sabato 30 gennaio 2016

LEGGE ELETTORALE "ITALICUM": DEPOSITATI I RICORSI ANTI-ITALICUM IN "TUTTI" I TRIBUNALI SEDI DI DISTRETTO DI CORTE D'APPELLO D'ITALIA


 
 

LEGGE ELETTORALE 

"ITALICUM"
 
 
Depositati i ricorsi anti-Italicum in TUTTI i Tribunali sedi di distretto di Corte d'Appello d'Italia. Inclusa la Corte con sede a Trieste. 
 
 
21 dicembre 2015


Dal blog del

Senatore Felice Besostri



COMUNICATO STAMPA

 

 
(…) i ricorsi anti Italicum sono stati depositati in tutti i Tribunali sedi di distretto di Corte d’Appello d’Italia. E’ un fatto storico mai accaduto prima. La legge elettorale varata da pochi mesi è, al pari di quella precedente, incostituzionale. Gli elettori italiani non potranno esercitare il proprio diritto di voto secondo le modalità previste dalla Costituzione in modo uguale, libero e diretto come sancito dalla famosa sentenza della Corte Costituzionale nr. 1/2014.”

“Il ricorso – precisa l’Avv. Enrico Colazzo – tende ad impedire che con una legge illegittima costituzionalmente si consenta che una minoranza, anche di entità minima, uscita vincente nel turno di ballottaggio, sia poi posta in grado – con l’attribuzione ad essa di 340 deputati – di controllare da sola il procedimento legislativo e finanche di modificare da sola la Costituzione e di eleggere gli organi di garanzia, dal presidente della Repubblica ai giudici della Corte costituzionale. Nemmeno durante il fascismo si è giunti a tanto.”
 
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PERCHE' L'ITALICUM
E' INCOSTITUZIONALE:

http://comitat-friul.blogspot.it/2015/12/perche-litalicum-e-incostituzionale.html

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PERCHE' L'ITALICUM DISCRIMINA
LA MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA:

http://comitat-friul.blogspot.it/2015/04/litalicum-discrimina-la-minoranza.html
 

mercoledì 27 gennaio 2016

"AUTONOMIA SPECIALE REGIONALE. DOVE ANDREMO?" - COMUNICATO STAMPA


Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl
Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli


COMUNICATO STAMPA


Autonomia speciale regionale:
 
dove andremo?


Facendo il punto:

La tutela della minoranza linguistica friulana, 600 mila cittadini della nostra regione, assieme alle altre due minoranze linguistiche regionali (sloveni e germanofoni) è l'unico motivo di specialità delle regione F-VG ma riceve un cifra infinitesima del bilancio regionale: solo lo 0,02%! E' appena il caso di far rilevare che in tutte le altre regioni europee con minoranze linguistiche riconosciute il dato è ben diverso e genera un indotto economico rilevante;

La riforma regionale degli enti locali (L.r. 26/2014 Serracchiani/Panontin) imposta dall'alto dall'attuale Giunta Regionale è contro il Friuli che ora è privo di una qualsiasi rappresentanza istituzionale: ora abbiamo 18 provincette al posto delle precedenti 4 Province. "Provincette" che oltre tutto svuotano i Comuni dei loro poteri comunali trasformando i sindaci in funzionari con la sola competenza di celebrare i matrimoni mentre Trieste (“destinataria di una quantità di denaro inimmaginabile” fino a poco tempo fa col Fondo Trieste, come ha detto la Prefetto Garuffi) avrà anche un Senatore a tutelarla, mentre la sua UTI è esattamente identica alla vecchia provincia.

