venerdì 3 febbraio 2017

UN NUOVO LIBRO SU TIZIANO TESSITORI NELLE LIBRERIE DELLA REGIONE - PRESENTAZIONE IL 10 DI FEBBRAIO



             

 Copertina del Libro

 

Intervista

immaginaria

a 

TIZIANO TESSITORI
 
 
 
 
E' uscito fresco di stampa nelle librerie della regione il nuovo libro del giornalista e scrittore Roberto Meroi dal titolo  "INTERVISTA IMMAGINARIA A TIZIANO TESSITORI"
 
Il libro è preceduto da una presentazione del giornalista e scrittore Toni Capuozzo.
 
"Tiziano Tessitori è stato senatore della Repubblica dal 1948 al 1972, è stato ministro, sottosegretario e vice sindaco di Udine e pure presidente della Società Filologica Friulana, dell'Ente Friuli nel Mondo, della Deputazione di storia patria. Tessitori è unanimemente riconosciuto come il "padre" della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia." 
 
Prima presentazione del libro a Udine, venerdì 10 febbraio (ore 17.30) a palazzo Belgrado della Provincia di Udine, piazza del Patriarcato, Salone del Consiglio.
 

INTERVENTI:
 

Pietro Fontanini

Presidente della Provincia di Udine 

Cristiano Shaurli

Assessore alle risorse agricole e forestali
della Regione Friuli Venezia Giulia

Paolo Fontanelli

Presidente del Comitato per l’autonomia
e il rilancio del Friuli 


Sandro Fabbro
Università degli Studi di Udine
 
Roberto Meroi
Giornalista e scrittore
 
Modera:
Roberto Pensa
Direttore responsabile de La Vita Cattolica
 
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mercoledì 1 febbraio 2017

LA LEGGE ELETTORALE NON PENALIZZI IL FRIULI di ROBERTO MEROI


 


LA LEGGE ELETTORALE


NON PENALIZZI IL FRIULI
 
di
ROBERTO MEROI

Attualmente in Parlamento siedono quattro deputati di origine triestina, due nati a Roma, uno a Verona, uno a Lecce, uno a Monfalcone, due in provincia di Pordenone e uno solo nato a Udine. Dei sette senatori eletti in Friuli-Venezia Giulia nel 2013, uno è nato in Piemonte e risiede in Toscana, gli altri sono nati due a Trieste, due in provincia di Gorizia, uno in provincia di Pordenone e uno è originario del Belgio. La provincia di Udine, con oltre 530 mila abitanti, non ha a Roma nemmeno un senatore!

Trieste
, oltretutto, ha la straordinaria fortuna di avere attualmente a Roma ben 7 suoi parlamentari residenti in una città di circa 200 mila anime: una sproporzione se si considera che ne rimangono solo 11 a rappresentare il milione di abitanti del resto della regione.

A ciò va aggiunto che sia Ettore Rosato, capogruppo alla Camera per il Pd, sia Massimiliano Fedriga, capogruppo alla Camera per la Lega Nord (oltre ad essere segretario regionale), sia Sandra Savino, coordinatore regionale per Forza Italia, sono di Trieste.

Per l'elezione dei deputati del Friuli-Venezia Giulia, la riforma elettorale che era stata votata dal Governo Renzi («Italicum») prevedeva la suddivisione in due zone dell'intero territorio regionale. Quella ad est, dove avrebbero votato gli elettori della provincia di Trieste, gli elettori di quella di Gorizia e una consistente parte di quelli della provincia di Udine residenti in una fetta di territorio che va da Tarvisio a Latisana. Ovviamente, ad essere favoriti in quel collegio sarebbero stati i candidati della città più popolosa, quindi Trieste. Nella zona ad ovest invece avrebbero votato tutti gli elettori della provincia di Pordenone e solo la parte rimanente di quelli della provincia di Udine. Una simile ripartizione avrebbe condotto all'elezione di un numero di deputati triestini doppio rispetto a quelli eletti nell'intera provincia udinese, che ha più di due volte gli abitanti della provincia di Trieste!

Al Governo Gentiloni e ai partiti di opposizione spetta ora il compito di elaborare una nuova legge elettorale meno penalizzante per il Friuli.
 

Roberto Meroi

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La lettera a firma di Roberto Meroi è stata pubblicata sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, mercoledì 11 gennaio 2017, rubrica "Giornale aperto".

