sabato 21 luglio 2012

MANDI ARNALT !



Vuê o vin pierdût un grant amì, une vuide, un om che cul so snait e cu la sô viamence al à savût batisi cun determinazion pe autonomie dal Friûl, pe sô identitât, pes sôs lenghis e pai siei dirits.



Mandi Arnalt !



Ducj i toi amîs del

Comitât pe autonomie

e rilanç dal Friûl


Udin, il 21 di Lui 2012

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venerdì 20 luglio 2012

LA TUTELA DELLE LINGUE MINORITARIE TRA PREGIUDIZI TEORICI, CONTRASTI IDEOLOGICI E BUONI MOTIVI di MARCO STOLFO



In sintesi, i diritti linguistici rientrano a pieno titolo nei diritti fondamentali dell’uomo e la loro tutela è uno dei compiti dello stato democratico contemporaneo.


 Lo sostengono «buone ragioni» di vario genere: filosofiche, culturali, giuridiche e politiche.

Marco Stolfo

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Chi lo dice ai "solerti" funzionari ministeriali che, con riferimento alle 12 minoranze linguistiche storiche riconosciute dallo Stato italiano con la legge 482/99, legge di cui violano i principi giuridici primari, hanno inventato l’incostituzionale e incredibile definizione “Lingua madre straniera” ?




La Redazione del blog


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LA TUTELA

DELLE LINGUE MINORITARIE

TRA PREGIUDIZI TEORICI,

CONTRASTI IDEOLOGICI

 E BUONI MOTIVI


MARCO STOLFO

Università di Torino
Anno 2003

Saggio di 14 pagine


Questo saggio affronta alcune delle argomentazioni che vengono utilizzate più frequentemente nel dibattito riguardante la tutela delle lingue minoritarie da parte di quanti sono contrari a qualsiasi forma di riconoscimento e di promozione istituzionale del pluralismo linguistico. In questo quadro figurano in particolare tre presunte antinomie teoriche: tra universale e differenza, tra uguaglianza e diversità e tra individuo e collettività. C’è poi un quarto argomento che viene opposto alla tutela delle lingue minoritarie e riguarda la loro utilità nella comunicazione.

L’autore contesta queste posizioni, evidenziandone l’assenza di effettivo legame con la realtà e la natura pregiudiziale e ideologica, e propone alcuni «buon motivi» a favore della promozione efficace e concreta del pluralismo linguistico. (…)

(…) L’espressione «minorizzate» applicata alle lingue, alle culture, alle religioni, alle comunità ed alle persone che si trovano in questa situazione esprime in modo più chiaro il senso e le ragioni di ogni realtà minoritaria, che è tale non oggettivamente, ma per effetto dell’azione ostile o dell’inazione della maggioranza.

Lo stato nazionale, che fa proprie le peculiarità linguistiche e culturali della maggioranza dei suoi cittadini e le impone con tutti gli strumenti di cui dispone anche a quanti entro i suoi confini hanno caratteristiche diverse, allo scopo di giustificare la sua esistenza e perpetuare il proprio potere, è in quanto tale il principale «creatore di minoranze».

Pertanto, eguaglianza è «qualcosa» di ben diverso da omogeneità.

Limitarsi ad un’interpretazione formale di un principio fondamentale di questa portata
— l’eguaglianza, appunto — significa travisarlo e fare un cattivo servizio alla causa della democrazia, alla quale a parole si fa riferimento.

Eguaglianza sostanziale e garanzie istituzionali precise alla libertà di lingua, come si è visto, sono rispettivamente l’obiettivo e gli strumenti, in questo ambito, di uno stato democratico veramente tale.

Analogamente, ritenere che la libertà di lingua può essere garantita senza l’intervento attivo delle istituzioni, il quale essenzialmente consiste nel riconoscimento e nell’uso ufficiale (istruzione, pubblica amministrazione, media) delle lingue tradizionalmente usate in un determinato territorio, significa riferirsi ad un’interpretazione formale e quindi distorta del principio di libertà.

