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mercoledì 15 agosto 2018

COLLEGHIAMO LUBIANA CON LA LINEA FERROVIARIA REGIONALE "PORDENONE-UDINE-GORIZIA"


TRIESTE

NON E' IL PRICIPALE
HUB FERROVIARIO
DELLA REGIONE!
 
COLLEGHIAMO LUBIANA
CON LA LINEA FERROVIARIA
PORDENONE-UDINE-GORIZIA!!

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Dal quotidiano “IL PICCOLO” di Trieste dell'11 agosto 2018 :

TRIESTE. La Giunta regionale, su proposta dell'assessore a Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti, ha approvato la proposta tariffaria per i servizi ferroviari transfrontalieri Udine-Trieste-Lubiana tra la Regione Fvg e la Repubblica di Slovenia, che saranno attivati dal 9 settembre 2018, a cura di una partnership tra le società ferroviarie l’italiana Trenitalia (Fs) e la slovena SZ. I collegamenti ferroviari saranno garantiti con cadenza giornaliera con due coppie di corse di cui una prolungata fino a Udine, con l'utilizzo dei nuovi elettrotreni Etr 563 di proprietà regionale e affidati in uso a Trenitalia. I treni, attrezzati e certificati anche per la circolazione su rete slovena, dispongono di 272 posti a sedere e 30 posti bici su appositi supporti.(....)



COMMENTO della Redazione del Blog:

  1. suggeriamo all'assessore regionale a Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti, di verificare qual è in regione il principale hub ferroviario e di fornirsi di una cartina geografica con disegnate le linee ferroviarie regionali. Così scoprirà che Trieste non si trova nel centro geografico della regione ma al suo estremo margine sud/est, totalmente decentrata rispetto al resto della regione (il Friuli). Scoprirà anche che il centro geografico regionale è la città di Udine e che la linea ferroviaria principale della regione, sempre dimenticata dalla politica regionale e mal collegata con il resto d'Italia, è la linea “Pordenone-Udine-Gorizia. E' notorio che la linea ferroviaria Trieste-Venezia serve solo Trieste ed emargina tutta la regione, salvo le pochissime fermate nella Bassa friulana. L'hub ferroviario che in regione registra il maggior numero di passeggeri? Udine, ovviamente! Ma tutto questo a Trieste lo sanno perfettamente. Il problema è che purtroppo “non gliene importa nulla”!!!

  2. Basta guardare una cartina geografica ferroviaria della regione per capire che il percorso più logico per unire via treno la regione a Lubiana, è il prolungamento della linea Pordenone-Udine-Gorizia. E i triestini? Grazie al breve tratto ferroviario Trieste-Gorizia possono utilizzare la fermata goriziana della linea ferroviaria Pordenone-Udine-Gorizia-Lubiana. Ma la logica e il buon senso paiono essere merce rara soprattutto nel mondo della politica quando si tratta di accontentare il campanilismo triestino: poco importa se siamo davanti ad un "progetto garantito FLOP"  per mancanza di utenti perché il bacino che serve è ampiamente insufficente!

    E per cortesia basta con l'affermazione farlocca della importanza strategica (sic!!) della  fermata ferroviaria all'aeroporto di Ronchi dei Legionari tanto non ci crede nessuno a questa frottola: qual è il numero di passeggeri che sale o scende da questa fermata "strategica"? A noi risulta un numero risibile… 

LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 

martedì 11 giugno 2013

IL PORTO OFF-SHORE DI VENEZIA



Comunicato stampa

 
“Il porto off-shore


di Venezia”



Arrivano notizie sul veloce stato di avanzamento del progetto del nuovo porto insulare  al largo dalla  laguna di Venezia, impensierendo i movimenti ambientalisti. Ma la regione Veneto, in forza nella Piattaforma logistica Padana, dimostra una forte determinazione a volgere a proprio vantaggio la competizione con Trieste.

La Serracchiani  già contestò l’annunciato porto off-shore di Venezia. Ma a Roma la Lobby veneta ottenne rapidamente lo stanziamento di centocinquanta milioni per la progettazione di un impianto portuale da tre milioni di  Container, con un investimento che non si fermerà a tre miliardi, peraltro ben sussidiati, intrapresa che sposta molti equilibri nel Nord-Est.

