NO
all'abolizione
delle
province!
Comunicato
Stampa
del
Comitato
per l'autonomia e
il
rilancio del Friuli
Di
fronte alla pubblicazione del corposo documento dell'assessore
regionale Panontin a sostegno dell'abolizione delle province e
all'avvio del percorso legislativo per la loro abolizione dobbiamo
dire, ancora una volta, che non ci convincono nè le motivazioni nè
i metodi nè le cifre sui costi e risparmi in
gran parte incomprensibili, e questo è quantomeno sospettoso.
In
una regione come il Friuli-Venezia Giulia dove la storia e l'identità
friulana dovrebbe pur insegnare qualcosa, andare a mettere mano a
autonomie locali, confini e quant'altro richiederebbe almeno un po'
di prudenza e chiarezza.
Innanzitutto,
visto il parere di autorevoli costituzionalisti, riteniamo che non si
possa intervenire sulle Province con legge ordinaria e che sarebbe
prima necessaria la modifica della Costituzione. E ciò significa
che, per la nostra Regione, è necessario modificare lo Statuto prima
(e non dopo) di qualunque passaggio legislativo.
Dunque
serietà vorrebbe che in piazza Oberdan a Trieste ci si limitasse,
eventualmente, ad una mozione rivolta al Parlamento affinché cambi
la Costituzione (e lo Statuto) per poi prenderne atto e,
prudentemente, applicare le nuove norme costituzionali.Ma
poi serve davvero abolire le province per risparmiare un po' di
denaro pubblico?Ed
è poi vero che si otterrebbe uno snellimento burocratico e
amministrativo, come va dicendo l’Assessore Panontin? O piuttosto
avremo un notevole aumento dei costi del personale, caos
istituzionale ed un pesantissimo accentramento nell’Ente regione
come molti analisti vanno dichiarando?
Bisogna
infatti prioritariamente chiedersi se, in caso di soppressione
dell’Ente, le funzioni andranno ai Comuni o se invece non verrano
assorbite dalla Regione, dando vita ad una nuova forma di
accentramento.
Sono
temi che vanno affrontati senza radicalismi e con molta oggettività,
con la necessaria prudenza e senza distruggere ciò che può essere
ancora valido. Il dibattito, a giudizio del Comitato, deve andare
comunque molto oltre queste riflessioni per ragionare in primis sulla
Regione, impostando un nuovo progetto istituzionale.
Un
progetto che dovrebbe imperniarsi su una Regione “snella”,
“leggera”, “non accentrata”, fortemente caratterizzata sui
suoi compiti “centrali” ed “esclusivi” che attengono alla
attività legislativa, all’alta programmazione, all’alto
indirizzo, con l’attribuzione delle funzioni amministrative, avuto
riguardo della loro natura e portata, al sistema delle autonomie
locali.
Tenendo
in evidenza anche il pronunciamento dell'Assemblea Parlamentare del
Consiglio d'Europa in favore del diritto delle minoranze linguistiche
riconosciute che vivono in regione (friulanofoni, slovenofoni e
geermanofoni) a disporre di autorità locali od autonome, tra l'altro
in attuazione della legge del vigente Statuto.
Per
il coordinamento delle funzioni delle Provincie avevamo proposto a
suo tempo l'Assemblea delle Provincie. Oggi potremmo chiamarla
Confederazione
delle Provincie,
per dare un senso di maggior rispetto delle singole identità.
Per questo è importante che si apra un confronto puntuale
nell'opinione pubblica su questo tema, altrimenti poi saranno i
cittadini a pagare le scelte sbagliate della politica in termini di
costi e di disservizi.
Tempo
fa si era pensato ad un referendum: perchè non cominciare da lì?
Almeno si aprirebbe un dibattito serio nel rispetto della democrazia.
Scelte importanti come la modifica dello Statuto di autonomia, la
cancellazione di Enti previsti dalla Costituzione e democraticamente
eletti, non possono essere calate dall’alto, decise da pochi:
sarebbe un grave segnale di involuzione democratica. E poi, ancora, è
certo che le popolazioni regionali vogliano la cancellazione delle
“loro” provincie” o piuttosto vogliono una rivisitazione di
tutte le autonomie locali incluso l’Ente regione considerato – e
a ragione - la fonte primaria degli sprechi finanziari?
Procedere
ora con una legge regionale vuol dire mettere il carro davanti ai
buoi, fare i primi della classe a spese dei friulani poichè, con la
scomparsa delle Province, si determinerà nel Friuli-Venezia Giulia
uno squilibrio “geopolitico” in particolare con la perdita di
presenza politico-istituzionale dell'area friulana. Non basta cioè
togliere un po' di mattoni da un muro per fare una porta, ci vuole
una nuova architrave e questa nuova architrave dovrebbe essere data
dal trasferimento della capitale della Regione a Udine e la
contemporanea istituzione dell'area metropolitana o di un'analoga
forma amministrativa a Trieste (ma già qui i piccoli interessi di
bottega hanno bloccato la proposta in Consiglio regionale)
Ma
la Politica regionale ha la forza di esaminare senza preconcetti
questo tema ineludibile?
Sul
tavolo della Politica vi sono dunque due opzioni possibili:
mantenere
le provincie, razionalizzandone le competenze e coordinandole, per
l'area al di qua del Timavo, in una Confederazione delle Provincie
del Friuli,
abolirle,
ma trasferendo la capitale regionale
Serve
una pausa di riflessione seria, una valutazione fuori dagli slogan,
perchè
l'abolizione delle Province, così com'è proposta oggi, non può che
vederci contrari.
Udine,
6 febbraio 2014
per
il “Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli”
il
presidente
Paolo
Fontanelli