Si ritiene — a torto, considerando le riflessioni fatte a questo proposito — che l’azione delle istituzioni a favore delle minoranze — cioè in ultima analisi a favore dei bisogni e dei diritti degli individui che fanno parte delle comunità minorizzate — sono lesive dei diritti dei singoli cittadini ed in particolare di quanti, tra questi, appartengono alla maggioranza.

Se proprio deve esserci incompatibilità tra collettività e individuo, essa si verifica, in assenza di regole e azioni di tutela delle minoranze, a danno del singolo individuo che usa una lingua minorizzata, vi si riconosce ed è pertanto a sua volta minorizzato: egli subisce in questo modo le limitazioni alla propria individualità messe in atto dalla collettività organizzata sulla base dei valori linguistici e culturali maggioritari.

Risulta evidente, a questo punto, come il riconoscimento del pluralismo linguistico sia un aspetto non secondario di una democrazia vera, reale e sostanziale, nella quale c’è spazio per l’affermazione positiva del diritto alla lingua, che si articola in una pluralità di complementari esigenze in generale definita collettivamente «diritti linguistici»

Si capisce altresì come mai in Europa questi principi siano affermati e spesso anche applicati a livello internazionale, statale e regionale.

Aspirare ad usare la propria lingua in ogni ambito ed in ogni forma di comunicazione, nei rapporti con le istituzioni, nei servizi, nei media e nelle scuole, nonché in relazione con il proprio territorio (utilizzando la toponomastica originaria), significa, per ogni individuo, voler vedere affermati fondamentali bisogni: di essere se stesso, di volere essere se stesso, di riconoscersi in un determinato gruppo, di esprimere in questo modo e a questo riguardo la propria opinione, di poter usufruire di tutta una serie di servizi in modo equo e quindi di non subire discriminazioni (palesi o occulte, sono tali comunque) sulla base delle proprie specificità linguistiche e culturali.

In sintesi, i diritti linguistici rientrano a pieno titolo nei diritti fondamentali dell’uomo e la loro tutela è uno dei compiti dello stato democratico contemporaneo. Lo sostengono «buone ragioni» di vario genere: filosofiche, culturali, giuridiche e politiche.

Dr. Marco Stolfo
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venerdì 13 luglio 2012

MONTI - Revision de spese: tachìn a sparagnâ dai funzionaris ministeriâi !






Allibiti,  davanti a tanta e non accettabile aberrazione linguistica, storica e giuridica,  ci auguriamo che l’Amministrazione regionale del Friuli – Venezia Giulia intervenga al più presto con un ricorso alla Corte Costituzionale.

La Redazione del Blog


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Dal sît del Comitât 482





Revision de spese:

tachìn a sparagnâ

dai funzionaris ministeriâi !


12/07/12
Il decret leç su la revision de spese dal guvier Monti, dât fûr ai 6 di Lui, al modifiche ancje la leç su la organizazion scolastiche dal 2011 e al va a creâ une diference artificiose dentri des minorancis linguistichis, introdusint il concet di “minorancis di lenghe mari foreste. Un pâr di zornadis prime il Comitât dai ministris dal Consei de Europe al veve dât fûr une risoluzion su cemût che il stât talian al met in vore i contignûts de Convenzion cuadri pe protezion des minorancis nazionâls. Dificil viodi dôs filosofiis plui diferentis. Tal spazi dai coments o cjatais il comunicât dât fûr in proposit dal Comitât 482.

Publicât di Comitât 482



LEI DUT IL

COMUNICÂT STAMPE

DEL COMITÂT 482


Lingua friulana:


l’Europa

chiede più garanzie,


l’Italia le toglie



A distanza di un paio di giorni l’uno dall’altro abbiamo potuto osservare due provvedimenti che affrontano il tema delle lingue minoritarie in maniera completamente differente. Stiamo parlando della risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa relativa all’applicazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali da parte dello Stato italiano – la CM/ResCMN(2012)10 del 4 luglio – e del decreto legge n. 95/2012 in materia di “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” emanato dal Governo italiano il 6 luglio.

