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sabato 29 marzo 2014

PARLAMENTO - PROVINCE: IL GRANDE IMBROGLIO, SI RIDUCE LA DEMOCRAZIA E AUMENTANO I COSTI




PARLAMENTO

PROVINCE:

IL GRANDE IMBROGLIO,

SI RIDUCE LA DEMOCRAZIA

E AUMENTANO I COSTI

..........



DAL QUOTIDIANO “IL SOLE24 ORE”:

Ecco le Province 2.0: assemblee di sindaci non retribuiti e (quasi) senza poteri


di Eugenio Bruno


(...) IL NODO DEI RISPARMI

Con un tweet inviato ieri sera il premier Matteo Renzi si è concentrato sui 3mila consiglieri provinciali che scompariranno con la riforma. E il suo riferimento non è casuale, visto che al momento quello è l'unico risparmio certo prodotto dal ddl Delrio. Che oscillerà tra i 100 e i 150 milioni riconosciuti anche dall'Upi a cui si potrebbero aggiungere i circa 300 milioni di mancato esborso per il fatto che non si tornerà alle urne in primavera nei 52 enti in scadenza. A fronte del miliardo più volte indicato come obiettivo a regime dall'Esecutivo. Ma per la commissione Bilancio del Senato il provvedimento potrebbe addirittura produrre nuovi costi. Nelle sette osservazioni al ddl presentate oggi la commissione ha sottolineato che «non può escludersi la duplicazione di costi e funzioni» dalla norma che «consente l'elezione diretta del sindaco e del Consiglio delle Città metropolitane». Evidenziando poi il rischio che il trasferimento di personale e funzioni delle Province ad altri enti territoriali possa «comportare costi, (….)

di Eugenio Bruno - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/i9hcQ

26 marzo 2014

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E I CACCIABOMBARDIERI F35 ?

INTOCCABILI ?

F35: indagine PD “Troppe criticità, ridimensionare programma”

20 marzo 2014, 09.52 · In Difesa
          
Cacciabombardieri F35

Il programma di acquisto dei cacciabombardieri F35 è incompatibile “con le esigenze della nostra finanza pubblica”. E’ quanto si legge nelle considerazioni conclusive” del gruppo PD in commissione Difesa alla Camera “sull’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma” promossa dal Parlamento e i cui risultati sono stati depositati a Montecitorio.
 “Per quanto riguarda il programma F35 – si legge nel documento presentato dal capogruppo in commissione Gian Piero Scanu – i molti dubbi che circondavano il medesimo hanno trovato nell’indagine conoscitiva la sede istituzionale più idonea a confermarli”. Al di là  delle “molteplici riserve tecniche e operative, che fonti governative statunitensi sovente evidenziano”, i risultati dell’indagine evidenziano che “lo schema di accordo non garantisce, dal punto di vista della qualità e del valore, ritorni industriali significativi”.
 
In conclusione il PD sostiene che “le tante criticità che segnano questo programma inducono a rinviare ogni attività contrattuale, in attesa che siano chiariti i molti limiti che gli stessi organismi statunitensi non mancano di sollevare formalmente. E comunque l’insieme di queste considerazioni milita nella direzione di un  significativo ridimensionamento degli schemi di accordo con la Lockheed Martin sul programma F35″. (Notizia su Ansa, Adnkronos, La Repubblica, La Stampa, Huffington Post)


...................

Dal settimanale LA FAMIGLIA CRISTIANA

ARMI : F35, BUGIE D'ALTA QUOTA
 
19.10.2012



L'aumento è notevole: da 80 a 127,3 milioni di dollari per aereo. Se va bene. Perché in una variante più sofisticata si arriva a 137,1 milioni per velivolo.
Mica poco in tempo di spending review. (…)
 

martedì 4 marzo 2014

NO all'abolizione delle province !



NO all'abolizione

delle province!
 

Comunicato Stampa
 
del
 
Comitato per l'autonomia e
il rilancio del Friuli


 
Di fronte alla pubblicazione del corposo documento dell'assessore regionale Panontin a sostegno dell'abolizione delle province e all'avvio del percorso legislativo per la loro abolizione dobbiamo dire, ancora una volta, che non ci convincono nè le motivazioni nè i metodi nè le cifre sui costi e risparmi in gran parte incomprensibili, e questo è quantomeno sospettoso.