La Redazione del Blog ringrazia Roberto Meroi per averle concesso la pubblicazione di questo suo prezioso contributo al dibattito in corso sulla futura legge elettorale che andrà a sostituire l'incostituzionale  "Italicum". 

sabato 28 gennaio 2017

REGIONE FRIULI - LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE TORRENTI


 
 
 


Lettera aperta
all'assessore Torrenti


Summum ius, summa iniuria

Il regolamento per la distribuzione dei contributi regionali alla cultura è preciso, dettagliato e, all'apparenza equo ma, summus ius, summa iniuria, come diceva Cicerone, realizza una vera ingiustizia!

Notiamo che:
  • a Trieste va il 37% dei finanziamenti con il 19% di popolazione;
  • a Udine va il 23% col 44% della popolazione.

Che si scriva che "la fetta più grossa va a Udine" pare una visione un po' particolare della matematica. In pratica ogni istituzione culturale triestina riceve quasi il doppio di quanto gli spetterebbe se si usasse il criterio di una ripartizione proporzionale sul territorio mentre quelle udinesi (e provincia) ricevono la metà.

Alla faccia dell'equa divisione delle risorse!

Il regolamento regionale è sicuramente bellissimo, caro assessore, ma assolutamente ingiusto
 
....e triestinocentrico!



per il Comitato per l'Autonomia
e il Rilancio del Friuli

il presidente

Paolo Fontanelli

 

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Il Comunicato stampa è stato pubblicato mercoledì 1 febbraio 2017 sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, rubrica “Giornale aperto” con il significativo titolo “Cultura, a ogni triestino il doppio che un friulano”.


martedì 24 gennaio 2017

AEROPORTO REGIONALE RONCHI DEI LEGIONARI - POLO INTERMODALE: IL GRANDE BLUFF?



FRIULI
 
AEROPORTO REGIONALE

DI RONCHI DEI LEGIONARI

"POLO INTERMODALE:

IL GRANDE BLUFF?"

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dal quotidiano

IL MESSAGGERO VENETO (Ud)

24 gennaio 2017

articolo a firma di Maurizio Cescon



(….) Il nodo più importante da sciogliere, una volta che il polo sarà realtà, è legato proprio all’accordo con Rfi e Trenitalia.

Anche in questo caso  Serracchiani  è ottimista. "Abbiamo già avviato contatti con i dirigenti delle Ferrovie – afferma - per inserire i vari treni nel piano del traffico. Prima di tutto sarà necessario che la stazione esista, il nostro obiettivo è far fermare i regionali, ma anche i convogli veloci, una volta che la linea sarà modernizzata, provenienti da Venezia o da altre località italiane".

(…) Chiaramente garantire una connessione rapida via treno con Venezia, meta turistica tra le più ambite del mondo, renderebbe appetibile molto più di oggi, per tante compagnie aeree, atterrare o decollare da Ronchi.

Senza naturalmente dimenticare che con il treno si raggiungeranno in un attimo Trieste e Gorizia. Per Udine e Pordenone, invece, il collegamento più veloce sarà assicurato via gomma, con 16 stalli dedicati ai pullman, sempre all’interno del polo intermodale. (...)

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Domande

a cui vorremmo una risposta

dalla Presidente Serracchiani



DOMANDA “NUMERO UNO”:

il polo intermodale dell'aeroporto di Ronchi – via treno – è al servizio della sola città di Trieste ( e di Gorizia)? Pare proprio di Sì....


Ossia avremo un treno veloce al servizio della sola Trieste, mentre il restante 90% del territorio regionale continuerà ad essere escluso dal servizio ferroviario veloce (linea ferroviaria Mestre - Pordenone - Udine -  Ronchi aeroporto, del tutto dimenticata e sostituita con pullman!!)?

DOMANDA “NUMERO DUE”:

una stazione ferroviaria per essere tale deve avere treni che si fermano: c'è già un accordo con Trenitalia?

E se l'accordo, come risulta da articoli di stampa, sarà limitato ai soli treni Venezia – Trieste, non stiamo parlando di “un polo intermodale al servizio dell'intera regione (SIC!)” ma di un "polo intermodale al servizio della sola Trieste"!!
 

DOMANDA “NUMERO TRE”:


Per le province di Udine e Pordenone (solamente l'80% del territorio regionale e un milione di abitanti!!) dall'articolo del Messaggero Veneto, risultano previsti pullman a cui saranno dedicati ben 16 stalli all'interno del polo intermodale.

I pullman e 16 stalli? Suvvia non prendiamo in giro l'80% della popolazione regionale dichiarando "giornata storica, il Friuli ora è raggiungibile"! Il Friuli..... non è la città di Trieste!


E smettiamola una buona volta con il ridicolo slogan:

Chiaramente garantire una connessione rapida via treno con Venezia, meta turistica tra le più ambite del mondo, renderebbe appetibile molto più di oggi, per tante compagnie aeree, atterrare o decollare da Ronchi”.

