mercoledì 11 luglio 2012

DEGASSIFICATORI, ELETTRODOTTI, CENTRALE DI SOMPLAGO: BASTA RICATTI OCCUPAZIONALI !



Degassificatori,

 elettrodotti,

la centrale a pompaggio
sul lago di Cavazzo



BASTA RICATTI

OCCUPAZIONALI !


·        Terna spa ha accentuato la sua morsa coloniale sul Friuli;
·       il presidente Tondo ha dichiarato “vogliamo fare il rigassificatore a terra e realizzare due elettrodotti, verso Somplago e verso il Friuli centrale, anche a costo di giocarci una parte del consenso”;
·        l’ABS ha calato un pesante ricatto occupazionale minacciando di andarsene in Serbia;
·         il triestino segretario regionale della CGIL, Belci, ha fatto da battistrada per far complicemente passare il ricatto di ABS, dimenticando di lavorare al Sindacato e non in Confindustria e che la linea filopadronale sua, dei Moretton e dei Sonego ha portato alla sconfitta la sua parte politica nelle regionali; (…)

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO



Comunicato stampa


       Recentemente si è assistito ad una intensificazione di prese di posizione sulle infrastrutture energetiche nella nostra regione

 Infatti:
·          Terna spa ha accentuato la sua morsa coloniale sul Friuli;
·          il presidente Tondo ha dichiarato “vogliamo fare il rigassificatore a terra e realizzare due elettrodotti, verso Somplago e verso il Friuli centrale, anche a costo di giocarci una parte del consenso”;
·          l’ABS ha calato un pesante ricatto occupazionale minacciando di andarsene in Serbia;
·          il triestino segretario regionale della CGIL, Belci, ha fatto da battistrada per far complicemente passare il ricatto di ABS, dimenticando di lavorare al Sindacato e non in Confindustria e che la linea filopadronale sua, dei Moretton e dei Sonego ha portato alla sconfitta la sua parte politica nelle regionali;
·         mentre il neosegretario della Lega Piasente chiede l’interramento dell’elettrodotto Redipuglia-Udine, l’assessore regionale Seganti, leghista triestina, sostiene invece il progetto aereo e promette soldi  pubblici ad ABS;
·          persino il riservato ing. Benedetti, presidente della Danieli spa, incassata la variante aerea dell’elettrodotto Redipuglia-Udine, in una dichiarazione a Il Sole 24 Ore apre il caso delle linee elettriche che dall’Austria servono il Nord del Friuli. Il pensiero corre naturalmente al megaelettrodotto privato Wurmlach-Somplago attraverso la Carnia avversato da Comuni e popolazione.  Popolazione già esacerbata da una politica predatoria sempre più aggressiva, sorda e ottusa, che sta portando alla chiusura di servizi essenziali e del tribunale di Tolmezzo, che rende la situazione ogni giorno più esplosiva.

Ebbene, a tutti questi signori, smemorati, è il caso di ricordare alcuni fatti.


L’approvigionamento elettrico del Nord del Friuli.
Dovrebbero sapere che poco distanti dalla zona industriale di Osoppo, oltre a una miriade di piccole centrali idroelettriche, sono in funzione quelle grandi di Ampezzo e di Somplago, costruite dalla SADE negli anni ’50 succhiando indiscriminatamente tutte le acque della Carnia centro-occidentale, lasciando desertificati 80 km.di alvei, mentre la corrente elettrica prodotta è portata lontano da noi. Acque nostre, kilowatt e soldi loro!

La privatizzazione delle centrali.
Dov’erano i nostri industriali, i sindacalisti alla Belci, i nostri banchieri, la nostra Regione, i nostri rappresentanti istituzionali quando lo Stato pose in vendita queste due centrali e non solo queste? Assenti! Privi di una visione strategica! Avrebbero potuto e dovuto comprarle ed invece  hanno lasciato che  finissero, attraverso Edipower spa, nelle mani di potentati foresti i quali ora si comportano da colonialisti sul nostro territorio, grazie alla complicità delle stesse Istituzioni. Se le avessero comprate allora, oggi non avrebbero bisogno, ammesso che di bisogno si tratti e non di speculazione, di giganteschi elettrodotti scaricandone i costi sociali, ambientali e sanitari sulla popolazione e sul territorio, con la pretesa di realizzarli aerei per risparmiare sui loro costi anziché interrati, come già si fa nei paesi civili e richiesto dai Comuni, dalle popolazioni e non solo dagli ambientalisti.

