martedì 15 agosto 2017

IL SETTIMANALE DELL'ARCIDIOCESI DI UDINE, "LA VITA CATTOLICA", ERA UNA VOCE "FUORI DEL CORO". LO SARA' ANCORA?


 
 
 
"LA VITA CATTOLICA"

UN SETTIMANALE “FUORI DEL CORO”:

LO SARA' ANCORA?

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Da sito “GIORNALISTI Italia”

(Il giornale dei giornalisti)

http://www.giornalistitalia.it/udine-ha-bisogno-della-sua-vita-cattolica/

 
Il settimanale diocesano nato nel 1926
è vivo e vegeto, altro che da “rottamare” 

Udine ha bisogno della sua “Vita Cattolica” 

 
Scritto da Roberto Pensa il 08/01/2016


UDINE – Un progetto concepito 90 anni fa può essere ancora d’attualità oggi, quando uno dei verbi più di moda è «rottamare»? Se guardiamo alla storia de «la Vita Cattolica» dobbiamo rispondere senza dubbio di sì. Un giornale così era sicuramente necessario e atteso in quel lontano 10 gennaio del 1926 quando il primo numero uscì (appena 4 pagine, ma il primo passo di una avventura che ha cambiato la storia del Friuli), ma è altrettanto necessario per l’oggi del popolo friulano.

Tempi difficili, sia quelli di ieri che quelli di oggi. All’alba del 1926, sulla diocesi di Udine che cercava di lasciarsi alle spalle le conseguenze della terribile Grande Guerra, incombeva quello scontro di ideologie che avrebbe funestato tutto il resto del «secolo breve». Ai primi fermenti socialisti nelle campagne e nelle fabbriche faceva da contrappunto la rapida ascesa dell’ideologia fascista.

Un manipolo di laici (il nostro settimanale diocesano, infatti, non nasce come espressione della Curia o del clero, ma dall’intuizione dell’Azione Cattolica diocesana) decise che, in quel frangente (e in quelli ben più tragici che sarebbero venuti, e che i più intellettualmente accorti già presentivano), non si poteva lasciare campo libero alla propaganda dei ben finanziati mass media liberali e massonici, e nemmeno al movimentismo fascista e socialista. Non poteva mancare la voce dei cattolici friulani. E questi due aggettivi, nell’intuizione dei fondatori, andavano necessariamente a braccetto.

Così vedeva, infatti, «la Vita Cattolica», il suo primo direttore, don Olivo Comelli: «Una rassegna dei più importanti avvenimenti religiosi, sociali e politici dal punto di vista cattolico, avuto riguardo di quelli che più interessano il nostro Friuli». Occorreva certo una voce cattolica, ma era altrettanto necessario che ciò si realizzasse «da friulani», a partire dalle peculiarità della nostra cultura, della nostra lingua friulana, della struttura sociale di un Friuli legato alla terra e ad un tessuto di piccole comunità e paesi.
C’erano molti dubbi sul fatto che l’impresa potesse riuscire. Ma
il giornale andò e divenne protagonista nell’opinione pubblica friulana. Oggi possiamo dire che «la Vita Cattolica» ha tenuto fede con onore per 90 anni al suo mandato fondativo. Tenne testa come si poteva al fascismo; lanciando messaggi di umanità e di speranza nel futuro preparò, sotto il tallone del Terzo Reich, il momento della liberazione; difese nel dopoguerra la libertà dal pericolo di una nuova ideologia totalitaria; seguì la rinascita del Friuli ma anche il dramma e le esigenze dei tanti emigranti; denunciò l’emarginazione e l’arretratezza delle campagne e della montagna. Le grandi battaglie per una ricostruzione post-terremoto rispettosa della cultura e della storia delle comunità coinvolte, per la nascita dell’Università del Friuli, per la tutela della lingua e della cultura friulana, per una informazione Rai meno triestinocentrica, per difendere il territorio da progetti di mero sfruttamento economico sono le grandi perle di questa lunga storia. Senza dimenticare il quotidiano impegno per far emergere nelle cronache la vivace vita delle comunità cristiane e delle «periferie», come direbbe Papa Francesco, a partire dalla montagna e dai piccoli paesi.

