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domenica 22 aprile 2018

ELEZIONI REGIONALI - MINORANZE LINGUISTICHE: CONFERENZA STAMPA IL 24 APRILE ALLE ORE 11.30 A UDINE


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Elezioni regionali / minoranze linguistiche.

Conferenza stampa

il 24 aprile alle 11.30 a Udine

presso il

Salone di Palazzo Mantica

della Società Filologica Friulana

in Via Manin 18

Invito a partecipare

Nell'occasione saranno illustrati contenuti delle risposte dei candidati alla Presidenza della Regione e degli esponenti delle liste che li sostengono ai quali è stato sottoposto il  documento di sintesi contenente diverse richieste/proposte operative in merito alle politiche linguistiche e alla tutela delle minoranze.

Alla conferenza stampa sono stati invitati gli stessi candidati

Il Comitât / Odbor / Komitaat / Comitato 482 – che aggrega oltre una ventina di realtà espressione delle comunità friulana, slovena e germanica della nostra regione – ha deciso di sostenere l’iniziativa sviluppata dai coordinatori dei quattro gruppi di lavoro e ha sottoposto il documento all'attenzione dei candidati alla Presidenza della Regione e delle liste che ne appoggiano la candidatura, chiedendo loro di esprimersi al riguardo.

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Documento presentato

ai candidati Presidente

 
LA LINGUA FRIULANA E LE LINGUE STORICHE DELLA REGIONE:

PER LA DIFESA DELL’AUTONOMIA E SPECIALITA’, PER LA DEMOCRAZIA, PER IL PROGRESSO

1. IL PERCHE’ DI QUESTA INIZIATIVA

Le riflessioni che sono state svolte durante la Conferenza regionale di verifica e proposta sulla lingua friulana, lo scorso mese di Dicembre, ci spingono a rivolgere queste considerazioni alle liste elettorali e ai candidati alla Presidenza della Regione, domandando una risposta in proposito, con l’intento di:

a) offrire ai cittadini la possibilità di conoscere il pensiero dei candidati su un aspetto molto importante della vita politica, vale a dire la pluralità delle lingue storiche della Regione: friulano, sloveno e tedesco;

b) porre la questione delle lingue storiche della Regione, come è giusto, al centro del dibattito pubblico, non solo elettorale;
 
c) sostenere che la presenza assai consistente di lingue diverse dall’italiana è il motivo fondamentale dell’autonomia e specialità della Regione e la loro valorizzazione il mezzo migliore per difenderla da attacchi che arrivano da più parti;

d) dimostrare che la possibilità di usarle in ogni situazione comunicativa, in una cornice plurilingue, è un elemento indiscutibile per una vera e concreta democrazia e per la coesione sociale; mostrare che in tutte le situazioni dove si è avviata una seria e democratica politica linguistica, questa ha messo all’opera saperi, competenze e processi di innovazione che hanno migliorato la situazione economica nel suo complesso.

In coerenza con questo ragionamento sottoponiamo ai candidati queste considerazioni in maniera puntuale e in maniera puntuale domandiamo loro una risposta.
 

2. CORNICE E STRUMENTI DELLA E PER LA POLITICA LINGUISTICA

2.1 Rafforzare le azioni per la lingua con norme di attuazione dello Statuto

Per ciò che riguarda la normativa, a seguito delle indicazioni proposte anche dalla Corte Costituzionale, necessita un intervento nel campo della norme di attuazione dello Statuto speciale di autonomia della Regione, in cui sarebbe necessario un aggiornamento e un rafforzamento delle previsioni che toccano l’azione amministrativa della Regione in materia di tutela delle minoranze linguistiche e della promozione delle loro lingue.

2.2 Coordinamento delle politiche in favore delle lingue storiche sotto la Presidenza della Regione

Una politica attiva della Regione in favore delle sue lingue storiche costituisce non una specifica funzione ma un principio valido per tutti gli assessorati e per tutti gli uffici regionali, dunque la figura che deve sovraintendere e coordinare questo principio è quella della Presidenza della Regione, superando la divisione di competenze in più assessorati e uffici. Questo permetterebbe anche un coordinamento più stretto con le altre regioni a statuto speciale che fondano la loro autonomia sulla presenza di lingue diverse dall’italiano.

2.3 ARLeF operativo con personale stabile

Nel caso specifico del friulano si deve recuperare in pieno la visione originaria dell’ARLeF come organismo di politica linguistica, accrescendo il suo potenziale scientifico con personale apposito stabile.

2.4 Formare e acquisire personale preparato con competenze specifiche

Vi è la necessità di dotare la struttura regionale di figure che abbiano competenze sul friulano che qualche volta non esistono nell’organigramma regionale. La efficacia delle politiche si basa sulla valorizzazione delle competenze del personale già in servizio ma si deve pensare a nuove figure preparate e con certificazioni sulle loro competenze linguistiche sia in Regione sia nel sistema delle autonomie.

2.5 Generalizzare i piani speciali di politica linguistica e le azioni di promozione della lingua

E’ stato approvato il Piano Generale di Politica Linguistica, lo strumento di programmazione strategica sui temi dell’identità e della lingua friulana, ma la Regione deve promuoverlo e farlo conoscere a tutto il sistema delle autonomie e ai concessionari di servizi pubblici, insistendo perché adottino i loro Piani Speciali, dando prima di tutto il buon esempio redigendo il suo. Necessitano anche campagne di promozione del friulano e del plurilinguismo in genere indirizzate a tutta la popolazione.

