lunedì 18 dicembre 2017

LA SANITA' REGIONALE TRA AUTOREFERENZIALITA' POLITICA E LA REALTA' VISSUTA DAI CITTADINI.

 
 
REGIONE FRIULI-VG

La sanità regionale

tra autoreferenzialità politica

e la realtà vissuta dai cittadini

............................


Dal sito
 
www.nonsolocarnia.info

7 dicembre 2017
 

"La redazione del Blog ringrazia Laura Matelda Puppini  per averle  concesso  la  pubblicazione dell'articolo  a  sua  firma  già pubblicato sul sito “nonsolocarnia” e contenente l'interessantissimo  contributo  a  firma del  dott. Walter Zalukar, già primario per molti anni del Pronto Soccorso dell’ospedale di Cattinara a Trieste, con cui ci complimentiamo per la sua precisa e puntuale analisi sulla riforma sanitaria "imposta" dalla Giunta regionale Serracchiani.
 

Walter Zalukar

Ripensare la sanità regionale


 
http://www.nonsolocarnia.info/walter-zalukar-ripensare-la-sanita-regionale/

 
        
Vorrei introdurre queste righe di critica alla riforma della sanità e di proposta del dott. Walter Zalukar, primario per molti anni del Pronto Soccorso dell’ospedale di Cattinara a Trieste, riportando alcuni dati da un articolo di Gian Carlo Blangiardo intitolato: “Analisi. Picco di decessi nel 2017, sfida per il welfare e la società”, in: Avvenire 7 dicembre 2017. Ivi infatti si può leggere:
 
« Dalle statistiche dei morti nei primi sette mesi del 2017 (secondo quanto già disponibile da fonte Istat) prende corpo la convinzione che l’anno che sta per concludersi ci chiederà ragione del non aver sufficientemente affrontato quei segnali di debolezza, già evidenti due anni fa, relativi a un sistema sanitario che tende sempre più a far pagare il prezzo della sfida sulla sostenibilità dei costi soprattutto a chi è più fragile, economicamente e sul fronte delle reti sociali e familiari».

     
Walter Zalukar. Ripensare la sanità regionale.
 
L’ospedale di Gemona del Friuli chiude. Quale prospettiva?
 
Così inizia il dott. Walter Zalukar, il suo intervento, all’incontro tenutosi all’hotel Carnia il 1 dicembre 2017, intitolato: “Ricostruire la sanità in Alto Friuli. Criticità e proposte”, riferendosi all’ospedale di Gemona del Friuli. 
 
«L’ospedale chiude. Quindi il territorio, teoricamente, doveva andare verso felici destini progressivi, con un centro di assistenza primaria ogni 20- 30 mila abitanti, ma senza nessuna indicazione organizzativa, senza nessuna stima dei costi, con dati inesatti. Pertanto ben presto questa indicazione normativa si rivelava essere solo un annuncio: dei contenuti praticamente nulla. Per esempio a Trieste, dopo aver inaugurato dei cap che sono rimasti vuoti, hanno cercato di convincere i medici ad andarci almeno un giorno alla settimana, ma come avrebbero potuto fare? Il medico che stava nel rione ‘x’ avrebbe dovuto andare quel giorno in quel cap, ed i suoi pazienti tutti con l’autobus a rimorchio. Pertanto il tutto si configurava solo come un flusso di malati e medici per fare esattamente la stessa cosa che prima facevano in ambulatorio».
 
Fra pronto soccorso e punti di primo intervento: un pasticcio all’italiana che pesa sui cittadini.
 
«Ed andiamo ad una delle cose più tragiche: Il piano di emergenza. Ci avevano detto che avevano delle formule matematiche per calcolare il numero dei mezzi di soccorso ottimali. Siamo andati a cercare in letteratura: mai visto una formula del genere. Inoltre risulta che nel Friuli Venezia Giulia noi abbiamo, per 1.200.000 abitanti e 7.000 kmq., 6 automediche e forse neppure 6, perché a Tolmezzo non l’hanno data e quindi di fatto 5; nelle Marche, territorio un po’ più grande, hanno ben 31 automediche, cioè ne hanno una ogni 300 kmq e non ogni 1300, 1 ogni 250 abitanti e non ogni 205.000 abitanti. Per quanto riguarda la tipologia degli equipaggi dei mezzi di soccorso, ci hanno detto che tutti gli equipaggi saranno professionali. Ma non è vero nulla. Abbiamo metà delle ambulanze con personale volontario non dipendente. E qual è il risultato di questo depotenziamento, lasciando perdere per ora la centrale unica di Palmanova? Utilizzo per dimostrarlo i dati Sores, cioè della Centrale operativa della Regione. L’11% degli interventi in area urbana arriva in meno di 8 minuti che è il tempo di legge, il tempo normativo. Vuol dire che per codici rossi e gialli l’85% del soccorso arriva in ritardo. Questo non era mai successo in questa regione. Nell’extraurbano abbiamo solo il 36% che arriva in ritardo. Ma il 36% vuol dire che 3 persone su 10 sono in strada ad aspettare oltre magari i 20 minuti prima che giunga un’ambulanza. E non parlo dell’elicottero, perché staremmo qui fin oltre la mezzanotte.
I punti di primo intervento, cioè quello che è diventato o che dovrebbe diventare il pronto soccorso di Gemona, vogliono dire, in sintesi, un medico ed un infermiere in servizio, e basta. Il problema è che se avessero avuto un minimo di scrupolo, almeno avrebbero messo un numero sufficiente di ambulanze ed automezzi. Nulla. E per dire che il Pronto Soccorso di Gemona non serviva ci si è basati su dati falsati».
 
E mancano anche dati recenti e rete oncologica. Inoltre per ripartire si deve ripensare l’assetto istituzionale delle aziende sanitarie.
 
«Non c’è rete regionale oncologica, e così la gente deve andare in giro a fare chemioterapie, e, per quanto riguarda il monitoraggio dei tempi di attesa nelle strutture sanitarie, vediamo che gli ultimi dati per un intervento chirurgico, risalgono al 31 marzo 2015, il che significa o che non sanno immettere i dati o che si vergognano a darli.
 
Ora noi abbiamo avuto quattro anni veramente bui, e adesso si impone la ricostruzione e la rinascita del ssr. Non sarà facile, ci vorranno anni, … come per Dresda che fu distrutta in poche ore e per ricostruirla ci vollero anni, ed erano tedeschi … Quindi bisognerà lavorare su due settori: ridisegnare gli assetti istituzionali, cioè le aziende, perché come diceva prima qualcuno non è possibile che una azienda vada da Gorizia a Latisana, e si sviluppi come un serpente largo 20 chilometri e largo 150, come non è possibile che ci sia una azienda che abbia una conformazione come la vostra che va da Tolmezzo, o meglio da Sappada a Codroipo. Non è logico, non sono territori omogenei».
 
