vivono
le minoranze linguistiche,
è sinonimo di
"repressione linguistica"

CHI LO DICE A
FVG STRADE SPA
E AI CONSIGLIERI REGIONALI?

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Allegato alla Delibera n. 997 del 1 giugno 2016
Piano delle priorità di intervento di cui all'art. 26 della L.R. 18 dicembre 2007, n.29 - anno 2016 (*)

(....)

Promuovere il bilinguismo visivo nelle strade del territorio regionale

3.1.2. Cartellonistica  FVG Strade
Attività diretta di progressiva sostituzione cartellonistica -  Con fondi propri dell’Ente - Promuovere il bilinguismo visivo nelle strade del territorio regionale

 
3.1.2. Cartellonistica  Autovie Venete
Attività diretta di progressiva sostituzione cartelli, esclusa toponomastica autostradale - Con fondi propri dell’Ente
 
(.....) 
 
............................


DAL SITO DEL
Consiglio regionale


CR: ddl riordino funzioni viabilità, relatore Maggioranza Liva (2) - 06/09/2017, 12:22

"(...) Il testo, al quale il passaggio in Commissione non ha apportato modifiche, prevede la decorrenza dal 1ºgennaio 2018 dell'esercizio delle funzioni, per il tramite della società in house Friuli Venezia Giulia Strade Spa, in materia di viabilità provinciale nonché dei relativi trasferimenti di risorse finanziarie, dei beni patrimoniali e demaniali e dei rapporti giuridici attivi e passivi. (...)"
 
 
 
 
COMMENTO
DELLA REDAZIONE DEL BLOG
 
 
Nemmeno un cenno risulta essere stato fatto durante la discussione in Commissione del ddl sul passaggio della viabilità provinciale  a FVG Strade,   all'obbligo della  promozione del bilinguismo visivo nelle strade ex-provinciali da parte della società regionale FVG Strade. 
 
L'assenza di questo importante tema durante la discussione in Commissione è una dimenticanza molto grave.

E' un grave segnale  di disinteresse dei consiglieri regionali sui diritti linguistici delle minoranze linguistiche che vivono nel territorio regionale, ossia dei diritti di oltre il 60% della popolazione regionale complessiva.

Ricordiamo che la visibilità pubblica - cartellonistica stradale inclusa - delle lingue delle minoranze linguistiche  (tutte e non solo alcune!!) è prevista dalla L.482/99, dalle leggi regionali di tutela  e da trattati internazionali vincolanti anche per lo Stato italiano.
  
Giusto tutelare il personale provinciale trasferito a FVG Strade e discuterne ampiamente, ma le Provincie davano piena attuazione al bilinguismo visivo nelle strade di loro pertinenza con la cartellonistica stradale bilingue/trilingue. Piena attuazione che obbligatoriamente deve continuare con la società FVG Strade.
 
Riteniamo  dunque indispensabile venga  inserito nel ddl una norma specifica che preveda l'obbligo di FVG Strade di  promuovere la cartellonistica stradale bi-trilingue "italiano-friulano", "italiano-tedesco", "italiano-sloveno", ecc. su tutte le strade di sua competenza.

Obbligo previsto - vedi Allegato alla Delibera n. 997 del 1 giugno 2016 - anche dai  piani generali di politica linguistica per la tutela della lingua friulana approvati dalla regione Friuli-Vg.

 
Un cartello stradale bi-trilingue ha lo stesso costo di un cartello stradale monolingue, per cui la scelta del monolinguismo italiano nei cartelli stradali, nei territori in cui vivono minoranze linguistiche, è una scelta "esclusivamente ideologica" da censurare perché è una scelta di "repressione linguistica" proibita dalla nostra Costituzione che così recita:

Art. 3 - Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua (...)

Art. 6 - La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Ricordiamo, infine,  che non ci sono minoranze di serie A e minoranze di serie B, e il diritto alla cartellonistica stradale bi-trilingue è un diritto di tutte le minoranze linguistiche senza alcuna distinzione tra loro. Lo ha precisato più volte anche la Corte Costituzionale italiana, ma non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire....
 
LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 
* L.R. 29/2007 - TUTELA MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA
 

venerdì 8 settembre 2017

IL RACCONTO DI COME TRIESTE E' RIUSCITA A SCIPPARE A UDINE IL RUOLO DI CAPOLUOGO REGIONALE


IL RACCONTO
DI COME TRIESTE
E' RIUSCITA A SCIPPARE
A UDINE  IL RUOLO DI
CAPOLUOGO REGIONALE
 

Per gentile  concessione dello scrittore Roberto Meroi, che ringraziamo, pubblichiamo dal libro  "Intervista immaginaria a TIZIANO TESSITORI" (autore Roberto Meroi - edizione Designgraf  2017) il racconto di come Trieste ha scippato a Udine il ruolo di capoluogo regionale.
 
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Tratto dal libro "Intervista immaginaria a TIZIANO TESSITORI" di Roberto Meroi, da pagina 53 a pagina 57:
 
 
"Il 26 febbraio 1957, gli onorevoli democristiani Alfredo Berzanti, Silvano Baresi, Lorenzo Biasutti, Gualtiero Driussi e Guglielmo Schiratti presentarono alla Camera dei deputati una loro proposta di legge costituzionale «Statuto speciale per il Friuli-Venezia Giulia».

All'articolo 2 del titolo I si poteva leggere: «La Regione ha per capoluogo la città di Udine». Nella relazione introduttiva tale articolo veniva così commentato: «Nella scelta di Udine come sede della Regione ci si è ispirati a considerazioni di funzionalità degli uffici regionali e di comodità di accesso agli stessi da parte delle popolazioni interessate. Udine infatti verrà a trovarsi al centro del territorio regionale, distando in modo pressoché uguale dai suoi confini orientale e occidentale, settentrionale e meridionale, mentre gli altri due capoluoghi di provincia, Trieste e Gorizia sono estremamente decentrati e situati nella immediata prossimità del confine di Stato».

Il giorno prima, i democristiani pordenonesi avevano però fatto una mossa astuta andando a chiedere sostegno ai democristiani triestini.

Il 25 febbraio fu effettivamente siglato un patto di alleanza tra Trieste e Pordenone con il quale la Dc di Pordenone riconosceva che Trieste avrebbe dovuto essere la capitale della futura Regione e che alla Provincia di Trieste avrebbe dovuto essere concessa una larga autonomia amministrativa e finanziaria provinciale, con poteri legislativi. La Dc pordenonese approvò in toto la mozione sull'Ente Regione votata dal Consiglio comunale di Trieste e il pronunciamento votato nell'ultima riunione del Comitato Dc provinciale triestino.

Che cosa offriva Trieste in cambio a Pordenone?

Il testo dell'accordo firmato dal sindaco di Trieste Gianni Bartoli, dal presidente della Provincia di Trieste Ettore Gregoretti, dal segretario provinciale della Dc triestina Redento Romano, dal sindaco di Pordenone Gustavo Montini, dal vice segretario della Dc pordenonese Giuseppe Pradella e dal senatore Zefferino Tomè, ravvisava nella costituzione della nuova Provincia di Pordenone «la soluzione più idonea alla formazione di un Consiglio regionale basato sul necessario equilibrio tra le Province».

Pure il Partito comunista italiano presentò alla Camera una sua proposta di legge costituzionale «Statuto speciale per la Regione Friuli-Venezia Giulia» d'iniziativa dei deputati Gino Beltrame, Giancarlo Pajetta, Giovanni Battista Gianquinto, Giorgio Amendola, Francesco Giorgio Bettiol, Stellio Lozza, Giovanni Grilli e Vittorio Bardini.