La legge regionale 26/2014 è una riforma degli enti locali decisamente peggiore della legge statale (L. 56/2014 – Delrio) e introduce nella riforma regionale pesanti elementi di incostituzionalità nel momento in cui viola l'art. 5 della Costituzione italiana (principio autonomistico) e non tiene conto della sentenza nr. 50/2015 della Corte Costituzionale in cui viene affermato che le Unioni di Comuni “non sono enti locali” ma solamente associazioni comunali, ossia sono una “emanazione” dei Comuni stessi. Ai sensi di questa legge regionale i Comuni friulani non possano scegliere quale forma di associazionismo comunale adottare e se al Consiglio comunale non va bene così... arriva il commissario scelto dalla regione! Al contrario la legge statale Delrio lascia ai Comuni (con max 5.000 abitanti o 3.000 abitanti se comune montano, perchè i Comuni con un numero superiore di abitanti non hanno alcun obbligo di associarsi) il diritto di scegliere tra il costituire una Unione di Comuni o il costituire una Convenzione con i Comuni limitrofi! Facciamo notare che quest'ultima forma di associazionismo comunale creata "dal basso" dai Comuni risulta essere già molto diffusa in regione e sufficiente a produrre risparmi ed economie di scala;

La riforma regionale della sanità risulta essere deleteria per le tre Province friulane di Pordenone, Udine e Gorizia che si vedono destinatarie di tagli in base a parametri numerici che hanno come fine reale la riduzione delle prestazioni sanitarie a livelli standard più bassi;

La riforma della Cultura pare premiare soprattutto gli enti e associazioni culturali che hanno caratteristiche tipicamente triestine, ossia avere una struttura organizzativa con dipendenti fissi (la struttura più diffusa in Friuli con operatori volontari viene invece penalizzata).

Quindi qualcosa non torna poichè pur disponendo di maggiori entrate grazie all'autonomia speciale vediamo sacrificati:

- i livelli di democrazia con la legge riforma enti locali Panontin/Serracchiani

- i livelli di assistenza sanitaria ormai non più ai vertici nazionali

- i finanziamenti alla Cultura del Friuli, grazie ai regolamenti e scelte del triestino Torrenti.

Intanto prosegue l'ondata dei fallimenti ed anche nel 2015 il Friuli - Venezia Giulia "svetta" con +19,1% nel 2015 rispetto al 2014 ( dato regionale, ma riferibile per la gran parte a UD e PN).

Per il Friuli l'unico vantaggio della autonomia speciale – a questo punto - sarebbero i decimi in più di versamenti fiscali regionali che la regione si trattiene ma c'è da chiedersi come siano ripartiti! Sembrerebbe prevalentemente a Trieste considerato l'entità di fondi che la Regione destina a questa città, in analogia con le scelte relative alle riforme (UTI e città metropolitana) che sembrano tagliate su misura per la “capitale”.

Sembra di poter dire che oggi le scelte centraliste della regione F-VG siano più dannose per il Friuli di quanto farebbero le leggi nazionali! E' troppo ricordare che il senatore Tiziano Tessitori nel 1946/47 richiese l'autonomia speciale della nostra regione per il Friuli e non “contro” il Friuli?

Ma, soprattutto, visto che molti friulani e varie forze politiche si stanno rendendo conto del malessere del Friuli, è al Friuli che dovrebbero essere date risposte politiche e quindi ci domandiamo a cosa potrebbe servire rilanciare il movimento autonomista pensando di operare solo per la “difesa dell'autonomia speciale del Friuliveneziagiulia” e non soprattutto per una vera autonomia del Friuli?


Il presidente

dott. Paolo Fontanelli

26 gennaio 2016

 

domenica 24 gennaio 2016

"LE UTI? IL TRIONFO DELLA BUROCRAZIA" - Una intervista all'economista FULVIO MATTIONI pubblicata sul settimanale IL FRIULI


 
LE UTI?
 
"IL TRIONFO
 
DELLA BUROCRAZIA"

 

Una intervista

 
all'economista Fulvio Mattioni
pubblicata sul settimanale

IL FRIULI
Venerdì 18 dicembre 2015


La riforma delle Uti? "Da cambiare a stretto giro di posta, anche se uscisse indenne dai ricorsi al Tar”. E' impietosa l'analisi dell'economista Fulvio Mattioni sulla rivisitazione degli enti locali (...)
(…) Insomma, questa riforma, che andrebbe cambiata ancora prima di vedere la luce, è fatta per i burocrati e non per i cittadini e le imprese. E che questo sia un 'flop' della politica lo dimostra anche il fatto che a decidere di quello che accadrà in futuro sarà il tribunale, al quale tanti primi cittadini hanno fatto ricorso, e non i nostri rappresentanti”.
 