Il traffico interesserà strutture ferroviarie padane e transalpine oltre al sistema delle idrovie e delle autostrade, dato che si vuole deviare sull’Adriatico una parte del traffico dei porti del mare del Nord. L’ex assessore Riccardi sottolineò che non c’è alternativa a una strategia comune dei Porti dell’Alto Adriatico, data la concorrenza dei porti del Tirreno.

Ma la dimensione e la tempistica dell’iniziativa veneta è già ben oltre a quella del discusso progetto della Piattaforma logistica del FVG prima Fase, che prevedeva, col raddoppio del Molo settimo di Trieste e il nuovo Terminal di Monfalcone, di movimentare circa tre milioni di container. Oggi quindi appare nella sua negatività la non realizzazione del progetto della banchina tecnologica della multinazionale di trasporto oceanico Maersk assieme a Unicredit, da almeno un milione di container. Ora la nuova maggioranza in Consiglio regionale rilancia il progetto del raddoppio del Molo settimo e sarebbe auspicabile  che Trieste riuscisse a far partire almeno parte della Fase uno della Piattaforma logistica FVG.

E il Friuli, dal rafforzamento del Sistema portuale adriatico, potrebbe ricavare vantaggi.  Infatti parte dei Container movimentati dovranno passare anche per Tarvisio, e Udine diventerebbe un nodo ferroviario fondamentale. Ma è importante che venga perseguito un modello di sviluppo logistico e di servizi a terra, come quelli del Piemonte e Lombardia, e in parte nel Veneto con il coinvolgimento del territorio con i cosiddetti porti secchi, che è carente nel disegno della Piattaforma logistica FVG, indirizzo che permetterebbe di integrare il Friuli nel progetto.

Ma il nostro manifatturiero, le nostre imprese logistiche e il terziario avanzato saranno capaci di ritagliarsi nuovi ruoli e spazi? E la nostra politica regionale sarà capace di adeguare strutture, ad esempio a Udine la Circonvallazione ferroviaria Est (che non è presente nell’ elenco di opere del Commissario per il Corridoio cinque), la strutturazione e l’ampliamento della già prevista area di dieci ettari per iniziative di supporto interportuale, l’adeguamento dell’interporto di Cervignano, la connessione alle aree industriali?

Si riuscirà a stimolare e organizzare gli operatori dei servizi indotti, al fine di cogliere opportunità e ottenere commesse e contratti?

La discussione e l’elaborazione di ricerche e piani di attacco al mercato dovrebbe aprirsi a partire dalle nostre categorie produttive e sindacali, di strutture come l’Ente Camerale, del nostro Ateneo, e lo stimolo delle forze  della società civile e dei nostri organi di informazione .

Udine, 3 giugno  2013

Comitato per l’autonomia
e il rilancio del Friuli

Roberto Dominici, Giancarlo Castellarin,
Paolo Fontanelli, Roberta Michieli
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Il Comunicato Stampa è stato pubblicato sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, giovedì 6 giugno 2013, con il titolo "Porti: Friuli stretto tra Trieste e Venezia" .


giovedì 28 luglio 2011

UN CORRIDOIO PER IL RILANCIO DEL FRIULI




Messaggero Veneto

martedì 26 luglio 2011

Pagina 1 e 5

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UN CORRIDOIO

PER IL RILANCIO

DEL FRIULI VG

di SANDRO FABBRO
Università di Udine

Qualche giorno fa si è svolto un incontro piuttosto inusuale nel panorama Regionale. Presso la sede udinese di Confindustria sono state convocate, dal presidente Adriano Luci, organizzazioni diverse per compiti e missione: le varie categorie economiche, i sindacati, il Comitato per l'Au­tonomia ed il Rilancio del Friuli, l'Associazione Friuli Europa, la Camera di Commercio di Udine, la Fondazione Crup, il Rettore dell'Università di Udi­ne. Tutti insieme per discutere delle prospettive e delle oppor­tunità, per la società regionale e per il Friuli, dei nuovi scenari infrastrutturali e di trasporto post-crisi. Dopo una relazione tecnica di chi scrive, anche l'As­sessore regionale alle Infrastrut­ture e Trasporti Riccardo Riccardi ha portato un importante contributo.