L’esempio del Trentino Alto Adige.
Tutti questi signori della nostra Regione Autonoma a Statuto Speciale non hanno avuto neppure il buon senso di copiare quello che nel settore energetico è stato realizzato dalle Province, pure Autonome, di Trento e di Bolzano, le quali  sono titolari di società elettriche, Dolomiti Energia e Sel ripettivamente, i cui azionisti sono prevalentemente enti pubblici nella prima e soltanto pubblici nella seconda.    
   Esse possono garantire in tal modo una politica energetica autonoma a vantaggio di tutti gli utenti. Hanno così attuato il principio “padroni a casa nostra”, dimenticato dai leghisti nostrani alla Fontanini,  proni agli interessi della padana multiservizi A2A proprietaria della centrale di Monfalcone e, attraverso Edipower, della gran parte dell’idroelettrico nella nostra regione. Principio dimenticato anche dagli esponenti del centrosinistra, anche anch’essi pronti ad allinearsi agli interessi della “amica” multiservizi torinese-genovese-emiliana IREN.

Cui prodest?
Tutti questi signori hanno la pretesa di realizzare degassificatori, elettrodotti, la centrale a pompaggio sul lago di Cavazzo, disseminano di centraline gli ultimi rii rimasti desertificandoli, tutto in assenza di un piano energetico regionale. Vien da pensare al pericolo che si correrà di restare fulminati da una scossa alzando un dito in aria se si dovessero realizzare tutte queste infrastrutture energetiche!

      Inoltre, vogliono realizzare tutto questo nonostante, secondo dati Terna, nel 2010 l’energia qui prodotta superi la richiesta, le centrali termoelettriche di Toviscosa e di Monfalcone funzionino di gran lunga al di sotto del loro potenziale, mentre il pompaggio sul lago di Cavazzo, di cui provocherà la morte, assorbendo dalla rete più energia di quanta ne produca, serve ai padroni foresti di Edipower, con la complicità dei “sorestanz” locali, a produrre non più energia bensì più soldi grazie trucchetto delle sovvenzioni pubbliche pagate in bolletta dagli utenti. Un’assurdità dal momento che nella centrale di Somplago è possibile produrre più energia senza il pompaggio.

     La privatizzazione del settore elettrico ne ha fatto un’ampia prateria per il business speculativo in cui a guadagnare sono i produttori e a perderci le utenze civili.

Gli industriali ricattano i lavoratori minacciando di delocalizzare sapendo che mamma Regione, indipendentemente dal suo colore politico, ben intende ciò che essi in realtà vogliono: più che la corrente elettrica, il solito flusso di soldi pubblici, che hanno sempre ricevuti e… tanti.  Soldi che, a sentir loro, si devono ricavare tagliando sempre più profondamente nella carne viva della gente.

     Non sarebbe ora che tali finanziamenti pubblici, qualora giustificati da vere analisi costi-benefici, fossero erogati alla ferma condizione della loro restituzione in caso di delocalizzazione della produzione?

Altro che ricatti!

Altro che Belci!

     10 luglio 2012


Comitato per  la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento. Tolmezzo

Comitato “Per altre Strade”. Val Tagliamento

Comitato per la difesa e lo sviluppo del lago. Val del Lago

Comitato Acqualibera. Paluzza – Val del But

     Legambiente. Circolo della Carnia-Canal del Ferro-Valcanale

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I COLORI E IL GRASSETTO SONO
DELLA REDAZIONE DEL BLOG


lunedì 9 luglio 2012

ELETTRODOTTO TERNA "TRATTO REDIPUGLIA - UDINE OVEST", IL SINDACATO UIL/METALMECCANICI PROVINCIA DI UDINE - CONTESTA LA CGIL REGIONALE E FRANCO BELCI