La premessa della proposta legislativa comunista del 2 aprile 1957 era stimolante: «Il Friuli, ufficialmente riconosciuto come zona economicamente depressa, è costituito in gran parte da terreni poveri. Esso abbisogna di vaste ed organiche opere pubbliche che sono legate al regime delle sue acque ed al loro sfruttamento, che sono opere di irrigazione e di bonifica. Questa povertà del suolo, la cattiva distribuzione della proprietà di esso, la scarsa industrializzazione, concorrono a determinare ed aggravare il triste fenomeno dell'emigrazione, specie temporanea e stagionale, che ha così gravi conseguenze economiche e sociali per le popolazioni friulane. Inoltre all'abbandono delle zone montane e alla minaccia di spopolamento delle nostre valli alpine si accompagna oggi un diffuso fenomeno di abbandono della terra anche nelle zone di pianura da parte di lavoratori che non trovano più conveniente coltivarla. Nel campo industriale, il Friuli a causa della sua posizione di frontiera, ha sempre avuto uno sviluppo inferiore a quello delle zone contermini ma negli anni più recenti si sono avuti licenziamenti massicci in quasi tutti gli stabilimenti, accompagnati da chiusura di intieri impianti industriali. Si aggiunga che, in conseguenza della crisi serica, la bachicoltura, che rappresentava un notevole cespite per l'economia del Friuli in generale e delle famiglie contadine in particolare, è stata quasi abbandonata e si sono venute chiudendo o hanno ridotto il loro lavoro quasi tutte le filature di seta, un tempo numerose, togliendo così un'altra possibilità di occupazione e di guadagno a numerosa mano d'opera femminile. In provincia di Udine vi sono oltre 100 comuni nei quali esistono centri abitativi privi di acquedotti, mentre in altri 52 comuni si trovano centri abitati con acquedotti insufficienti. Ben 124 comuni sono privi o dotati di fognature assolutamente insufficienti. Mancano ben 900 aule per l'istruzione elementare».

Successivamente si passava al testo della proposta di legge nella quale si proponeva la zona franca per il territorio di Trieste, mentre la decisione della sede del capoluogo della Regione veniva affidata a successiva legge regionale.

I socialisti invece misero subito in chiaro le reali intenzioni in merito alla capitale regionale.

L'11 aprile 1957 il Partito socialista italiano presentò una sua proposta di legge costituzionale attinente all'istituenda Regione Friuli-Venezia Giulia: primo firmatario fu l'onorevole Vittorio Marangone, poi Giusto Tolloy, Mario Bettoli e Lucio Mario Luzzatto. Affermarono che: «Per ciò che concerne in particolare modo i peculiari interessi della economia di Trieste e del suo territorio anche la nostra proposta di statuto speciale ne contempla particolari norme di autonomo governo nel reciproco comune interesse. E non abbiamo avuto difficoltà a riconoscere la preminente capacità di Trieste ad essere la giusta capitale della Regione Friuli-Venezia Giulia, non tanto sotto un aspetto puramente geografico, ma per la sua storia che ognuno conosce, per la sua grandezza e popolosità e per la comune nostra aspirazione acché il suo porto si affermi come sblocco naturale di commerci e di traffici di tutta l'Europa centro-orientale, ravvisando in ciò uno degli elementi fondamentali di sviluppo economico dell'intera Regione».

Il dibattito proseguì nelle sedi provinciali dei partiti che elaborarono delle nuove proposte.

Il 10 luglio 1958 i comunisti Gino Beltrame, Vittorio Vidali, Raffaele Franco, Giancarlo Pajetta, Girolamo Li Causi, Renzo Laconi e Riccardo Ravagnan presentarono alla Camera dei Deputati una nuova proposta di legge costituzionale di statuto speciale per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Rispetto alla loro proposta del 2 aprile 1957, praticamente nulla veniva cambiato, se non un punto fondamentale: l'articolo 2 «Tenendo conto dell'aspirazione delle popolazioni interessate noi proponiamo con l'articolo 2 che, contemporaneamente all'attuazione della Regione, venga a crearsi anche la provincia di Pordenone e che il capoluogo della costituenda Regione venga fissato nella sua città più importante, cioè a Trieste».

Lo stesso 10 luglio pure i socialisti Marangone, Bettoli, Luzzatto e Giovanni Pieraccini ripresentavano una loro proposta di legge costituzionale del tutto ricalcante la precedente dell'11 aprile 1957, con ben chiaro l'articolo 2 «La Regione ha per capoluogo la città di Trieste».

Faustino Barbina denunciò immediatamente l'inganno.
 
Barbina scrisse: «Per dieci anni il Friuli ha insistito perché fosse attuata la Costituzione che prevede la Regione Friuli-Venezia Giulia a statuto speciale con capitale a Udine. Ma i friulani si sono anche baloccati per dieci anni a discutere di statuto normale e di statuto speciale, di norma decima e di tante altre disgrazie, ed intanto i bravi amici che hanno messo tanto zelo a impedire la realizzazione della Regione, hanno lavorato pian piano, col risultato di farci trovare oggi in una situazione inversa da quella di partenza, perché l'iniziativa è passata ad altri contro di noi. Udine non deve mai, per nessun motivo, costi quel che costi, rinunciare ad essere la capitale del Friuli. Oggi, dopo aver auspicata la Regione per valorizzare il Friuli, dopo aver chiesto l'autonomia, corriamo il rischio mortale di essere fagocitati in una Regione che non ha nulla a che fare con quella che avevamo chiesto ed avevamo ottenuto. Come si sia arrivati a questa inversione di situazioni, come si sia lasciato maturare con un lento lavorio in sordina una condizione di evidente inferiorità per il Friuli non è chiaro, ma i responsabili dovranno ben rendere conto al popolo friulano del loro operato».

