giovedì 17 dicembre 2015

RIFORMA ENTI LOCALI - UNA RIFORMA INCOSTITUZIONALE E IMPANTANATA?




REGIONE
RIFORMA ENTI LOCALI
 
UNA RIFORMA
INCOSTITUZIONALE
E IMPANTANATA?

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dal sito della regione:

TESTO COORDINATO

Riordino del sistema Regione-Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia. Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative.




Note riguardanti modifiche apportate all’intera legge:

1 Articolo 4 bis aggiunto da art. 22, comma 1, L. R. 12/2015
2 Articolo 7 bis aggiunto da art. 25, comma 1, L. R. 12/2015
3 Articolo 27 bis aggiunto da art. 35, comma 1, L. R. 12/2015
4 Articolo 56 bis aggiunto da art. 37, comma 1, L. R. 12/2015
5 Articolo 56 ter aggiunto da art. 37, comma 1, L. R. 12/2015
6 Capo II bis del Titolo VI aggiunto da art. 62, comma 1, L. R. 18/2015
7 Articolo 55 bis aggiunto da art. 62, comma 1, L. R. 18/2015


TITOLO I

FINALITÀ E PRINCIPI
 

CAPO I
 
DISPOSIZIONI GENERALI


Art. 1
(Oggetto e finalità)
 

1. La Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, ai sensi dell' articolo 4, primo comma, numero 1 bis), della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 ( Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), con la presente legge e con provvedimenti a essa collegati e successivi, anche di natura non legislativa, attua il processo di riordino del proprio territorio mediante l'individuazione delle dimensioni ottimali per l'esercizio di funzioni amministrative degli enti locali, la definizione dell'assetto delle forme associative tra i Comuni e la riorganizzazione delle funzioni amministrative, finalizzati alla valorizzazione di un sistema policentrico che favorisca la coesione tra le istituzioni del sistema Regione-Autonomie locali, l'uniformità, l'efficacia e il miglioramento dei servizi erogati ai cittadini, nonché l'integrazione delle politiche sociali, territoriali ed economiche.

Art. 2 
(Assetto istituzionale)

1. L'ordinamento degli enti locali della Regione si basa sui Comuni, quali enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Costituzione, dallo Statuto speciale e dalla presente legge.
2. L'ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali (Unioni) e la definizione delle rispettive funzioni sono orientati al soddisfacimento dei bisogni del cittadino.
 
Art. 3
(Principi)

1. La riorganizzazione delle forme associative tra i Comuni e la distribuzione delle funzioni amministrative, in attuazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, nel rispetto del principio della concertazione e della leale collaborazione fra istituzioni e forme associative espressione delle comunità locali, si realizza attraverso:
a) la partecipazione della cittadinanza e dei livelli istituzionali più prossimi alle comunità locali;
b) la razionale allocazione delle funzioni all'ente idoneo ad assicurare l'efficace ed efficiente esercizio delle stesse, secondo criteri di unitarietà, semplificazione istituzionale, gradualità temporale, non sovrapposizione e non frammentazione delle competenze tra i livelli di governo;
c) l'uniformità dei livelli essenziali garantiti delle prestazioni sull'intero territorio regionale, anche in termini di accesso alle stesse da parte della collettività, nonché la sostenibilità della spesa;
d) l'adeguatezza delle dotazioni organiche e strumentali delle amministrazioni interessate, al fine dell'ottimale esercizio delle funzioni a esse attribuite;
e) la coesione tra le istituzioni del sistema Regione-Autonomie locali e l'integrazione delle politiche sociali, territoriali ed economiche.

Omissis

CAPO II
 
 
COSTITUZIONE DELLE UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI

Art. 6
(Modalità di adesione alle Unioni)
 