Il primo documento segnala i progressi e i punti critici rilevati all’interno dello Stato italiano nell’applicazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali che riguarda le dodici comunità linguistiche riconosciute con la legge statale 482/99 – friulani inclusi – unitamente a rom e sinti.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa segnala con preoccupazione che, tra le altre cose, rimane limitata la partecipazione delle persone appartenenti alle minoranze ai processi decisionali tanto su scala locale che statale[1], “gli sforzi per sviluppare e rafforzare l’insegnamento delle/nelle lingua minoritarie sono ostacolati dalla riduzione delle risorse e da investimenti insufficienti da parte delle autorità[2] e che “i sostanziosi tagli operati e i ritardi nel trasferimento dei fondi hanno causato problemi e ritardi nel rafforzamento delle garanzie legali relative all’uso pubblico delle lingue minoritarie, all’insegnamento di/in tali lingue, ai mezzi di comunicazione in lingua minoritaria e allo sviluppo culturale delle comunità di minoranza[3] e chiede dunque che “il sistema di finanziamento e le procedure per la distribuzione delle risorse stanziate venga rafforzato e reso più stabile[4].

Quale la risposta del Governo italiano guidato da Mario Monti? Non pago del taglio operato con la finanziaria ai fondi per la legge sulle minoranze linguistiche – il peggiore mai visto mai visto da quando è stata approvata la legge statale 482/99 – il Consiglio dei Ministri ha approfittato del decreto legge sulla revisione della spesa pubblica per introdurre un’interpretazione restrittiva dell’articolo 19, comma 5, del decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011 riferito alla “Razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica”. In pratica, facendo riferimento alle tipologie di incarico che i dirigenti scolastici devono avere nelle “aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche” il Governo Monti ha ridotto queste aree a quelle nelle quali siano presenti minoranze di lingua madre straniera.

Considerata l’aberrazione linguistica, storica a giuridica di una definizione del genere, come si può capire quali delle dodici lingue riconosciute ufficialmente dalla Repubblica italiana vanno considerate “straniere” e quali no? Ci viene in “soccorso” la Relazione Tecnica che accompagna il decreto legge del 6 luglio che spiega, testuali parole, come: “L’interpretazione  della  norma  si  rende  opportuna  perché  alcune  Regioni  estendono  il  significato  di  “specificità  linguistica”   anche  a  territori  dove  si  parla  un  particolare dialetto  utilizzando  la  legge  482/1999  relativo  alle  norma  di  tutela  delle  minoranze linguistiche  storiche  tra  cui  il  friulano,  l’occitano  e  il  sardo.

In pratica, con quattro righe, solerti funzionari ministeriali non solo scelgono, per altro citandola, di ignorare i contenuti di una legge dello Stato italiano (che attua uno dei principi fondamentali della Carta costituzionale repubblicana), ma sia arrogano il diritto di decidere quali siano lingue vere e quali semplici “dialetti” in spregio a quanto sostenuto da illustri linguisti, dalla legislazione repubblicana e dalle autorità europee.

Se è vero che il provvedimento del Governo Monti, in pratica, riguarda solamente la posizione di una quarantina di dirigenti scolastici nelle Regioni Friuli – Venezia Giulia, Sardegna e Piemonte, è altrettanto vero che rappresenta un precedente pericoloso e inaccettabile tanto nella forma, quanto nella sostanza. Ed è per questo che, se il Governo italiano non dovesse cancellare autonomamente tale abominio, ci auguriamo che l’Amministrazione regionale del Friuli – Venezia Giulia intervenga con un ricorso alla Corte Costituzionale.

Nel frattempo, in tempi di crisi in cui si rendono necessarie pesanti revisioni della spesa pubblica, ci permettiamo di suggerire al Governo Monti di partire dal taglio delle inefficienze ad esso più vicine. Detto in altre parole: se qualcuno deve andare a casa, se ne vadano i responsabili di un atto di così profonda ignoranza giuridica, storica e culturale! In fondo lo stesso Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nella sua risoluzione lamenta il fatto che “i materiali e i percorsi educativi, specialmente quelli per la maggioranza della popolazione, contengono ancora informazioni limitate su lingue, storie e culture delle minoranze linguistiche[5]: un modo elegante per ricordare che gli italiani sanno poco o nulla della pluralità linguistica e nazionale che la Repubblica comprende al proprio interno. Atti come questo ne sono la dimostrazione più evidente.