Battaglie, queste ultime, tutte ancora attuali. Anche le grandi conquiste del ‘900 per i friulani, sono oggi costantemente minacciate da orientamenti culturali, economici e politici che le mettono costantemente in discussione. Una visione prevalente sostiene che alla globalizzazione si può rispondere solo con l’accentramento verticistico dei poteri decisionali, la riduzione dell’autonomia decisionale dei poteri locali, siano essi politici che economici.

Le riforme istituzionali in atto, che diminuiscono la rappresentanza democratica e cancellano il Friuli suddividendolo in 17 entità amministrative privandolo di una unitaria espressione istituzionale, e quelle economiche che vanno all’attacco di ciò che resta dell’autonomia finanziaria locale (le Banche di credito cooperativo), ne sono una efficace espressione.

L’autonomia dell’Università del Friuli e la sua rispondenza all’originaria missione di riscatto dopo le distruzioni del terremoto, la promozione e la tutela della lingua e delle cultura friulana, il tema dell’informazione pubblica Rai sbilanciata verso Trieste, la difesa delle comunità locali alle quali si deve il «miracolo» di una vincente ricostruzione post-terremoto, sono tutte sfide apertissime.
E accanto ad esse altri grandi nodi stanno arrivando al pettine: la pesante denatalità, che rischia di far letteralmente scomparire il popolo friulano; l’eclisse della famiglia, da sempre culla e motore dell’identità friulana, sempre più fragile e confusa con altre forme di convivenza caratterizzate da ben minore forza progettuale e stabilità; la nuova emigrazione, che vede la nostra gioventù (spesso il fior fiore, la parte meglio formata e più motivata) prendere la strada di qualche paese estero, privando il Friuli di forze e intuizioni essenziali; la desertificazione della montagna, una parte tanto rilevante per gli equilibri del Friuli, non solo per incidenza geografica ma anche culturale e sociale.

Per tutte queste sfide, e per tante altre, garantiamo ai friulani il nostro impegno. Tutto ciò è ispirato e rafforzato dal nostro essere settimanale della Chiesa Udinese, dalla nostra prima missione: far sì che il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo, che ha permeato così a fondo la storia e la cultura del Friuli, continui ad operare in mezzo a noi e ad orientare le scelte della nostra società.

Si potrebbe obiettare che, nell’era di internet, c’è un sufficiente pluralismo di opinioni da rendere superfluo questo impegno informativo della Chiesa Udinese. Ma ciò solo in apparenza e superficialità: i numeri dell’informazione in Friuli-V.G. parlano di un sostanziale duopolio (i quotidiani del gruppo Espresso e i notiziari della Rai), ma che a causa della tendenza dell’informazione pubblica ad accodarsi alle gerarchie di notizie scelte da «Piccolo» e «Messaggero Veneto», somiglia spesso a un monopolio.

Chi vuole leggere qualcosa «fuori dal coro», sia sulla carta stampata che sul web, ha a disposizione «la Vita Cattolica» e non molto altro. Sempre meno, perché la gravissima crisi dell’editoria ha spento molte voci e altre rischiano di dover tacere nel breve periodo. Anche la nostra voce ha bisogno più che mai del sostegno dei suoi lettori, economico tramite gli abbonamenti e gli acquisti in edicola, ma ancor di più attraverso un costante confronto di idee, che oggi ha a disposizione molti canali sul web e sui social network.

Il Friuli ha bisogno de «la Vita Cattolica» e il settimanale diocesano, in questi tempi difficili, ha bisogno più che mai di lettori attenti e partecipi. Come fu in quel lontano e difficile 1926.


ROBERTO PENSA

8 gennaio 2016
 
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Un articolo a firma di Roberto Pensa, fino a pochi giorni fa Direttore responsabile  del settimanale della Arcidiocesi di Udine, "LA VITA CATTOLICA", oggi rimosso dall'incarico.
 
