mercoledì 21 settembre 2011

ABOLIRE LE PROVINCE? UN TRUCCO POLITICO PER NASCONDERE I VERI SPRECHI?



ABOLIRE LE PROVINCE?
Un trucco politico per nascondere i veri sprechi?
IN REGIONE UN RISPARMIO MOLTO ESIGUO DEL SOLO 2,11% !
-----------------
Dal sito internet dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre
 
ABOLIRE LE PROVINCE? IL 96,1% DELLA SPESA
TOTALE RIMARREBBE, SI TAGLIEREBBERO SOLO
509,9 MILIONI €

L’abolizione delle province italiane ipotizzata in questi giorni porterebbe, in realtà, ad un risparmio molto più esiguo di quanto si possa pensare: sugli oltre 13 miliardi che vengono spesi nel nostro Paese, in totale, per tutte le Province, il risparmio sarebbe appena superiore ai 500 milioni, pari appunto al 3,90% del totale. Ciò significa che il 96,1% della spesa complessiva rimarrebbe a carico dei cittadini italiani.
I calcoli sono stati realizzati dalla CGIA di Mestre che ha analizzato le spese delle amministrazioni provinciali per ogni regione ed ha valutato “il peso” del risparmio che deriverebbe dalla soppressione delle province. 
 “E’ un dato – spiega Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – che non deve stupire: l’abolizione delle amministrazioni provinciali farebbe risparmiare, nel breve periodo, solo le voci di spesa riguardanti i costi della politica, che rappresentano in realtà solo una minima parte: le funzioni, oggi in capo alle Province, e soprattutto i relativi costi di gestione e di personale, andrebbero a gravare sugli altri Enti locali che si accollerebbero le funzioni delle Amministrazioni provinciali ”.
La CGIA spiega che, dall’abolizione delle province delle Regioni a statuto ordinario, deriverebbe un risparmio di 421 milioni di euro; oltre 88, invece, sarebbero i milioni di euro risparmiati se si guardassero i costi delle realtà provinciali che si trovano nelle Regioni a statuto speciale: da queste ultime vanno escluse la Valle D’Aosta, Regione senza province, e il Trentino Alto Adige, le cui province hanno un regime speciale.
Andando ad analizzare, infine, i dati regione per regione, si va da un minimo di 2,11% di risparmio sul totale di spesa  per il Friuli Venezia Giulia ( in termini assoluti pari a 10,6 milioni di €), ad un massimo di 8,97% per la Sardegna, con un risparmio di quasi 35 milioni di euro.  
Analisi delle spese delle amministrazioni provinciali per regione. Anno 2009
continua a leggere


martedì 20 settembre 2011

UN ARRETRAMENTO COSTANTE NELLA TUTELA DELLA LINGUA FRIULANA


-------------
UN ARRETRAMENTO COSTANTE
NELLA TUTELA DEL FRIULANO
di
Lorenzo Fabbro *

