giovedì 13 gennaio 2011

Per uno sviluppo che rispetta l'ambiente: manifestazione a Tolmezzo il 15 gennaio 2011


Coordinamento dei Comitati della Carnia
Invito alla manifestazione
del 15 gennaio 2011 a Tolmezzo.

Ritrovo
  al ponte di Caneva di Tolmezzo
  alle ore 13.30

La manifestazione del 13 novembre scorso di Paluzza ha visto una partecipazione eccezionale di cittadini (oltre 2.000 persone). E’ stata un segnale importante, una testimonianza di risveglio democratico e di voglia di intervenire nei processi decisionali della nostra Comunità.
E’ nostra intenzione non perdere l’onda positiva che si è creata e quindi vogliamo rinnovare il nostro impegno in una ancor più grande manifestazione per ribadire le nostre richieste in ordine alle problematiche già sollevate a Paluzza:
1)  la privatizzazione-furto dell’acqua;
2) il passaggio nella Val del But dell’elettrodotto Wurmlach-Somplago;
3) il potenziamento della centrale di Somplago con i conseguenti effetti nefasti sul lago.

Così abbiamo pensato ad un forte momento di aggregazione, con ritrovo al ponte di Caneva di Tolmezzo il 15 gennaio 2011 alle ore 13.30, come si evince dal volantino allegato, per proseguire insieme verso il centro di Tolmezzo dove porteremo in piazza le nostre richieste.

Certi nella Vostra sensibilità per le tematiche ambientali, confidiamo in una Vostra numerosa partecipazione alla manifestazione in oggetto a difesa della terra e della dignità delle persone che popolano la Carnia.
E’ una giusta battaglia, ma anche un obbiettivo ambizioso che non può prescindere dalla Vostra collaborazione sia con la partecipazione diretta, sia con il coinvolgimento delle persone a Voi più vicine.
Contiamo su di Voi e sulla Vostra presenza.Vi salutiamo cordialmente, cogliendo l’occasione per augurarVi buone feste
e un arrivederci al 15 gennaio 2011.

 
Coordinamento dei Comitati della Carnia.



domenica 9 gennaio 2011

VORREMMO ESSERE TUTTI BILINGUI !




Educazione Plurilingue
Educazion Plurilengâl
Plurilingual Education


Chiarissimo Direttore,

ho letto  "We speak Furlân" di Tommaso Cerno pubblicato dalla Sua rivista, un articolo infarcito di errori, falsità e talvolta gravemente lesivo dei diritti e della dignità della comunità linguistica friulana. Spero che Ella vorrà concedermi di replicare sui punti più controversi dell’intervento e offrire ai Suoi lettori una versione meno faziosa e approssimativa . Trovo francamente intollerabile che il suo giornale sostenga le tesi faziose e discriminatorie esposte nell'articolo. I diritti linguistici sono, infatti, parte integrante dei diritti umani fondamentali. Per questo voglio esprimere la mia indignazione per questo attacco da parte del suo giornale ai diritti linguistici dei friulani e, di conseguenza, anche a quelli delle altre comunità minorizzate che si trovano nello Stato italiano.



Vorremmo essere

 tutti bilingui!

Commento all’articolo We speak Furlân
di Tommaso Cerno
a p.66 de L’Espresso, 3 settembre 2009

di Silvana Schiavi Fachin

Già docente di Glottodidattica, Didattica del Friulano ed Educazione Plurilingue presso l’Università di Udine/ Universitât dal Friûl e ora presidente del CFL2000 (Consorzi Lenghe 2000)


Vorrei incominciare la mia analisi con alcune osservazioni di ordine ortografico e linguistico. Il cognome del giornalista dovrebbe essere scritto correttamente Černo perché di origine slovena. A proposito di onomastica: noi appartenenti a gruppi linguistici minoritari abbiamo subito un processo di privazione dei nostri caratteri identitari a partire dai nomi propri: nomi, cognomi, patronimici.

Da quando ne ho avuto consapevolezza ho speso molto tempo ed energie per difendere il mio cognome originale con una sola c e la sua caratteristica di parola tronca uno dei tratti distintivi della lingua friulana nei confronti dei molti che ancora lo scrivono Facchin o Facchini. Furlan invece si scrive senza l’accento circonflesso che nella grafia del friulano sta ad indicare l’allungamento della vocale- lat/latte si oppone infatti a lât / andato, voce del verbo andare/lâ. L’errore più grave e molto significativo è contenuto nell’espressione contenuta nell’occhiello: cartelli bilingue invece di cartelli bilingui, concordato al maschile plurale! Un errore che riscontro molto frequentemente sulla stampa e anche purtroppo nelle circolari del MPI. Trattasi infatti di un calco: fenomeno per cui una lingua trae da un’altra lingua un elemento adattandolo al suo sistema morfologico. Un errore molto interessante che manifesta le difficoltà di questo paese ad affrontare i problemi del bilinguismo, del trilinguismo, ecc. e dell’educazione plurilingue cioè in/con diverse lingue. Un problema che emerge in maniera eclatante nell’intervento del giornalista che vive in una regione particolarmente caratterizzata dal multilinguismo per la presenza, oltre all’italiano di tre importanti minoranze linguistiche – la friulana, la slovena e la tedesca- di molte comunità venetofone e, in tempi più recenti, di gruppi linguistici provenienti da diversi paesi del mondo: albanesi, romeni, bosniaci, arabi, cinesi, ecc.