Limiti di assetto aziendale, e la riproposizione delle aree vaste, come elemento di territorialità.
 
«L’assetto istituzionale, cioè la geografia delle aziende, è stato preparato senza neppure una simulazione dei possibili impatti. E infatti le modalità di lavoro sono eterogenee. Per esempio nella Bassa, quelli di Latisana e Palmanova lavorano comunque diversamente dagli altri, e le aziende non sono ancora veramente unificate. Si dice che solo un terzo del processo è andato avanti, e ci vorranno ancora 5 o 6 anni, e converrebbe ritornare indubbiamente indietro. Inoltre vi è difficoltà a collegare ospedali spoke tra di loro, perché i flussi di mobilità dei pazienti e delle persone non si comandano con un tratto di penna.
E soprattutto il collegamento di questi ormai monconi di ospedali ha ridotto l’efficacia dei reparti di base, perché non si può pensare che ad un reparto venga un giorno diretto ed un giorno non diretto, cioè funzioni a giorni alterni a seconda degli spostamenti del primario. O i primari non servono ed allora si aboliscono, o se servono stanno lì ogni giorno.
Gli attuali assetti istituzionali non fanno riferimento ai bacini di utenza consolidati nella storia. E quella che dava un quadro accettabile era la cosiddetta area vasta che, se vi ricordate, coincideva con le province: la provincia di Udine, quella di Pordenone, quella di Trieste e Gorizia e Monfalcone insieme.
Quindi il modello di area vasta consente di progettare l’organizzazione dell’assistenza in ospedale corredandola al suo bacino di utenza. E consente di progettare l’assistenza dell’utenza in ospedale collegandola al suo bacino di utenza. E questo secondo me dovrebbe essere il messaggio da dare nel futuro. Ma prima di dire questo, per mesi ho consultato ex funzionari anche di alto livello della sanità regionale, operativi pure quando la sanità regionale funzionava; ho consultato colleghi, e sono tutti dell’idea che l’area vasta era un progetto intelligente.
 
Ed anche nel contesto di area vasta esistono gli ospedali Hub e spoke, esiste un ospedale principale ove gli ospedali di base possono inviare i casi più complicati: Udine, Trieste, Pordenone, dove si concentra la maggiore complessità di intervento, e quindi si trovano i reparti di neurochirurgia, e di chirurgia vascolare, ecc. ecc… Ma non si possono chiudere gli ospedali di base, non si possono chiudere i reparti di medicina, perché è ridicolo intasare un ospedale hub con pazienti di medicina provenienti dal territorio ove i reparti sono stati smantellati». 
 
Anche sul territorio l’assistenza deve essere rivista e deve essere riportata al distretto.
 
«Anche sul territorio l’assistenza deve essere rivista. Dobbiamo superare i cap, che sono solo degli sportelli che ripetono quello che dovrebbe fare il distretto, e giungere ad una gestione dei malati che avvenga per processi e non per competenze. Perché ora si opera per competenze. Per un problema si telefona ad uno, per un altro ad un altro… e Telesca è giunta fino a dire che se uno sta male deve prima autodiagnosticarsi se è codice bianco o se è codice giallo o rosso, e poi telefonare ad uno od all’altro … Siamo arrivati a questo, alla follia pura. Quello che invece bisogna dare ai pazienti è un progetto, e per questo parlo di gestione per processi che permetta la continuità di cura e la massima vicinanza delle cure ai luoghi di vita delle persone. Cioè il paziente deve essere curato a casa, non può andare a girare per gli sportelli. Questo è il discorso fondamentale. E quindi bisogna pensare ad un vero progetto di distrettualizzazione, perché deve essere il distretto quello che cura, ma non un distretto pieno di sportelli, perché ci sono i telefoni, perché c’è il sistema informatico, che non so se funzioni dappertutto, perché ci sono i telefoni, ed almeno quelli urbani, funzionano.
In questo ambito e contesto vanno progettati anche i percorsi di cura del malato cronico grave, che è quello che ora non vuole nessuno. Perché il territorio non è capace di curarlo, l’ospedale non ha più letti… E questo è il malato più fragile, che ha necessità di cure. Questo dovrebbe essere uno degli obiettivi della rinascita della sanità della nostra regione.
E soprattutto una riflessione dall’Anaao, che ha ripreso un editoriale del British Medical Journal nel 2013: non è detto che sempre le cure territoriali possono ridurre i ricoveri, perché ormai ci sono anziani molto fragili, con pluripatologie complesse, che quando sono instabili devono essere ricoverati, non si possono curare a casa! Quello che si possa curare gli anziani sempre a casa, fa parte di ideologie prive di fondamento e di scientificità».
 
Ancora sui problemi dell’emergenza – urgenza.
 
«Ed ancora sull’emergenza. E qui bisogna rifar tutto, perché avevamo una buona emergenza e l’hanno distrutta totalmente. Questo è il centro di Dresda: bombardamento a tappeto. Bisogna tornare al dipartimento di emergenza, che non è una nostra invenzione, perché tutto il mondo ce l’ha, noi siamo invece riusciti ad eliminarlo, un dipartimento dell’emergenza urgenza che sia responsabile di tutta l’attività dell’area vasta; perché adesso non si sa da chi dipenda il punto di primo intervento di Gemona, non si sa da chi dipendano le ambulanze perché la centrale è a Palmanova, neanche si sa da chi dipenda Palmanova, e probabilmente neppure loro sanno da chi dipendono, e intanto la gente muore perché uno o l’altro non sanno da chi dipendono.
Cosa bisogna fare? So che sarà difficile, però la situazione attuale non è emendabile, non si può correggere. Io ho lavorato 30 anni nell’emergenza, e credo di sapere qualcosa nel merito. Secondo me bisognerebbe ritornare alle centrali operative provinciali, perché non è sostenibile il sistema attuale. Oppure il personale delle 4 province lo si deve mandare a lavorare a Palmanova, facendogli fare ogni giorno il viaggio su e giù, perché non è possibile che prenda la chiamata qualcuno che non conosce dove mandare il mezzo.
Infine l’Europa dice una cosa molto semplice. Oltre l’emergenza 118, ci deve essere anche un telefono, non una centrale a parte, che risponde pure all’urgenza diciamo più lieve, in sintesi qui la guardia medica o similare. Ma allora io dico, la centrale dovrebbe essere una centrale unica anche con più numeri, dove si processano le varie chiamate. Perché tra urgenza e non urgenza c’è una zona grigia, non c’è una separazione netta. Questo sta malissimo, questo non sta malissimo: fra loro c’è tutto un intermedio. E certo il malato non ci può dire al telefono a quale settore appartenga. Talvolta anche noi medici con il malato vicino, abbiamo difficoltà a capire cos’ha: ma vi immaginate rispondendo solo al telefono se io so posso sapere se chi chiama è un codice bianco giallo o rosso, ed ho buone probabilità di capirlo solo sovrastimando, e questo dovrebbe fare una centrale. Tra l’altro una centrale di questo genere diventerebbe il centro di coordinamento, il cervello dei centri di soccorso e della continuità assistenziale, perché si compenetrano, perché il malato cronico che ha una riacutizzazione diventa un’emergenza, non so di che grado, ma so che in questo settore non vi è o bianco o nero.
Quindi si impone un riferimento unico per tutti, il che comporta il ridisegnare la rete dei mezzi di soccorso e la rete dei presidi dell’emergenza. Però sempre con la responsabilità di un dipartimento di emergenza che è il garante, il responsabile, dell’emergenza nell’area vasta, e che permette di sapere chi sbaglia. Ed ai politici dico che devono scegliere dei tecnici che sappiano fare i tecnici, non devono farlo loro, ovviamente. Questa è la cosa essenziale».
 