In questi giorni il mondo della politica, delle istituzioni e della società friulana sta discutendo animatamente sui provvedimenti proposti dal governo per contenere la spesa pubblica mediante la cancellazione di alcune province (Trieste e Gorizia nella nostra Regione) e dei piccoli comuni.
E' innegabile che una riforma complessiva degli enti locali è necessaria, ma il te­ma è se la partita possa, anzi debba, essere gestita dalla Regione Fvg in virtù dell'autonomia e della specialità regionale o imposta dall'alto. Una riforma vera  e basata su criteri di autentica sussidiarietà che preveda il trasferimento di poteri e mezzi finanziari dalla Regione a Comuni e Provincie, la valorizzazione dell'assemblea delle province friulane e la creazione dell'area metropolitana per Trieste sono temi dei quali si dibatte da anni e che, se fossero stati realizzati, avrebbero già potuto fornire qualche risposta a esigenze non più rinviabili.
Ma ora la contingenza costringe la classe politica friulana, in ritardo su tali questioni quanto quella nazionale, a rivendicare giustamente la specialità e l'autonomia regionale che derivano da uno statuto che è equiparato a legge costituzionale. Anche in momenti come questi quando tutti si riempiono la bocca di "autonomia" e di "specialità" bisognerebbe ricordare che alla base della specialità della nostra re­gione vi è anche e soprattutto la presenza delle minoranze linguisti­che, tutelate dalla Costituzione e da leggi nazionali e regionali.
Nel suo interessante contributo di giorni fa il prof. D'Aronco si chiede re­toricamente «se avrà un valore e un significato questa riconosciuta specialità e se ne deriverà il diritto per la regione almeno di organiz­zarsi amministrativamente come meglio crede, nei limiti consentiti dalle leggi?». Ed ancora si domanda l'esponente autonomista se «le leggi sono fatte per non venire rispettate e per rinviarne l'applicazio­ne?». Purtroppo nel caso delle leggi di tutela delle minoranze lingui­stiche, e nel nostro caso del friulano, così importanti per il mantenimento della specialità, pare proprio che all'amministrazione Tondo la provocazione del prof. D'Aronco calzi a pennello. La legge 29/2007 prodotta dal centrosinistra è attualmente bloccata perché in più di 3 anni non è stato approvato alcun regolamento attuativo.
Sul fronte della scuola sono state inspiegabilmente separate le com­petenze degli uffici regionali per quanto riguarda la lingua friulana e l'insegnamento della stessa, la bozza del regolamento passata in commissione tra mille critiche pare più funzionale a rendere inap­plicabile la legge che a sviluppare azioni positive e la copertura finanziaria è assolutamente inadeguata. Nella discussione sulla finanziaria di luglio oltre ad aver bocciato l'emendamento del Pd per rad­doppiare i fondi per l'insegnamento la maggioranza si è distinta per l'approvazione di una modifica alla legge 29 riguardante la scadenza dei membri appartenenti alla commissione per l'insegnamento del­la lingua friulana che è anticipata a fine anno i cui effetti positivi francamente ci sfuggono.
Purtroppo anche per il prossimo anno scolastico saranno disattese le richieste di quel 60% di genitori che richiedono inutilmente l'insegnamento del friulano a scuola.
Per quanto riguarda la presenza del friulano nei mezzi di comunicazio­ne mentre - dopo le roboanti promesse di qualche assessore - è an­cora totalmente disapplicata la legge 482 da parte della Rai, la Regio­ne ha ripristinato solo con le variazioni di bilancio di luglio il capito­lo sui programmi in friulano su radio e tv private che era stato com­pletamente azzerato per due anni consecutivi. Anche in questo caso è stato bocciato un emendamento del Pd che proponeva di portare da 150.000 a 200.000 euro - ovvero la spesa storica - il finanziamento per un settore strategico lasciato completamente sguarnito per due anni consecutivi.
Un comportamento inequivocabile che passo pas­so sta segnando un arretramento costante della tutela e della qualità delle politiche linguistiche nel Fvg.
Tagli se non azzeramenti dei contributi, nessun regolamento della nuova legge approvato, niente piano di politica linguistica, smantellamento del Servizio identità linguistiche e ARLeF in difficoltà (attende tra l'altro risposta dal me­se di marzo un'interpellanza presentata, sempre dal Pd, riguardo a modifiche allo statuto dell'Agjenzie).
Questo orientamento del tutto evidente della maggioranza di centro-destra (e della Lega Nord che, nei fatti, non fa nulla per contrastarlo) rischia di produrre effetti ne­gativi rispetto a quanto si è costruito e conquistato in questi anni, un danno per la lingua, per i friulani e anche per l'autonomia e la spe­cialità della Regione.


*membro segreteria provinciale Pd di Udine
L’intervento di Lorenzo Fabbro è stato pubblicato sul quotidiano “Il Messaggero Veneto” edizione di Udine, martedì 6 settembre 2011 –  pagina 14
---------------
Grassetti - sottolineature e colori sono della Redazione del Blog


lunedì 19 settembre 2011

LA CRISI ECONOMICA SPESSO E' LA SCUSA PER NON ATTUARE LE POLITICHE LINGUISTICHE


«La crisi spesso è una scusa
per non attuare
le politiche linguistiche».
(Pietro Fontanini)

---------------




Cunvigne
17 di Setembar dal 2011
Sala Aiace - Udin

”La promozione della lingua friulana
Un passo avanti e due indietro?”


