mercoledì 18 ottobre 2017

"SANITA' REGIONALE: QUALE FUTURO?" - CONVEGNO A PRECENICCO (UDINE) VENERDI' 20 OTTOBRE 2017

 
 
REGIONE FRIULI-VG
 
SANITA' REGIONALE
TRA AUTOREFERENZIALITA' POLITICA
E I DATI STATISTICI UFFICIALI

Cosa sta succedendo
nella sanità regionale?
 
Il rapporto Crea ha nei mesi scorsi retrocesso la regione Friuli-Vg dal 2° al 20° posto fra i sistemi sanitari regionali. Che fare per riportare la regione ai passati livelli di eccellenza che ora abbiamo perduto? E come giudicare la riforma sanitaria regionale attuata dalla Giunta Serracchiani? A questo domande risponderà il dibattito organizzato a Precenicco (Udine) venerdì 20 ottobre 2017 c/o auditorium Comunale, ore 20.30.
 
Un tema importante perché il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali del cittadino.
 
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
 
SISTEMA SANITA'
 
Lo scenario attuale e le strade percorribili
 
 
 
 
C O N V E G N O
 
VENERDI' 20 OTTOBRE
 
ORE 20.30 A PRECENICCO
 
C/O AUDITORIUM COMUNALE
 
 
INTERVENGONO:
 
ROBERTO PETRI
Dir. Dip. di Chirurgia Generale
Ospedale di Udine
 
STEFANO MEDURI 
Dir. Struttura Complessa  di radiologia
dell'Ospedale di Palmanova-Latisana
 
GIORGIO MATASSI
biologo ed ex assessore regionale alla sanità
 
GIANPIERO FASOLA
direttore del dipartimento
di Oncologia Ospedale di Udine
ed ex assessore regionale alla sanità
 
 
SALUTI INIZIALI
 
ANDREA DE NICOLO' - Sindaco di Precenicco
 
INTRODUZIONE

 MASSIMO MORETUZZO
sindaco di Mereto di Tomba
e coordinatore del Patto per l'Autonomia
 
MODERA
 
il giornalista  WALTER TOMADA
 
CONCLUSIONI
 
SERGIO CECOTTI
ex sindaco di Udine
e ex Presidente della regione Friuli-VG
 
 
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domenica 15 ottobre 2017

REGIONE FRIULI-VG - UNA AUTONOMIA SPECIALE NELLE MANI DI UNA CLASSE POLITICA REGIONALE CHE DIMOSTRA INCAPACITA' E SUBORDINAZIONE.


REGIONE FRIULI-V.G.

UNA AUTONOMIA SPECIALE
NELLE MANI DI
UNA CLASSE POLITICA REGIONALE
CHE DIMOSTRA
INCAPACITA' E SUBORDINAZIONE  
 
 
Presentiamo due casi emblematici  molto rappresentativi del perché la regione Friuli - VG sta andando alla deriva tra incapacità politica e subordinazione al governo centrale (Roma).
 
CASO UNO

L'acqua friulana regalata a società “foreste” senza che Giunta e Consiglio regionale ritenessero di dover intervenire a tutela di un patrimonio regionale che oltre tutto è un fondamentale “bene comune indispensabile al cittadino” oltre che "l'oro bianco" di oggi e di domani.

CASO DUE


Due “patti” politici scellerati (Tremonti/Tondo e Padoan/Serrachiani) che hanno impoverito notevolmente i cittadini friulani e triestini  e subordinato l'autonomia speciale al "governo amico" di palazzo Chigi (sede del governo italiano dal 1961). Due patti che hanno ridotto di moltissimo, in termini reali, la percentuale fiscale (sei/decimi sulla carta)  che la regione si trattiene a fronte delle competenze acquisite.

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CASO UNO
 
 

LA LEZIONE DI FORNI:
ACQUA, DIRITTO O PROFITTO?

di Massimo Moretuzzo
Coordinatore “Patto per l'autonomia”

4 ottobre 2017 


Apprendiamo dalla stampa che un Comune della montagna friulana, Forni di Sotto, è stato citato al Tribunale superiore delle acque pubbliche da parte di una azienda privata, la Edipower spa.