In una regione come il Friuli-Venezia Giulia dove la storia e l'identità friulana dovrebbe pur insegnare qualcosa, andare a mettere mano a autonomie locali, confini e quant'altro richiederebbe almeno un po' di prudenza e chiarezza.

Innanzitutto, visto il parere di autorevoli costituzionalisti, riteniamo che non si possa intervenire sulle Province con legge ordinaria e che sarebbe prima necessaria la modifica della Costituzione. E ciò significa che, per la nostra Regione, è necessario modificare lo Statuto prima (e non dopo) di qualunque passaggio legislativo.

Dunque serietà vorrebbe che in piazza Oberdan a Trieste ci si limitasse, eventualmente, ad una mozione rivolta al Parlamento affinché cambi la Costituzione (e lo Statuto) per poi prenderne atto e, prudentemente, applicare le nuove norme costituzionali.Ma poi serve davvero abolire le province per risparmiare un po' di denaro pubblico?Ed è poi vero che si otterrebbe uno snellimento burocratico e amministrativo, come va dicendo l’Assessore Panontin? O piuttosto avremo un notevole aumento dei costi del personale, caos istituzionale ed un pesantissimo accentramento nell’Ente regione come molti analisti vanno dichiarando?

Bisogna infatti prioritariamente chiedersi se, in caso di soppressione dell’Ente, le funzioni andranno ai Comuni o se invece non verrano assorbite dalla Regione, dando vita ad una nuova forma di accentramento.

Sono temi che vanno affrontati senza radicalismi e con molta oggettività, con la necessaria prudenza e senza distruggere ciò che può essere ancora valido. Il dibattito, a giudizio del Comitato, deve andare comunque molto oltre queste riflessioni per ragionare in primis sulla Regione, impostando un nuovo progetto istituzionale.

Un progetto che dovrebbe imperniarsi su una Regione “snella”, “leggera”, “non accentrata”, fortemente caratterizzata sui suoi compiti “centrali” ed “esclusivi” che attengono alla attività legislativa, all’alta programmazione, all’alto indirizzo, con l’attribuzione delle funzioni amministrative, avuto riguardo della loro natura e portata, al sistema delle autonomie locali.

Tenendo in evidenza anche il pronunciamento dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa in favore del diritto delle minoranze linguistiche riconosciute che vivono in regione (friulanofoni, slovenofoni e geermanofoni) a disporre di autorità locali od autonome, tra l'altro in attuazione della legge del vigente Statuto.

Per il coordinamento delle funzioni delle Provincie avevamo proposto a suo tempo l'Assemblea delle Provincie. Oggi potremmo chiamarla Confederazione delle Provincie, per dare un senso di maggior rispetto delle singole identità. Per questo è importante che si apra un confronto puntuale nell'opinione pubblica su questo tema, altrimenti poi saranno i cittadini a pagare le scelte sbagliate della politica in termini di costi e di disservizi.

Tempo fa si era pensato ad un referendum: perchè non cominciare da lì? Almeno si aprirebbe un dibattito serio nel rispetto della democrazia. Scelte importanti come la modifica dello Statuto di autonomia, la cancellazione di Enti previsti dalla Costituzione e democraticamente eletti, non possono essere calate dall’alto, decise da pochi: sarebbe un grave segnale di involuzione democratica. E poi, ancora, è certo che le popolazioni regionali vogliano la cancellazione delle “loro” provincie” o piuttosto vogliono una rivisitazione di tutte le autonomie locali incluso l’Ente regione considerato – e a ragione - la fonte primaria degli sprechi finanziari?

Procedere ora con una legge regionale vuol dire mettere il carro davanti ai buoi, fare i primi della classe a spese dei friulani poichè, con la scomparsa delle Province, si determinerà nel Friuli-Venezia Giulia uno squilibrio “geopolitico” in particolare con la perdita di presenza politico-istituzionale dell'area friulana. Non basta cioè togliere un po' di mattoni da un muro per fare una porta, ci vuole una nuova architrave e questa nuova architrave dovrebbe essere data dal trasferimento della capitale della Regione a Udine e la contemporanea istituzione dell'area metropolitana o di un'analoga forma amministrativa a Trieste (ma già qui i piccoli interessi di bottega hanno bloccato la proposta in Consiglio regionale)

Ma la Politica regionale ha la forza di esaminare senza preconcetti questo tema ineludibile?