Dal sito internet della CISL-Udine
 


 

LE UTI? IL TRIONFO DELLA BUROCRAZIA

  
La riforma delle Uti? "Da cambiare a stretto giro di posta, anche se uscisse indenne dai ricorsi al Tar”. E' impietosa l'analisi dell'economista Fulvio Mattioni sulla rivisitazione degli enti locali, che prevede appunto la costituzione delle Uti a fronte dell'abolizione delle quattro Province del Fvg: "doveva migliorare servizi e riequilibrare i territori, ma l'unica a vincere è stata la burocrazia".
 
SPINTA DELLA CRISI. "Tale riforma - ragiona Mattioni - è venuta alla luce, dopo le 'sperimentazioni' passate sulla spinta della necessità di rispondere alla crisi della finanza pubblica. Insomma, era emerso il problema vero di spendere di meno. Tuttavia, per ottenere questo scopo, era indispensabile mettere mano al sistema composto dalla Regione e dalle sue società 'in house' da una parte e degli enti locali dall'altra. Due gli obiettivi: tagliare gli sprechi e migliorare i servizi pubblici. Vista la situazione, insomma, era indispensabile far pagare meno questi ultimi ai cittadini, il che equivale a dare loro più risorse”.

DECENTRAMENTO NECESSARIO. "Visto che - continua l'economista - gli sprechi erano imputabili soprattutto alla Regione (in caso contrario, non sarebbe servita alcuna riforma e sarebbe bastato lasciare che i Comuni razionalizzassero la propria spesa mettendosi assieme su base volontaria), si sarebbe dovuto cominciare da li. E l'unico modo di riformarla sarebbe stato quello di decentrare alcune funzioni (penso al collocamento, alle energie alternative, trasporto pubblico agricoltura, foreste e turismo) e su questa base disegnare i confini delle Unioni territoriali. All'amministrazione regionale sarebbero dovuti rimanere, salvo settori come quello dei rifiuti, dei porti, delle ferrovie, i compiti d'indirizzo e di monitoraggio. In particolare, si sarebbe dovuto puntare su una gestione più manageriale dei servizi pubblici e del welfare”.

 CAMMINO INVERSO. Invece, per Mattioni, si è fatto il cammino inverso, partendo proprio dal 'pezzo' del sistema che meno aveva bisogno di essere rivisitato: "da una parte, i Comuni avevano già preso la strada della gestione manageriale dei servizi, mentre la Regione è sempre stata caratterizzata da un modo di fare burocratico. Dall'altra, i municipi erano già entrati nell'ottica del risparmio: i trasferimenti da parte della Regione sono diminuiti, nel corso degli anni, del 30 per cento. Insomma, si è intervenuti proprio su quella parte del sistema che già era ridotta all'osso. Senza contare che, invece di tener presenti le esperienze già maturate in passato sul nostro territorio, è stata 'importata' l'impostazione Del Rio, che parte già vecchia e non ha alle spalle alcuna sperimentazione. Vista la nostra competenza primaria in materia di enti locali, si sarebbe potuto 'partorire' qualcosa di meglio”.
Un altro tema è quello del riequilibrio territoriale, "che è contenuto - ricorda Mattioni - anche nel nostro Statuto regionale. Si tratta di un obiettivo importante: è ciò che garantisce che a tutti i cittadini siano dati gli stessi servizi e allo stesso costo. Invece di creare un 'colosso', ovvero l'Uti triestina i cui confini ricalcano quelli dell'ormai ex Provincia, e 17 'nanetti', si sarebbero dovute creare almeno altre due aree urbane di grandi dimensioni (Udine e Pordenone) e, accanto a queste, altri pochi enti leggermente più piccoli. Invece, ci troviamo davanti al Golia triestino, che per le sue dimensioni rischia di attirare la gran parte degli investimenti, e di 17 Davide che avranno difficoltà a garantire tutti i servizi necessari ai propri cittadini”.

