venerdì 10 ottobre 2014

MORTE AL FRIULANO (la lingua, non il vino!) - Da un'intervista al Prof. Tullio De Mauro a firma di Erika Adami - Settimanale "La Vita Cattolica"






"MORTE AL FRIULANO!"

(la lingua, non il vino!)
 
 

Da un'intervista

al Prof. Tullio De Mauro,

linguista

ed ex-ministro dell'istruzione


L'intera intervista è pubblicata sul

settimanale dell'Arcidiocesi di Udine

LA VITA CATTOLICA

2 ottobre 2014

a firma di Erika Adami


(…)

Domanda: Certo è che non si aiutano le lingue minorizzate senza politiche linguistiche...

Risposta: “Naturalmente. E neppure con politiche che non sostengono o che sostengono poco o che osteggiano provvedimenti che pure sono passati...

Domanda: Già. In Friuli è sotto gli occhi di tutti la lentezza delle istituzioni nel dare attuazione alla legge statale 482 del 1999 e alla legge regionale 29 del 2007. Pur tra diversi cambi di governo, non è stata ancora sviluppata una politica linguistica adeguata.

Risposta: “Perchè ci sono resistenze e le resistenze sono trasversali. Non è di sinistra, come potrebbe sembrare, essere favorevoli al multilinguismo. Oltre che a destra, le opposizioni a sinistra sono sempre state molto forti. Dagli anni Quaranta, Cinquanta ai giorni nostri, c'è stata un'opposizione aperta o fatta di negligenza, di disattenzione al problema”

Domanda: Disattenzione e negligenza delle istituzioni, ma anche della scuola...

Risposta: “Certo, e quello della scuola è un terreno decisivo”

Domanda: In Friuli non è ancora stato elaborato un programma educativo delle lingue veramente innovativo. Eppure sarebbe naturale farlo, vista la ricchezza linguistica di questo territorio.

Risposta: “I programmi ci sono e sono fondati su esperienze pregresse di tanti anni sull'insegnamento del friulano, ma anche nella scuola ci sono molte resistenze.”

Domanda: E uno dei nodi è la formazione degli insegnanti.

Risposta: “Sì, ma questo è un punto debole di tutto l'apparato scolastico italiano, su tutto il territorio nazionale”

Domanda: Ancora oggi continua il dibattito tra friulano standard e varietà locali. Davvero il friulano standard fa morire le varietà?

Risposta: “No, il raggiungimento degli standard e il loro uso protegge (...), contro quello che si pensa spesso, le lingue minorizzate. Lo standard favorisce lo stabilizzarsi di tradizioni linguistiche in forma scritta, istituzionale. Così il friulano standard protegge la persistenza delle varianti locali, non le cancella.  (…).

(….)

Domanda: Lei viene in Friuli abbastanza spesso. Come sono cambiate le cose dal punto di vista linguistico?

Risposta: “E' cambiato profondamente l'atteggiamento dei friulani. Mario Lizzero, nel 1973, mi trascinò in Friuli a cercare di spiegare che le minoranze non erano il diavolo. Esposi le ragioni a favore del multilinguismo, e quindi anche del friulano. Nella sala, eravamo in una distinta libreria del centro, successe un pandemonio. Il grido era: “Morte al friulano!”. Sono sopravvissuto a stento alla furia del pubblico della buona borghesia. Lizzero sapeva che cosa sarebbe successo, ma non me lo disse. Poi, col terremoto, le cose cambiarono (…)

Erika Adami

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mercoledì 8 ottobre 2014

REGIONE - L'ASSESSORE PANONTIN E L'ARROGANZA DELLA POLITICA


REGIONE

L'ASSESSORE PANONTIN
E
L'ARROGANZA DELLA POLITICA


Dal Messaggero Veneto:
 
 
 

Autonomie locali,

bocciata la riforma Panontin

7 ottobre 2014



“Al Cal non raggiunge il quorum dei dodici voti. Romoli e Fontanini chiedono all’assessore una pausa di riflessione sul Ddl”
di Mattia Pertoldi

“La riforma Panontin non raggiunge il quorum dei dodici voti al Consiglio delle autonomie locali (Cal) e il presidente Ettore Romoli – assieme a Pietro Fontanini – chiede all’assessore “una pausa di riflessione” sul Ddl di riordino degli enti locali.