CEMÛT ISE LADE ?

--------------

Il Messaggero Veneto

18 settembre 2011

«Ma ora chiamiamolo

Friûl Doc»

di
Renato Schinko


«Bisogna cambiare nome a Friuli Doc. Chiamiamolo "Friûl Doc", in lingua friula­na».

E' questa la proposta lan­ciata dal presidente del Comi­tato autonomia del Friuli, Ar­naldo Baracetti, tramite una missiva letta da Bepi Agostinis, durante il convegno dal titolo "La promozione della lingua friulana. Un passo avanti e due indietro", organizzato ieri mattina in sala Aiace, per riflet­tere sulla tutela della marilenghe. Baracetti, nella sua lette­ra, ha proseguito così: «Abbia­mo fatto diventare anche l'uni­versità di Udine università del Friuli, e ora è giunto il momen­to di cambiare il nome alla più importante manifestazione enogastronomica della regio­ne». E ancora: «Dalla prossima edizione si dovrebbe istituire un comitato coordinatore ge­nerale per "Friûl Doc", e que­sto apparato dovrà coordinare e dirigere un movimento per la battaglia autonomista per lo sviluppo del Friuli, insieme al nostro comitato, alle istituzio­ni elettive, agli imprenditori e ai sindacati».
Su questa proposta è inter­venuto subito il presidente del­la Provincia di Udine, Pietro Fontanini, definendola «mol­to interessante», perché - ha aggiunto - «anche con questi piccoli segnali si aiuta la mari­lenghe».
Fontanini ha poi pro­seguito: «Viviamo in una realtà nella quale i nemici della lin­gua friulana sono molti, ma dobbiamo ricordarci che la specialità regionale si può giu­stificare soltanto con la presen­za delle minoranze».
Il presi­dente della Provincia ha poi auspicato un intervento della Regione, perché «soltanto lavorando con l'amministrazio­ne regionale la marilenghe può fare passi avanti, visto che è l'unico ente che gestisce le ri­sorse». La carenza di risorse, infatti, è uno dei problemi maggiori per l'insegnamento del friulano nelle scuole, che avviene soltanto a singhiozzo, grazie all'opera di volontari, ma Fontanini ha avvertito:
«La crisi spesso è una scusa
per non attuare
le politiche linguistiche».
Secondo il Presidente della Provincia, «ora è necessario far capire alla gente che, se la marilenghe è a rischio, a rischiare di scomparire è l’identità del Friuli». E sempre per evitare tale ipotesi « è necessario che pure la RAI e gli organi di stampa privati propongano un uso più massiccio della ma­rilenghe, perché è fondamen­tale», ha proseguito Fontanini, il quale infine ha auspicato che con la riorganizzazione delle istituzioni «si possa rea­lizzare un grande Friuli com­prendente le province di Udi­ne, Gorizia e Pordenone, la­sciando la realtà "città metro­politana" a Trieste».

Sulla stessa linea il commen­to di Carlo Puppo, del comita­to 482, che ha individuato «nel­le politiche linguistiche l'uni­co strumento per rendere nor­male l'utilizzo della marilenghe». Ma - ha aggiunto - «ser­vono risorse e chiare volontà politiche perché ora siamo di fronte alla discontinuità». In­fatti - ha concluso - «abbiamo una legge sul friulano ancora ferma e senza regolamenti at­tuativi da almeno tre anni». All'incontro hanno partecipa­to anche il sindaco Furio Honsell, il quale ha ribadito «massi­ma attenzione per la marilenghe», l'assessore Luigi Reitani, William Cisilino, Silvana Schia­vi Fachin e Andrea Valcic.