Lo abbiamo trovato in rete pubblicato dal sito www.giornalistitalia.it  l'8 gennaio 2016.  Un articolo che ci  è piaciuto molto e che condividiamo pienamente: per questo abbiamo scelto di farlo conoscere anche a chi segue il nostro Blog.

Lo vogliamo considerare l'EDITORIALE di saluto del dr. Roberto Pensa ai suoi lettori. L'ultimo in ordine di tempo dei tanti suoi ottimi Editoriali pubblicati per sette anni in prima pagina, e continua a pagina 3, su La Vita Cattolica .  
 
"Chi vuole leggere qualcosa «fuori dal coro», sia sulla carta stampata che sul web, ha a disposizione «la Vita Cattolica» e non molto altro", scriveva Roberto Pensa l'8 gennaio 2016.
 
Sarà così anche in futuro o la nuova linea editoriale del settimanale «la Vita Cattolica» ora guidato da Monsignor  Guido Genero, tradirà i "laici cattolici friulani" che nel 1926 hanno voluto creare "una voce libera e fuori del coro"?
 
 
LA REDAZIONE DEL BLOG 
 
 
 

giovedì 10 agosto 2017

I FINANZIAMENTI REGIONALI PER "ADEGUAMENTO ANTISISMICO" E GLI STRANI CRITERI DI RIPARTIZIONE


Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl

COMUNICATO STAMPA

10 agosto 2017


I finanziamenti regionali
per “adeguamento antisismico”

e gli strani criteri 
di ripartizione.

Che Trieste abbia scuole bisognose di ristrutturazione è cosa risaputa, in particolare il benemerito Istituto Nautico, ma è anche cosa nota che Trieste è la zona a più basso rischio antisismico in regione (l’ultimo terremoto risulta averlo avuto nel 1500!).
Eppure, sorprendentemente, sono stati concessi ben 7 milioni di euro a quella città!
La zona della regione maggiormente colpita dal terremoto del 1976 è invece stata esclusa da ogni beneficio; la stessa Udine (principale centro scolastico della zona a rischio sismico per quanto riguarda gli istituti superiori) vede finanziati solo due istituti per un totale di 4.700.000,00 euro, ossia ben 2.300.000,00 euro in meno di Trieste!
E’ evidente che la Giunta regionale ha approfittato di questi finanziamenti per fare un “regalo elettorale” a Trieste, città fortunatamente a bassissimo rischio sismico.
Vale la pena ricordare che Trieste ha goduto per oltre 50 anni del miliardario Fondo per Trieste. Perché tale fondo non è servito per ristrutturare/ricostruire il patrimonio scolastico triestino, perché le ristrutturazioni del patrimonio scolastico del capoluogo regionale devono gravare sui fondi regionali e non sulla provincia/uti giuliana? Trieste, dopo aver goduto del 27% dei fondi destinati alla ricostruzione del Friuli terremotato (1976), ora pure scippa fondi per mettere a norma antisismica le zone del Friuli classificate con livello di rischio 2?!
E' incredibile che venga finanziata con ben 7 milioni (su totali 18.500.000,00 euro) l’unica zona della regione con il rischio sismico molto basso!
Oppure sono i “miracoli” in vista del prossimo rinnovo del Consiglio regionale del 2018?

Per il
COMITATO PER L'AUTONOMIA 
E IL RILANCIO DEL FRIULI

IL PRESIDENTE
PAOLO FONTANELLI

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 DOCUMENTAZIONE - FONTE:
https://it-it.facebook.com/martines.enzo


"Sono otto gli istituti superiori del Friuli Venezia Giulia, oggi di proprietà e amministrati dalle UTI, che beneficeranno di contributi statali per complessivi 18,5 milioni di euro per interventi di adeguamento antisismico.