Una realtà ideale per promuovere nei cittadini di questo territorio una buona competenza plurilingue partendo dal coltivare le lingue dell’ambiente, ampliandola gradualmente con l’accostamento alle lingue dei paesi vicini – l’Austria e la Slovenia – per estenderlo quindi alle lingue di più vasta circolazione come l’inglese, lo spagnolo, il francese il cinese o l’arabo.

Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile che uno stato o una regione adottino una politica linguistica “addittiva”, che aggiunge, che investe sull’educazione, sui mezzi di comunicazione, sulla cultura, sulla formazione degli insegnanti, dei traduttori, dei giornalisti, degli attori, dei musicisti, ecc. E invece no. Tommaso Černo, orgoglioso del monolinguismo italiano nazionale che concede qualche spiraglio soltanto alla conoscenza dell’inglese che alla prova dei fatti ( si vedano i dati riportati dall’Eurobarometro) risulta però aspirazione velleitaria, sbeffeggia i tentativi di innovare l’impianto degli apprendimenti e degli insegnamenti linguistici che nella nostra regione si sono sviluppati sperimentalmente sin dagli anni ottanta e che mostra chiaramente di non conoscere. Caro Černo, in molti paesi d’Europa da anni si promuove una politica linguistica a salvaguardia del patrimonio linguistico e culturale che la caratterizza, per mantenere in vita il suo “coro polifonico” come lo ha felicemente definito il prof.Tullio De Mauro e noi abbiamo sempre cercato di guardare oltre i nostri confini.

Anche a proposito dell’uso veicolare delle lingue segnalo che l’art.4 della l.482/99 recita “ (…) Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado è previsto l’uso anche della lingua di minoranza come strumento di insegnamento” e quindi prevede che il friulano venga utilizzato per insegnare/apprendere tutti i contenuti disciplinari: matematica, scienze, antropologia culturale, storia geografia ,ecc., ecc. In molte  scuole della Provincia di Udine nelle quali sin dagli anni ottanta si vanno sperimentando forme di educazione plurilingue – friulano, italiano, italiano L2, lingua straniera o sloveno ,tedesco, italiano, italiano L2, lingua straniera ecc. - questa modalità ora indicata come CLIL (Content and Language Integrated Learning ) che anche il MIUR caldeggia viene largamente praticata con successo.

Circa il problema del tradurre nelle lingue minoritarie, mi corre l’obbligo di segnalare al giornalista Cerno che tutte le lingue si arricchiscono con le traduzioni e la traduzione è un’attività alta che richiede competenze, cultura, sensibilità e creatività.

Ed è grazie a queste qualità che le traduzioni di Fernanda Pivano hanno fatto conoscere a noi italiani la letteratura americana e anche la lingua italiana ne ha ricevuto indubbi benefici. Agli inizi degli anni settanta, quando la Didattica Delle Lingue Moderne è entrata nel piano di studi delle Facoltà di Lingue, il nostro italiano era infarcito di francesismi e anglicismi. Ora, anche grazie alle traduzioni, è nata una lingua settoriale relativa alla glottodidattica. Un fenomeno che ha interessato molti altri settori disciplinari. Si pensi alle discipline scientifiche, alla tecnologia, alle scienze della comunicazione ,ecc., tutti ambiti che si sono arricchiti importando nuovi termini, strutture morfologiche e sintattiche. Tutto ciò ha un costo e richiede investimenti, studi e ricerche, formazione. Anche lo stato italiano e le regioni in armonia con quanto sino dagli anni settanta stanno facendo il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea debbono investire in una politica linguistica innovativa che sostenga la salvaguardia del multilinguismo europeo e quindi italiano e le competenze plurilingui dei cittadini e certamente è loro compito controllare la qualità dei progetti, delle attività dei gruppi di ricerca e dei risultati che essi conseguono.

Nella denuncia del giornalista Cerno non riscontro affatto i requisiti di un’indagine d’inchiesta. Leggo soltanto enunciazioni di principio peraltro sbagliate, pregiudizi e stereotipi coniugati con una grave ignoranza dei contenuti delle leggi italiane e del Friuli Venezia Giulia.