Funzionari ministeriali e governo dei “tecnici” ci hanno già spiegato quale pensano sia il posto dei friulani: evidentemente – come i protagonisti di un libro di Orwell – ritengono che tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. I friulani pensano che vada bene così? Noi non lo crediamo. È anche per questo che, come Comitato 482, rivendichiamo la strada dell’autogoverno. Portare i centri decisionali vicino ai cittadini non è solo un atto di democrazia, ma permette di affrontare meglio i problemi del territorio e aiuta a evitare sprechi.

Udine, 12 luglio 2012


Il portavoce del Comitato 482
Carlo Puppo





[1]              “Participation by persons belonging to minorities in decision making at local and national level, including in parliament, remains limited.”
[2]              “[…] efforts to develop and strengthen teaching of and/or in minority languages have been affected by the shortage of resources and by an insufficient investment by the authorities.”
[3]              “[…] substantial financial cuts and delayed transfers of funds […] have resulted in problems and delays in the implementation of legal guarantees relating to the public use of minority languages, teaching of and/or in these languages, minority language broadcasts and cultural development of the minority communities.”
[4]              “The system of financing and the procedure for allocating budgetary appropriations should be improved and should be more stable.”
[5]              Teaching materials and curricula, especially for the majority population, still contain limited information on the languages, history and culture of linguistic minorities.

mercoledì 11 luglio 2012

DEGASSIFICATORI, ELETTRODOTTI, CENTRALE DI SOMPLAGO: BASTA RICATTI OCCUPAZIONALI !



Degassificatori,

 elettrodotti,

la centrale a pompaggio
sul lago di Cavazzo



BASTA RICATTI

OCCUPAZIONALI !


·        Terna spa ha accentuato la sua morsa coloniale sul Friuli;
·       il presidente Tondo ha dichiarato “vogliamo fare il rigassificatore a terra e realizzare due elettrodotti, verso Somplago e verso il Friuli centrale, anche a costo di giocarci una parte del consenso”;
·        l’ABS ha calato un pesante ricatto occupazionale minacciando di andarsene in Serbia;
·         il triestino segretario regionale della CGIL, Belci, ha fatto da battistrada per far complicemente passare il ricatto di ABS, dimenticando di lavorare al Sindacato e non in Confindustria e che la linea filopadronale sua, dei Moretton e dei Sonego ha portato alla sconfitta la sua parte politica nelle regionali; (…)

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO



Comunicato stampa


       Recentemente si è assistito ad una intensificazione di prese di posizione sulle infrastrutture energetiche nella nostra regione

 Infatti:
·          Terna spa ha accentuato la sua morsa coloniale sul Friuli;
·          il presidente Tondo ha dichiarato “vogliamo fare il rigassificatore a terra e realizzare due elettrodotti, verso Somplago e verso il Friuli centrale, anche a costo di giocarci una parte del consenso”;
·          l’ABS ha calato un pesante ricatto occupazionale minacciando di andarsene in Serbia;
·          il triestino segretario regionale della CGIL, Belci, ha fatto da battistrada per far complicemente passare il ricatto di ABS, dimenticando di lavorare al Sindacato e non in Confindustria e che la linea filopadronale sua, dei Moretton e dei Sonego ha portato alla sconfitta la sua parte politica nelle regionali;
·         mentre il neosegretario della Lega Piasente chiede l’interramento dell’elettrodotto Redipuglia-Udine, l’assessore regionale Seganti, leghista triestina, sostiene invece il progetto aereo e promette soldi  pubblici ad ABS;
·          persino il riservato ing. Benedetti, presidente della Danieli spa, incassata la variante aerea dell’elettrodotto Redipuglia-Udine, in una dichiarazione a Il Sole 24 Ore apre il caso delle linee elettriche che dall’Austria servono il Nord del Friuli. Il pensiero corre naturalmente al megaelettrodotto privato Wurmlach-Somplago attraverso la Carnia avversato da Comuni e popolazione.  Popolazione già esacerbata da una politica predatoria sempre più aggressiva, sorda e ottusa, che sta portando alla chiusura di servizi essenziali e del tribunale di Tolmezzo, che rende la situazione ogni giorno più esplosiva.