1. L'adesione a un'Unione è obbligatoria per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, ovvero fino a 3.000 abitanti se appartenenti o appartenuti a Comunità montane.
2. L'adesione a un'Unione da parte dei Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, ovvero a 3.000 abitanti se appartenenti o appartenuti a Comunità montane, costituisce condizione per la piena fruizione del supporto finanziario regionale agli enti locali previsto dall'articolo 42.
3. L'adesione a un'Unione da parte dei Comuni di cui al comma 2 non è revocabile per dieci anni.
3 bis. Il termine di cui al comma 3 non trova applicazione per i Comuni che aderiscano ad altra Unione confinante ai sensi dell'articolo 4, comma 4, lettera a), qualora gli stessi, entro tre anni, decidano di aderire all'Unione prevista originariamente dal Piano di riordino territoriale di cui all'articolo 4, sentito il parere delle rispettive Assemblee.
4. Ai fini del monitoraggio e attuazione di risparmi di spesa conseguenti all'istituzione di Unioni territoriali intercomunali, la Direzione centrale competente effettua la ricognizione dei costi derivanti dall'erogazione dei servizi o da altre funzioni di pubblica utilità.
5. Ove alla scadenza del primo quadriennio successivo alla costituzione non risulti, in forma consolidata per l'Unione e per i Comuni a essa aderenti, il conseguimento di risparmi di spesa nonché di adeguati livelli di efficacia ed efficienza nella gestione, nell’esercizio dei servizi e delle funzioni di cui al comma 4, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad applicare misure di penalizzazione di natura finanziaria. L'Osservatorio regionale di cui all'articolo 59 propone parametri oggettivamente rilevati per la definizione del conseguimento del risparmio, tenuto conto degli equilibri precedentemente perseguiti dai soggetti cui le Unioni sono subentrate.
6. Fermi restando i vincoli previsti dalla vigente normativa, in relazione alle funzioni comunali esercitate in forma associata, la spesa sostenuta per il funzionamento generale dell'Unione, compresa la spesa di personale, non può comportare, in sede di prima applicazione e per i primi tre anni a decorrere dal 2016, il superamento della somma delle medesime spese sostenute dai singoli Comuni partecipanti e pro quota dalla Comunità montana, dalla Comunità collinare e dalle Province, in relazione alle risorse umane e strumentali trasferite all'Unione, calcolate sulla media del triennio 2012-2014. A regime, attraverso specifiche misure di razionalizzazione organizzativa e la programmazione dei fabbisogni, devono essere assicurati progressivi risparmi di spesa.
7. Qualora i risparmi di spesa di cui al comma 6 vengano conseguiti nel primo triennio, decorrente dal 2016, di esercizio delle Unioni, la Regione può riconoscere alle stesse incentivi annuali corrispondenti al risparmio conseguito per ciascun anno.
8. La legge regionale di riforma della finanza locale definisce le modalità di attuazione dei commi 5, 6 e 7.
Note:
1Comma 3 bis aggiunto da art. 23, comma 1, L. R. 12/2015
2Parole sostituite al comma 5 da art. 57, comma 1, L. R. 18/2015
3Parole sostituite al comma 6 da art. 57, comma 2, L. R. 18/2015
4Parole aggiunte al comma 7 da art. 57, comma 3, L. R. 18/2015

OMISSIS

Art. 7

(Disposizioni per la costituzione delle Unioni)
 
1. Le Unioni individuate dal Piano di riordino territoriale di cui all'articolo 4, comma 6, sono costituite entro il 31 ottobre 2015.
2. L'atto costitutivo e lo statuto dell'Unione sono approvati dai Consigli dei Comuni partecipanti con le procedure e con la maggioranza richieste per le modifiche statutarie dei Comuni, su proposta della conferenza dei Sindaci, convocata entro cinque giorni dalla decorrenza dell'efficacia del Piano di riordino territoriale di cui all'articolo 4, comma 6, dal Sindaco del Comune di cui al comma 3; in difetto provvede entro cinque giorni il Sindaco del Comune seguente con il maggior numero di abitanti e così di seguito fino all'esperimento della convocazione. Comportano l'esercizio del potere sostitutivo di cui all'articolo 60 la mancata presentazione della proposta di atto costitutivo e di statuto dell'Unione, approvata dalla conferenza dei Sindaci a maggioranza qualificata del 60 per cento dei componenti, che rappresentino almeno il 60 per cento della popolazione dell'Unione, entro cinquanta giorni dalla decorrenza dell'efficacia del Piano di riordino territoriale di cui all'articolo 4, comma 6, nonché la mancata approvazione, da parte di ciascun Consiglio comunale, dell'atto costitutivo e dello statuto dell'Unione, entro trenta giorni dal ricevimento della proposta.