---------------------------



Colori, grassetti e caratteri, sono della Redazione del Blog

sabato 17 settembre 2011

NIENTE PRIMA CLASSE - MEDEA FA RICORSO AL TAR



NIENTE PRIMA CLASSE
MEDEA FA RICORSO AL TAR

Il DPR 81/2009 prevede una deroga al numero minimo di alunni nel caso di zone abitate da minoranze linguistiche, come il Comune di Medea. Una legge che non può essere ignorata da una semplice circolare interna.
Ma l’Ufficio scolastico regionale, ufficio periferico del Ministero della Pubblica Istruzione, applicando una circolare ministeriale, ha negato la costituzione della classe prima che, ai sensi del DPR 81/2009, avrebbe potuto essere costituita anche con soli 11 scolari.
--------------------

Dal quotidiano “IL PICCOLO” di Gorizia
martedì 6 settembre 2011
di Elisa Lenarduzzi

Fallita la mediazione con l'Ufficio scolastico, il Comune passa alle vie legali.
Dal 12 settembre verrà intanto attivata una "pluriclasse".
QUATTRO I BIMBI ESCLUSI

Ormai è ufficiale: finirà davanti al Tar il caso della prima classe della scuola primaria di Medea.
Dopo il fallimento dell'ultimo tentativo di mediazione tra Co­mune e Ufficio scolastico pro­vinciale, il sindaco Bergamin non ha alcuna intenzione di sep­pellire l'ascia di guerra. Anzi: for­te del sostegno della Regione - che potrebbe farsi carico in pri­ma persona del ricorso se gli uffici legali dovessero ritenere la strada percorribile - si prepara a nuova battaglia per far valere i diritti della minoranza linguistica friulana e tutelare al contempo le famìglie degli 11 bambini al centro della contesa.
Il problema sta proprio nei numeri: quello minimo per av­viare una nuova classe è di 15 alunni, quattro in più di quelli at­tualmente iscritti. Così, appli­cando una circolare ministeria­le, l'Ufficio scolastico ha negato la costituzione della classe prima.
Dal 12 settembre, quindi, 7 degli 11 bimbi finiranno in una pluriclasse con gli allievi di se­conda; gli altri 4 dovranno cerca­re soluzioni alternative fuori Me­dea.
«Questo - spiega il sindaco -, nonostante il dpr 81/2009 pre­veda una deroga al numero mi­nimo di alunni nel caso di zone abitate da minoranze linguisti­che, come la nostra. Una legge che non può essere ignorata da una semplice circolare interna».
Da qui la decisione di ricorre­re al Tar: «Domani ci sarà una riunione per capire se la Regio­ne ha la titolarità a presentare ri­corso. In caso contrario ci muo­veremo noi assieme alle fami­glie, col sostegno di quegli enti che hanno supportato la petizio­ne popolare: la Provincia, i comi­tati 482 e autonomia friulana, la Filologica friulana, Cisl e Uil scuola». La speranza è quella di ottenere un primo pronuncia­mento - e l'eventuale attivazio­ne della nuova classe - entro il mese di ottobre.
--------------------







giovedì 15 settembre 2011

POPUL FURLAN DISCRIMINÂT !







CUNVIGNE

“La promozione
della lingua friulana.

Un passo avanti e due indietro?”


Sabide
ai 17 di Setembar dal 2011

aes 10.00 lì de Sale Aiace,
tal Palaç dal Comun di Udin.

Il convegno è organizzato dal Comune di Udine

-------------------

Una riflessione in attesa del Convegno
LA MINORANZA
LINGUISTICA STORICA FRIULANA
E L'AUTONOMIA SPECIALE REGIONALE.