Silvana Schiavi Fachin
Settembre 2009
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La lettera che pubblichiamo, a firma dell’On.le Prof.ssa Silvana Fachin Schiavi, non è mai stata inviata alla Redazione del settimanale L’Espresso e solo ora – gennaio 2011 - ha diffusione pubblica.

Ringraziamo l’On.le Prof.ssa Silvana Fachin Schiavi per la gentile concessione alla pubblicazione del suo articolo, redatto nel settembre 2009, e poi non inviato al destinatario.

La redazione del Blog
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venerdì 7 gennaio 2011

ESTATE 2009 - Gli attacchi della stampa italiana ai diritti linguistici del popolo friulano


PER NON DIMENTICARE

ESTATE 2009

“L’estate, si sa, è tempo di gossip. Frivolo, cicalante, possibilmente scandalistico, insomma deve avere una carica eccitante, che in qualche modo scaldi gli animi almeno quanto il caldo arroventa i corpi……”

DAL SITO DEL “COMITÂT 482”

Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482
www.com482.org
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Dossier: gli attacchi della stampa italiana
ai diritti linguistici del popolo friulano
8/8

A conclusione del dossier riportiamo un intervento di Maria Carminati, componente del Comitato tecnico scientifico dell’ARLeF (Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane), ed infine un comunicato di Lorenzo Zanon presidente dell'ARLeF.
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STAMPA &C. VERSUS LINGUA FRIULANA

di Maria Carminati

L’estate, si sa, è tempo di gossip. Frivolo, cicalante, possibilmente scandalistico, insomma deve avere una carica eccitante, che in qualche modo scaldi gli animi almeno quanto il caldo arroventa i corpi.

L’ultima stagione ne è stata sommersa e tra il vario ciarpame sproloquiante e approssimativo, che qualcuno vorrebbe far passare per giornalismo, non poteva mancare il gossip linguistico e –perché no – questa volta con il mouse puntato sul Friuli.

In fondo di questo territorio si sa così poco: molti italiani non sanno neppure esattamente dov’è collocato, spesso lo confondono tout court con un generico nord-est di leghista memoria; altre volte il Frìuli nell’immaginario geografico dell’uomo della strada è qualcosa di indefinito (non si sa bene in che rapporto sia con quella strana Venezia Giulia, che non si capisce poi perché si chiami Venezia, visto che non si trova in Veneto…), una regione al confine all’incirca con Slovenia-Austria-Trentino-Alto Adige, poco su poco giù non fa molta differenza.

Da cosa sia generata questa scarsa consapevolezza geografica non è facile capire: forse perché questo territorio, tradizionalmente sobrio e appartato, non ha mai fatto parlare di sé; forse perché qui i confini, nel corso del tempo, sono stati parecchio mobili, e dunque è stato facile nel corso di una vita essere stati contemporaneamente austriaci, italiani, friulani, jugoslavi, sloveni: concetti di difficile comprensione per chi non ha mai avuto a che fare nella sua esistenza quotidiana con lingue, culture, sistemi politico-sociali molto diversi tra loro.


mercoledì 5 gennaio 2011

LA LINGUA BASCA SEMBRAVA SPACCIATA E INVECE OGGI RINASCE


Quotidiano LA NUOVA SARDEGNA
COMMENTI & OPINIONI
23 dicembre 2010
La lingua basca sembrava spacciata
 e invece oggi rinasce:
 un esempio per la Sardegna.
di Diego Corraine

dal sito internet:

COMMENTI & OPINIONI

La lingua basca sembrava spacciata e invece oggi rinasce: un esempio per la Sardegna

 

Sa limba da salvare. Una politica linguistica intelligente nel solco delle norme europee Perché invece da noi è così difficile?
di Diego Corraine
Una buona notizia quella che arriva dal Paese Basco: la percentuale di Baschi che conoscono l’euskera è passata negli ultimi trent’anni al 37,5%, dopo che, negli ultimi decenni, si era ridotta al 22% della popolazione, sotto la soglia di sicurezza stabilita dall’Unesco per la sopravvivenza di una lingua. Proibito durante il regime franchista, criminalizzato al pari del catalano e del galiziano, l’euskera è coufficiale con lo spagnolo fin dalla Costituzione del 1978. È parlato soprattutto nella parte del Paese Basco che sta nel nord dello stato spagnolo, meno nella parte posta a sud-ovest di quello francese.
Buona notizia, dato che i fattori contrari sembravano superiori a quelli favorevoli. Il primo è che il basco è una lingua davvero antichissima, preindoeuropea, quindi più antica dello stesso latino e greco, una lingua isolata, senza alcun legame accertato con altre lingue. Il fatto che in sardo moderno si conservino parole come golosti (agrifoglio), eni (tasso), còstighe (acero minore), giddostre (scopa arborea) e altre, che si ritrovano più o meno mutate in basco, non basta a stabilirne una parentela stretta.