Il reato contestato al Comune è quello di voler realizzare un acquedotto per portare l’#acqua potabile nelle case dei propri cittadini, utilizzando la sorgente del rio Chiaradia; invece la suddetta impresa ritiene che le acque di questo rio montano debbano essere prioritariamente disponibili per i propri fini di produzione di energia idroelettrica di sua proprietà situata a valle della presa dell’acquedotto.

Quindi siamo nella situazione in cui un’Amministrazione comunale, democraticamente eletta a rappresentanza di una Comunità, che intende garantire ai suoi cittadini un diritto fondamentale come quello dell’accesso all’acqua potabile, utilizzando una risorsa che è presente sul suo territorio e che è innanzitutto un bene comune, viene citata in giudizio da parte di una impresa privata quotata in borsa che utilizza questo bene comune per produrre profitto e dividendi da spartire ai propri soci, che nulla hanno a che fare con i cittadini e le comunità di Forni di Sotto e della Carnia. (…)

Ora non serve essere ferocemente autonomisti per capire che a queste spregiudicate mosse industriali e finanziarie di player “foresti” sarebbe dovuta seguire una reazione forte da parte della Regione F-VG, anche in forza del proprio statuto di autonomia. (…)

Invece chi ha guidato la regione negli ultimi dieci anni ha preferito tacere, per non dispiacere ai padroni che nelle segreterie dei partiti romani decidono chi deve guadagnare e chi deve subire.

 
Massimo Moretuzzo
Coordinatore Patto per l'Autonomia
 
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CASO DUE
 

RIDATECI IL MALLOPPO! LA RAPINA DELLO STATO CENTRALE ALLA FINANZA LOCALE DEL F-VG

7 ottobre 2017
 
da PATTO PER L'AUTONOMIA


 
La spesa pubblica del F-VG viene penalizzata dallo stato per 1,8 miliardi all’anno. Da tempo alcune voci, in particolare in Friuli, AFE e Patto per l’Autonomia, dicono: dobbiamo riprenderci questi soldi. Così dice ora anche Massimiliano Fedriga sul Piccolo del 5 ottobre ed è giusto. Finalmente si comincia a capire che il peggioramento delle condizioni di vita in F-VG non dipende solo dai soldi che spendiamo per i rifugiati. (...)
 
(…) In relazione ai due Patti perversi che contribuiscono in maniera significativa al quadro generale vengono spesso portate delle giustificazioni.
 
I difensori di Tondo asseriscono che quei 370 milioni vennero dati per un fondo a favore del federalismo a fronte di una entrata ben superiore proveniente dall’IRPEF delle pensioni per titolari residenti nel F-VG. Ma le entrate derivavano da un obbligo definito da una sentenza della Corte Costituzionale. E Il federalismo non si fece ma il fondo rimase: Tondo non versò nulla per alcuni anni ma poi si dovette provvedere.
 
I difensori di Serracchiani mettono in evidenza uno sconto di 350 milioni nei tre anni 2015-2018, ma in cambio si rinunciò a cause sulla legittimità delle leggi e atti del governo, cause che altre regioni vinsero.
 
Nel complesso su questa vicenda la classe politica regionale non ha fatto bella figura nel non difendere le entrate del proprio territorio denotando incapacità e subordinazione (...)

 
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DA UN DOCUMENTO DELLA ASSOCIAZIONE
 
"Associazione Friuli Europa"

Convegno

"Un cantiere
per rigenerare il Friuli subito"

https://www.youtube.com/watch?v=3D1dRq8m42Y
 
L'intervento dell'Ing. Giorgio Cavallo

Tema: La dimensione finanziaria e le caratteristiche di un intervento pubblico straordinario.

  
 
(...)
 
LA DIMENSIONE ED IL PESO DELLA RIDUZIONE DI SPESA ATTRIBUIBILE AI PATTI TONDO-TREMONTI E SERRACCHIANI-PADOAN
 
Nella successiva Tabella 1-1 sono riportate le partite contabili risultanti dai due accordi Tremonti-Tondo (2010) e Padoan-Serracchiani (2014). Quest’ultimo Patto corregge la motivazione del primo e quindi il “contributo per l’attuazione del federalismo fiscale” diventa “contributo per la sostenibilità del debito pubblico", riducendo le cifre del contributo per gli anni 2015-2017 ma rinunciando a ricorsi sulla legittimità costituzionale dei tagli alle compartecipazioni effettuati dal governo nelle leggi finanziarie e impegnandosi a effettuare i pagamenti dei saldi tra contributo e compensazione relativa al credito nei confronti dello stato per la partita pregressa della compartecipazione ai versamenti IRPEF effettuati da pensionati residenti in F-VG ma effettuati fuori Regione (partita da circa 500 milioni di euro anno). Il contributo di cui sopra è in realtà un gentile omaggio del F-VG alle finanze statali, non ha paragoni in altre regioni a statuto speciale, e dura senza scadenza. La questione va ricontrattata entro il 2017: senza tale iniziativa si ritorna alle cifre del Patto Tremonti-Padoan, cioè versamento a perdere di 370 milioni di Euro all’anno. (...) 
 