In cosa consiste l'opportuni­
tà, molto concreta e per nulla campata in aria, di cui si è di­scusso? Consiste: a. in un forte potenziamento dei porti di Monfalcone e Trieste, cui si candidano investitori privati come Unicredit e Maersk - una grande banca europea ed un operatore della logistica mon­diale -, che consentirebbe di moltiplicare il movimento di container, nei porti regionali, tra i mercati del Far East e quelli tedeschi del centro Europa; b. nel fatto che i porti, e l'intero FVG, appoggiandosi ad una fer­rovia esistente come la Pontebbana ed alle sue notevoli poten­zialità di trasporto merci, verrebbe a collocarsi, in pochi an­ni, in posizione nodale tra le aree produttive del nord del Pa­ese, la grande area economica in espansione che si colloca tra Baviera e Polonia e i flussi mercantili dal e per il Far East. Cosa significa tutto ciò? Significa di­ventare un gateway di livello europeo.

L'essere gateway europeo non vuoi dire affatto, come pensano i pessimisti ad ol­tranza, essere solo terra di veloce transito di merci né, come pensa­no gli ottimisti ad oltranza, puntare solo sulle rendite di passag­gio come fossimo una grande sta­zione di servizio. Qui si tratta, in­vece, di costruire programmati­camente, nell'arco di una decina d'anni, un solido progetto regionale dalle rilevanti implicazioni economiche, dal limitato costo per le finanze pubbliche (poche centinaia di milioni per il com­pletamento delle opere) e, con le opportune cautele, dal limitato impatto ambientale: in altre pa­role, uno scenario di sviluppo fu­turo largamente "sostenibile".

Al­la condizione, tuttavia, di ricono­scere che le necessarie azioni programmatìche, economico-industriali, infrastrutturali, regolative non nascono da sole ma devo­no essere create soprattutto attraverso un forte impegno unitario della politica regionale. Il collo­carsi sui grandi flussi di merci di cui si è detto, infatti, può consen­tire, ad una buona aliquota di queste merci, di fermarsi in Friuli dando luogo a processi produtti­vi capaci di generare qui nuovo valore aggiunto e, quindi, nuove opportunità di occupazione qua­lificata, in primo luogo per i gio­vani. Ma la sola classe politica, ancorché motivata, non basta! Per fare ciò bisogna mettere al la­voro tutto il mondo economico e le classi dirigenti regionali affin­chè, quello che oggi è solo uno scenario auspicato (ancora da pochi, peraltro, perché molti neppure lo conoscono) possa di­ventare anche uno progetto con­creto rispetto al quale tutti posso­no avere qualcosa da fare: i porti, gli interporti, le zone industriali, le reti di grandi e piccole impre­se, le istituzioni, le Università con la ricerca scientifica e tecnologi­ca ecc…

Siamo però già molto tardi e decisioni fondamentali dovran­no essere prese entro poche setti­mane.

La prima decisione impor­tante è quella relativa al ricono­scimento del tracciato meridio­nale del Corridoio Adriatico-Bal­tico (di fatto la ferrovia Pontebbana) in sede di commissione euro­pea; la seconda, è quella relativa ai provvedimenti governativi (o regionali se quelli non ci saranno; ma non è la stessa cosa) per avviare, sul territorio, gli interven­ti privati sui porti di Monfalcone e Trieste (che, se non si faranno qui, troveranno altrimenti porte aperte a Capodistria!); la terza è quella relativa agli investimenti infrastrutturali per completare, in regione, le infrastrutture ferro­viarie necessarie (raddoppio del­la Cervignano-Udine, completa­mento della circonvallazione fer­roviaria di Udine, raccordi ferroviari mancanti con le grandi zo­ne industriali).

Ma il dibattito, in Friuli, su que­ste questioni è, purtroppo, debo­le se non quasi assente. La stam­pa friulana ne parla pochissimo. La classe dirigente è poco informata e forse non è neppure con­sapevole della partita che si sta giocando in questi mesi. La Re­gione se ne occupa da tempo ma in un contesto di politiche quasi settoriali (un unico Assessore de­ve, peraltro, occuparsi, allo stes­so tempo, delle rotatorie di paese e dei corridoi europei!).