OMISSIS
 
Art. 60 
           
 (Potere sostitutivo)
 

1. In relazione alla salvaguardia di interessi unitari della Regione, in conformità ai principi dell' articolo 18 della legge regionale 1/2006 e al principio di leale collaborazione, in caso di mancata adozione da parte degli enti locali di atti obbligatori, ai sensi della presente legge, nel termine previsto, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di autonomie locali, sentito l'ente inadempiente, assegna allo stesso, mediante diffida, un congruo termine per provvedere, comunque non inferiore a dieci giorni, salvo deroga motivata da ragioni d'urgenza. Decorso inutilmente il termine assegnato e sentito l'ente inadempiente, la Giunta regionale provvede all'adozione degli atti in via sostitutiva mediante la nomina di un commissario ad acta.
(...)
OMISSIS
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COSTITUZIONE ITALIANA



Articolo 114
      
La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni [cfr. art. 131] e dallo Stato.
 
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.
 
Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

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ALCUNE DOMANDE

1) I dispositivi di legge di natura    IMPOSITIVA contenuti al Capo Due  (art. 6 e 7)  e all'art. 60 della legge regionale nr. 26/2014, sono legittimi o incostituzionali? 

Ricordiamo che i Comuni sono Istituzioni che "costituiscono" la Repubblica italiana al "pari" delle Regioni (art. 114 della Costituzione italiana) e la nostra regione può sì procedere ad una riforma degli Enti Locali, ma nel rispetto della COSTITUZIONE ITALIANA e dello STATUTO DI AUTONOMIA.
 
2) Gli 85 Consigli comunali che non hanno approvato lo Statuto e l'Atto costitutivo dell'UTI a cui la regione "ha deciso" debbano OBBLIGATORIAMENTE aderire (a termine di legge, per i Comuni non risulta possibile scegliere liberamente e in maniera autonoma a quale UTI aderire), e i circa 57 Comuni che sono ricorsi alle vie legali contro questa legge regionale,  sono  "RIBELLI" come  "parte" della stampa locale  continua a chiamarli (forse per delegittimarli?) o  sono amministratori pubblici  coscienti che  i  sacrosanti diritti costituzionali che la Costituzione italiana garantisce ai Comuni, ossia in primis l'autonomia e i poteri/funzioni dell'ente Comune, vanno difesi nell'interesse della Comunità che li ha eletti nel segreto dell'urna elettorale ?

3) Il "Principio" della "concertazione e leale collaborazione" è un obbligo solo per i Comuni o vincola anche la regione (art. 3 L. r. 26/2014)?

4) Considerato che  il PILASTRO  giuridico su cui poggia questa legge regionale sono le IMPOSIZIONI COERCITIVE regionali ai  Comuni  che così risultano privati di ogni autonomia e potere decisionale costituzionalmente garantito, che  senso  ha all'articolo 2 (assetto istituzionale) richiamare  l'art. 114 della Costituzione italiana?  L'art. 2 non è in contraddizione con gli articoli  6, 7 e 60?

5) Ed è certo che tutti i vantaggi della riforma, tanto sbandierati dalla attuale Giunta regionale, siano  reali  oppure  la sostituzione di  quattro enti  (provincie di  Pn,  Go,  Ud e  Ts) con  ben  18  mini-provinciette  imposte dall'alto  con norme  impositive  produrrà  solo  "caos amministrativo, diseconomie di scala  con i relativi maggiori costi per la collettività, e un deficit di democrazia, essendo le 18 UTI un ente di secondo livello (dunque non eletto dai cittadini/elettori che non saranno neppure chiamati a valutarne i risultati amministrativi nelle urne elettorali)?


La Redazione del Blog


 

martedì 15 dicembre 2015

FRIÛL - NOVENE DI NADÂL E CJANT DAL "MISSUS"



FRIÛL

NOVENE DI NADÂL

E CJANT DAL MISSUS

 
sustignude dal

coro "Rosas di Mont" di Guart.


Prime de funzion, pre Loris Della Pietra, diretôr dal Ufizi Liturgjic Diocesan,

al presentarà


"Missus est - Celebrazion de Novene di Nadâl"
   


Domenie

ai 20 di Dicembar dal 2015

tal Domo di Vençon,

aes 3 dopo di misdì:

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Dal Blog

FURLANS DI DOMAN



 
10/12/2012

 

Il Missus, la tradizion musicâl patriarcjine tal Nadâl in Friûl

  di
 
Pre Roman Michelot
 
 
La novene di Nadâl in Friûl e je di simpri stade caraterizade dal cjant dal Missus. Tant che la int no diseve mai “O voi a la Novene di Nadâl”, ma “O voi al Missus”. 
 