 
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Dal sito triestino
"RINASCITA TRIESTINA"
 
 
 
CONFRONTO TRA DUE REGIONI A STATUTO SPECIALE - CIRCA IL 90% DELLE TASSE RESTA A BOLZANO E TRENTO MENTRE ALLA REGIONE FRIULI - VENEZIA GIULIA DOVREBBE TEORICAMENTE RESTARE IL 60% MA IN REALTA' DOPO GLI ACCORDI SERRACCHIANI-PADOAN  E TONDO-TREMONTI LA REGIONE FVG TRATTIENE SOLO CIRCA 3/10 (IL 30%) DELLE IMPOSTE: UNA DIFFERENZA IN MENO DI CIRCA 1.800 MILIONI A FAVORE DI ROMA.  LA SICILIA INVECE TRATTIENE IL 100 % ! SI VEDE CHE HA USATO ARGOMENTI CHE NON SI POSSONO RIFIUTARE  (...)
 
Sono di ieri alcuni articoli, pubblicati anche dal Corriere, che illustrano come il referendum Veneto mira a raggiungere i livelli di autonomia delle Province Autonome Speciali di Bolzano e Trento (clicca QUI per l' articolo) e così è presentato dal Governatore Zaia, mentre le autonomie della Regione Friuli-Venezia Giulia sono ritenute insufficienti, come in effetti sono.

Sopra pubblichiamo la scheda, tratta dal Corriere, che raffronta le competenze della Provincia Autonoma di Bolzano con quelle della Regione FVG e possiamo notare che Bolzano ha competenze tanto estese che, insieme al 90% delle tasse trattenute ne fanno quasi uno "stato nello stato".
Una condizione invidiabile per chi, come Trieste, subisce le angherie e le inefficienze burocratiche di un centralismo, anche regionale, ottuso e anacronistico.

E' scandaloso che politici come Tondo e Serracchiani abbiano devoluto tanti denari della comunità locale (oltre 1.800 milioni) per accordi con i governi romani guidati dai loro partiti che non hanno ridotto nemmeno di un centesimo il debito pubblico italiano: bastonati e presi in giro ! (...)
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LA REDAZIONE DEL BLOG 
 
 

giovedì 12 ottobre 2017

L'ITALIA "DEMOCRATICA" COME LA COREA DEL NORD?


LEGGE ELETTORALE

ROSATELLUM 2.0

L'ITALIA

"DEMOCRATICA"

COME LA COREA DEL NORD?
 
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Dal Blog di Felice Besostri - 11 ottobre 2017

   
(…) Non si fermano davanti a niente, ce l’hanno nel dna. In nessun altro Paese d’Europa succede che un parlamento approvi tre leggi elettorali incostituzionali. Qui possono fare quel che vogliono perchè sono impuniti. Ieri ho sentito Fiano criticare la Corte Costituzionale perchè in un Paese normale le leggi le fa il Parlamento e non la Consulta. Io dico che in un Paese normale il Parlamento non fa leggi incostituzionali. (...)

Senatore-Avvocato FELICE BESOSTRI
   


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COSI' SI VOTA
NELLA COREA DEL NORD:
 
Si può votare solo "sì" o "no"
all'unico candidato
per ciascun collegio 
  



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COMMENTO:

Con questa terza legge elettorale incostituzionale, ben i due terzi dei parlamentari italiani saranno NOMINATI da una ristretta oligarchia composta dai “padroni” dei partiti politici, negando al “popolo sovrano” il diritto di scegliere chi li deve rappresentare in parlamento.

E grazie al “voto di fiducia” vietato per le leggi elettorali dall'articolo 72 – ultimo comma - della Costituzione italiana che prevede per questa tipologia di leggi la procedura normale, il Governo Gentiloni e il Partito Democratico di Matteo Renzi, in questo momento – giovedì 12 ottobre 2017 - stanno impedendo al Parlamento di poter dibattere in aula una legge elettorale di iniziativa parlamentare!!


