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venerdì 8 settembre 2017

IL RACCONTO DI COME TRIESTE E' RIUSCITA A SCIPPARE A UDINE IL RUOLO DI CAPOLUOGO REGIONALE


IL RACCONTO
DI COME TRIESTE
E' RIUSCITA A SCIPPARE
A UDINE  IL RUOLO DI
CAPOLUOGO REGIONALE
 

Per gentile  concessione dello scrittore Roberto Meroi, che ringraziamo, pubblichiamo dal libro  "Intervista immaginaria a TIZIANO TESSITORI" (autore Roberto Meroi - edizione Designgraf  2017) il racconto di come Trieste ha scippato a Udine il ruolo di capoluogo regionale.
 
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Tratto dal libro "Intervista immaginaria a TIZIANO TESSITORI" di Roberto Meroi, da pagina 53 a pagina 57:
 
 
"Il 26 febbraio 1957, gli onorevoli democristiani Alfredo Berzanti, Silvano Baresi, Lorenzo Biasutti, Gualtiero Driussi e Guglielmo Schiratti presentarono alla Camera dei deputati una loro proposta di legge costituzionale «Statuto speciale per il Friuli-Venezia Giulia».

All'articolo 2 del titolo I si poteva leggere: «La Regione ha per capoluogo la città di Udine». Nella relazione introduttiva tale articolo veniva così commentato: «Nella scelta di Udine come sede della Regione ci si è ispirati a considerazioni di funzionalità degli uffici regionali e di comodità di accesso agli stessi da parte delle popolazioni interessate. Udine infatti verrà a trovarsi al centro del territorio regionale, distando in modo pressoché uguale dai suoi confini orientale e occidentale, settentrionale e meridionale, mentre gli altri due capoluoghi di provincia, Trieste e Gorizia sono estremamente decentrati e situati nella immediata prossimità del confine di Stato».

Il giorno prima, i democristiani pordenonesi avevano però fatto una mossa astuta andando a chiedere sostegno ai democristiani triestini.

Il 25 febbraio fu effettivamente siglato un patto di alleanza tra Trieste e Pordenone con il quale la Dc di Pordenone riconosceva che Trieste avrebbe dovuto essere la capitale della futura Regione e che alla Provincia di Trieste avrebbe dovuto essere concessa una larga autonomia amministrativa e finanziaria provinciale, con poteri legislativi. La Dc pordenonese approvò in toto la mozione sull'Ente Regione votata dal Consiglio comunale di Trieste e il pronunciamento votato nell'ultima riunione del Comitato Dc provinciale triestino.

Che cosa offriva Trieste in cambio a Pordenone?

Il testo dell'accordo firmato dal sindaco di Trieste Gianni Bartoli, dal presidente della Provincia di Trieste Ettore Gregoretti, dal segretario provinciale della Dc triestina Redento Romano, dal sindaco di Pordenone Gustavo Montini, dal vice segretario della Dc pordenonese Giuseppe Pradella e dal senatore Zefferino Tomè, ravvisava nella costituzione della nuova Provincia di Pordenone «la soluzione più idonea alla formazione di un Consiglio regionale basato sul necessario equilibrio tra le Province».

Pure il Partito comunista italiano presentò alla Camera una sua proposta di legge costituzionale «Statuto speciale per la Regione Friuli-Venezia Giulia» d'iniziativa dei deputati Gino Beltrame, Giancarlo Pajetta, Giovanni Battista Gianquinto, Giorgio Amendola, Francesco Giorgio Bettiol, Stellio Lozza, Giovanni Grilli e Vittorio Bardini.

