lunedì 13 agosto 2012

MINORANZE LINGUISTICHE: BOCCIATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI UN ORDINE DEL GIORNO CHE CHIEDEVA IL RIPRISTINO DELLA LEGALITA' COSTITUZIONALE



CAMERA DEI DEPUTATI
7 AGOSTO 2012

MINORANZE LINGUISTICHE

-        ACCOLTI DALL’AULA DUE “INUTILI” ORDINE DEL GIORNO

http://comitat-friul.blogspot.it/2012/08/un-inutile-ordine-del-giorno.html-   

     
-      “BOCCIATO” DALL’AULA UN ORDINE DEL GIORNO CHE CHIEDEVA IL RIPRISTINO DELLA LEGALITA’ COSTITUZIONALE.

Dal sito internet del Comitato 482


Oneri aggiuntivi
e diritti calpestati


Abbiamo soltanto un problema di oneri aggiuntivi.” Con queste parole il rappresentante del Governo italiano Gianfranco Polillo, sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze, ha espresso la sua contrarietà all’ordine del giorno promosso dall’on. Federico Palomba (IdV) e sottoscritto dai deputati Carlo Monai (IdV), Caterina Pes (PD), Ivano Strizzolo (PD), Fulvio Follegot (LN), Manlio Contento (PdL), Mauro Pili (PdL), Settimo Nizzi (PdL) e Giovanni Paladini (IdV). Ordine del giorno che, vista l’opposizione del Governo, è stato bocciato con 355 no, 132 sì e 12 astenuti.
Quale il motivo del contendere? Il fatto che l’ordine del giorno, se approvato, avrebbe impegnato il Governo Monti ad intervenire affinché fosse mantenuta la regola che fissa come base di calcolo per le Istituzioni Scolastiche Autonome il numero minimo di 400 alunni in ragione della loro appartenenza ad aree in cui sono presenti minoranze linguistiche riconosciute con la legge statale 482/99. In pratica a superare quell’aberrazione storica e giuridica rappresentata dal concetto di “minoranze di lingua madre straniera introdotta dal decreto n. 95/2012 in materia di revisione della spesa pubblica che il 7 agosto, con il voto conclusivo della Camera dei Deputati, è diventato legge. Una legge che, se diamo credito alla relazione tecnica che accompagnava il decreto legge, qualificava come dialetti il friulano, il  sardo e l’occitano, in aperto contrasto con la 482/99.
Ad essere approvati sono stati invece altri due ordini del giorno sul medesimo argomento – primi firmatari l’on. Caterina Pes (PD) e Angelo Compagnon (UDC) – in cui si impegna il Governo italiano a “valutare l’opportunità, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica” di riconsiderare la propria posizione in modo da non discriminare alcune minoranze rispetto ad altre. Il che, detto in soldoni, significa che il rispetto dei diritti linguistici garantiti dalla Costituzione italiana, dalla legge statale 482/99 e dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali dipende dalla disponibilità di risorse finanziarie e dalla volontà di un Governo formato da persone che nessun cittadino italiano ha votato.
Nonostante l’intervento di alcuni parlamentari friulani e sardi – non ci interessa fare classifiche su chi ha operato di più e meglio, toccherà agli elettori farlo – il dato reale è che, a parte una vaga promessa di ripensamento da parte del Governo italiano, la legge opera una discriminazione tra le diverse minoranze che pone friulani e sardi, cioè le due maggiori comunità minorizzate, nella categoria più bassa. Un rischio che, se non si interviene subito e con decisione, potrebbe riproporsi anche con il disegno di legge di ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie visto che il testo uscito dalle Commissioni prevede per friulano, sardo ed altre lingue il grado di tutela più basso, in diversi casi inferiore perfino a quanto previsto dalla legge 482/99. Un tema, questo, che in Sardegna ha mobilitato anche il Consiglio regionale, autore di un ordine del giorno unanime che invita il Parlamento a rivedere la propria posizione, mentre in Friuli – Venezia Giulia a quanto pare tutto tace. In ogni caso, con o senza il sostegno della Regione, per i nostri parlamentari il lavoro non è affatto finito.
