lunedì 4 giugno 2012

AUTONOMISTI ACCENTRATORI - SANITA' : UNE RIFORMA CONTRO L'AUTONOMISMO di Gianfranco D'ARONCO.


SANITA’,
UNA RIFORMA
CONTRO L’AUTONOMISMO

(…) L’annunciata riforma (azienda sanitaria regionale unica - n.d.r.). è l’esempio più visibile di una strategia su vari settori: opera di amministratori regionali che – eletti per realizzare autonomia e decentramento – vanno esattamente nella direzione opposta, accentrando quanto più possibile nelle loro mani. Tutto questo piacerà a triestini nostalgici e a triestinizzati, che vogliono una la città capoluogo fuori luogo (voglio dire lontana che più non si può dal baricentro della Regione), quale sede del potere con annessi e connessi.
Piacerà meno ai friulani che ragionano.
Di questo passo, chi sa che a questi regionalisti accentratori non venga l’idea, un giorno o l’altro, di accorpare le regioni, per riordinare, razionalizzare e risparmiare. Forse sarebbe il massimo della loro riforma. (…)
Gianfranco D’Aronco
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AUTONOMISTI

ACCENTRATORI
di
Prof. Gianfranco D’Aronco

Presidente
“Comitato per l’autonomia
e il rilancio del Friuli”


         “Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno…”. Mi avvalgo di una firma un po’ migliore della mia (Petrarca), per rilevare che in casa nostra, il Friuli, quanto a politica non mancano gli appelli, gli inviti, i suggerimenti, le critiche, i rimproveri, le reprimende eccetera: il tutto rivolto là “dove si puote ciò che si vuole” (Dante).
E il tutto indarno, appunto, con grande scorno di chi si illude di essere ascoltato. In alto loco (si dice così?) non si vede e non si sente: forse la politica migliore è ciò che serve a mantenere le posizioni raggiunte e magari a rafforzarle, specie in vista del 2013. Per quelli là il motto “Volere è potere” va aggiornato in “Volere il potere”.
Gli amministratori di una Regione che si chiama (indarno) ad autonomia speciale o particolare, nata per decentrare quanto più possibile da Roma, tendono (essi, gli autonomisti) ad accentrare.
E’ stato così fin dal primo impianto del 1964, quando qualcuno deve aver detto: “l’autonomia è una cosa troppo seria, per lasciarla in mano agli autonomisti”.
E questa pretesa esclusivista in barba alla Costituzione  (art.5): la Repubblica “attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Lo stesso in barba allo statuto regionale (art.11):  “La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province ed ai Comuni, ai loro consorzi ed agli altri enti locali, o avvalendosi dei loro uffici”.
Il decentramento sugli enti locali, dicevamo, è stato dunque ed è di là da venire: una legge regionale del 2006, che lo istituiva, è rimasta lettera morta: salvo gli adeguamenti economici ai dipendenti delle Province e dei Comuni, per il maggior carico di lavoro conseguente al decentramento, che poi non si è fatto. Pazienza: “ch’anco tardi a venir non ti sia grave” (Leopardi).
         In cambio di esso decentramento - con moto uniformemente accelerato in questi ultimi mesi, e sotto l’impulso (speciale o particolare, come l’autonomia) del governatore presidente Tondo - ci si muove per sottrarre o ridurre quel po’ di vita autonoma esistente nel contado chiamato Friuli.
Parecchi enti sono nell’occhio del ciclone: si badi bene, in omaggio al riordino, in una con la efficienza, la razionalizzazione e il risparmio. Ce lo insegna un articolo non firmato (pare una velina) della rivista “Realtà industriale”, che s’industria a indicare gli oggetti di tale cura: “enti aziende e agenzie del territorio e in particolare Ater, Erdisu, Consorzi di bonifica, Agenzia del lavoro e Azienda speciale villa Manin”, Camere di commercio, eccetera.
 La salute è la prima cosa nella vita, si usa dire anche sotto San Giusto: giusto. Per cui la sanità è il primo bersaglio. Si parla di una azienda che come tutte le aziende ha da essere produttiva: dalla sanità la salute. Ma l’Azienda (d’ora in poi con l’A maiuscola) ha da essere  unica: c’è già chi ha pensato a un felice acronimo, ARUSS. E si comincia sul serio a fare pulizia: voglio dire che ci sarà un unico servizio regionale per le pulizie nei nosocomi, affidato attraverso una pubblica gara.
         A chi non piace l’Azienda unica?
Non piace alla opposizione di centro-sinistra, perché nascerebbe “un monstrum burocratico” che andrebbe “nella direzione di allontanare gli operatori da bisogni delle persone” (Serracchiani).
Non piace ai primari dell’Alto Friuli: “una unica Azienda ospedaliera della Provincia di Udine renderà ancora più problematica la gestione dell’ospedale Santa Maria della misericordia e mortificherà la funzione dei nostri ospedali”: tale il commento di due consiglieri regionali (Della Mea e Marsilio, dello stesso schieramento politico).
L’annunciata riforma non va ai sindacati: genererebbe “sprechi e malumori, rischiando di far andare la sanità regionale fuori controllo”. E’un piano ”calato dall’alto dal presidente, con piglio decisionista, senza alcun confronto con gli enti locali, i sindacati e gli operatori del settore”. “E’ un esperimento già fallito in altre regioni” (Franco Belci).
Le voci contrarie richiedono un continuo aggiornamento. La riforma “viene calata dall’alto”, “di fatto imposta alla propria maggioranza”, ribadisce un altro consigliere regionale della opposizione, “mentre è necessaria una preparazione puntuale e precisa, con l’apporto di tutti e nei tempi necessari” (Codega).
Ma la riforma piace al governatore.  “ La riforma sanitaria non può più essere rinviata“, afferma. “La nostra sanità oggi funziona bene”, sennonché d’ora in poi “la Regione dovrà operare con un bilancio che vede le risorse in calo”. I medici che protestano “non sanno di cosa parlano” (forse di medicina. Non sanno la differenza tra salute e sanità, dico io, la quale ultima è materia esclusiva dei politici). Continua il presidente: l’azienda “de cuius” sarà, per capirci, una e trina: unica, ma nel contempo divisa per tre aziende uguali e distinte, con sede presso gli ospedali di Udine, Pordenone e Trieste (Gorizia non esiste).
 Il governatore è disposto al confronto. Ma pare ispirarsi a Churchill, che inviando alla madre un suo discorso ai Comuni, l’avvertiva:  “Ricordati di scrivermi per parlarmene bene. Dimmi quali sono le parti che ti piacciono. Adoro gli elogi, sono meravigliosi”.

