REGIONE FRIULI - VG
UNIONI
TERRITORIALI INTERCOMUNALI
GRAZIE MONFALCONE!
GRAZIE
GORIZIA!
GRAZIE
PAULARO!
Per
aver pubblicamente
raccontato
la verità
sulle
UTI...
.......
GORIZIA
“COMUNE EXTRA-LARGE”
dominante
nell'Uti in cui è capofila
Da
IL PICCOLO di Trieste
1
novembre 2015
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/11/01/news/uti-collio-alto-isonzo-gorizia-dominante-1.12371812
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/11/01/news/uti-collio-alto-isonzo-gorizia-dominante-1.12371812
articolo a firma di Francesco Fain
"Come
saranno i rapporti di forza all’interno della neonata Uti
Collio-Alto Isonzo?
Gorizia
sarà, a dir poco, dominante.
Tant’è che, usando l’ironia, si potrebbe dire che il sindaco di
Gorizia diventerà una sorta di Gherghetta “dimezzato”: una
specie di presidente della Provincia in un territorio che è circa la
metà di quella dell’attuale provincia isontina.
Il
peso dei Comuni nello specifico
L’assemblea
dei sindaci dell’Unione esprimerà un totale di 32 voti. Il
sindaco di Gorizia “varrà” 13 voti;
i Comuni di Cormòns e Gradisca d’Isonzo avranno un “peso”
equivalente a tre voti mentre Romans d’Isonzo esprimerà 2 voti. I
sindaci di Capriva, Dolegna, Farra, Mariano, Medea, Moraro, Mossa,
San Floriano, San Lorenzo, Savogna e Villesse dovranno accontentarsi
di un voto ciascuno.
Determinante,
è ovvio, è il numero di abitanti.
Ma la sensazione è netta: pur non comparendo nella denominazione (si
chiama Uti Collio-Alto Isonzo), Gorizia
reciterà indiscutibilmente la parte dell’attore principale.
Peraltro,
fanno notare il sindaco Ettore Romoli e l’assessore comunale Guido
Germano Pettarin,
nessuna
delibera passerà se non ci sarà il voto positivo del Comune di
Gorizia.
Ergo... (...)"
Commento
della
Redazione del Blog
Se - come risulta abbiano fatto notare il sindaco di Gorizia Ettore Romoli e
l'assessore comunale Germano Pettarin - “nessuna delibera passerà se non ci sarà il voto positivo del Comune di Gorizia", gli altri Comuni che fanno parte della
stessa Uti - ovviamente - saranno “gusci
vuoti”
alla mercè delle scelte amministrative del Comune di Gorizia che avendo a disposizione ben 13 voti farà "il bello e il cattivo tempo".
E i Comuni con un solo voto a disposizione? "Gusci vuoti" senza alcuna autonomia amministrativa e privi di ogni competenza comunale!
E i Comuni con un solo voto a disposizione? "Gusci vuoti" senza alcuna autonomia amministrativa e privi di ogni competenza comunale!
E'
questo quanto prevedono la Costituzione italiana all'articolo 5 e il trattato internazionale europeo “La Carta europea delle
autonomie locali” sottoscritto anche dallo Stato italiano e che anche la nostra Regione DEVE rispettare?
L'autonomia degli enti locali prevista dalla Costituzione italiana all'art. 5 è del tutto slegata dal numero di abitanti dei Comuni; così come la "Carta europea delle autonomie locali" vale per tutti i Comuni italiani e non solo per quelli più popolosi! Chi lo dice all'assessore regionale Paolo Panontin?
L'autonomia degli enti locali prevista dalla Costituzione italiana all'art. 5 è del tutto slegata dal numero di abitanti dei Comuni; così come la "Carta europea delle autonomie locali" vale per tutti i Comuni italiani e non solo per quelli più popolosi! Chi lo dice all'assessore regionale Paolo Panontin?
..............