ELETTRODOTTO TERNA
tratto Redipuglia - Udine Ovest
IL SINDACATO UILM
Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici
PROVINCIALE DI UDINE

Via A. Chinotto 3 - 33100 Udine

CONTESTA
LA CGIL REGIONALE
E FRANCO BELCI
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RICEVIAMO VIA E-MAIL
DALLA SEGRETERIA PROVINCIALE

DI UDINE
UILM
Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici

IL COMUNICATO SINDACALE
 "UIL Udine"
 alle maestranze ABS
 per elettrodotto
Redipuglia - Udine Ovest
e di seguito pubblichiamo

La Redazione del Blog
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COMUNICATO

PORTARE A SPASSO
BUGIE DI COMODO
NON AIUTA PROPRIO NESSUNO

II 27 giugno abbiamo partecipato, assieme a 3 rappresentanti delle RSU ed ai Segretari CGIL CISL UIL regionali e provinciali di Udine, ad un incontro cui erano presenti il Presidente della Regione Tondo, gli assessori regionali Ciriani, Brandi e Seganti, nonché l'amministratore delegato ed alcuni dirigenti dell'ABS.
Aprendo la discussione, il Segretario regionale della CGIL Franco Belci ha affermato di parlare a nome di CGIL CISL UIL, ma è parso subito evidente che si trattava di una vera e propria forzatura.
Troppo imbarazzanti e liquidatori apparivano i suoi giudizi su argomenti posti alla rinfusa (elettrodotto, ambiente, ruolo dei tenitori, scelte energetiche, occupazione, ABS, investimenti, delocalizzazioni), incomprensibili alcune trovate estemporanee (ricorso ad una authority esterna per dirimere eventuali contrasti) pasticciata infine l'intenzione di riassumere in un protocollo tutto questo carosello turbinoso.
L'intervento della UIL e della CISL di Udine, hanno preteso ed ottenuto da Belci una correzione ritenuta del tutto necessaria: che parlasse solo a nome della sua organizzazione, evitando anche solo tacitamente di coinvolgere altri nelle sue frettolose sintesi.
Sintesi che lo stesso Belci qualche giorno dopo, ha confermato in sede di conferenza stampa e che così pensiamo si possano rappresentare:
"Per la CGIL è l'ora delle scelte responsabili. Forse serviva maggiore democrazia e  partecipazione, ma il tempo massimo è scaduto e bisogna decidere in fretta. Si facciano da parte gli ambientalisti interni ed esterni al sindacato, si dia il via libera a Terna per l'elettrodotto, eventuali disagi, per quanto possibile, trovino risposta nel progetto esecutivo, si ottengano da ABS garanzie di investimenti in loco e di mantenimento e sviluppo dell 'occupazione ".

Un cerchio perfetto, un tocco miracoloso che riesce solo alla CGIL, dotata del potere assoluto di dominare gli elementi e di ricomporli a suo piacimento.
Un delirio di onnipotenza non isolato (l'ex assessore illyano Sonego ha raggiunto vette simili qualche giorno prima di Belci) ma certamente in grado di complicare le cose e di confonderle.
Collocare l'ABS al centro della scena, con tanti riflettori puntati per nascondere una sceneggiatura piena di lacune, resta a nostro avviso un errore che si doveva evitare.
Un impianto siderurgico ha necessità di contare su quantità di energia legate ai fabbisogni, su sicurezza di flusso, su affidabilità degli impianti. Nessuno potrà mai accusare l'ABS di pretendere certezza su questi elementi di base oggettivi, connaturati alla sua essenza produttiva.
L'azienda viene invece sovraesposta, caricata di significati impropri, costretta a dare spiegazioni che non le competono, quando indissolubilmente correlata ad un progetto (l'elettrodotto TERNA per il tratto Redipuglia - Udine Ovest) condotto malissimo, privato di ogni alternativa, e disseminato di piccole e grandi bugie.
La CGIL non se ne cura, fulminata come San Paolo sulla via di Damasco (solo qualche giorno prima, nell'incontro con i sindaci il segretario provinciale Forabosco aveva denunciato carenza di informazioni e di coinvolgimento su una questione così delicata).
Parliamo di una catena di oltre 100 piloni alti 60 metri che attraverseranno la pianura friulana  in una fascia tra le più verdi e fertili.