Non diversamente  il presidente è disposto ad “accogliere eventuali proposte di correzione, purché, ovviamente, siano migliorative”. In sintesi, “la bozza prevede di racchiudere gli ospedali piccoli nei tre più grandi” sopraddetti. Questa è la razionalizzazione.
         Un particolare. Se gli ospedali piccoli si chiudono per risparmiare, che ne sarà del personale? Sarà sfoltito o trasferito? Quanto ai malati, visto che non si possono sopprimere, si riverseranno tutti nelle tre aziende, dove per altro si accalcano già altri dolenti, mentre le visite e gli interventi di routine vengono rinviati di mesi? Occorre pensare a nuovi bei padiglioni?
         Tutti gli ospedali sono nati in antico da iniziative di generosità. Protagonisti i benefattori, che in vita o in morte lasciavano beni a comunità religiose. Li ha fatti nascere nei secoli la carità cristiana. Basta guardare alle loro intitolazioni, a cominciare da quello di Udine, operante nel Duecento per assistere e curare malati indigenti: “Santa Maria della Misericordia dei Battuti”. Qual è ora il destino che attende dunque i piccoli ospedali, cioè quelli più vicini agli infermi e ai familiari? Un consigliere regionale di sinistra cita l’ospedale di Cividale, di cui ogni tanto se ne va un pezzetto. I servizi di radiologia, ad esempio, saranno ridotti. “Con la solita faccia tosta ci spacceranno questo ennesimo taglio come un miglioramento del servizio. La verità è ben diversa: quel poco che resta dell’ospedale di Cividale lo stanno sfogliando come un carciofo” (Pustetto). Non è che le parole dei consiglieri siano tutte Vangelo. Ma un altro di essi, stavolta di centro-destra, è in allarme per il depotenziamento del servizio sanitario della città ducale, “che opera a favore di un bacino di circa 50 mila persone”, come “punto di riferimento per la popolazione delle Valli del Natisone” (Novelli). Mica tutti, malati o parenti, dispongono dell’auto blu con autista, per raggiungere Udine da Stupizza o da Cepletischis. Analogo discorso tiene un  consigliere comunale del luogo, della opposizione di sinistra. Taglia oggi, taglia domani, “il nosocomio verrà catalogato come realtà superflua” (Pinto). Si potrebbe continuare.
         L’annunciata riforma è l’esempio più visibile di una strategia su vari settori: opera di amministratori regionali che – eletti per realizzare autonomia e decentramento – vanno esattamente nella direzione opposta, accentrando quanto più possibile nelle loro mani. Tutto questo piacerà a triestini nostalgici e a triestinizzati, che vogliono una la città capoluogo fuori luogo (voglio dire lontana che più non si può dal baricentro della Regione), quale sede del potere con annessi e connessi. Piacerà meno ai friulani che ragionano. Di questo passo, chi sa che a questi regionalisti accentratori non venga l’idea, un giorno o l’altro, di accorpare le regioni, per riordinare, razionalizzare e risparmiare. Forse sarebbe il massimo della loro riforma.

Gianfranco D’Aronco
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L’articolo a firma del Prof. Gianfranco D’Aronco è stato pubblicato sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO (Udine), domenica 3 giugno 2012 – pagina 8 - Regione

venerdì 1 giugno 2012

LETTERA APERTA SUI DIRITTI LINGUISTICI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, GIORGIO NAPOLITANO, E I "SORESTANTS FURLANS"



LETTERA APERTA

SUI DIRITTI LINGUISTICI

AL PRESIDENTE

DELLA REPUBBLICA ITALIANA,

GIORGIO NAPOLITANO


e i “Sorestans furlans”

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Ats simbolics, documents e «cjacaris e distintîf»

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EUROFURLAN

«Sâr President, benvignût in Friûl. Gospod Predsednik, dobrodošli v Furlaniji. Sehr geehrter Herr Präsident, willkommen in Friaul».

Il President de Republiche Taliane al è vignût in Friûl e lu àn saludât in tancj di lôr: la int e i sorestants. Nol sarès stât mâl che cualchidune des autoritâts di chenti e ves dât il benvignût ae cjarie plui alte dal Stât ancje par furlan, par sloven e par todesc.