È probabile che per la maggioranza delle persone, impegnate a rimanere a galla in un periodo di crisi che sembra non voler finire, si tratti di argomenti di poco conto. Ci si permetta di dissentire per almeno tre ragioni, due di natura più “locale” e una di interesse generale.
1) La problematica sollevata riguarda direttamente la posizione di alcune decine di dirigenti scolastici (principalmente nelle Regioni Friuli – Venezia Giulia e Sardegna), ma indirettamente influisce sull’autonomia e sulle dimensioni degli istituti scolastici. Non è un caso che la questione abbia allarmato e non poco i sindacati, anche quelli che in altri periodi si erano dimostrati piuttosto tiepidi – ci si passi l’eufemismo – sulla presenza delle lingue minorizzate nella scuola. Come non è un caso che l’assessore regionale competente Roberto Molinaro abbia recentemente confermato l’intenzione di impugnare l’articolo di legge in questione davanti alla Corte Costituzionale: un’iniziativa che come Comitato 482 avevamo già sostenuto e che ci auguriamo venga concretizzata al più presto. La presenza della lingua friulana nelle scuole infatti non riguarda solo il rispetto dei diritti linguistici, ma anche quello della volontà popolare (la richiesta giunge da oltre 39mila famiglie, più del 70% dei genitori delle aree friulanofone) e la stessa organizzazione scolastica (scuole più vicine al territorio, numero maggiore di insegnanti, ecc.). Se è vero che la qualità dell’istruzione è un investimento per il futuro, non c’è dubbio che per il Friuli questa sia una questione davvero importante.
2) Particolari condizioni economiche, presenza di confini, area di rilevanza logistica e infrastrutturale, amministrazione responsabile: di tentativi per motivare la specialità della nostra Regione ne abbiamo sentiti davvero tanti, ma nessuno – a meno di non voler essere ipocriti – che non valga anche per alcune Regioni a Statuto ordinario. L’unica ragione di specialità rimane quindi il fatto che la maggioranza della popolazione del Friuli – Venezia Giulia parla una lingua diversa da quella statale. La difesa dell’autonomia passa dunque da lì: prima tutta la classe politica regionale se ne renderà conto e maggiori saranno le speranze di mantenere la specialità con tutto ciò che ne consegue in termini di vantaggi per i cittadini, anche quelli che non parlano friulano, sloveno o tedesco. Per giocarsi la carta della diversità linguistica è però necessario attuare politiche serie per la promozione delle lingue proprie del territorio. Non basta parlare, si deve fare: un esempio arriva da quanto ha saputo fare negli ultimi anni la Provincia di Trento in particolare per i ladini.
3) Il principio che si cela dietro il modo in cui il Governo italiano è intervenuto su questo tema è estremamente pericoloso, anche per quanti oggi non ne sono direttamente toccati. “Non c’è una contrarietà in linea di principio – ha spiegato il sottosegretario Polillo – abbiamo soltanto un problema di oneri aggiuntivi.” Con un linguaggio apparentemente neutro si afferma così un principio devastante: nessuno mette in dubbio i diritti, ma visto che per garantirli non ci sono soldi (per altre cose sì) non c’è nulla da fare… Si tratta di un problema che riguarda tutti. È infatti in atto uno scontro tra chi ritiene che tutto sia sacrificabile – a cominciare dai diritti dei più deboli – in nome del pareggio di bilancio o della riduzione dello spread, e chi ritiene che la strada per uscire dalla crisi sia un cambiamento del sistema. Oggi a rappresentare degli “oneri aggiuntivi” per la società sono alcune minoranze linguistiche, domani tocca a lavoro, scuola e salute, ma forse, come dice il cantautore friulano Lino Straulino in un suo pezzo, “il doman al è za cumò”.