L’importanza di costruire un piano fattibile.
 
«Per ridisegnare la sanità bisogna fare un piano, e io ne ho fatti di piani. Fare un piano significa produrre un documento programmatico, nero su bianco, non fare gli annunci della Telesca, non fare dichiarazioni del dover essere, che deve avere le caratteristiche della fattibilità, cioè che deve poter essere realizzabile. e servono degli studi che simulino e prevedano l’impatto organizzativo, perché quando hanno deciso di far chiamare prima il 112 che passa poi al 118 per le chiamate di emergenza, chiunque capisce che avvengono due passaggi e tutti comprendono che il tempo per inviare il soccorso raddoppia: non è possibile diversamente. E non mi possono dire che la centrale 118 è in rodaggio! Perché in questo caso rodaggio vuol dire: quanti morti? E poi, dato che i soldi sono quelli che sono, ci sono delle priorità».
 
Il problema di ridisegnare il ssr implica un approccio tecnico valutativo, non ideologico.
 
«Il problema del ridisegnare il ssr implica un approccio non ideologico ma tecnico valutativo, deve partire dall’analisi anche spietata dei dati, il che implica di non dire che tutto va bene, ma invece di riconoscere che alcune cose vanno male e non possono essere nascoste. Pertanto devono esser individuati obiettivi misurabili e raggiungibili. Prima vi ho mostrato i tempi di attesa per interventi chirurgici bloccati al 2015. Perché non ce li vogliono dire? Invece io devo sapere quali sono le cause del fatto che prima operavo uno entro tre mesi e ora entro quattro. Perché se prima si operava in tre mesi, devo ritornare indietro a quel tempo di attesa, ma per farlo devo avere dei dati, devo avere qualcosa di trasparente. Solo con un sistema trasparente, senza paura del dato anche se denuncia un insuccesso, si può attivare la spirale virtuosa della qualità. Ed a proposito di qualità, anche a Gemona hanno tolto la Joint Commission che era un modo per controllare la qualità, ed adesso la mantiene solo Udine, e dovremo trovare il modo di riaverla per tutta la regione».
 
Walter Zalukar.


Ma per ritornare all’articolo citato in premessa, esso riporta che, tra gennaio e luglio del 2017, le statistiche segnalano ben 389.133 decessi, un dato che supera di 28.174 unità quanto registrato nei primi sette mesi del 2016. E se dovesse continuare così, il bilancio finale dell’anno che sta per chiudersi potrebbe essere di 663.284 morti, con un incremento di ben 48 mila casi rispetto allo scorso anno, aumento che, unito alla natalità decrescente, potrebbe avere forti riflessi sugli aspetti demografici. (Gian Carlo Blangiardo, op. cit.). E se è indubbio che negli ultimi anni si è assistito a un generale miglioramento dello stato di salute della popolazione italiana, «è anche vero che non tutti i cittadini hanno beneficiato e beneficiano tuttora allo stesso modo di questi progressi. Continuano infatti a persistere importanti differenze in termini di salute e di mortalità entro i diversi gruppi sociali. Mentre chi dispone di buone condizioni economiche, possiede un elevato livello di istruzione, risiede in aree non deprivate si caratterizza per un profilo generalmente più sano e vede ridursi, anche nelle età più avanzate, il rischio di morte, sul fronte opposto si collocano milioni di soggetti che vivono in condizioni di fragilità. Una fragilità che va spesso formandosi e accentuandosi col progredire dell’età e che, se non adeguatamente contrastata, finisce col risultare letale». (Ivi). «In ultima analisi, si ha l’impressione che i 27 mila morti in più – quelli non giustificabili con l’invecchiamento della popolazione – contabilizzati nel corso del 2017, siano la logica conseguenza di un atteggiamento e di una cultura (anche politica) distratta dall’illusione che sul piano sanitario tutto possa andare sempre e comunque nel segno del progresso. Ma il picco di mortalità del 2015 non è stato un fatto episodico. È stato solo un primo segnale, inascoltato, del nuovo corso di una sanità alle prese con la crescente difficoltà nel sostenere, purtroppo con risorse limitate, una popolazione sempre più anziana, entro cui i soggetti fragili si riformano instancabilmente. I dati statistici del 2017 confermano l’avvio di una sfida impegnativa e dall’esito incerto. Una sfida che potremo vincere solo chiamando all’appello il contributo di tutte le componenti della nostra società e solo se sapremo dare priorità e valore al principio e agli attori della solidarietà». (Ivi).
 
Per questo motivo ho riportato l’interessantissimo contributo del dott. Walter Zalukar, per iniziare la via in salita per vincere la sfida.
 
Ringrazio il dott. Walter Zalukar, che vi invito a leggere anche sul suo sito Costituzione 32, per il permesso di pubblicazione concessomi. L’immagine che accompagna l’articolo ritrae il dott. Walter Zalukar ed è tratta solo per questo uso, da: http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2013/12/31/news/zalukar-resta-al-lavoro-fino-al-2019-1.8390301
 
Laura Matelda Puppini.

..................


E sempre dal sito "nonsolocarnia.info", LEGGI ANCHE l'ottimo articolo:


"FVG. AAS3 E SANITÀ IN MONTAGNA"

pubblicato il 17 dicembre 2017

http://www.nonsolocarnia.info/fvg-aas3-e-sanita-in-montagna/

(.......)