martedì 4 gennaio 2011

LINGUA FRIULANA E TRADUZIONI DI LIBRI


Messaggero Veneto – ed. di Udine
martedì 4 gennaio 2011

 Rubrica “Per Posta e per e-mail”
LINGUA FRIULANA E TRADUZIONI DI LIBRI
di Alberto Fabris
C'è chi ritiene che la tutela della lingua friulana debba essere coltivata nell'ambito familiare privato e nelle osterie o al massimo con la pubblicazione di tanto in tanto di un bel romanzo. Per costoro ogni altra iniziativa magari con impegno di risorse pubbliche (come la tabellonistica stradale con le indicazioni anche in friulano) è inutile, uno spreco di risorse, per taluni anche blasfema.

Si dicono convinti del
l'inutilità dell'insegnamento del friulano nelle scuole e ritengono una forzatura il suo uso negli uffici o in chiesa. L'attività di tutela per costoro si avvicina di molto alla conservazione di una lingua morta. Un po' come per il latino per il quale di tanto in tanto si ritrovano in conventicole i parlanti tale lingua, organizzano incontri di "alto livello", concorsi per composizioni o traduzioni e magari lussuose pubblicazioni sostenute da generosi contributi. Io invece sono tra quelli che vorrebbero il friulano usato correntemente nel quotidiano  senza complessi di sudditanza o inferiorità, ma anche senza imposizioni di sorta né prò né contro.

Con grande risalto è stata recentemente annunciata la prossima pubblicazione in lingua friulana del romanzo "Affa Taffa" il cui autore, dopo le censure sulla grande stampa sugli "sprechi di denaro pubblico" per la tutela del friulano, traduce in friulano (assieme allo zio) una sua opera letteraria scritta in italiano, naturalmente senza aiuti finanziari (così sulla stampa). L'autore presenta l'iniziativa come «il contributo migliore a un dibattito sulla tutela linguistica che da tempo trovo sterile e autoreferenziale».

 Liquidare come "autoreferenziale" la traduzione in friulano della Bibbia, dell'Odissea, per non dire degli innumerevoli testi della grande letteratura mondiale (molti dei quali io non avevo letti neppure in italiano) e le varie pubblicazioni tecnico-scientifiche, è svilire il significato degli sforzi intrapresi e finalizzati all'uso del friulano in chiesa, a scuola, nella vita quotidiana. Con la stessa fretta qualcuno potrebbe essere indotto a considerare la traduzione in friulano di un'opera scritta in italiano da un friulano (e non è la prima volta che ciò accade) strumentale alla ricerca di un riposizionamento dell'autore rispetto a un tema da lui stesso fortemente contestato soltanto qualche tempo prima con articoli di severa critica sulle modalità perseguite per la tutela e sull'utilizzo delle necessarie risorse finanziarie.

Ritengo si sia pentito chi qualche anno addietro, in occasione del dibattito sulle traduzioni in friulano, le aveva bollate come inutili perché tutti ormai conoscono l'italiano. La fatica del dottor Cerno non è certamente un'operazione di immagine anche se l'argomento trattato, e anticipato sulla stampa, non sia l'unico, a mio giudizio, atto a "svecchiare gli schemi della cultura locale". Lo leggerò.
Alberto Fabris Osoppo

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Risponde Tommaso Cerno: «Spiace solo che sia stato frainteso del tutto il mio pensiero: sostengo una tutela della lingua istituzionale, scientifica, linguistica e trasparente. Non certo gestita dalla politica».


sabato 1 gennaio 2011

LIS BAUSIS SUL FURLAN: JUSTE UN ESEMPLI - an 2008



Post dal 07-08-2008
 gjavât dal blog dal Comitât 482.