La Giun­ta è distratta dalle sue turbolen­ze interne. Il Consiglio regiona­le e le forze politiche si occupa­no d'altre cose, forse più impor­tanti. Il Friuli pensa che sia una questione di Trieste. Udine, che potrebbe costituire, con la altre città regionali di terra, un pun­golo importante, è concentrata su altri eventi. Trieste piange l'ennesima perdita (quella dell'alta velocità) e, temendo di vedersi portare via da Monfalcone anche il porto, sembra contrastarne il progetto di ampliamento. Insomma, tutti gio­cano a minimizzare se non a eli­dersi a vicenda.

Stiamo cosi per­dendo una grande opportunità per una sorta di distrazione, se non di ignavia, generali! Ma qui è in gioco il senso stesso dell'esi­stenza di una Regione e per di più Autonoma! Non resta che appellarsi alla responsabilità individuale. Chi più ha potere (non solo politico) e senso di re­sponsabilità verso il futuro di questo territorio, prenda in ma­no la questione senza titubanze e senza opportunismi e la im­ponga all'agenda politico-stra­tegica di tutta la regione. Per questo la riunione dell'altro giorno, presso Confindustria di Udine, anche se ancora semina­le è un buon segno in questa di­rezione.

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Prof. Sandro Fabbro
Professore di strategie urbane e regionali
Dipartimento di Ingegneria Civile ed Architettura
Università degli Studi di Udine

domenica 19 giugno 2011

TAV, VITTORIA DEL WWF: BOCCIATO LO "SPEZZATINO" !



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Tav, vittoria del Wwf:
bocciato lo «spezzatino»

Roma ha accolto la richiesta dell’associazione ambientalista per l'unificazione dei progetti sottoposti a Valutazione d’impatto ambientale. Ora la procedura dovrà essere riavviata

UDINE (17 giugno, ore 11) - Come richiesto dal Wwf dovranno essere riunificati in un unico progetto preliminare (e relativo studio di impatto ambientale) e quindi in un’unica Valutazione di impatto ambientale (Via) i quattro progetti presentati lo scorso dicembre da Italferr, per conto di Rete ferroviaria italiana, relativi alla Tav-Tac nella tratta Venezia-Trieste.
Lo ha deciso la Commissione tecnica Via/Vas del Ministero dell’ambiente, come conferma la nota inviata nei giorni scorsi al Wwf Friuli-Venezia Giulia.

Era stata infatti l’associazione ambientalista a rilevare in una lettera inviata al Ministero lo scorso 4 gennaio l’anomalia rappresentata dal fatto che il progetto della Tav Venezia –Trieste fosse stata suddivisa da Italferr-Rfi addirittura in quattro tronconi (Mestre-Aeroporto M. Polo, Aeroporto-Portogruaro, Portogruaro-Ronchi dei Legionari e Ronchi dei Legionari-Trieste) con quattro diversi studi di impatto ambientale e quattro distinte procedure Via (valutazione dell’impatto ambientale) ministeriali.

Inoltre, la documentazione era stata inviata – in ritardo – alle Regioni e ai Comuni, limitatamente ai tronconi che interessavano i rispettivi territori.
«Si trattava – commenta il Wwf – di un’evidente assurdità, motivata solo dall’intento di ostacolare una completa comprensione degli impatti ambientali del progetto e di incentivare da parte delle comunità locali la “sindrome di nimby”, tanto deprecata a parole quanto favorita nei fatti».
«Si trattava però soprattutto – prosegue l’associazione – di una clamorosa violazione delle indicazioni ripetutamente fornite dalla Commissione Europea e dal Ministero dell’ambiente, che condannano decisamente lo “spezzatino” (altrimenti noto come “project splitting”) dei progetti sottoposti a VIA come avevamo sottolineato nella nostra lettera del 4 gennaio» (…)

Continua a leggere l’articolo
sul sito internet
del settimanale “la Vita Cattolica”