Gli interventi sono stati selezionati sulla base delle priorità riscontrate dall'anagrafe dell'edilizia scolastica, recentemente aggiornata, proprio con riferimento al miglioramento e adeguamento antisismico degli edifici. #cantieriFVG

Gli istituti finanziati sono:

Istituto "Max Fabiani" di Gorizia, UTI Alto Isontino (€ 1.750.000,00);

Istituto Nautico di Trieste, UTI Giuliana (€ 3.000.000,00);

ITI Laboratori Pertini, UTI Alto Isontino (€ 650.000,00);

Scuola Media e Liceo "Dante" di Trieste, UTI Giuliana (€ 4.000.000,00);

Liceo scientifico "Duca degli Abruzzi" di Gorizia, UTI Alto Isontino (€ 1.400.000,00);

ITI "Zanussi" di Pordenone, UTI Noncello (€ 3.000.000,00);

ITI "Malignani" di Udine, UTI Friuli Centrale (€ 3.000.000,00);

Liceo scientifico "Marinelli" di Udine, UTI Friuli Centrale (€ 1.700.000,00).
 
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lunedì 7 agosto 2017

RIMOSSI ROBERTO PENSA, DIRETTORE DEL SETTIMANALE "LA VITA CATTOLICA", E MARCO TEMPO DIRETTORE DELL'EMITTENTE DIOCESANA "RADIO SPAZIO"


Rimossi i direttori di Vita Cattolica e Radio Spazio 103, cura dimagrante della Diocesi di Udine. 

IL COMITATO PER L'AUTONOMIA E IL RILANCIO DEL FRIULI  


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RICEVIAMO DA

BEPI (GIUSEPPE) AGOSTINIS
 
E PUBBLICHIAMO
 
 
Con molta amarezza ho letto sul settimanale “La Vita Cattolica”, il licenziamento del direttore Roberto Pensa e del direttore di “Radio Spazio”, emittente diocesana, Marco Tempo, con la scusa di mancati introiti pubblicitari. Io leggo ogni settimana il giornale con tutta la sua abbondante pubblicità, quindi non mi pare che manchi.

Io frequento e leggo il giornale settimanalmente, in quanto sono un collaboratore con le rubriche prima “La Cjargno e vîf” ed ora con “Storie de art in Friûl”. Quindi ho avuto contatti, in particolare con il direttore Pensa, che è stato sempre pronto anche con altre mie iniziative (lettere al direttore), per quanto riguarda la valorizzazione del Friuli.

Lui era sempre pronto con scritti (vere battaglie) su tutto quello che riguardava la salvaguardia del Friuli. I suoi editoriali erano sempre precisi, puntuali e schietti, senza peli sulla lingua, e venivano letti con molta attenzione e approvati dai lettori che gradivano molto queste sue prese di posizione.

Un direttore che se anche non parla friulano, ama molto questa terra, e direi molto di più di certi friulani che si considerano tali perché sono nati in Friuli, ma non lo amano: basta vedere il “bell’esempio” che dà la gran parte dei nostri rappresentanti in Consiglio Regionale.

Personalmente penso che i due direttori erano troppo legati al Friuli, quindi la loro voce senz’altro avrà dato fastidio ai piani alti della politica regionale che sappiamo avere i mezzi per poter cambiare le carte a loro favore: basta mettersi d’accordo, in questo caso con i piani alti della chiesa locale.

Come cristiano, penso ai due padri di famiglia, con relativa prole, che da un giorno all’altro si sono trovati senza lavoro e quindi mi domando: dov’è la carità cristiana nei piani alti del clero?
 

Bepi (Giuseppe) Agostinis

Udine, 6 agosto 2017
 
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sabato 5 agosto 2017

REGIONE - CCIAA UNICA - LA VERITA' SVELATA DALL'ASSESSORE REGIONALE GIANNI TORRENTI


REGIONE FRIULI-VG

CAMERA DI COMMERCIO UNICA

LA VERITA' DI
GIANNI TORRENTI

Assessore regionale
della Giunta Serracchiani
 

Per l'Assessore regionale “super triestino” Gianni Torrenti – da dichiarazione stampa riportata virgolettata - la Cciaa unica regionale serve a “supportare” la debolezza della Cciaa di Trieste (solo 14mila aziende)!!!

Ossia – traducendo la verità svelata dall'Assessore Torrenti - la Giunta regionale Serracchiani vuole imporre la soppressione della Cciaa di Udine (44 mila aziende, il 50% dell'intera regione!) per favorire la piccolissima Cciaa triestina che così non sarà più in regione la Cenerentola di oggi!!