Al varès parût bon sei par pandi in maniere plui cjalde e plui rapresentative il bon acèt pal ospit de bande de nestre int, sei par fâi onôr ae persone e ae istituzion e mostrâ che la plui part di nô – lu confermin ancje i scandais fats in chescj ultins agns cul jutori de aministrazion regjonâl – o sin di lenghe furlane, di lenghe slovene o di lenghe todescje e cun chest o volin jessi citadins talians cun dignitât e dirits compagns di chei altris, daûr di ce che e dîs la Costituzion, a tacâ dai principis di fonde che si cjatin tai siei articui 2, 3 e 6.

E ricuardâ ancje che cheste specificitât, in dì di vuê ancjemò di plui che tal passât, e je la fonde de autonomie speciâl de regjon Friûl-VJ, intant che par chest la nestre int e à vût patît a fuart la ditature fassiste ma e à ancje scombatût, cun fuarce e cun soference particolârs, pe liberazion e pe costruzion de Republiche che vuê Giorgio Napolitano al è il so president.

Magari cussì no, a Udin, a Glemone, a Dieç, a Cjargnà e a Pordenon, nissun dai sorestants al à rivât a fâ un pensament e duncje une azion di cheste fate. Par fortune, impen, a Faedis al è sucedût. Cun di fat, il sindic al à ricuardât, doprant ancje furlan e sloven, la specificitât dal so Comun (e o pensìn che se al fos stât sindic di Tarvis o Malborghet, al varès saludât ancje par todesc).

Cristiano Shaurli al à fat ancje alc di plui, sei cul so discors, coret te analisi storiche e te prospetive, sei cul fat che i à consegnât a Napolitano un document, prontât dal Comitât/Odbor/Komitaat/Comitato 482, che al ten dongje associazions e altris entitâts des minorancis linguistichis furlane, slovene e gjermaniche dal Friûl.

Te sô letare vierte, il Comitât al domande l'intervent dal president, tant che “garant de Costituzion”, par che a vegnin metudis in vore ad in plen lis leçs di tutele e duncje par che a vegnin garantîts pardabon chei dirits ricognossûts in tiermin formâi de Leç fondamentâl de Republiche e di ches altris normis specifichis, cemût che a domandin ancje in Europe.

Chel di Faedis al è un at piçul, ma al devente grandonon denant dal cidinôr e de cjacaris di tancj di lôr. In chescj dîs, par esempli, al è tornât a saltâ fûr il câs de precarietât di Onde Furlane, che e fâs un servizi public unic tal cjamp de culture e de informazion par furlan e par chest e varès di vê un jutori garantît de bande des istituzions e no lu à. Un câs che al mostre che ancje di chi nô no mancjin chei che a son dome «cjacaris e distintîf», soredut se il distintîf al è chel de acuile dal Friûl.


Articolo pubblicato sul quotidiano
IL QUOTIDIANO (Ud)
Venerdì 1 giugno 2012

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LETTERA APERTA
SUI DIRITTI LINGUISTICI
AL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA ITALIANA,
GIORGIO NAPOLITANO

Leggi tutto il documento

Dal sito internet del
Comitato 482


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mercoledì 30 maggio 2012

MINORANZE, SBILANCIAMENTI REGIONALI E IL CASO "RADIO ONDE FURLANE"




MINORANZE,
SBILANCIAMENTI REGIONALI
E IL CASO
“RADIO ONDE FURLANE”

La nostra Regione ha recentemente finanziato con quasi un milione di euro la minoranza linguistica italiana che vive in Slovenia e Croazia (circa 25.000 persone), aree esterne dunque al territorio di competenza diretta del Friuli – Venezia Giulia.

Nessun politico regionale ha sollevato obiezioni né arricciato il naso adducendo ragioni di esiguità di risorse disponibili o altre delle motivazioni che così spesso vengono evocate quando si parla di finanziamenti per altre comunità minorizzate.

Certamente non lo faremo noi che riteniamo il sostegno alle minoranze un elemento importante di democrazia.

Non possiamo tuttavia non chiederci come mai la politica regionale e l’attuale Giunta guidata da Renzo Tondo in particolare, continuino ad essere avare di finanziamenti a favore della comunità linguistica friulana che si vede destinataria di finanziamenti che definire “miserevoli” è un eufemismo.


PERCHE’ QUESTO INCREDIBILE
SBILANCIAMENTO A SFAVORE DELLA comunità LINGUISTICA STORICA FRIULANA?


Perchè i 600 mila friulanofoni, la seconda minoranza linguistica storica dello stato italiano – in termini numerici – che costituisce il 50% della popolazione regionale e produce redditi importanti per la formazione del PIL regionale, sono sistematicamente discriminati dalla politica regionale?


DOI PÊS

E DÔS MISURIS?


La Redazione del Blog

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IL CASO


ONDE FURLANE

TAGLIA GIORNALISTI

“SENZA FONDI,

COSTRETTI A FARLO”


La cooperativa ha dovuto lasciare a casa un dipendente, gli altri sette si sono ridotti lo stipendio. Il Presidente Cantarutti: dalla Regione meno contributi, la Provincia non ci dà neanche un euro.