2.6 Strumenti per la conoscenza sociolinguistica e della documentazione della produzione in friulano

Una politica linguistica seria si basa su una conoscenza della situazione sociolinguistica che dia indicazioni su quali siano gli elementi forti e quelli deboli nella politica di tutela, in modo di valorizzare quelli e correggere gli altri. Dunque sondaggi periodici sono necessari per indirizzare la politica linguistica in favore del friulano. Allo stesso modo necessita uno strumento di documentazione generale su cosa (libri, periodici, risorse elettroniche, etc.) viene prodotto in friulano che lo faccia conoscere e lo valorizzi.

3. ISTRUZIONE E FORMAZIONE PLURILINGUE 

3.1 Trasferire risorse e competenze sulla istruzione alla Regione

Avviare il percorso atto a trasferire alla Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia le funzioni e le competenze in materia di istruzione, tenendo conto della pluralità linguistica riconosciuta e della sua collocazione geografica di confine, da intendersi come opportunità di sviluppo di importanti sinergie con gli stati europei. Le attribuzioni delle amministrazioni dello Stato in materia di istruzione devono essere esercitate nell’ambito del proprio territorio dalla Regione Autonoma Friuli -Venezia Giulia, comprese le funzioni in materia di stato giuridico ed economico del personale docente, educativo, dirigenziale e ispettivo delle scuole di ogni ordine e grado della Regione.

3.2 Formazione iniziale e in servizio dei docenti di friulano

Potenziare, attraverso seri percorsi universitari, la formazione iniziale e in servizio dei docenti di friulano in un contesto plurilingue.

3.3 Certificazione delle competenze dei docenti

Promuovere la certificazione delle competenze dei docenti di friulano tenendo conto delle competenze formali, non formali e informali.

3.4 Insegnamento del friulano in tutti i cicli di istruzione in una cornice plurilingue

Estendere l'insegnamento del friulano a tutti i cicli di istruzione e introdurre un autentico plurilinguismo.

3.5 Regia regionale seria sulla scuola plurilingue coinvolgendo la società

Costituire una seria regia regionale sul friulano e le lingue minoritarie con l'obiettivo di:
curare la comunicazione con tutti i portatori di interesse, il monitoraggio delle azioni, l'organizzazione curricolare, la valutazione, la progettualità europea.

4. USO PUBBLICO DELLA LINGUA FRIULANA

Nel campo dell’uso pubblico della lingua friulana si domanda che si applichi in maniera coerente, organica e consapevole, la normativa statale e regionale di tutela. In particolare vengono presentate queste proposte:

4.1 Competenze in lingua friulana, slovena e tedesca come requisiti accessori per la selezione del personale pubblico

Si devono considerare le competenze nelle lingue friulana, slovena e tedesca almeno come requisito accessorio per la selezione del personale nel settore pubblico e in particolare nella amministrazione regionale e negli enti locali, dove la Regione può intervenire in maniera diretta in forza dell’articolo 4 del suo Statuto in vigore. Questa è una azione che dà valore concreto alle lingue “altre” della Regione, alla loro conoscenza e al loro uso e che permette di estenderne la presenza nell’amministrazione e nei servizi, in favore della crescita di qualità, di efficacia e di democraticità dell’attività amministrativa e dei servizi.

4.2 Formazione linguistica per il personale

La formazione linguistica per il personale deve essere inserita nell’offerta formativa per i dipendenti degli enti pubblici, dei servizi sanitari e delle società concessionarie di servizio pubblico, con la stessa dignità degli altri corsi di aggiornamento professionale.

4.3 Carta di identità bilingue anche in friulano

Si deve trovare risposta positiva e unitaria alla domanda di avere la carta di identità bilingue (italiano/friulano) presentata da molti cittadini, soprattutto negli ultimi anni.

5. MEZZI DI INFORMAZIONE

I mezzi di informazione rappresentano uno strumento fondamentale per la promozione e lo sviluppo delle lingue minorizzate. Siamo molto lontani dal vedere riconosciuto il diritto di avere trasmissioni radiotelevisive in lingua friulana nel servizio pubblico radiotelevisivo, che trova il suo fondamento nella L. 482/99.

5.1 Premere sul governo italiano per una convenzione con la RAI più favorevole

Siamo in attesa della approvazione della convenzione, tra Presidenza del Consiglio dei Ministri e Rai nel quadro del nuovo contratto di servizio tra Ministero dello sviluppo economico e Rai che dovrebbe garantire la programmazione radiofonica attuale (90 ore) e , per la prima volta, prevedere trasmissioni televisive in friulano (90 ore). Occorre una pressione forte e convinta sul nuovo Governo italiano.

5.2 Puntare a una struttura di programmazione RAI autonoma in friulano

I programmi attuali della Rai sono governati da una struttura per la programmazione italiana. Sarebbe ottimale costruire una struttura adeguata dal punto di vista tecnologico e degli spazi, permanente, dedicata alla programmazione in lingua friulana, con personale formato e stabilizzato e con sede a Udine, che potrebbe diventare anche un centro di riferimento e di produzione per altre lingue minorizzate.