Caratteristiche territoriali della nuova AAS3.

La nuova Aas 3, figlia della riforma Marcolongo – Telesca, è caratterizzata da un territorio molto vasto: 3104 Kmq, circa il 40% del territorio regionale e circa il 63% della provincia di Udine, e comprende aree montane, collinari e di pianura. (...)

L’Aas3 era, e forse è, penalizzata nelle entrate.

Si sa che i bilanci sono fatti da entrate ed uscite. Alcuni aspetti mi hanno particolarmente colpito rispetto al budget di entrata per le aziende regionali ed in particolare per l’Aas3. Infatti nel 2015 il riparto del fondo sanitario tra le nuove Aas continuava a vedere in testa alla classifica per finanziamento regionale a paziente l’area triestina. A lei, infatti, spettavano 1.916 euro pro capite. Al secondo posto veniva la Aas4 Medio Friuli, con 1.845 euro; al terzo l’Aas 2 Isontino-Bassa Friulana con 1.484 euro per paziente; a cui seguiva la Aas 5 Friuli occidentale con 1.417 euro, ed infine, fanalino di coda, la Aas 3 Alto Friuli con 1.383. (Elena Del Giudice, Sanità, friulani penultimi in Italia, in: Messaggero Veneto, 27 aprile 2015, dati da me ripresi in: Laura M Puppini. Governo, regione, sanità, delle entrate e delle spese, in. www.nonsolocarnia.info). (...)
 
 
Sanità on the road

Ultima novità della riforma Marcolongo – Telesca: la perdita della territorialità dei servizi. Infatti noi della montagna, con la riforma, abbiamo iniziato ad avere proposte di visite ambulatoriali “dai monti al mare” senza assicurazione di continuità medico/ospedaliera; e ci troviamo le liste di attesa dell’ospedale più vicino riempite da residenti anche al di fuori del territorio dell’ aas3, e io, un paio anni fa, abitando a Tolmezzo, per una visita ortopedica con priorità, non riuscendo quasi a camminare, mi sono sentita proporre, come da lista di posti disponibili,  Palmanova, mentre la mia anziana madre ha trovato posto per una visita specialistica a Gorizia, pur essendo domiciliata presso il centro anziani di Moggio Udinese. Inoltre il trasporto costa, quello pubblico spesso non c’è o per fruirne devi star fuori, per una consulenza specialistica che potevi avere sotto casa, una giornata intera, con ulteriori spese e disagi. Se poi sei anziano è possibile che tu rinunci alla visita stessa. Si impone quindi una distrettualizzazione dei servizi tra Gemona/Tolmezzo/San Daniele/ con priorità di accesso per visite ecc. dei residenti nel territorio aziendale. Non si può infatti, in ipotesi, doversi spostare da Forni di Sopra o Tolmezzo a Pineta del Carso, come faceva notare, al convegno del 14 dicembre 2017, il dott. Beppino Colle. (....)

Ed infine, relativamente alla sanità Fvg, vi è chi sottolinea che …
 
E per concludere, un recente articolo ci ricorda che: «Assieme ad altre regioni, il Friuli Venezia Giulia ha ottenuto la maglia nera della sanità: lo rileva la quinta edizione (2017) del ranking dei servizi sanitari regionali (Ssr), elaborata nell’ambito del progetto “Una misura di performance dei Ssr” condotto dal Crea Sanità – Università degli Studi di Roma Tor Vergata». ( http://www.infermieristicamente.it/articolo/7882/il-friuli-ottiene-la-maglia-nera-della-sanita/ ), ove si leggono pure le dichiarazioni del Coordinatore Regionale NurSind Gianluca Altavilla, che sostiene che non vi è stato in Regione Fvg, «Nessun investimento reale, soltanto parole di ottimismo. Peccato che non realizziamo elettrodomestici, ma produciamo salute». (...)
 
Laura Matelda Puppini
......................


Come Redazione del Blog, nel complimentarci con Laura Matelda Puppini per gli ottimi servizi sulla sanità regionale, e montana in particolare, pubblicati sul sito ""nonsolocarnia.info",  non possiamo che fare nostra la dichiarazione del Coordinatore Regionale NurSind Gianluca Altavilla: "Peccato che non realizziamo elettrodomestici, ma produciamo salute". 

LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 

venerdì 15 dicembre 2017

18 DICEMBRE 2017 ALLE ORE 11 - UNIVERSITA' DEL FRIULI - CONFERIMENTO DELLA LAUREA MAGISTRALE AD HONOREM IN ITALIANISTICA AL PROF. GIANFRANCO D'ARONCO.


Università di Udine

La S.V. è invitata 

alla cerimonia di conferimento della Laurea Magistrale ad Honorem  in  Italianistica.

 
al prof.
 Gianfranco D'Aronco

che si terrà lunedì 
18 dicembre 2017
alle ore 11.00
presso l'aula 3 di via Tomadini 30  a Udine.
...........

Compliments

al Prof. Gianfranco D'Aronco, President onorari del Comitât pe autonomie e pal rilanç dal Friûl!

I soi amîs del Comitât
 
 

lunedì 11 dicembre 2017

VENERDI' 15 DICEMBRE 2017, ORE 17.30, INCONTRO SUL TEMA: "NELLA EUROPA DI OGGI SI DIFFONDONO MOVIMENTI AUTONOMISTI INEDITI: PERCHE'? CON QUALI PROSPETTIVE? QUALI DESTINI PER L'AUTONOMIA FRIULANA?"

 
 


INVITO AL DIBATTITO
SUL TEMA:
 
NELLA EUROPA DI  OGGI SI DIFFONDONO MOVIMENTI AUTONOMISTI INEDITI: PERCHE'? CON QUALI PROSPETTIVE? QUALI DESTINI PER L'AUTONOMIA FRIULANA?

 

L'incontro si terrà:
 

VENERDI' 15 dicembre alle ore 17.30 presso la CGIL in  viale Bassi 36 a UDINE


PROGRAMMA:

Saluto introduttivo di:
Natalino GIACOMINI

Relazione di: 
Bruno TELLIA

Interventi di:
Roberto DOMINICI
Luciano FAVARO
Sergio CECOTTI.

Presiede: Carletto RIZZI

Seguirà brindisi d'augurio di Buon Natale e Felice Anno Nuovo



venerdì 8 dicembre 2017

LA TUTELE DE LENGHE FURLANE TAL SETÔR DE ISTRUZION - INTERVENT DE PROFESSORE SILVANA SCHIAVI FACHIN


 2e conference regjonâl di verifiche e di propueste su la atuazion de leç regjonâl 29/2007 (Normis pe tutele, valorizazion e promozion de lenghe furlane)
 
1 e 2 di Dicembar  2017 a Udin

..........................