La premessa della proposta legislativa comunista del 2 aprile 1957 era stimolante: «Il Friuli, ufficialmente riconosciuto come zona economicamente depressa, è costituito in gran parte da terreni poveri. Esso abbisogna di vaste ed organiche opere pubbliche che sono legate al regime delle sue acque ed al loro sfruttamento, che sono opere di irrigazione e di bonifica. Questa povertà del suolo, la cattiva distribuzione della proprietà di esso, la scarsa industrializzazione, concorrono a determinare ed aggravare il triste fenomeno dell'emigrazione, specie temporanea e stagionale, che ha così gravi conseguenze economiche e sociali per le popolazioni friulane. Inoltre all'abbandono delle zone montane e alla minaccia di spopolamento delle nostre valli alpine si accompagna oggi un diffuso fenomeno di abbandono della terra anche nelle zone di pianura da parte di lavoratori che non trovano più conveniente coltivarla. Nel campo industriale, il Friuli a causa della sua posizione di frontiera, ha sempre avuto uno sviluppo inferiore a quello delle zone contermini ma negli anni più recenti si sono avuti licenziamenti massicci in quasi tutti gli stabilimenti, accompagnati da chiusura di intieri impianti industriali. Si aggiunga che, in conseguenza della crisi serica, la bachicoltura, che rappresentava un notevole cespite per l'economia del Friuli in generale e delle famiglie contadine in particolare, è stata quasi abbandonata e si sono venute chiudendo o hanno ridotto il loro lavoro quasi tutte le filature di seta, un tempo numerose, togliendo così un'altra possibilità di occupazione e di guadagno a numerosa mano d'opera femminile. In provincia di Udine vi sono oltre 100 comuni nei quali esistono centri abitativi privi di acquedotti, mentre in altri 52 comuni si trovano centri abitati con acquedotti insufficienti. Ben 124 comuni sono privi o dotati di fognature assolutamente insufficienti. Mancano ben 900 aule per l'istruzione elementare».

Successivamente si passava al testo della proposta di legge nella quale si proponeva la zona franca per il territorio di Trieste, mentre la decisione della sede del capoluogo della Regione veniva affidata a successiva legge regionale.

I socialisti invece misero subito in chiaro le reali intenzioni in merito alla capitale regionale.

L'11 aprile 1957 il Partito socialista italiano presentò una sua proposta di legge costituzionale attinente all'istituenda Regione Friuli-Venezia Giulia: primo firmatario fu l'onorevole Vittorio Marangone, poi Giusto Tolloy, Mario Bettoli e Lucio Mario Luzzatto. Affermarono che: «Per ciò che concerne in particolare modo i peculiari interessi della economia di Trieste e del suo territorio anche la nostra proposta di statuto speciale ne contempla particolari norme di autonomo governo nel reciproco comune interesse. E non abbiamo avuto difficoltà a riconoscere la preminente capacità di Trieste ad essere la giusta capitale della Regione Friuli-Venezia Giulia, non tanto sotto un aspetto puramente geografico, ma per la sua storia che ognuno conosce, per la sua grandezza e popolosità e per la comune nostra aspirazione acché il suo porto si affermi come sblocco naturale di commerci e di traffici di tutta l'Europa centro-orientale, ravvisando in ciò uno degli elementi fondamentali di sviluppo economico dell'intera Regione».

Il dibattito proseguì nelle sedi provinciali dei partiti che elaborarono delle nuove proposte.

Il 10 luglio 1958 i comunisti Gino Beltrame, Vittorio Vidali, Raffaele Franco, Giancarlo Pajetta, Girolamo Li Causi, Renzo Laconi e Riccardo Ravagnan presentarono alla Camera dei Deputati una nuova proposta di legge costituzionale di statuto speciale per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Rispetto alla loro proposta del 2 aprile 1957, praticamente nulla veniva cambiato, se non un punto fondamentale: l'articolo 2 «Tenendo conto dell'aspirazione delle popolazioni interessate noi proponiamo con l'articolo 2 che, contemporaneamente all'attuazione della Regione, venga a crearsi anche la provincia di Pordenone e che il capoluogo della costituenda Regione venga fissato nella sua città più importante, cioè a Trieste».

Lo stesso 10 luglio pure i socialisti Marangone, Bettoli, Luzzatto e Giovanni Pieraccini ripresentavano una loro proposta di legge costituzionale del tutto ricalcante la precedente dell'11 aprile 1957, con ben chiaro l'articolo 2 «La Regione ha per capoluogo la città di Trieste».

Faustino Barbina denunciò immediatamente l'inganno.
 