5.3 Sostenere con forza i privati che producono o progettano nel campo dell’informazione in friulano

Ai mezzi di informazione privati, che nel campo dell’informazione radiofonica svolgono da anni una supplenza alle mancanze del servizio pubblico, ai produttori audiovideo che da anni investono nel settore, a quelli che vorrebbero impegnarsi nell’informazione su stampa o in rete si deve fornire una risposta in termini di adeguati finanziamenti per il loro servizio, reale o potenziale, di utilità pubblica.

 
Come sopra scritto questi sono punti, che non esauriscono tutto il panorama di bisogni della lingua friulana ma sono fondamentali per il suo sviluppo, che domandano, uno ad uno, una risposta in proposito.
 

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Informazioni per i media: Marco Stolfo 

martedì 1 luglio 2014

CONFERENZA STAMPA: IN REGIONE SERVE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE PER LA LINGUA FRIULANA




L’associazionismo
militante friulano unito:

in Regione serve
una rivoluzione culturale
per la lingua friulana


VINARS 27 DI JUGN

CONFERENCE STAMPE

Palaç de Regjon
Udin

dal sît del Comitât 482

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E je ore di dâsi une dreçade!

 
Urge un rilancio

delle politiche regionali

per la lingua friulana

 
Trascorso ormai un anno dall’insediamento della nuova Giunta regionale guidata da Debora Serracchiani e alla vigilia della discussione in Consiglio regionale sulle variazioni di bilancio – uno dei momenti cardine per valutare concretamente gli indirizzi e le priorità dell’Amministrazione regionale – riteniamo utile, ancor prima che doverosa, un’analisi sulle politiche per la lingua friulana attuate fino a oggi dall’esecutivo regionale.

Politiche linguistiche: un passo avanti e cinque di lato

Per quanto sia giusto riconoscere che, relativamente alle politiche linguistiche per il friulano, l’attuale Amministrazione regionale ha ricevuto una difficile eredità dalla Giunta precedente, a oltre un anno di distanza dal suo insediamento, riteniamo che la maggior parte delle azioni intraprese vadano attribuite tanto in positivo, quanto in negativo alle scelte operate liberamente del governo regionale in carica.

Un passo avanti nel dare attuazione alla legge regionale 29/2007 è stato fatto in aprile grazie all’approvazione da parte della Giunta del regolamento per la certificazione linguistica, strumento indispensabile per garantire la qualità dei servizi linguistici offerti dal personale in servizio nelle amministrazioni pubbliche e nelle scuole. Vi sono però altri strumenti previsti dalla legge che rimangono ancora lettera morta.

Il più importante è senza ombra di dubbio il Piano Generale di Politica Linguistica, documento di programmazione quinquennale che fissa le priorità d’intervento per lo sviluppo e la promozione della lingua friulana.

Durante la precedente legislatura non era stato predisposto alcun Piano, mentre l’attuale Giunta, dopo aver sollecitato una revisione della bozza proposta dalla precedente dirigenza dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, da oltre un mese ha ricevuto il nuovo documento elaborato dall’ARLeF, ma non sembra avere fretta di approvarlo. La mancanza di tale documento blocca inoltre la predisposizione dei Piani con le priorità d’intervento per raggiungere gli obiettivi annuali e dei Piani Speciali di Politica Linguistica quinquennali che dovrebbero essere sviluppati dai singoli enti e dai concessionari di servizi pubblici. Ciò significa che per il momento la programmazione delle politiche linguistiche per il friulano rimane bloccata.

Se una valutazione attenta del documento è doverosa, sarebbe estremamente grave se a bloccarlo non fosse questo scrupolo, ma – come alcune indiscrezioni suggeriscono – l’indisponibilità a garantirne la copertura finanziaria, tanto più quando si consideri il “pragmatismo” evidenziato dal Piano anche sul fronte degli investimenti: si parla infatti delle basi necessarie per una politica seria, non certo di “libro dei sogni”. In tal modo, inoltre, si frustrano anche i segnali di dinamismo mostrati in questi mesi dalla nuova dirigenza dell’ARLeF e si rischia di annullare, di conseguenza, i riflessi positivi che ne derivano per la stessa Giunta regionale.

L’attuale esecutivo prosegue inoltre la pessima abitudine inaugurata dalla Giunta Tondo di non presentare in Consiglio regionale la relazione annuale sui progressi nell’attuazione della legge 29/2007.

Per ora, infatti, non è trapelata alcuna informazione sulla relazione per il 2013 così da offrire il fondato sospetto che tale documento non sia nemmeno mai stato redatto.

Istruzione: il plurilinguismo che ci manca

Una realtà naturalmente multilingue come il Friuli - Venezia Giulia offre anche sul piano degli apprendimenti e degli insegnamenti linguistici un enorme vantaggio competitivo che fino ad ora è stato esplorato solo marginalmente e in forma sperimentale (approccio CLIL o uso veicolare delle lingue in materie non linguistiche) quando invece dovrebbe diventare il principio cardine di tutte le scuole della regione con una presenza curricolare delle nostre lingue. Si creerebbero così dei veri “cittadini europei”, coscienti della propria identità ma anche aperti alle diversità, facilitati nell’apprendimento di altre lingue.

La strada da percorrere dovrebbe quindi essere quella dell’acquisizione di riconoscimenti istituzionali, competenze e risorse adeguate per intraprendere tale percorso. In parole povere l’assunzione da parte della Regione di competenze primarie in tale ambito. Purtroppo, se escludiamo pochi accenni da parte di alcuni esponenti della maggioranza, non ci risulta che l’Amministrazione regionale intenda intraprendere tale percorso.