Lis bausiis sul furlan:
juste un esempli



Cuant che si fevele di lenghe furlane, i cuotidians locâi sono dai mieçs di informazion imparziâi o sono imprescj che a judin a fâ disinformazion e a spaurî la int? Clâr che nol è just gjeneralizâ e che lis ecezions a son simpri, ma se o cjalìn a ce che al è saltât fûr sul argoment inta chescj agns al ven plui facil di pensâ ae seconde ipotesi. Un esempli di cheste ande si lu cjate propit ta chestis zornadis (ai 5 di Avost) su lis edizions di Pordenon dal Gazzettino e dal Messaggero Veneto.

martedì 28 dicembre 2010

LA JOIBE GRASSE DAL 1511


TIERE FURLANE
RIVISTA DI CULTURA DEL TERRITORIO
Dicembre 2010 - Anno 2 numero 4
 Pagine 105/108

LA JOIBE GRASSE DAL 1511
Cinccent agns dal plui grant riviel
de storie dal Friûl
di Carli Pup

O publichin chi sot un tocut di un biel articul di cuatri pagjinis di Carli Pup su la “Joibe Grasse dal 1511”. L’articul complet o podês leilu su l’ultim numâr de bielonone riviste “Tiere Furlane” – Dicembar 2010 – Diretôr Responsabîl Christian Romanini –  Regjon Friûl – Vignesie Julie

Tal 2011 a colin cinccent agns dal riviel de Joibe Grasse tacât a Udin ai 27 di Fevrâr dal 1511. No si fevele dome de plui impuartante insurezion popolar furlane, ma ancje de plui grande che si vedi vude vie pe Rinassince intes tieris che vuê a son dentri dal stât talian. Cun di plui si trate de prime des gruessis rivoltis popolârs che a scjassin la Europe centrâl intal secul XVI, cuasi une sorte di anticipazion des dinamichis storichis europeanis di che ete. Chel istès, la storie di chest riviel e va dilunc a jessi pôc cognossude fintremai in Friûl e, in plui di cualchi câs, si le cjate strupiade di leturis superficiâls o stereotipadis. L'inovâl dai cinccent agns al devente duncje une ocasion pardabon uniche par slargjâ la cognossince di chest episodi impuartant de storie furlane.”

La Associazion 1511

La Associazion 1511 e je nassude par ricuardâ i cinccent agns dal riviel de Joibe Grasse e par svilupâ percors par slargjâ la cognossince di chest e di altris episodis di ribelisim capitâts in Friùl vie pai secui. No si trate dome di imbastî ocasions par cognossi miôr la storie furlane, fur dai stereotips che dispès le àn segnade, ma ancje di tirânt fûr struments di analisi utii pe situazion culturâl, sociâl e economiche de nestre tiere in dì di vuê. Cence dismenteâ che il svilup di trois de memorie su chescj argoments al pues judâ a valorizâ il Friûl no dome di un pont di viste culturâl, ma ancje turistic.


martedì 21 dicembre 2010

Il rilancio della specialità del Friuli - Venezia Giulia


Il rilancio della specialità del Fvg


L’intervento di Gianfranco D’Aronco

Il nostro Comitato si è assunto il compito di individuare alcuni dei principali problemi che affliggono il Friuli: primo tra i quali il persistente centralismo in campo nazionale e in campo regionale. Si parla tanto di federalismo. A noi basterebbe che venisse realizzato in Italia, e specialmente da noi, il regionalismo garantito dalla Costituzione. Il prof. Paladin, che fu presidente della Corte Costituzionale, nel suo Commento allo statuto della Regione Fvg, scriveva: "La Costituzione e gli Statuti prescrivono che l'amministrazione regionale si svolga non tanto attraverso un apparato burocratico  proprio dell'Ente Regione, quanto per via delle deleghe a favore delle Province e dei Comuni, ovvero dell'utilizzazione degli uffici comunali e provinciali". Le difficoltà pratiche del decentramento sono reali, aggiungeva. "Ma ciò non toglie che la Regione medesima sia testualmente tenuta, dovunque possibile, a decentrare nei modi accennati l'esercizio delle proprie competenze".
E questo è ben chiaro. Ed ecco cosa affermava il maggior partito del momento, alla vigilia delle prime elezioni nella nostra Regione: e questo nel suo programma ufficiale: "Direttiva generale della Regione sarà la valorizzazione degli enti locali, che la D.C. ritiene strumenti di promozione civile, di decentramento del potere e centri di autentica democrazia. Nei confronti di essi la Regione avrà una funzione di propulsione, di coordinamento e di potenziamento, in modo che, nel rispetto della loro autonomia, la Regione concorrerà ad assicurare l'espletamento dei compiti di istituto e, attraverso ad essi, realizzerà gli obiettivi di attuazione amministrativa propri dell'ente regionale".

sabato 18 dicembre 2010

LE SOLITE BUGIE SULLA SEGNALETICA BILINGUE



Venerdì 17 dicembre 2010
La Vita Cattolica -  Rubrica “Giornale aperto”
Il Messaggero Veneto - Rubrica “Per posta e per e-mail”