Che la crisi ci sia lo sappiamo tutti. Che colpisca anche radio, televisioni e il mondo dell’informazione in genere spesso passa sottotraccia. Anche perché, forse, c’è un certo pudore a parlarne, per mille motivi. Ma l’ultimo caso ha toccato una voce storica dell’autonomismo friulano, “Radio Onde Furlane”, un network molto conosciuto e radicato nel territorio. La cooperativa editrice è stata infatti costretta a licenziare un giornalista, Piero Cargnelutti, che da una settimana è a casa. Uno dei sei in organico, oltre a due tecnici. Il motivo? La Regione centellina i fondi, la Provincia non eroga neanche un euro. E così ne fanno le spese i dipendenti.

E’ lo stesso presidente della cooperativa e voce familiare di “Onde Furlane”, Paolo Cantarutti, a spiegare la situazione. «Purtroppo e a malincuore abbiamo dovuto privarci di un giornalista - racconta -. Cargnelutti aveva uno dei contratti più onerosi, da 26 ore settimanali, a tempo indeterminato. Era stato assunto quando le cose andavano a gonfie vele, nessuno di noi avrebbe mai immaginato che si finisse in questa grave difficoltà finanziaria. Del resto per due anni di fila abbiamo subito l’azzeramento dei contributi regionali sulle trasmissioni in lingua friulana, quest’anno li hanno ripristinati, ma in piccola parte. In più la Regione ha cancellato i fondi per le trasmissioni che seguivano i lavori del consiglio regionale, proprio il settore specifico di competenza del professionista licenziato. Per non parlare della Provincia, che non garantisce neanche un soldo, a parte forse mille euro destinati al “Premio Friuli”. Così davvero non si poteva più andare avanti».

Il taglio dell’organico non è stato però un fulmine a ciel sereno. «Certo prima di mandare a casa la gente abbiamo preso altri provvedimenti - allarga le braccia Cantarutti -. Nel 2011 tutti i dipendenti sono stati in cassa integrazione a turno, ma la misura non si è rivelata sufficiente. Da quest’anno chi è rimasto si è ridotto il compenso. Al momento sopravviviamo, ma chi può prevedere il futuro, in queste condizioni?

Davvero non lo sappiamo se il personale resterà quello attuale o se ci saranno altre riduzioni. Eppure noi crediamo di avere un ruolo, un significato. Facciamo almeno 10 ore in marilenghe ogni giorno, comprese domeniche e festivi. In più presentiamo libri, dischi, andiamo nelle scuole. Adesso tocca alla Regione e in generale alle istituzioni decidere se è più opportuno finanziare i calendari di paese in friulano, come accade, o la comunicazione radio e televisiva di un certo tipo, che noi garantiamo. I 60 mila euro annui della Regione non bastano».

Ma in questo quadro così cupo c’è qualche segnale di speranza. Vale a dire la solidarietà e l’appoggio concreto della gente, degli ascoltatori, degli affezionati di “Radio Onde”. «Sul nostro sito Internet ci sono le modalità per darci una mano - osserva ancora il presidente della cooperativa - come devolvere il 5 per mille del 730, per esempio.

La gente ci sta aiutando, il finanziamento popolare sta dando i suoi frutti. E l’anno scorso la festa per raccogliere contributi, a Mortegliano, ha visto la presenza di 1.500 persone, un successo. Il nostro pubblico è fedele e affezionato e non finiamo di ringraziarlo.

Negli ultimi tempi stiamo lavorando tanto nelle scuole, medie e superiori, con i ragazzi che ci stanno dando tante soddisfazioni. Andiamo negli istituti e facciamo “lezione” in friulano, illustrando video, fumetti, siti Internet in marilenghe. Anche queste, per noi, sono strade alternative per trovare fondi. Per andare avanti e non morire».

Da “IL MESSAGGERO VENETO” di Udine – 25 maggio 2012


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domenica 27 maggio 2012

Elettrodotto Redipuglia-Udine ovest: il "Comitato per la Vita del Friuli Rurale" presenta una segnalazione alle Procure della Repubblica.


 

Elettrodotto

Redipuglia-Udine ovest

e dintorni


Riceviamo dal
"Comitato per
la Vita del Friuli Rurale",

e publichiamo.

La Redazione del Blog
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COMUNICATO STAMPA

 N. 112    24/5/2012

Elettrodotto

 Redipuglia-Udine ovest e dintorni


GLI INDUSTRIALI LO INVOCANO PER BATTERE CASSA, LA TERNA MINACCIA IL BLACK-OUT, CIRIANI LO RIANIMA E TONDO LO PROMETTE A GRAN VOCE

MA LUI

NON DA PIU’ SEGNI

DI VITA


PER IMPORRE L’ECOMOSTRO REDIPUGLIA-UDINE OVEST LE HANNO PROVATE TUTTE. SONO SCESI IN CAMPO I PARLAMENTARI E IL PARTITO DI MAGGIORANZA. E’ STATO PROMOSSO IL SILENZIO DEGLI AMBIENTALISTI E DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA, POI, VISTO CHE NON SONO RIUSCITI A GABBARE I SINDACI E IL COMITATO, E’ STATA MESSA IN GIOCO UNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA STRARIPANTE E, CON ESSA, IL GURU DELLE INDAGINI DEMOSCOPICHE, MA ANZICHE’ TACITARE IL DISSENSO HANNO FINITO PER SOLLEVARE UN POLVERONE, INASPRIRE IL CONFRONTO E DILATARE LA SENSIBILITA’ DELLA GENTE.

Poi, nel disperato tentativo di tappare la bocca al Comitato sono passati all’azione penale e, visto che non sono riusciti nell’intento, gli industriali di casa nostra hanno cominciato a strapparsi le vesti e ad attribuire, senza un nesso di causa, la patriottica volontà di andarsene al mancato realizzo della linea.

