mercoledì 10 ottobre 2012

PERCHE' LA REGIONE "FRIULI - VENEZIA GIULIA" E' AD AUTONOMIA SPECIALE ?




PERCHE’
LA NOSTRA REGIONE
E’
AD AUTONOMIA SPECIALE?





“Da qualche giorno si è sviluppato, sulla stampa e sul web, un interessante dibattito sulle ragioni, diacroniche e sincroniche, che stanno alla base della specialità regionale.

Soffermiamoci sulle prime. Da un lato si dice che “l’avvento della specialità era legato al ritorno di Trieste all’Italia”; dall’altro si enfatizza di molto il ruolo svolto dalla presenza di minoranze linguistiche. Chi ha ragione? Parafrasando il prof. Sergio Bartole (sostenitore, sul “Piccolo”, della prima tesi), direi che entrambe sono due affascinanti “antiche favole”. (…)

Ma questa è acqua passata. È invece di vitale importanza, oggi, per il Friuli e per Trieste, ridiscutere i motivi per cui va mantenuta, a cinquant’anni di distanza, un’autonomia differenziata. Invocare l’economia e le infrastrutture non credo sia una buona idea (che direbbe la Lombardia, ad esempio?).

La nostra regione è l’unico luogo dove convivono i tre ceppi linguistici d’Europa. Questo mi sembra un motivo molto più saldo, e di valenza internazionale, da cui partire. Fermo restando che il miglior modo per giustificare l’esistenza della specialità è esercitarla.”


William Cisilino

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Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’articolo a firma del dott. William Cisilino, che ringraziamo, già pubblicato in prima e sesta pagina, sul quotidiano IL MESSAGGERO VENETO, lunedì 8 ottobre 2012.

Il dott. William Cisilino è coautore, assieme al Prof. Gianfranco D’Aronco, del libro “Sorestants e sotans – Intervista sul Friuli” - Biblioteca del Messaggero Veneto, Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placereani” – anno 2012


LA REDAZIONE DEL BLOG

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SPECIALI
PER CASO

di William Cisilino


Da qualche giorno si è sviluppato, sulla stampa e sul web, un interessante dibattito sulle ragioni, diacroniche e sincroniche, che stanno alla base della specialità regionale.

Soffermiamoci sulle prime. Da un lato si dice che “l’avvento della specialità era legato al ritorno di Trieste all’Italia”; dall’altro si enfatizza di molto il ruolo svolto dalla presenza di minoranze linguistiche. Chi ha ragione? Parafrasando il prof. Sergio Bartole (sostenitore, sul “Piccolo”, della prima tesi), direi che entrambe sono due affascinanti “antiche favole”.

Il tema è lungo e complesso, pertanto mi si perdoni se procederò per punti.

1) Nei primi mesi della Costituente non era per nulla chiaro quali e quante sarebbero state le Regioni. Per il Friuli c’era il concreto rischio di costituire semplicemente la provincia più orientale del Veneto. Trieste era “tra color che son sospesi” e vi sarebbe rimasta sino al 1954.

2) A fronte di tale situazione, gli autonomisti friulani – in testa Tessitori e D’Aronco – incominciarono un’importante azione finalizzata al riconoscimento della “Regione Friuli”. Fra le tante iniziative, ricordo la stampa del volume “La Regione del Friuli”, con contributi di insigni studiosi sull’individualità storica e culturale friulana. L’opera, destinata soprattutto ai membri della Costituente, richiedeva per il Friuli uno statuto giuridico simile alle altre Regioni italiane, ma senza escludere la possibilità di un ordinamento speciale.

3) Grazie a questa azione, il 18 dicembre 1946 la II Sottocommissione della Costituente decide di inserire fra le Regioni italiane a statuto ordinario la “Regione Friulana” (si badi bene: nel nome non si menziona la Venezia Giulia).

4) Di lì a pochi giorni, però, la Commissione dei 75 blocca tutto. Il perché ce lo spiega bene il prof. D’Aronco in “Sorestants e sotans”: “La seconda Sottocommissione per la riforma regionale aveva inserito nel progetto, insieme alle altre, la Regione Friulana. La Commissione dei 75 discusse e ridiscusse. Si parlò del problema relativo a quali fossero le Regioni storiche, quali le mistilingui, quali degne di autonomia particolare: per esempio il Friuli e la Venezia Giulia, come affermò per primo un deputato di destra. Vi si associò nientemeno che Togliatti, il quale ottenne la immediata ripulsa dei nazionalisti di ogni colore: Tito era alle porte. La Commissione dei 75 si lavò le mani: decidesse la Costituente”.

