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lunedì 16 novembre 2015

REGIONE - ELETTRODOTTO TERNA REDIPUGLIA-UDINE OVEST: TERNA SI RIVOLGE AI MINISTERI....


REGIONE

ELETTRODOTTO TERNA

Redipuglia-Udine ovest

..........................

Eravamo rimasti alla sentenza

del Consiglio di Stato

del 23 luglio 2015

AVVERSA A TERNA   :          

ACCOLTO IL RICORSO PER:
"VIZI DI ECCESSO DI POTERE
 E DIFETTO DI MOTIVAZIONE"







"Copia e incolla"
dalla sentenza del Consiglio di Stato
del  23 luglio 2015

(...)
15. Nel merito l’appello merita accoglimento.

Risulta fondato, in particolare, il secondo motivo di appello con cui si deducono, sotto diversi profili, vizi di eccesso di potere e difetto di motivazione in relazione al provvedimento con il quale il Ministero per i beni e le attività culturali (nota prot. 6440 del 24 febbraio 2011), (...)





E OGGI?

Dal sito del settimanale

LA VITA CATTOLICA


12.11.2015

Elettrodotto,
Terna annuncia agli azionisti
 un "inciucio romano"


"Il 2 ottobre 2015 Terna ha trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico la documentazione necessaria a sanare il vizio contestato" del megaelettrodotto Redipuglia-Udine Ovest: con questa frase sibillina il gestore elettrico nazionale, nel presentare la trimestrale giugno-settembre 2015, sotto la voce "Fatti rilevanti del terzo trimestre" si dice ottimista sulla risoluzione del sequestro dell'infrastruttura, ottenuto dal Comitato per la vita del Friuli rurale (che ha raccolto l'adesione di oltre 250 agricoltori) e dai 7 Comuni (Basiliano, Lestizza, Mortegliano, Pavia di Udine, Palmanova, Trivignano Udinese e San Vito al Torre) che avevano presentato ricorso prima al Tribunale amministrativo regionale del Lazio (l'impugnativa riguardava l'autorizzazione ministeriale) e poi al Consiglio di Stato.
In pratica quello iniziato da Terna è un processo di "rideterminazione": si richiedono di nuovo i pareri a tutti gli enti coinvolti, in pratica si rifà da capo tutto l'iter per sanarlo.  
Molto "interessante" la descrizione dell'accaduto che Terna fa ai suoi investitori e stakeholder: "Il 24 luglio 2015 è stata emessa la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha bloccato per un presunto vizio autorizzativo l’elettrodotto aereo Udine Ovest – Redipuglia, in avanzata fase realizzativa. Si tratta di un’opera strategica per la sicurezza elettrica del Friuli-Venezia Giulia. In particolare, la sentenzache non ha in alcun modo bocciato l’opera né la sua importanza - ha contestato alcune modalità nel rilascio del parere positivo del Ministero dei Beni Culturali, uno dei 50 pareri favorevoli già acquisiti sull’opera".

Insomma, un'inezia.

Le cose però non stanno proprio così. La sentenza del Consiglio di Stato non è basata su carenze formali ma su un'opera che i legali dei ricorrenti hanno definito "macroscopicamente illegittima". Sulla base dei rapporti della Soprintendenza regionale, quest'opera non solo "era incompatibile con il paesaggio", ma si configurava come deturpamento dell'ambiente, reato sancito dal codice penale.

Tutto il processo autorizzativo è stato annullato, a partire dalla dichiarazione di pubblica utilità, presupposto per gli espropri. L’opera quindi andrebbe abbattuta.
A dispetto delle dichiarazioni bellicose post sentenza, non c'è traccia di un fantomatico ricorso di Terna in Cassazione, ma l'azienda sta cercando di farsi rilasciare una autorizzazione "ex novo" dai ministeri romani. Una procedura di certo non trasparente (non si sa quali siano le "integrazioni" presentate, dal momento che l'elettrodotto è già costruito e ben poco si può integrare) che lascia in bocca l'amaro sapore di un inciucio romano.
Ora la battaglia si torna ad infiammare, com'era prevedibile. Poteri forti che vogliono colonizzare il Friuli per i proprio interessi contro abitanti e comuni della Bassa Friulana che si battono contro l'ecomostro.
Molto interessante è capire quale sarà il parere della Soprintenza che nel frattempo ha cambiato i suoi vertici. E altrettanto interessante sarà il parere della Regione, che di recente ha bocciato i mega elettrodotti aerei transfrontalieri verso Austria e Slovenia causa il loro eccessivo impatto ambientale.
Ora, di fronte ad un nuovo parere sul Redipuglia-Udine Ovest, cosa farà?
Roberto Pensa

giovedì 17 ottobre 2013

ELETTRODOTTI - BASTA ADEGUARSI A CIO' CHE SERVE A TERNA !