Udine, 11 agosto 2012


Il portavoce del Comitato 482
Carlo Puppo
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giovedì 9 agosto 2012

UN "INUTILE" ORDINE DEL GIORNO, "INUTILMENTE" ACCOLTO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI


Atto Camera
Ordine del Giorno 9/05389/032
Martedì 7 agosto 2012,
seduta n. 678


UN “INUTILE”
ORDINE DEL GIORNO
 “INUTILMENTE”
ACCOLTO
DALLA CAMERA DEI DEPUTATI


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Atto Camera

Ordine del Giorno 9/05389/032
presentato da
COMPAGNON Angelo
testo di
Martedì 7 agosto 2012, seduta n. 678


La Camera,
premesso che:
il comma 16 dell'articolo 14 del decreto legge in esame presenta una interpretazione restrittiva della norma sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche dislocate in «aree geografiche caratterizzate da specificità linguistica» e limita la possibilità di assegnare a quelle istituzioni dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato nelle quali siano presenti «minoranze di lingua madre straniera»;
tale formulazione prefigura una preoccupante disparità tra minoranze nazionali che fanno riferimento a una «lingua tetto straniera» e minoranze linguistiche che non possono far valere tale copertura, ciò in violazione alla Legge 15 dicembre 1999, n. 482 «Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche»;
la suddetta violazione implicherebbe l'accettazione della circostanza in virtù della quale esistono lingue minoritarie «importanti» (come il tedesco, lo sloveno ed il francese) e lingue minoritarie meno importanti (come il friulano, il sardo e le varietà occitane) che tuttavia il Legislatore pone sullo stesso piano di tutela;
è in corso di ratifica la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie che rafforza il principio di riconoscimento e salvaguardia delle predette minoranza linguistiche,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, di tutelare tutte le comunità linguistiche di antico insediamento nel rispetto di quel pluralismo che ispira il dettato costituzionale.
9/5389/32. (Testo modificato nel corso della seduta) Compagnon.
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COMMENTO
DELLA REDAZIONE DEL BLOG


“il comma 16 dell'articolo 14 del decreto legge in esame presenta una interpretazione restrittiva

COMMENTO

“interpretazione restrittiva” o a rischio di “incostituzionalità” ?

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(…) una preoccupante disparità tra minoranze nazionali che fanno riferimento a una «lingua tetto straniera» e minoranze linguistiche che non possono far valere tale copertura,(…)

COMMENTO

Nel sistema giuridico italiano esistono solo “minoranze linguistiche”. Così infatti recita l’art. 6 della Costituzione italiana: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.

L’uso del termine “minoranze nazionali”, è dunque errato sul piano giuridico e da censurare.

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L'odd al "impegna il Governo a valutare l'opportunità, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, di tutelare tutte le comunità linguistiche di antico insediamento nel rispetto di quel pluralismo che ispira il dettato costituzionale.

COMMENTO

E’ un “ordine del giorno” di nessuna utilità concreta, perché non solo non vincola minimamente il Governo a operare a favore del “pluralismo che ispira il dettato costituzionale”, ma al contrario lo lascia libero di “valutare l'opportunità” di dare o meno attuazione ad obblighi costituzionali primari (art. 6 Cost. italiana), e perfino subordina i diritti delle minoranze linguistiche al “ rispetto degli equilibri di finanza pubblica”.


La Redazione del blog



mercoledì 8 agosto 2012

REGIONE E ISTITUZIONI LOCALI - PER UN NUOVO PROGETTO ISTITUZIONALE di Roberto DOMINICI



Regione e Istituzioni locali

PER UN NUOVO
PROGETTO ISTITUZIONALE

di
Roberto Dominici


Il Comitato per l’Autonomia ed il rilancio del Friuli segue con attenzione il dibattito che attiene al futuro della Regione e delle istituzioni locali, anche alla luce dei provvedimenti nazionali che giocoforza ci coinvolgono.

L’autonomia speciale va tenacemente difesa e valorizzata con azioni politiche efficaci e unitarie come nei grandi momenti del post-terremoto.

La specialità non va solo declamata di tanto in tanto, va praticata giorno dopo giorno negli spazi legislativi regionali, avendo cura di praticare politiche che incidano sulle ragioni della specialità stessa.

Sarebbe certamente utile il pronunciamento della Corte Costituzionale per definire in modo puntuale la portata della competenza regionale in materia di “ordinamento degli Enti Locali”, visto che lo stesso Governo, talvolta, detta disposizioni che ignorano, per l’appunto, le specifiche attribuzioni del Friuli Venezia Giulia.

Tale pronunciamento consentirebbe di comprendere meglio la effettiva portata di una azione legislativa regionale in materia, ad esempio, di province, che in questa Regione, per come è nata, per come è fatta e per essere composita, hanno una funzione non solo amministrativa.

Con riguardo alle Province il problema non è tanto quello di sopprimerle, o accorparle, mantenerle, o riordinarle. Bisogna fare una analisi delle funzioni svolte per vedere se ancora attuali.

Bisogna chiedersi se, in caso di soppressione dell’Ente, le funzioni vanno ai Comuni o se invece non vengono assorbite dalla Regione, dando vita ad una nuova forma di accentramento.

Sono temi che vanno affrontati senza radicalismi e con molta oggettività, con la necessaria prudenza e senza distruggere ciò che può essere ancora valido.

Il dibattito, a giudizio del Comitato, deve andare comunque molto oltre queste riflessioni per ragionare in primis sulla Regione, impostando un nuovo progetto istituzionale.