Il 25 giugno 1959 la Democrazia cristiana friulana presentò alla Camera una nuova proposta di legge costituzionale per lo statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia.

Sì, era a firma degli onorevoli Lorenzo Biasutti, Arnaldo Armani e Mario Toros. L'articolo 2 recitava: «La Regione comprende le circoscrizioni delle provincie di Gorizia, di Udine e dell'attuale Territorio libero di Trieste. La Regione ha per capoluogo la città di Udine». Peccato che quella proposta dei parlamentari friulani arrivasse con un giorno di ritardo rispetto a quella presentata sempre alla Camera dai deputati democristiani triestini Narciso Sciolis e Giacomo Bologna che, naturalmente, conteneva l'indicazione di Trieste capoluogo della nuova Regione. In quel testo istitutivo della Regione Friuli-Venezia Giulia, nella presentazione dei vari articoli di legge, mentre il nome di Trieste veniva ripetuto più volte, addirittura Udine e il Friuli non venivano citati nemmeno una volta!"
 
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domenica 3 settembre 2017

"TEATRO STABILE" IN LINGUA FRIULANA: LE GIUSTE PROTESTE DI BEPI AGOSTINIS E LA REPLICA DELL'ASSESSORE REGIONALE GIANNI TORRENTI.


 
UNA DOMANDA
ALL'ASSESSORE REGIONALE
ALLA CULTURA
GIANNI TORRENTI:
 
DOBBIAMO ATTENDERE ANCORA MOLTO
PER OTTENERE L'ISTITUZIONE DEL
TEATRO STABILE  
IN LINGUA FRIULANA? 

 
Il dialetto triestino da decenni ha il suo teatro stabile (la Contrada), idem la minoranza linguistica slovena di Trieste. E la minoranza linguistica friulana (solo 600 mila friulanofoni...)?
 
E ormai siamo verso la fine della legislatura Serracchiani: nel 2018 si vota di nuovo per le elezioni regionali e il Teatro Stabile in lingua friulana è ancora nel "mondo dei sogni"!!
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LA GIUSTA PROTESTA
DI BEPI AGOSTINIS
 
E LA REPLICA
DELL'ASSESSORE REGIONALE
GIANNI TORRENTI

 

Da "Il Messaggero Veneto" di Udine
venerdì 18 agosto 2017

L'INTERVENTO - pagina 34
 

LA CULTURA FRIULANA

VA RISPETTATA 

di Bepi Agostinis


Egregio direttore,
a mezzo del Messaggero Veneto vorrei mandare una lettera aperta all'assessore alla cultura della Regione Friuli - VG dottor Gianni Torrenti. Da molti anni continuo la mia battaglia affinché anche il Friuli abbia un suo teatro stabile.

Appena Torrenti è stato eletto ho chiesto un appuntamento che ho avuto circa un anno dopo. Mi ha subito proposto di creare una sezione staccata del Teatro Stabile del Friuli - VG per il teatro friulano al Giovanni da Udine, se la direzione del nostro teatro fosse d'accordo: gli ho risposto che i dirigenti del "Giovanni da Udine" erano in piena sintonia con quanto richiesto.

L'assessore mi ha assicurato che avrebbe parlato  con il presidente dello Stabile triestino e ci saremmo risentiti. L'ho ringraziato, precisando e rimarcando che la sezione doveva essere autonoma nello svolgere il suo compito in tutti i sensi.

I mesi sono passati e anche gli anni. Questi miei contatti erano sempre preceduti da incontri con l'Arlef. Dopo alcuni mesi mi hanno riferito che Torrenti aveva parlato con il presidente dello Stabile, ma le cose che proponevano non erano come da me chieste: d'accordo nel darci un Teatro Stabile friulano, ma gestito da loro.