ELETTRODOTTI
BASTA ADEGUARSI
A CIO’ CHE SERVE A TERNA !

Il Gazzettino – Udine – 15 ottobre 2013 – L’intervento.
ELETTRODOTTO – LA PARTITA NON E’ FINITA

(…) La seconda, legata alla supposta valenza strategica di quest’opera per il Friuli, riproponeva in chiave più moderna, un’antica ferita: quella delle servitù addossate a noi per interessi di caratteri ben più ampio. Che l’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest si faccia per mettere in sicurezza i fabbisogni energetici della nostra “Piccola Patria”, accontenta gli adolescenti e i puri di spirito. L’opera ha valore assoluto per Terna, per il suo progetto di leadership europea, per la rete di connessioni che congiungerebbe l’Est, produttore di energia, con il resto della Comunità, che energia domanda  (…)

FERDINANDO CESCHIA  -
Segretario provinciale della UIL di Udine

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Cisl e Uil: «Elettrodotto? Così non va»

I segretari Muradore e Ceschia invitano la Serracchiani «a rimettere tutto in gioco e ripensare al tracciato vicino all’A4»
di Maura Delle Case

(…) E perché no, interrato. Per Muradore e Ceschia infatti non solo si può. Si deve. «A costo di farlo pagare un centesimo in più sulla bolletta, con una tassa di scopo vera, perché – denuncia il segretario di Cisl Udine - tanto per non dimenticarcelo, l’elettrodotto con i piloni alti 80 metri lo pagheremo comunque noi in bolletta». La richiesta del sindacato, da sempre ostile alla maxi opera ritenuta inutile ai fini energetici e dannosa dal punto di vista ambientale e paesaggistico, è dunque chiara: se l’elettrodotto dev’essere realizzato, almeno lo si faccia vicino all’autostrada. La sfida alla presidente Serracchiani, «che ci aveva promesso un metodo diverso», è lanciata. La parola d’ordine, per il sindacato, è partecipazione. (…)

Primo il fabbisogno energetico. «Bisognerebbe però dire che non si tratta di quello del Fvg dove di energia ne abbiamo a sufficienza, come dimostrano gli stessi dati in possesso di Terna, e dove oggi, complice la crisi, le necessità sono anzi decresciute». Abs? «Basterebbe una linea interrata di 6 chilometri per garantire il sito dal rischio di uno stop produttivo», taglia corto Muradore.

D’altro canto ci sono pesanti costi per il territorio. «Piloni alti 80 metri...non vengano a raccontarci che sono poco impattanti – concludono i sindacalisti -. A rimetterci è la bellezza del nostro territorio che non è solo una banale questione estetica, ma costituisce un’importante occasione economica.
Chi dice che l’elettrodotto non sarà impattante sa di dire una mostruosità».

Messaggero Veneto – 13 ottobre 2013

LEGGI TUTTO L’ARTICOLO:
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L’eletttrodotto
dai troppi perché
ancora sospesi

di Andrea Valcic

IL GAZZETTINO – domenica 13 ottobre 2013  - LA CJACARADE

Il punto interrogativo verrà posto alla fine come l'incipit che consiste in un unico perché. Così deve essere dopo la firma apposta dalla presidente Serracchiani alla convenzione con Terna per la realizzazione dell'elettrodotto Redipuglia-Udine ovest, visti i tanti dubbi che tale opera continua a suscitare tra popolazione e amministratori locali. Cominciamo dalla constatazione che invece il rigassificatore di Zaule, non si farà. La Regione ha fatto marcia indietro, rimangiandosi il ruolo strategico dell'impianto.

I dietro front si danno solo per Trieste, per il Friuli gli ordini non si discutono. Nessun dubbio nemmeno per la richiesta di interramento della linea: si sono prese per oro colato le argomentazioni di Terna, mentre la stessa, in Piemonte, ha accettato la condizione per un tratto ben più lungo.

Una diversa "pesatura" anche da parte di Ww/e Legambiente, la cui "lotta continua" riguarda sempre e comunque strategie energetiche di tante società ad esclusione di Terna.

Infine gli industriali friulani disposti a minacciare delocalizazioni devastanti se non si fosse realizzato l'elettrodotto: è possibile avere la quota esatta di quanta energia verrà utilizzata in loco e quale sarà il suo costo? Alla fine dunque arriva il grande punto interrogativo: questi tralicci che vantaggi porteranno al Friuli e a che prezzo per ambiente e agricoltura ?