LE SOLITE BUGIE
SULLA SEGNALETICA BILINGUE
lettera di Roberta Michieli

Con la legge 482 del 1999 (11 anni fa!), il Parlamento italiano ha dato attuazione all’art.6 della Costituzione italiana «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». Questa legge prevede anche i cartelli stradali bilingui in tutti quei Comuni ove vivono le 12 minoranze linguistiche riconosciute dalla Stato italiano. E noi friulani siamo una di queste. Dove sta, dunque, il problema se anche il Comune di Udine, buon ultimo e con anni di ritardo, dà finalmente attuazione alla Legge 482/99 per quanto riguarda il bilinguismo visivo sulle strade?
Non esiste alcun problema, salvo una parte politica che non ha ancora rinunciato al fascistissimo «Vietato sputare per terra e parlare in dialetto». Parte politica che ben si guarda dal criticare il bilinguismo totale sloveno-italiano di Capodistria (Slovenia). Anzi, si lamenta perché lo ritiene ancora insufficiente. Che poi questa stessa parte politica si permetta anche di fingere di non sapere che i finanziamenti concessi ai sensi della Legge 482/99 possono essere utilizzati ovviamente soltanto per gli scopi previsti dall’articolato di questa legge e cavalchi, come sempre fa, una denuncia di presunti sprechi di denaro pubblico ogni qualvolta sia  previsto l’uso pubblico della lingua friulana, riporta le lancette del tempo al ventennio fascista.
Nel leggere sulla stampa locale la dichiarazione «Il Pdl scuote la testa perché avrebbe preferito spendere 100 mila euro per rifare le segnaletica orizzontale», non si può che scuotere la testa davanti a tanta ignoranza o forse malafede. Anzitutto il Comune di Udine non spende un euro e la segnaletica orizzontale non può essere finanziata dalla Legge 482/99. Ma questo il Pdl di Udine lo sa benissimo!
Che poi nel 2010 ci sia ancora chi, come riportato sulla stampa, continua ancora a riportare come vera la favoletta della presunta difficoltà di un turista davanti ad un cartello bilingue, non può che lasciare sbalorditi.  Ormai il bilinguismo visivo è una realtà in molta parte d’Europa. Lo ritroviamo in Provincia di Bolzano, nella provincia di Gorizia, nella Provincia di Udine e sì, anche nei Comuni sloveni dove vive la minoranza linguistica italiana. Mi pare che nessun turista si sia mai perso girando per Capodistria o per la Provincia di Bolzano. Non esiste alcun problema legato alla toponomastica bilingue. C’è invece, questo sì, un problema d’incapacità di rispettare i diritti linguistici di chi appartiene a comunità che parlano una lingua diversa dalla propria. E quest’ultimo è davvero un problema molto serio perché coinvolge la violazione di diritti umani.
Roberta Michieli - Tavagnacco

venerdì 17 dicembre 2010

CARTELLI IN FRIULANO, RISORSA PER IL TERRITORIO


La Vita Cattolica – venerdì 17 dicembre 2010
Rubrica “Giornale Aperto”