Così recita l'art. 72 della Costituzione italiana:


Se questa è democrazia...

LA REDAZIONE DEL BLOG
 

mercoledì 11 ottobre 2017

"FRIULI DOC - UNA FORMA RESISTENZIALE E IDENTITARIA, ORGOGLIOSAMENTE TERRIGNA" DI ANGELO FLORAMO



FRIULI DOC 2017

è  già un ricordo
 
ma ugualmente riproponiamo
 
questa  splendida riflessione di
 
Angelo Floramo

in attesa di FRIULI DOC 2018

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Assaggiare un territorio

è un’esperienza che deve poter


coinvolgere tutti i sensi.

 
di

 
ANGELO FLORAMO

Assaggiare un territorio è un’esperienza che deve poter coinvolgere tutti i sensi, in un attraversamento errante che sappia e voglia seguire solamente il fiuto del momento, le suggestioni dell’appetito e i profumi che alle volte prendono di sorpresa. Nei taccuini dei viandanti golosi le annotazioni sono intinte nel gusto e nel sapore, ma la ricerca implica tempo e fatica. Bisogna poter raggiungere malghe e casere, dotati di fiato oltre che di ventresca, e ovviamente aver contezza di osterie, quelle vere, benedette dalla tradizione e nobilitate da un’anima ruvida e sincera, o ancora conoscere amici depositari di cantine che promettono assaggi da meditazione, dove si affinano nella penombra vini e soppresse, liquori e formaggi. Non tutti godono di un tale privilegio.
 
Ma ci sono circostanze in cui il gioco si fa più facile perché - in virtù di una felice intuizione - il Friuli nella sua molteplice varietà, si materializza nei borghi di una sola città. E’ quanto avviene a Udine in questi giorni consacrati alle liturgie di una rassegna che non è affatto l’orgia enogastronomica e promozionale del momento, la “madre di tutte le sagre”, moda fin troppo diffusa. Friuli DOC è piuttosto una forma resistenziale e identitaria, orgogliosamente terrigna, nel senso nobile del concetto, dal momento che nasce dalla terra che l’ha partorita e che così bene sa rappresentare. Per questo resta pervicacemente e meravigliosamente popolare e giustamente ambisce ad essere la festa di un popolo che orgogliosamente sbandiera al mondo la sua sapienza alimentare, dietro la quale aleggiano gli zefiri della storia, dell’arte e della cultura. Sì, perché nel sugo di un piatto o nell’abboccato di un calice non si trova soltanto ciò che dà soddisfazione al piloro, ma si imbandisce una sapienza secolare in cui si squadernano i paesaggi stessi, naturali e umani, di questa nostra terra da sempre plurale e colorata. Ci faccia caso chi è intenzionato a farne esperienza nelle prossime ore. Si accorgerà che la topografia urbana per tre giorni si smaterializzerà in un intreccio di sapide peregrinazioni e di fortunati incontri, dal momento che qui i multiversi dettati da secoli di tradizione si intersecheranno, nell’alternanza dei portici e delle androne, dei vicoli e delle piazze, trasfigurandone scorci e prospettive. Udine potrà godere di un “urbario” completamente rinnovato nei nomi e negli indirizzi, esploso nella mappa simbolica che ciascun assaggiatore saprà tracciare a suo personalissimo ed indiscutibile giudizio, riscoprendo che il formaggio e il miele, l’olio d’oliva e la ribolla gialla hanno già preso dimora tra i monumenti e le scale, le belle facciate delle chiese e il segreto freschissimo dei giardini, pretendendo in qualche modo diritto di abitanza in quella che la tradizione ha deciso essere la capitale del Friuli: non più una città dunque, ma un microcosmo policromo di toponimi da assaporare, mordicchiando le cenge del Montasio, che sanno di fieno fin dal primo boccone, annusando i boschi della Valcanale, con il loro respiro di mirtilli o di funghi di ceppaia; inebriandosi con le acque della laguna, tutte zampilli di pesce che regalano esultanze salmastre ad ogni degustazione. Il consiglio è quello di prendersela comoda, regalandosi tutto il tempo necessario a condividere con gli altri il tempo della festa.
 