Barbina scrisse: «Per dieci anni il Friuli ha insistito perché fosse attuata la Costituzione che prevede la Regione Friuli-Venezia Giulia a statuto speciale con capitale a Udine. Ma i friulani si sono anche baloccati per dieci anni a discutere di statuto normale e di statuto speciale, di norma decima e di tante altre disgrazie, ed intanto i bravi amici che hanno messo tanto zelo a impedire la realizzazione della Regione, hanno lavorato pian piano, col risultato di farci trovare oggi in una situazione inversa da quella di partenza, perché l'iniziativa è passata ad altri contro di noi. Udine non deve mai, per nessun motivo, costi quel che costi, rinunciare ad essere la capitale del Friuli. Oggi, dopo aver auspicata la Regione per valorizzare il Friuli, dopo aver chiesto l'autonomia, corriamo il rischio mortale di essere fagocitati in una Regione che non ha nulla a che fare con quella che avevamo chiesto ed avevamo ottenuto. Come si sia arrivati a questa inversione di situazioni, come si sia lasciato maturare con un lento lavorio in sordina una condizione di evidente inferiorità per il Friuli non è chiaro, ma i responsabili dovranno ben rendere conto al popolo friulano del loro operato».

Il 25 giugno 1959 la Democrazia cristiana friulana presentò alla Camera una nuova proposta di legge costituzionale per lo statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia.

Sì, era a firma degli onorevoli Lorenzo Biasutti, Arnaldo Armani e Mario Toros. L'articolo 2 recitava: «La Regione comprende le circoscrizioni delle provincie di Gorizia, di Udine e dell'attuale Territorio libero di Trieste. La Regione ha per capoluogo la città di Udine». Peccato che quella proposta dei parlamentari friulani arrivasse con un giorno di ritardo rispetto a quella presentata sempre alla Camera dai deputati democristiani triestini Narciso Sciolis e Giacomo Bologna che, naturalmente, conteneva l'indicazione di Trieste capoluogo della nuova Regione. In quel testo istitutivo della Regione Friuli-Venezia Giulia, nella presentazione dei vari articoli di legge, mentre il nome di Trieste veniva ripetuto più volte, addirittura Udine e il Friuli non venivano citati nemmeno una volta!"
 
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venerdì 3 febbraio 2017

UN NUOVO LIBRO SU TIZIANO TESSITORI NELLE LIBRERIE DELLA REGIONE - PRESENTAZIONE IL 10 DI FEBBRAIO



             

 Copertina del Libro

 

Intervista

immaginaria

a 

TIZIANO TESSITORI
 
 
 
 
E' uscito fresco di stampa nelle librerie della regione il nuovo libro del giornalista e scrittore Roberto Meroi dal titolo  "INTERVISTA IMMAGINARIA A TIZIANO TESSITORI"
 
Il libro è preceduto da una presentazione del giornalista e scrittore Toni Capuozzo.
 
"Tiziano Tessitori è stato senatore della Repubblica dal 1948 al 1972, è stato ministro, sottosegretario e vice sindaco di Udine e pure presidente della Società Filologica Friulana, dell'Ente Friuli nel Mondo, della Deputazione di storia patria. Tessitori è unanimemente riconosciuto come il "padre" della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia." 
 
Prima presentazione del libro a Udine, venerdì 10 febbraio (ore 17.30) a palazzo Belgrado della Provincia di Udine, piazza del Patriarcato, Salone del Consiglio.
 

INTERVENTI:
 

Pietro Fontanini

Presidente della Provincia di Udine 

Cristiano Shaurli

Assessore alle risorse agricole e forestali
della Regione Friuli Venezia Giulia

Paolo Fontanelli

Presidente del Comitato per l’autonomia
e il rilancio del Friuli 


Sandro Fabbro
Università degli Studi di Udine
 
Roberto Meroi
Giornalista e scrittore
 
Modera:
Roberto Pensa
Direttore responsabile de La Vita Cattolica
 
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mercoledì 1 febbraio 2017

LA LEGGE ELETTORALE NON PENALIZZI IL FRIULI di ROBERTO MEROI


 


LA LEGGE ELETTORALE


NON PENALIZZI IL FRIULI
 
di
ROBERTO MEROI

Attualmente in Parlamento siedono quattro deputati di origine triestina, due nati a Roma, uno a Verona, uno a Lecce, uno a Monfalcone, due in provincia di Pordenone e uno solo nato a Udine. Dei sette senatori eletti in Friuli-Venezia Giulia nel 2013, uno è nato in Piemonte e risiede in Toscana, gli altri sono nati due a Trieste, due in provincia di Gorizia, uno in provincia di Pordenone e uno è originario del Belgio. La provincia di Udine, con oltre 530 mila abitanti, non ha a Roma nemmeno un senatore!

Trieste
, oltretutto, ha la straordinaria fortuna di avere attualmente a Roma ben 7 suoi parlamentari residenti in una città di circa 200 mila anime: una sproporzione se si considera che ne rimangono solo 11 a rappresentare il milione di abitanti del resto della regione.