Il Missus al è un toc di Vanzeli (Lc 1,26-38), che al conte il fat de Anunciazion: l’agnul Gabriel che al va di Marie e i conte de nassite di Gjesù. Il test latin al tache propit cussì: Missus est Angelus Gabriel a Deo… (L’agnul Gabriel al è stât mandât di Diu…). E la prime peraule dal test i da il non a la Novene. 
 
Cheste tradizion si cjate dome in Friûl, stant che par dut il mont catolic la Novene si le à simpri celebrade in maniere diferente.
  
Cemût culì ise cheste origjinalitât?
 
Grancj studis e ricercjis no son mai stâts fats, a part un articulut di mons. Giuseppe Vale dal 1905. Bisugne lâ indaûr te Ete di Mieç, cuant che te glesie aquileiese si jerin svilupâts e a jerin une vore doprâts i “Drammi sacri”.
 
Midiant di sacris rapresentazions si riproponevin, in cjant, i moments plui significatîfs de vite di Gjesù.
 
Di chescj “Drammi sacri” o ricuardìn i plui innomenâts: Planctus Mariae, Visitatio Sepulchri, Resurrectio e Rappresentatio in Annunciatione beatae Mariae Virginis (Il Lament de Madone dapît de Crôs, La Visite al Sepulcri, La Resurezion, e la Anunciazion).
  
A la fin dal 1500 subit dopo dal Concili di Trent, il patriarcje Francesc Barbaro al abolì la liturgjie aquileiese e ancje chestis rapresentazions, ma al fo il stes patriarcjeche al fasè traspuartâ il cjant dal Missus de fieste de Anunciazion a la Novene di Nadâl, lassant in bande la part che e rivuardave la visite e Elisabete e sostituint la Antifone “Salve clara” cul Responsori Jesus Christus.
  
Te forme atuâl duncje, al è di sigûr di chel timp che si celebre in cheste maniere la Novene.
 
La tradizion furlane a ‘nd à tramandadis une vorone di melodiis patriarcjinis dal Missus che, come che al scriveve pari Pellegrino Ernetti, munic benedetin “sono assai suggestivee venerande quasi tutte in modo dorico e spontaneamente armonizzate dallo stesso popolo che improvvisa la medesima armonizzazione con un gusto davvero raro e singolare” (RDU n. 4 luglio 1978 pag. 8).
 
Dongje des melodiis patriarcjinis o vin ancje tancj Missus che autôrs di ogni a àn componût in maniere plui elaborade par coros e par cantôrs plui alenâts. Si son spiticâts a componi: G.B. Tomadini, Zorzi, Pecile, Comencini, Girardi, Candotti, J. Tomadini, Marzona, Franz, Cossetti, Foraboschi, Pigani, Trinko, Perosa, De Lorenzo, O. Rosso… e al dì di vuê Giuliano Fabbro cu la Nunziade.

Un patrimoni inestimabil che al sarès ben che la Diocesi e fasès fâ, in merit, un studi aprofondît e curât e une ricercje minuziose e precise cun publicazion di ducj i Missus popolârs e di autôr, prime che dut si pierdi. 
  
Al displâs che al dì di vuê, ta chest mont frenetic, ancje chestis tradizions venerandis e splendidis a vegnin simpri plui butadis di bande e lassadis colâ. In non di ce? Di plui cunfusion e baldorie e vueit…
 
 
pre Roman Michelot

 

venerdì 11 dicembre 2015

"AUTONOMIA SOTTO ASSEDIO" di GIORGIO CAVALLO



Autonomia

sotto assedio


di

GIORGIO CAVALLO


La discussione sul futuro della nostra regione si sviluppa su due fondamentali livelli: tra specialisti, o che si ritengono tali, e tra la gran massa dei cittadini che respirano informazioni e sensibilità semplificate.

Mi riferisco a questa seconda vasta categoria di cui probabilmente dipenderà anche il futuro del Friuli-Venezia Giulia sia per il comportamento nel voto referendario sulle modifiche della costituzione, se ci sarà, sia per l'appoggio o meno che verrà dato nelle eventuali mobilitazioni per la revisione dello Statuto speciale del F-VG.

