sabato 14 aprile 2012

DOSSIER - ERDISU DI UDINE: PERCHE' SI VUOLE CANCELLARE UN ENTE CHE FUNZIONA?




ERDISU - UDINE
Perché si vuole cancellare
un ente che funziona?
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DOSSIER
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Dal sito internet
dell’Università di Udine:

Erdisu, mozione del Consiglio degli studenti fatta propria dal Senato accademico.
La proposta: «Mantenere le strutture territoriali, valorizzando coordinamento e sinergie»

LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO
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(…) "Unica criticità reale è il numero del personale, che è a carico della Regione: 61 persone all'Erdisu di Trieste contro i 27 di Udine. Anche le spese relative sono circa il doppio: quasi tre milioni per Trieste, un milione e mezzo per Udine. A fronte di un rapporto di quantità dei servizi tra i due Erdisu, che è di circa 2 a 3, il costo del personale è di 1 a 2. Il motivo è peraltro ben noto: Trieste ha dovuto assorbire, in passato, personale proveniente dalle ex IPAB, soppresse, che in qualche modo andava sistemato.
"Ma allora - è la conclusione di Codega - si intervenga in questo senso. Si ricollochi questo personale in esubero su altri servizi carenti di personale, ma non si vada a disfare un servizio che funziona".(…)

Leggi tutta la comunicazione pubblicata
sul sito del Consiglio regionale
il 12 aprile 2012


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No alla soppressione degli Erdisu,
appello degli studenti

Fatta propria dal Senato accademico la mozione del consiglio degli studenti.
 
La proposta: «Mantenere le strutture territoriali, valorizzando coordinamento e sinergie»

(…) Il Consiglio degli studenti ricorda il percorso adottato a oggi in materia. «A fronte delle dichiarazioni del presidente Renzo Tondo dello scorso 27 settembre – si legge nella mozione – non è seguito un naturale tavolo né di consultazione dei soggetti interessati, né di studio, bensì è stata subito proposta la forma di una fondazione di partecipazione di diritto privato. Dall’approfondimento avviato dal Consiglio degli Studenti con l’incontro-dibattito organizzato il 2 marzo scorso è emerso invece che l’attuale modello di organizzazione risulta essere perfettamente funzionale alle diversificate esigenze territoriali, garantendo la puntuale erogazione di tutti i servizi e benefici che non solo qualificano il sistema universitario della nostra Regione, ma che anche gli conferiscono notevole competitività, il tutto a costi ragionevoli». (…)

Leggi tutto l’articolo pubblicato
sul sito internet dell’Arcidiocesi di Udine


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martedì 10 aprile 2012

ANCHE PORDENONE E' FRIULI !






ANCHE PORDENONE


E' FRIULI !



di
Giancarlo Castellarin

Il neo direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, nel suo primo editoriale scrive: <<La nostra forza, il nostro vanto, è saper raccontare con libertà, ma anche con onestà e riguardo per ogni sensibilità, uno spicchio di Paese pervaso da un forte spirito identitario>>. E aggiunge: <<Lo sappiamo fare con il nitore di chi è in grado di rappresentare tutti gli interessi legittimi delle popolazioni friulane e pordenonesi perchè siamo animati dall’amore per la verità e dal rispetto che si deve a coloro che sono portatori di intelligenza e di spirito critico>>.
Va tutto bene però per spirito di verità e soprattutto nitore, dobbiamo rammentare al nuovo direttore che <<dal Livenza al Timavo, siamo in Friuli ed è Friuli anche Pordenone>>.
La mia famiglia è da secoli residente nel Friuli occidentale. L’area nel 1825 soffrì la separazione della diocesi di Concordia Sagittaria, (sin lì suffraganea della arcidiocesi di Udine, come erede del patriarcato di Aquileia) e fu aggregata alla diocesi Patriarcale di Venezia. Contemporaneamente subì anche la conferma dell’annessione del comprensorio di Portogruaro alla provincia di Venezia ad opera del Governatore austriaco del Lombardo-Veneto come ritorsione alla dura e coerente opposizione di mons. Cappellari arcivescovo di Udine, alla sua intromissione negli affari ecclesiastici.
Da allora molti guai sono capitati al carattere di friulanità delle nostre genti. Infatti accanto all’azione negativa dei signorotti veneziani che avevano acquistato terreni e attività in modo forzoso nel sedicesimo secolo, instaurando in vaste zone situazioni di sfruttamento coloniale, si aggiunse anche  una sorta di delegittimazione strisciante di parte del clero alla peculiarità friulana. Clero che in ossequio a Venezia, si prestava agli atteggiamenti della storica insofferenza veneziana verso tutto quello che sapeva di “Patria del Friuli” e anche di terraferma come ci dice il grande storico di Venezia, Alvise Zorzi.
Si produssero inoltre numerose immissioni di personale di servizio ecclesiale da oltre Livenza che generalmente non mostrava di tenere in dovuto conto la nostra identità.
Questa atmosfera sfavorevole verso la componente friulanofona della popolazione in provincia di Pordenone (ancora oggi maggioritaria) fu rafforzata con massicce immigrazioni di mezzadri veneti e anche istriani nel dopoguerra, fino all’ inizio degli anni 60. Immigrati che oggi si riconoscono in generale nel contesto di Friuli occidentale, terra nella quale vennero a sostituire le numerosissime famiglie friulane che con l’emigrazione avevano cercato di scampare alle miserie del dopoguerra e dell’isolamento del Friuli in seguito al blocco degli investimenti indotti dalla Cortina di Ferro.