A ciò va aggiunto che sia Ettore Rosato, capogruppo alla Camera per il Pd, sia Massimiliano Fedriga, capogruppo alla Camera per la Lega Nord (oltre ad essere segretario regionale), sia Sandra Savino, coordinatore regionale per Forza Italia, sono di Trieste.

Per l'elezione dei deputati del Friuli-Venezia Giulia, la riforma elettorale che era stata votata dal Governo Renzi («Italicum») prevedeva la suddivisione in due zone dell'intero territorio regionale. Quella ad est, dove avrebbero votato gli elettori della provincia di Trieste, gli elettori di quella di Gorizia e una consistente parte di quelli della provincia di Udine residenti in una fetta di territorio che va da Tarvisio a Latisana. Ovviamente, ad essere favoriti in quel collegio sarebbero stati i candidati della città più popolosa, quindi Trieste. Nella zona ad ovest invece avrebbero votato tutti gli elettori della provincia di Pordenone e solo la parte rimanente di quelli della provincia di Udine. Una simile ripartizione avrebbe condotto all'elezione di un numero di deputati triestini doppio rispetto a quelli eletti nell'intera provincia udinese, che ha più di due volte gli abitanti della provincia di Trieste!

Al Governo Gentiloni e ai partiti di opposizione spetta ora il compito di elaborare una nuova legge elettorale meno penalizzante per il Friuli.
 

Roberto Meroi

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La lettera a firma di Roberto Meroi è stata pubblicata sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, mercoledì 11 gennaio 2017, rubrica "Giornale aperto".

La Redazione del Blog ringrazia Roberto Meroi per averle concesso la pubblicazione di questo suo prezioso contributo al dibattito in corso sulla futura legge elettorale che andrà a sostituire l'incostituzionale  "Italicum". 

lunedì 16 febbraio 2015

RIFORMA ENTI LOCALI "PANONTIN" - E' TUTTA DA RIPENSARE!


REGIONE

RIFORMA ENTI LOCALI

"PANONTIN"

E' TUTTA DA RIPENSARE!

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Dallo “Speciale” pubblicato

sul settimanale LA VITA CATTOLICA

12 febbraio 2015

Mons. Genero:
“Ripensare e approfondire
la riforma”

di

Roberto Pensa

E' necessario un ripensamento su una riforma, quella delle autonomie locali, che rischia di cancellare il ruolo dei Comuni, realtà fondamentale in Friuli. A dirlo è il Vicario generale dell'Arcidiocesi di Udine, mons. Guido Genero.

(…)

Domanda:

Quindi sarebbe bene non cancellare le realtà comunali, che spesso, soprattutto in montagna, sono un baluardo a cui la gente si aggrappa per resistere.

Risposta:

“Non vedo attualmente nessun'altra prospettiva, perché cancellare il Comune significa da una parte semplicemente svuotare delle residenze secolari di un loro diritto, di una loro dignità, io direi anche di una loro felicità, senza in realtà aiutare il centro di riferimento con vere novità. Perchè, in realtà, mi pare che questa riforma miri a fondere i servizi, anziché razionalizzarli. La centralizzazione non è mai una buona scelta, nel nostro caso ancora di meno penso

(…)

Domanda:

In un'epoca in cui si denuncia la lontananza della politica dalla gente comune, ha senso creare degli organismi con rilevanti poteri – come le unioni dei comuni – che non sono eletti dal popolo?

Risposta:

“Questo è tipico dell'infatuazione tecnologica e tecnocratica.
 
Volendo eliminare gli enti di vasta area come le Province, se ne creano altri che non hanno le caratteristiche essenziali di quelli di prima e, per contro, comportano nuovi problemi. Avremo quindi degli organismi che tendono a interpellare di meno i cittadini. Voglio vedere poi se ci sarà davvero una consultazione con qualche forma referendaria. E' pericoloso, perchè il particolarismo, poi, potrebbe far scoppiare questa pretesa riforma. Per cui, veramente, ci vorrebbe un ripensamento, una fase di riflessione, di approfondimento."