I friulani della Provincia di Udine ringraziano!!

Se poi la sede di questa fantomatica Cciaa unica fosse posta a Trieste, "Cenerentola” comanderebbe su tutta la regione pur essendo piccolissima la sua Camera di commercio.

Ma la Cciaa triestina non è contraria a questo progetto perchè teme di essere schiacciata dal resto della regione?
 
Di chi è dunque – a Trieste – questo progetto della Cciaa unica?


Dal sito di FRIULI.IT




"Riteniamo che questa sia un'opportunità sprecata, anche in considerazione della debolezza della Camera della Venezia Giulia rispetto a quella del Friuli. In ogni caso, sia pur nei tempi necessari alla predisposizione di una norma ad hoc, l'accorpamento rimane sullo sfondo. E dunque confidiamo che l'obiettivo di un'unica Camera di commercio in Friuli Venezia Giulia possa essere comunque raggiunto". Lo ha evidenziato l'assessore regionale Gianni Torrenti, all'indomani della decisione del Governo di costituire due Enti camerali in Friuli Venezia Giulia, sottolineando come un soggetto unico "è anche coerente con l'assetto istituzionale della Regione e con l'ipotesi di una Regione sempre più forte e sempre più unita assieme". (...)

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lunedì 31 luglio 2017

LE CAMERE DI COMMERCIO RIMANGANO AUTONOME


REGIONE FRIULI-VG

UN'UNICA CAMERA DI COMMERCIO
REGIONALE?

Basta con la frenetica vulgata
 
aggregativa e accentratrice!!

Imprese iscritte/attive nelle 4 Cciaa regionali:

Cciaa UDINE: 44.057

Cciaa GORIZIA: 9.031

Cciaa TRIESTE: 14.097

Cciaa PORDENONE: 23.793
 

La Cciaa di Udine che ha quasi il 50% di TUTTE le aziende regionali iscritte/attive, perchè mai dovrebbe accettare la Camera di Commercio regionale unica perdendo così la sua autonomia ed efficienza, aggregandosi a chi ha solo 9.031 aziende attive (Gorizia), 14.097 aziende attive (Trieste) e solo 23.793 aziende attive (Pordenone)?

"la Camera di commercio di Pordenone, come quella di Udine, rappresentano delle realtà solide ed efficienti, gestite in evidente modo virtuoso e produttivo, perchè non impegnarsi a mantenere lo status quo?" Markus Maurmair
 
E basta parlare di “campanili” ogni qual volta si vuole imporre dall'alto una scelta accentratrice "decisa" dalla Giunta regionale: non è un problema di "campanili" ma di realtà efficienti che non devono essere smantellate.

Tutto ciò che è Friuli centrale (Provincia di Udine, ossia il 50% del territorio regionale)  è  sempre "campanile" per la politica regionale triestinocentrica, nel mentre  Trieste e la città di Pordenone non sono MAI "campanile": vonde, no!!
 
 
La Redazione del Blog

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LE CAMERE DI COMMERCIO

RIMANGANO AUTONOME

di

Markus Maurmair

Gentile Direttore,

l'accesa discussione di questi giorni, generata dalle prese di posizione del presidente degli industriali pordenonesi, mi spinge a fare alcune considerazioni, che gradirei condividere con Lei, nel merito di uno dei temi lasciati sullo sfondo, ma centrale nella crescente contrapposizione tra Udine e Pordenone: la richiesta di una camera di commercio unica a livello regionale, quale superamento della norma nazionale che imporrebbe l'aggregazione del solo ente pordenonese a quello della capitale del Friuli.

Innanzitutto si deve ricordare che l'attuale campo di confronto è fondato su leggi che sono da valutare in ragione dell'evoluzione democratica conseguente alla sonora bocciatura della riforma costituzionale del 4 dicembre scorso. Infatti, con quell'esito referendario è stata sancita la rottamazione dell'idea di uno Stato neo centralista con la quale si voleva e, per alcuni, vuole governare l'Italia inseguendo la compressione del principio di sussidiarietà sviluppatisi, in venti e più anni, dopo la caduta della Prima Repubblica. Pertanto bisognerebbe prendere atto che la legge statale di accorpamento delle Camere di commercio, varata nel 2015 e attuata con decreto pochi giorni prima del referendum costituzionale, in linea con le logiche neo centraliste dell'allora governo, è stata di fatto cassata, nel merito dei principi ispiratori, con il voto di milioni di cittadini che hanno bocciato la riforma costituzionale.