L’imprenditore di origine carnica Zanussi iniziò a metà novecento a creare il miracolo degli stabilimenti di Porcia con i ragazzi del Malignani di Udine (tra cui il leggendario manager Di Vora). Dopo il rifiuto del Presidente della provincia di Udine Candolini, alla candidatura dell’area udinese agli ambiziosi progetti di sviluppo dello stesso imprenditore, (spinto dai militari che avevano paura di trovarsi in mezzo a masse rosse fuori dalle caserme e accanto alle difese lungo la frontiera), Zanussi attuò una forte concentrazione degli investimenti nell’area di Porcia.

Fu allora che Pordenone Centro potè godere di tutti i vantaggi di cui ora mena vanto, compreso un modo di gestire la costruzione della nuova provincia che passava sopra le teste di gran parte dei comuni della Destra Tagliamento con la compiacenza di Trieste.

A tutt’oggi spiega Musatti (storico della Destra Tagliamento), Pordenone Centro si esprime in modo troppo centralistico rispetto alla realtà policentrica della provincia e si rifiuta persino di appoggiare la rivendicazione del portogruarese di ritornare in Friuli.

Ora tanti anni sono passati dai peggiori atteggiamenti e si vuole dimenticare, ritrovare un giusto equilibrio e affrontare le nuove situazioni in un clima positivo.

Soprattutto si richiede che Pordenone Centro che sarà forse un’isola diversa, non pretenda (del resto invano) di assemblare al suo modello culturale il resto della provincia, ma imbocchi la strada del rispetto e della cooperazione. Ci vuole attenzione anche alle diversità culturali di una popolazione che non vuole dimenticare la sua lingua e la sua antica storia, mentre troppi personaggi, a partire da assessori provinciali e regionali pur della Destra Tagliamento, si spendono a compiacere certi boss del Noncello, ancora occupati a diffondere antiche diffidenze.

Quindi nell’augurare buon lavoro al direttore del Messaggero Veneto, va affermato che nella Destra Tagliamento, tra la gente c’è la volontà di guardare avanti e costruire, con una identità che continua a chiamarsi friulana e del Friuli Occidentale.

Anche se in alcuni palazzi, ancora dopo il duemila, l’antica intolleranza non è sopita, ci auguriamo anche che il vostro giornale, (che succede al “Corriere del Friuli”, chiuso durante il periodo fascista per sopire tendenze autonomiste in Friuli rispetto al Veneto), perda la dizione “Veneto “ .

Si continui invece a sorreggere i friulani della Destra e della Sinistra Tagliamento fino all’Isonzo, nel loro sforzo di civile avanzamento, dedicando alle birichinerie della politica regionale almeno la qualità e intensità di informazione adeguate.

Giancarlo Castellarin

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La lettera è stata pubblicata giovedì 29 marzo 2012 sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine "La Vita Cattolica", e domenica 8 aprile sul quotidiano "Il Messaggero Veneto".

venerdì 6 aprile 2012

A PROPOSITO DEL FRIULANO A SCUOLA NELL'AMBITO DI UNA EDUCAZIONE PLURILINGUE - PROF.SSA SILVANA SCHIAVI FACHIN




LINGUA FRIULANA A SCUOLA

PIU’ SPINE CHE ROSE?