Sul tavolo della Politica vi sono dunque due opzioni possibili:
  • mantenere le provincie, razionalizzandone le competenze e coordinandole, per l'area al di qua del Timavo, in una Confederazione delle Provincie del Friuli,
  • abolirle, ma trasferendo la capitale regionale 
Serve una pausa di riflessione seria, una valutazione fuori dagli slogan, perchè l'abolizione delle Province, così com'è proposta oggi, non può che vederci contrari.

Udine, 6 febbraio 2014

per il “Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli”
il presidente
Paolo Fontanelli

domenica 19 gennaio 2014

ABOLIRE LE PROVINCE? UDINE CAPITALE !


Abolire
le province?

Udine capitale!

di Paolo Fontanelli

Stiamo assistendo all'avvio del percorso legislativo per l'abolizione delle provincie, "agnello sacrificale" sull'altare di un'ipotetico risparmio e stanno emergendo le dimenticanze e i disequilibri che si creeranno.

In realtà, visto il parere di autorevoli costituzionalisti e l'opinione recentemente espresso dallo stesso Letta che con legge ordinaria non si possa intervenire sulle Province vista la Costituzione vigente e che quindi sia necessaria la modifica della stessa e, per la nostra Regione, dello Statuto, prima (e non dopo) di qualunque passaggio legislativo. Dunque serietà vorrebbe che in piazza Oberdan a Trieste ci si limitasse eventualmente ad una mozione rivolta al Parlamento affinché cambi la Costituzione (e lo Statuto) per poi prenderne atto e, prudentemente, applicare le nuove norme costituzionali.

Altrimenti mettiamo il carro davanti ai buoi, facciamo i primi della classe a spese dei friulani senza nulla di concreto in cambio ed anzi con la scomparsa delle Province si determinerà nel Friuli-Venezia Giulia uno squilibrio “geopolitico” in particolare con la perdita di presenza politico-istituzionale (e quindi di potere) dell'area friulana. Il problema sta emergendo con forza, ha pesanti riflessi sul funzionamento e sui costi dell'intero sistema-regione e quindi va trovato un punto di bilanciamento.

Questo nuovo equilibrio potrebbe, o meglio dovrebbe, essere dato dal trasferimento della capitale della Regione a Udine e la contemporanea istituzione dell'area metropolitana (o di un'analoga forma amministrativa) a Trieste.

In questo modo avremo, finalmente, un'articolazione amministrativa regionale più coerente con la storia, le caratteristiche socio-economiche e culturali dei territori. Trieste potrebbe ottenere un riordino delle competenze amministrative ed urbanistiche quanto mai necessario per uno sviluppo della città nonché una definizione oggettiva delle risorse disponibili mentre l'area friulana non dovrebbe rivolgersi ad una capitale eccentrica e oggi ripiegata su se stessa per trovare un luogo ove poter vedere discusse le proprie esigenze.

E per evitare che Udine diventi la nuova Trieste, in termini di accentramento, si potrebbe completare il progetto con la riforme della legge elettorale regionale adottando quella oggi in uso nelle provincie. Tale legge garantisce la governabilità, la proporzionalità dei risultati e, soprattutto, il legame di ciascun eletto al proprio territorio grazie ai collegi uninominali.

Progressivamente il nostro territorio ridiventa, come un tempo e più di un tempo, luogo di servitù (da quelle militari di non lontana memoria a quelle del passaggio di ferrovie, autostrade, elettrodotti ecc. di oggi) espropriato del proprio patrimonio idrico ed impoverito nel sistema produttivo, forse è ora di osare nuove scelte. 

Paolo Fontanelli
già consigliere regionale VIII legislatura 
………………. 

L’intervento a firma di Paolo Fontanelli è stato pubblicato sul quotidiano IL GAZZETTINO di Udine, sabato 18 gennaio 2014.

L’intervento a firma di Paolo Fontanelli è stato pubblicato sul settimanale LA VITA CATTOLICA (Ud), giovedì 23 gennaio 2014.

martedì 22 ottobre 2013

PROVINCE, L'APPELLO DI 44 COSTITUZIONALISTI: NO A RIFORME DI PURA IMMAGINE, DANNI PROFONDI A DEMOCRAZIA.


Province,
l'appello di 44 costituzionalisti:
no a riforme di pura immagine,
danni profondi a democrazia.
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Dal sito internet dell’UPI
UNIONE PROVINCE ITALIANE

Si a riforma delle autonomie locali condivisa ed efficace, con un approccio coerente e di sistema, senza strappi, senza operazioni di pura immagine, destinate a produrre danni profondi e duraturi sulla democrazia locale.