Allo stato attuale sono piuttosto pessimista su questo futuro perché nella pubblica opinione generica, anche grazie all’egemonia di organi di informazione sia a livello italiano che regionale, stanno passando due messaggi:
  • che le regioni hanno fallito nella loro azione di governo, dilapidando risorse in quelle normali ma soprattutto in quelle speciali, compreso il F-VG, e non sono state in grado di combattere adeguatamente contro la crisi economica e la devastazione del sistema produttivo ed occupazionale;
  • che, nello specifico nella Regione F-VG, considerando l’insieme delle amministrazioni pubbliche, si spenda molto di più di quanto competerebbe in base al prelievo fiscale. Su questo in particolare si è distinto il Messaggero Veneto  le cui elaborazioni sono state anche riprese da autorevoli organi di stampa “nazionali”.
In realtà nessuna di queste argomentazioni avrebbe la conseguenza logica di eliminare le Regioni, ed in particolare la nostra, ma questo è ormai una percezione diffusa e lo stesso direttore del Messaggero Veneto Cerno ha cominciato a preoccuparsi di esserne il portavoce e magari si è accorto che esiste ancora qualche voce, nel caso la Vita Cattolica, che cerca di raccontare meglio ciò che sta succedendo. 

Ma sono proprio i ragionamenti sopra riportati ad essere devianti e profondamente sbagliati anche nella interpretazione dei numeri:
  • è vero: il F-VG non è stato in grado di reagire efficacemente alla crisi ed i suoi dati macroeconomici, PIL innanzitutto e difficoltà del settore manifatturiero, sono impietosi. E va anche detto che la politica regionale non è in grado di esprimere legislazione ed amministrazione a misura dei tempi. Quindi nessun alibi per chi ha governato in questi anni. Ma vivaddio, il bilancio regionale, tra contributo della Regione e degli Enti Locali al risanamento della spesa pubblica e riduzione di entrate proprie per norme statali che incidono su queste come gli 80 euro famosi, ha avuto una riduzione di oltre 1 miliardo di euro all’anno, che, essendo spesa, corrisponde di fatto ad un -3% del PIL annuale. Improvvidi gli amministratori regionali a farsi tagliare in questa misura (e accollarsi in toto la sanità e la terza corsia dell’autostrada) ma è anche vero che ben difficilmente si può recuperare PIL riducendo drasticamente la spesa pubblica. Non siamo la Grecia ma il concetto è quello.
  • l’altra narrazione è falsa: non è vero che il calcolo del residuo fiscale ed i CPT (conti pubblici territoriali) dimostrano che in regione il pubblico spende più di quanto incassa.

    Se
    Ermano e Bressan
    quando hanno presentato i loro numeri sul Messaggero Veneto avessero controllato meglio le fonti si sarebbero accorti che nella contabilità delle amministrazioni pubbliche vengono calcolate (per il 2013) spese di 1,2 miliardi per la difesa e per la sicurezza, fatte sì nel territorio regionale ma per una funzione di carattere generale (il Trentino e il Sud Tirolo in tali voci non raggiungono i 0,4 miliardi di euro) ma soprattutto in quei conti c’è una cifra esorbitante di interessi pagati in Regione (3,5 miliardi) di cui la gran parte 2-2,5 miliardi di euro sono quanto lo stato paga alle Assicurazioni Generali, la cui sede legale è a Trieste, per i bond italiani da essa detenuti e che nel 2013 hanno oscillato tra i 58 ed i 54 miliardi. 

Come si può vedere i numeri si lasciano facilmente manipolare e anche i CPT sono di difficile verifica: tra l’altro la contabilità del 2013 indicherebbe che nel sistema pubblico allargato, dove sono comprese le imprese locali e nazionali fornitrici di servizi ai cittadini ed alla comunità, vi è in Regione F-VG un attivo di 1,5 miliardi di euro, che quindi farebbe andare in forte positivo il saldo finale. Tutto da verificare sugli apporti delle singole voci come per i conti che riguardano il residuo fiscale effettuati dalla CGIA di Mestre o da Eupolis Lombardia, e che comunque sono positivi per il F-VG pur in una situazione che peggiora di anno in anno a causa della crisi.

L’utilizzo di queste armi numeriche per rilanciare il centralismo statale come risolutore dei nostri problemi in una prospettiva futura è una manipolazione che peraltro non mette in conto che livelli di corruzione, esasperazione di spese pubbliche, incapacità politica risiedono in misura sicuramente superiore, perlomeno per quanto ci riguarda, nella macchina legislativa, amministrativa e giurisprudenziale dello stato, e che quindi l’indicazione di un unico criminale in questo frangente è una pura operazione ideologica.

I nostri problemi ci sono, e sono dei macigni, ma è sempre meglio puntare al rispetto del principio di sussidiarietà che alla magnanimità del principe.