Roberto Pensa

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UNIONI COMUNALI:

ECCO PERCHE' UDINE CI RIMETTE

di ROBERTO MEROI



E' curioso rilevare come a meno di 50 chilometri da Udine sia in atto un fermento politico non indifferente. In vista delle scadenze imposte dalla Regione per le definizioni dei confini degli ambiti territoriali, a Pordenone e dintorni si stanno dando un gran da fare per aggregarsi tra comuni. Ormai è chiaro che da quelle parti hanno un obiettivo ben preciso: superare con la loro nuova Uti gli abitanti del comune di Udine! E sulla carta ci possono riuscire. Cordenons, Porcia, San Quirino e Roveredo in Piano sono già convinti di allearsi con Portus Naonis. Ci sono poi Fiume Veneto, Fontanafredda e Zoppola molto tentati di entrare a far parte anche loro della mega Pordenone. Qualora questa aggregazione dovesse realizzarsi in toto, sapete quanti abitanti farebbe? Circa 130 mila!

Trieste stessa, con il nuovo assetto territoriale deciso dall'alto, si troverebbe di colpo a salire a 232 mila anime, praticamente tutte quelle attualmente residenti nell'intera provincia!

A rimetterci da questa riforma sarà soprattutto Udine. Persa la qualifica di capoluogo della più vasta (adesso divisa in ben 9 parti!) e popolata provincia della regione, Udine rischia ora di trovarsi con un pugno di mosche in mano.

Ci sono spinte di chiaro segno politico che stanno mettendo fine ad ogni sogno di unità del Friuli storico e a tutte le velleità autonomiste. Spinte politiche contestualmente rivolte a penalizzare la sola grande città che avrebbe potuto fare da traino al Friuli unito.

Udine sta venendo massacrata mediaticamente, attaccata e accusata di non si sa quali nefandezze. Di questi tempi, poi Udine è assediata politicamente con lo scopo di farle perdere più pezzi possibile di quello che invece è il suo naturale hinterland. Contrariamente a quanto avviene a Pordenone, qualcuno sta spingendo i comuni confinanti con Udine verso altre unità territoriali vicine. Nonostante che la realtà dipinga il lungo tratto di strada che da Paderno sale fino a Tricesimo come un tutt'uno e che la logica dica che Povoletto, Reana del Rojale e la stessa Tricesimo facciano parte dell'Uti udinese. Così dicasi di Remanzacco che, tra l'altro, con Udine condivide il parco del Torre. Ci vuole buon senso. Crediamo che Udine non debba essere abbandonata da nessuna delle cittadine confinanti, se non altro per la sua gloriosa storia.

Eppure, fin dalle denominazioni utilizzate per le varie Uti regionali, temiamo che con questa riforma si stia navigando a vista.

Si pensi che Udine e pochi comuni confinanti diverrebbe «Friuli Centrale»! Si pensi che i comuni friulanofoni della provincia di Gorizia adesso farebbero parte dell'«Alto Isontino»! Denominazione, tra l'altro, incoerente rispetto a quelle Uti che farebbero riferimento ad altri fiumi friulani (Livenza, Sile, Noncello, Natisone).

Si pensi che l'Uti del «Torre» pur di arrivare a 40 mila abitanti andrebbe ad includere un'area di ben 364 kmq: ben 6 volte e mezzo il territorio dell'attuale comune di Udine!

Si mediti sul caos che sta facendo questa riforma, che Leopoldo Coen ha definito anche «inutile».


Sabato 7 febbraio 2015 - Il Gazzettino (Ud)

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domenica 8 febbraio 2015

RADIO ONDE FURLANE, UN SOGNO CHE DURA DA TRENTACINQUE ANNI


Radio Onde Furlane,

un sogno che dura

da trentacinque anni


di Roberto Meroi

Mercoledì 4 Febbraio 2015

Il Gazzettino (Ud)


"Amarcord. O mi visi. Mi ricordo che nel febbraio 1980 sono iniziate le prime trasmissioni radiofoniche - sulle frequenze dei 90 Mhz - di una nuova emittente chiamata Onde Furlane. Non posso non ricordarmene, per il fatto che quella radio libera io stesso ho contribuito concretamente a farla nascere.

In Friuli erano gli anni successivi ai terremoti del maggio e settembre 1976 e tanta era diventata la voglia dei friulani di lottare uniti per la rinascita materiale e culturale. Una delle rivendicazioni forti era quella di poter ottenere un'università autonoma.
E uno degli elementi cardine di questa ritrovata fratellanza d'intenti era la lingua friulana. I colori giallo e blu del Friuli spuntavano un po’ ovunque. Era cresciuto molto l'orgoglio di appartenenza ad un popolo vero.