5) In pratica la Commissione dei 75 blindò, fra le Regioni a Statuto ordinario, le sole “Regioni storiche”, fra cui non c’era il Friuli, in quanto storicamente (cioè: amministrativamente) associato al Veneto. A Tessitori restava pertanto un’ultima chance, sotto il profilo procedurale: puntare sulla specialità. E così fece. Il 27 giugno del 1947, con un emendamento in seduta plenaria, riuscì a far riconoscere, fra le Regioni a statuto speciale, il “Friuli-Venezia Giulia”.

6) La vera finalità politica di Tessitori – al netto della retorica d’aula – era opposta agli interessi di Trieste. A parlare è sempre un testimone oculare, il prof. D’Aronco: “Gli autonomisti friulani, che stentavano a inghiottire la Venezia Giulia, confidavano nella vicina nascita delle Regioni, per cui la nostra sarebbe stata costituita dal solo Friuli, non essendo Trieste ancora restituita all’Italia. Poi si vedrà, dicevano”. Ma è lo stesso Tessitori, nel 1963, a confermare un tanto: durante la discussione sullo Statuto speciale, propose Udine come capoluogo e per Trieste una particolare posizione giuridica di larga autonomia. Visto come andò a finire, alla fine si astenne dal voto.

In poche parole, potremmo dire che la nostra Regione è a Statuto speciale per caso.

Ma questa è acqua passata. È invece di vitale importanza, oggi, per il Friuli e per Trieste, ridiscutere i motivi per cui va mantenuta, a cinquant’anni di distanza, un’autonomia differenziata. Invocare l’economia e le infrastrutture non credo sia una buona idea (che direbbe la Lombardia, ad esempio?).

La nostra regione è l’unico luogo dove convivono i tre ceppi linguistici d’Europa. Questo mi sembra un motivo molto più saldo, e di valenza internazionale, da cui partire. Fermo restando che il miglior modo per giustificare l’esistenza della specialità è esercitarla.

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I colori e il grassetto sono della Redazione del Blog


domenica 7 ottobre 2012

TEATRO LIRICO VERDI DI TRIESTE, SALVATO DALLA REGIONE! A QUANDO LA MERITOCRAZIA NEL SETTORE DELLA CULTURA?



TEATRO LIRICO VERDI
TRIESTE
Salvato dalla Regione !
A quando la meritocrazia
nel settore della cultura?


LA REDAZIONE DEL BLOG
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Dal sito internet del quotidiano IL PICCOLO di Trieste
Commenti
Meritiamo tutto ciò?
inviato da lorenzopud
il 01 ottobre 2012 alle 21:49
teatro verdi debito chiusura salvataggio,

Un teatro che ha 20 milioni di debiti, con orchestrali che però prendono anche la 15a. Un teatro che anche quest'anno chiuderà il suo bilancio in passivo. Un teatro che ha ben 270 dipendenti a tempo indeterminato. Un teatro che ottiene già dalla Regione un finanziamento ordinario annuale di 2,5 milioni di euro. Questo teatro non è da salvare (con i soldi di tutti i contribuenti regionali, la maggior parte dei quali non ci hanno mai messo piede al Verdi), ma da chiudere immediatamente.
A quando la meritocrazia nel settore della cultura?


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inviato da apolider

il 02 ottobre 2012 alle 01:38

lorenzo, te ga ben descrito quel buso senza fondo dove i continua a brusar i nostri soldi...che i se lo paghi quei che ghe interesa aumentando i biglieti e diminuendo stipendi e altri costi

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Verdi “penultimo” teatro d’opera in Italia

Trieste al fondo della classifica di “Classic Voice” davanti solo al Petruzzelli.
È l’unica realtà con gli abbonati in calo