Un cambiamento così radicale non può certo sostenersi sull’insegnamento curricolare della lingua friulana nelle scuole dell’obbligo così come previsto dalla legge regionale 29/2007 la cui introduzione è stata avviata solamente con l’anno scolastico 2012-2013 e in maniera parziale considerato che per le scuole secondarie di primo grado si procede ancora con il precedente sistema “a progetto”. A rendere l’applicazione della legge alquanto problematica contribuiscono poi, per fare alcuni esempi, la mancanza di una formazione sistematica per gli insegnanti di/in friulano e il loro giusto riconoscimento professionale attraverso la creazione di un’apposita classe di concorso come accade per quanti insegnano altre lingue.

Per quanto riguarda la formazione, una funzione primaria dovrebbe spettare all’Università degli studi di Udine. In questi ultimi anni ci si trova purtroppo di fronte a due fenomeni convergenti che non contribuiscono certo allo sviluppo di tale funzione: da un lato la riduzione/azzeramento delle risorse attribuite all’ateneo friulano per la lingua, dall’altro il disinteresse sempre più marcato della dirigenza dell’Università di Udine nei confronti dei destini della lingua e delle funzioni che la sua stesse legge istitutiva le attribuiva in proposito.

È chiaro tuttavia che, in mancanza di nuove competenze e di risorse adeguate, la Regione può fare abbastanza poco in tale ambito. Può e dovrebbe però impegnarsi politicamente per muoversi in tale direzione.

Nel frattempo la Commissione per la valutazione dello stato di applicazione dell’insegnamento e dell’uso della lingua friulana nelle istituzioni scolastiche ha concluso la sua analisi sull’andamento dell’attuazione della 29/2007 nelle scuole e rivolto all’Amministrazione regionale una decina di raccomandazioni che non possiamo non condividere.

Si va dalla necessità di “opportune modifiche ed integrazioni al Regolamento” per l’insegnamento della lingua friulana alla richiesta di “svolgere una stabile attività di consulenza nei confronti delle scuole e degli insegnanti”, dal “mettere in atto un piano di formazione continua in entrata e in servizio quale sostegno al miglioramento dell’insegnamento del friulano” allo sviluppo e alla distribuzione “a tutti gli studenti di lingua friulana di testi scolastici in concordanza con i piani scolastici e con le nuove conoscenze pedagogico-didattiche”.

La risposta dell’esecutivo a queste proposte d’intervento, per quanto ne sappiamo, deve ancora arrivare.

I media in friulano: non omologati, non allineati e… penalizzati

In una società come la nostra, per la vitalità di una lingua è fondamentale la sua presenza normale e paritaria anche nei mezzi di comunicazione: televisione, radio, carta stampata, settore digitale. La presenza di media in lingua propria è anche garanzia di una maggiore attenzione per le notizie locali e un presidio importante di democrazia oltre che di occupazione e di pluralismo informativo. È fondamentale allora non solo mantenere, ma piuttosto rafforzare i media attivi in tale ambito partendo da quanti hanno dimostrato in questi anni di essere in grado di offrire con continuità produzioni di qualità.

Per quanto si è visto fino ad ora, la Giunta regionale non condivide affatto questa visione. Ne fanno fede le decisioni e gli atteggiamenti palesati in questo primo anno di attività. Per quanto riguarda la carta stampata l’unica costante in questi anni è stata la mancanza da parte della Regione di una strategia chiara di valorizzazione del friulano. Le risorse hanno subito percorsi altalenanti, anche se generalmente in discesa, e spesso senza quella continuità che è fondamentale per la buona riuscita di un mezzo di comunicazione. Ne sono testimoni le vicende di due realtà molto diverse tra di loro – il mensile La Patrie dal Friûl e il quindicinale Il Diari – ma non per questo meno emblematiche per capire quanto poco importino alla politica regionale le sorti del giornalismo scritto in lingua friulana.

Le politiche per il settore radiotelevisivo però sono ancor più rivelatrici di questo disinteresse, che fa a pugni tra l’altro con la levata di scudi più che compatta da parte della Giunta e del Consiglio regionale in difesa della sede regionale della RAI del Friuli – Venezia Giulia.

Se è vero che con la finanziaria 2014 sono stati reintrodotti dei fondi per il settore radiotelevisivo in lingua friulana, è altrettanto vero che la decisione di suddividere tali risorse per il 90% alle televisioni e per il 10% alle radio significa penalizzare proprio chi più e meglio utilizza il friulano nella propria programmazione. Una scelta che fa il paio con il primo atto di “politica linguistica” per il friulano attuato lo scorso anno dall’Amministrazione regionale e rappresentato da una modifica alla legge 29/2007 che ripropone i meccanismi fallimentari previsti per il settore televisivo dalla precedente legge regionale annullando il peso dei produttori indipendenti.

La “logica” di tali decisioni penalizza dunque proprio i mezzi di comunicazione che più e meglio hanno lavorato in questi anni con e per la lingua friulana.

Non si è tenuto conto della qualità del servizio offerto, né della continuità del lavoro fatto e nemmeno delle professionalità impegnate.