In questo contesto effervescente e coinvolgente, alcuni amici, il cui interesse comune era la crescita della coscienza identitaria, si incontrarono e decisero di intraprendere insieme un percorso incerto ma affascinante. Dopo alcune riunioni preparatorie iniziate nell'estate del 1979, si giunse finalmente all'atto notarile del
2 febbraio di 35 anni fa che, oltre a me, vide l'adesione di altri 10 soci fondatori della "Cooperative di informazion furlane", tra cui il presidente Silvano Pagani, Sergio Venuti, Mauro Tosoni, Elia Mioni, Federico Rossi, Giorgio Cavallo.Subito dopo, da un piccolo appartamento di un palazzone di 13 piani in piazzale Cella a Udine, si partì a spron battuto con le trasmissioni completamente in lingua friulana.

Fu un successo. Come fu un successo la raccolta di firme (52 mila) di richiesta allo Stato italiano del riconoscimento ufficiale della nostra lingua. Ancor più imponente fu il risultato della petizione per la costituzione della Regione Friuli, dal Livenza al Timavo, con il territorio triestino a se stante: ben 93.541 firme!

Alla fine, università e lingua friulana sono diventate realtà importanti. Rimarrebbe da realizzare l'autonomia del Friuli.

L'avventura straordinaria di Onde Furlane continua. È proprio il caso di augurare cento di questi giorni alla radio libera dei friulani! "

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35 agns di Onde Furlane
 

Tancj auguris!

 

Dal Blog "Lidrîs e Butui" 
 

L’associazione Lidrîs e Butui è attiva a Torino dal 2003.
Il sodalizio si propone di “unire e aggregare i Friulani residenti in Torino, nell’area metropolitana torinese e nel resto del Piemonte” e di sostenere la valorizzazione e l’uso della lingua friulana  e la conoscenza e il rinnovamento della cultura del Friuli.
 

 

"Chê dai 2 di Fevrâr e je une date impuartante pal Friûl, almancul dal 1980 incà. Cun di fat, in chê dì di trentecinc agns indaûr e tacave a trasmeti Radio Onde Furlane, che in dut chest timp, cemût che al ven contât ancje in chest articul (zapruder_ondefurlane), saltât fûr sul numar 34 de riviste Zapruder. Storie in Movimento, pal Friûl e pai furlans no je stade dome une radio, ma ancje tant di plui. 

O pensìn che se no fos stade – e se no fos, ancjemò in dì di vuê – la «radio libare dai furlans», il Friûl e furlans a saressin (ancjemò?) mancul libars e mancul furlans. 

Par sigûr, cence Onde Furlane, la lenghe furlane e sarès mancul “lenghe”: in tiermins di forme, stant che la azion de radio e di ce che si môf ator di jê e à vût une funzion no di pôc a pro dal so ricognossiment public a nivel politic e normatîf; in tiermins di sostance, par vie che il so ûs cuotidian te comunicazion, te informazion e tal intratigniment le à rinovade e rinfuarcide, i à dât une gnove vivarositât e i à dât chel status di lenghe vive, moderne e normâl (o almancul une part di chel) che lis dinamichis di minorizazion no i vevin permetût e dispès no i permetin ancjemò. 

E je vere – cemût che a sclarissin su chei altris media dal Friûl il diretôr responsabil de emitente, Mauro Missana, e il president di Informazione Friulana, la cooperative che e je la editore de radio, Paolo Cantarutti – che chel di chest an «nol è un inovâl “taront” compagn dal prin cuart di secul, memoreât dîs agns indaûr, o dal trentenâl, festezât cuntun program siôr di manifestazions, però al è par sigûr un altri travuart impuartant e par chest al merete ricuardât. 

Lis celebrazions – se si à voie di clamâlis cussì – a cjapin dentri une schirie di iniziativis dilunc vie dal mês di Fevrâr.

 Si scomence doman, sabide ai 7 di Fevrâr, cuntune pontade speciâl di Dret e Ledrôs, l’apontament setemanâl condusût di Mauro Missana a tacâ di 9.30 a buinore, là che si fasarà in struc la storie de radio e di chel Friûl «diferent» che al è stât contât cun costance de emitente, tra rivendicazions di autoguvier e di tutele dai dirits linguistics, informazion cence bavais, musiche, culture e contats cu la Europe e cul mont, cul Friûl emigrant e cun chel imigrât. 