di FABIO DORIGO 

La Cenerentola nell’anno del bicentenario di Verdi. E Rossini stavolta non c’entra.
Il teatro comunale di Trieste è relegato in fondo alla classifica dei teatri d’opera stilata, come ogni anno, dal mensile “Classic Voice”.
Un “toto Opera” in cui il Verdi sta messo peggio della Triestina.
Un tracollo lirico. Penultimo solo grazie alla maglia nera dell’inclassificabile Petruzzelli di Bari, da poco rientrato nel giro della lirica, che non ha quasi organico e la cui proprietà è ancora in mano ai privati. Entrambi sono teatri commissariati.
Davanti a loro, al terz’ultimo posto c’è il glorioso Maggio Fiorentino che sconta un passivo record (8milioni e 300mila euro) e i ritardi nella realizzazione del nuovo teatro (inaugurato solo parzialmente). Il Verdi di Trieste è stabile all’undicesimo posto su 12 fondazioni liriche. Non sono considerate dalla rivista l’Accademia di Santa Cecilia (in quanto istituzione esclusivamente sinfonica) e l’Arena di Verona (che vive solo la stagione estiva). (…)
Tutta colpa della crisi e dei tagli al Fus (Fondo unico dello spettacolo)? Non esattamente. L’inchiesta di “Classic Voice”, relativa al 2011, racconta un’altra storia.

«Più titoli, più recite, meno sprechi. La crisi provoca uno scatto di orgoglio all’Opera» recita il richiamo del servizio. C’è un teatro come il Massimo di Palermo (non è un refuso) che registra un utile di un milione e 217mila euro. In attivo anche i teatri di Milano (La Scala) Napoli (San Carlo) e Roma. In ripresa Bologna e il Genova (Carlo Felice) che erano dati per morti e sepolti. Altro che crisi. Il numero di titoli è salito da 105 (nel 2010-11) a 111 (nel 2011-12) e così il numero di recite (da 692 a 757, con un incremento di 65), di incassi e spettatori. E pure di abbonati. La crescita più consistente al San Carlo di Napoli con 3.877 nuovi abbonati.

Trieste unica eccezione negativa. Gli abbonati sono scesi a 3711 da 4437. Un calo secco di 700 unità, praticamente un sesto, (…)

Da IL PICCOLO di Trieste –  20 maggio 2012

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Il Consiglio regionale salva il Verdi di Trieste

Passata la legge sul finanziamento alla Fondazione del teatro lirico

 La legge sul finanziamento alla Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi è stata approvata dal Consiglio regionale con 37 si, 5 astenuti, nessun contrario.

Accordo sul salvataggio del Teatro dalla liquidazione coatta e che il risanamento finanziario messo in atto dal commissario straordinario è convincente. Ma bisogna interrompere la prassi del costante ripianamento dei bilanci, perchè la gestione del futuro dovrà essere oculata come questa commissariale.

È la posizione dei 4 relatori, di maggioranza - Piero Camber (Pdl), Franco Codega (PD), Roberto Antonaz (SA-PRC), Piero Colussi (Citt) - alla norma stralciata dalle variazioni di bilancio di luglio, che autorizza la Regione ad allungare le annualità (da 1 milione ciascuna) da 2 a 3 le annualità non richieste del finanziamento erogato nel 2007 alla Fondazione Teatro Verdi, che era di 20 milioni. (…)”

Da IL PICCOLO di Trieste – 1 ottobre 2012

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venerdì 5 ottobre 2012

"AGHE E SIUMS" AL AUDITORIUM ZANON - SABIDE AL 6 DI OTUBAR






BEPI AGOSTINIS

par ricuardâ Galiano Zof

al presentarâ il lavôr teatrâl
in lenghe furlane


“AGHE E SIUMS”

di

Ugo Ronfani e Gaston Bachelard


AUDITORIUM  ZANON

Plaçâl Cavedalis – Udine

Sabide al 6 di Otubar
aes 20.45 sotsere

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In colaborazion cu la Provincie di Udin o ài il plasê di invidâus sabide 6 di Otubar  a lis 8.45 di sere PRECISIS al Auditorium Zanon in plaçâl Cavedalis a Udin, par ricuardâ il poete Galiano Zof, cuntun ricognossiment da bande dal president Fontanini ae siore Zof.

Daspò, la serade e larà indenant cuntun lavôr teatrâl, che o ài voltât in lenghe furlane, "AGHE E SIUMS", di Gaston Bachelard e di Ugo Ronfani.

Cun me o varai come vôs feminîl la atore Sonia Cossettini, e invezit l'arpiste Silvia Podrecca nus acompagnarà dilunc il test cu la sô arpe.

Un spetacul cun imagjins e musiche dal vîf, che a vuelin fâ capî la impuartance de aghe tal mont di vuê.

In cheste ocasion o vuei ancje dâ il cumiât ae mê esperience teatrâl ( i agns a van su ancje par me).

        
O varès une vore agrât la vuestre  presince.