Giorgio Cavallo


Udine 30 novembre 2015

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Il documento a firma di Giorgio Cavallo è stato pubblicato sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine LA VITA CATTOLICA , a pagina 8, giovedì 3 dicembre 2015, con il Titolo "3,7 miliardi in Difesa e Bond".  

Ringraziamo Giorgio Cavallo per averci concesso la pubblicazione della sua ottima analisi che dimostra indiscutibilmente come sia in atto un chiarissimo strumentale attacco giornalistico e politico alla nostra autonomia speciale.


La Redazione del blog


mercoledì 9 dicembre 2015

IL VIGNETO FRIULI: IL "RATTO" DELLA RIBOLLA GIALLA.


IL VIGNETO FRIULI

Il “ratto” della Ribolla Gialla:

scambi oscuri tra Friuli e Veneto

per svendere la varietà

ed espandere il Prosecco

 

di Fabio Giavedoni


2 dicembre 2015

http://www.slowfood.it/slowine/il-ratto-della-ribolla-gialla-scambi-oscuri-tra-friuli-e-veneto-per-svendere-la-varieta-ed-espandere-il-prosecco/


Partiamo da alcuni dati di fatto:

– il consumo e la richiesta di vini “con le bollicine” – quelli prodotti nobilmente con Metodo Classico ma soprattutto quelli vinificati in autoclave – è cresciuto a vista d’occhio negli ultimi anni, quanto meno in Italia.

– il Prosecco si è imposto con forza sui mercati di tutto il mondo, e veleggia saldamente verso l’ambizioso obiettivo di un miliardo di bottiglie.

– prima di questa incredibile ascesa “chi governa” aveva avuto la bella idea di “blindare” il termine Prosecco estendendo la zona di produzione verso est fino al paese omonimo in provincia di Trieste (e incredibilmente anche verso ovest, includendo le province di Padova e Vicenza…), legando in tal modo il nome a un luogo geografico; un astuto stratagemma che vieta quindi l’utilizzo del termine Prosecco al resto del mondo.

– contemporaneamente a ciò hanno preso piede in Friuli, velocemente e sostanziosamente, gli impianti di glera, il nuovo nome che ora si da al vitigno che origina il Prosecco: partendo praticamente dal nulla, raggiungono ora gli 3.700 ettari di superficie vitata, per una produzione di oltre 500.000 ettolitri. La massima parte del Prosecco prodotto con queste uve viene però vinificato e/o commercializzato da aziende che non sono friulane (principalmente venete).

– anni fa in Friuli sono sorte come funghi etichette mai viste di Ribolla Gialla Spumante, crediamo proprio per venire incontro alle richieste del mercato delle bollicine. Storicamente era una sola l’etichetta di Ribolla Gialla Spumante che si conosceva in Friuli: quella di Collavini, azienda di Corno di Rosazzo, che da 30 anni produce un ottimo Charmat lungo (almeno 28 mesi sur lies) con la ribolla; ora se ne contano decine, in massima parte di mediocre qualità.

– la Ribolla è il vitigno simbolo dei produttori di Oslavia – e oggi anche di altri territori delle colline friulane, nonché della Brda slovena – che da tempo hanno preso a macerare queste uve durante la fermentazione per produrre quei vini importanti e corposi che si sono imposti nel mondo con il nome di Orange wines. Leggi in materia tutto quello che c’è da leggere su Josko Graver, Damijan Podversic, Stanko Radikon e molti altri ancora …

– ultimo dato di fatto: la ribolla gialla non è tra le varietà ammesse nei vari disciplinari di Doc e Igt del Veneto, ma negli ultimi anni in questa regione ne è stata piantata tantissima – sembra più di 1.000 ettari – soprattutto in pianura, in modo quasi illegale; così tanta che i vivai di Rauscedo (in Friuli, sono tra i più grandi produttori di barbatelle in Italia, ndr) da tempo non riescono ad accontentare la richiesta di piantine di ribolla che viene dai pochi produttori friulani di collina perché tutto è già stato prenotato dai veneti.

Bene, cosa sta succedendo in questi giorni?