 FLOP DELLA POLITICA. Chi ci guadagna da tutto questo pare essere solamente la burocrazia. "Già in passato - conclude Mattioni - il comparto unico, costato 470 milioni, aveva reso meno elastici ed efficienti i municipi (tolto il collocamento passato alle Province per una norma nazionale, la mobilità dei dipendenti pubblici ha riguardato ben 16 persone). Ora i sindaci, gli unici che il cittadino può 'tirare per la giacchetta' in caso di disservizi e non coinvolti nella stesura del testo, si trovano ad aver a che fare con un livello burocratico in più.

Insomma, questa riforma, che andrebbe cambiata ancora prima di vedere la luce, è fatta per i burocrati e non per i cittadini e le imprese. E che questo sia un 'flop' della politica lo dimostra anche il fatto che a decidere di quello che accadrà in futuro sarà il tribunale, al quale tanti primi cittadini hanno fatto ricorso, e non i nostri rappresentanti”.   

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mercoledì 20 gennaio 2016

REGIONE: IL RUOLO DEI SINDACI E' SOLO QUELLO DI CELEBRARE MATRIMONI E DECIDERE LE FERIE DEL PERSONALE?



REGIONE


IL RUOLO DEI SINDACI

E' SOLO QUELLO

DI CELEBRARE MATRIMONI

E DECIDERE

LE FERIE DEL PERSONALE?


PER L'ASSESSORE PANONTIN

PARE PROPRIO DI SI'....



Dal quotidiano IL MESSAGGERO VENETO (Ud) – 19 gennaio 2016 – articolo a firma di Maura Delle Case

Personale, aut aut di Anci e sindacati: «La riforma del Comparto non va»


UDINE - 19 gennaio 2016

«Ai sindaci tra poco non resterà che celebrare matrimoni».
Forza la mano Mafalda Ferletti, segretaria generale della funzione pubblica di Cgil, per denunciare l’effetto del combinato disposto di due riforme della giunta Serracchiani.

Distinte ma legate a doppio filo. Quella degli enti locali, già in vigore, e quella del Comparto unico la cui bozza è stata oggetto ieri mattina di un incontro tra l’assessore regionale Paolo Panontin, le parti sociali e datoriali.

«L’effetto del combinato disposto – dichiara Ferletti – è quello di azzerare il ruolo dei sindaci. (…).

Non ne usa  (ironia n.d.r.) invece il presidente di Anci Fvg, Mario Pezzetta, che di fronte alla bozza del ddl punta i piedi.

«La riforma del Comparto unico così com’è stata concepita toglie ai Comuni il fondamentale ruolo di datori di lavoro», afferma Pezzetta che a Panontin dà l’aut aut: «Condizione sine qua non perché Anci si sieda al tavolo per discutere la legge è che la Regione si prenda l’impegno di correggere questa criticità fondamentale, che – denuncia l’ex sindaco di Tavagnacco – esautora i Comuni del loro ruolo datoriale». (...)


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO



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PRO-MEMORIA

PER L'ASSESSORE PANONTIN
E LA PRESIDENTE SERRACCHIANI

ART. 5 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA:

PRINCIPIO AUTONOMISTICO


Dal Blog
"Impariamo la Costituzione"


 "L’articolo 5 introduce, in via di principio, la garanzia di un’ampia libertà conferita alle diverse collettività territoriali nel perseguimento e nella gestione di interessi locali, mediante il riconoscimento di una posizione di autonomia in favore dei rispettivi enti esponenziali. Con l’articolo 5 il principio autonomistico da modello organizzativo è elevato a principio fondamentale dell’ORDINAMENTO COSTITUZIONALE."


domenica 17 gennaio 2016

UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI - IL FALLIMENTO POLITICO DI SERRACCHIANI-PANONTIN?