Un progetto che dovrebbe imperniarsi su una Regione “snella”, “leggera”, “non accentrata”, fortemente caratterizzata sui suoi compiti “centrali” ed “esclusivi” che attengono alla attività legislativa, all’alta programmazione, all’alto indirizzo, con l’attribuzione delle funzioni amministrative, avuto riguardo della loro natura e portata, al sistema delle autonomie locali.

Tenendo in evidenza anche il pronunciamento dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa in favore del diritto delle minoranze a disporre di autorità locali od autonome.

Una operazione questa, che tornerebbe utile anche sotto altri aspetti (contenimento della spesa ,ecc. ecc.) qualora ad essa si accompagnasse, come fermamente auspica il Comitato, un processo di profondo “ripensamento”, per semplificarli, dei complessi iter burocratici esistenti.

È alla luce di un siffatto progetto istituzionale che si deve valutare l’opportunità, l’utilità o meno di mantenere o non mantenere l’Ente Provincia, di rivederne le funzioni, di istituire o meno realtà di “aria vasta”, di dar vita ad aggregazioni di servizi specie tra enti locali minori. Sono le funzioni amministrative della regione che devono interessare.

Occorre seguire, dunque, un ragionamento nuovo che parte proprio dalla Regione e della possibilità per essa di delegare funzioni amministrative come già previsto dallo Statuto.

E’ su questo che dovrebbe misurarsi la politica con proposte che guardino al futuro dei nostri territori, senza lasciarsi trascinare, anche se ciò è comprensibile avvenga, di posizioni politiche nazionali.

Ci aiuta in questo anche una importante occasione: il 31 gennaio 2013, ricorrono i 50anni della promulgazione dello Statuto di Autonomia.

Può essere uno stimolo a pensare.


per Comitato per l'Autonomia
ed il Rilancio del Friuli

il coordinatore Roberto Dominici


Udine, 2 agosto 2012

lunedì 6 agosto 2012

LA SPECIALITA' NON E' SOLO FATTO ECONOMICO



La specialità
non è solo fatto economico

(…) Non sarà molto difficile, minare il nucleo della specialità della Sardegna e del Friuli abrogando la tutela delle loro lingue, se non entrerà in testa ai parlamentari espressi da queste due nazionalità che quello della discriminazione linguistica è solo un grimaldello.(…)
Gianfranco Pintore


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COMUNICATO STAMPA
del
COMITATO PER L’AUTONOMIA
E IL RILANCIO DEL FRIULI