CARTELLI IN FRIULANO,
RISORSA PER IL TERRITORIO

lettera di Lorenzo Fabbro


Desidero esprimere compiacimento per la scelta del comune di Udine di adottare la segnaletica bilingue (in italiano ed in friulano) per un intervento sulla cartellonistica stradale e la toponomastica che interesserà diverse vie della città. Tale operazione, sostenuta economicamente con i fondi statali della legge 482/99, non rappresenta affatto una novità (neppure per la città di Udine) e credo debba essere inquadrata in una precisa scelta di politica linguistica in continuità con il passato e non considerata un escamotage per recuperare fondi per la segnaletica in tempo di crisi.
L’uso pubblico della lingua, all’interno e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche e la presenza del friulano nella segnaletica stradale e nella cartellonistica sono quindi un diritto sostenuto dalle leggi di cui sopra da circa un decennio e non possono certo costituire una novità che possa “incuriosire” o portare “perplessità” come si è letto sulla stampa in questi giorni.
In questi anni la Provincia di Udine (ed anche quella di Gorizia, purtroppo molto meno quella di Pordenone) hanno svolto un grosso lavoro per quanto riguarda l’installazione di segnaletica stradale bilingue sulle strade di loro competenza e circa il 40 % dei comuni della provincia di Udine hanno provveduto a predisporre nel loro territorio cartellonistica bilingue per quanto riguarda la toponomastica.
Un lavoro prezioso ed importante anche e soprattutto per lo status della lingua friulana che ha dato sicuramente i suoi frutti.
Si tratta di investimenti ad alta redditività. Oltre a garantire un diritto la segnaletica bilingue è la manifestazione più evidente del carattere plurilingue del territorio e può rappresentare una piacevole “novità” anche per i turisti ed uno strumento da utilizzare quale “marketing” territoriale.
Alla luce delle considerazioni di cui sopra fanno sorridere le polemiche di chi ritiene che i friulani non siano in grado di capire “di primo acchito” se Grado/Grau o Venezia/Vignesie siano la stessa località o le perplessità di chi opera nel settore turistico e paventa difficoltà per gli stranieri. La  cartellonistica bilingue è già presente su buona parte del territorio friulano e non risulta che si sia perso nessuno. Inoltre se qualche ospite straniero chiedesse ad un operatore turistico “se è un altro posto” basterebbe spiegare, con un sorriso, che “no, è solo un’altra lingua” ed i risultati potrebbero riservare qualche piacevole sorpresa. Nella nostra Regione abbiamo avuto più volte occasione di riflettere sulle opportunità legate al plurilinguismo ed al “valore” delle lingue locali ed è stato dimostrato, alla luce di una pluralità di esperienze in Italia ed all’estero, come promuovere e valorizzare assieme lingua, identità, cultura, prodotti e territorio sia un modo efficace per fidelizzare i turisti, che prendono coscienza di essere ospiti di un luogo “speciale”. Il marketing territoriale e linguistico ovviamente funziona sia per i prodotti che per i luoghi. Del resto in tutta Europa si fa così e la cartellonistica plurilingue  è la regola e non l’eccezione.
Sul fronte degli amministratori le affermazioni del rappresentante del PDL al comune di Udine che impiegherebbe i fondi della legge 482 (Tutela delle minoranze linguistiche) per la segnaletica orizzontale e per sistemare le buche sulle strade si commentano da sole e fanno capire, se ce n’era il bisogno, qual è l’atteggiamento del centrodestra rispetto al tema della tutela e valorizzazione della lingua friulana.
E’ invece importante proseguire con politiche linguistiche per il friulano che prevedano tra l’altro il completamento della realizzazione di cartellonistica e segnaletica in lingua friulana su tutto il nostro territorio ed auspicare in tal senso la partecipazione attiva di enti ed istituzioni ad ogni livello.

Lorenzo Fabbro - Membro Segreteria Provinciale PD di Udine                            

giovedì 16 dicembre 2010

FINANZIARIA REGIONALE - WWF: ALLA NATURA SOLO LE BRICIOLE


Dal sito della Arcidiocesi di Udine
"la Vita Cattolica"

Aggiornamento di Lunedì 13 Dicembre 2010

Finanziaria regionale,
Wwf: alla natura solo le briciole
 
UDINE (13 dicembre, ore 10.30) - «La scure della legge di bilancio 2011 si abbatte anche quest’anno sull’ambiente: sui parchi, sulle aree protette, sulle riserve naturali, sui beni ambientali e paesaggistici». A denunciarlo è il Wwf regionale sottolineando che, «come nel 2010, si vedono confermare tagli drastici delle risorse pari al 45%, passando dai 5 milioni e 392 mila euro del 2009 ai 2 milioni e 925mila del 2011». «Numeri risibili – insiste l'associazione ambientalista –, soprattutto se paragonati agli investimenti milionari che la giunta Tondo si appresta a fare su ben altri fronti».

La nota diffusa dal Wwf dettaglia i dati: «Il bilancio 2011 mantiene il taglio di stanziamenti correnti per il complesso dei due parchi regionali, lo inasprisce per le riserve naturali, i biotopi, rete natura 2000 (da 300 a 200 milioni di euro), cancella del tutto lo stanziamento per il funzionamento della stazione biologica dell’Isola della Cona, già falcidiato nel bilancio 2010, e non ripristina le spese d’investimento, portate a zero già nel 2010».

mercoledì 15 dicembre 2010

"La Patrie dal Friûl" cuintri dai erôrs RAI



“La Patrie dal Friûl”
cuintri dai erôrs Rai

Scomençâ cu la programazion par furlan,
invezit di spot fûr dal vade

A non de riviste "La Patrie dal Friûl" o mandi chest comunicât stampe cun preiere di publicazion e difusion.

A nome della rivista in lingua friulana "La Patrie dal Friûl", inoltro il seguente comunicato con preghiera di pubblicazione e diffusione.

mandi e grazie
Christian Romanini


La Patrie dal Friûl cuintri dai erôrs Rai: scomençâ cu la programazion par furlan, invezit di spot fûr dal vade

"Il Furlan nol è un dialet, ma une lenghe: tiraitlu vie de ultime campagne Rai" e je la posizion ferme da "La Patrie dal Friûl" (www.lapatriedalfriul.org) storic mensîl in lenghe furlane fondât tal 1946. "La Rai e varès di visâsi di meti in vore la leç 482/99 art 12 come 1, invezit di confondi la lenghe furlane cui dialets dal talian, e inserî dentri dai siei palinsescj une programazion in lenghe furlane. Metude in vore che e reste ancjemò in dì di vuê cence rispueste". Cun di plui al è ancje un erôr storic: "La campagne Rai e volarès celebrâ i 150 agns de Unitât di Italie, ma il Friûl al è stât anetût al ream di Italie dome tal 1866 e no tal 1861. Adiriture a son zonis dal Friûl orientâl che a son deventadis talianis dome dopo de prime vuere mondiâl" e precise la redazion da "La Patrie dal Friûl" che e siere "Cuissà se cualchidun si domandarà trops bêçs publics che a son stâts spindûts par spots che a son rivâts a unî la Italie... tal disdegn."

