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martedì 21 agosto 2012

PROVINCIIS: "NISSUN AL POL DECIDE DI NÔ SENSA DI NÔ"



“Nissun al pol decidi di nô
sensa di nô”
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PROVINCE DA CANCELLARE?
SCELGANO I CITTADINI !

Da una intervista pubblicata sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO
Mercoledì 15 agosto 2012, a firma di Nicola Cossar

Petiziol: “Non si può decidere a Roma o a Trieste: si deve interprestare il sentimento che lega una comunità alla sua terra”

(…) Decide la gente. Su un tema così importante come quelle delle Province, una riforma che ridisegna il sistema amministrativo, doveva e deve essere la gente a decidere, non una politica troppo spesso lontana.
È il messaggio forte che arriva dalle vecchie Province, dalla Festa dei popoli della Mitteleuropa, un incontro dal basso di popoli e culture che da quasi 40 anni sa superare con elegante naturalezza ogni ostacolo politico e linguistico. E quindi un osservatorio ideale per un giudizio sulla querelle Province.
Alla vigilia della kermesse goriziana, che si svolgerà sabato e domenica in castello, ne parliamo con Paolo Petiziol, padre e anima dell’Associazione culturale Mitteleuropa, organizzatrice della festa imperiale.
 – Presidente, allora, siete pro o contro la cancellazione delle Province come le abbiamo conosciute fino a oggi?
«Su questo caldo tema che tocca le sensibilità storiche e culturali delle comunità etniche e linguistiche di questa regione non posso che ribadire la famosa frase pronunciato dal dottor Giuseppe Bugatto, deputato goriziano al Parlamento di Vienna, nel corso dell’ultima seduta del 28 ottobre 1918: “Nihil de nobis sine nobis”, ripetuta poi in friulano “Nissun al pol decidi di nô sensa di nô”.
Ovvero, cambiamenti così delicati non possono essere presi a tavolino a Roma o a Trieste, ma devono interpretare il sentimento che lega un popolo al suo territorio e che determina una comunità; nel rispetto della sua storia, cultura e identità linguistica. Non è solo un fatto di sensibilità politica, i confini tracciati a tavolino sono sempre stati forieri di sventura ed i politici dovrebbero esserne consapevoli». (…)


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