COMUNE
DI MONFALCONE
da
dichiarazioni riportate virgolettate dalla stampa, queste le
motivazioni che hanno spinto il Comune di Monfalcone ad uscire dall'UTI a cui la Giunta regionale lo aveva assegnato:
dal quotidiano IL PICCOLO di
Trieste
articolo a firma di Tiziana Carpinelli
5 marzo 2017
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/03/05/news/monfalcone-si-sfila-e-fa-implodere-l-uti-1.14984497
articolo a firma di Tiziana Carpinelli
5 marzo 2017
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/03/05/news/monfalcone-si-sfila-e-fa-implodere-l-uti-1.14984497
(..)
Dopo due mesi di analisi puntuale il centrodestra ha dunque stabilito
di uscire dall’Uti ritenendo
«innanzitutto che la legge Panontin vìoli il diritto
costituzionalmente sancito di rappresentare i cittadini da parte dei
Comuni e il principio di autocontrollo dei medesimi».
L’Uti, di per sé, implica a detta di Cisint una diminutio di
potere dell’ente locale,
così
facendo venir meno in particolare quello dell’autodeterminazione.
«Per
lo Statuto vigente - ha spiegato Cisint - bastano cinque comuni
favorevoli a un provvedimento che potrebbe risultare svantaggioso a
Monfalcone per avallarlo:
la nostra amministrazione, votata dai cittadini che ci hanno
sostenuto, non avrebbe voce in capitolo».
C’è poi la questione economica: «Uscendo
dall’Uti non perdiamo niente, perché come sancito già da varie
aule la Regione non può discriminare gli enti nella distribuzione di
risorse
- sempre il sindaco - per contro la partecipazione all’Unione
determina una cessione di personale da dedicare alla redazione di
bilanci e gestione di servizi che verrebbe distratto da altre
funzioni e, in particolare, dai progetti concreti che intendiamo
realizzare per la città».
Commento
della Redazione del Blog
Il
Principio autonomistico (art. 5 della Costituzione italiana), che i
padri della Costituzione italiana hanno posto tra i Principi
"fondamentali" della Repubblica italiana, è INVIOLABILE sia dal
Parlamento italiano che dalle Regioni..... ma forse in Giunta regionale qualcuno non lo sa!
Con la pessima legge regionale di riforma degli enti locali voluta e “imposta con i ricatti” dalla Giunta Serracchiani, la quasi totalità dei Comuni regionali è trasformata in “gusci vuoti” quasi privi sia di personale (che obbligatoriamente deve essere ceduto all'Uti) che della gran parte delle competenze comunali (che obbligatoriamente per legge non possono più essere esercitate dai singoli Comuni ma devono essere "cedute" all'UTI, istituzione di secondo livello non eletta dai cittadini).
Al rispetto della Costituzione si aggiunge poi anche l'obbligo per la nostra Regione di non violare i trattati internazionali sottoscritti dallo Stato italiano, in particolare - parlando di autonomie locali - “La Carta europea delle autonomie locali”.
Obbligo, quest'ultimo, inserito anche nello Statuto di autonomia speciale della Regione Friuli - Venezia Giulia che all'art. 4 così recita:
Con la pessima legge regionale di riforma degli enti locali voluta e “imposta con i ricatti” dalla Giunta Serracchiani, la quasi totalità dei Comuni regionali è trasformata in “gusci vuoti” quasi privi sia di personale (che obbligatoriamente deve essere ceduto all'Uti) che della gran parte delle competenze comunali (che obbligatoriamente per legge non possono più essere esercitate dai singoli Comuni ma devono essere "cedute" all'UTI, istituzione di secondo livello non eletta dai cittadini).
Al rispetto della Costituzione si aggiunge poi anche l'obbligo per la nostra Regione di non violare i trattati internazionali sottoscritti dallo Stato italiano, in particolare - parlando di autonomie locali - “La Carta europea delle autonomie locali”.