Ebbene, a tutti questi signori, smemorati, è il caso di ricordare alcuni fatti.


L’approvigionamento elettrico del Nord del Friuli.
Dovrebbero sapere che poco distanti dalla zona industriale di Osoppo, oltre a una miriade di piccole centrali idroelettriche, sono in funzione quelle grandi di Ampezzo e di Somplago, costruite dalla SADE negli anni ’50 succhiando indiscriminatamente tutte le acque della Carnia centro-occidentale, lasciando desertificati 80 km.di alvei, mentre la corrente elettrica prodotta è portata lontano da noi. Acque nostre, kilowatt e soldi loro!

La privatizzazione delle centrali.
Dov’erano i nostri industriali, i sindacalisti alla Belci, i nostri banchieri, la nostra Regione, i nostri rappresentanti istituzionali quando lo Stato pose in vendita queste due centrali e non solo queste? Assenti! Privi di una visione strategica! Avrebbero potuto e dovuto comprarle ed invece  hanno lasciato che  finissero, attraverso Edipower spa, nelle mani di potentati foresti i quali ora si comportano da colonialisti sul nostro territorio, grazie alla complicità delle stesse Istituzioni. Se le avessero comprate allora, oggi non avrebbero bisogno, ammesso che di bisogno si tratti e non di speculazione, di giganteschi elettrodotti scaricandone i costi sociali, ambientali e sanitari sulla popolazione e sul territorio, con la pretesa di realizzarli aerei per risparmiare sui loro costi anziché interrati, come già si fa nei paesi civili e richiesto dai Comuni, dalle popolazioni e non solo dagli ambientalisti.

L’esempio del Trentino Alto Adige.
Tutti questi signori della nostra Regione Autonoma a Statuto Speciale non hanno avuto neppure il buon senso di copiare quello che nel settore energetico è stato realizzato dalle Province, pure Autonome, di Trento e di Bolzano, le quali  sono titolari di società elettriche, Dolomiti Energia e Sel ripettivamente, i cui azionisti sono prevalentemente enti pubblici nella prima e soltanto pubblici nella seconda.    
   Esse possono garantire in tal modo una politica energetica autonoma a vantaggio di tutti gli utenti. Hanno così attuato il principio “padroni a casa nostra”, dimenticato dai leghisti nostrani alla Fontanini,  proni agli interessi della padana multiservizi A2A proprietaria della centrale di Monfalcone e, attraverso Edipower, della gran parte dell’idroelettrico nella nostra regione. Principio dimenticato anche dagli esponenti del centrosinistra, anche anch’essi pronti ad allinearsi agli interessi della “amica” multiservizi torinese-genovese-emiliana IREN.

Cui prodest?
Tutti questi signori hanno la pretesa di realizzare degassificatori, elettrodotti, la centrale a pompaggio sul lago di Cavazzo, disseminano di centraline gli ultimi rii rimasti desertificandoli, tutto in assenza di un piano energetico regionale. Vien da pensare al pericolo che si correrà di restare fulminati da una scossa alzando un dito in aria se si dovessero realizzare tutte queste infrastrutture energetiche!

      Inoltre, vogliono realizzare tutto questo nonostante, secondo dati Terna, nel 2010 l’energia qui prodotta superi la richiesta, le centrali termoelettriche di Toviscosa e di Monfalcone funzionino di gran lunga al di sotto del loro potenziale, mentre il pompaggio sul lago di Cavazzo, di cui provocherà la morte, assorbendo dalla rete più energia di quanta ne produca, serve ai padroni foresti di Edipower, con la complicità dei “sorestanz” locali, a produrre non più energia bensì più soldi grazie trucchetto delle sovvenzioni pubbliche pagate in bolletta dagli utenti. Un’assurdità dal momento che nella centrale di Somplago è possibile produrre più energia senza il pompaggio.

     La privatizzazione del settore elettrico ne ha fatto un’ampia prateria per il business speculativo in cui a guadagnare sono i produttori e a perderci le utenze civili.