Se o podês slargjâ l'invît ai vuestris amîs,

us ringrazii daurman,

 

Bepi Agostinis



mercoledì 3 ottobre 2012

"VIVA ONDE FURLANE" - FIESTE-CONCERT DI AUTOFINANZIAMENT DE RADIO AI 5 E 6 DI OTUBAR A CJASIELIS DI MORTEAN.



Per ripianare i milionari debiti di bilancio del teatro lirico Verdi  di Trieste, all’unanimità, la Regione ha trovato subito e senza alcuna fatica ben UN MILIONE DI EURO, per finanziare, con BRICIOLE, le radio che trasmettono in lingua friulana invece i fondi non ci sono mai !!!

V E R G O G N A !
 La Redazione del Blog
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“VIVA ONDE FURLANE”

La fieste-conciert
di autofinanziament de radio
e je di fat in program
ai 5 e ai 6 di Otubar
alì de aree di Festintenda a Cjasielis di Mortean


“VIVA ONDE FURLANE” E TORNE E E DOPLEE:
la fieste-conciert di autofinanziament de radio e je di fat in program ai 5 e ai 6 di Otubar alì de aree di Festintenda a Cjasielis di Mortean.
La iniziative e a chê di rispuindi aes dificoltâts economichis causadis de scjarse atenzion che la aministrazion regjonâl e à pai invistiments su la lenghe furlane.
Baste pensâ che lis domandis fatis indenant inmò in Zenâr pai programs radiotelevisîfs par furlan no àn vude rispueste e i fonts pal 2012 – che a viodin penalizât il setôr plui vivarôs intal promovi e intal doprâ la lenghe proprie dal Friûl, o sei chel radiofonic – a son stâts sì metûts a belanç, ma no dâts fûr.
Par dâ la lôr poie ae radio ancje chest an a son tancj i artiscj, i grups e i djs che a àn decidût di sunâ sore nuie.
Il program al scomence vinars ai 5 di Otubar a tacâ di nûf di sere (21.00) cuant che i Playa Desnuda a dividaran il palc cui Pantan.
Sabide ai 6 di Otubar a tacâ di siet di sere (19.00) si varà i Mitili FLK in formazion origjinâl adun cul cjantautôr Lino Straulino. Ur vignaran daûr i Luna e un Quarto, Simone Piva e i Viola Velluto, Orko Trio cun Fabian Riz, Mataleao e Arbe Garbe, cence dismenteâ i musiciscj che a rivin di fûr a tacâ di Ryat, artiste judicade di buine part de stampe specializade tant che une des rivelazions dal 2012.
Par finî si balarà cu la Bandanera Afrobeat, grup multietnic vuidât dal straordenari saxofonist Guglielmo Pagnozzi. Ae musiche dal vîf dai grups si alternaran i DJ sets curâts di Soundveritè, Sister Blister, Mojra B., Abrasive, Gabriterapia, Gerovinyl, DJ Lak e Up!
“Viva Onde Furlane” e je inmaneade de associazion “Lenghis dal drâc – Amîs di Onde Furlane” cu la colaborazion dal circul “il Cantîr” di Mortean.

Gjavât fûr dal sît internet di Radio Onde Furlane
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lunedì 1 ottobre 2012

LENGHE FURLANE: CJARTE DI IDENTITÂT BILENGÂL




LENGHE FURLANE
CJARTE DI IDENTITÂT
BILENGÂL

La domandin al sotsegretari Ruperto 47 rapresentants del mont culturâl e dal associazionisim furlan.
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Dal setemanâl
LA VITA CATTOLICA – Ud
Joibe il 20 di Setembar 2012