Chi vuole andare a Venezia atterra all'aeroporto “Marco Polo Tessera” e non certo a Ronchi dei Legionari....


LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 
 

venerdì 20 gennaio 2017

L'IDROELETTRICO E LA NOSTRA AUTONOMIA SPECIALE di FRANCESCHINO BARAZZUTTI


 REGIONE FRIULI - VG

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


L’IDROELETTRICO

E LA NOSTRA

AUTONOMIA SPECIALE

di

Franceschino Barazzutti



Nell’aprile del 2015 in sede di esame del DDL 82 “Disciplina organica in materia di difesa del suolo e di utilizzo delle acque” uno schieramento trasversale di Consiglieri regionali (Revelant, Riccardi, Colautti, Boem, Dal Zovo, Lauri, Violino, Edera) presentava il seguente emendamento:

Art.35 bis (Società Energia Friuli Venezia Giulia) che al comma 1 così recitava L’Amministrazione regionale è autorizzata, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, a costituire una Società di capitali denominata "Società energia Friuli Venezia Giulia – SEFVG", nella forma ritenuta più confacente all’oggetto sociale, totalmente partecipata della Regione FVG, che abbia ad oggetto l’organizzazione dei mezzi tecnici, economici, finanziari ed umani per le attività di ricerca, produzione, trasporto e distribuzione di energia al fine di raggiungere l’autonomia energetica del Friuli Venezia Giulia tutelandone nel contempo l’ambiente”.

Questo opportuno e coraggioso emendamento non finì nel testo approvato della legge, ma ….nel nulla!

Ad esso seguì la ritirata su un flebile Ordine del Giorno (presentatori Revelant, Riccardi, Colautti, Boem, Shaurli, Lauri, Paviotti, Ciriani, Piccin, Frattolin, Barillari) accolto dalla Giunta, che la impegnava “a presentare al Consiglio regionale entro 12 mesi un disegno di legge recante la disciplina delle concessioni di derivazione d’acqua a scopo idroelettrico”.

A quasi due anni da allora tale impegno è inevaso. Nel frattempo, operatori energetici “foresti” hanno sguazzato a loro piacere nell’idroelettrico del Friuli.

Vediamo chi e come. Alla fine del 2015 veniva portata a termine un’operazione finanziaria che ha cambiato profondamente l’assetto proprietario del settore idroelettrico in Friuli. L’operazione è avvenuta nel disinteresse della Regione, degli enti locali, degli imprenditori e della società friulana. I protagonisti di tale operazione sono stati:

Edipower spa, nel cui assetto azionario figuravano a quel tempo la controllante potente multiutility A2A dei comuni di Milano e Brescia per 79,5%, alcune banche per l’11,96%, la Società Elettrica Altoatesina (SEL) per l’8,54%. Edipower allora era proprietaria di ben 26 centrali idroelettriche in regione localizzate sull’asta del Cellina, sul canale derivato dall’Isonzo, sul canale Ledra e in Carnia le centrali Tramba, di Luincis, di Arta e – le più importanti - di Ampezzo e di Somplago.

Società Elettrica Altoatesina (SEL), allora controllata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, avente partecipazioni con Edison nelle società Hydros (60%) e in Seledison (58%) proprietarie di centrali idroelettriche in Alto Adige, nonché in Edipower (8,54%) come suesposto.

Edison spa, controllata da Electricité de France (EdF), con SEL è azionista nelle società bolzanine Hydros (40%) e Seledison (42%), è proprietaria in Friuli delle 5 centrali dell’asta del Meduna (Valina, Chievolis, Meduno, Colle, Istrago con concessioni in scadenza nel 2020-21)) e della centrale turbogas di Torviscosa.

L’operazione finanziaria tra questi tre protagonisti si è attuata in due fasi.

La prima fase riguarda il rapporto tra SEL ed Edipower ed è esposta nel comunicato stampa di A2A del 28.12.2015: “Per effetto dell’operazione, viene assegnato a Cellina Energy srl, società interamente partecipata da Società Elettrica Altoatesina spa (SEL) , il compendio costituito dal complesso di impianti idroelettrici di titolarità di Edipower costituenti il cd. “Nucleo di Udine”, fatta eccezione per gli impianti idroelettrici di Ampezzo e Somplago e le opere ad essi inerenti, insieme ai rapporti giuridici attivi e passivi ad essi funzionali e cassa per complessivi 38,5 milioni di ero, previa acquisizione da parte di SEL, titolare di una partecipazione in Edipower pari all’8,54 del capitale sociale, delle restanti partecipazioni detenute in Edipower dai soci Finanziari Banca Popolare di Milano S.c.a.r.l., Fondazione Cassa di risparmio di Torino e mediobanca – Banca di Credito Finanziario Spa, pari all’11,96 del capitale sociale di Edipower. La scissione avrà efficacia il 1 gennaio 2016; è previsto un meccanismo di aggiustamento in relazione alla situazione patrimoniale del compendio scisso al 31 dicembre 2015. Per effetto dell’operazione A2A deterrà il !00% del capitale sociale di Edipower”. E così la quota azionaria di SEL è liquidata con il trasferimento in proprietà alla stessa di 24 centrali idroelettriche di Edipower in Friuli.