Gli industriali ricattano i lavoratori minacciando di delocalizzare sapendo che mamma Regione, indipendentemente dal suo colore politico, ben intende ciò che essi in realtà vogliono: più che la corrente elettrica, il solito flusso di soldi pubblici, che hanno sempre ricevuti e… tanti.  Soldi che, a sentir loro, si devono ricavare tagliando sempre più profondamente nella carne viva della gente.

     Non sarebbe ora che tali finanziamenti pubblici, qualora giustificati da vere analisi costi-benefici, fossero erogati alla ferma condizione della loro restituzione in caso di delocalizzazione della produzione?

Altro che ricatti!

Altro che Belci!

     10 luglio 2012


Comitato per  la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento. Tolmezzo

Comitato “Per altre Strade”. Val Tagliamento

Comitato per la difesa e lo sviluppo del lago. Val del Lago

Comitato Acqualibera. Paluzza – Val del But

     Legambiente. Circolo della Carnia-Canal del Ferro-Valcanale

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I COLORI E IL GRASSETTO SONO
DELLA REDAZIONE DEL BLOG


lunedì 9 luglio 2012

ELETTRODOTTO TERNA "TRATTO REDIPUGLIA - UDINE OVEST", IL SINDACATO UIL/METALMECCANICI PROVINCIA DI UDINE - CONTESTA LA CGIL REGIONALE E FRANCO BELCI



ELETTRODOTTO TERNA
tratto Redipuglia - Udine Ovest
IL SINDACATO UILM
Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici
PROVINCIALE DI UDINE

Via A. Chinotto 3 - 33100 Udine

CONTESTA
LA CGIL REGIONALE
E FRANCO BELCI
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RICEVIAMO VIA E-MAIL
DALLA SEGRETERIA PROVINCIALE

DI UDINE
UILM
Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici

IL COMUNICATO SINDACALE
 "UIL Udine"
 alle maestranze ABS
 per elettrodotto
Redipuglia - Udine Ovest
e di seguito pubblichiamo

La Redazione del Blog
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COMUNICATO

PORTARE A SPASSO
BUGIE DI COMODO
NON AIUTA PROPRIO NESSUNO

II 27 giugno abbiamo partecipato, assieme a 3 rappresentanti delle RSU ed ai Segretari CGIL CISL UIL regionali e provinciali di Udine, ad un incontro cui erano presenti il Presidente della Regione Tondo, gli assessori regionali Ciriani, Brandi e Seganti, nonché l'amministratore delegato ed alcuni dirigenti dell'ABS.
Aprendo la discussione, il Segretario regionale della CGIL Franco Belci ha affermato di parlare a nome di CGIL CISL UIL, ma è parso subito evidente che si trattava di una vera e propria forzatura.
Troppo imbarazzanti e liquidatori apparivano i suoi giudizi su argomenti posti alla rinfusa (elettrodotto, ambiente, ruolo dei tenitori, scelte energetiche, occupazione, ABS, investimenti, delocalizzazioni), incomprensibili alcune trovate estemporanee (ricorso ad una authority esterna per dirimere eventuali contrasti) pasticciata infine l'intenzione di riassumere in un protocollo tutto questo carosello turbinoso.
L'intervento della UIL e della CISL di Udine, hanno preteso ed ottenuto da Belci una correzione ritenuta del tutto necessaria: che parlasse solo a nome della sua organizzazione, evitando anche solo tacitamente di coinvolgere altri nelle sue frettolose sintesi.
Sintesi che lo stesso Belci qualche giorno dopo, ha confermato in sede di conferenza stampa e che così pensiamo si possano rappresentare:
"Per la CGIL è l'ora delle scelte responsabili. Forse serviva maggiore democrazia e  partecipazione, ma il tempo massimo è scaduto e bisogna decidere in fretta. Si facciano da parte gli ambientalisti interni ed esterni al sindacato, si dia il via libera a Terna per l'elettrodotto, eventuali disagi, per quanto possibile, trovino risposta nel progetto esecutivo, si ottengano da ABS garanzie di investimenti in loco e di mantenimento e sviluppo dell 'occupazione ".