La tutele de lenghe furlane
tal setôr de Istruzion
 
INTERVENT DE PROFESSORE
SILVANA SCHIAVI FACHIN

l'1 di Dicembar a Udin
 

"La formazion professionâl des/dai mestris di/in lenghe furlane native o seconde ( LN e L2)"
 
 
par cure di Silvana Schiavi Fachin

Dopo di vê let la lungje relazion sul teme di “ISTRUZION” o ripuarti dôs considerazions finâls stant che mi somee che a vebin bisugne di cualchi sclariment.

La prime e dîs:
  1. Nella secondaria di primo grado i docenti disponibili all’insegnamento della lingua
friulana sono pochi rispetto alle esigenze e non adeguatamente formati rispetto al CLIL;
Mi ven sù subit un dubi sot forme di domande: “Pensie la Comission che dome pes mediis e coventi une professionalitât ben tressade e dome par introdusi la metodologjie CLIL ( Content and Language Integrated Learning)?
 
Par insegnâ il furlan, e in furlan, come par insegnâ dutis chês altris lenghis, al covente che lis insegnantis a vebin une solide formazion linguistiche e glotodidatiche.
La formazion linguistiche e à di sei di caratar teoric e pratic. Chê teoriche (Linguistiche Gjenerâl) ur furnis i principis fondamentâi che a regin il sisteme di une lenghe, eur sclarìs la diference che a esist tra une acuisizion spontanie, par imersion e un aprendiment che al compuarte riflessions e resonaments. La Linguistiche Aplicade che ur furnìs i nivei di competence di rivâ a otignî in conformitât de etât dal arlêf, de tipologjie de scuele e v.i. La Pragmatiche che e descrîf l’ûs sociâl de lenghe: ambits comunicatîfs e regjistris (privât~public; informâl~formâl; aministratîf; leterari; sientific; tecnic e v.i. La Linguistiche Contrastive che e met a confront dôs (furlan~talian; furlan~inglês) o plui lenghis (furlan~talian~albanês) metint in lûs lis someancis e lis diferencis ancje di caratar culturâl. Insegnaments di Psicolinguistiche e Neurolinguistiche a judin il docent a capî il nivel di svilup cognitîf dai students e duncje decidi se e cuant proponi une metodologjie come il CLIL (Content and Language Integrated Learning) che e domande che il student al paroni pulît lis nozions di timp, spazi, cuantitât e v.i. par podê frontâ cun profit dai contignuts di caratar cognitîf e imparâ a doprâ i lengaçs setoriâi o tecnicospecialistics che j coventin par capî, imparâ a doprâ e po rivâ a lei e a scrivi tescj di siencis, di gjeografie, storie, matematiche, fisiche e v.i. Une specialiste di chest cjamp di ricercje, Carmel Mary Coonan de Universitât Ca’Foscari di Vignesie e scrîf:

L’errore nel quale è facile incorrere è quello di usare la materia meramente a fini linguistici trasformando così l’esperienza in un insegnamento di microlingua. La materia diventa il veicolo per l’insegnamento delle L2/LS. Una vera situazione di una lingua veicolare non nativa invece è l’opposto: si inseguono gli obiettivi didattici della materia non-linguistica che sono primariamente concettuali, cognitivi e operativi ( conoscenze e competenze), non linguistici. Per questo motivo è preferibile che sia il docente della materia a svolgere il percorso anziché il docente di lingua.

O soi invecit in plene cunvigne cu la Comission Istruzion cuant che e pon l’obietîf di: 2. Richiedere una formazione di qualità ai docenti già in elenco anche con percorsi di formazione permanente.
No cjati però nissune osservazion critiche a proposit de scjarse atenzion che l’Universitât dal Friûl, soredut dopo che al è stât distudât l’insegnament di Didatiche des Lenghis Modernis pe formazion in servizi dai/des insegnants/is di inglês e di furlan che a lavorin belzà tes nestris scuelis e indulà che purtrop, stant la scjarse preparazion di tancj e di tantis di lôr al ven lesionât in maniere grâf il dirit dai arlêfs di imparâ. No si cjate nancje nissune critiche sul curriculum di studis dal Cors in Siencis de Formazion Primarie che al à il compit di formâ i gnûfs insegnants. Par chest an (a.a. 2017-18) al previôt dome Leterature furlane tal secont an intant che la Didatiche dal furlan e i cors di Plurilinguisim e Didatiche Plurilengâl e di Linguistiche Furlane, previodûts pal tierc an no son stâts ativâts ( viodi sul sît). A proposit de domande di fâ pratiche di lenghe orâl e scrite che e ven di un continui de bande dai insegnants plui cussients e che e à puartât a modificâ il program iniziâl dal cors di 300 oris che al è stât organizât de nestre Universitât dal 20 di Avrîl dal 2015 al 30 di Avrîl dal 2016 insiorant unevore la part di esercitazions pratichis, al va marcât che tal Cors di Siencis de Formazion Primarie, a son ativâts sì ogni an dai Laboratoris di Inglês ma no indi è nissun pal Furlan! Si trate di un cors a cicli unic cun prove di amission. 402 a son stadis lis domandis ai esams di amission; 43 a son stadis declaradis no idoniis (cence une preparazion adeguade) e di chês altris 152 a son stadis ametudis. Stant che la iscrizion al cors di furlan e je facoltative o ai vude la informazion che dome un 15 lu àn sielt!
O domandi: 1. Parcè nol vegnial segnalât al MIUR il numar di docents preparâts che a coventin di an in an? 2. Parcè si tardie tant la certificazion des competencis dai docents e des docentis de LISTE regjonâl par tacâ a programâ cun regolaritât cors di formazion in servizi? 3. Parcè no si domandie al MIUR di bandî i concors publics ancje par insegnâ il furlan?


Silvana Schiavi Fachin


...........

 Prof.ssa Silvana Schiavi Fachin, è stata docente di "Didattica delle Lingue" presso l’Università degli Studi di Udine. Tra il 1987 e il 1992 è stata eletta deputata al Parlamento italiano e durante questi anni, presentò, assieme ad alcuni colleghi, la proposta di legge "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche".