Obbligo, quest'ultimo, inserito anche nello Statuto di autonomia speciale della Regione Friuli - Venezia Giulia che all'art. 4 così recita:
Art. 4
In armonia con la Costituzione, con i principi generali dell’ordinamento giuridico della Repubblica , con le norme fondamentali delle riforme economico sociali e con gli obblighi internazionali dello Stato, nonché nel rispetto degli interessi nazionali e di quelli delle altre Regioni, la regione ha podestà legislativa nelle seguenti materie:
1) ordinamento degli Uffici e degli Enti dipendenti dalla Regione e stato giuridico ed economico del personale ad essi addetto;
1-bis) ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni
(....)
(....)
---------------
COMUNE
DI PAULARO
"(...)
non posso e non voglio essere ricordato dalla mia comunità come il
Sindaco che ha svenduto il suo paese, non voglio che il ruolo e la
rappresentatività del consiglio comunale venga svilito e con esso il
voto espresso dai cittadini.”
4
gennaio 2017
DANIELE
DI GLERIA - Sindaco del Comune di Paularo (Ud)
...............
A
solo titolo informativo
Le
UTI (unioni territoriali intercomunali), non sono ENTI LOCALI ma solo
"associazioni tra Comuni"; nel mentre i Comuni sono "Enti locali" previsti dalla
Costituzione italiana che ne tutela anche l'autonomia.
Il
D.Lgs. 267/2000 definisce le Unioni di comuni come un ente locale, ma
la
sentenza
della Corte costituzionale
n.
50 del 2015 ha chiarito che si tratta di una "forma istituzionale di
associazione tra comuni".
Copia/incolla
dalla Sentenza della Corte costituzionale nr. 50 del 2015:
«
Tali unioni − risolvendosi
in forme istituzionali di associazione tra Comuni per l’esercizio
congiunto di funzioni o servizi di loro competenza e non
costituendo, perciò, al di là dell’impropria definizione
sub comma 4 dell’art. 1, un ente
territoriale ulteriore e diverso rispetto all’ente Comune –
rientrano, infatti, nell’area di competenza statuale sub art. 117,
secondo comma, lettera p), e non sono, di conseguenza, attratte
nell’ambito di competenza residuale di cui al quarto comma dello
stesso art. 117. »
Le UTI non sono dunque un ente locale (come da sentenza della Corte Costituzionale); non sono neppure un ente territoriale (come da sentenza della Corte Costituzionale); non possono sostituire le Provincie (enti locali ancora presenti nella Costituzione italiana con la vittoria del No al referendum del 4 di dicembre 2016!!) perché non sono un "ente locale intermedio".
Cosa sono dunque? Un grandissimo pasticcio legislativo causato dalla arroganza politica, dalla assenza di conoscenza del territorio, dalla voglia politica di strafare.....
Le UTI non sono dunque un ente locale (come da sentenza della Corte Costituzionale); non sono neppure un ente territoriale (come da sentenza della Corte Costituzionale); non possono sostituire le Provincie (enti locali ancora presenti nella Costituzione italiana con la vittoria del No al referendum del 4 di dicembre 2016!!) perché non sono un "ente locale intermedio".
Cosa sono dunque? Un grandissimo pasticcio legislativo causato dalla arroganza politica, dalla assenza di conoscenza del territorio, dalla voglia politica di strafare.....
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PUO' BASTARE?
LA REDAZIONE DEL BLOG
LA REDAZIONE DEL BLOG
Secondo l'Assessore regionale Panontin, esiste il problema che "LORO" (Giunta regionale e Partito Democratico) non sono riusciti a spiegare bene la loro "meravigliosa" riforma degli enti locali!
RispondiEliminaTutti "cretini" i friulani e i triestini?
Panontin afferma che la legge regionale di riforma degli enti locali va rispettata perché "E' LEGGE" e gli atti di uscita dalle UTI dei Comuni di Paularo e Monfalcone sono nulli perché la legge non prevede l'uscita dalle Uti prima di 10 anni.