Al sarà ancje alc altri di gnûf tal palinsest.

 Simpri doman ai 7 di Fevrâr, a 8.30 a buinore, a tachin lis pirulis setemanâls di storie, di memorie, di savietât e di ironie popolâr di Robononis: ridi e riduçâ te Basse Furlane, par cure di Ferruccio Tassin.

Impen, lunis 9 di Fevrâr, simpri a 8.30 a buinore, al torne Corais Musicâi, trasmission di divulgazion e aprofondiment musicâl prontade e condusude di Lia Bront cu la colaborazion tecniche di Roberto Gariup.

Pes novitâts plui impuartantis pai 35 agns di Onde Furlane si à di spietâ la fin dal mês, cu la scree dal sît web gnûf e di une app di pueste che e permetarà di scoltâ la «radio libare dai furlans» in ogni dontri cul smartphone e cul I-phone.

O spietìn di viodi – e soredut di doprâ – chel e chê. Par intant, o sin ancjemò in timp par dî e par scrivi: 
 

Tancj auguris, Onde Furlane!"

 
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 RADIO ONDE FURLANE
 
 
 

sabato 3 gennaio 2015

"UDINE, ASPETTA E SPERA" di Roberto MEROI



UDINE

ASPETTA E SPERA


(…) E Udine? Udine sta a guardare. Aspetta e spera in un politico nuovo, capace di uscire dagli schemi partitici, che abbia grinta e possibilmente sia campanilista fino in fondo. Come lo sono altrove.

Roberto Meroi

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UDINE ASPETTA E SPERA

di Roberto Meroi

21 dicembre 2014
IL GAZZETTINO (UD)

Si prefigurano, sempre più, tempi difficili per il Friuli, già falcidiato dalle innumerevoli e continue chiusure di aziende e attività, ed ora alle prese con l'avanzare di due riforme regionali che metteranno ulteriormente in ginocchio il territorio: quella sanitaria (che porterà alla chiusura o al ridimensionamento di più d'uno degli ospedali friulani) e quella degli enti locali (che dividerà il Friuli in ben 16 ambiti territoriali).

E si paventa una situazione ancor più grave per Udine, in questi ultimi anni pressoché abbandonata dalle istituzioni. La mancanza di politici udinesi davvero da considerarsi tali, sta penalizzando in modo grave la più grande città del Friuli, a vantaggio principalmente dei centri di Pordenone e Trieste.

Pordenone, negli ultimi anni, è riuscita a rivaleggiare alla grande con Udine. Nuovo teatro a Udine? Ebbene: nuovo teatro anche a Pordenone! Nuovo palazzo della Regione a Udine? Allora: nuovo palazzo della Regione anche a Pordenone! Nuovo ospedale a Udine? Nuovo ospedale subito anche a Pordenone! E l'elenco delle contrapposizioni potrebbe continuare in più settori: dall'informazione giornalistica alle fiere campionarie, dal settore culturale a quello sanitario. Pordenone vorrebbe ottenere una università tutta sua. Si pensi che a Pordenone si è persino ipotizzato di costruire un nuovo stadio per il calcio da 20 mila spettatori! Ora Pordenone vorrebbe estendere il suo comune inglobando quelli viciniori per raggiungere i sospirati 100 mila abitanti.

Sulla città di San Giusto ho già scritto parecchio nel recente “Mandi Trieste”. Quanto abbondantemente documentato nel mio libro andrebbe però costantemente aggiornato: dai recenti milioni arrivati per la piattaforma logistica a quelli per la ferriera, da quelli dati dalla Regione per il teatro Verdi a quelli per il sincrotrone. Sono fresche di questi giorni le notizie che testimoniano il gran da fare che si sta dando la giunta regionale a favore di Trieste. Il 10 dicembre dall'assessore regionale alle finanze veniva siglato un accordo di programma con il Demanio e i Comune di Trieste per consentire la riqualificazione dell'ex caserma di via Rossetti. Il giorno seguente, l'assessora regionale all'istruzione e quella alle infrastrutture andavano ad inaugurare una nuova casa dello studente a Trieste da 6,4 milioni di euro. Venerdì 12 dicembre veniva organizzato dalla Regione un incontro in Montenegro “per accrescere il turismo di lusso e creare nuove opportunità di sviluppo nel golfo di Trieste”. Intanto, la presidente della Regione partecipava a Trieste ad un incontro per definire le modalità “per la manovra ferroviaria unica all'interno del porto triestino”. In contemporanea, l'assessora regionale alle infrastrutture andava a firmare un accordo di modifica al cronoprogramma per il collegamento viario tra la cosiddetta Grande Viabilità Triestina e il polo ospedaliero di Cattinara (che verrà ristrutturato e ampliato con accanto il nuovo Burlo Garofolo a sei piani: dalla Regione Friuli-VG già a disposizione 140 milioni di euro).