Una cosa è certa: se la cultura si mangia e i suoi accenti sono quelli della lingua madre in cui essa si esprime, allora il buon appetito sia davvero declinato in lingua friulana.
 
ANGELO FLORAMO
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 L'articolo a firma di Angelo Floramo è stato pubblicato sul quotidiano il Messaggero Veneto (Udine), venerdì 8 settembre 2017 a pagina 19, in occasione di Friuli doc a Udine, rubrica "La mia festa".
 
La Redazione del blog  - nel complimentarsi con l'autore per la sua ottima riflessione su Friuli Doc e "i sapori" del Friuli - lo ringrazia per averle concesso la pubblicazione dell'articolo stesso.
 

venerdì 6 ottobre 2017

NO, alla terza legge elettorale incostituzionale - NO, al Rosatellum 2.0


NO ALLA TERZA

LEGGE ELETTORALE

INCOSTITUZIONALE!!!

NO AL ROSATELLUM 2.0

(Skifellum 3.0)!!!


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DAL BLOG DEL SENATORE

FELICE BESOSTRI

 


“Rosatellum 2.0?

Il solito SKIFELLUM 3.0”

23 settembre 2017 - Felice Besostri



DICHIARAZIONE DI FELICE BESOSTRI


"Mi scuso per un giudizio così tranchant senza sfumature- ha dichiarato l’avv. Felice Besostri coordinatore degli avvocati ANTITALIKUM, che hanno affondato la legge n. 52/2015-, ma come insegna la Bibbia, il libro per eccellenza della tradizione giudeo-cristiana, “ Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo “ (Ecclesiaste 3.1) e questo è il momento di dire BASTA! alle manomissioni della Costituzione per via surrettizia attraverso la terza legge elettorale incostituzionale, La seconda partorita da un Parlamento eletto con una legge INCOSTITUZIONALE, il Porcellum (Skifellum 1.0) dopo l’Italikum (Skifellum 2.0): una coazione a ripetere alla ricerca di una legittimazione a posteriori malgrado la pesante sconfitta al referendum costituzionale del 4 DICEMBRE dello scorso anno.

Le leggi elettorali sono complicate e la maggioranza eterogenea conta sull’assuefazione e stanchezza della pubblica opinione. Eppure la questione è semplice l’Italia è una Repubblica democratica, nella quale la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1 Cost.). La forma è quella Parlamentare e perciò di assemblee rappresentative elette con voto universale e diretto (artt. 56 e 58 Cost.), dai cittadini e dalle cittadine con voto personale, uguale, libero e segreto (art. 48.2 Cost.). Non solo i cittadini e le cittadine hanno il diritto di scegliere i loro rappresentanti, ma tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza (art. 51.1 Cost.).

Nella nuova proposta non è così; due terzi dei parlamentari, deputati e senatori, sono nominati da capi-partito e considerati i collegi uninominali sicuri potrebbero essere il 90% del totale.

I partiti non sono libere associazioni di cittadini, come richiede l’art. 49 Cost., ma macchine di potere costituiti da tribù nel migliore dei casi, quando non dipendono da un capo o da un padrone, unico detentore del potere di nomina dei candidati anche in violazione dei propri statuti. Dovrebbero avere un potere di proposta non di nomina.

Il voto non è personale né diretto, perché si vota in blocco per candidati uninominali e per liste bloccate, con possibilità di pluricandidature. Un rifiuto in blocco delle candidature non partecipando al voto non avrebbe nessun effetto, mentre nelle democrazie popolari, che molto democratiche non erano, se non partecipava al voto la metà degli elettori si dovevano ripetere. Un'ultima chicca non si possono formare nuovi soggetti politici di protesta, perché devono raccogliere decine di migliaia di firme, mentre i gruppi politici presenti in parlamento anche quelli che non si sono presentati alle elezioni del 2013 non devono nemmeno fare la fatica di raccogliere le firme.

Il Presidente del Senato ha giustamente chiesto, con la sensibilità tipica dell’uomo di legge e seconda carica dello Stato, leggi elettorali omogenee e costituzionali- ha concluso l’avv. Besostri: “è stato accontentato con una legge omogeneamente incostituzionale”. “Non credo che sarà possibile dirlo e dimostrarlo neppure nella televisione pubblica” è l’amaro commento finale.