Personalmente non l'accetterò mai, "simpri sotans a cjase nestre".

Già negli anni '70 avevano tentato una cosa del genere. Così, come vorrebbero loro oggi, il Teatro Stabile di Trieste potrebbe chiedere la sovvenzione allo Stato per il nuovo stabile (come da legge), per poi gestirla a piacimento e certamente per il teatro friulano ci sarebbero solo le briciole. Università e altri casi culturali e scientifici insegnano.

Continuavo con la mia battaglia, perché oggi le cose sono molto cambiate: abbiamo dei drammaturghi e degli attori e registri professionisti che possono competere con i colleghi in campo nazionale. Quindi persone che potrebbero tranquillamente gestire il tutto.

Negli  ultimi   mesi    avevo  mandato all'assessore due e-mail: nella prima ricordavo che la Regione aveva fatto culturalmente molto poco per il Friuli e per la sua lingua, e con questa mia richiesta, se realizzata, sarebbe  stato certamente un buon punto a loro favore. La risposta: silenzio! Nella seconda, gli ho scritto che forse sarebbe stato meglio che personalmente con questa legislatura non proseguissi la mia battaglia. Ancora silenzio!

Così aspetterò il prossimo Consiglio regionale per avere, mi auguro, più riscontri e soddisfazioni.

Mi auguro  che il prossimo assessore abbia una sensibilità  maggiore e che guardi al Friuli con più giustizia nel dare quello che gli aspetta, non solo per questa questione, che servirebbe a dare una forte valorizzazione alla lingua friulana, ma per tutto quello che è stato negato alla cultura friulana in questi anni, che è stata  fortemente penalizzata.


BEPI AGOSTINIS
 
......................


E QUESTA LA REPLICA "NO SE POL"

DELL'ASSESSORE REGIONALE

GIANNI TORRENTI

Messaggero Veneto - 28 agosto 2017
 pagina 20

Risposta a firma dell'assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti,  pubblicata nella rubrica "Lettere" con il titolo "Teatro stabile friulano all'ordine del giorno"

 Rafforzare e dare continuità alla produzione di testi e spettacoli teatrali professionali che riguardano la cultura e la lingua friulana è un impegno che ci siamo posti dall'inizio del mandato e che ha portato in questi quattro anni a una serie di concrete misure per stimolare l'offerta e la circuitazione di opere teatrali in lingua friulana e a valutare se fosse sostenibile la promozione fuori dai confini regionali, con spettacoli sottotitolati.
 
Nella consapevolezza che uno spazio per la ricerca, lo studio e soprattutto l'incontro di qualità con il pubblico possa essere garantito con frequenza e continuità solo da un'istituzione stabile e titolata, sono stati promossi incontri tra il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e un ente di grande esperienza come il Css Teatro  Stabile di innovazione.

Non è stato possibile concretizzare una progettualità in questa stagione, ma l'auspicio è di giungere per il prossimo anno a un progetto per una produzione pubblica che con un forte investimento si misuri con il pubblico e promuova attrazione e curiosità della critica.
 
Tra la creazione di un Teatro stabile friulano, che è nelle richieste di Bepi Agostinis, e l'attuale rete di percorsi occasionali e dilettantistici, peraltro preziosi per capillarità e vivacità, può esistere una strada sostenibile che tiene conto di due presupposti imprescindibili: che il teatro è una forma d'arte che non si cala dall'alto e che la scrittura per il teatro  richiede una costante verifica con il palco di scena, gli attori e i registri
 
Parlando di un teatro che guarda alla lingua friulana, bisogna impegnarsi nel lavoro di drammaturgia, poter contare su attori e registri professionisti  di livello e, per la produzione e distribuzione degli spettacoli, occorre fare riferimento a un possibile mercato di sbocco. Sono tutte valutazioni ancora all'ordine del giorno.
 
Durante questi quattro anni sono stati rivisti numerosi meccanismi per il finanziamento del settore e trasversalmente tutti i bandi hanno previsto incentivi sia per la produzione che per la distribuzione di teatro in lingua minoritaria, risorse che si vanno ad aggiungere ai consueti canali di finanziamento previsti dalla legge di tutela.
 
Sebbene gli strumenti siano stati messi in campo come forse prima non era mai stato fatto, il bilancio non era all'altezza delle aspettative, tanto che su alcuni bandi  non è stata presentata nemmeno una domanda progettuale.
 