CJARTE DI IDENTITÂL BILENGÂL
di
Oscar Puntel

La letare ae volte di Rome e je stade mandade ai 14 di Setembar. Destinatari il sotsegretari al Interni cun deleghis ae imigrazion, al asîl e aes minorancis linguistichis, Saverio Ruperto. «I sotscrits - si lei tal document - a domandin che, tal rispiet dal articul 6 de Costituzion de Republiche e tal rispiet di ce che al è prescrit de leç 482 dal 1999, dutis lis cjartis di identitàt des zonis dulà che si cjatin minorancis linguistichis storichis ricognossudis dal art.  2 di che leç a sedin bilengâls».
Sot lis firmis di 47 personalitâts, rapresentants dal mont culturâl e dal associazionisim furlan des provinciis di Udin, Gurize e Pordenon.
La prime e je che de professore e ex parlamentar Silvana Schiavi Fachin, che pe ocasion e je stade delegade a tratâ cul Ministeri dal Interni su la cuistion.
E ancje, fra i altris: Carli Pup, puartevôs dal Comitàt 482; Gianfranco D'Aronco, president dal Comitât pe autonomie e il rilanç dal Friûl; William Cisilino, diretôr dal Arlef; Zuan Pieri Biasat, dean di Glesie Furlane.
La iniziative e partìs daspò l'anunci dal Guvier talian, dentri tal cjalderon de «spending review», su la emission des prossimis, gnovis cjartis di identitât, che a scugnaran jessi «eletronichis».
«E a chest dispositîf di nature economiche - e spieghe Silvana Schiavi Fachin - si lee ancje par vie de diferenziazion che e je stade fate tra lenghis pupiladis su la poie di tratâts internazionâi e chês leadis a minorancis storichis, che stant a chel proviodiment no varessin nissun dirit. Inalore, no si pues lâ cuintri une leç dal Stât talian come la 482 cuntune misure aministrative. La leç, tal câs, si cambie cu la leç. E fintremai che la 482 e je in vore, lis 12 minorancis presintis tal articul 2 a àn i stes dirits di chês altris».
Il Ministeri dal Interni al a ricognost, cun decret dai 12 di Dicembar dal 2011, la pussibilitât di vê il document bilengâl, al moment, dome a cuatri realtâts: francese, todescje, ladine e slovene.
«Par analogjie, al è just che lis vedin ancje i furlans e dutis chês altris minorancis linguistichis storichis. Pe prime volte o vin un sotsegretari che al a une deleghe specifiche. Cheste nestre letare le mandìn a Ruperto, om che al è stât plui voltis achì, al a vût rapuarts cui slovens, mai cui furlans. Cheste e je la volte buine par fânus cognossi e fa presinte la nestre situazion», e zonte la professore.
Al va dite che l'operazion e sarès a cost zero pal Stât talian . «E se ancje no fos cussi - e sclarìs Schiavi Fachin - a saressin fufignis, stupidagjinis di spesis !».
La iniziative e partìs dal Friûl a non e a prò di dutis chês altris comunitâts. Ma al è dome un prin pas. «Cheste nestre domande cumò le pandarìn ancje a chês altris minorancis, e lis invidarìn a sburtâ cun nô soredut culì dai nestris rapresentants tes istituzions. Cumò bisugne fâsi scoltâ, e je ore di finîle cu la sotanance».
Un invît che Silvana Schiavi Fachin e fâs a ducj i furlans: «La politiche no si fâs plui tes sezions di partît, ma si fevele di sburtâ dal bas viers l'alt. La int e à i mieçs par fâ sintî la sô vôs. O domandìn ai furlans di judânus e sostignînus in cheste bataie. La lôr poie e je fondamentâl».

oscar puntel
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E ca sot l'articul su la interogazion fate dal Conseîr regjonâl Paolo Menis (Pd), al Assessôr regjonâl Elio De Anna, il 27 di Setembar passât.

UDINE (27 settembre, ore 16.45)
«Visto che le carte d’identità devono comunque essere rifatte, tanto vale rispettare la legge, che prevede che tutte le minoranze linguistiche siano trattate con pari dignità».
È la posizione del democratico Paolo Menis che oggi ha presentato un’interrogazione sulla possibilità di prevedere la versione bilingue del documento elettronico – progetto che il Governo Monti ha recentemente dichiarato di voler portare a compimento – che a breve potrebbe arrivare anche in Friuli-Venezia Giulia.
Una opportunità, quella della carta d’identità in due lingue, che non prevederebbe costi aggiuntivi nel momento in cui venisse realizzata su supporto digitale e che, a livello cartaceo, è già realtà, anche se solo per la minoranza slovena.
«Un recente decreto ministeriale – si legge nell’interrogazione del democratico – ha esteso questa possibilità anche alla minoranza francese, tedesca e ladina, lasciando fuori, inspiegabilmente, oltre al friulano anche altre otto lingue tutelate dalla legge nazionale di settore, la 482 del 1999». «Una norma – ricorda Menis – nata oltre un decennio fa per dare attuazione all'articolo 6 della Costituzione il cui compito è, appunto, la tutela delle minoranze». (...)

Lei dut l’articul
sul sît internet
del setemanâl “La Vita Cattolica”