Allora, il presidente Tondo, che pure aveva benedetto la fuga in Serbia, ha promesso di accontentarli e Ciriani ha persino dato vita ad un paradossale tavolo tecnico che si è risolto in una mezza farsa, snobbata e screditata persino dalla stessa TERNA.

Così, mentre il ministro Clini benedice tutto ciò che ha favorito in dieci anni di direttore generale al Ministero dell’Ambiente, a Roma si accorgono che il tempo è scaduto, che dopo tre anni trascorsi dalla TERNA a fare muro contro le richieste di Regione, Comuni e Comitato, è saltato il vincolo della inedificabilità lungo il tracciato.

Quel vincolo frettolosamente imposto all’antivigilia di Natale del 2008 da uno zelante funzionario che, accogliendo senza battere ciglio il progetto dell’elettrodotto dichiarava, seduta stante, l’avvio del procedimento e quindi la sospensione di ogni edificabilità: sotto le feste, quando si conta sulla fisiologica distrazione della gente.

Oggi, quello stesso dirigente, sollecitato da chissà chi (!), in un rinnovato eccesso di zelo torna alla carica, e dovendo ammettere che il giocattolo si è rotto e che da cinque mesi sono scaduti i termini di legge, cerca di passare la patata bollente ai sindaci, e li spinge di andare oltre la legge e di estendere il divieto contro l’interesse della cittadinanza, già danneggiata da un congelamento dei propri immobili durato per più di tre anni. Ma per sua sfortuna il Comitato per la Vita del Friuli Rurale non dorme e, prontamente, segnala la cosa agli organi giudiziari affinché possano verificare il dolo e le complicità del caso!     

A maggior ragione stupisce l’ennesima esternazione (accolta sempre con grande dispiegamento mediatico) della ABS quando pretende l’elettrodotto, pena la sua fuga in Serbia o in Croazia, (Messaggero Veneto del 25 maggio) senza però spiegare quale sia il nesso fra quella linea elettrica, il ridotto uso delle centrali elettriche di casa nostra, la operatività dell’azienda e, tanto meno, il dichiarato crollo del portafoglio ordini.

Si è parlato di contribuzioni di denaro pubblico e, in proposito, lo zelo della Seganti esibito per l’occasione la dice lunga.

Così, mentre nulla impedisce che l’elettrodotto si possa costruire interrato e che i lavori possano iniziare seduta stante con grande beneficio per la qualità della nostra terra, nulla vieterebbe all’ABS di accedere a quelle facilitazioni deliberate dalla Comunità Europea a favore delle imprese energivore.

La Commissione europea ha infatti approvato un piano con cui si propone di sostenere gli impegni ambientali con misure rigorosamente paritarie tra gli stati affinché sia scoraggiata la delocalizzazione delle industrie e la altrettanto dannosa esportazione della anidride carbonica.

Non resta che scegliere fra il modello europeo o quello balcanico, dove la mano d’opera costa un quarto e l’ambiente è un lusso che non si vogliono permettere…….

Aldevis Tibaldi
Comitato per la Vita del Friuli Rurale
Via Volta 10 Porpetto UD cap 33050

ALLEGATO al Comunicato Stampa:
Elettrodotto a 380 kV in DT “Udine Ovest-Redipuglia”ed opere connesse.
Segnalazione alle Procure della Repubblica in relazione al sollecito emesso dal MISE, Rif DG-ENRE prot. n. 0009876-17/05/2012.


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giovedì 24 maggio 2012

ATTACCHI POLITICI AL TEATRO GIOVANNI DA UDINE !




ATTACCHI POLITICI

AL

TEATRO GIOVANNI DA UDINE



Visto che si è aperto un forte  dibattito sul Teatro Giovanni da Udine, essendo un uomo libero e non legato a nessun carrozzone nè politico nè istituzionale, vorrei esprimere un mio parere sul nuovo caso. (…)

(…) L’ultima sceneggiata è stata imbastita dal giornalista Tommaso Cerno (…)

(…) L’ultima presa di posizione in difesa del suo amico giornalista Pellizzari, va oltre le righe di un’etica professionale, in quanto il detto giornalista non è un “precario”, ma un libero professionista con tanto di partita IVA, che svolgeva assieme ad altri incarichi anche l’addetto stampa al Teatro Giovanni da Udine, con professionalità.

Il giro di tagli alle spese che il Presidente Mizzau, ha dovuto fare visto il momento difficile, come succede in tutte le istituzioni, non riguarda solo l’addetto stampa, ma anche i grafici e tutte le ditte e cooperative che danno un servizio al Teatro; e visto il momento difficile hanno accettato di buon grado. (…)

Vorrei vedere se a qualche giornalista “precario” gli fosse offerta la possibilità di 2.000 euro al mese; certamente firmerebbe subito il contratto. Ho l’impressione che una buona parte di questa categoria non viva da nababbo.

Già che sono vorrei aggiungere  che i tagli sono stati anche  fatti al budget sia per la prosa che per la musica, riducendoli considerevolmente.

L’unica cosa che il Presidente Mizzau non ha ridotto,  nemmeno al Consiglio, è il gettone di presenza ! Mi dimenticavo.….., tutto il Consiglio lavorava già gratuitamente.(…)

BEPI AGOSTINIS


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TUTTA LA LETTERA

di

BEPI AGOSTINIS



Visto che si è aperto un forte  dibattito sul Teatro Giovanni da Udine, essendo un uomo libero e non legato a nessun carrozzone nè politico nè istituzionale, vorrei esprimere un mio parere sul nuovo caso.