Sono 44, ma il numero è destinato a crescere, i professori ordinari di materie giuspubblicistiche che hanno deciso di inviare alle Commissioni affari costituzionali del Parlamento e a tutti i gruppi parlamentari un appello, per richiamare le forze politiche ad affrontare la riforma del sistema delle autonomie locali in modo coerente e senza strappi, senza operazioni di pura immagine, destinate a produrre danni profondi e duraturi sull’efficacia, sull’efficienza e sulla tenuta democratica del nostro sistema autonomistico (…)



Per una riforma razionale del sistema delle autonomie locali

APPELLO

alle Commissioni Affari Costituzionali e ai Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica


Il sovrapporsi disordinato di provvedimenti di “riforma” del sistema delle autonomie locali (sul destino delle Province, sull’istituzione delle Città metropolitane, sulla riduzione della frammentazione territoriale dei Comuni) lascia disorientati, sia quanto al merito delle politiche di riorganizzazione tentate, sia quanto alla loro legittimità costituzionale. Siamo consapevoli che una radicata campagna di opinione vede con sospetto ogni ipotesi che venga rappresentata come di “conservazione” dell’esistente. Ma non possiamo sottrarci al dovere, scientifico prima che morale, di richiamare tutte le forze politiche e la società civile, le imprese, le forze intellettuali del nostro Paese ad una riflessione attenta e condivisa.

Quanto al destino delle Province – oltre a ricordare che la Corte costituzionale ha dichiarato la incostituzionalità (con la sentenza n. 220/13) dei confusi e contraddittori provvedimenti degli ultimi governi, perché approvati con atti di urgenza (decreti-legge) – riteniamo che non si possa comunque con legge ordinaria sopprimere le funzioni di area vasta delle Province e attribuirle a Regioni e Comuni, né trasformare gli organi di governo da direttamente a indirettamente elettivi, né rivedere con una legge generale gli ambiti territoriali di tutte le Province. Non si possono, infatti, svuotare di funzioni enti costituzionalmente previsti e costitutivi della Repubblica (art. 114), né eliminare la diretta responsabilità politica dei loro organi di governo nei confronti dei cittadini, trasformando surrettiziamente la Provincia in un ente associativo tra i Comuni, mentre le funzioni da svolgere non sono comunali. Quanto alla revisione generalizzata degli ambiti territoriali provinciali, c’è il problema della compatibilità con il procedimento previsto dall’art. 133 Cost.

Aggiungiamo, peraltro, che perplessità suscita anche la strada della revisione costituzionale, intrapresa dal Governo all’indomani della ricordata pronuncia della Corte, con una iniziativa (A.C. n. 1543) volta alla soppressione-decostituzionalizzazione delle Province, poi seguita da un disegno di legge ordinario (A.C. 1542) volto a sottrarre alle Province la gran parte delle funzioni di area vasta, nonché da un opinabilissimo provvedimento di commissariamento fino a giugno 2014 di tutte le Province con organi in scadenza prima della prossima tornata elettorale-amministrativa (art. 12 del D. L. n. 93/13, ora A.C. n. 1540). Questa appare per molti versi una scorciatoia fonte di ulteriori complicazioni per il rischio di un mancato rispetto del principio autonomistico sancito in Costituzione.

In effetti, la soppressione delle Province potrebbe essere realizzata solo se le funzioni di area vasta, risultassero tutte attribuibili ai Comuni o alle Regioni. Ma queste funzioni, di cui tutti riconoscono l’esistenza e il necessario esercizio, sia quelle operative (viabilità, edilizia per l’istruzione secondaria, lavoro e formazione professionale, trasporti pubblici locali, gestione del ciclo dei rifiuti, protezione della natura e dell’ambiente), sia quelle di coordinamento (le pianificazioni con riflessi territoriali cioè le più rilevanti scelte di localizzazione) non sono attribuibili ai Comuni, che anzi sono in molti casi i principali destinatari delle scelte di area vasta operate nei loro confronti. L’attribuzione delle funzioni di area vasta alle Regioni è, a sua volta, in contrasto con la configurazione costituzionale, non amministrativa e operativa, dell’ente regione, che dovrebbe invece qualificarsi essenzialmente come sede di scelte legislative e programmatorie, evitando di burocratizzarsi e di accentrare gestioni amministrative, oltretutto in contrasto con il principio di sussidiarietà.