Proprio pochi giorni fa, dalla stampa locale, la comunità friulanofona è stata informata che l’Assessore regionale Roberto Molinaro, pur in tempi di crisi economica , pare non abbia avuto alcuna difficoltà a stanziare ben 2,8 milioni di euro (ossia oltre cinque miliardi di vecchie lire!), per 343 progetti che riguardano l’insegnamento delle lingue straniere a scuola.
Un plurilinguismo scolastico che ESCLUDE la lingua della minoranza linguistica storica friulana, ossia la lingua friulana, alla quale l’Assessore regionale Molinaro e il Presidente Renzo Tondo hanno invece riservato – sezione scuola - una offensiva elemosina: 500 mila euro in tutto. Ossia circa un sesto di quanto previsto per i sopra citati 343 progetti. E ciò a fronte di oltre 30.000 studenti che hanno richiesto per il 2010 l’insegnamento della e in lingua friulana a scuola; ossia oltre il 60% delle famiglie che vivono nelle tre province friulane di Udine, Pordenone e Gorizia.
E in sede di assestamento di bilancio regionale, nel luglio scorso, risulta essere stata respinta dalla maggioranza di Governo regionale, la richiesta di assegnare ulteriori 500 mila euro alla tutela della lingua friulana nel fondamentale ambito scolastico.
Forse 2,3 milioni di euro (ossia 2,8 milioni meno 500 mila euro),  per 343 progetti che riguardano l’insegnamento delle lingue straniere a scuola, erano troppo pochi?

E L’AUTONOMIA SPECIALE ?
Come pensa di rilanciarla l’attuale maggioranza di governo regionale?

Continuando a tagliare i fondi alla tutela della minoranza linguistica storica friulana (la seconda in Italia sul piano numerico)?
Continuando a non dare attuazione alle leggi di tutela (L.482/99, L.r. 29/2007 e normative europee) ?

La nostra regione è ad autonomia speciale in base alle minoranze linguistiche storiche: 600 mila friulanofoni – 3 mila germanici e 50 mila slovofoni. Oltre il 60% dell’intera popolazione regionale.
Minoranze linguistiche storiche riconosciute dallo Stato italiano ai sensi dell’art. 6 della Costituzione italiana e dal Consiglio d’Europa.
E in questo quadro di "pesante arretramento della tutela della minoranza linguistica storica friulana, determinato non dalla crisi economica ma da una precisa scelta politica della maggioranza di governo regionale", l’autonomia speciale regionale è a rischio normalizzazione perché l’unico motivo di specialità della nostra regione (le minoranze linguistiche storiche) è finanziato con le briciole del bilancio regionale !



lunedì 12 settembre 2011

UN POSSIBILE PERCORSO DI RIFORMA

di Roberto Dominici

La manovra finanziaria ora all'esame del Parlamento (manovra sulla quale diverse e sotto diversi aspetti sarebbero le valutazioni di merito da fare) non comprende interventi sulla soppressione delle Province e sulla riduzione del numero complessivo dei parlamentari. Interventi questi sui quali si intende agire separatamente con provvedimenti legislativi di rango costituzionale. È certamente positivo che il Parlamento italiano venga portato, quanto al numero dei suoi componenti, al livello, più o meno, del Parlamento degli Stati più significativi dell'Europa. Ma non basta. Occorre rivedere, anzi rifare, la legge elettorale prevedendo che siano gli elettori a scegliere veramente i proprio rappresentanti, ancorandoli così al territorio che sono chiamati a rappresentare, uscendo da un sistema, quello in vigore, che nella sostanza si impernia sulla nomina di soggetti graditi al dominus di questo o quel partito. Occorre altresì che il mandato parlamentare sia svolto a tempo pieno ed esclusivo.

L'altro tema, quello della soppressione delle province, non è certo nuovo. Se ne discusse abbondantemente anche in sede di Assemblea Costituente prima di giungere all'approvazione dell'art. 114 (“la Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni”), articolo poi modificato con la legge costituzionale 3 del 2001 (la Provincia rientra tra i soggetti costitutivi dello Stato).