Ci permettiamo di ricordare all'Assessore Panontin che anche la Costituzione italiana va rispettata. Idem "La Carta europea delle autonomie locali".....
Le modifiche apportate alla legge istitutiva delle UTI?
RispondiEliminaTutte determinate o da sentenze del TAR di Trieste o dalla grande battaglia dei sindaci e dell'ANCI regionale, non certamente dalla voglia della Giunta regionale di "ascoltare" il territorio....
Da IL PICCOLO di Trieste
RispondiEliminahttp://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/03/07/news/non-si-arresta-la-fuga-dai-supercomuni-panontin-sotto-tiro-1.14991478?ref=hfpitsea-1
articolo a firma di Marco Ballico
7 marzo 2017
(...)
La questione giudiziaria.
«Un pasticcio dopo l’altro, era tutto previsto», commenta Piero Mauro Zanin, portavoce dei sindaci che si sono rivolti al Tar Fvg. «Con la sentenza che ci ha dato ragione sull’impossibilità del commissariamento per chi non ci sta - prosegue il sindaco di Talmassons -, la Regione, a questo punto, non può che limitarsi a prendere atto. Nessuno potrà imporre a Monfalcone di rientrare dopo le ultime modifiche alla legge 26 che hanno tolto l’obbligo dei dieci anni di permanenza una volta costituita la Uti». «Sbaglia l’assessore Panontin a considera nulli gli atti di chi esce dalle Uti - aggiunge l’avvocato dei comuni ricorrenti Teresa Billiani -, posto che solo un’autorità giudiziaria può sostenere se un provvedimento è legittimo ed efficace (....)
...............
"Successivamente, la L.R.14/2011 venne sostituita dalla L.R.26/14 che, tra le tante cose, introdusse il concetto di obbligatorietà, affiancato da pesanti penalizzazioni economiche in caso di mancata adesione, con ulteriore aggiunta del commissariamento del Consiglio Comunale in caso di bocciatura degli statuti."
RispondiEliminaDaniele Di Gleria
........
Il commissariamento fu cancellato dal TAR di Trieste. Incredibili i ricatti finanziari e politici subiti dai Comuni friulani e triestini.
Comuni che con l'obbligo di entrare in una UTI (assegnata obbligatoriamente dalla giunta regionale!!) e a cui conferire moltissime competenze comunali, di fatto sono SVUOTATI a vantaggio di una istituzione non solo non prevista dalla Costituzione italiana e che la Corte Costituzionale ha chiarito NON ESSERE UN "ENTE LOCALE" ma solo una associazione di Comuni, ma che non essendo ad elezione diretta, sfugge al controllo democratico dei cittadini!!!
Una riforma degli enti locali pessima, calata dall'alto e IMPOSTA con ricatti di ogni genere....
Una riforma che riporta il Friuli all'epoca medioevale, diviso in FEUDI come nel 1300, dove comanda il feudatario più potente, ossia il Sindaco del Comune con la maggiore popolazione che grazie al voto ponderato fa l'asso piglia tutto!!
E i Comuni più piccoli in termini di popolazione? Alla mercè del comune più popoloso....
QUESTE SONO LE UTI IMPOSTE DALLA PRESIDENTE DEBORA SERRACCHIANI!!
Del resto "la verità" espressa dai sindaci di Gorizia (nel 2015), di Paularo, di Monfalcone e tanti altri ancora, è ben nota al consiglieri regionali del Partito democratico..... che però DEBBONO difendere la riforma enti locali Panontin/Serracchiani perché il Partito viene PRIMA degli interessi del Friuli e di Trieste!
RispondiEliminaSENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE NR. 50 DEL 2015, DEPOSITATA IL 24 MARZO 2015
RispondiElimina................
Tratto dal Commento giuridico alla sentenza della Corte Costituzionale nr. 50 del 2015 di A.Sterpa, F.Grandi, F.Fabrizzi, M. De Donno pubblicato da " www.federalismi.it "
“Premessa.