Per assumere queste decisioni non sono stati ascoltati quanti in questi anni, con o senza fondi, hanno mantenuto in vita i media in lingua friulana e, a quanto ci risulta, nemmeno l’ARLeF. Si tratta di scelte che mettono di fronte a due opzioni: o chi le ha fatte non conosce minimamente il settore su cui interviene oppure, se fatte con piena coscienza della situazione, vogliono penalizzare i mezzi di comunicazione in friulano che in questi anni hanno dimostrato di continuare a operare in maniera non omologata e non allineata.

Così, nel mentre quanti fanno quotidianamente “servizio pubblico” in friulano vengono messi in ginocchio, Giunta e Consiglio non esitano a invocare la lingua friulana tra le ragioni per mantenere l’autonomia di una sede regionale RAI in cui tg e gr fanno capo direttamente a Roma e da cui il friulano rimane bandito.

Amministrazioni locali, associazionismo e cultura: tra criticità e immobilismo

La recente delibera della Giunta regionale che interviene sull’assegnazione delle (scarsissime) risorse statali per il friulano attribuite dal Governo italiano al Friuli – Venezia Giulia propone purtroppo la stessa mancanza di analisi della qualità del servizio, della continuità del lavoro e delle professionalità impegnate già segnalata parlando dei media in friulano.

Si eliminano, infatti, tutte le risorse per la cartellonistica e per la comunicazione istituzionale in lingua friulana interrompendo così percorsi positivi avviati in questi anni per concentrare tutti i fondi sugli sportelli linguistici degli enti pubblici, per altro con una scelta di assegnazione territoriale fatta a tavolino che rischia di cancellare esperienze positive e di premiare invece realtà in cui le attività di sportello linguistico non hanno prodotto i risultati sperati.

Viene inoltre confermato l’azzeramento dei fondi per la Biblioteca Civica “Joppi” di Udine deciso dalla precedente Amministrazione bloccando i percorsi di valorizzazione della lingua friulana avviati da tale istituzione in cui, tra l’altro, si conservano alcuni tra i principali monumenti della letteratura friulana.

Sul fronte dell’associazionismo, pur apprezzando la scelta attuata con la finanziaria 2014 di invertire il percorso di tagli lineari introdotto dalla Giunta Tondo per i soggetti ritenuti di primaria importanza per la promozione della lingua friulana, non si può non notare come manchi ancora un sistema chiaro nell’attribuzione di tali risorse così da evitare poi spiacevoli strumentalizzazioni da parte dei detrattori di ogni sforzo di politica linguistica per il friulano. Enti e associazioni, coscienti delle proprie capacità e della qualità del proprio lavoro, sono i primi a volere criteri trasparenti ed oggettivi di assegnazione dei fondi.

Va inoltre notato come, mentre la stessa politica regionale tende spesso a considerare la lingua friulana uno dei tanti componenti della “cultura del Friuli – Venezia Giulia” e non come una componente della vita quotidiana di centinaia di migliaia di cittadini che vivono in questa regione (attraversando cultura, ma anche lavoro, istruzione, salute, informazione, divertimento, ecc.), ci troviamo ancora di fronte a situazioni come quella riproposta dai bandi regionali per l’organizzazione di festival ed eventi culturali in cui, tra le ragioni di esclusione delle domande, troviamo la valorizzazione delle lingue minoritarie! Se su scala internazionale si utilizza il termine “discriminazione positiva” per indicare le politiche di “favore” nei confronti delle realtà minorizzate – siano esse linguistiche, etniche, religiose, di genere o altro – in questo caso il Friuli – Venezia Giulia mette in luce invece un comportamento sì di discriminazione, ma per nulla positiva…
 

Autonomia, specialità e lingua friulana: vonde ipocrisie!

Le “riforme” in discussione a Roma, i crescenti attacchi alle autonomie speciali evidenziati ed enfatizzati dalla stampa, le recenti vicissitudini dell’Ufficio Scolastico Regionale e della sede regionale della RAI sono tutti segnali dei rischi sempre più concreti che minacciano la specialità del Friuli – Venezia Giulia.

Da anni ripetiamo che, una volta analizzate con rigore le varie ragioni solitamente addotte per giustificare il mantenimento dell’autonomia speciale, l’unica a resistere è la presenza ancora maggioritaria in Friuli – Venezia Giulia di comunità che parlano una lingua propria diversa da quella statale.

Motivazione che, per altro, è alla base anche delle principali tra le autonomie “regionali” europee: dalle isole Åland alla Comunità Autonoma Basca, dalla Corsica al Galles…

La Provincia di Trento, pur con poche migliaia di ladini e ancor meno cimbri e mocheni, lo ha capito da tempo e si è mossa di conseguenza.

In Friuli – Venezia Giulia dopo improbabili richiami a confini che non sono più quelli di un tempo, a fantomatiche “piattaforme logistiche” e a opinabili virtù amministrative, si comincia a ragionare sul tema. Non è un caso che i richiami a friulano e sloveno (un po’ meno al tedesco) abbiano cominciato a moltiplicarsi sia con riferimento alle vicende dell’USR e della sede regionale della RAI, sia in occasioni solenni come il cinquantenario della prima seduta del Consiglio regionale.

È nostro dovere ribadire che proprio la pluralità linguistica e nazionale del Friuli – Venezia Giulia può costituire la base per difenderne e rilanciarne la specialità, ma dobbiamo essere altrettanto chiari sul fatto che richiami e proclami su friulano, sloveno e tedesco non sostanziati poi dai fatti sono pura e semplice ipocrisia.