I tempi, le situazioni, le esigenze ovviamente cambiano e stimolano la riflessione anche sui temi per così dire istituzionali. Ed allora province sì o province no? Province con i compiti attuali o Province con compiti ulteriori o diversi? È bene che su un interrogativo così rilevante si rifletta bene e si pesino seriamente i pro ed i contro, avendo ben presente che non si devono confondere tra loro Regione e Provincia che sono per compiti Enti diversi. La riflessione va fatta specialmente nel Friuli Venezia Giulia, per come è nata e per come è fatta la Regione e, soprattutto, perché la specialità affida alla Regione, non allo Stato (non quindi ad altri), la competenza primaria di legiferare in merito e a decidere. Il problema è di come intende organizzarsi per il futuro la Regione. Una soluzione potrebbe essere quella di tenere in capo ad essa il potere legislativo, di alta programmazione, di indirizzo, di controllo e di trasferire al sistema delle autonomie (Province e Comuni singoli o associati) le competenze amministrative, gestionali con il vantaggio di renderle più vicine al territorio. Le Province poi potrebbero, per loro scelta, attuare forme di collaborazione su cose o su progetti di comune interesse. È importante che gli enti locali siano posti nella condizione di essere utili alla comunità di riferimento.

Si vogliono invece sopprimere le Province?
In tali ipotesi non è pensabile limitarsi alla soppressione.

venerdì 9 settembre 2011

UNA REGIONE SPECIALE! Il Comitato per la vita del Friuli Rurale stana il Vicepresidente Ciriani e lo sfida ad un confronto pubblico

di Aldevis Tibaldi

La scandalosa vicenda dell’elettrodotto Redipuglia Udine ovest, tenta di ingrottarsi fra minacce, intimidazioni e omertosi silenzi e, intanto, la lotta del Friuli Rurale fa scuola anche sul Carso Triestino e, ora, in Toscana, anch’essa alle prese con il soliti tralicci della TERNA…
Il maldestro tentativo del Vicepresidente Ciriani -nonché Assessore regionale all’energia- di piegare e a scompaginare la resistenza dei sindaci ostili all’elettrodotto aereo è passato sotto la lente di ingrandimento del Comitato per la Vita del Friuli Rurale e, subito, scoppia la polemica. Dall’analisi delle dichiarazioni rese in quella occasione, ne è uscito un quadro a dir poco sconcertante, puntualmente analizzato e stigmatizzato in una missiva che nella sua crudezza non lascia spazio all’immaginazione: missiva, rivolta al diretto interessato e subito girata ai membri del Consiglio Regionale, nonché agli Amministratori locali.
Gravi sono considerate le questioni di metodo, ma ancora più gravi quelle di merito, perché ritenute prive di fondamento e assolutamente tributarie degli interessi di una società privata, non certo quelli delle popolazioni del Friuli. Ma ciò che suscita nuova indignazione è soprattutto la riprova che questo vertice regionale ha ritardato ad arte l’accoglimento del famigerato ordine del giorno n. 23, ovvero la istituzione di un tavolo tecnico in cui poter rimettere in discussione il progetto della TERNA. Ciriani lo ha di fatto affossato dichiarando inaccessibili le risorse economiche necessarie, quindi, lo ha ridotto a un mero simulacro, una passerella per la società proponente.

giovedì 1 settembre 2011

AUTONOMIA, ADESSO O MAI PIU'

La Vita Cattolica, 26 agosto 2011
Editoriale
di Roberto Pensa

Non si conoscono ancora i contenuti della manovra economica correttiva sulla spesa pubblica che il governo Berlusconi sta approntando su "ordine" dell'Unione Europea e della Banca Centrale di Francoforte per rassicurare i mercati finanziari sulla solvibilità del nostro paese. Mentre i vari esponenti dell'esecutivo e della maggioranza danno vita ad un incredibile e squalificante (per la politica) balletto di dichiarazioni (aumenta l'IVA? Verrà istituita la patrimoniale? Ci sarà il contributo di solidarietà? Verranno toccate le pensioni?) che pare mosso non dalla ricerca del bene comune e della giustizia, ma da un gigantesco braccio di ferro tra contrapposti interessi elettoralistici, economici e di privilegio, una cosa appare sempre più chiara: per la specialità regionale del Friuli Venezia Giulia si apre una fase decisiva. I nemici che cingono d'assedio le Regioni speciali sono tanti. La "caccia alle streghe" contro gli "sprechi", trova nelle Regioni autonome un caprio espiatorio e tanti "interessati" sostenitori ( diverse grandi Regioni ordinarie del Nord puntano ad un livellamento di competenze e, quindi, di risorse).