giovedì 2 dicembre 2010

PER IL FRIULANO SIAMO ANCORA ALL'ANNO ZERO


PER IL FRIULANO SIAMO ANCORA ALL’ANNO ZERO
Comunicato Stampa

            Il Comitato per l’autonomia e per il rilancio del Friuli esprime la più viva preoccupazione per la mancata attuazione della normativa sulla lingua friulana e per il continuo indebolimento delle strutture regionali, chiamate ad operare in tale settore. Ormai è da due anni e mezzo che questo Comitato e numerose altre forze sociali stanno chiedendo alla Regione di adempiere ai suoi impegni, ma finora non si sono viste risposte concrete. Anzi, la Giunta regionale non è riuscita nemmeno a portare a termine gli obiettivi che si era data formalmente nel settembre 2009 sulla politica linguistica regionale: l’approvazione del regolamento per l’insegnamento della lingua friulana, l’istituzione della “Commissione per l’uso sociale del friulano”, la ridefinizione dei contenuti della convenzione con la RAI e l’approvazione del Piano generale di politica linguistica. In pratica, per il friulano, siamo ancora all’anno zero. A questo si aggiungono ulteriori elementi di criticità, che di seguito vogliamo segnalare all’opinione pubblica.

            Con l’ultimo riassetto organizzativo della Regione, si è deciso di spacchettare, fra l’altro, anche le competenze sulla lingua friulana. In pratica, tutte le competenze relative all’istruzione in friulano (che riguardano non solo il finanziamento di progetti scolastici, ma soprattutto tutti i passi necessari per applicare il nuovo regolamento) sono passate al Servizio Istruzione della Regione, servizio che ha sede nel capoluogo giuliano. Sembra una gag, ma è tutto vero: d’ora in poi gli insegnanti friulani dovranno rivolgersi a Trieste per seguire le vicende relative alla marilenghe.

            È saltata completamente, pertanto, la regia unica, prima costituita dal “Servizio identità linguistiche, culturali e corregionali all’estero”, cui ora è stato anche cambiato il nome in “Servizio corregionali all’estero e lingue minoritarie”, tanto per segnalare la non prioritarietà della questione “lingue” per la Giunta Tondo. A tale debolezza nominale, si deve aggiungere anche una debolezza strutturale, in quanto tale servizio risulta sottodimensionato come personale e sottofinanziato rispetto ai numerosi compiti affidati non solo dalle leggi di tutela sul friulano, ma anche delle altre minoranze linguistiche.

            Se il Servizio piange, l’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane non ride. Parliamo infatti di una struttura che, a ben cinque anni dalla sua costituzione – unico caso in Regione – risulta ancora priva di una pianta organica: in pratica non ha personale proprio. A ciò si aggiunga la costante diminuzione dei trasferimenti regionali, con una percentuale media del 15-20% all’anno. Infine, negli ultimi anni, all’Agenzia è stato assegnato un ruolo meramente consultivo, che non le permette di coordinare al meglio i diversi enti pubblici e privati che operano nel settore, sua “mission” principale.

            Venendo alla questione scuola, dobbiamo lamentare la mancata approvazione, a distanza di tre anni, del regolamento sull’insegnamento della lingua friulana, sebbene risulti, anche da articoli usciti recentemente sulla stampa e mai smentiti, che la “Commissione permanente per l’insegnamento del friulano” abbia già prodotto all’assessore competente una bozza di regolamento più di quattro mesi fa. Perché, dunque, esso viene tenuto nei cassetti dell’assessorato? Con tali ritardi sembra sempre più evidente il rischio di saltare anche il prossimo anno scolastico, e sarebbe il terzo consecutivo. Non dobbiamo dimenticare che la questione è delicata: esiste una continua domanda da parte degli istituti scolatici, dovuta alle numerose richieste dei genitori che si attestano – in media – sul 60% delle famiglie, come dimostrano i recenti dati dell’Ufficio scolastico regionale.

            Venendo al capitolo Stato, il Comitato si unisce alle critiche formulate su questo giornale con riferimento all’ingiustificato e illogico cambiamento dei criteri di riparto della legge 482/99, che ha prodotto una pesante decurtazione, in particolare alle comunità di lingua friulana, slovena e tedesca. Infine vorremmo puntare di nuovo i riflettori sulla questione RAI: anche qui ci è stato promesso di recente che col nuovo anno avremmo visto inaugurare una nuova e stabile programmazione in marilenghe. Invece, nulla sembra muoversi, nemmeno qui. Avremmo piacere, pertanto, di ricevere chiarimenti dalla Regione e dalla Rai di Trieste, che si erano fatte garanti dell’attuazione di una norma – l’art. 12 della legge 482/99 – che i friulani aspettano da ben 11 anni.

Udine, 25 novembre 2010

Il Comitato per l’autonomia e per il rilancio del Friuli
Il Presidente Prof. Gianfranco D'Aronco

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