La redazione del Blog ringrazia la prof.ssa Silvana Schiavi Fachin per averle  concesso la pubblicazione del suo intervento avvenuto l'1 dicembre 2017, durante la prima giornata  della 2a Conferenza regionale di verifica e proposta della l.r. 29/2007.
 

martedì 5 dicembre 2017

SECONDA CONFERENZA REGIONALE SULLA ATTUAZIONE DELLA L.R. 29/2007 (TUTELA LINGUA FRIULANA) - INTERVENTO DI DIEGO NAVARRIA, PRESIDENTE DELLA ASSEMBLEA DELLA COMUNITA' LINGUISTICA FRIULANA



Udin - 1 e 2 di Dicembar 2017
 

"Conference regjonâl su la aplicazion de leç regjonâl 29/2007 e previsions futuris" 

 

INTERVENT  DI  DIEGO NAVARRIA - President de Assemblee de Comunitât Linguistiche Furlane, inte seconde zornade, intal Salon dal Parlament de "Patrie dal Friûl", a Udin sabide il 2 di Dicembar dal 2017.

La Redazion del Blog intal complimentâsi cun Diego Navarria pal so bielonon intervent (un dai miôr scoltâts il 2 di Dicembar!), lu ringrazie par vêi permetût la publicazion dal test del so intervent.
 
Brâf Diego!
Denuncie fuarte, juste e di fâ cognossi
ator in Patrie e fûr de Patrie!
 
................. 


 
Udin, ai 2 di Dicembar dal 2017

Bundì a ducj.

O crôt che se o sês achì al è parcè che par voaltris la lenghe furlane e je un valôr. Une robe che e vâl, che e je impuartante, che si à formade vie pai secui, che e à prodot une leterature, poesie, che e je stade tramandade par gjenerazions, dai nestri vons, dai nestris gjenitôrs. E la lenghe furlane e je pardabon inlidrisade te tiere dal Friûl, tal so paisaç, te so art, te sô musiche, tal mangjâ e tal bevi. Une lenghe al è un mût di viodi il mont. No che i furlans a sedin miôr o piês di chei altris popui. Dome son diferents, e la marcadure plui fuarte de diference e je propite la lenghe.

Alore, cuant che si à in cjase une robe di valôr dal sigûr no si la bute tal cjast. Anzit, si la met te vetrine, tal puest miôr de cjase, par protezile e mostrâle a ducj. Pe lenghe furlane, par tancj di lôr, al capite compagn. Si dâ valôr ae lenghe furlane, si le ten in cont, ma dome in cierts ambits. No dapardut e in ogni ocasion. Chest al vûl dî dâ ae lenghe un valôr limitât a ce che e rapresente, e no a ce che e covente. Come tignî cont une vecje panarie tal tinel che e je biele di viodi ma no covente a nuie, o come vê un biel cjavedâl parsore di un fogolâr simpri studât.

Chel che al mancje ae plui part dai furlans e je la cussience di vê no dome un valôr ma ancje un dirit. Il dirit di doprâ la lenghe in ogni ocasion de vite: te scuele, tal lavôr, tai uficis publics, in glesie, in buteghe, tai gjornâi, te television, da par dut.

Dirit ricognossût de Costituzion de Republiche Taliane, des leç dal Stât e de Regjon e tes normativis europeanis. Il dirit al è clâr e sigûr ma nol ven, fale di cualchidun, ni doprât ni pretindût. No ven doprade cundut che o sin sigûrs che no doprantle, la lenghe no reste simpri compagne come chê panarie o chel cjavedâl, ma si le piert, e par simpri.

Parcè mancje cheste cussience dal dirit che invezit altris popui e àn fuarte? La analisi le a àn za fate i studiôs: si clame procès di minorizazion. Par mil agns la lenghe furlane e à resistût a dut. Ancje dopo la fin dal patriarcjât, ancje cu la division dal Friûl tra Vignesie e l’Imperi, e à mantignût la sô unitarietât e la sô vivarositât. I problemis a son rivâts cu la ocupazion taliane dal 1866, e dal 1918 pal Friûl orientâl. Il Stât talian, une vore nazionalist, al à subit metût in vore il sproc di Alessandro Manzoni “Una d’arme, di lingua, d’altare” e duncje al à cirût di scancelâ o parâ fûr chei che, sbaliant, al clamave alloctoni (come i todescs o i slâfs) o di sotanâ chei come i furlans, gjavant ae lôr lenghe la dignitât di lenghe. Improibît fevelâ par furlan a scuele, tai uficis, in ducj i ûs publics; planc a planc butât fûr des glesiis; fin a rivâ al pont di vergognâsi a fevelâlu. E dopo: scancelâ de scuele la storie dal Friûl, jemplâ la int di iredentisim, di Sacri Confini della Patria, ancje se chei confins e jerin te tiere di altris popui

Al è clâr che cun 150 agns di chest lavôr metodic e studiât no si pues pretinti che la int e vedi cussience dai siei dirits linguistics. Fûr di cualchi cjâf iluminât, che par fortune o vin vût, la plui part dai furlans al è analfabet te sô lenghe, no cognòs la sô storie e duncje si compuarte di bon e fedêl talian e dispès al è il prin nemì de lenghe furlane.

Podìno fâi une colpe? No. Parcè che la sô cundizion e je come chê des feminis di cent agns fa che nancje si insumiavin di fâ valê il dirit di paritât cui oms. Fale di cualchidune plui iluminade, la plui part e jere cunvinte di jessi inferiôr al om. Lu diseve ancje la leç!

O ai fat chest paragon parcè che cuant che une situazion, come apont la cundizion des feminis o la minorizazion dal furlan, e je ingangrenide di masse timp, no son vonde lis leç di tutele e di promozion, no son vonde i progjets e i plans di politiche linguistiche. A son dal sigûr il prin passaç e a son indispensabii, ma non son vonde.

Lis relazions che o vin a pene scoltât a son plenis di riferiments di leç positivis, di progjets une vore biei, ma tal stes timp a palesin une situazion une vore grivie pe lenghe furlane. Cheste peraule “grivie” e stade ripetude une vore tes relazions. No covente che o torni a marcâ lis mancjancis che a‘nd è masse, i ritarts cence fin, il disinterès, ancje la ostilitât, pal valôr plui unic che vin in Friûl. E mi complimenti cui grups di lavôr e cui coordenadôrs pe cualitât une vore alte des relazions. In chest lavôr preseât che nus reste ae fin de Conference o vin la analisi dai ultins cinc agns e lis propuestis pal cuincueni a vignî. Saraial vonde vê chest par salvâ la lenghe furlane? No. No nol bastarà!

Ma se no podìn dai la colpe ai furlans di no vê cussience dai lôr dirits, pe lôr sotanance, come che no podìn dai la colpe aes feminis di cent agns fa pe lôr sudizion, di cui saraie la responsabilitât?

La responsabilitât e je dute de politiche. Ma no de politiche linguistiche. O vin viodût che, ancje se o vin un plan di politiche linguistiche fat bon de Regjon za di doi agns e mieç, ma no je la volontât politiche di metilu in vore, al è dut dibant.