La Corte costituzionale ha depositato, in data 24 marzo 2015, la sentenza n. 50/2015 con la quale si è pronunciata sui ricorsi presentati da quattro Regioni (Veneto, Campania, Puglia, Lombardia) avverso ben 58 commi (dei 151 originari, ma poi accresciuti in numero dalle successive modifiche legislative) dell’unico articolo della legge n. 56 del 2014 (c.d. legge Delrio), discussi in udienza pubblica lo scorso 24 febbraio.
(...)
SECONDO LA CORTE,
«6.2.1. Non è ravvisabile, in primo luogo, la dedotta violazione della competenza regionale con riguardo alle introdotte nuove disposizioni disciplinatrici delle Unioni di Comuni.
Tali Unioni − risolvendosi in forme istituzionali di associazione tra Comuni per l’esercizio congiunto di funzioni o servizi di loro competenza e non costituendo, perciò, al di là dell’impropria definizione sub comma 4 dell’art. 1, un ente territoriale ulteriore e diverso rispetto all’ente Comune rientrano, infatti, nell’area di competenza statuale sub art. 117, secondo comma, lettera p), e non sono, di conseguenza, attratte nell’ambito di competenza residuale di cui al quarto comma dello stesso art. 117 ».”
..............
COMMENTO DELLA REDAZIONE DEL BLOG:
Con questa sentenza la Corte Costituzionale definisce la natura giuridica delle "Unioni di Comuni" e chiarisce che NON SONO "ENTI LOCALI".
I Comuni friulani e quelli della Provincia di Trieste sono Comuni virtuosi con il Bilancio comunale in ordine e senza debiti da ripianare.
RispondiEliminaSono al contrario alcuni grandi Comuni a non essere virtuosi e con un bilancio in rosso i cui debiti vengono sistematicamente ripianati con i soldi di TUTTI i cittadini italiani.
Eppure nonostante questa constatazione assurdamente c'è un accanimento politico contro i virtuosi piccoli Comuni considerati fonti di spreco finanziario. Dietro questo accanimento c'è il mantra politico che "grande è sinonimo di efficienza e minor costi", mentre la realtà ci dimostra che aumentando le dimensioni spesso si creano DISECONOMIE DI SCALA pesantissime oltre che problemi sociali e un allontanamento dei cittadini dalla politica...
La voce di chi è ancora nell’Uti da cui è uscito il comune di Monfalcone.
RispondiEliminaDal quotidiano IL PICCOLO di Trieste
9 marzo 2017
(...) «Oggi celebriamo il funerale dell’Uti: senza più Monfalcone, dobbiamo fare un grosso ragionamento. La legge 23 (un lapsus, si tratta della 26, ndr) ha incassato molte critiche dai sindaci, anche passati, non raccolte però dai vertici regionali. Non me la sento di criticare l’uscita». «Ora - ha concluso - ci troviamo in una situazione molto complessa: Fogliano non è mai entrata, Grado e Monfalcone sono uscite e due enti vanno al rinnovo. Dobbiamo chiedere a chi ci ha portato in questa situazione, cioè a Serracchiani che ora è in Argentina e a Panontin un punto sull’opportunità o possibilità di continuare con questa Uti. Un incontro per uscire dall’impasse». (...)
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/03/09/news/le-incognite-per-i-rimasti-ora-garantire-i-servizi-1.15005985?ref=search
"denuncia del Comune di Muggia (UTI GIULIANA)"
RispondiEliminaDal quotidiano IL PICCOLO di Trieste
“Mai in 30 anni di politica ho assistito ad una tragedia simile ma la beffa delle beffe è che la spesa per l'Uti è passata dagli iniziali otto milioni ai 21 attuali. E pare che ancora non sia finita».”
.....................
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/03/11/news/il-bilancio-di-muggia-si-arena-sul-taglio-dei-fondi-regionali-1.15017161?ref=search