E’ da anni che seguo il campo teatrale udinese, soprattutto per la mia battaglia  affinché anche il Friuli potesse avere un suo Teatro Stabile in lingua friulana, ma visto i tempi di crisi, sono riuscito ad avere una Compagnia Stabile fatta da professionisti del Teatro. Dunque sono anni che seguo il Teatro in particolare in città.

Dalla nascita del Teatro Giovanni da Udine, quando l’allora sindaco Zanfagnini decise di costruire il nuovo Teatro, già i due schieramenti principali di “operatori del teatro in città”, iniziarono le proteste affinché il Teatro non sorgesse, dicevano che non serviva, mentre io assieme a pochi altri, fra cui la cantante Mirna Pecile, il notaio Chiara Contursi raccogliemmo in nemmeno un mese, se non erro 5.000 firme che vennero consegnate al Sindaco Zanfagnini, con le quali la cittadinanza era favorevole alla costruzione.

La petizione ha evidentemente avuto i suoi buoni frutti; prova ne è che il Teatro è stato costruito.

Negli anni c’è sempre stato un susseguirsi di scontri ad ogni iniziativa che il Teatro portasse avanti, personalmente credo che le avversità più che sul campo culturale, che veniva preso come scusa, fossero politiche, e in questo modo contrastare chi dirigeva il Teatro nei vari anni.

L’ultima sceneggiata è stata imbastita dal giornalista Tommaso Cerno, e non è la prima volta che tale personaggio, dalla sua residenza romana, critica l’operato in Friuli, in particolare contro noi friulani, che vogliamo difendere la nostra lingua e autonomia, dunque un anti friulanista.

L’ultima presa di posizione in difesa del suo amico giornalista Pellizzari, va oltre le righe di un’etica professionale, in quanto il detto giornalista non è un “precario”, ma un libero professionista con tanto di partita IVA, che svolgeva assieme ad altri incarichi anche l’addetto stampa al Teatro Giovanni da Udine, con professionalità.

Il giro di tagli alle spese che il Presidente Mizzau, ha dovuto fare visto il momento difficile, come succede in tutte le istituzioni, non riguarda solo l’addetto stampa, ma anche i grafici e tutte le ditte e cooperative che danno un servizio al Teatro; e visto il momento difficile  hanno accettato di buon grado.

Mi sembra che tutti hanno capito la situazione in cui stiamo vivendo, e pur di lavorare hanno accettato la riduzione del loro stipendio. Solo il giornalista non ha accettato che il suo assegno annuale di 31 mila euro fosse ridotto a 24 mila, dunque 2.000 ero al mese: non è che dovesse timbrare il cartellino ogni giorno, ma senz’altro  lui può vivere dignitosamente  con gli altri introiti della sua libera professione, dunque non è un “precario”.

Vorrei vedere se a qualche giornalista “precario” gli fosse offerta la possibilità di lavorare per 2.000 euro al mese;  certamente firmerebbe subito il contratto. Ho l’impressione che una buona parte di questa categoria non viva da nababbo.

Già che sono vorrei aggiungere che i tagli sono stati anche fatti al budget sia per la prosa che per la musica, riducendoli considerevolmente.

L’unica cosa che il Presidente Mizzau non ha ridotto, nemmeno al Consiglio, è  il gettone di presenza ! Mi dimenticavo….., tutto il Consiglio lavora gratuitamente.

Un Presidente che deve gestire e decidere la complessità della  gestione di un  Teatro, gratuitamente e da buon friulano con onestà e competenza, mi pare che sia una persona da rispettare.

La raccolta di firme con quella maglietta di poco gusto, mi fa capire ancor di più che è tutto un gioco politico.

Riguardo le critiche sulla presenza del direttore artistico Cesare Lievi in Teatro, mi pare che quando vi è la necessità è sempre presente, sistemate le cose magari ne segue altre; è la stessa cosa di un primario d’ospedale abituato a fare operazioni importanti, finita l’operazione dopo alcuni giorni di controllo, lascia ai suoi assistenti il proseguo della convalescenza. Penso che anche  il direttore artistico abbia in Teatro dei buoni e validi assistenti per il prosegue del suo lavoro.

Riguardo i 300 mila euro per la coproduzione del “principe di Homburg”, opera per la quale finalmente il nostro Teatro non è solo un contenitore, ma anche un Teatro di produzione, mi sembra un ottima iniziativa, visto che farà la tournèe nei Teatri italiani, portando il nome di Udine, come un luogo di cultura, e sono certo che ne trarrà anche benefici finanziari, che ritorneranno nelle casse dal Teatro, come è successo per “il vecchio e il cielo”, e sembra che anche l’ultima produzione, abbia molte richieste. Calcolando sempre i rischi che ci sono: può andare male, ma può andare anche bene e guadagnarci qualcosa.

E per finire, visto che il giornalista Cerno da quando risiede a Roma frequenta i salotti televisivi romani, faccia pure bella mostra di sè e della sua eloquenza, continui pure: è un’ottima pubblicità per farsi conoscere, ma affronti i problemi di quella trasmissione, e lasci tranquillo il Friuli, se lo fa solo per criticare.