La decostituzionalizzazione, che consisterebbe nella soppressione della parola Provincia in Costituzione, salvo a consentire alle Regioni di costituire con proprie leggi enti intermedi per svolgere le funzioni di area vasta – come di recente prospettato anche da opinioni espresse nell’ambito della “Commissione per le riforme costituzionali” – appare quindi assai opinabile, perché cade in una contraddizione evidente: se si riafferma l’esistenza di funzioni di area vasta (né comunali, né regionali), queste funzioni non possono essere attribuite ad enti di incerta e variabile natura (in qualche regione enti o uffici dipendenti, in altre enti locali a base associativa, in altre enti locali elettivi).

(…) Nel contempo va ridotta drasticamente la miriade di enti e altri soggetti strumentali e di società a vario titolo costituite da Regioni e Enti locali, che complicano, spesso duplicano e comunque costano, sfuggendo anche al controllo democratico e alle garanzie che debbono offrire autonomie effettivamente responsabili. (…)

11 ottobre 2013

L’appello è sottoscritto dai seguenti professori ordinari di materie giuspubblicistiche:

Gian Candido De Martin (Università Luiss Guido Carli – Roma)
Francesco Merloni (Università di Perugia)
Piergiorgio Alberti (Università di Genova)
Laura Ammannati (Università di Milano)
Enzo Balboni (Università Cattolica - Milano)
Luigi Benvenuti (Università di Venezia - Cà Foscari)
Mario Bertolissi (Università di Padova)
Raffaele Bifulco (Università Luiss Guido Carli - Roma)
Antonio Brancasi (Università di Firenze)
Maria Agostina Cabiddu (Politecnico di Milano)
Marcello Cecchetti (Università di Sassari)
Vincenzo Cerulli Irelli (Università di Roma Sapienza)
Omar Chessa (Università di Sassari)
Mario Pilade Chiti (Università di Firenze)
Pietro Ciarlo (Università di Cagliari)
Stefano Civitarese Matteucci (Univ.“G.D’Annunzio” Chieti – Pescara)
Guido Clemente di San Luca (II Università di Napoli)
Francesco Clementi (Università di Perugia)
Cecilia Corsi (Università di Firenze)
Gianfranco D’Alessio (Università di Roma Tre)
Mario Dogliani (Università di Torino)
Carlo Emanuele Gallo (Università di Torino)
Silvio Gambino (Università della Calabria)
Maria Immordino (Università di Palermo)
Aldo Loiodice (Università “Aldo Moro” di Bari)
Isabella Loiodoce (Università “Aldo Moro” di Bari)
Nicola Lupo (Università Luiss Guido Carli - Roma)
Stelio Mangiameli (Università di Teramo)
Guido Meloni (Università del Molise) 6
Ida Nicotra (Università di Catania)
Valerio Onida (Università di Milano)
Giorgio Pastori (Università Cattolica - Milano)
Aristide Police (Università di Roma Tor Vergata)
Ferdinando Pinto (Università di Napoli “Federico II”)
Alessandra Pioggia (Università di Perugia)
Andrea Piraino (Università di Palermo)
Paola Piras (Università di Cagliari)
Aldo Sandulli (Università S.Orsola Benincasa – Napoli)
Giovanni Serges (Università di Roma Tre)
Fabio Severo Severi (Università di Trieste)
Ernesto Sticchi Damiani (Università del Salento)
Vincenzo Tondi della Mura (Università del Salento)
Paolo Urbani (Università “G. D’Annunzio” Chieti - Pescara)
Mauro Volpi (Università di Perugia)

LEGGI TUTTO L’APPELLO

venerdì 20 settembre 2013

NO, A MODIFICHE DELLO STATUTO REGIONALE SENZA REFERENDUM POPOLARE!



NO A MODIFICHE
DELLO STATUTO REGIONALE
SENZA
REFERENDUM POPOLARE!