Felice Besostri
 
 
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E LA RAPPRESENTANZA POLITICA
DELLE MINORANZE LINGUISTICHE?

Dal sito friulano
“Patto per l'autonomia”

2 ottobre 2017


(…) Per quanto ci riguarda, nella sostanza in questo nuovo testo vengono modificate le norme per il Trentino-Sudtirolo confezionando un vestito che comunque salvaguarda la Sudtiroler Volkspartei, rimangono le specifiche disposizioni per la Valle d’Aosta, ma tutte le altre minoranze definite dalla L. 482/1999 vengono discriminate. (...)

La proposta Rosatellum-Truffaldellum 2 inoltre prevede per ogni regione, sia alla Camera che al Senato, collegi uninominali e plurinominali. Il numero e le dimensioni di questi collegi, a partire dal 1993, dovrebbe essere rapportati alle caratteristiche delle minoranze linguistiche presenti.
Purtroppo in F-VG questo è diventato un trucco per favorire la rappresentanza di una parte del territorio (in questo caso #Trieste) a scapito del resto. Anche ciò non può essere accettato in #Friuli e con adeguato emendamento si può rimediare, come dalle proposte del Patto elaborate a febbraio. C’è infine una novità clamorosa che mai prima le “aquile” romane avevano osato. (...)
 
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L’appello dei comitati


IL COORDINAMENTO democrazia costituzionale – che prosegue le battaglie dopo aver salvato col referendum la Carta dalla riforma del governo renziano – ha approvato un appello in cinque punti per una nuova legge elettorale che, sia chiaro, parta dal presupposto di far scegliere i parlamentari dai cittadini. Al punto 1, per esempio, c’è scritto: “La partita che si sta giocando sulla legge elettorale è una partita sulla Costituzione perché il modello di democrazia consegnatoci dai Costituenti e convalidato dal referendum del 2016, è fondato sulla centralità di un Parlamento rappresentativo attraverso il quale trova espressione il principio supremo che la sovranità appartiene al popolo”. Tanti i nomi in calce: da Villone a Gallo, da Carlassare a Grandi fino al presidente del comitato scientifico Pace. La petizione, lanciata dal Fatto Quotidiano, può essere sostenuta firmando sulla piattaforma di Change.org.
 

PETIZIONE  SU "CHANGE.ORG"

Diretta a capigruppo di Camera e Senato 

I parlamentari

vogliamo sceglierli noi


https://www.change.org/p/capigruppo-di-camera-e-senato-lasciateci-scegliere-i-parlamentari



"(...) Ancora una volta una ristretta oligarchia, composta dal capo o dai capi dei principali partiti, potrà determinare la composizione delle Assemblee parlamentari, assegnando il seggio ai propri fedelissimi ed espropriando gli elettori della possibilità di scegliersi i propri rappresentanti. Inoltre si potranno tenere fuori dal Parlamento le minoranze sgradite ostacolando la nascita di nuove formazioni politiche.  Con il nuovo sistema quasi due terzi dei seggi verranno attribuiti sulla base di liste bloccate, mentre per la quota eletta con il maggioritario, la minima possibilità di scelta insita nel collegio uninominale verrà annullata mediante il meccanismo del voto unico al candidato di collegio e alle liste collegate. La volontà degli elettori, inoltre, viene ulteriormente manipolata attraverso una formula che favorisce coalizioni di facciata destinate a sciogliersi dopo il voto, a scapito delle formazioni non coalizzate e della pari dignità dei cittadini elettori. (...)"
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giovedì 5 ottobre 2017

PITTINI E LA MAXIMULTA - COMUNICATO STAMPA del 17.9.2017



Perchè in Italia
le eccellenze friulane
danno così tanto fastidio?
 
Per la Giunta Serracchiani
esistono solo il problema
della Ferriera triestina
e lo sviluppo del porto di Trieste,
o pensa di iniziare ad occuparsi
anche di cosa succede oltre Barcola?

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COMUNICATO STAMPA
 
del 17.9.2017


Pittini
 
e la maximulta


Pur avendo colpito anche altre aziende produttrici di tondini di acciaio per edilizia la maximulta dell'Antitrust colpisce in particolare la Pittini. E' l'ennesimo caso di azienda friulana leader o di rilievo a livello nazionale che entra nel mirino dei vari sistemi giudiziari nazionali e viene messa in difficoltà. 