Rumors molto attendibili ci avvertono che sarebbe stato proposto un patto tra la regione Veneto e la regione Friuli Venezia Giulia che prevede la possibilità di un’ulteriore estensione della superficie vitata a glera in Friuli (per produrre uve atte a diventare Prosecco): si parla di circa 1.000 ettari. Allo stesso tempo il patto prevede il beneplacito, da parte della regione Friuli Venezia Giulia, al progetto di nuova Doc transregionale sul Pinot Grigio, su cui abbiamo già scritto in passato (se vuoi leggere tutta la vicenda clicca qui e poi clicca anche qui). Ma soprattutto il patto prevede la possibilità per i produttori veneti di produrre finalmente Ribolla Gialla, in particolare nella tipologia Spumante ma anche, dopo adeguata revisione dei disciplinari, in versione ferma.

Insomma quella che era diventata una varietà fortemente identitaria per il Friuli – pensiamo in particolare ai vini fermi e/o da uve macerate – sta per essere svenduta a una regione confinante, che l’ha già piantata in terreni non vocati per la produzione di grandi vini ma ottimi per garantire rese generose per vini “con le bollicine” di mediocre qualità. 

Non c’è che dire, una bella Caporetto per il Friuli! 

Nulla di tutto questo però è definitivo, anzi speriamo che i rumors che abbiamo raccolto non siano così veri come sembra; in caso contrario proporrei una pacifica ma decisa sollevazione di popolo: che ne dite?
 
FABIO GIAVEDONI 


domenica 6 dicembre 2015

LINGUA FRIULANA - QUANDO IL GIORNALISMO SOMMA LA "FRIULANOFOBIA" CON I PREGIUDIZI E LA DISINFORMAZIONE




LINGUA FRIULANA

Quando il giornalismo
somma la  “Friulanofobia”
con i pregiudizi
 e la disinformazione...


3 dicembre 2015

Nella finanziaria 2014 per la lingua friulana la regione ha investito la strabiliante percentuale di ben lo 0,02% del bilancio regionale, ossia solamente 1.565.000 €. Una miseria che la stampa locale avrebbe dovuto denunciare in prima pagina considerato che ad ogni friulanofono spettavano due euro a testa a difesa della propria lingua. E per il 2016 non è che le cose in finanziaria previsionale regionale vadano molto meglio! Ogni volta che c'è da tagliare si taglia prima di tutto alle minoranze linguistiche e quando c'è da reintegrare il mal tolto dell'anno precedente, il recupero è sempre al ribasso. E invece ci tocca anche leggere articoli con affermazioni assurde e friulanofobiche come quello a firma di Giovanni Stocco (Messaggero Veneto del 1 dicembre 2015).

La finanziaria regionale 2016 (bilancio previsionale al 2015), scrive il giornalista del MV, prevede “quasi 1,5 milioni per il friulano” e dunque la minoranza linguistica friulana dovrebbe fare festa grande per essere stata graziata dalle “lacrime e sangue” (ma nel 2014 il finanziamento per la lingua friulana non è stato di 1.565.000 euro?) . Ma poi il giornalista aggiunge anche una sua opinione che mi risulta lontanissima dalla realtà.

Scrive infatti, "le casse, MAI ANEMICHE, di soggetti pubblici e privati che tutelano, valorizzano e promuovono le minoranze linguistiche del Friuli Venezia Giulia".

"Mai anemiche"? Lo consiglio di informarsi meglio e di fare una capatina a Radio Onde Furlane a Udine (i cui finanziamenti furono per ben due anni azzerati dalla regione, per poi essere ripristinati al ribasso), o telefonare alla redazione del mensile “La Patrie dal Friûl” che ha visto ridotti tantissimo i fondi (meno 40%), o andare a fare una chiacchierata con Lorenzo Fabbro Presidente dell'ARLeF, agenzia regionale a cui è delegato il compito di dare attuazione alla politica di tutela: così si renderà forse conto di come la politica di tutela della lingua friulana abbia al contrario “casse SEMPRE anemiche” e di come i fondi nazionali erogati ai sensi della legge 482/99 siano drasticamente calati rispetto ai primi anni di attuazione di questa legge, tanto che oggi risulta praticamente quasi priva di finanziamenti. Se poi a lui pare che lo 0,02% del bilancio regionale riservato alla minoranza linguistica friulana (solo 600 mila cittadini!) sia una percentuale elevata, lo consiglio di verificare quanto in Europa gli altri Stati spendono per le loro minoranze linguistiche: avrà delle grandi sorprese, glielo garantisco! E non dipende dalla crisi economica ma da scelte politiche.