Alcune delle questioni taciute:
•        II problema centrale consiste nei prezzi che l'Italia fa pagare per l'energia tanto all'industria che ai civili. Prezzi che la costruzione di nuovi elettrodotti non garantisce affatto possano diminuire. Non esiste un attendibile piano nazionale né un piano regionale, così come non esiste una scelta di priorità verso l'economia del manifatturiero, scavalcata da discussioni marziane sul comparto unico, sulla riforma del pubblico impiego e sulla sanità.
•        Non è vero che in Friuli manca energia. Un terzo di quella che transita (1 miliardo di Kw/ora nel 2010) non viene utilizzata in loco, ma esportata. Il recente impianto di Torviscosa è notoriamente sottoutilizzato, dato che costa di meno produrre nella centrale a carbone di Monfalcone
•        Non è vero che i consumi di energia sono raddoppiati ( da tempo - Fonti Terna - il massimo picco di consumo nazionale si aggira sui 50-51.00 Megawatt)
•        Quello di Redipuglia - Udine Ovest è solo uno dei progetti di elettrodotto che si stanno movendo (ad esempio uno prevede di passare dalla Slovenia per le Valli del Natisene sino a Udine).
•        Slovenia significa centrale nucleare di Krsko. Il Presidente Tondo si è vantato nella riunione del 27 giugno, di essere un nuclearista convinto e di avere preso contatti con il paese vicino, per fare "business energetico" : se l'Italia garantisce domanda, si può dare il via ad un secondo reattore nucleare. Ma in Italia non ci sono stati ben due referendum popolari così chiari da evitare pericolose furbizie a due passi da casa nostra ?
•        Quando si parla di energia, per scelta dell'intera Europa, occorre tenere presente il crescente ed importante capitolo delle rinnovabili (vedi il ruolo della "locomotiva" Germania), per le quali, non a caso, si stanno studiando le pile di accumulo.
Ci siamo limitati solo ad accennare ad alcune questioni che l'intervento di Belci non aveva inteso proporre (forse non a caso) e che invece riteniamo importantissime, proprio per dare concretezza e continuità alle scelte da compiere in difesa dell'ambiente, dell'economia e dell'occupazione.
Qualche passionario della FIOM in questi giorni si prodiga in ABS non tanto per provare a colmare le lacune del ragionamento calatogli dall'alto (rispetto ad un passato anche recente, leggiamo in questo un pesante indebolimento dell'autonomia territoriale, balbettata e poco difesa), quanto per accusare noi di non difendere i posti di lavoro ali'ABS.
Un evidente fenomeno di nanismo sindacale, al quale contrapporre ragioni, fermezza e lealtà, crediamo possa bastare per confermare che stiamo facendo il nostro lavoro.

La Segreteria Provinciale UILM Udine
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Colori e grassetti  del documento,

sono della redazione del Blog  

sabato 7 luglio 2012

FRIÛL - PROBLEMIS DI RISOLVI PAR VÊ ALTERNATIVIS AL MÂL E AL MARAN





F R I ÛL

PROBLEMIS DI RISOLVI

PAR VÊ ALTERNATIVIS

AL MÂL E AL MARAN


“ Pe rapresentazion e pe rapresentance dal Friûl al è cetant ce fâ, ma al covente fat.

 Il pericul, almancul par ce che al tocje la rapresentance, al è grues: chel di scugnî sielzi dome tra il mâl e il Maran.”

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La Vierte des sisilis e lis cuatri stagjons di dordui e cocâi
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EUROFURLAN


A son doi i problemis di fonde dal Friûl: chel de rapresentazion e chel de rapresentance.

Ducj i doi si son palesâts a clâr in ocasion de visite plui resinte dal president Napolitano, cemût che o vin ricuardât. Chest al jere saltât fûr in particolâr a Glemone, là che di ce che si viodeve culì e soredut di ce che a àn mostrât lis televisions nol someave nancje di jessi in Friûl ma inaltrò, in Italie, forsit intune fantomatiche Gèmona (cul acent sul “e”, cemût che e à dit plui voltis une gjornaliste de Rai).