Riceviamo, e ringraziando pubblichiamo,
alcune riflessioni
dell’on.le Prof.ssa Silvana Schiavi Fachin,

già docente di Glottologia, Didattica del friulano
ed Educazione Plurilingue
 presso l'Università di Udine/Universitât dal Friûl.


La Redazione del Blog

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(..) Riporto per prima cosa il parere che il prof. Nereo Perini, uno dei più eminenti glottodidatti in Italia e i Europa e che è stato per oltre vent’anni professore di Didattica delle Lingue Moderne nel nostro Ateneo, formulò quando nel 2011 gli sottoposi il regolamento della L.R.29/07: “E’ un’arida elencazione di norme di ordine organizzativo. Manca un’introduzione volta a configurare il quadro del nuovo tipo di educazione che va ad implicare una corretta presenza del friulano – o di altra lingua – nel curricolo”. Ora la delibera della giunta ci comunica che dall’anno scolastico 2012 -2013 il friulano entrerà ufficialmente in tutte le scuole dell’infanzia ed elementari incluse nelle aree tutelate dalla L.482/99. (art.3 ) Ed entrerà nell’orario curricolare con una dignità pari alle altre discipline seppure con qualche difficoltà organizzativa in più dovuta all’ opzionalità. (…)

Segue tutto il documento.....



A proposito del friulano a scuola

nell’ambito

dell’educazione plurilingue.

di Silvana Schiavi Fachin


Nel grande “ battage” di questi giorni sul friulano a scuola, vorrei offrire alla pubblica opinione alcune riflessioni meno trionfalistiche e più meditate e che si discostano alquanto dalle dichiarazioni di grande soddisfazione che alcuni si sono affrettati a esprimere.

Porrei in primo luogo una domanda cruciale: perché la giunta regionale ha aspettato sino ad ora per deliberare e non l’ha fatto, ad esempio, prima che i genitori esprimessero l’eventuale assenso cioè al momento dell’iscrizione dei loro figli? Sarei tentata di insinuare che non si trattava di un periodo preelettorale. Le adesioni sono molte ma suppongo che ci saranno delle famiglie che, stanche di attendere l’applicazione delle leggi, hanno rinunciato.

La seconda domanda riguarda un argomento ancor più sostanziale.

Riscontro un uso frequente e disinvolto di termini quali “esperto di plurilinguismo”, “educazione plurilingue”. Termini che dovrebbero implicare una prospettiva di grande innovazione nell’insegnamento/apprendimento delle lingue ma che, a mio avviso, hanno perso il loro significato scientifico originario per diventare dei semplici slogan. Su questi aspetti mi soffermerò più a lungo.

Riporto per prima cosa il parere che il prof. Nereo Perini, uno dei più eminenti glottodidatti in Italia e i Europa e che è stato per oltre vent’anni professore di Didattica delle Lingue Moderne nel nostro Ateneo , formulò quando nel 2011 gli sottoposi il regolamento della L.R. 29/07: “E’ un’arida elencazione di norme di ordine organizzativo. Manca un’introduzione volta a configurare il quadro del nuovo tipo di educazione che va ad implicare una corretta presenza del friulano – o di altra lingua – nel curricolo”. Ora la delibera della giunta ci comunica che dall’anno scolastico 2012 -2013 il friulano entrerà ufficialmente in tutte le scuole dell’infanzia ed elementari incluse nelle aree tutelate dalla L.482/99 (art.3 ).  Ed entrerà nell’orario curricolare con una dignità pari alle altre discipline seppure con qualche difficoltà organizzativa in più dovuta all’opzionalità.

L’Assessore Molinaro, nel comunicato stampa, parrebbe rispondere alle preoccupazioni del professore, poiché afferma che la Regione ha voluto corrispondere positivamente alle richieste dell’ inserimento della lingua friulana “nell’ambito di un’educazione plurilingue che comprende anche quelle comunitarie moderne: inglese, tedesco, francese e sloveno” .
Condivido l’obiettivo solo se significa che ogni sforzo sarà compiuto per promuovere sistematici confronti tra i diversi sistemi linguistici e tra i diversi contenuti culturali presenti nel curricolo.