E Udine? Udine sta a guardare. Aspetta e spera in un politico nuovo, capace di uscire dagli schemi partitici, che abbia grinta e possibilmente sia campanilista fino in fondo. Come lo sono altrove.
 
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GRANDE UDINE

OCCASIONE UNICA
 

di Roberto Meroi

Il Gazzettino (Ud)
Sabato 6 dicembre 2014


Il numero degli abitanti del comune di Udine raggiunse il suo apice nel 1976, allorché anagraficamente vennero superati i 104 mila residenti. Da allora, iniziò una progressiva parabola discendente, conseguenza anche delle leggi di ricostruzione abitativa agevolata nei comuni danneggiati dagli eventi tellurici di quel 1976.
Gradualmente, una buona fetta di popolazione udinese prese casa nelle località periferiche dove venivano proposti nuovi alloggi più economici. Il comune di Udine, per la prima volta nella sua storia più che millenaria, cominciò a veder diminuire i suoi residenti al punto che arrivò a perderne circa 10 mila nell'arco di una ventina d'anni. Contestualmente, tutti i comuni dell'hinterland si ritrovarono con un considerevole aumento di residenti, che erano ex udinesi nella maggioranza dei casi.

Negli anni Duemila è iniziata una costante ripresa con molte nuove iscrizioni anagrafiche nel comune di Udine che superano sia il saldo naturale tra nati e morti sia le cancellazioni (che comunque continuano a registrare lo spostamento della maggioranza della gente sempre nell'hinterland), cosicché ora Udine ha nuovamente toccato la soglia delle 100 mila unità. Già in occasione del censimento nazionale dell'ottobre 1981, gli 11 comuni confinanti con quello di Udine avevano raggiunto in totale le 62 mila unità. I dati Istat di fine 2013 avevano registrato un ulteriore incremento nelle iscrizioni fino a far raggiungere i 77 mila abitanti complessivi.

I vantaggi di un unico grande comune sarebbero indubbi. Forse, addirittura, maggiori per i futuri “nuovi” udinesi che per i “vecchi” residenti a Udine. Ad esempio, le linee degli autobus urbani raggiungerebbero comodamente tutte le piazze delle varie nuove frazioni udinesi e i potenziali fruitori di una popolazione quasi doppia dell'attuale, potrebbero fare sì che le corse giornaliere venissero aumentate con evidenti benefici e risparmi per tutti, unitamente alla diminuzione del traffico veicolare privato e, di conseguenza, dell'inquinamento. Gli uffici amministrativi degli attuali comuni potrebbero fungere comunque da anagrafe e svolgere in loco, come fossero delle circoscrizioni comunali, tutte le pratiche attinenti alle varie prerogative del comune, dalle concessioni urbanistiche all'assistenza sociale. Anche nei settori della cultura e dello sport, le associazioni, presentandosi tutte assieme con un unico progetto “a rete”, potrebbero avere possibilità maggiori di finanziamenti regionali. Non ultimo, il risparmio che si otterrebbe con la riorganizzazione dei servizi amministrativi potrebbe creare economie di scala che libererebbero a loro volta risorse per altri settori. In fin dei conti, anche per il cittadino dell'hinterland dovrebbe essere motivo d'orgoglio poter dire di essere di Udine, una città di circa 200 mila abitanti, quindi tra le prime 20 più popolose d'Italia.

La riforma regionale degli enti locali è, dunque, il momento propizio per fare il grande passo tutti assieme. O si coglie ora questa opportunità, dimostrando intelligenza e lungimiranza, oppure si persevererà a coltivare perennemente il proprio orticello, magari continuando a baruffare con il sindaco del comune vicino. Pensando di essere ancora nell'Ottocento e non già nel XXI secolo.

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