Ad in plen coerent cun chê rapresentazion falade e alienade, fie di un inçussament secolâr a colps di “triveneto”, “piccola patria”, frecis e plumis, al è stât il compuartament dai rapresentants di cheste tiere e di cheste int, che a àn mostrât di no savê, o di vê pôre di savê e di palesâ, che la nestre – il Friûl cun Triest – e je une regjon dal Stât talian, ma no je dome taliane: e je ancje furlane, slovene e gjermaniche.

In cheste suaze, cemût che o vin scrit, chel dal sindic di Faedis, cul sô salût par furlan e par sloven, al è stât un gjest cussì normâl e sempliç e propit par chest ecezionâl e salacor eroic. Un segnâl che al fâs pensâ ben pal avignî, stant che al mostre la possibilitât che e sedi une rapresentance divierse, plui vere, dal nestri teritori, de sô int, des sôs dibisugnis e dai siei dirits.

Se si cjalisi ator, però, al reste un fat par so cont, che al podarès ancje vignî calcolât compagn di chê sisile solitarie che – si dîs par talian – «non fa primavera».

In cheste situazion, a meretin preseadis lis cjoltis di posizion, de bande di cualchi conseîr regjonâl, in cont dal eletrodot Redipuie- Udin Sud, che à an dit che se si à di fâlu al à di jessi fat dome sot tiere. Sul argoment si è esprimût compagn ancje il gnûf segretari de Lega Nord di chenti, che al mostre di capî che al covente plui Friûl e mancul “Padania”, ma che nol pues lâ plui inlà di cussì.

Ancje in chescj câs, cun dut che si ciri di jessi otimiscj, almancul par cumò o restin tal cjamp des sisilis solitariis.

E cussì a son altris i uciei che a svualin tal nestri cîl e che a fasin dams cun peraulis, oparis e omissions: dordui, cocâi, stornei e pampagai di ducj i colôrs.

Il miôr di ducj al è chel che al dîs che al fâs dut lui e che nol combine nuie, de lenghe furlane in Rai, che par cjatâle no si pues nancje domandâi a “Chi l'ha visto?”, fintremai al “Messâl furlan”, cuistion che forsit e cjatarà une soluzion, ma propit parcè che no je di sô competence.

Fenomenâl ancje chel altri, che juste chê altre dî al domandâve di «certificare la friulanità dei professori»: in confront cun chê, la propueste eventuâl di fâur l'antidoping a cierts di lôr prin che a vierzin il bec o che a scrivin su Facebook e somee pardabon plene di sintiment.

Pe rapresentazion e pe rapresentance dal Friûl al è cetant ce fâ, ma al covente fat.

Il pericul, almancul par ce che al tocje la rapresentance, al è grues: chel di scugnî sielzi dome tra il mâl e il Maran.
LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA
Euro Furlan


da IL QUOTIDIANO (FVG)

ANNO II N° 147 VENERDI 6 LUGLIO 2012





LETTORI


mercoledì 4 luglio 2012

VERGOGNA! LA GIUNTA REGIONALE DI RENZO TONDO RIPIANA I DEBITI DEI TEATRI TRIESTINI E DIMINUISCE I FINANZIAMENTI AL TEATRO "GIOVANNI DA UDINE" DI UDINE!


PERCHE’ LA GIUNTA REGIONALE DI RENZO TONDO RIPIANA I DEBITI DEI TEATRI TRIESTINI, NEL MENTRE CONTINUA A RIDURRE  I FINANZIAMENTI AL TEATRO “GIOVANNI DA UDINE” DI UDINE ?