Sarà mia cura stimolare al più presto gli incontri per concretizzare intanto una progettualità che nella prossima stagione porti a una produzione forte e attrattiva ma perché l'ambizione di rafforzare e esportare il teatro in lingua friulana sia soddisfatta occorre la sinergia di intenti tra istituzioni, mondo del teatro, professionisti e pubblico.
 
 
GIANNI TORRENTI  - Assessore regionale alla Cultura.
 

Commento della Redazione del Blog
alla replica dell'assessore Torrenti.

Nella replica sulla stampa locale dell'Assessore regionale alla cultura Gianni Torrenti, alla lettera dell'amico Bepi Agostinis,  non c'è neppure un minimo cenno ai diritti linguistici della minoranza linguistica friulana. 

Che l'assessore ignori la Costituzione italiana (art. 6 e 3), la legge 482/99, la l.r. 29/2007 e i trattati internazionali europei che tutelano anche la minoranza linguistica friulana?

Un Teatro stabile è fondamentale per aumentare lo status della lingua friulana e per dare alla produzione teatrale in lingua friulana "continuità" senza dover sempre attendere i fondi regionali - per altro sempre scarsi e rari! - per ogni singolo spettacolo, come oggi invece avviene. E la garanzia di una produzione di alta qualità non può che darla un Teatro Stabile che preveda una struttura di produzione che operi in via continuativa nel tempo!

Invece nella replica si straparla di "un possibile mercato di sbocco", "di promozione fuori dei confini regionali", come se il teatro in lingua di minoranza e i diritti linguistici fossero  solo una questione di business e non invece una questione di "diritti umani".  Perché questi concetti "economici" Torrenti non li applica anche al teatro lirico Verdi di Trieste i cui spaventosi debiti di bilancio sono già stati ripianati  dai cittadini di tutta la regione?

Ricordiamo all'assessore Torrenti, e a chi ci sta leggendo, che - immaginiamo su proposta dello stesso Torrenti notoriamente sempre molto vicino alle istituzioni teatrali triestine -  il teatro lirico Verdi di Trieste è finanziato dalla Regione -  ai sensi dell'art. 15 della L.R. nr.16/2014 - perfino per la "circuitazione in regione" dell'opere liriche prodotte dal Verdi  stesso.


Così grazie a un "contributo regionale" - previsto con norma di legge -  al teatro lirico Verdi di Trieste viene garantito un "mercato interno regionale" pagato da tutti, anche da chi non va mai a teatro. Un privilegio non da poco! Non bastavano i già pluri-milionari finanziamenti regionali e i ricchi fondi statali? Ma per il teatro icona della "propria" città, si fa questo e altro, vero assessore Torrenti?

Il teatro in lingua friulana, come ha ben precisato Bepi Agostinis nel suo intervento pubblicato sul Messaggero Veneto, "oggi ha drammaturghi e attori e registri professionisti che possono competere con i colleghi in campo nazionale. Quindi persone che potrebbero tranquillamente gestire il tutto".


Ma tutto ciò viene ignorato dall'assessore Torrenti nella sua replica; assessore che pare anche dimenticare che alla tutela della lingua friulana - inclusi i progetti teatrali - sono stati assegnati una miseria di finanziamenti durante i quattro anni e mezzo di amministrazione della Giunta regionale di cui fa parte e ciò in perfetta continuità con la precedente Giunta regionale di Renzo Tondo.

Il motivo reale per cui non si vuole istituire un Teatro Stabile friulano?

Al di là di un chiarissimo disinteresse politico per la tutela della lingua friulana da parte dell'assessore Torrenti, finanziare  un  Teatro  Stabile  in lingua friulana significherebbe  per le  istituzioni teatrali triestine che fanno produzione teatrale "dividere la torta anche con i Furlani!". Insomma per usare un gergo triestino : NO SE POL!!!  