La questione della tutela della lingua friulana è primaria per il mantenimento della autonomia speciale.
E’ notizia recente il numero delle pre-iscrizioni, per il prossimo anno scolastico, all’insegnamento della lingua friulana nelle scuole dei Comuni friulanofoni. Ben 39.236 gli alunni delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado hanno richiesto l’insegnamento della lingua di minoranza. Quasi novemila alunni in più, ossia più del 29%, rispetto allo scorso anno. Se poi entriamo nel merito del monitoraggio elaborato dalla Direzione dell’Ufficio Scolastico Regionale scopriamo che ben il 74% degli iscritti nella Provincia di Udine, il 55% nella Provincia di Gorizia e il 57% nella Provincia di Pordenone vogliono studiare a scuola il Friulano.
Dati positivi ed eclatanti che dovrebbero far riflettere il mondo politico regionale soprattutto in un momento in cui l’autonomia speciale della nostra regione è sotto attacco da parte del Governo Monti e delle Regioni a statuto ordinario.
Governo Monti che nel provvedimento legislativo sulla revisione della spesa pubblica, appena approvato dal Senato e in attesa dell’approvazione alla Camera, relativamente alla “Razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica" ha pesantemente penalizzato l’organizzazione scolastica dei Comuni friulanofoni considerando “aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche" solo “quelle nella quali siano presenti minoranze di lingua madre straniera
Cosa significa per il Ministero l’aberrazione linguistica, storica e giuridica “lingua madre straniera”?
Nella relazione tecnica che accompagna il decreto legge del 6 luglio si spiega testualmente <<L’interpretazione della norma si rende opportuna perché alcune Regioni estendono il significato di “specificità linguistica” anche a territori dove si parla un particolare dialetto utizzando la legge 482/1999 relativo alle norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche tra cui il friulano, l’occitano e il sardo>>.
Una locuzione (lingua madre straniera) e una sua successiva interpretazione (relazione tecnica) che violano palesemente la Costituzione italiana (art. 6), la L. 482/1999 che tutela e riconosce 12 lingue senza alcuna discriminazione, e anche tutta la normativa europea relativa alla tutela della minoranze linguistiche. L’antica distinzione tra “minoranze con Stato” e “minoranze senza Stato”, non solo non esiste nella nostra carta Costituzionale e nella legge 482/99, oltre che nelle norme europee di tutela, ma ormai è stata superata da molti anni anche sul piano dottrinale sia in Italia che a livello internazionale, incluso l’ONU.
Siamo dunque in presenza di un pesantissimo attacco palesemente incostituzionale alla tutela della lingua friulana.
Quale la reazione dei politici regionali?
Debole e insufficiente. E soprattutto non unitaria. Quasi fosse una questione di poco conto.
Invece è per la nostra Regione una questione primaria perché legata al riconoscimento della autonomia speciale della nostra regione che oggi ha come unica motivazione la presenza in Regione di consistenti minoranze linguistiche storiche riconosciute.
Una battaglia che avrebbe dovuto vedere i Parlamentari regionali fare lobby e non invece disperdersi su più fronti con il risultato di un fallimento annunciato, come poi si sta puntualmente verificando. Ben altro impatto ha invece una azione corale di protesta.
I Parlamentari regionali, e friulani in particolare, si diano dunque da fare affinchè la questione in esame venga risolta positivamente. E se in sede parlamentare non si dovesse arrivare ad un risultato positivo, si solleciti e si spinga la Giunta regionale di Renzo Tondo a ricorrere alla Corte Costituzionale. La incostituzionalità è palese,  ma serve una sentenza della Consulta per ristabilire la legalità costituzionale violata dal Governo di Mario Monti a danni dei sardi, friulani e occitani.
Ma oltre a questa grave questione c’è ne sono altre due molto importanti.
La prima questione è il taglio operato dal Governo Monti, con la finanziaria, ai fondi per la legge statale sulle minoranze linguistiche: un riduzione che nei fatti paralizza l’attuazione della L. 482/99. Una legge di tutela priva o quasi di finanziamenti, cosa può tutelare? E’ solo una legge formale svuotata nella sua applicabilità.
La seconda questione, altrettanto importante, è l’attuazione della legge regionale 29/2007. Una legge che fa moltissima fatica a decollare e che solo dopo quattro anni inizia a vedere qualche piccola attuazione. Mancano infatti ancora molti Regolamenti attuativi e anche il Regolamento relativo alla scuola, pur tra molte polemiche spesso giustificate, ha dovuto attendere ben quattro anni per vedere la luce. Ora speriamo che il prossimo anno scolastico 2012/2013, sebbene in maniera ancora parziale, sia finalmente l’anno buono per l’avvio dell’insegnamento curriculare della lingua friulana.
per Comitato per l'Autonomia
ed il Rilancio del Friuli
Roberta Michieli
Udine, 3 agosto 2012

giovedì 2 agosto 2012

TAV - TRATTA FRIULANA: IL GOVERNO FA MARCIA INDIETRO ?


Tav
tratta friulana

il Governo
fa marcia indietro ?



Il commissario Mainardi:
costi insostenibili.
Via al quadruplicamento della attuale linea



UDINE (2 agosto, ore 15.50) - Troppi 44 milioni a km per il nuovo tracciato. «Un eccesso improponibile» in un momento di difficoltà come questo. Un progetto che non è sostenibile né dal punto di vista economico né ambientale.

A dirlo è il comissario per la Tav, Bortolo Mainardi, spiegando che per l'infrastruttura proporrà al ministro Passera il quadruplicamento dell'attuale linea ferroviaria e non nuovi tracciati

Questo, almeno, fino a Cervignano, lasciando intendere che la tratta friulana del «Corridoio», per il momento non è prioritaria, anche perché si punta di più sul tracciato ferroviario nord-sud, Adriatico-Baltico, lungo la linea Pontebbana.

«La prossima settimana – spiega Mainardi – ultimerò il dossier sull'alta velocità ferroviaria tra Mestre e Portogruaro, con prosecuzione verso Ronchi dei Legionari, e lo presenterò al ministro delle infrastrutture, Corrado Passera, oltre al governatore del Veneto, Luca Zaia».

Mainardi propone il quadruplicamento dell'attuale linea ferroviaria, augurandosi che «i sindaci e le popolazioni del territorio garantiscano quel consenso che oggi non c'è».

Secondo il commissario, infatti, «basta salire su un treno di queste linee per capire che è indispensabile l'ammodernamento», «anziché investire nell'isostenibile».