Bepi Agostinis
Udine,18 maggio 2012


martedì 22 maggio 2012

SALVIAMO IL LAGO DI CAVAZZO: UNA PROPOSTA DEI COMITATI.


Lago di Cavazzo
....oggi!


SALVIAMO

IL LAGO

DI CAVAZZO !



I Comitati che si battono per la salvezza del lago di Cavazzo contro il progetto di pompaggio dell’Edipower, che condannerebbe a morte il lago oltre a creare altre criticità, hanno tenuto lunedì 21 maggio una conferenza stampa in cui hanno avanzato una proposta alternativa al progetto Edipower, anche in relazione al fatto che altri, oltre a Edipower, vogliono utilizzare le acque del lago. (…)

I Comitati hanno presentato la proposta alternativa elaborata dall’ing. Dino Franzil che ha lo scopo di utilizzare - in maniera complessiva e logica - (sono parole del portavoce dei Comitati Franceschino Barazzutti ) le acque della Carnia e  del lago per produrre energia, prodotti agricoli, turismo. (…)


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COMUNICATO STAMPA

DEI COMITATI

(lunedì 21 maggio 2012)

I Comitati che si battono per la salvezza del lago di Cavazzo contro il progetto di pompaggio dell’Edipower, che condannerebbe a morte il lago oltre a creare altre criticità hanno tenuto lunedì 21 maggio una conferenza stampa in cui hanno avanzato una proposta alternativa al progetto Edipower, anche in relazione al fatto che altri, oltre a Edipower, vogliono utilizzare le acque del lago.

Infatti, non basta che il lago di Cavazzo sia al centro dell'attività di  Edipower, ora sul lago dei tre comuni sono in programma nuovi interventi.

Il Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo ha presentato un progetto per la costruzione nei pressi dello scarico del lago di una centrale, che non crea impatti, con due turbine che utilizzerebbe 12,5 metri cubi di acqua al secondo.

Inoltre il Consorzio Ledra Tagliamento dovrebbe utilizzare lo scarico del lago per far derivare 10 metri cubi di acqua al secondo, per eventuali problemi di siccità, da convogliare nel canale Ledra tra Gemona e Osoppo.

I Comitati hanno presentato la proposta alternativa elaborata dall’ing. Dino Franzil che ha lo scopo di utilizzare - in maniera complessiva e logica - (sono parole del portavoce dei Comitati Franceschino Barazzutti ) le acque della Carnia e del lago per produrre energia, prodotti agricoli, turismo.

Al centro di tutto devono esserci la conservazione del lago di Cavazzo ed il suo ripristino allo stato naturale.

PROPOSTA

La proposta prevede che due delle tre turbine funzionanti attualmente 8 ore al giorno per complessive 24 ore al giorno, siano invece utilizzate 24 ore su 24, complessivamente per 48 ore al giorno, dando una maggiore produzione.

La terza turbina - continua Barazzutti - andrebbe sostituita con una reversibile pompante, pescante non dal lago, ma dal pozzo di scarico delle due turbine con il conseguente invio al bacino di Verzegnis di circa 22 metri cubi al secondo.

I residui 22 metri cubi vanno intubati e portati allo scarico del lago con l'uscita al bivio di Avasinis. In quel punto 10 metri cubi di acqua possono essere derivati dal Consorzio Ledra Tagliamento ed i rimanenti 12 metri cubi alimenteranno la centrale Cosint, il cui scarico a sua volta alimenta il torrente Leale e quindi il Tagliamento.

Poiché il bacino di Verzegnis riceve 22m cubi dal pompaggio e 22 mc dalla Carnia , è in grado di mantenere un livello costante.

Il lago di Cavazzo non ricevendo più lo scarico della centrale si stabilizza nel livello, nelle condizioni biologiche e ritorna alla sua vita naturale .

E secondo l'ingegnere Dino Franzil che ha eseguito uno studio approfondito sul territorio ed ha elaborato la proposta, non serve nemmeno una nuova galleria per il pompaggio da Somplago a Verzegnis che potrebbe compromettere le sorgenti alimentanti gli acquedotti di Cesclans, Mena, Somplago, Interneppo e Bordano.

Non serve a questo punto neanche una discarica abbattendo i costi per Edipower, garantendo al tempo stesso un aumento degli utili.

Per i Comitati
Franceschino Barazzutti


domenica 20 maggio 2012

LETARE VIERTE di Pre Roberto Bertossi, bons. di Vençon, al DALAI LAMA in visite a Udin



“Torna a Udine, a quattro anni dalla sua precedente visita, Sua Santità Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama. Martedì 22 e mercoledì 23 (maggio n.d.r.) sarà protagonista di tre incontri, due aperti al pubblico e il terzo rivolto agli studenti dell’Università. La massima autorità spirituale del buddismo tibetano ha accolto con entusiasmo l’invito rivoltogli, come nella precedente occasione, dal Centro Balducci di Zugliano e dal centro buddista Cian Ciub Cio Ling di Polava. Arriverà nel capoluogo friulano dopo avere toccato Klagenfurt e Salisburgo e prima di visitare Vienna”

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“Se o volês la pâs, rispietait lis minorancis, scomençant di
chês di cjase nestre”

pre Roberto Bertossi,
bons. di Vençon
Vicepresident di “GLESIE FURLANE”
dal sît internet
A metât di Mai, la vuide spirituâl dal Tibet e torne in Friûl a distance di 5 agns. Cun chest messaç scrit di pre Roberto Bertossi, bons. di Vençon, o fasìn un apel al Primi Nobel pe Pâs 1989.