La lenghe furlane e à ducj i struments linguistics, di cjarte e digjitâi, che pocjis altris lenghis di minorance a àn. O vin une vore di personis di alte competence tal cjamp tecnic e sientific, come ta chel de didatiche e de comunicazion. E ju vin viodûts ancje te cheste Conference. Si podarès dîsi che no nus mancje nuie. Ma se il bon esempli, il spieli, il model, nol ven dai sorestants, massime di cui che al guvierne la Regjon, al è dut dibant.

Coleghis sindics furlans, che o fevelais simpri par furlan cui citadins, te ostarie e ancje te Zonte, parcè no lu fevelaiso tal Consei Comunâl e, almancul cualchi volte, tai discors publics? Conseîrs Regjonâi, che par trê cuarts o sês furlans e che te buvette dai passi perduti o fevelais par furlan tra di voaltris, o vês un sisteme di traduzion simultani, parcè isal nome un che lu dopre di regule? President Franco Iacop, che con me tu fevelis simpri par furlan, tropis voltis âstu presiedût il Consei Regjonâl par furlan?

Cun modei cussì a valin pôc ancje i bêçs in plui che l’Assessôr Gianni Torrenti al disarâ di vê assegnât ae ARLeF chest an. Cun modei cussì al è un miracul che la maiorance dai gjenitôrs e domandedi ae scuele di insegnâ il furlan a so fi.

Cualchidun al podarès dîsi: ma ancje i politics, come che o vin viodût pe int comune, no àn colpe se no àn cussience dai dirits linguistics. NO! No puedin jessi scusâts! Cui che si cjape une incarghe publiche no pues dîsi di no cognossi i dirits dai citadins e nancje al pues metisi a cincuantâ. Se nol sa, al à l’oblic morâl di studiâ e il dovê di cussience di dâsi di fâ!

La Assemblee de Comunitât Linguistiche Furlane e fasarà la sô part: e à za previodût par l’an cu ven une schirie di cors di formazion pai sindics e aministradôrs locâi, in colaborazion cul Cirf, di inmaneâ a zonis vie pal Friûl.

La cundizion de lenghe furlane e je grivie. E pues ancjemò jessi recuperade, ma no se si continue a agjî come tai ultins 10 agns. Dîs agns de aprovazion de leç regjonâl 29/2007 ogjet di cheste conference scuasit butâts vie. I prin cinc a cirî di no meti in vore la leç o almancul intardâ la sô aplicazion, cuntun president che al à dit par radio che tutelare il friulano è una cazzata.

I ultins cinc agns cuntune presidente che in dutis lis ocasions e à marcât che la autonomie si cubie cu la virtuositât, che la nestre Regjon la merete parcè a varessin une buine aministrazion. E lis trê lenghis di minorance che a caraterizin la Regjon? Dutis trê incjantonadis in nancje metât di un dai 90 Servizis Regjionâi. E di fat, sabide stade, mi à meraveât scoltâ, ae Conference de lenghe slovene, la Presidente Serracchiani sierâ il sô salut disint che: nella nostra Regione ci sono tante culture e che FORSE è anche per questo che siamo speciali. Jo o dîs: forse anche?...

Cence dubis, almancul par me, la responsabilitât e je de politiche.

O speri che al sedi clâr che chestis racladis che mi tocje dâ no àn nuie di personâl. Il pericul al è stât marcât cun precision tes relazions di cheste Conference di verifiche e jo, in rapresentance de Comunitât Linguistiche Furlane, no pues tasê, se al covente par salvâ la lenghe furlane e l’identitât e la autonomie dal popul che le fevele.

Diego Navarria

President de Assemblee
de Comunitât Linguistiche Furlane
 
 
 

domenica 3 dicembre 2017

IL "TEATRI STABIL PE LENGHE FURLANE" RECLAMÂT DA BEPI AGOSTINIS AE SECONDE CONFERENCE REGJONÂL SU LA MINORANCE LINGUISTICHE FURLANE


 
SECONDE CONFERENCE REGJONÂL

SU LA TUTELE DE MINORANCE

LINGUISTICHE FURLANE

 
"Conference regjonâl su la aplicazion
de leç regjonâl 29/2007  e previsions futuris" 

Vinârs il 1 di Dicembar 2017

(prime zornade) 



INTERVENT

di BEPI AGOSTINIS



IL TEATRI STABIL FURLAN:

CUANT SARAIAL UNE REALTÂT?

 
Un salût a ducj i components di chest incuintri e in particolâr a ducj chei che a son impegnâts e che si impegnaran tai 4 grups di lavôr.

O pensi che cheste ocasion par me e sedi, forsit, la plui impuartante e o speri ancje la plui costrutive; daspò tancj intervents che o ai fat par cheste mê lungje bataie, parcè che il Friûl al vedi un so Teatri Stabil in maniere esclusive pe lenghe furlane.

A son 30 agns, o dîs 30 agns, che o scombat.

In curt cualchi date impuartante. Prime o ai tentât cun diviers politics dal moment che o cjatavi a Udin, ma simpri cun promessis e mai mantignudis. Tal 2003 un gno prin impuartant intervent fat tal salon dal cjistiel a une cunvigne organizade a Udin dal sindic Sergio Cecot, cu la presince dal president Illy, dulà che i ai spiegât il parcè di un Teatri Stabil furlan. Cence nissun esit.

Tal 2006 o ai consegnât al President dal Consei Regjonâl Tesini cuasi 4500 firmis parcè che il Friûl al vedi il so Teatri Stabil.
 
Firmis cjapadis sù, cuant che mi presentavi a lis manifestazions che si fasevin a pro dal Friûl, in particolâr tal Congrès e te fieste de Fraie de Primevere inmaneadis de Filologjiche che mi è stade simpri dongje in cheste mê batie, prime cul President Pelizzo e daspò cul president Vicario.

No jeri bessôl, mi jerin vignûts in jutori, par cheste mê batie, lis trê Provinciis, che an firmât la petizion pal Teatri Stabil furlan, cul jutori dal president Marzio Strassolt, che al veve capît la impuartance di cheste mê richieste; daspò al à firmât il retôr de Universitât di Udin che, in chei agns al jere retôr Honsell, dopo la retore Compagno, naturalmentri la Societât Filologjiche, e di cuant che je nassude ancje l'Arlef. Lis petizion dai sorestants, consegnadis adun a lis firmis al president Tesini

Tai incuintris che o ai fat, mi soi simpri presentât cu la mê lenghe, cussì ancje al incuintri cu la VI Comission de culture regjonâl a Triest, consegnant a man la traduzion par talian, ma ae fin mi àn dite che o vevi fevelât cussì clâr che a vevin capît dut cence vê bisugne de traduzion. Ma in che volte, a part l'interessament di Violino e di Franz che a jerin conseîrs te maiorance, ma i lôr aleâts di drete no sintivin di chê bande, e chest mi è sucedût ancje cu lis Zontis di çampe.