La redazione del Blog

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LA LIRICA

NON DEVE SPARIRE

DA UDINE


di

ROBERTO MEROI


Forse non tutti conoscono o ricordano le vicissitudini che privarono Udine dell'ultimo suo teatro comunale nel 1963, e che poi fecero attendere gli udinesi 34 - dicasi trentaquattro! - anni prima che il “Giovanni da Udine” vedesse la luce. Quel inaudito vuoto teatrale, certamente imputabile a pastoie e beghe partitiche, fu causa di un gravissimo impoverimento culturale per Udine e il Friuli, perché spezzò l'importante tradizione lirica, sinfonica ed operettistica che il capoluogo friulano si era faticosamente e fieramente costruito nei decenni, in particolare con il Teatro Giacomo Puccini.

Una nuova primavera di rinascita musicale si credette possibile dal 18 ottobre 1997, con l'inaugurazione del Teatro Nuovo. Passati i primi momenti di euforia, ben presto si capì che sarebbero state vane le grosse aspettative sull'attività di una grande orchestra sinfonica che, accanto ad un valido coro, avrebbe potuto far spiccare il volo anche alla produzione in proprio della lirica.

Intervenne la politica e da Trieste fu tutto azzerato, a cominciare dall'Orchestra Filarmonica Udinese.

Udine dovette rassegnarsi ad importare spettacoli di produzione esclusiva del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste con la benedizione della Regione. Era un boccone amaro, ma almeno due o tre opere all'anno al “Giovanni da Udine” arrivavano.

Evidentemente, non era ancora finita. La politica regionale era pronta ad una nuova mazzata e così è stato: un drastico taglio ai finanziamenti e quindi da oggi nessuna opera lirica al “Giovanni da Udine”.

Una notizia sconcertante, un fatto gravissimo e senza precedenti che umilia i friulani e che sta passando tra l'indifferenza generale di mass media e politici.

Ci sono i soldi per gli altri teatri in passivo come quelli triestini? Ci sono i soldi per anche il più piccolo sodalizio culturale? Ci sono i soldi per le maratone e per le regate veliche?

Perché non ci sono soldi per Udine? Mai!

La politica vuole lasciare chiuso o semi deserto un moderno teatro di oltre 1200 posti?

I finanziamenti per la lirica a Udine vanno ripristinati già da quest'anno. Si è ancora in tempo per rimediare. Gli udinesi aspettano di sentire in merito le rassicurazioni di De Anna e di Tondo, ma anche di Moretton e della Seracchiani.

Roberto Meroi

L’articolo è stato pubblicato in prima pagina, sul quotidiano IL GAZZETTINO di Udine, martedì 3 luglio 2012
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MA QUANDO
I FINANZIAMENTI
SERVONO
AI TEATRI TRIESTINI…

SI TROVANO SEMPRE!

RIPIANATO IL DEBITO DI BILANCIO DEL TEATRO VERDI DI TRIESTE PER UN MILIONE DI EURO!

FINANZIATO IL TEATRO ROSSETTI PER 150 MILA EURO!


Comunicati Agenzia Consiglio Notizie
Pdl: Bucci, da variazioni fondi a teatri Rossetti e Verdi di Trieste
4 Luglio 2012, ore 13:23
(ACON) Trieste, 4 lug - COM/AB - "Il Teatro Stabile Rossetti e il Teatro Verdi di Trieste riceveranno un finanziamento dalla manovra di assestamento del bilancio regionale grazie a un emendamento di Giunta presentato dall'assessore alle Finanze Sandra Savino".
Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Pdl Maurizio Bucci a seguito dell'approvazione da parte dell'Aula dell'emendamento all'articolo 6 delle variazioni di bilancio.
"L'emendamento presentato dall'assessore Savino e approvato dall'Aula - rileva Bucci - prevede lo stanziamento di 150.000 euro a favore del Teatro Rossetti. Fondi che serviranno all'Ente per mantenere lo status di Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia; un milione di euro è stato invece stanziato per il Teatro Lirico Giuseppe Verdi che, a causa del rosso in bilancio, si trova in una situazione critica. L'emendamento approvato prevede un finanziamento utile a dare sollievo agli oneri che il Teatro stesso deve alla Regione".
"Un passo di vitale importanza - conclude Bucci - per il mantenimento della cultura teatrale nella nostra Regione e a Trieste, che sta attraversando un momento di grave crisi che ne minava la stessa sopravvivenza".


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