La manifestazione più chiara di tale ipocrisia è certificata, nero su bianco, anche nella finanziaria 2014 dove per il friulano si investe appena lo 0,02% del bilancio regionale. Un dato umiliante se confrontato con quello di altre comunità autonome europee che fanno della loro lingua propria fonte e bandiera di autogoverno.

La recente adesione del Consiglio regionale alla rete europea per la promozione della diversità linguistica (NPLD) – decisione che non si può non guardare con favore – dovrebbe per altro evidenziare ancora di più questa discrepanza tra dichiarazioni d’intenti e fatti concreti. La coerenza impone un maggiore attivismo sul piano delle politiche linguistiche e un sostegno economico adeguato a tali politiche.

Non si dica, per piacere, che è tutta colpa della crisi, dei tagli ai trasferimenti dello Stato centrale o del Patto di stabilità perché per la lingua friulana la “crisi” c’è sempre stata: c’è sempre qualcosa di più importante o di più urgente da fare, c’è sempre qualche ragione par tagliare, ridurre o rinviare.

Un primo passo per invertire la rotta potrebbe arrivare dall’approvazione in tempi rapidi del Piano Generale di Politica Linguistica e dalla sua completa copertura finanziaria attraverso le variazioni di bilancio (permettendo così di superare l’inqualificabile 0,02% per la lingua friulana), accompagnati da una consultazione e da un coordinamento costante della Giunta regionale con l’ARLeF quando si tratta di assumere decisioni relative alla lingua friulana.

Un primo passo per nulla rivoluzionario, cui deve seguire però un cambio di mentalità significativo che permetta non solo di garantire i diritti linguistici di friulani, sloveni e germanofoni del Friuli – Venezia Giulia, ma anche di rendere il nostro patrimonio linguistico, culturale e identitario una marcia in più per tutta la regione. Per farlo mettiamo a disposizione, ancora una volta, le nostre forze, le nostre conoscenze e le esperienze maturate in anni di battaglie e di impegno quotidiano per la lingua friulana e per i diritti linguistici dei friulani (ma anche di sloveni e tedeschi del Friuli).

Sapranno la Giunta e il Consiglio regionale accettare la nostra disponibilità e intraprendere il percorso per una Regione che sia davvero autonoma e speciale?

Udin/Udine 27.06.2014



Comitât - Odbor - Komitaat - Comitato 482
il portavoce Carlo Puppo

Union Scritôrs Furlans
il presidente Renzo Balzan

Società Filologica Friulana
il presidente Federico Vicario

Serling soc. coop.
il presidente Alessandro Carrozzo

Radio Onde Furlane
il direttore Mauro Missana

Ladins dal Friûl, mensile
il direttore Renzo Balzan

La Vita Cattolica, settimanale
il direttore Roberto Pensa

La Patrie dal Friûl, mensile
il direttore Andrea Valcic

KappaVu, casa editrice
la responsabile Alessandra Kersevan

Istituto “Achille Tellini”
il presidente Luigi Geromet

Informazione Friulana soc. coop.
il presidente Paolo Cantarutti

Il Diari, quindicinale
il direttore Mauro Tosoni

Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli
il presidente Paolo Fontanelli

Clape di culture Patrie dal Friûl
il presidente Romano Michelotti

CLAAP (Centri di Linguistiche Aplicade “Agnul Pitane”)
il presidente Luca Peresson

Associazione Glesie Furlane
il presidente Giovanni Pietro Biasatti

Associazione Colonos
il direttore Federico Rossi
 
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Tabele dade fûr ae stampe
 
 
 
 
 

sabato 15 marzo 2014

LEGGE ELETTORALE "ITALICUM" - COMUNICATO STAMPA





Comitât - Odbor - Komitaat - Comitato 482




COMUNICATO STAMPA



Con la prima approvazione dell'Italicum assistiamo ancora una volta ad un modo di fare politica senza rispetto per la Costituzione, con grandi proclami, piccoli sotterfugi e grandi silenzi.

Come Comitato non intendiamo entrare nel merito della parità di genere o delle preferenze, o del premio di maggioranza, ci limitiamo a due segnalazioni:

  • i collegi elettorali saranno definiti dal Governo italiano: come sarà divisa la nostra Regione?
  • ci sarà un collegio uninominale che tiene conto delle esigenze della minoranza slovena, ma discrimina il popolo friulano o si creeranno collegi artificiosi pensati più per esigenze partitiche che per omogeneità storica, culturale e linguistica?
  • perchè non si è inserita in legge la suddivisione in collegi portandola all'approvazione del legislatore?
  • anche nelle precedente legge elettorale (dichiarata incostituzionale per altri motivi) si discriminava tra le diverse minoranze, utilizzando i collegi uninominali solo per Val d'Aosta e Trentino - Alto Adige (con i resti gestiti su base regionale) e quindi favorendo solo lì l'elezione di candidati rappresentativi del territorio, ma con la sentenza numero 215, depositata il 18 luglio 2013, la Corte Costituzionale precisa che non è ammessa discriminazione tra le 12 minoranze linguistiche riconosciute ai sensi dell'art. 6 della Costituzione e dunque la nuova legge elettorale nasce già illegittima. I parlamentari eletti in Friuli continueranno a stare a guardare in silenzio?

C'è poi un ulteriore punto che vogliamo segnalare: l'Italicum (e già nel nome traspare uno scarso rispetto per le minoranze...) parla di liste rappresentative delle minoranze linguistiche “presentate in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche”.