Un corretto impianto di educazione plurilingue poggia, infatti, su precisi principi quali una progettazione collegiale degli insegnanti delle diverse lingue; la scelta di testi e di materiali multilingui; attività didattiche che aiutino gli allievi a cogliere le analogie e le differenze tra le diverse lingue e  le diverse culture. Altrimenti è una dichiarazione alquanto azzardata. Si tratta di un campo ancora poco esplorato soprattutto in Italia e che ha come pilastro portante anche la competenza professionale di alto profilo del personale docente.

E qui va affrontato l’altro corno del problema: la formazione delle/degli insegnanti.

Dall’approvazione della legge statale, la 482/99, sono passati dodici anni e lo Stato non ha fatto nulla per la formazione professionale degli insegnanti delle lingue minoritarie o peggio, non ha nemmeno riconosciuto le attività formative svolte dall’Università di Udine con fondi regionali ( L.R.15/96 ) e dal Consorzio Universitario del Friuli con fondi statali.

Ora è in discussione presso il Ministero un Master finanziato con fondi dell'ANSAS (l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica ) riguardante la formazione di docenti (in totale 700) delle dodici Lingue di Minoranza e che si attiverà, su scala nazionale.

E' un Master biennale di II livello organizzato in attività sia in presenza sia on line col contributo di esperti.
Le attività in presenza corrispondono a 325 ore (pari al 22%) mentre quelle on line  coprirebbero ben 700 ore (pari al 47%). Ad esse andranno sommate le attività di studio individuale, la produzione di materiali e project work ( = la realizzazione dei progetti) per altre 475 ore (pari al 32%), per un totale di 1.500 ore. E’ evidente la sproporzione delle attività on line ( = a distanza) a scapito delle lezioni frontali in un corso di alto livello che dovrebbe fornire una preparazione linguistica e professionale a docenti di dodici lingue diverse e che dovrebbe garantire l’effettuazione di un corretto processo di apprendimento in e di lingua minoritaria ad alunni di diverse fasce d’età, dall’infanzia alla conclusione della scuola dell’obbligo.

Vi è inoltre il riconoscimento formale del corso soltanto per i docenti  che sono già in possesso di laurea, mentre per i non laureati varrebbe solo come corso di aggiornamento senza alcun utile riconoscimento per la loro carriera.

La realtà, molto ben rappresentata qui in FVG mostra che ad insegnare siano soprattutto le maestre e i maestri, spesso sprovvisti del diploma di laurea.

Temo che anche questo primo intervento nel campo della formazione da parte dello Stato dopo l’approvazione della L. 482/99 purtroppo non risponderà alla necessità di  disporre di “docenti formati sia nella lingua minoritaria da insegnare sia nella metodologia glottodidattica da seguire” come si legge nella circolare ministeriale n.58 del 20 luglio 2010 dell’allora Direttore Generale degli Ordinamenti, dott.M.G.Dutto.

Voglio credere che per i 252 docenti che si sono resi disponibili e che sono inseriti nell’“ Elenco regionale” siano stati  effettivamente accertati i titoli culturali, professionali e scientifici di cui leggo e che quindi la loro professionalità sia finalmente riconosciuta anche ai fini della loro carriera.

Pagnacco, 2 aprile 2012

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mercoledì 4 aprile 2012

Maxi investimento del gruppo Danieli in Serbia. Occasione persa per il Friuli !



Maxi investimento
del gruppo Danieli in Serbia
Occasione persa per il Friuli !

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DANIELI IN SERBIA: RAMMARICO FIOM-CGIL FVG, TAVOLO A REGIONE


(AGI) - Udine, 2 apr. - Rammarico da parte di Fiom-Cgil del Fvg per la firma a Belgrado di un primo memorandum per il maxi investimento del gruppo Danieli in Serbia.
Il nuovo polo produttivo sorgerà su un'area di 1200 ettari ed impiegherà fino a 1.000 addetti per un investimento da 450 milioni di euro. L'impianto si concentrerà su acciai speciali per l'industria energetica, meccanica, automobilistica, diretta principalmente all'export verso i paesi dell'Europa centrale.

''In un momento di crisi come questo - afferma il segretario regionale Fiom-Cgil Gianpaolo Roccasalva - l'ipotesi di creare in Friuli 1.000 nuovi posti di lavoro sarebbe stato un segnale in controtendenza veramente rilevante. (…)

LEGGI TUTTO L’ARTICOLO

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Luci: "la Danieli in Serbia rappresenta un campanello d'allarme"



Il presidente di Confindustria Udine, Adriano Luci, è quanto mai amareggiato nel commentare l'indifferenza con cui è passata nella nostra regione la notizia sull’accordo tra il Gruppo Danieli di Buttrio e lo Stato della Serbia per la possibile realizzazione di un maxi-impianto per la produzione di acciai speciali da 450 milioni euro che darà lavoro a circa mille persone. (…)

LEGGI TUTTO L’ARTICOLO


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lunedì 2 aprile 2012

Vergogne! Sbregade la bandiere del Friûl di Bepi Agostinis. Cui isal stât?