Dal sito internet del Portale
dell’Arcidiocesi di Udine
LA VITA CATTOLICA – Ud


martedì 31 luglio 2012

FRIULANO E SPECIALITA' REGIONALE: BENI COMUNI DA DIFENDERE.



Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482



Friulano
e specialità regionale:

beni comuni da difendere



ERA IL 23 LUGLIO 2012…


In questo inizio di settimana si decide il destino degli emendamenti presentati dai parlamentari del Friuli – Venezia Giulia a tutela di diversi elementi di autonomia regionale messi sotto attacco dai contenuti del decreto legge di revisione della spesa pubblica emanato dal Governo Monti.

Tra di essi troviamo anche l’emendamento che cerca di cancellare l’introduzione di elementi artificiosi di discriminazione tra le diverse minoranze linguistiche trattando friulano, sardo e occitano come semplici dialetti. Un precedente estremamente pericoloso i cui effetti potrebbero estendersi anche ad altre misure di tutela e di promozione delle lingue minoritarie e che fa il paio con una sentenza emessa la scorsa settimana dalla Corte di Cassazione che, chiamata ad esprimersi sull’uso processuale di trascrizioni in sardo, tratta tale lingua alla stregua di un dialetto.

Si tratta di segnali allarmanti che non solo si pongono in aperto contrasto con quanto previsto dalla legge statale 482/99 e dalla Convenzione quadro europea per la protezione delle minoranze nazionali, ma introducono una discriminazione che non è prevista né dalla Costituzione della Repubblica italiana, né da altri testi di rango costituzionale (per esempio lo Statuto di autonomia della nostra Regione).

Questi tentativi di discriminazione di friulano e sardo si accompagnano ad un rinnovato attacco alle Regioni a Statuto speciale la cui esistenza è legata proprio all’esistenza di particolarità storiche e linguistiche.

Con la scusa della revisione della spesa pubblica, invece di attuare tagli mirati che vadano dritti al cuore degli sprechi, si colpiscono una serie di diritti presentati al pubblico come meri privilegi.

Di fronte a questa situazione è dunque necessario che almeno in Friuli – Venezia Giulia società civile, istituzioni, politici e media riescano a formare un fronte compatto in difesa dell’autonomia e delle ragioni linguistiche che ne sono alla base.

Se è vero, infatti, che è necessario eliminare una serie di sprechi e di malfunzionamenti della “macchina” pubblica anche nella nostra Regione, non è certo colpendo la sua autonomia che si risolveranno i problemi.

In tale ottica, dichiarazioni come quelle rilasciate recentemente dal consigliere regionale Franco Dal Mas (PdL) sulla lingua friulana, non mostrano solo un’estrema pochezza di contenuti, ma dimostrano un’irresponsabilità i cui effetti non colpiscono solo i friulani, ma uno dei pochi elementi ancora in grado di sostenere le ragioni della nostra autonomia.

Ci auguriamo che il resto della classe politica regionale sappia guardare oltre la punta del proprio naso.

Udine, 23 luglio 2012

Il portavoce del Comitato 482
Carlo Puppo

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COM’E’ ANDATA?
L’emendamento con cui veniva cancellato nella “spending review” l’introduzione di elementi artificiosi di discriminazione tra le diverse minoranze linguistiche trattando friulano, sardo e occitano come semplici dialetti, risulta essere stato respinto dalla Commissione Bilancio.

SPENDING REVIEW: PITTONI (LEGA), SU ISTRUZIONE INCOMPETENTI

 
(ANSA) - ROMA, 30 LUG - "Se scopo della “spending review” era di tagliare gli sprechi, c'é da chiedersi quale sia il livello di competenza di chi se ne sta occupando, visto che, per esempio, sono stati cassati emendamenti importanti per mettere sotto controllo la spesa sull'istruzione, impuntandosi, per contro, su provvedimenti praticamente ininfluenti sotto il profilo economico, come quello che crea discriminazione tra le lingue minoritarie riconosciute dallo Stato, esponendo l'Amministrazione alla più che probabile condanna della Corte costituzionale". Lo dichiara il senatore leghista Mario Pittoni. (…)

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CHE COSA FARA’ ORA
LA GIUNTA REGIONALE
DI RENZO TONDO?

NOI CI AUGURIAMO CHE PRESENTI AL PIU’ PRESTO RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE, CONTRO QUESTA ARTIFICIALE E INCOSTITUZIONALE  DISCRIMINAZIONE CHE COLPISCE LA COMUNITA'  FRIULANOFONA. 

31 luglio 2012


La Redazione del Blog