REGIONE

RIFORMA ENTI LOCALI

UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI


IL FALLIMENTO POLITICO

DI
 
SERRACCHIANI-PANONTIN?

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Dal quotidiano


IL GAZZETTINO (Ud)

Giovedì 14 gennaio 2016 – pag. 8


IL PRESIDENTE DELL'ANCI FVG

Pezzetta:

"No alle imposizioni,
sì a piani strategici attuabili"



Trieste - “Niente imposizioni, per carità, le aggregazioni dei Comuni devono essere volontarie e del resto la stessa ANCI nazionale, ha chiesto al Governo di modificare le legge Delrio, rimuovendo l'obbligo di aggregazione per i Comuni sotto i 5mila abitanti”.(...)

In ogni caso “il sindaco e gli altri organi democratici dei Comuni devono poter continuare a decidere il futuro della propria comunità, la rappresentanza democratica non può in alcun caso essere ridotta o annullata” (…) (MB)


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COMMENTO


Era ovvio e prevedibile che con l'arroganza politica e l'imposizione dall'alto priva di rispetto della democrazia e della autonomia costituzionale di cui godono i Comuni (art. 5 e 114 della Costituzione italiana), non si sarebbe giunti ad alcun esito positivo della riforma degli enti locali.....

 
Le Unioni Territoriali Intercomunali (Unioni di Comuni), come da sentenza della Corte Costituzionale nr. 50/2015, non sono nuovi enti locali (e dunque non sono "un ente locale di area vasta"!), ma solamente una "associazione tra Comuni" emanazione dei Comuni stessi. Non hanno dunque compiti di sviluppo di area vasta  ma svolgono solo funzioni comunali in forma associata.
    
http://comitat-friul.blogspot.it/2015/12/regione-uti-la-costituzione-italiana.html

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Secondo la Corte  Costituzionale (sentenza nr. 50/2015):
 

« 6.2.1.
 
–
 
Non è ravvisabile, in primo luogo, la dedotta violazione della competenza regionale con riguardo alle introdotte nuove disposizioni disciplinatrici delle Unioni di Comuni.

Tali Unioni − risolvendosi in forme istituzionali di associazione tra Comuni per l’esercizio congiunto di funzioni o servizi di loro competenza e non costituendo, perciò, al di là dell’impropria definizione sub comma 4 dell’art. 1,  un ente territoriale ulteriore e diverso rispetto all’ente Comune (...)

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  LA REDAZIONE DEL BLOG
 
 
 

giovedì 14 gennaio 2016

Un gnûf libri - MEMORIIS DI POLITICHE LINGUISTICHE - Presentazion a Udin, palaç de Province, MARTAS 19 DI ZENÂR

 
 
UN LIBRI DI NO PIERDI!!!
 
 

Immagine concessa dall'autore del saggio, Adrian Cescje,
che ringraziamo.
 
 

Cul bon acet de Province di Udine che e ospite, daspò dal salût dal president de Province Pietro Fontanini e di chel dal president de Arlef Lorenzo Fabbro

 
SI PRESENTE

"MEMORIIS
DI POLITICHE LINGUISTICHE"

di Adrian Cescje

(Cjase editore KAPPAVU)
 
 
 
MARTARS 19 DI ZENÂR
aes  h. 17.00
 
in SALE DAL CONSEI PROVINCIÂL
 
Palaç Belgrado 
 
Plaçe Patriarcjât in UDIN 
 
 
A partecipin ae presentazion, parie cul Autôr
 
Marco De Agostini
Silvana Fachin Schiavi
Sergio Salvi
Alessandra Kersevan
 
 
 .........................
 