L'art. 3 dello Statuto del Friuli-Venezia Giulia è sufficiente?

Segnaliamo questo particolare problema ai Consiglieri regionali affinchè affrontino il problema, almeno con una norma interpretativa chiara altrimenti le comunità friulana e slovena (per non parlare di quella tedesca, troppo esigua per interessare ai partiti) saranno state prese in giro non solo da Roma ma anche da chi li rappresenta a Trieste.

per il Comitato 482
il portavoce
Carlo Puppo

per il Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli
il presidente
Paolo Fontanelli

Udine, 12 marzo 2014

venerdì 29 novembre 2013

LINGUA FRIULANA E TUTELA LINGUISTICA - di Adrian Cescje





LINGUA FRIULANA
E TUTELA SCOLASTICA

L’amministrazione di centrodestra della passata legislatura ha cincischiato per anni sulle norme di applicazione, le ha emanate intenzionalmente generiche ed inefficaci, nascondendosi dietro il dogma dell’autonomia scolastica, interpretata ad hoc perché le scuole continuino a fare quel che gli pare, cioè nulla o quasi nulla per la lingua friulana, ed ha concesso alla tutela scolastica una irrisoria cifra di bilancio. Quella cifra, l’amministrazione attuale di centrosinistra l’ha ora abbassata, segno evidente che la destra e la sinistra di questa regione condividono il comune disprezzo per l’identità linguistica friulana, e si sorpassano a vicenda nella gara per demolire quella promessa di tutela che sembrava essere stata la conquista degli anni 90. (…)

E’ la regione Friuli-Venezia Giulia, dunque, ora, la principale responsabile della politica di svuotamento della tutela linguistico - identitaria, l’istituzione liquidatrice delle pur misere conquiste ottenute in anni di lotte, esecutrice dello spirito nazionalista e negatore dei diritti delle minoranze linguistiche, che ha impedito per cinquant’anni il secolo passato la traduzione in legge dell’articolo 6 della costituzione.


ADRIAN CESCJE

Comitato 482
Conferenza stampa del 25 novembre 2013.

Relazione di Adrian Cescje

Il punto di forza della tutela di una lingua in generale, e di una lingua minoritaria in particolare resta la scuola. Nella scuola si sviluppano le competenze linguistiche degli allievi, dalle semplici del linguaggio familiare alle complesse del linguaggio disciplinare e letterario scritto e parlato, e si interiorizza il valore sociale, detto anche valore simbolico, delle lingue. Una legge di tutela che si rispetti deve prevedere l’insegnamento scolastico della lingua che dichiara di tutelare, in una posizione centrale e non marginale, altrimenti né si forniscono le competenze che si dicevano, né si conferma il valore sociale della lingua. Non si tutela une bel niente, insomma.  Deve prevedere questo, ma soprattutto lo deve mettere in pratica, lo deve fare. La legge 482 prevede la tutela scolastica, almeno nella scuola dell’obbligo. Non c’è nulla in tale legge che ponga limiti ad un insegnamento completo e degno di questo nome. Nei fatti tale legge è rimasta evasa se non addirittura raggirata, sia al livello dello stato, sia al livello della regione.

La nostra regione, che nell’articolo 3 del suo statuto chiama in causa le minoranze linguistiche che la costituiscono, che è costituita da una delle minoranze linguistiche più cospicue della repubblica, la ladino-friulana, ha legiferato due volte per individuare ed istituire provvedimenti di tutela per la lingua friulana, nel 1996, quando ancora non esisteva la legge statale 482, e nel 2007, quando c’era e poteva intervenire con efficacia, se lo avesse voluto, in ambito scolastico. Ne aveva e ne ha i poteri. Poteva e può decidere per una quota dell’orario scolastico delle scuole del territorio per la disciplina di interesse regionale che sceglie di considerare. E le lingue storiche del Friuli sarebbero gli elementi per eccellenza da considerare. La Commissione didattica dell’Osservatori regjonâl de lenghe e culture furlanis, detto anche OLF, e poi dell’ Agjenzie regjonâl de lenghe furlane, detta anche ARLeF,  aveva elaborato nel 2007 una proposta di legge in questo senso, che aveva proposto al consiglio, e che, se fosse stata accettata, avrebbe trasformato la didattica delle lingue in Friuli in una didattica del plurilinguismo, che avrebbe dato al friulano un ruolo primario non solo per il suo apprendimento, ma anche per quello delle altre lingue, senza togliere alla didattica dell’italiano e della lingua straniera, anzi, potenziando qualitativamente quella didattica. I principi e gli obiettivi di quella proposta di legge sono stati recepiti nella seconda legge regionale di tutela del friulano del 2007; invece le disposizioni perché quella tutela fosse efficacemente e seriamente applicata nelle scuole del Friuli si tradussero, nella legge 29 che fu approvata, in qualcosa che è poco di più di un pacchetto di generiche raccomandazioni affidate alla buona volontà delle scuole.