La sovranità è del popolo
che deve poter decidere
su modifiche così importanti.
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Comunicati Agenzia Consiglio Notizie

V Comm: rinviato parere su 4 ddl cost. di modifica dello Statuto

18 Settembre 2013, ore 15:50

(ACON) Trieste, 18 set - AB –
La V Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Vincenzo Martines (PD) e alla presenza dell'assessore Paolo Panontin, ha deciso di approfondire i contenuti di quattro disegni di legge costituzionale di modifica dello Statuto di Autonomia del Friuli Venezia Giulia, depositati a Palazzo Madama, prima di esprimere il previsto parere, considerata la grande rilevanza che hanno i loro contenuti.
I primi due - il n. 42 a firma dei senatori del Trentino-Alto Adige Zeller e Berger, entrambi della SVP e il n. 363 a firma del senatore SVP Francesco Palermo e di altri colleghi sempre di SVP, ma anche di Vallee D'Aoste e PD - intendono introdurre in tutte le Regioni a Statuto speciale l'istituto dell'intesa, che viene espressa dai rispettivi Consigli regionali sui progetti di modifica degli Statuti che vengono approvati da Camera e Senato dopo la prima lettura. Il diniego alla proposta d'intesa può essere manifestato entro tre mesi dalla trasmissione del testo con voto a maggioranza dei due terzi del Consiglio regionale. Decorso tale termine senza che sia stato espresso il diniego, le Camere possono approvare la legge costituzionale.
Il terzo (n. 43), sempre dei due senatori della SVP Zeller e Berger, vuol modificare solo lo Statuto della Regione Friuli Venezia Giulia nella parte che riguarda la minoranza slovena. Così, nel testo si legge che il Consiglio regionale del FVG è eletto a suffragio universale, diretto, libero, uguale e segreto, secondo le norme stabilite con legge regionale, che deve garantire l'elezione di almeno un rappresentante della minoranza slovena.
L'ultimo (n. 77) è d'iniziativa del senatore PD del FVG Carlo Pegorer, e intende modificare lo Statuto della nostra Regione eliminando le Province e prevedendo che l'ordinamento degli enti locali si basi sui Comuni, anche nella forma di Città metropolitane, quali enti autonomi obbligatori con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Costituzione e dallo Statuto di autonomia. La Regione può prevedere, nell'ambito della propria potestà legislativa, in tutto il suo territorio o solo in parte di esso, forme di gestione o altri enti locali di area vasta, con organi non eletti direttamente dai cittadini, per le funzioni sovracomunali.
……….
DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE N 77
d’iniziativa del senatore PEGORER
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 15 MARZO 2013
Modifiche allo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia,
di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.1,
in materia di ordinamento degli enti locali nella regione

Onorevoli Senatori. -- Il Friuli-Venezia Giulia, in forza dell'articolo 116 della Costituzione, dispone di forme e condizioni particolari di autonomia secondo lo Statuto speciale adottato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.1. (…)

Le province hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia d'Italia e anche nel Friuli-Venezia Giulia. Sono state l'articolazione che ha permesso il formarsi di uno Stato moderno, unendo le istanze dei vari territori del Paese all'organizzazione decentrata dei poteri e uffici governativi statali. Ma hanno completato il loro compito ultrasecolare.

La nascita delle regioni e in seguito l'evoluzione soprattutto di questi ultimi anni spingono con sempre maggiore urgenza verso una semplificazione dei livelli di governo obbligatori indicati in Costituzione, anche per ragioni di sostenibilità ordinamentale, funzionale e finanziaria.

Proprio per rendere maggiormente esigibili i diritti fondamentali dei cittadini è indispensabile un uso più «attento» sia degli strumenti ordinamentali che delle risorse, partendo dall'architettura dei poteri pubblici locali. (…)


DISEGNO
DI LEGGE COSTITUZIONALE N. 77

Art. 1.

(Modifiche allo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia)

1. Allo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.1, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 7, primo comma, numero 3), dopo le parole: «di nuovi Comuni» sono inserite le seguenti: «, anche in forma di città metropolitane»;
b) nel titolo II, capo I, dopo l'articolo 7 è aggiunto il seguente:
«Art. 7-bis. L'ordinamento degli enti locali nella Regione Friuli-Venezia Giulia si basa sui comuni, anche nella forma di città metropolitane, quali enti autonomi obbligatori con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i princìpi fissati dalla costituzione e dal presente Statuto.
La Regione, nell'ambito della propria potestà legislativa, può prevedere, in tutto il suo territorio o solo in una parte di esso, forme di gestione o altri enti locali di area vasta, con organi non eletti direttamente dai cittadini, per le funzioni sovracomunali»;
(…)

Leggi tutto il testo del disegno di legge e il testo introduttivo del senatore Pegorer 



domenica 7 luglio 2013

RIFORMA PROVINCE - LA "MARMELLATA INDISTINTA" DELL'ASSESSORE REGIONALE PAOLO PANONTIN



FRIÛL
LA RIFORMA REGIONALE
DELLE PROVINCE E LA “MARMELLATA INDISTINTA”
DELL’ASSESSORE PANONTIN.