Onestà intellettuale chiederebbe, a chi ancora guida l'Italia, di rivedere il proprio disegno riconoscendo la supremazia dei cittadini e cancellando una legge ormai superata dall'espressione del voto.

Secondariamente la frenetica vulgata aggregativa e accentratrice dovrebbe avere un fondamento logico e razionale che non ritrovo nella generalizzata espressione dei più che perorano la causa della camera di commercio unica. Personalmente, avendo perseguito e raggiunto l'obiettivo di fondere due Comuni, in primis per motivi di opportunità amministrativa, quindi non tanto per una “moda delle fusioni” quanto per evidenti motivazioni razionali, cioè con i bilanci alla mano, ritengo che tale logica debba muovere anche le scelte sulle camere di commercio, come mi immagino sia stato fatto per l'aggregazione di quelle di Gorizia e Trieste. 

Perciò, tenuto conto che la Camera di commercio di Pordenone, come quella di Udine, rappresentano delle realtà solide ed efficienti, gestite in evidente modo virtuoso e produttivo, perchè non impegnarsi a mantenere lo status quo?

Sono certo che lo Statuto della nostra Regione autonoma rappresenti la migliore cassetta degli attrezzi per salvaguardare l'autonomia delle camere di commercio del Friuli-Venezia Giulia che negli anni, attraverso una gestione capace delle risorse economiche provenienti dal sistema delle imprese hanno accresciuto la competitività del sistema imprenditoriale, l'offerta formativa e culturale del territorio e la sua coesione sociale.

La domanda vera è se ci sono attori politici che intendono esercitare realmente la nostra autonomia, preservando le tre camere di commercio esistenti, dando un senso compiuto alla specialità che ci è riconosciuta dalla Costituzione, che abbiamo salvaguardato il 4 dicembre scorso, rinnovando così gli ideali di equilibrio tra i territori e la lungimiranza con cui è stata guidata nel passato la nostra regione.

MARKUS MAURMAIR

(Sindaco di Valvasone-Arzene – Patto per l'Autonomia)

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La lettera a firma di Markus Maurmair è stata pubblicata mercoledì 19 luglio 2017 sul settimanale della Arcidiocesi di Udine – LA VITA CATTOLICA – rubrica “Giornale aperto”, pagina 25.
 
 
 
 

lunedì 24 luglio 2017

LA LUNGA STORIA DELLA COMUNITA' COLLINARE DEL FRIULI - UN CONSORZIO VOLONTARIO DI COMUNI DI GRANDE SUCCESSO


La lunga storia della

"Comunità collinare del Friuli"

Colloredo di Monte Albano (Ud).
 
UN CONSORZIO

VOLONTARIO DI COMUNI

 DI GRANDE SUCCESSO

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Tratto dal sito ufficiale
della
“Comunità collinare del Friuli”
 


La Comunità Collinare del Friuli, organismo consortile, ideato con lungimiranza dal suo primo presidente Titta Metus, è stato costituito il 16 aprile 1967, con specifico atto notarile, sottoscritto presso l'ala ovest del Castello di Colloredo di Monte Albano, gentilmente concesso per l'occasione dal conte Alessandro Ricardi di Netro per rendere più solenne la cerimonia della nascita dell'allora unica e originale realtà amministrativa sovracomunale della Regione Friuli Venezia Giulia.

I primi Comuni che avevano dato la loro adesione erano stati: Buja, Cassacco, Colloredo di Monte Albano, Coseano, Dignano, Fagagna, Majano, Martignacco, Moruzzo, Osoppo, Povoletto, Ragogna, Rive d'Arcano, San Daniele del Friuli, San Vito di Fagagna e Treppo Grande.