Era la regione che doveva tradurre l’opportunità che le offriva le L 482 in normativa di legge efficace di tutela, anche in campo scolastico, ed ha mancato.
Era l’amministrazione regionale che doveva tradurre la legge in norme applicative ben definite, ed ha mancato.
Erano le amministrazioni regionali che dovevano accompagnare le norme applicative con un’adeguata dotazione finanziaria, ed hanno mancato.
L’amministrazione di centrodestra della passata legislatura ha cincischiato per anni sulle norme di applicazione, le ha emanate intenzionalmente generiche ed inefficaci, nascondendosi dietro il dogma dell’autonomia scolastica, interpretata ad hoc perché le scuole continuino a fare quel che gli pare, cioè nulla o quasi nulla per la lingua friulana, ed ha concesso alla tutela scolastica una irrisoria cifra di bilancio. Quella cifra, l’amministrazione attuale di centrosinistra l’ha ora abbassata, segno evidente che la destra e la sinistra di questa regione condividono il comune disprezzo per l’identità linguistica friulana, e si sorpassano a vicenda nella gara per demolire quella promessa di tutela che sembrava essere stata la conquista degli anni 90.


E’ la regione Friuli-Venezia Giulia, dunque, ora, la principale responsabile della politica di svuotamento della tutela linguistico - identitaria, l’istituzione liquidatrice delle pur misere conquiste ottenute in anni di lotte, esecutrice dello spirito nazionalista e negatore dei diritti delle minoranze linguistiche, che ha impedito per cinquant’anni il secolo passato la traduzione in legge dell’articolo 6 della costituzione.

Anche le scuole svolgono la loro parte nell’imbroglio della tutela. Quel poco che potrebbero fare per quei pochi soldi che ricevono dalla regione lo fanno male e lo chiamano ‘friulano’. Salvo pochissime eccezioni che si possono contare sulle dita di una mano sola, chiamano ‘friulano’ ciò che è un assortimento di informazioni delle più disparate sull’ambiente o sulle tradizioni del Friuli, e ciò che i vecchi programmi della scuola elementare e media concedevano comunque, senza bisogno di dover ricorrere ad una legge di tutela specifica per le minoranze. Non si fa insegnamento linguistico, come si dovrebbe fare; non si individuano e non si praticano obiettivi linguistici, nel percorso verso l’obiettivo finale alla fine del ciclo, che è il completo possesso delle abilità linguistiche di una lingua, né tanto meno si misura il raggiungimento di quegli obiettivi, se mai si dichiarano, con le verifiche che si dovrebbero usare per le attività linguistiche. Se si danno dei voti al ‘friulano’ sulle pagelle, essi sono del tutto vuoti di significato docimologico.  Se i soldi che arrivano alle scuole per il friulano non si impiegano per l’acquisto di materiale di segreteria, come si è fatto per anni quando provenivano direttamente dalla legge 482, si impiegano per compensare questo genere di insegnamento, che si fa con insegnanti volonterosi, là dove ci sono, ma messi in condizioni impraticabili per attuare un’educazione linguistica per la lingua friulana, oppure con insegnanti che si sono inseriti nell’apposito albo di competenza, perché hanno autocertificato una competenza che non hanno, per prendere qualche soldo in più dello stipendio che comunque ricevono. Da notare che la regione prevede  e concede questo assurdo genere di autocertificazione. C’è da chiedersi: perché? Questo si fa in generale, in nome del fatto che l’autonomia scolastica lascia alle scuole la facoltà di farlo. Come se l’autonomia scolastica non riguardasse solo gli aspetti organizzativi e metodologici per raggiungere gli obiettivi che comunque restano quelli imposti dalla legge, comuni a tutte le scuole. Potrebbero le scuole, invocando l’autonomia, scegliere di non svolgere o di svolgere parzialmente i programmi di matematica, di scienze o di storia? oppure, al contrario, è nella loro facoltà solo di scegliere come organizzarsi per raggiungere quegli obiettivi comuni? Vale dunque solo per la lingua minoritaria che l’autonomia scolastica concede alla scuole  di scegliere non solo il metodo di insegnamento della lingua, ma anche quali obiettivi raggiungere, o di non sceglierli affatto?
Questo è lo stato dell’imbroglio.

Dunque, sembrerebbe buona cosa che questa amministrazione regionale abbia dimagrito il già misero budget destinato alle scuole per la lingua friulana. Quasi un atto di moralizzazione dovuto. Sembrerebbe, ma non lo è. Non lo è perché l’istituzione regionale continua a ignorare l’essenza del problema della tutela scolastica, continua a fingere di non essere lei la principale responsabile dello stato delle cose nelle scuole, non solo perché non fornisce le risorse necessarie, ma soprattutto perché si è sottratta al compito di indicare obiettivi didattici univoci e adeguati per l’insegnamento del friulano, e di controllare con meccanismi ispettivi le attività scolastiche per il loro raggiungimento, di verificarne il raggiungimento. Non lo è perché è la regione stessa che favorisce questo stato di cose nelle scuole, non avendo voluto normare come avrebbe dovuto e potuto l’insegnamento linguistico del friulano, in un contesto di plurilinguismo avanzato, prendendo ispirazione dai migliori esempi europei. Non lo ha fatto per avere poi il pretesto di ridurre sempre di più l’impegno economico per questo settore, ed eliminare progressivamente ma inesorabilmente il fastidio di dover sostenere la tutela minoritaria nell’unico luogo dove potrebbe risultare veramente efficace per il mantenimento dell’identità linguistica, la scuola.

Il primo atto di sostanza dell’attuale amministrazione di centrosinistra per la tutela della lingua friulana, per il momento, si mostra in perfetta continuità con l’amministrazione precedente di centrodestra, e ne condivide il trend negativo.

Adriano Ceschia