COSTITUZIONE ITALIANA

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

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VERGOGNE ! 


Sbregade la bandiere del Friûl

di Bepi Agostinis!


(…) Cuant che o stevi par cjapâle su, mi soi acuart che e jere dute ingrumade, “strani o ài pensât” nol jere cuissà ce aiaron, le cjapi sù par metile sui blecs di "velcro" su la aste, cuant che o viôt che e je sbregade tal sen orizontâl, un colp tal cûr, o soi stât cence peraule e fer par cualchi moment. Al è clâr un nazionalist "viliac", parcè che un che al fâs cence vê il coragjo de so azion, al è pôc di viliac. Parcè lu aial fat? (…)

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LETARE DI DENUNCIE DI BEPI AGOSTINIS


Cuntun grant marum o vuei contâ chel che mi è capitât domenie 11 di març.

O jeri lât sù a S. Marie dal Gruagn in Comun di Moruç , par jessi dongje insieme a altris furlans. ae femine di Riedo Pup, pe celebrazion de  messe in ocasion dai dîs agns de  muart dal so om.

Come che o fâs in ciertis ocasion o vevi puartât la bandiere dal Friûl che le met fûr, come par solit, te maniere di un labar, par vie che metude cussì, la acuile si la viôt simpri, e parsore o vevi fat une scrite a pro di Pup: "Juste ricuardâ l'om, ma ancje il so amôr pe lenghe, un sintiment che al varès di travanânus ducj".

Viodût che insieme al ricuart di Pup si ricuardave, in chê dì, i 40 agns de fondazion  dal grup alpins di Dalnì, o ài metût la mê bandiere su la puarte sierade a çampe de puarte centrâl, li che no dave fastidi al corteu dai alpins che a jentravin in  glesie.

Par dî la veretât e jere la uniche bandiere furlane.

Finît messe o soi vignût fûr par cjapâ su la bandiere e metimi viers il cjampanili, par no dâ fastidi ai alpins che a lavin di che altre bande.

Cuant che o stevi  par cjapâle su, mi soi acuart che e jere dute ingrumade, “strani o ài pensât” nol jere cuissà ce aiaron, le cjapi sù par metile sui blecs di "velcro" su la aste, cuant che o viôt che e je sbregade tal sen orizontâl, un colp tal cûr, o soi stât cence peraule e fer par cualchi moment. Al è clâr un nazionalist "viliac", parcè che un che al fâs cence vê il coragjo de so azion, al è pôc di viliac. Parcè lu aial fat? No me cjapi cui alpins, ancje parcè che  l'alpin al è un simbul une vore fuart dal nestri Friûl, e si sintin une vore furlans, di fat la lenghe furlane e je la lôr  lenghe cuant che si cjatin.  Ma come in dutis lis fameis, magari infiltrât, la piore nere e salte simpri fûr.

O al è un nazionalist oltranzist, forsit si è impensât  dai scrits di Riedo, che nol jere tant morbit, sedi cu lis servitûts militârs e sedi cui sorestants dal esercit, o se invezit lu à fat pal discors de grande Patrie Italie, alore al è un puar diaul che nol sa ce che al vûl dî Patrie. Lu dîs par talian par jessi clâr :

" Patrie: territorio e popolo che vi risiede, unito da una lingua e dall'uniformità di cultura e tradizioni."

Par nô furlans il Friûl al à dutis chestis cualitâts, par chest al è la "Nestre Patrie", e no piçule come che spes si sint a dî, e je Patrie e vonde dome che o vivin e o fasin part de Patrie Italie.

Il "grant" e "piçul" al è dut relatîf, ce ise la Italie in confront a dut il mont, une piçule part, ma par nô e je grande pe sô storie pe sô culture, pes sôs tradizions,  duncje la difindin  cuintri chei che a fevelin mal di jê, e cussì nô furlans o difindin ancje il Friûl cu la stesse passion, parcè che lis lidrîs che a sùpin tal passât, nus dan la fuarce par lâ incuintri al avignî, simpri libars di  pandi il nestri amôr e la nestre passion pal nestri Friûl.