Val la pena ricordare che "Ferriere Nord, in particolare, ha sostenuto l’estraneità agli addebiti, perché nessun proprio esponente partecipava alle riunioni della Commissione prezzi, né vi sono prove di assenso preventivo ai pretesi accordi intervenuti in seno alla Commissione stessa. La difesa di Fin.Fer., infine, ritiene del tutto illegittima l’estensione nei propri confronti della responsabilità per le condotte contestate a Ferriere Nord, sviluppando una serie di argomentazioni che evidenzierebbero anche la disparità di trattamento in danno al gruppo Pittini, rispetto ad altre parti del procedimento. In termini più generali le due società del Gruppo Pittini rivendicano - a riprova delle loro completa estraneità agli addebiti - la oramai storica rivalità che le contrappone ai concorrenti “bresciani” che renderebbe «impossibile qualsiasi forma di collaborazione con gli stessi".
 
 
Come dire che non è importante che uno non partecipi ad incontri, tra l'altro con persone da cui è diviso da vecchie nuove rivalità, forse basta che venga dal Friuli? 
Ricordiamo le Latterie Friulane accusate di frode alimentare (quanti condannati?) il caso Sauvignon (danni economici enormi per un problema di interpretazione sull'uso di lieviti che si chiude con un patteggiamento per non spendere più in perizie e avvocati che per fatti di un qualche rilievo) la Tonutti che torna nelle mani friulane solo dopo lunghe e solitarie battaglie legali ecc. ecc. 
Non chiediamo che le aziende qui godano di impunità per quanto fanno, ma ci sembra che alcune aziende nazionali (vedi Terna) possano operare godendo di una tutela politica non indifferente mentre aziende friulane finiscano troppo facilmente nel mirino. 
Certamente gli imprenditori di Osoppo sapranno risolvere il caso ma la tentazione di puntare su altre aree per i propri insediamenti deve essere forte e il Friuli non può nè correre il rischio di perdere posti di lavoro nè tantomeno accettare che venga messa in difficoltà una delle aziende simbolo della ricostruzione. 
Auspichiamo che il presidente Mattarella faccia la sua parte e, soprattutto, che la politica regionale batta un colpo.
 
Udine, 17.09.2017
 

per il Comitato per l'Autonomia
e il Rilancio del Friuli
il presidente
Paolo Fontanelli

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Il presente Comunicato Stampa è stato inviato alla stampa locale, a tutti i consiglieri regionali, ai parlamentari eletti in regione  e alla presidente di regione Debora Serracchiani, il 17 settembre 2017. 
 
 

lunedì 2 ottobre 2017

CATALOGNA, DEMOCRAZIA E SOVRANITA' POPOLARE



CATALOGNA
 
LA VOLONTA' POPOLARE
E IL DIRITTO
ALL'AUTODETERMINAZIONE,
POSSONO ESSERE FERMATI
CON LA VIOLENZA DI STATO?


Da:

#DiarioCatalano - la diretta


Dopo una lunga attesa la Generalitat de Catalunya ha comunicato che i votanti complessivi hanno raggiunto i 2 milioni e 300 mila voti, pari al 42,6% del censo elettorale.

Vanno comunque considerate le schede sequestrate, pari ad un ulteriore 5% del censo. Ciò porta ad un risultato pari al 55% dei cittadini con diritto di voto.

Il SÍ vince con il 90% circa dei voti, ma su questo c'erano pochissimi dubbi....

È un risultato soddisfacente?

Certamente un referendum concordato è gestito pacificamente avrebbe ottenuto percentuali di partecipazione ben diverse, ma le scelte spagnole hanno condotto ad un esito differente.

La commissione degli esperti internazionali, chiamati a valutare il livello complessivo di omologabilità del referendum, hanno dichiarato in conferenza stampa che le azioni repressive spagnole non sono riuscite a ledere la piena legittimità giuridica ed organizzativa del voto, che pertanto potrà essere fatto valere di fronte alla Spagna stessa e all'Unione Europea.

A questo punto starà al Parlamento catalano decidere se procedere con la Dichiarazione di Indipendenza o meno. Una scelta che sarà carica di conseguenze ma che, a mio parere, è ormai inevitabile.



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giovedì 28 settembre 2017

TRIESTE PORTO CITTA' - ERAVAMO STATI BUONI PROFETI.

 
LA GRANDE TRUFFA TRIESTINA!
 