Comunicati Agenzia Consiglio Notizie

6 Luglio 2013, ore 10:35


(…) Un'organizzazione territoriale nuova e moderna che l'assessore regionale Paolo Panontin si è impegnato a perseguire nella proposta di riforma che presto arriverà in Consiglio regionale: " (…) Non è difficile immaginare che le competenze oggi assegnate alle Province possano essere affidate senza troppe difficoltà organizzative a Comuni e Regione, ma su una cosa dobbiamo essere chiari: non credo che i termini di costi avremo, almeno inizialmente, un grande risparmio, ma passando a un modello amministrativo di area vasta ne guadagneremo in efficienza. Le forme di aggregazione dovranno creare un sistema coerente, ma fin d'ora posso dirvi che sono contrario all'Area metropolitana di Trieste: aprirebbe immediatamente una Questione friulana e io non firmerò mai una riforma che possa mettere in crisi l'unione della nostra regione. (…)”
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COMMENTO

Per il neo-assessore regionale Paolo Panontin (assessore alla funzione pubblica, autonomie locali e coordinamento delle riforme, delegato alla protezione civile e alla polizia locale e sicurezza), della Giunta regionale della Presidente Debora Serracchiani, la “Questione Friulana”, pare debba dunque essere considerata, non una importante realtà di cui tener conto nel riformare le autonomie locali e nel Governo della Regione, ma un “pericolo” per il sacro dogma dell’unità regionale!

Meglio una “marmellata indistinta” al posto del legittimo e giusto riconoscimento della realtà duale della nostra Regione!

E che ne pensa la Presidente di Regione Avv. Debora Serracchiani di questa grave dichiarazione del suo assessore, riportata "virgolettata" dal giornalista sul sito ufficiale della Regione? La condivide?

Gli assessori regionali e il mondo politico, possono decidere autonomamente dall’alto del loro potere istituzionale senza ascoltare le popolazioni Friulane e Triestine, e negando l'esistenza nella nostra regione di “due” distinte realtà storiche, geografiche, culturali e plurilingui: il Friuli e la Provincia di Trieste?

La diversità “duale”della nostra regione deve essere istituzionalmente riconosciuta e il territorio deve essere ascoltato. Si può rimanere uniti anche nel rispetto, e conseguente riconoscimento istituzionale, delle “due” realtà storiche, culturali, geografiche e plurilingui che compongono la nostra regione.

Chi lo dice all’assessore Panontin? Glielo dice Lei, Presidente Debora Serracchiani?

LA REDAZIONE DEL BLOG
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sabato 29 giugno 2013

RIFORMA DELLE AUTONOMIE LOCALI: NO AL CENTRALISMO REGIONALE !

 


RIFORMA
DELLE AUTONOMIE LOCALI
NO
AL CENTRALISMO REGIONALE
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Statuto speciale della
Regione autonoma “Friuli - Venezia Giulia”

Art. 11

La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province ed ai Comuni, ai loro consorzi ed agli altri enti locali, o avvalendosi dei loro uffici.
I provvedimenti adottati nelle materie delegate sono soggetti al controllo stabilito nell’articolo 58.
Le spese sostenute dalle Province, dai Comuni e da altri enti per le funzioni delegate sono a carico della Regione.
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Da il quotidiano IL GAZZETTINO – di Udine