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La Patrie dal Friûl contro gli errori Rai: iniziare con la programmazione in friulano, invece di spot assurdi.

"Il Friulano non è un dialetto, bensì una lingua: toglietelo dall'ultima campagna Rai" è la ferma posizione de "La Patrie dal Friûl" (www.lapatriedalfriul.org) storico mensile in lingua friulana fondato nel 1946. "La Rai dovrebbe ricordarsi di applicare la Legge 482/99 art 12 comma 1, anzichè confondere la lingua friulana con i dialetti dell'italiano, e inserire all’interno dei propri palinsesti una programmazione in lingua friulana. Applicazione che rimane tutt’ora disattesa." Inoltre c'è anche un errore storico: "La campagna Rai vorrebbe celebrare i 150 dell'Unità d'Italia, ma il Friuli è stato annesso al regno d'Italia solo nel 1866 e non nel 1861. Addirittura zone del Friuli orientale sono divenute italiane solo dopo la prima guerra mondiale" precisa la redazione de "La Patrie dal Friûl" che conclude "Chissà se qualcuno si chiederà quanti soldi pubblici sono stati spesi per degli spot che sono riusciti a unire l'Italia... nello sdegno".

venerdì 10 dicembre 2010

GNÛFS LIBRIS PAI FRUTS IN LENGHE FURLANE


GNÛFS LIBRIS PAI FRUTS IN LENGHE FURLANE

Editôr Serling soc. Coop.
www.serling.org


Mape ilustrade “Friûl di Magance” di Luigino Peressini

E ven fûr in chescj dîs la mape ilustrade Friûl di Magance” di Luigino Peressini, pal editôr Serling soc. Coop.
La mape, che si indrece al public dai fruts ma no dome a chei, e presente il Friûl popolât di dutis lis figuris de tradizion popolâr: orcolats, aganis, maçarots, salvans, pagans, cjalcjuts, drâcs, striis...
La sdrume di creaturis dal mont magjic (il mont de “Magance” cemût che al è definît in ciertis flabis furlanis) al fâs dal Friûl un labirint pardabon ingredeât, e al è propit par orientâsi in chest imagjinari popolâr tant ric che e ven publicade la mape, che sul daûr e propon schedis cu la descrizion par furlan des figuris principâls rapresentadis sul devant.
La mape e à un formât di cm. 100x70 e si pues cuistâ intes librariis o li dal editôr (0432 649131, coop@serling.org) al presit di 15 euros.

Luigino Peressini: architet, ilustradôr, al à realizât diviersis storiis a fumuts e mapis ilustradis par aministrazions comunâls (Palme, Manzan, Osôf, Tavagnà, Feagne, Remanzâs...) e pes scuelis, fondant simpri il so lavôr creatîf suntune ricercje filologjiche e une vore precise.


“L’arbul Feliç” di Lussia di Uanis

Al ven distribuît in chescj dîs il libri cun cd-audio “L’arbul Feliç”, di Lussia di Uanis.
Il libri si indrece al public dai fruts za di prime che a ledin a scuele, al è ilustrât cui biei dissens di Elena Chiandussi e al à un cd cu la storie recitade de autore stesse, acompagnade des dolcis musichis origjinâls di Annalisa Masutti, che lis sune cul piano.
“L’arbul Feliç” e je la storie di une semençute che cul passâ des stagjons, e ven sù, si trasforme e compagnade dal passâ dal timp, tra Invier, Vierte, Istât e Sierade, al devente un biel miluçâr, gjoldint di ce che i sucêt e di ce che al à tor ator.
Il libri al à 48 pagjinis, al è in lenghe furlane cu la traduzion, in code, par talian; il cd audio al dure 25 minûts. Si si pues cuistâ intes librariis o li dal editôr (0432 649131, coop@serling.org) cul presit di 20 euros.

Lussia di Uanis: poetesse, artiste, e lavore intal cjamp de istruzion, cun progjets didatics par fruts, prin di dut in lenghe furlane. E à publicât il libri par fruts “Intal sac de fantasie”. Par Radio Onde Furlane e à curât il program “Flabis a mirinde”.

Serling soc. coop.:
posta elettronica: info@serling.org