Visaitsi une robe; come cuant che al è vignût il President Napolitano a Udin, su la stesse bandiere o vevi scrit parsore: "nô o sin un popul fin che o varìn la nestre lenghe", duncje, fin che si sintarà fevelâ furlan o varìn la nestre Patrie.

Furlans bisugne tignî dûr, e soredut come che al à dite Bons. Corgnali, durant la predicje, o vin bisugne che a nassin fruts furlans. Ancje in France che a veve il stes problem agns  indaûr , e àn fat des leçs che àn  ribaltade  la cuestion. Cuissà che i nestris sorestants no imparin alc ancje dal forest.

Bepi Agostinis

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La lettera di denuncia di Bepi Agostinis è stata pubblicata sul settimanale “La Vita Cattolica” e sul quotidiano “Il Messaggero Veneto”.

giovedì 29 marzo 2012

SOLO TRIESTE NEI TG REGIONALI, FRIULI OSCURATO !




LA VITA CATTOLICA

GIOVEDÌ 22 MARZO 2012

pagina 15



RILEVAMENTO DELLA «VITA CATTOLICA» SULLA PRESENZA DELLE QUATTRO PROVINCE NEI TELEGIORNALI DELLA RAI REGIONALE.
IL CAPOLUOGO GIULIANO LA FA DA PADRONE


Solo Trieste nei Tg,

Friuli oscurato


Il 40,5% dei minuti andati in onda nei notiziari tra il 29 febbraio e il 13 marzo è relativo a un territorio dove risiede solo un quinto della popolazione regionale. Gorizia, come sempre, cenerentola

POSSIBILE CHE TRIESTE, la provincia che conta poco più di 236 mila abitanti (Udine ne ha 541 mila; Pordenone 315 mila e Gorizia 142 mila), si prenda la metà dello spazio, lasciando il restante milione di abitanti del Friuli-Venezia Giulia a spartirsi i pochi minuti rimanenti?

La domanda sorge spontanea leggendo i dati del rilevamento che «la Vita Cattolica» ha effettuato analizzando la presenza delle quattro province nei telegiornali della Rai regionale delle 14, 19.30 e della notte, nel periodo 29 febbraio - 13 marzo. Ebbene, da esso è emerso che le notizie della sola provincia di Trieste occupano il 40,45% dell’intero minutaggio, mentre le restanti tre province si dividono il 47,23%.

Fatti due conti, il territorio più bistrattato dalla Rai regionale è quello goriziano. I servizi dedicati al capoluogo isontino coprono appena il 10,07% del totale. Poco spazio in più è riservato a Pordenone (12,20%) e accade addirittura che vi siano dei Tg nei quali le due province non vengono nemmeno citate.

Nei brevi Tg della notte è quasi una consuetudine: il capoluogo isontino, in particolare, compare meno della metà delle volte. La rilevazione effettuata evidenzia che 8 Tg su 14 lo ignorano completamente. Simile trattamento è stato riservato a Udine, in 6 notiziari, e a Pordenone, in 4.

Neanche a dirlo, Trieste resta, invece, sempre protagonista. Una predominanza che diventa letteralmente incontrastata nei telegiornali trasmessi a tarda ora, con addirittura 20 minuti di servizi, sommando il totale delle due settimane poste sotto osservazione, contro i 7’46’’ di Udine, i 7’20’’ di Pordenone e gli appena 6’11’’ di Gorizia.

Clamoroso l’episodio di lunedì 12 marzo, con Trieste che monopolizza il Tg, accaparrandosi il 76,60% del tempo. Di Udine e Gorizia nessuna traccia. Quasi tutti per Trieste anche i titoli e i servizi di apertura.

Salvo rari casi, generalmente legati a episodi di cronaca o sport (incidente mortale sul lavoro a Lestizza, 5 marzo; omicidio a Monfalcone, 6 marzo; indagine al Cie di Gradisca, 8 marzo; sconfitta dell’Udinese, 9 marzo...) le prime notizie dei Tg sono sempre riferite a Trieste.

Dall’analisi giorno per giorno emergono episodi eclatanti, come quello del notiziario delle 14 di venerdì 9 marzo, quando il capoluogo giuliano si prende addirittura tutti i primi 9 minuti del telegiornale, tra cronaca, sanità ed economia, e la prima notizia dal Friuli arriva appena al 10° minuto.