 
LA REDAZIONE DEL BLOG 
 
 
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LEGGE REGIONALE
 
11 AGOSTO 2014. N. 16
 
Norme regionali in materia di attività culturali

articolo 15

 (Circuitazione opere liriche)


1. Nell'ambito dell'azione di promozione dello sviluppo e diffusione della cultura musicale nel territorio, l'Amministrazione regionale sostiene con speciali finanziamenti le iniziative delle istituzioni teatrali che inseriscono nella programmazione delle rispettive stagioni musicali manifestazioni lirico-operistiche prodotte dalla Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste. Ai fini dell'erogazione dei contributi di cui al presente articolo, ripartiti con norma di legge finanziaria tra le varie istituzioni teatrali ospitanti, la documentazione delle spese a tal fine sostenute da ciascuna di esse è accompagnata da una relazione illustrativa dell'iniziativa. I contributi di cui al presente articolo sono concessi e liquidati in un'unica soluzione anticipata. 
 

venerdì 1 settembre 2017

NON C'E' SOLO "VILLA MIRAMAR" (TRIESTE)!!!


Regione Friuli-Vg

PER LA REGIONE ESISTE
SOLO “VILLA MIRAMARE” ?

E I TANTI E SPLENDIDI
CASTELLI FRIULANI?



D O S S I E R



28 agosto 2017 – dal sito internet del settimanale FRIULI.it:

"(...) Serracchiani ha sottolineato che "Miramare è una risorsa importante per il Friuli Venezia Giulia, della quale siamo molto orgogliosi. Si tratta di un sito che ha grandi potenzialità sia dal punto di vista culturale, sia turistico, come dimostra l'elevato afflusso di visitatori, che necessità però di un intervento articolato di riqualificazione che la Regione è pronta a sostenere (...)".


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5 dicembre 2014

Approvato il bilancio regionale 2015 senza interventi

per i beni architettonici
 

"Ancora una volta la Regione ha approvato il proprio bilancio per il 2015 senza prevedere alcuno stanziamento per i beni architettonici. La LR 60 (contributi in conto capitale per restauri), LR 77 (rate annue costanti) e LR 10 (contributi in conto capitale e in rate annue costanti per l’architettura fortificata) continuano a non essere finanziate, salvo qualche intervento su beni architettonici di proprietà della Regione (come Villa Manin).
 
Non sappiamo se tale sordità della Regione dipenda dall’assenza di sollecitazioni e di interventi da parte degli Enti che nel passato hanno ottenuto l’approvazione e il finanziamento di tali leggi, di cui in effetti non abbiamo notizia, oppure è la conseguenza della perdita di peso politico di tali organismi. Il bilancio regionale è zeppo di interventi di scarsa utilità, per settori per in quali gli interessati evidentemente si sono mossi, e quindi non si può individuare la causa di tali tagli nella insufficienza di risorse.

Si tratta di una situazione assai grave, che pone in difficoltà numerosi elementi dell’architettura fortificata. Di fronte alla inerzia o inefficacia degli organismi appositamente costituiti a tali fini, bisogna che i proprietari si muovano autonomamente per ottenere interventi risolutivi da parte della Regione."

Dal notiziario “Castelli del Friuli n. 5 - dicembre 2014” del Comitato di Assistenza ai Proprietari dei Castelli.
 

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DOCUMENTAZIONE
 

1) Villa Miramare (Trieste)

Non è un castello medioevale ma un palazzo aristocratico costruito nel XIX secolo secondo la moda dell'epoca che partendo da una idea sostanzialmente errata di castello, realizzava edifici falsamente medioevali. E' una villa sul mare che doveva assomigliare all'idea ottocentesca di castello (sostanzialmente falsa). Committente l'arciduca Massimiliano d'Asburgo (morto nel 1867 in Messico), fratello dell'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Non ha mai avuto una funzione di rappresentanza ufficiale austroungarica ma era una residenza privata del committente. Si trova alla periferia di Trieste.

Quasi ogni pubblicazione turistica edita dalla Regione negli ultimi 50 anni ha in copertina la fotografia di “Villa Miramare” che in questo modo ha goduto per decenni di una pubblicità straordinaria e incredibile soprattutto se confrontata con la scarsissima pubblicità turistica che la regione Friuli–Vg ha sempre riservato agli splendidi castelli e alle bellissime fortificazioni del Friuli. Se il sito archeologico di Aquileia avesse goduto di altrettanta pubblicità turistica della Villa Miramar, oggi questo importante sito avrebbe un numero di presenze turistiche pari a Pompei!!! Ma Aquileia è in Friuli e non alla periferia di Trieste!
 