 

(...) Al è un memoreâ e un cusî sbrendui di scrituris sepulidis sot des tantis cjartis che, come tes stratificazions gjeologjichis dai crets des nestris montagnis, mi contin di etis passadis de mê vite. In chestis Memoriis o ripuarti bocons di diari e di riflessions che tai agns o vevi metudis jù, massime in ocasion di events che o sintivi impuartants e che o fasevi in forme discontinue, no sistematiche. Cumò, la Memorie lis da dongje intune prospetive unitarie, compagn che lis fueis de Sierade, che a colin sì jù dai ramaçs sparniçadis, a câs, ma che il lunc viâl là che si poin ur da prospetive, strenzintsi viers il pont di fughe (...)  
 

Che lis identitâts si comunichedin, e je une biele robe. Che al sedi une biele robe ancje che a sparedin la plui part, chês che no son funzionâls intun mont di funzionalitât marcantîl gjeneralizade, no je mai stade par me une biele robe. No si vuadagne nuie e si piert une vore. E si ofint la civiltât.

 
A imparâ une altre lenghe si vuadagne, a capîndi la identitât culturâl storiche si vuadagne, ma a pierdi la proprie, chê che nus lee ae nestre identitât storiche, si piert e vonde.
 
Chel che si vuadagne al è in gjenar la ignorance di se, des lidrîs propriis, e une disponibilitât acritiche a ogni conformisim culturâl di importazion. La civiltât umanistiche e da valôr aes espressions umanis, e met il lôr significât intune proiezion universâl, ma lis vûl te concretece storiche che a son nassudis, chê che e je identitât. Se a son autentichis, a àn di vignî di une identitât profonde, no de omologazion funzionâl. Cun chestis ideis o soi partît che a son cuasi cincuante agns prin, de fin dai agns 60, par une bataie umanistiche e dal dirit, pe mê Tiere, pe mê int, par dut ce che o ai amât, par mê fie, par me.

 
Cumò, a mi, mi reste la memorie di ce che o ai fat.
 
 
Adrian Cescje

 
.....................
 
Compliments a Adrian Cescje par chest gnûf libri une vore impuartant e ae Cjase editore KappaVu pal so grant e preziôs lavôr editoriâl a pro de tutele de lenghe furlane che di agns e puarte indenant.
 
La Redazion dal Blog  


martedì 12 gennaio 2016

Riforma sanitaria - Le grandi strutture sono a rischio quanto le piccole....


 
 
Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl
Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli

Udine

COMUNICATO STAMPA

Un pezzo alla volta


Togli un pediatra qui, una maternità là, un pezzo alla volta la sanità regionale perde pezzi nel nome della sicurezza e del risparmio e tuttavia, come scrive l'ex consigliere regionale Giorgio Matassi “444 parti in piena salute presso l'ospedale di Latisana dimostrano che è stato reso un servizio fondamentale ai cittadini che gravitano sul territorio di riferimento dell'ospedale. Dimostrano che non è vero che sotto 500 o addirittura 1000 parti il servizio reso è a rischio. Anzi le sfortunate circostanze dei decessi di madri e neonati avvenuti nei grandi ospedali italiani dimostrano che le grandi strutture sono a rischio come potenzialmente lo sono le piccole e che la diagnosi e la cura di problematiche complesse devono essere affrontate mettendo in rete le competenze migliori per una buona diagnosi e prevenzione di eventi particolari dedicando il tempo necessario ad ogni paziente, ciò che manca nel grande ospedale sovraffollato e disumanizzato ciò che invece c'è nel piccolo ospedale appartenente alla rete di emergenza della regione FVG.”

Da Lignano si dovranno fare 50 km per andare a partorire, traffico permettendo! Forse si può pensare di spostare parte delle nascite da Udine a Palmanova, decongestionando il S. Maria, e ottimizzando Latisana nel suo ruolo per la Bassa e per l'area turistica di Lignano e Bibione. Forse si può pensare che bisogna semplificare la vita alle donne che decidono di mettere al mondo un figlio, anziché rendere i servizi sanitari sempre più lontani in termini di km e di rapporti sociali.