Un cerchio perfetto, un tocco miracoloso che riesce solo alla CGIL, dotata del potere assoluto di dominare gli elementi e di ricomporli a suo piacimento.
Un delirio di onnipotenza non isolato (l'ex assessore illyano Sonego ha raggiunto vette simili qualche giorno prima di Belci) ma certamente in grado di complicare le cose e di confonderle.
Collocare l'ABS al centro della scena, con tanti riflettori puntati per nascondere una sceneggiatura piena di lacune, resta a nostro avviso un errore che si doveva evitare.
Un impianto siderurgico ha necessità di contare su quantità di energia legate ai fabbisogni, su sicurezza di flusso, su affidabilità degli impianti. Nessuno potrà mai accusare l'ABS di pretendere certezza su questi elementi di base oggettivi, connaturati alla sua essenza produttiva.
L'azienda viene invece sovraesposta, caricata di significati impropri, costretta a dare spiegazioni che non le competono, quando indissolubilmente correlata ad un progetto (l'elettrodotto TERNA per il tratto Redipuglia - Udine Ovest) condotto malissimo, privato di ogni alternativa, e disseminato di piccole e grandi bugie.
La CGIL non se ne cura, fulminata come San Paolo sulla via di Damasco (solo qualche giorno prima, nell'incontro con i sindaci il segretario provinciale Forabosco aveva denunciato carenza di informazioni e di coinvolgimento su una questione così delicata).
Parliamo di una catena di oltre 100 piloni alti 60 metri che attraverseranno la pianura friulana  in una fascia tra le più verdi e fertili.

Alcune delle questioni taciute:
        II problema centrale consiste nei prezzi che l'Italia fa pagare per l'energia tanto all'industria che ai civili. Prezzi che la costruzione di nuovi elettrodotti non garantisce affatto possano diminuire. Non esiste un attendibile piano nazionale né un piano regionale, così come non esiste una scelta di priorità verso l'economia del manifatturiero, scavalcata da discussioni marziane sul comparto unico, sulla riforma del pubblico impiego e sulla sanità.
        Non è vero che in Friuli manca energia. Un terzo di quella che transita (1 miliardo di Kw/ora nel 2010) non viene utilizzata in loco, ma esportata. Il recente impianto di Torviscosa è notoriamente sottoutilizzato, dato che costa di meno produrre nella centrale a carbone di Monfalcone
        Non è vero che i consumi di energia sono raddoppiati ( da tempo - Fonti Terna - il massimo picco di consumo nazionale si aggira sui 50-51.00 Megawatt)
        Quello di Redipuglia - Udine Ovest è solo uno dei progetti di elettrodotto che si stanno movendo (ad esempio uno prevede di passare dalla Slovenia per le Valli del Natisene sino a Udine).
        Slovenia significa centrale nucleare di Krsko. Il Presidente Tondo si è vantato nella riunione del 27 giugno, di essere un nuclearista convinto e di avere preso contatti con il paese vicino, per fare "business energetico" : se l'Italia garantisce domanda, si può dare il via ad un secondo reattore nucleare. Ma in Italia non ci sono stati ben due referendum popolari così chiari da evitare pericolose furbizie a due passi da casa nostra ?
        Quando si parla di energia, per scelta dell'intera Europa, occorre tenere presente il crescente ed importante capitolo delle rinnovabili (vedi il ruolo della "locomotiva" Germania), per le quali, non a caso, si stanno studiando le pile di accumulo.
Ci siamo limitati solo ad accennare ad alcune questioni che l'intervento di Belci non aveva inteso proporre (forse non a caso) e che invece riteniamo importantissime, proprio per dare concretezza e continuità alle scelte da compiere in difesa dell'ambiente, dell'economia e dell'occupazione.
Qualche passionario della FIOM in questi giorni si prodiga in ABS non tanto per provare a colmare le lacune del ragionamento calatogli dall'alto (rispetto ad un passato anche recente, leggiamo in questo un pesante indebolimento dell'autonomia territoriale, balbettata e poco difesa), quanto per accusare noi di non difendere i posti di lavoro ali'ABS.
Un evidente fenomeno di nanismo sindacale, al quale contrapporre ragioni, fermezza e lealtà, crediamo possa bastare per confermare che stiamo facendo il nostro lavoro.

La Segreteria Provinciale UILM Udine
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Colori e grassetti  del documento,

sono della redazione del Blog