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E questo il comunicato stampa
del Wwf Friuli - Vg



venerdì 17 giugno 2011

TRASPORTI - Trieste blocca lo sviluppo del Friuli



TRASPORTI

Trieste blocca

lo sviluppo del Friuli


C'è un fiorire nella stampa di arti­coli che riguardano il Corridoio ferro­viario transnazionale Adriatico-Balti­co che attraversa, sinora ignorato, il Friuli, e rispetto al quale finalmente le forze produttive locali hanno ri­chiesto ai politici la costruzione di ri­ferimenti sicuri di sviluppo. Segnalo tuttavia in negativo alcuni interventi che si incaricano di difendere a spada tratta l'ipotesi del Corridoio 5 come unica e prioritaria, anche se penaliz­zerebbe i contribuenti, come segnala l'amministratore delegato di Trenitalia Moretti, i traffici verso l'area balti­ca e mitteleuropea, ambiente ed eco­nomia del Friuli, e non produrrebbe effetti per Trieste. Soprattutto dopo essersi piantato al confine sloveno, interesserebbe forse solo il porto di Capodistria. Alcuni commentatori poi paventano perfino una forte concorrenzialità del Corridoio Nord-Sud dopo che Verona, Padova e anche Bo­logna con i loro interporti nuovi di zecca, hanno finora svuotato il ruolo della Tarvisiana e dell'interporto di Cervignano a favore del Brennero, al­tro che solidarietà Nordest! Queste realtà potrebbero invece finalmente agganciare i loro traffici, come ci spiega Moretti, a un percorso in mas­sima parte già attrezzato verso le aree in nuovo sviluppo della nuova Mitteleuropa e Polonia. Meno male che l'Austria ha già deciso, coi nuovi tun­nel del Koralm e del Semmering, di ri­valutare la funzione del corridoio Bal­tico e UniCredit-Maersk di cogliere l'opportunità.

All'Università di Udine si aggiunge: «Continuano furbescamente a confon­dere alta velocità (che è cosa per po­chi passeggeri) con il trasporto merci. Il corridoio Adriatico-Baltico è essen­zialmente per le merci. Ed è per que­ste merci che lì si incentra l'interesse di Unicredit e Maersk. Il Corridoio V è ad alta velocità (passeggeri) e alta ca­pacità (merci). Ma mentre per l'alta capacità ha senso discutere, per l'alta velocità non si capisce chi dovrebbe mettere i miliardi per realizzare una nuova ferrovia per poche centinaia di passeggeri al giorno diretti a Milano, a Roma o a Monaco (in alternativa al­l'aereo e, quindi, con prezzi competi­tivi con questo). E, nella illusoria atte­sa di questa benedetta alta velocità, che non si sa chi mai dovrebbe paga­re, si ferma tutto perché Trieste non può subire un simile affronto! Conti­nuando a correre dietro alle farfalle noi perdiamo invece una opportunità reale».

Giancarlo Castellarin
[Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli]

Lettera pubblicata sul settimanale “La Vita Cattolica” – rubrica “Giornale aperto” – Venerdì 10 giugno 2011



domenica 15 maggio 2011

TAV: MORETTI E LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA




Dal sito internet del
WWF FRIULI  VENEZIA GIULIA



TAV


MORETTI E LA

SCOPERTA

DELL’ACQUA CALDA


di Dario Predonzan
(Reponsabile energia e trasporti
WWF Friuli Venezia Giulia)


12/5/211 – Il Wwf: “L’ad di Ferrovie dello Stato ha detto cose che tutti gli esperti sanno da tempo: l’alta velocità tra Venezia e Trieste non ha senso perché non c’è un bacino di passeggeri sufficiente”

In fondo, cos’ha detto l’ad di FS, ing. Mauro Moretti, nell’ormai famosa intervista al direttore del PICCOLO del 29 aprile scorso? Cose che tutti gli esperti (quelli veri) di ferrovie sanno da tempo: i treni ad alta velocità non hanno senso se non c’è un bacino di passeggeri sufficiente, perché servono ad unire tra loro grandi città o sistemi metropolitani.
E di sistemi del genere, nella pianura padano - veneta, ad est di Milano, c’è soltanto l’area Padova-Mestre-Venezia (con l’aeroporto di Tessera). Né Trieste, né Lubiana, hanno una dimensione adeguata a giustificare una linea da 300 km/h, laddove basterebbe al massimo un quadruplicamento da 200 km/h che “costa molto meno e dà maggiore servizio al territorio”. E fa anche meno danni all’ambiente, aggiungo io.