Alla politica non interessa il problema della crisi demografica in atto in regione? O forse dobbiamo dire alle puerpere che possono sempre chiamare l'elicottero per andare a Trieste, dove i tagli previsti vengono procrastinati sine die?
 
Qualcosa non va nella sanità regionale ed a farne le spese, come in tutte le "razionalizzazioni" è soprattutto il territorio friulano, da Maniago a Gemona, fino a Gorizia, mentre la sanità regionale scivola sempre più in giù nelle classifiche nazionali.
 
 
Comitato per l'autonomia
 
e il rilancio del Friuli

Il Presidente

Dott. Paolo Fontanelli

Udine, 8 gennaio 2016

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NOTA BENE – La denuncia politica e le opinioni dell'ex consigliere regionale Giorgio Matassi riportate nel Comunicato stampa, risultano essere state “CONDIVISE” dall'ex Assessore regionale Gianfranco Moretton ( Messaggero Veneto 8 gennaio 2016 pagina 39)
 
Dal Blog di Gianfranco Moretton:
 
 
 
 

venerdì 8 gennaio 2016

IL RUOLO DI UDINE - COMUNICATO STAMPA

 
 
Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl
Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli
                                    
 
Comunicato stampa  
 
31 dicembre 2015


Il ruolo di Udine

 

Con la cancellazione delle Provincie e l'istituzione delle UTI, in attesa delle sentenze che sembrano l'unica via per opporsi allo spezzatino del Friuli, l'unica certezza è che con questa riforma tutto il potere politico e burocratico starà nella città giuliana, lontana e impegnata con i suoi problemi portuali, della Ferriera e quant'altro, così diversi da quelli del Friuli che è sempre più alle prese con la propria crisi demografica, della piccola industria, dell'edilizia e del commercio.
 
Con le UTI è stato aperto un percorso di riforme controverso, mettendo in discussione e modificando equilibri territoriali e politici e ci è sembrato necessario che, come conseguenza, ci fosse anche quello di mettere in discussione la collocazione della capitale della Regione con un nuovo patto tra territori, che non riproponga l'egemonia di una città sulle altre, come accade oggi con Trieste, ma che riconosca autonomie e identità.
 
Vogliamo ribadire che, di fronte allo spezzatino che è stato fatto del Friuli e delle sue forme di rappresentanza politica, ovvero le tre Provincie di Gorizia, Pordenone e Udine serve un riequilibrio politico nei confronti del Friuli collocandovi la capitale regionale.
 
Vi sono certamente posizioni diverse ma prima o poi, anche quei territori storicamente friulani, ma che oggi si sentono più veneti o giuliani, si renderanno conto che avere una capitale regionale più “a portata di mano” sarebbe non solo funzionale e più corretto dal punto di vista politico e storico, ma anche permetterebbe risparmi, per le istituzioni e per i cittadini che, forse, sentirebbero più vicina l'istituzione regionale.  
 
Portare la capitale regionale a Udine, sulla base di un patto tra i territori che oggi si vedono privati delle loro provincie rappresenta il passo necessario per evitare squilibri e future ingiustizie, mentre è appena il caso di ricordare che per Trieste nulla cambierà, visto che la nuova entità di area vasta coinciderà esattamente con l'attuale territorio provinciale.
 
E se anche la politica non volesse vedere la necessità di un tale cambiamento è comunque innegabile che Udine dovrà comunque svolgere un ruolo di rappresentanza del Friuli non altrimenti surrogabile e che il suo sindaco, volente o “obtorto collo”, dovrà ricordarsi sempre che parlerà e dovrà agire non solo nell'interesse della città di cui potrà aver calpestato più o meno a lungo i marciapiedi, ma dell'intero Friuli.
 
 
per il
Comitato per l'Autonomia
e il Rilancio del Friuli
 
il presidente
dott. Paolo Fontanelli
 
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Il Comunicato stampa è stato pubblicato sul settimanale dell'Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, giovedì 14 gennaio 2016


mercoledì 6 gennaio 2016

"FUSIONI COMUNI: SERVONO PROPRIO?" - L'OPINIONE DI UN SINDACO


Riforma regionale
Enti Locali
L.r. 26/2014

FUSIONI COMUNI
Servono proprio?
 