SI SCRIVE "TRIESTE PORTO-REGIONE"
MA SI LEGGE
"TRIESTE PORTO-CITTA' "

IL CASO SELECO


Dal sito PORDENONE OGGI.IT

PORDENONE – Unindustria Pordenone apprende con stupore e disappunto dagli organi di stampa, che Seleco Spa ha scelto, quale sede produttiva, il punto franco nel Porto di Trieste. Una scelta che smentisce le intenzioni annunciate – e più volte ribadite dal management – di insediare le linee di produzione negli stabilimenti di Vallenoncello. (…)

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO



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Eravamo stati buoni profeti, purtroppo ignorati (almeno in apparenza!)
 
Questo il nostro Comunicato stampa del 9 settembre scorso pubblicato solo su siti facebook amici, ma ignorato dalla stampa locale che evidentemente preferisce pubblicare solo le veline della Presidente Debora Serracchiani:
 
 
il nostro Comunicato stampa terminava con questa frase:
 
"(...) A suo tempo il prof. Fabbro aveva illustrato la propria idea di “porto – regione” con ben altra prospettiva e ben altro respiro, per ora invece lo sviluppo del porto triestino si presenta solo come portatore di nuove servitù per il Friuli e questo non può che portare ad altre divisioni tra Trieste e Friuli." 
 
Abbiamo letto spesso sulla stampa locale articoli sulle polemiche di Michelangelo Agrusti - Presidente Unindustria Pordenone - contro Udine, bersaglio preferito di questo personaggio di Pordenone città, che da sempre, ottusamente, alla unità di intenti e all'alleanza con il Friuli intero (Friuli occidentale - centrale - orientale) preferisce l'asse Pordenone-Trieste nella speranza di raccogliere qualche briciola che cade dalla tovaglia triestina.
 
Oggi leggiamo - sempre sulla stampa locale - il grido di dolore di Agrusti: "Il porto (di Trieste n.d.r.)  non deve servire per concorrenza interna".
 
 Così dichiara il Vicepresidente regione F-VG Bolzanello in una intervista pubblicata sul quotidiano il Messaggero Veneto, mercoledì 27 settembre 2017, pagina 7:
 
" (...) il porto franco (triestino n.d.r.) va esteso in tutto il Fvg (...) le ricadute devono interessare l'intera regione (...). Se invece si trasforma in un sistema soltanto triestino si trasforma in problema da opportunità." 
 
A parte il fatto che il "porto franco triestino" non può essere esteso a tutto il Friuli perché è legato a determinate zone portuali ben individuate,  fissate per legge e controllate dalla dogana, era del tutto prevedibile che la cultura esclusivamente municipale di Trieste intendeva e intende dare attuazione ad un "porto-città" ad esclusivo beneficio di Trieste.
 
Era quest'ultimo un dato oggettivo facilmente prevedibile anche se ignorato dalla politica regionale che sulla stampa stra-parlava di "Trieste porto-regione" con grande probabilità per giustificare gli imponenti finanziamenti regionali e statali che la Giunta regionale sta regalando al Porto di Trieste nel mentre il resto della regione ha grossi problemi di disoccupazione e il settore manifatturiero è in grande difficoltà.  
 
Del resto i vantaggi fiscali  del "porto franco" triestino, e conseguente invito a sfruttarli, non erano a suo tempo stati illustrati anche a Udine alle imprese friulane - in Camera di commercio - da Zeno D'Agostino? Ed era ovvio il significato di "tale invito" che ora ha avuto una prima concretizzazione con la Seleco di Pordenone...
 
Agrusti? Poteva allearsi con il Friuli centrale e orientale, invece di ricercare costantemente una alleanza Pordenone-Trieste che in questo caso si è dimostrata fallimentare. Non lo sapeva che Trieste è una realtà municipale che si allea solo quando ciò va a suo esclusivo vantaggio?
 
E l'interesse triestino, parlando di portualità regionale e fiscalità di vantaggio,  è trasferire in porto franco il maggior numero possibile di imprese friulane, incluse quelle della Provincia di Pordenone: la concorrenza interna non pare essere un problema per Zeno D'Agostino che persegue - in contrasto con il suo ruolo di Presidente dell'autorità del sistema portuale del mare Adriatico Orientale  - solo gli interessi di Trieste, ma lo è per il Friuli intero, Pordenone città inclusa...
  
 
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