Simile gerarchia delle notizie lunedì 12 marzo, nel Tg delle 14: per i primi 6’05’’ si parla solo di Trieste (cronaca, aree inquinate e un convegno). Il Friuli, relegato nella cronaca e nello sport, è escluso dai temi più complessi e importanti. E identico copione anche per il Tg della sera. I primi 4 servizi importanti, tutti con immagini filmate, sono dedicati al capoluogo giuliano, con la sola interruzione di 55’’per la visita di Tondo a Belgrado. Il risultato? Da sola, Trieste, occupa quasi lo stesso spazio del resto del Friuli. E, dal rimanente territorio, in primo piano solo cronaca nera e «curiosità», come un convegno di cuochi.

Avranno «recuperato» il giorno successivo? Macché.

Nel Tg delle 19.30 di martedì 13 Trieste si prende il doppio del tempo del resto del Friuli e nemmeno le partite dell’Udinese in Europa riescono ad elevare il minutaggio. Nella pagina sportiva, il caporedattore Marzini «scende in campo» con una lunghissima intervista all’allenatore della Triestina, Galderisi. I bianconeri due giorni dopo devono affronare l’Alkmarr per gli ottavi di Europa League, ma non meritano nemmeno un secondo...
Addirittura un servizio nazionale (la presentazione della Giornate del Fai a Roma,senza alcun riferimento locale) ha, da solo, più spazio dell’intera provincia di Udine.

Due pesi e due misure anche quando si affrontano temi di interesse regionale, che vengono trattati il più delle volte con servizi, immagini e interviste da Trieste, come la festa delle donne «triestine», giovedì 8 marzo, o la scelta dei giovani tra liceo e istituti tecnici, martedì 13 marzo. O, ancora, lo stesso giorno, la presenza di Bonanni in regione: al mattino a San Giovanni al Natisone, il pomeriggio a Trieste. La parte friulana della visita viene trattata così, in soli 10 secondi: «Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, oggi in visita in Friuli-Venezia Giulia. Dopo aver partecipato al mattino ad una riunione sindacale a San Giovanni al Natisone, nel pomeriggio è arrivato a Trieste...». Segue 1’30’’ di servizio, naturalmente sulla seconda parte della giornata.

Ancora, la notizia di apertura del Tg delle 19.30 di giovedì 8 marzo, sul nuovo fondo di previdenza integrativo lanciato dalla Regione, diventa l’ennesima occasione per parlare del rigassificatore di Trieste (protagonista di una decina di servizi, da mercoledì 29 febbraio a mercoledì 13 marzo) con le dichiarazioni di Tondo a margine del convegno goriziano sulle pensioni... del quale, infine, si parla, ma solo dopo 1’17’’ di rigassificatore.

E la cultura? Per il Friuli si fanno recensioni, ma per le tematiche «politicamente» importanti si parla, guarda a caso, solo di Trieste.
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Quanti ettoPascal a Tolmezzo?

Chissà quanti millibar ci saranno oggi a Udine o a Tolmezzo? E quanti ettoPascal? È una cosa che, effettivamente, molto probabilmente a pochissimi interessa, ma è altrettanto sicuro che la curiosità sorge quando si ascolta il Giornale radio Rai regionale delle 7.20.

Già perché da sempre il «Gazzettino giuliano» che risveglia tantissimi friulani ci informa puntualmente delle condizioni del tempo in tutta la regione, ma per Trieste la puntualità ha veramente dell’incredibile.

Molti anni fa, per leggere temperature e raccontare il tempo in Friuli c’era un collegamento da Udine, poi è stato abolito ed ora tutto viene letto da Trieste.

Così, velocemente si passano in rassegna temperature di Udine, Gorizia, Pordenone, Tolmezzo, Forni di Sopra, Zoncolan, Tarvisio.

Poi, cambio di voce e si comincia con Trieste: temperatura dell’aria, temperatura del mare, velocità del vento in km/h, percentuale di umidità dell’aria e naturalmente la pressione, giustamente misurata sia in millibar che in ettoPascal (la nuova unità di misura stabilita dal Sistema internazionale delle grandezze fisiche).

Certo, forse ai non appassionati di meteorologia, la precisazione può sembrare un po’ pleonastica, visto che 1 ettoPascal corrisponde a 1 millibar, per cui il dato numerico non cambia.

Ma l’importante è la completezza di informazione. Per Trieste.

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