   
E la storia e l'identità dei territori? Valori fondamentali che non possono essere dimenticati dal legislatore o inutile "paccotaglia"?

La Storia e  la  Identità di una  Comunità  possono  essere svendute per far quadrare i conti di un Bilancio Comunale ampiamente taglieggiato dal Governo centrale (oggi Matteo Renzi, ma ieri tutti i Presidenti del Consiglio da Monti in poi)?

E poi perché il Governo centrale (Roma) sistematicamente toglie fondi e risorse sempre e solo agli Enti locali nel mentre sono nello Stato gli sprechi maggiori?      

E le “CONVENZIONI” previste - in alternativa alle unioni dei comuni e alle fusioni - dalla legge statale di riforma enti locali? Non sono forse un'ottima soluzione per risolvere i problemi dei Comuni senza cancellarne l'identità e la storia e nel rispetto dell'art. 5 della Costituzione italiana (principio autonomistico)?



LA REDAZIONE DEL BLOG

 
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L'OPINIONE DI UN SINDACO

 

Da il quotidiano

IL MESSAGGERO VENETO (Ud)

lunedì 4 gennaio 2014, pag. 22


Comune di Treppo Grande

Celotti: ecco la nostra soluzione
per mantenere l'identità

"C'è una differenza sostanziale tra la necessità di fusione e la volontà di fusione. E io credo che a Treppo Grande non esistano nessuna delle due, perchè il paese che rappresento ha una forte identità, sia comunale che frazionale".
Così la pensa il sindaco Manuela Celotti, secondo la quale sarebbe un grave errore dunque vedere nella fusione l'unica soluzione ai problemi che il Comune di Treppo Grande condivide con moltissimi altri enti locali, piccoli, medi o grandi che siano."A me sembra – prosegue – che l'ansia di trovare soluzioni semplici e immediate a problemi complessi favorisca ragionamenti superficiali, rischiando di sacrificare l'identità, la storia e la rappresentanza del nostro Comune".

I due grandi problemi che affliggono i Comuni medi e piccoli sono il ridotto numero di dipendenti e l'aumento generalizzato del carico burocratico.
 
"Per il primo problema – dice Celotti – la soluzione è la gestione associata di alcuni servizi ( e i Comuni lo fanno da anni ), mentre per il secondo “basterebbe” mettere in atto la tanto nominata semplificazione.
Lo dico quindi in modo chiaro, come ho già fatto durante l'ultimo consiglio: la mia amministrazione è favorevole a percorrere la strada della collaborazione fra enti, che ci ha portati, nell'attesa di capire cosa avverrà rispetto all'UTI collinare, ad approvare le convenzioni per la gestione associata di alcuni servizi; non è invece favorevole a rincorrere progetti di fusione che non sarebbero comunque risolutivi, soprattutto all'interno dello scenario di una riforma degli enti locali che punta su uno sviluppo di area vasta.
Quando un Comune, per piccolo che sia, esprime una vitalità politica e amministrativa, e ricordo che alle ultime elezioni a Treppo Grande abbiamo visto ben 3 candidati sindaci e 6 liste a sostegno, e quando può contare su un tessuto comunitario vitale, quale è il nostro, allora chi lo amministra ha il dovere di cercare soluzioni che risolvano i problemi “logistici” del paese tutelandone identità e storia."  

"Così - conclude Celotti -, se  l'amministrazione  precedente vedeva  nella fusione  l'unica  soluzione  possibile, l'attuale amministrazione  comunale ha  trovato  soluzioni diverse. Per garantire la sostenibilità amministrativa, chiusa l'esperienza dell'Unione, abbiamo stipulato semplici convenzioni con il Comune di Buja, con il quale collaboriamo in modo reciprocamente rispettoso."

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