I voti contrari delle Province di Udine, Pordenone e Gorizia e dei Comuni di Tarvisio, Cividale e Santa Maria la Longa – sommati alle astensioni della Provincia di Trieste, di Gorizia, Medea, Prata e Ragogna – impediscono all’articolato, modificato da Panontin rispetto all’approvazione preliminare dello scorso 22 settembre, di tornare in giunta, venerdì, con il placet del Cal. (...)

(Panontin ) Mi pare ovvio, però, che al termine di questo iter bisognerà mettere mano anche al Cal sia da un punto di vista del funzionamento, semplificandolo, che della rappresentanza».

...........

COMMENTO

"Mi pare ovvio, però, che al termine di questo iter bisognerà mettere mano anche al Cal sia da un punto di vista del funzionamento, semplificandolo, che della rappresentanza»." dalla stampa risulta aver dichiarato l'assessore regionale Panontin a commento del risultato sfavorevole alla "SUA" riforma degli enti locali in sede di Cal.

La sua dichiarazione un chiaro esempio di arroganza politica? Si cancella o si modifica (a proprio vantaggio) tutto ciò che ostacola la “propria” volontà politica? Ma esiste ancora la democrazia in Italia?

La Redazione del Blog
 

sabato 4 ottobre 2014

FRIULI: INDIPENDENZA, UN REFERENDUM E TANTI DUBBI


FRIULI

INDIPENDENZA

UN REFERENDUM

E TANTI DUBBI

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Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl
Comitato per l'Autonomia e il Rilancio del Friuli
Udine


COMUNICATO STAMPA


Referendum:

un gioco dalle molte facce
 



Sicuramente gli organizzatori del referendum per l'indipendenza del Friuli otterranno un risultato: collezionare qualche decina di migliaia di indirizzi e-mail di friulani doc favorevoli all'indipendenza o ad una autonomia rafforzata e accreditarsi come leaders politici.

Sembra questo l'obiettivo vero di tutta l'operazione, tutto legittimo, ma alla fine pagheranno, come sempre, i friulani.

I referendum della Scozia e della Catalogna arrivano dopo decenni di costruzione di un progetto culturale, politico e istituzionale, con una azione di militanza pro o contro in grado di mobilitare tutta la società.

In Friuli non si è visto, fino ad ora, nulla di tutto ciò, e gli organizzatori certamente consci di ciò, hanno dilatato i tempi del referendum a 30 giorni, sperando evidentemente che il meccanismo si auto alimenti e si crei un effetto valanga. Vedremo.

E' prevedibile che intanto i partiti nazionali stiano a guardare, pronti ad ammantarsi di un po' più di autonomismo friulanista per fare poi i pompieri perchè evidentemente non basteranno alcune decine di migliaia di votanti per ottenere la secessione o anche solo l'autonomia del Friuli e senza un plebiscito vero e proprio il tutto si risolverà in un insuccesso che peserà a Roma sui progetti di riscrittura del Capitolo V della Costituzione italiana e a Trieste sulla riforma delle autonomie locali.

I friulani dovranno quindi, obtorto collo, diventare indipendentisti e votare, pur in assenza di un progetto serio (Parlamento di 11 membri? Capitale ad Aquileia? Un Friuli basato sulla pregiudiziale etnica?) per poter sperare di difendere l'attuale autonomia regionale.

Agli autonomisti veri il difficile e contorto compito di denunciare il velleitarismo dell'operazione e la necessità di votare!