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giovedì 17 gennaio 2013

ACCIAIO, TRALICCI E CAMBIALI DA PAGARE di ROBERTO PENSA


ACCIAIO, TRALICCI
E
CAMBIALI DA PAGARE

Editoriale di ROBERTO PENSA
Settimanale dell'Arcidiocesi di Udine
LA VITA CATTOLICA
giovedì 10 gennaio 2013


Arriva la fine della legislatura, ed è tempo di riscuotere le cambiali di consenso a suo tempo firmate dai politici.
Così il 2013 si è aperto con una esplicita dichiarazione del cavaliere del lavoro Andrea Pittini, prontamente diffusa dai più importanti mass media regionali senza alcun tipo di contradditorio: «Non ci fanno realizzare l'elettrodotto Würmlach-Somplago - ha detto in estrema sintesi fondatore delle acciaierie di Rivoli di Osoppo - e per questo l'energia costa troppo. Potremmo delocalizzare alcune produzioni».
Il monito colpisce nel segno. Passano pochi giorni - poche ore...- e l'assessore regionale Sandra Savino assicura che l'ok tecnico della Regione all'elettrodotto che attraverserà la frontiera italo-austriaca arriverà entro metà gennaio.

Solo un cenno, di sfuggita, dell'assessore, sulla grande mobilitazione di migliaia di persone contro il progetto di questa infrastruttura aerea che modificherà  per 35 km il paesaggio della valle del Bût con tralicci alti anche 60 metri: «Nell’ultima finanziaria noi abbiamo previsto un piano di compensazioni ben preciso per i territori che subiscono impatti ambientali per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche », taglia corto Savino.

Si tratta di un metodo ben tristemente noto in Italia, a cui tanto deve l'attuale crisi. Quando un'industria o un settore economico ha un problema, non si va ad analizzarne e ad aggredirne le cause, ma si cerca di assicurare per vie traverse compensazioni e rendite di posizione che possano rimediare in «altra» maniera agli svantaggi di competitività, per convincere gli imprenditori a «tenere duro». Il settore dell'auto è emblematico: da decenni l'industria nazionale arranca a star dietro alla qualità e ai costi dei concorrenti, ma invece di agire sulle cause (il mercato del lavoro, la ricerca, la qualità, la logistica...), si è preferito «dopare» la domanda di auto «made in Italy» con «incentivi ecologici», incentivi «per lo sviluppo del Sud» e così via...

La politica energetica del Friuli-Venezia Giulia segue questo disastroso assioma. A partire dal fatto che la Regione non conosce nemmeno i termini reali del problema: non esiste, infatti, un Piano energetico regionale che analizzi la situazione e detti scelte strategiche. È come se la Saf affidasse il servizio di trasporto pubblico regionale ad autisti che guidano bendati... girando il volante solo sulla base del loro istinto o dei suggerimenti dei passeggeri seduti in prima fila!

Così, di fronte ad un problema reale (in Italia l'energia costa il 30% in più che all'estero), nell'impossibilità e/o nell'incapacità di incidere realmente su di esso, si inventano le «scorciatoie»: i nostri imprenditori continuino pure a pagare le loro bollette stratosferiche, la politica gli assicurerà un modo «facile» di fare utili su un altro versante in modo da compensarli.

Tutti sanno che l'elettrodotto Würmlach-Somplago non può incidere in alcun modo sul costo dell'energia. Il realizzatore dell'infrastuttura, per ovvie regole di contrasto alla concorrenza sleale tra imprese, non potrà utilizzare direttamente o vendere alle imprese del Friuli-Venezia Giulia l'elettricità più a buon mercato importata dall'Austria. Queste quantità andranno vendute alla borsa elettrica italiana: gioveranno sicuramente al sistema complessivo, ma essendo molto piccole rispetto al fabbisogno nazionale, provocheranno solo una piccola diminuzione dei costi dell'energia che si «spalmerà» su tutti i compratori, dalla Sicilia all'Alto Adige.

Perché allora Pittini, Fantoni e Burgo, insieme all'Enel, insistono tanto per questo elettrodotto? Perché è un investimento che darà a loro - ma solo a loro, e non al sistema economico friulano nel suo complesso - una buona redditività, e questo servirà a «compensarli» dello svantaggio in termini di bolletta energetica rispetto ai concorrenti esteri.

Nulla di male, né tanto meno di illegale, dal punto di vista di un imprenditore. Disastroso, invece, sul versante della politica.

Per rendere bene e velocemente, l'elettrodotto va fatto nel modo più semplice e meno costoso. Quindi aereo, ignorando invece le tecniche interrate che ormai sono uno «standard», specie nelle valli alpine con potenzialità turistiche e paesaggistiche, come è senza dubbio quella del Bût.

Costano di più, è vero, ma sono assolutamente sostenibili dal punto di vista economico, anche considerando che l'Unione Europea «premierebbe» una scelta ambientalmente più sostenibile aumentando la durata della concessione ai privati dell'elettrodotto (che, dopo un certo numero di anni, stabiliti dalla Ue, deve tornare infrastruttura pubblica).