La seconda fase riguarda i rapporti tra SEL ed Edison. La politica energetica della Provincia Autonoma di Bolzano punta al potenziamento di SEL escludendo dal proprio territorio operatori esterni, Edison compresa. Pertanto SEL ha liquidato le quote azionarie di Edison in Hydros ed in Seledison trasferendo ad Edison le 24 centrali friulane ricevute da Edipower, diventando così proprietaria al 100% di Hydros e di Seledison. Nel 2016 SEL e la energetica altoatesina AEW si sono fuse nella nuova società Alperia, a seguito di che il presidente della Provincia Arno Kompatscher poteva dichiarare "L'energia è in mani altoatesine" e un grande passo avanti dal punto di vista della nostra autonomia….che porterà tariffe ancora più competitive a beneficio di imprese e famiglie”. Ciò che la presidente Serracchiani non può, purtroppo, affermare relativamente alla situazione nella nostra regione.

E così lor signori si sono tutti sistemati: la Lombarda multiutility A2A ha potuto assorbire in sé Edipower essendone diventata l’unica proprietaria e conservare le grandi centrali di Ampezzo e Somplago, oltre alla termoelettrica di Monfalcone. SEL si è liberata dalla presenza dell’esterna Edison. Edison, che già deteneva le 5 centrali del Meduna e quella termogas di Torviscosa ha acquisito attraverso SEL altre 24 centrali idroelettriche in Friuli, diventandovi una presenza dominante. Così, il suo amministratore delegato Bruno Lescoeur dichiarava: “Edison si rafforza nell’idroelettrico e allunga la vita media del proprio portafoglio idroelettrico riducendo i rischi legati ai rinnovi delle concessioni”.

Già, le concessioni! In assenza (voluta?) della sopracitata società energetica regionale, che possa concorrere all’assegnazione o all’acquisizione delle concessioni, la Giunta regionale continua a concedere i rinnovi agli stessi concessionari.

Di fronte all’operazione Edipower-SEL-Edison del valore di 230 milioni circa, eseguita sotto gli occhi (bendati o che guardavano altrove?) dei nostri governanti, al disinteresse dei friulani, al quadro che ne è risultato la nostra autonomia speciale ne esce umiliata: non è accettabile che in Friuli società “foreste” se la facciano da padrone assolute nell’idroelettrico. Così non va!

Io vorrei che, come Kompatscher, anche una/un Presidente della nostra Regione potesse quanto prima affermare "L'energia è in mani friulane" e che ciò costituisce “un grande passo avanti dal punto di vista della nostra autonomia”.

Sì, perché l’autonomia, per essere veramente tale e non solo teorica, va realizzata (e ampliata!) nel concreto, utilizzando (e disponendo!) a loro vantaggio le risorse dei territori, di cui l’idroelettrico è fondamentale particolarmente in quelli montani.

Purtroppo non lo si è fatto sinora, ma non è mai troppo tardi per imparare dalle positive esperienze dell’Alto Adige e del Trentino, per iniziare un percorso partecipato che, attraverso la costituzione della Società energia Friuli Venezia Giulia, realizzi l’acquisizione in capo alla stessa del maggior numero di concessioni, comprese quelle delle centrali di Ampezzo e Somplago, sui dissesti ambientali delle quali necessita un intervento. Un percorso in cui un ruolo importante devono avere sin dall’inizio gli operatori idroelettrici locali quali la Società Elettrica Cooperativa Alto But, la Società Cooperativa Idroelettrica di Forni di Sopra, la Comunità Montana della Carnia, l’Idroelettrica Valcanale Sas e altri produttori minori.
  
Un percorso che attui il passaggio dall’attuale situazione di “acque nostre ma centrali, kilowatt e profitti loro” ad una nuova di “acque nostre quindi centrali, kilowatt e redditi pure nostri!”.