2) Castelli e fortificazioni del Friuli

Dal sito internet Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia Giulia”

https://consorziocastelli.it/icastelli
 

"Pochi altri settori dell'arco prealpino risultavano nel Medioevo tanto muniti di castelli e di fortificazioni come il Friuli. La posizione geografica assegnò già in epoca romana a queste terre un'importante funzione strategica, che imponeva la costruzione di adeguate opere difensive. I romani certamente costruirono un fitto sistema di fortificazioni, di cui poi si giovarono i longobardi per la difesa del Ducato di Cividale. Altri castelli sorsero nel periodo degli imperatori sassoni per porre un freno alle rovinose scorrerie degli Ungari (899-952 d.C). I nuovi castelli vennero costruiti e presidiati a cura di famiglie di provenienza germanica, che più tardi formeranno il nerbo della feudalità friulana. Altre rocche sorsero, infine, nel periodo dei Patriarchi di Aquileia (1077-1420). Nello stesso periodo le comunità provvedono a dotarsi di fortificazioni più o meno estese (Venzone, Gemona, Udine, Cividale, Monfalcone, Trieste, Muggia). Durante la dominazione veneziana (1420-1797) non sorsero, con la sola eccezione di Palmanova, nuovi complessi fortificati.
 
Di questo sistema difensivo rimangono molti elementi in buone condizioni di conservazione; moltissimi si trovano allo stato di rudere o di resto incorporato in edifici di più recente costruzione.
Diversi per il sito in cui sorgono, gli uni ubicati in cima a ripidi colli, gli altri su rupi a picco sul mare, altri ancora inseriti in centri urbani, o circondati da acque di risorgiva ed immersi in parchi secolari, essi si differenziano profondamente per la diversa composizione degli stili, ma ciascuno merita tuttavia una visita attenta. Molti dei castelli sono ancora di proprietà privata, altri sono di proprietà dello Stato, della Regione o dei Comuni. Taluni conservano funzioni residenziali o sono disabitati; altri sono stati riconvertiti in ristoranti, alberghi o musei.(...)".

3) LEGISLAZIONE REGIONALE

A) Legge regionale 8 maggio 2000, n. 10
Interventi per la tutela, conservazione e valorizzazione dell'architettura fortificata del Friuli-Venezia Giulia

 
B) La legge nr.10/2000 è' stata abrogata con l'art. 49, lettera “n”, della legge regionale nr. 23 del 25 settembre 2015 che all'art. 13 prevede finanziamenti “anche” per castelli e fortificazioni.

La legge regionale 23/2015 ci risulta priva di finanziamenti.

https://lexview-int.regione.fvg.it/FontiNormative/xml/xmllex.aspx?anno=2015&legge=23

 

PRECISAZIONI
 

Ci risulta che da anni i tanti castelli (autentici!!!) esistenti in Friuli non vengano finanziati dalla Regione Friuli-VG. Gli unici finanziamenti importanti riguardano il Castello di Coloredo di Monte Albano (provincia di Udine), in gran parte distrutto dal terremoto dal 1976 e oggi "finalmente" in ristrutturazione dopo decenni di abbandono da parte della Regione, e Villa Miramar, pardon....Castello di Miramare!

Ci risulta che i capitoli di spesa della L.R. 10/2000  siano stati notevolmente ridotti già ai tempi della Giunta regionale Tondo. La legge è poi stata abrogata dalla Presidente Serracchiani con l'art. 49 della L.R.23/2015. Quest'ultima legge che all'art. 13 prevede finanziamenti (lettere b-d-f) anche per i castelli e le fortificazioni, ci risulta non finanziata.

Eppure la vasta rete di castelli (e fortificazioni) friulana è un importante tassello della storia del Friuli e rappresenta un fondamentale volano per il turismo culturale regionale.

Perchè non viene finanziata? Perchè si trova in Friuli e non alla periferia di Trieste? Non c'è solo Villa Miramar (Trieste) in Regione. Villa che gode di finanziamenti stratosferici, moltissime attenzioni politiche regionali e di una pubblicità incredibile!!! E il resto della regione? O la regione coincide con Trieste e la sua periferia?  Pare proprio di sì!!


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Per saperne di più sia sulla Villa Miramare che sui castelli e fortificazioni friulani, si consiglia la lettura dell'ottimo volume: “Castelli friulani, storia e civiltà” di Christoph Ulmer e Gianni D'Affara – edizione Magnus – 1997.


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