Cui agns o ai continuât, cui diviers assessôr regjonâi ae culture che o cjatavi, fin al ultin l'assessôr Torrenti che mi veve proponût, une sede stacade dal Teatri Stabil dal Friûl V. J., par une compagnie Stabil pe lenghe furlane, cun sede al Teatri Zuan di Udin dulà che jo o vevi za fevelât sedi cul President Vidali che cul Diretôr artistic Bevilacqua che a vevin acetât la mê propueste di logâ il Teatri Stabil furlan tal lôr Teatri.

La propueste dal assessôr mi podeve lâ ben, al pat che cheste gnove entitât e fos indipendente di Triest, sedi come, direzion, organizazion, progjets e soredut i finanziaments. Chest il progjet proponût daspò cirche 4 agns dal prin incuintri cul assessôr, daspò cidin.

Par vie traviersis o ai savût che ae fin, forsit, il Stabil di Triest, al varès dât un contribût par un spetacul. Jo o ai dit , a colp di no !, che la caritât no le aceti, la mê dignitât di furlan, o pensi a non di ducj i furlans, no podevi acetà une cundizion di sotanance.

Cumò voi indenant su la mê strade ancjemò plui cjariât, e ancjemò plui convint che chel che o domandi al è un nestri dirit.

Cumò, o spieti la prossime zonte regjonâl.

Tai ultins agns un jutori impuartant lu ai vût dal president de Provincie di Udin Pieri Fontanin, che cun Lui, almancul, par doi agns o ai vût la sodisfazion di presentâ, cu la compagnie de “Farie Teatrâl furlane” cun atôrs professioniscj dal teatri, doi spetacui te nestre lenghe al Teatri Zuan di Udin, cul plenon, cun grant sucès di public.

Chest gno Teatri Stabil, al varà di jessi il puartevôs sul plan regjonâl, nazionâl e internazionâl de culture e de civiltât furlane, sedi cul lavôr sul palc di sene, sedi cun altris ativitâts culturâls: leturis, incuintris, dibatiments, conferencis simpri di caratar culturâl, un rapuart teatri scuele, un Teatri pal mont dal lavôr, ma fat cu la serietât dal professionisim.

Ven a stâi un Teatri pe pupilance e la valorizazion de lenghe.
 
Cheste gnove realtât, no sarà mai une aziende comerciâl dome par produsi spetacui pal incàs, ma e à di vê une funzion sociâl e culturâl, refudant un teatri di aparence, ma al varà di jessi un teatri di pinsîr, e dome cussì al podarà jessi pardabon un teatri nassût pe valorizazion de nestre lenghe, espuartant il nestri teatri no dome in Italie ma ancje tal forest.

Cuant che o disevi chestis robis, cualchidun mi riduçave, ma crodêtmi, par une mê esperience personâl in Bielorussie a Minsk, cualchi an in daûr, o vevi presentât un spetacul par talian cu la mê regjie, realizât su domande de Universitât di Udin, il public al jere une vore atent, sedi tes part seriis, sedi cuant che al jere di ridi, e a ridevin, chest al voleve dî che a capivin; e chest al varès podût sucedi ancje se il lavôr al fos presentât par furlan, e jere la recitazion che a faseve capî il dut.

Cun chest Teatri Stabil nol vûl dî sierâsi tal nestri mont, ma vierzisi al Teatri nazionâl e internazionâl, al varà di jessi un Teatri di rinovament, e cussì ancje pai nestris dramaturcs che si sintaran, plui impegnâts tai lôr lavôrs, che a no saran scrits dome pes nestris pûr bravis filodramatichis, ma se valits, a podaran saltâ fûr ancje dai nestris confins, e o pensi, cuntune plui grande sodisfazion par lôr.

Chei che a jerin cuintri, ancje furlans, a disevin che in Friûl o vin za il Teatri Stabil dal Friûl Vignesie Julie, che al bastave, e po, ma cuâl teatri furlan? mi domandavin. O ai simpri ribatût ancje a mieç de stampe locâl, che mi jere avonde dongje, confermant che nô no sin cuintri dal Stabil di Triest, juste che al sedi ; come ancje il Stabil Sloven, come Teatri di citât di frontiere, just.

Ma a Triest no vevin avonde di Teatris Stabii, cussì a àn volût e otignût un Teatri Stabil pal dialet triestin “la Contrada”, par difindi la lôr identitât. Juste!!!

Ma no saressial just che ancje il popul furlan al vedi un so teatri?

Cussì, ancje nô o varessin i contribûts nazionâi, par fâ lis robis cun serietât professionâl, come ducj i Teatris Stabii talians.

E nô, invezit, parcè vino di jessi simpri sotans. Come popolazion mi somee che sedi plui numerose di chê triestine, e soredut, une robe che lôr no àn , o vin une lenghe minoritarie ricognossude dal Stât. Ma parcè a Triest a otegnin dut chel che al rivuarde i lôr interès, e nô furlans o restìn tal complet cidinôr. Ma te Zonte Regjonâl, i furlans sono in minorance come numar di elets? No mi pâr! (podìno clamâju rapresentants dal popul furlan ?), no crôt.

Duncje, cumò o spieti la prossime zonte regjonâl, no mi interesse il colôr politic, tant o ai za viodût che sedi di drete che di çampe, no àn mai sintût il probleme. Jo o speri che i gnûfs elets a vedin plui a cûr i problemis pal popul che ju à elets, e come che o vevi za dite, chest Teatri Stabil al nas ancje par une valorizazion e par dâi plui dignitât ae nestre leghe.

Prime di finî us disarai une curte poesie di Garcia Lorca, par fâus capî la impuartance de lenghe par un popul, parcè o vês di capî, par chei che no lu san, che nô o sin un popul parcè che o vin la nestre lenghe e se la pierdìn no sarìn plui un popul.

LA LENGHE Garcia Lorca

Graciis de vuestre atenzion e pazience, e che i components di chescj grups di lavôr a cjapin a cûr cheste me richieste, ma soredut i politics che o larìn a elei. Un mandi di cûr a ducj voaltris.
        

Bepi Agostinis



Udin, 1° di Dicembar dal 2017”
 
...........
 
Un gracie a Bepi Agostinis pe sô costance in cheste lungje bataie ancjemò no vinçude e par vênus mandât il test del so intervent che o publichin cun grant plasê.
 
 
La Redazion dal blog