Ma bisogna fare cassa, presto e tanto.

Quindi la politica sceglie di essere forte coi deboli (i territori della montagna) e debole coi forti (la grande impresa).

Questo merita di essere un tema centrale nell'imminente campagna elettorale. Ma non si pensi che basti non votare alle prossime elezioni l'attuale giunta regionale. Quella precedente di centrosinistra, guidata dall'industriale Riccardo IIly, esprimeva le stesse posizioni; Lodovico Sonego, il battagliero assessore all’Energia di quel tempo, convintamente pro elettrodotti, è candidato ai primi posti nelle liste del Pd alle prossime elezioni parlamentari.

A proposito, volete sapere davvero perché l'energia costa tanto in Italia?

A parte discorsi già noti come la struttura ancora oligopolistica della distribuzione nazionale del gas, guardatevi su internet (www.report.rai.it) la puntata di «Report» del 16 dicembre scorso, dal titolo «Ritardi con Eni».

Il nostro paese consuma 78 miliardi di metri cubi di gas all'anno, 20 dei quali ci arrivano dalla Russia. E ci costano molto. Tra i principali imputati i contratti di lungo termine con la Russia, i cosiddetti «take or pay», conclusi per motivi politici più che economici.

Il 10 ottobre scorso è stato comunicato al Senato che il «take or pay», la clausola per cui prenoti il gas, ma se non lo ritiri lo paghi lo stesso, costa 1,5 miliardi di euro all'Eni. Il cui presidente Scaroni ha proposto che parte di questa cifra gravi sui conti dello Stato.

roberto pensa


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E QUESTA LA RISPOSTA
DELLA
MONTAGNA FRIULANA

Il no dei sindaci all'elettrodotto nella Valle del But
«Vogliamo il bene del nostro territorio e della nostra gente»

Comunicato dei Sindaci dei Comuni della valle del But

Sull’elettrodotto Würmlach-Somplago la stampa locale ha recentemente riportato
alcune dichiarazioni di un anonimo responsabile del procedimento, dell’Assessore all’ambiente , energia e politiche della montagna Sandra Savino e del cavaliere Andrea Pittini.

Tali dichiarazioni ci hanno sorpreso in quanto abbiamo saputo dal giornale ciò che in un corretto rapporto istituzionale, quali Sindaci legittimi rappresentanti di un territorio attraversato dall’elettrodotto, avremmo dovuto sapere anticipatamente e direttamente dall’Istituzione Regione.

Tale modo è offensivo ed un segnale di uno scorretto modo di agire improntato al centralismo.

Circa le citate dichiarazioni ed al progetto di elettrodotto aereo noi Sindaci abbiamo alcune domande da porre ed alcune cose da dichiarare.

L’anonimo responsabile del procedimento ha affermato che la Regione ha tutta l’intenzione di dare il parere favorevole e – addirittura - che “lo studio presentato da Stefano Filacorda, dell’Università di Udine ha dimostrato che l’impatto dell’impianto sulla fauna selvatica tende allo zero. Dunque daremo il parere favorevole”

Ci chiediamo come mai tale parere favorevole venga anticipato da un tecnico e non dal responsabile politico della Regione.

Dall’Università di Udine, nata dal terremoto per volontà dei friulani perché fosse al servizio del Friuli, ci saremmo aspettati che studiasse più l’impatto dell’elettrodotto-mostro sul nostro territorio e sulla popolazione che quello sulla “fauna selvatica”!

Circa le dichiarazioni dell’Assessore Savino sulle “esigenze dei territori, che devono essere gratificati” precisiamo, quali legittimi rappresentanti dei cittadini e dei territori dei nostri Comuni, che né detti territori né detti cittadini sono a disposizione degli interessi di un imprenditore privato che vuole costruirsi un “merchand line” e tantomeno sono in vendita.

Abbiamo apprezzato la dichiarazione del cavaliere Pittini di elogio dei suoi dipendenti, di voler loro bene, di non tradirli mai.

Ebbene, anche noi Sindaci, tanto più per aver ricevuto con il voto la fiducia dei nostri cittadini, elogiamo l’operosità passata e presente degli abitanti della nostra valle,
dichiariamo di voler bene anche noi al nostro territorio ed alla nostra gente e di non tradirla.

Gente che merita tutto il rispetto nostro, dei governanti della Regione, dello Stato, dello stesso cavaliere Pittini.

Gente che ripetutamente, fermamente e civilmente ha espresso la propria volontà: che l’elettrodotto, aereo non si deve fare.

Valle del But, 05 gennaio 2013

I Sindaci di Cercivento, Ligosullo, Treppo C.co, Arta Terme, Sutrio, Paluzza

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