Venerdì 28 Giugno 2013, - (AL) Per la riforma delle autonomie locali il Governo Serracchiani «è partito male». Così ieri l'Ufficio di presidenza dell'Upi, presieduto dal presidente della Provincia di Pordenone Alessandro Ciriani, riunitosi per esaminare le prese di posizione della Giunta regionale in tema di riforma delle autonomie. «Siamo partiti male - ha detto Ciriani - perché per l'ennesima volta si parla di riforma degli enti locali senza prima porre mano a quella della Regione, dalla quale non si può assolutamente prescindere. L'ente, infatti, è un pachiderma, ipertrofico e costoso e spendaccione». Secondo il presidente dell'Upi, infatti, «è la Regione ad essere il problema, mentre Province e Comuni costituiscono spesso la soluzione» e l'emendamento all'assestamento di bilancio predisposto dall'assessore Paolo Panontin «avvia un metodo di dialogo con Comuni e Province figlio del peggior centralismo».
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Da una intervista a Mario Pezzetta, Presidente dell’ANCI del Friuli-vg, pubblicata sul settimanale LA VITA CATTOLICA il 20/6/2013, Servizi a firma del giornalista Stefano Damiani:
(…)
DOMANDA: L’assessore Panontin, in vista dell’abolizione delle Province, parlava di un ritorno alla Regione di competenze su strade e lavoro.
RISPOSTA: “Mah, la Regione si è appropriata in questi decenni di tante competenze non previste dallo Statuto regionale, ma di pertineneza dei territori. Io alla Regione lascerei legislazione e pianificazione strategica. Il centralismo, sia statale che regionale, attualmente è sotto gli occhi di tutti
(…)
DOMANDA: Il superamento o abolizione delle Province che vuole attuare la Giunta Serracchiani non comporta un rischio di rappresentatività per il Friuli?
RISPOSTA: “Questo dell’identità friulana è un problema. Bisogna trovare un luogo in cui tale identità venga rappresentata (…)”
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Dall’Editoriale a firma di Roberto Pensa pubblicato sul settimanale LA VITA CATTOLICA (Ud) – giovedì 21 marzo 2013.

(…)
La prossima tappa è quella delle Province: pressoché tutte le forze politiche predicano la loro soppressione. Il motivo: risparmiare. Nessuno si prende però la briga di spiegare ai cittadini che le loro competenze (uffici del lavoro, strade, ambiente...) andranno comunque esercitate, e il personale non si può mandare a casa. Quindi i risparmi sono scarsi e ipotetici, ma potrebbero essere addirittura inesistenti.

Il problema è che tutti questi ragionamenti sono fatti sulla carta, e nessuno si prende la briga di vedere veramente come vanno le cose e dove si verificano gli sprechi e i malfunzionamenti della macchina pubblica.
ROBERTO PENSA
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RIFORMA PROVINCE? QUANTE CHIACCHIERE DA BAR !

(…) A queste domande razionali e ovvie la politica sta rispondendo solo ed esclusivamente con slogan indimostrabili e populisti, nel mentre evita di spiegare al cittadino il caos istituzionale che seguirà alla cancellazione o svuotamento delle province e come si pensa di superarlo. (…)
ROBERTA MICHIELI

(…) E cosi come si è voluto eliminare le comunità montane, paralizzando per anni la vita pubblica e amministrativa della nostra montagna, oggi si vuole, Corte Costituzionale permettendo, eliminare le Province, e anche altri enti, senza valutarne la funzione e i compiti e soprattutto senza avere un chiaro e dettagliato progetto di cosa mettere al loro posto. (…)
Il Friuli, privato delle sue Province, finirebbe completamente disarticolato in ipotetici mandamenti e unioni di comuni di secondo livello, ossia non elettivi.
E ciò che oggi è di competenza delle Province e non sarà delegato a questi nuovi enti di secondo livello, diventerà di competenza della Regione realizzando così un'ulteriore e nefasta centralizzazione regionale a discapito dell'autonomia territoriale. (…)
REMO BRUNETTI
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Da un’intervista al Prof. Gianfranco D’Aronco pubblicata, a firma della giornalista Erika Adami, giovedì 13 settembre 2012 sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA.

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Quanto alla riforma degli enti locali, che cosa pensa della proposta di due enti di area vasta, uno per la Venezia Giulia e uno per il Friuli, al posto delle attuali 4 Province?

«Quella cui lei accenna è l'unica soluzione ragionevole: il resto è fatto di rammendi. La nostra amata Regione è composta (sì o no?) di Friuli e di Venezia Giulia (che è poi Trieste). Pordenone e Gorizia non sono forse in Friuli? Dove se non in Friuli? Forse in Groenlandia? Passiamo dunque dalle parole ai fatti: il Friuli da una parte (Provincia, Area Vasta o Vattelapesca) e Trieste città metropolitana, multietnica, poliedrica e campanilistica.

La Regione resta unica, ma ci sarebbero due Sottoregioni: il che è poi dal 1945 il sogno mio e di tanti altri, seguaci non dimentichi di Tiziano Tessitori».
ERIKA ADAMI - GIANFRANCO D’ARONCO

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