Franceschino Barazzutti

già presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero Montano (BIM) Tagliamento, già sindaco di Cavazzo Carnico 1977-1995

domenica 15 gennaio 2017

E' DEMOCRATICO, ETICO E COSTITUZIONALE "RICATTARE" I COMUNI?



REGIONE FRIULI-VG

UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI (UTI)


E' DEMOCRATICO, ETICO

E COSTITUZIONALE
 
RICATTARE I COMUNI?
 
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Dalla stampa della
minoranza linguistica slovena
della Provincia di Udine
 

DOM – 15 gennaio 2017 - pag. 8

 
Servizio di

Luciano Lister



1) I comuni delle Valli
 
 si sono arresi

tutti nell'Unione del Natisone



Alla fine, nella nuova Uti del Natisone ci sono dovuti entrare tutti. Le parole del sindaco di San Leonardo/Svet Lienart, Antonio Comugnaro, riassumono bene lo spirito con cui il fronte dei ricorrenti ha compiuto questa scelta. "Abbiamo compiuto questo passo assieme agli altri Comuni ricorrenti perché le risorse a disposizione per attuare i progetti erano limitate. Eravamo già rimasti fuori da riparti che per noi erano fondamentali per poter proseguire (...)".

(…) "si richiedeva la creazione di ambiti omogenei dal punto di vista culturale, economico e storico. L'Uti del Natisone non ha alcuna di queste caratteristiche" (…)



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2) Il lungo percorso

verso l'ingresso



(Il sindaco di San Pietro al Natisone ha ripercorso le principali tappe dei Comuni che hanno fatto ricorso)

Durante la seduta consiliare di approvazione dello statuto dell'Uti del Natisone del 27 dicembre, il sindaco di San Pietro al Natisone, Mariano Zufferli, ha ripercorso in un documento, condiviso nelle recenti sedute di approvazione dello statuto anche a Pulfero, San Leonardo, Drenchia e Grimacco, la strada che ha portato all'adesione al nuovo ente (Uti del Natisone n.d.r.) (….)

Di tutte le 17 Uti costituite, è stata, così, fissata la meno omogenea, che mette insieme pianura e montagna, conformazioni demografiche, sociali, economiche e culturali diverse. Per le regole di funzionamento, è stato subito evidente che i piccoli comuni delle Valli sarebbero stati fagocitati. Le amministrazioni di Drenchia, Grimacco, Pulfero, San Leonardo e Torreano hanno deliberato di impugnare la legge facendo ricorso al Tar. (….)

La Giunta regionale ha, quindi, voluto indurre i comuni ribelli all'adesione per via finanziaria, con penalizzazioni nei trasferimenti dei fondi regionali per i non aderenti. (...)

 
Nel documento la Giunta viene definita impassibile davanti alla richiesta di delimitazione territoriale (…).

(...) Nel documento è, infine, fissato nero su bianco che l'adesione all'Uti dei cinque comuni ricorrenti parte dal ricatto economico  (…)


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DUE DOMANDE

alla Presidente di regione

Debora Serracchiani

e all'Assessore Paolo Panontin
 
 
1) Nel  Friuli-VG  (regione ad autonomia speciale!)  viene rispettato l'art. 1 della Costituzione italiana o il popolo che vive in questa regione è stato espropriato  del diritto di esercitare  il principio costituzionale della "sovranità popolare"?

Chi in regione detiene la maggioranza di governo può "fare come gli pare" per cinque anni senza tener conto del territorio e delle richieste che questo esprime? E' questo che prevede la Carta Costituzionale?
 
2) Da articoli di stampa risulta che l'assessore regionale Paolo Panontin abbia ribadito più volte che "le leggi possono anche non piacere, ma vanno comunque rispettate".
 

Anche l'art. 1 e l'art. 5 della Costituzione italiana possono non piacere (e infatti non piacevano all'ex-governo di Matteo Renzi che ha tentato di manometterli!), ma vanno comunque rispettati perché sono le fondamenta della democrazia nella Repubblica italiana.

Con la resa i Comuni della Valle del Natisone  forse  oggi  risolvono un loro grave problema finanziario causato esclusivamente dalla politica finanziaria regionale ricattatoria e discriminante, ma si apre però in regione un  problema gravissimo: la tragica assenza di democrazia, di etica e di rispetto del territorio da parte di chi ha l'onore e l'onere di governare... 

Con i ricatti e le imposizioni non si governa ma si violenta la democrazia e la Carta Costituzionale!
 
 
La Redazione del blog
 

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COSTITUZIONE ITALIANA

 

PRINCIPI FONDAMENTALI
 
ART. 1.
 
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.



(...)


 
ART. 5. 
 
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principî ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
 

 

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