Che le minoranze linguistiche siano oltre il 50% della popolazione regionale (“solamente” 600 mila friulanofoni, circa 50 mila slovenofoni e qualche migliaio di tedeschi); che una percentuale altissima di genitori friulanofoni richieda ogni anno l'insegnamento della lingua friulana a scuola (richiesta per altro con una risposta regionale più che inadeguata anche sul piano finanziario!); che la tutela delle minoranze linguistiche per i Padri della Costituzione italiana sia un valore fondamentale della Repubblica italiana, tanto da inserire un articolo specifico (art. 6) che recita “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”, poco importa evidentemente al giornalista del MV, che pare anche ignorare che l'Italia ha firmato anche importanti trattati internazionali europei di tutela delle minoranze linguistiche, Friulani inclusi.

Per lui in regione per le minoranze linguistiche “le casse non sono mai anemiche” e il “quasi” un milione e 500 mila euro spettanti ai 600 mila friulanofoni per il 2016 è un ricco cadeau natalizio.

E lo sa il giornalista Stocco che nella nostra regione le minoranze linguistiche (maggioritarie in regione!) sono l'unico motivo di specialità che ci resta?

Ma dove si informano i giornalisti di casa nostra? In osteria?


ROBERTA MICHIELI

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"casse mai anemiche"???

Questa la situazione reale,
già troppe volte
 denunciata "inutilmente"!!!



(…) Allargando lo sguardo all'Europa e prendendo come riferimento il numero dei parlanti, vi sono almeno due realtà confrontabili con il Friuli - Venezia Giulia: la Comunità Autonoma Basca e il Galles. Nel primo caso per la promozione della lingua propria - istruzione e media esclusi – si investe l'1% del bilancio regionale (oltre 100 milioni di euro), in Galles - senza contare le risorse per scuole e radiotelevisione - l'investimento per la lingua è dello 0,17% (oltre 30 milioni) rispetto al bilancio locale.
C'è un abisso tra questi dati e lo 0,02% che il Friuli - Venezia Giulia spende per il friulano. Sapranno la Giunta e il Consiglio regionale colmare questo ritardo e intraprendere il percorso per una Regione che sia davvero autonoma e speciale? Le associazioni friulane dopo aver denunciato la situazione durante la conferenza stampa di oggi, intendono chiederlo direttamente al Consiglio regionale attraverso un'audizione urgente che sarà domandata alla V Commissione.


Udin / Udine, 27.06.2014

il portavoce del Comitât - Odbor - Komitaat - Comitato 482

Carlo Puppo

Sostengono l'iniziativa: Comitato per l’Autonomia e il Rilancio del Friuli, Società Filologica Friulana, Radio Onde Furlane / Informazione Friulana, La Patrie dal Friûl, Il Diari, Union Scritôrs Furlans, Glesie Furlane, Istituto Achille Tellini, KappaVu, La Vita Cattolica, Colonos, Ladins dal Friûl, Serling, CLAAP
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Alla c.a. del Viceministro Filippo Bubbico
delegato alle minoranze storiche etno-linguistiche

(...)

3. Entità dei finanziamenti
Diversi dei problemi segnalati nei punti precedenti dipendono anche dal fatto che l’applicazione di quanto previsto dalla legge statale 482/99 nei settori dell’istruzione, dei mezzi di comunicazione e della pubblica amministrazione non dispone di un congruo sostegno finanziario. Tale sostegno, già dal principio insufficiente, si è ridotto sempre di più arrivando a livelli irrisori. Ancora nel 2006 il Friuli – Venezia Giulia riceveva dallo Stato centrale all’incirca 1.800.000 euro, mentre nel 2014 non si arriva nemmeno ai 340.000. Ne deriva l’impossibilità di dare attuazione alle misure previste dalla legge per friulani, sloveni e germanofoni (parlando di almeno 700.000 persone significa 50 centesimi a testa all’anno). (...)
È dunque necessario prevedere una maggiore disponibilità di risorse e una distribuzione più equa delle stesse.

Se a questo dato si aggiunge la riduzione – in proporzione più contenuta ma comunque significativa – anche delle risorse impegnate da parte della Regione, emergono chiaramente non solo l’impossibilità di garantire ai cittadini del Friuli – Venezia Giulia i propri diritti linguistici, ma anche l’erosione continua di attività importanti per la promozione della lingua, e la perdita di professionalità ed esperienze difficilmente rimpiazzabili.

Udin / Udine, 20.04.2015


Il portavoce del Comitato 482
Carlo Puppo


PUO' BASTARE ??