LA
PROGRAMMAZIONE
DELLE UTI.
DELLE UTI.
MA
DOV’È LA RIFORMA?
di
SANDRO
FABBRO
16
gennaio 2018
Qualche anno fa ho sostenuto che le Unioni Territoriali Intercomunali (le famose UTI), per come erano nate e per come erano configurate, non costituivano un nuovo e utile livello di governo del territorio. Il recente piano di investimenti triennale (cfr. MV del 9 gennaio 2018) mi conferma tale ipotesi.
L’Intesa
di qualche giorno fa, tra Regione e UTI, per 147 milioni di euro in
tre anni, permette infatti di fare una prima valutazione dell’utilità
delle UTI dal punto di vista programmatico. Si tratta di ben
265 interventi per una media di 120 euro/abitante, 550mila euro a
intervento (costo, per capirsi, di una rotatoria stradale), 680mila
euro per Comune (costo di una rotatoria un po’ più grande), 8ml
per ciascuna UTI. Le dotazioni medie unitarie non sono quindi
significative ma potevano comunque innescare una riqualificazione
della spesa regionale sul territorio. Se
si guarda al tipo di interventi ed alla loro dimensione reale, si
scopre, invece, che si tratta di interventi -tutti magari utili-, ma
che potevano essere realizzati benissimo dai Comuni
(con gli opportuni supporti di personale tecnico, eventualmente). Gli
interventi previsti sono, infatti, più numerosi dei Comuni e, per la
gran parte, puntiformi: rotatorie e incroci sulla viabilità
ordinaria; manutenzioni straordinarie, ristrutturazioni di edifici
comunali, riqualificazioni di impianti sportivi, sempre comunali;
piccoli percorsi ciclopedonali; recuperi di singoli edifici storici.
All’apparenza, nulla di negativo, certo. Ma
dov’è l’area vasta? Solo nel “Friuli centrale”,
in quella della Carnia e in quella delle Dolomiti friulane, si nota
qualche timida intenzionalità di intervento più ampio e
sistematico. Per il resto le proposte
sono tutte di scala esclusivamente comunale. Le poste
più consistenti si trovano naturalmente nelle opere viarie
(rotatorie e incroci) e su alcuni interventi di sistemazione
idrogeologica (5ml a per un tratto di costa a Muggia) o sugli
impianti sportivi (4ml per un intervento nella “Bassa friulana”).
Ma si tratta sempre di opere di interesse strettamente comunale.
Dunque,
qual è la ratio di questo piano di investimenti triennali di “area
vasta” visto che si tratta di opere al 90% minuscole e di interesse
comunale? Dove sono, per esempio,
l’autosufficienza energetica, la gestione dell’acqua a fini
idroelettrici, la mobilità sostenibile ed il trasferimento modale
dall’auto al trasporto pubblico, i servizi alle famiglie e
soprattutto alla residenzialità di anziani e giovani, la
riqualificazione delle aree degradate o abbandonate, gli interventi
per la sicurezza idrogeologica e l’adattamento al cambiamento
climatico, e, perché no, le nuove opportunità di lavoro e
occupazione che ne possono derivare? Mi si dirà: “ma i 265
interventi comporteranno anche numerosi cantieri”. Certo! Ma sono
cantieri che potevano essere aperti anche dai Comuni (assicurando, ai
più piccoli, le strutture tecniche per poterlo fare). Quindi, dov’è
la riforma delle UTI se i Comuni sono stati espropriati di proprie
“naturali” competenze che potevano esercitare da soli?
La
conclusione che si potrebbe trarre da questa prima analisi è che, in
questa programmazione, non si vede alcuna riforma della spesa
pubblica regionale sul territorio e non si vede neppure un “progetto
di territorio” da parte della Regione. Come
sostenevo qualche anno fa : ”Le 18 UTI della legge
regionale 26/2014
non sono né aggregazioni dal basso (anche se la maggioranza dei
Comuni vi ha aderito senza particolari resistenze) né aree vaste
strutturate per politiche di sviluppo territoriale” perché
sono troppe e perché “alcune Unioni includono comuni “esterni”
al sistema locale e altre escludono comuni da sempre “interni” al
sistema locale. I Comuni si sentono
inoltre “espropriati” di loro competenze, a vantaggio delle
Unioni, mentre la Regione, di suo, ci ha messo molto poco. L’idea
di territorio che emerge da queste UTI è, quindi, quella di un
territorio fatto di comunità locali un po’ artificiali, destinate
a gestire servizi comunali in riduzione e senza alcuna capacità di
incidere sul futuro dei territori” (MV del
21/12/2015). L’analisi fatta in precedenza conferma questa
posizione espressa in tempi non sospetti.
Per la prossima legislatura bisognerà pensare ad una drastica revisione delle UTI. È oggetto di discussione se rendere facoltativa l’adesione. Ma, in ogni caso, bisognerà ridurle di numero, modificarne, dove non funziona, la composizione e soprattutto rivederne a fondo la missione, nella direzione, in primis, di restituzione di funzioni (e adeguate capacità operative) ai Comuni e di forte trasferimento, alle UTI, di poteri e competenze oggi accentrati nella Regione.
Prof. Sandro
Fabbro
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Il documento a firma del Prof. Sandro Fabbro è stato pubblicato come Post su "Facebook - Patto per l'autonomia”, il 16 gennaio 2018.
La Redazione del Blog ringrazia
il Prof. Sandro Fabbro – docente
dell'Università di Udine
– per averle concesso la pubblicazione della sua ottima e condivisibile analisi politica.
LA
REDAZIONE DEL BLOG
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DOCUMENTI
Legge regionale Friuli-VG 26/2014
CAPO II
COSTITUZIONE DELLE UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI
Art. 5
(Unioni territoriali intercomunali)
1. Le Unioni territoriali intercomunali sono enti locali dotati di personalità giuridica, aventi natura di unioni di Comuni, istituiti dalla presente legge per l'esercizio coordinato di funzioni e servizi comunali, sovracomunali e di area vasta, nonché per lo sviluppo territoriale, economico e sociale. (....)
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Sentenza della Corte Costituzionale
nr. 50 del 2015
Il D.Lgs. 267/2000 definisce le Unioni di Comuni come un ente locale, ma la sentenza della Corte costituzionale n. 50 del 2015 ha chiarito che si tratta di una "forma istituzionale di associazione tra Comuni" e non un nuovo ente locale.
Copia/incolla dalla Sentenza della Corte costituzionale nr. 50 del 2015:
« Tali unioni − risolvendosi in forme istituzionali di associazione tra Comuni per l’esercizio congiunto di funzioni o servizi di loro competenza e non costituendo, perciò, al di là dell’impropria definizione sub comma 4 dell’art. 1, un ente territoriale ulteriore e diverso rispetto all’ente Comune – rientrano, infatti, nell’area di competenza statuale sub art. 117, secondo comma, lettera p), e non sono, di conseguenza, attratte nell’ambito di competenza residuale di cui al quarto comma dello stesso art. 117. »
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DOMANDA
Le UTI non sono dunque un ente locale (come da sentenza della Corte Costituzionale nr. 50/2015) e neppure "un ente territoriale ulteriore e diverso rispetto all'ente Comune" (come da sentenza della Corte Costituzionale nr. 50/2015).
Quando la Giunta Serracchiani terrà conto di questa importante sentenza della Consulta che definisce la natura giuridica/costituzionale delle Unioni dei Comuni (UTI da noi in regione) e modificherà conseguentemente la L.R. 26/2014 istitutiva delle UTI?
LA REDAZIONE DEL BLOG