Moretti ha detto poi, cosa anche questa ben nota, che “oltre confine non ci sono ancora neppure le progettazioni preliminari”, anche perché – com’è arcinoto – la Slovenia è molto più interessata al raddoppio della linea per il Porto di Capodistria ed ha difficoltà ancora maggiori dell’Italia, nel reperire le somme enormi richieste dalla costruzione dell’ormai mitico “Corridoio V”.

Poi Moretti ha ricordato che la domanda di mobilità su ferro sta crescendo sulla linea Pontebbana, verso Vienna ed i mercati del Nord Europa, linea che però – ancorché moderna (è stata inaugurata nel 2000) – “fa 30/35 treni al giorno e ne potrebbe fare 300”.
Intanto, è il caso di aggiungere, la parallela autostrada A23 scoppia di traffico, che in buona parte potrebbe andare su ferro, se FS lo volesse ed organizzasse in modo decente i propri servizi merci e passeggeri.

Per aver detto queste cose in un impeto di sincerità, Moretti ha scatenato però un coro di proteste indignate bypartisan da quasi tutto il mondo politico regionale e da quello economico. Tondo, Riccardi, Serracchiani, Bassa Poropat, Bandelli e il presidente regionale di Confindustria, Calligaris, hanno infatti ripetuto l’abusato ritornello: la regione non può essere tagliata fuori perché è un “ponte strategico”, la TAV è indispensabile al funzionamento dei porti (!), le forze politiche devono ribellarsi all’ipotesi di Moretti, ecc.
Dimenticando tutti, al solito, di dire che la TAV (progettata con parametri adatti solo ai treni passeggeri veloci) non ha nulla a che fare con il trasporto merci, che la capacità delle linee ferroviarie attuali è più che adeguata ai volumi di traffico generati dai porti del Friuli Venezia Giulia, e così via.

Curiosamente, le reazioni indignate hanno omesso di intervenire su altre due importanti dichiarazioni di Moretti: quella in cui denuncia le gravi difficoltà finanziarie in cui il sistema perverso dei general contractor (voluto da Confidustria e dalle grandi imprese di costruzioni, con l’avallo del Governo) ha lasciato FS, favorendo la crescita fuori controllo dei costi delle infrastrutture. E soprattutto quella in cui Moretti ricordava di aver presentato quattro anni fa un progetto di infrastrutturazione ferroviaria del Porto di Trieste (in particolare per il Molo V e VII e per il riuso della stazione di Campo Marzio), senza ottenere alcuna risposta dall’Authority portuale: nessuno pensa di chiedere lumi in merito all’allora presidente Boniciolli?

Tuttavia, la levata di scudi ha ottenuto il risultato di far fare a Moretti una precipitosa marcia indietro: sincero sì, ma coraggioso solo per l’espace d’un matin.
L’agenzia stampa di FS (FSNews) aveva pubblicato infatti il 28 aprile una sintesi delle dichiarazioni dell’ad di FS, che sostanzialmente coincideva con quanto pubblicato il giorno dopo sul PICCOLO.
Il 29 aprile, invece, viste le reazioni suscitate, FSNews smentiva che Moretti avesse mai rilasciato interviste in esclusiva al PICCOLO, il quale avrebbe forzato l’interpretazione delle sue parole titolando “TAV a Venezia nel 2019, a Trieste mai”.
Eppure il Direttore Possamai aveva solo fatto fino in fondo il suo mestiere (non è cosa da tutti, oggi, nei media italiani…): chissà quante proteste saranno arrivate anche a lui!
Rimane l’amarezza per il fatto che tanti personaggi “importanti” continuino ad illudere l’opinione pubblica (e forse anche sé stessi), sventolando il feticcio della TAV e rifiutando nel contempo di fare i conti con i dati di fatto, noti da sempre e ora sottolineati anche da Moretti.

Ringraziando per l’ospitalità che spero possa essermi concessa, porgo i più distinti saluti


Dario Predonzan
Responsabile energia e trasporti
WWF Friuli Venezia Giulia