Paolo Fontanelli
Presidente del
"Comitato per l'autonomia
e il rilancio del Friuli"


Il Comunicato stampa è stato pubblicato il 3 ottobre 2014 sul quotidiano IL GAZZETTINO di Udine; mentre il quotidiano IL MESSAGGERO VENETO di Udine gli ha dedicato – sempre il 3 di ottobre - un articolo nella pagina “Regione”.

Il Comunicato è stato pubblicato sul settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA, giovedì 16 ottobre.

Questo l'articolo pubblicato il 2 ottobre sul settimanale IL FRIULI (Ud):

http://www.ilfriuli.it/articolo/Politica/Referendum_in_Fvg-points-_un_gioco_dalle_molte_facce/3/136414


 
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Dal Blog

di

EURO FURLAN





«Le cazzate sono come le ciliegie: una tira l’altra (1)»


Il Diretôr di chel cuotidian cul non forest che si lei in Friûl nus vise che e je scatade la ‘ore X’. Cun di fat, di miezegnot e un secont o sin in plene tal mês di timp là che si podarà votâ tal fantomatic referendum pe indipendence dal Friûl.

De cuistion o vevin za scrit alc. Stant che ‘repetita iuvant’, o tornin a cjapâ sù cualchidune des riflessions fatis indenant zaromai doi mês indaûr, zontant ancje alc altri.

Prin di dut no podìn fâ di mancul di marcâ il fat che cheste iniziative referendarie nus somee alc che al è plui cuintri dal Friûl che a pro. In chest sens, si pues calcolâle o tant che la enesime manifestazion dal nivel unevore alt de alienazion culturâl, identitarie e politiche di tancj di lôr in Friûl o ben tant che la ultime azion di mistificazion, di confusion e di «distrazione di massa» metude adun propit par menâ ator il Friûl e la sô int in cont di cuistions tant che chês dal autoguvier, dai dirits e des prospetivis di fâ sù un avignî diferent, juste tal moment che chestis cuistions a cjapin sù une rilevance e une impuartance grandononis.

In chest sens ancje il fat – che par so cont al podarès jessi ancje alc di bon – che si feveli di «indipendence» cence pôris o cence tabûs in realtât al devente alc di negatîf. Cun di fat, dopo dal sputanament che in tancj agns al è stât fat de peraule «autonomie», cun cheste storie dal referendum si va a fruiâ e a sputanâ ancje une altre peraule clâf che inaltrò, de Scozie ae Catalogne, e ven doprade – tra lis altris, propit par resons che a son sù par jù compagnis di chês che a valaressin tal câs dal Friûl – cun fuarce e cun sintiment par fâ indenant rivendicazions e prospetivis di autoguvier e di autodeterminazion.

Chest al cjate conferme ancje in chei che a varessin di jessi i ponts di fuarce dal program di chescj indipendentiscj: la «jeve militâr obligatorie», il «control dal confins», lis «bariduris doganâls» e vie indenant. Isal chest ce nus covente? No, sigûr.

Cussì la indipendence fate indenant in realtât e je une vore «dipendente», «dipendentiste», sotane e une vore pôc furlane: plui dongje dal Venit, dal «triveneto» e de «padania» che de Scozie, de Catalogne e dal Paîs Basc e duncje, almancul cemût che le viodìn nô, dal Friûl.

Il fantomatic referendum pe indipendence, dongje dal jessi debil e salacor pericolôs pal Friûl sul plan dai contignûts, des prospetivis e duncje de sostance politiche, nus somee clopadiç ancje in tiermins organizatîfs e procedurâi. Ancje par chest al salte sù il dubi che lu vedin inmaneât propit di pueste par sputanâ ben e no mâl il Friûl e ciertis sôs rivendicazions e aspirazions.

Cun dut achel, un element positîf al è: cheste iniziative e partìs dal Friûl ocidentâl e cun dut des contradizions za ricuardadis e ven fate indenant in non dal Friûl. Alc al è alc.