Santitât,
nus onore vêlu ospit in cheste sô seconde visite in Friûl.
O cognossìn il so grant impegn pal popul tibetan, che al reclame i dirits fondamentâi de autonomie politiche e de libertât religjose.
O cognossìn la sô testemoneance di sorestant in esili, tignût lontan de sô patrie e de sô int.
O preseìn la sô assesi spirituâl cussì ben armonizade cu la sô ativitât publiche sul plan internazionâl pe justizie, pe dignitât e pe libertât dai popui tibiâts dai prepotents e pe pâs.

Cheste letare e je ispirade unichementri dal fat che, cjalant e considerant la storie passade, resinte e il presint dal nestri popul, il popul furlan, une etnie minoritarie intal stât talian, e lis vicendis dal so popul tibetan, o viodìn che tancj aspiets nus fasin someâ e nus unissin.

Inte storie passade, fin dal 1600 il Tibet al è stât guviernât dal Dalai Lama, riferiment spirituâl e politic unic.
Ancje il popul furlan dal 1077 fint al 1420 al à vude une uniche autoritât politiche e religjose intal Patriarcje di Aquilee.
Il popul tibetan tal 1957 al à pierdude la autonomie politiche e al è stât perseguitât pe sô fede religjose.

Ancje il nestri popul, dopo sei passât sot il paron venezian tal 1420, pierdint cussì la sô autonomie politiche, al à patît une ofese insopuartabil sul plan religjôs e spirituâl cu la injuste e prepotente sopression dal milenari Patriarcjât di Aquilee. E orepresint i furlans in Italie a saran no dome une etnie minoritarie, ma ancje “minorizade”, fintant che i lôr dirits naturâi – un par ducj: la pussibilitât di esprimisi inte lenghe dal cûr –, dome in teorie e su la cjarte ricognossûts, no deventaran adimplen praticabii e no vignaran metûts in opare, seti sul plan civîl che gleseastic.

Chestis vicendis storichis e chescj aspiets che a rivuardin il rispiet de dignitât umane nus fasin sintî solidaris e in sintonie cu la sô int dal Tibet tal reclamâ cence violence e prepotence ma in maniere ferme e decise i dirits naturâi di fonde di ogni persone e di ogni popul.

Lis stessis resons che nus fasin reclamâ la libertât, la justizie e la pâs par la sô patrie, tant lontane dal Friûl, nus fasin berlâ – e o voressin fâlu ancje cu la sô vôs – ai sorestans dal stât talian e a chei de nestre regjon: “se o volês la pâs, rispietait lis minorancis, scomençant di chês di cjase nestre”.

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A metà maggio, la guida spirituale del Tibet ritorna, dopo cinque anni, in Friuli. Con questo messaggio di don Roberto Bertossi, monsignore di Venzone, rivolgiamo un appello al Premio Nobel per la Pace 1989.

Santità,
siamo onorati di averla ospite in questa sua seconda visita in Friuli.
Conosciamo il suo grande impegno a favore del popolo tibetano, che rivendica i diritti fondamentali dell’autonomia politica e della libertà religiosa.
Conosciamo la sua testimonianza di capo di governo in esilio, allontanato dalla sua patria e dalla sua gente.
Apprezziamo la sua ascesi spirituale così ben armonizzata con la sua attività pubblica sul piano internazionale per la giustizia, per la dignità e libertà dei popoli oppressi dai prepotenti e per la pace.

Questa lettera è ispirata unicamente dal fatto che, guardando e considerando la storia passata, recente ed attuale del nostro popolo, il popolo friulano, un’etnia minoritaria nello stato italiano, e le vicende del suo popolo tibetano, vediamo che sono molti gli aspetti che si assomigliano e ci accomunano.

Nella storia passata, fin dal 1600 il Tibet è stato governato dal Dalai Lama, riferimento spirituale e politico unico.
Anche il popolo friulano dal 1077 al 1420 ha avuto un’unica autorità politica e religiosa nella figura del Patriarca di Aquileia.
Il popolo tibetano nel 1957 ha perso l’autonomia politica ed è stato perseguitato per la sua fede religiosa.

Anche il nostro popolo, dopo essere passato sotto il dominio veneziano nel 1420, perdendo così la sua autonomia politica, ha patito un’offesa insopportabile sul piano religioso e spirituale con l’ingiusta e prepotente soppressione del millenario Patriarcato di Aquileia. Ora i friulani in Italia saranno non solo un’etnia minoritaria, ma anche “minorizzata”, finché i loro diritti naturali – uno per tutti: la possibilità di esprimersi nella lingua del cuore –, riconosciuti solo teoricamente e sulla carta, non diventeranno pienamente praticabili e non saranno effettivamente attuati sul piano civile come su quello ecclesiastico.

Queste vicende storiche e questi aspetti che riguardano il rispetto della dignità umana ci fanno sentire solidali e in sintonia con la sua gente del Tibet nel reclamare senza violenza e prepotenza ma in maniera ferma e decisa i basilari diritti naturali di ogni persona e di ogni popolo.

Le stesse ragioni che ci fanno reclamare la libertà, la giustizia e la pace per la sua patria, tanto lontana dal Friuli, ci fanno urlare – e vorremmo farlo anche con la sua voce – ai governanti dello stato italiano e a quelli della nostra regione: “se volete la pace, rispettate le minoranze, iniziando da quelle di casa nostra”.