Con l'approvazione del primo statuto, si prevedeva la gestione in forma associata di diversi compiti e servizi d'istituto che i singoli Comuni, o non avevano ancora istituito o non erano nelle condizioni economiche di gestire da soli; anticipando in tal modo di oltre venti anni ciò che lo Stato sancirà con legge nel 1990.
Titta Metus in quel periodo era consigliere regionale e come tale cercò di informare e sensibilizzare la realtà istituzionale ed economico-produttiva del Friuli Venezia Giulia della necessità della consorziazione tra enti locali finalizzata alla creazione dell'auspicato quanto contrastato “Comprensorio”.

Dopo alterne vicende la Regione concesse il riconoscimento giuridico con decreto n° 54 del 27 maggio 1970, istitutivo della “Comunità Collinare del Friuli” quale consorzio volontario dei seguenti 13 Comuni: Cassacco, Colloredo di Monte Albano, Dignano, Fagagna, Forgaria nel Friuli, Majano, Moruzzo, Osoppo, Ragogna, Rive d'Arcano, San Daniele del Friuli, San Vito di Fagagna e Treppo Grande. Buja e Coseano aderirono successivamente.

La nuova realtà consortile si doterà di un più adeguato statuto con ampie previsioni di finalità e scopi, nonchè servizi sociali da gestire in forma associata. La nuova assemblea formata dai Sindaci e da due delegati per Comune, uno dei quali della minoranza, riunitasi nel Municipio di Colloredo, dove era stata fissata la sede legale, riconfermò alla presidenza Titta Metus e nominò due vicepresidenti: Ferruccio Munari, consigliere di Fagagna e Giovanni Melchior, Sindaco di Rive d'Arcano.


Dal 1970 al 1975 il consorzio diede vita a diverse iniziative, istituendo la segreteria,
gli uffici amministrativi e l'ufficio tecnico-urbanistico che, dotati di personale, assistevano i Comuni privi di tecnico comunale, dando inizio alla progettazione di molte opere pubbliche: fognature, depuratori, cimiteri, ambulatori, ponti e strade ed altre opere di competenza comunale. Fu inoltre affrontato il problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e la costruzione del grande centro sociale-casa di riposo di Fagagna, progettato a servizio di tutto il territorio collinare. (...)"

CONTINUA A LEGGERE


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E OGGI, DOPO L'ISTITUZIONE  OBBLIGATORIA DELL'UTI COLLINARE, QUALE LA REALTA' DI QUESTO GLORIOSO CONSORZIO?

 
Otto Comuni soci della Comunità Collinare  hanno deliberato la non trasformazione in UTI della Comunità Collinare stante che quest'ultima - una realtà consortile di grande successo  creata su base volontaria nel lontano 1967 - sarebbe stata cancellata in forza dell'art. 40 della legge regionale 26/2014 di riforma enti locali con tutti i problemi burocratici e finanziari che ne sarebbero seguiti oltre alle pesanti differenze statutarie  - anche in termini di minore democrazia interna nelle Uti - imposte dalla legge regionale di riforma enti locali (Uti).

Oggi dunque coesistono sia la gloriosa Comunità  Collinare che l'UTI Collinare: quest'ultima risulta formata solo da sette Comuni:
  

"dal 15 aprile 2016 è costituita l'Unione Territoriale Intercomunale  "COLLINARE" fra i Comuni di Coseano, Fagagna, Flaibano, Majano, Moruzzo, Rive d'Arcano e Treppo Grande".
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Legge regionale 12 dicembre 2014, n. 26

Riordino del sistema Regione-Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia. Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative.

 
 
VEDI ART. 40
 
scioglimento di forme collaborative
 
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PERCHE' SI E' CANCELLATO

ANCHE CIO' CHE FUNZIONAVA

PERFETTAMENTE?


LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 

martedì 18 luglio 2017

LA COLONIA - DINAMICHE DI AGRESSIONE LINGUISTICA SULLA COMUNITA' FRIULANA di Alessandro CARROZZO

 
 
La colonia
Dinamiche
di aggressione linguistica
sulla comunità friulana

di Alessandro Carrozzo
 


Un document di Sandri Carrozzo

za publicât intal 2012

sul Blog di Sandri Carrozzo
 
 

ma ancjemò une vorone atuâl

e di tornâ a lei!
 
(…)

2. Il colonialismo culturale e linguistico in Friuli 

Nonostante i proclami di democrazia e rispetto dei diritti fondamentali, riconosciuti anche a livello costituzionale, l’attività coloniale viene tuttora praticata nel cuore stesso dell’Europa. Nei paragrafi che seguono saranno presentati elementi che denunciano chiaramente un episodio particolare di colonizzazione: la colonizzazione culturale e linguistica praticata dall’Italia ai danni della comunità friulana.(...)" 

Sandri Carrozzo



BUINE LETURE!! 
 

La Redazion dal Blog



lunedì 10 luglio 2017

IL PORTO FRANCO TRIESTINO NON E' TENUTO A RISPETTARE LE REGOLE DEL CODICE DOGANALE COMUNITARIO?

 
PORTO FRANCO DI TRIESTE
DECRETO MINISTERIALE DELRIO
 
E LE REGOLE DEL CODICE
DOGANALE COMUNITARIO?

DESAPARECIDOS?
 
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Dal blog triestino "maledettabarca"

Giovedì 12 ottobre 2012

Interrogazione alla Commissione Europea sul Porto Franco di Trieste

 
 
Nella risposta scritta della Commissione Europea del 7 agosto 2012, si legge:

1. L'allegato VIII del trattato di pace con l'Italia, del 10 febbraio 1947, al suo articolo 1 stabilisce che il porto di Trieste è un porto extra doganale. L'articolo 5, comma 2, dell'allegato VIII dispone che, in relazione all’importazione o esportazione o transito nel Porto Libero, le autorità del TLT non possono pretendere su tali merci dazi o pagamenti altri che quelli derivanti dai servizi resi. Nell'ambito del diritto unionale tale posizione è garantita dal funzionamento del porto quale zona franca a norma delle disposizioni di legge dell'UE di cui in appresso.
2. La zona franca di Trieste è una zona franca sottoposta a controllo di tipo I. Ai sensi dell'articolo 166 del codice doganale comunitario è parte del territorio doganale della Comunità in cui le merci extraunionali non sono assoggettate a dazi doganali. 

Tutte le operazioni che possono essere effettuate nella zona franca di Trieste devono essere conformi alle disposizioni doganali.

(…)

……………….

Sul quotidiano Il Messaggero Veneto (Udine)  di  venerdì 7 luglio, a pagina 38, rubrica IDEE è stato pubblicato un articolo a firma di Giuseppe Alfano (ex-funzionario delle dogane) sul decreto Delrio sul porto franco di Trieste. Titolo dell’articolo: “C’è stata veramente una svolta storica con il decreto Delrio?”.

C'È STATA VERAMENTE UNA SVOLTA STORICA CON IL DECRETO DELRIO?

Il regime doganale del porto franco di Trieste è come l'araba fenice: semplicemente non esiste. E un decreto ministeriale non può cambiare le regole del codice doganale europeo. (….)  - Giuseppe Alfano

Leggi tutto l’articolo:


…………..

E questo lo show pubblicitario
di presentazione a Trieste
del decreto ministeriale Delrio
 
Dal quotidiano Il Piccolo di Trieste
 
TRIESTE «Abbiamo finalmente il decreto attuativo per il Porto franco internazionale di Trieste, firmato dal ministero delle Infrastrutture e quello di Economia e finanze».
 
Lo ha annunciato stamani, martedì 27 giugno, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, durante una conferenza stampa congiunta con il ministro Graziano Delrio e il presidente dell'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico orientale, Zeno D'Agostino. (…)
 
 
…………..
 
UN DUBBIO
 
 
Ma le regole del codice doganale comunitario non debbono essere rispettate anche dal Porto franco di Trieste essendo quest'ultimo per l'UE "parte del territorio doganale della Comunità?
 
 
LA REDAZIONE DEL BLOG