Magari cussì no, a restin chei tancj aspiets za ricuardâts che a fasin vignî i sgrisui, ancje par vie de maniere che a vegnin frontâts de bande dai media di chenti. In cont di chest, si pues marcâ il fat che il ridicul – se no piês – al è il caratar prin ancje di cierts coments che a frontin cheste cuistion e chês, une vore atuâls, de Scozie e de Catalogne, magari ancje cun chê di fâ cualchi comparazion tra chês realtâts e chê dal Friûl.

In particolâr, in cont di Scozie e Friûl, o vin cjatât in rêt doi biei esemplis – si fâs par mût di dî – in chest sens. Ju podês lei achì e soredut achì.

Di sgrisulâsi. Nus à tornât iniments il titul talian dal film ‘Dumb and Dumber’ e chel nestri amî che al diseve «le cazzate sono come le ciliegie: una tira l’altra»: al è dificil no dâi reson, in particolâr pal secont dai doi tescj menzonâts cumò denant. Tal nestri prossim coment si permetarìn di meti in evidence cemût che lis… çariesis no si cjatin dome tal fantomatic referendum ma ben ancje (ancjemò di plui?) inaltrò.

Par intant, par lei alc di sest in cont di Scozie e di Catalogne, us conseìn di dâ un cuc a chest coment e a chest reportage, che a àn il mert di vê une cjaladure mancul talianote, plui europeane e duncje plui furlane.

  
EURO FURLAN

mercoledì 1 ottobre 2014

STAMPE IN LENGHE FURLANE: "IL DIARI", CENCE FINANZIAMENTS PUBLICS!





MINORANCE
LINGUISTICHE FURLANE

STAMPE IN LENGHE FURLANE

"IL DIARI"


La Regjon e à gjavât vie ducj i finanziaments a IL DIARI, che cumò nol ven plui stampât e dât fûr a nuie.

E il rispiet de leç regjonâl 29/2007 e soredut dai dirits linguistics de minorance Furlane?

Vonde finanziâ il teatri liric IL VERDI di Triest cun 14 milions di euro, ise vere Assessôr Gianni Torrenti?


Ma IL DIARI nus fâs ancjemò compagnie in rêt!
 
 
 

 
BUINE LETURE!


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DUCJ GJORNALISCJ. Âstu voie di colaborâ cul Diari? Mandinus articui, fotografiis, segnalazions a: redazion@ildiari.eu


domenica 28 settembre 2014

TORRENTE VIELLIA, L'ACQUA DEL FRIULI ANCORA SOTTO ATTACCO!


Riceviamo e pubblichiamo:

Torrente Viellia,

L’ACQUA DEL FRIULI

ANCORA SOTTO ATTACCO!


Non si ferma l’offensiva

degli speculatori dei corsi d’acqua

nemmeno in uno degli ultimi

baluardi di natura incontaminata.


Ad essere in pericolo ora è il Torrente Viellia, posto a nord ovest della Val Tramontina. Due opere di derivazione idroelettrica sono state presentate da Gastone srl e SHPP VIELLIA srl in due settori consecutivi del torrente. Opere di derivazione idroelettrica simili compromettono definitivamente la naturalità dell’ambiente, intubando acque che garantiscono la vita a tutto un complesso ecosistema costituito da decine di specie animali e vegetali, fra cui numerose trote marmorate, fario e lo Scazzone (Cottus gobio, specie ittica di interesse comunitario). Questo territorio ad altissimo pregio ambientale è in stretta connessione col Parco delle Dolomiti Friulane, con l’area sottesa a Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO e col Sito di importanza comunitaria “Monti Verzegnis e Valcalda”.

Significativa è la mole di problemi individuati dalle associazioni ambientaliste e da vari enti pubblici, che hanno evidenziato motivi di contrarietà agli interventi:
  • L’ARPA dichiara che la realizzazione delle derivazioni idroelettriche causerà il degrado dello stato ecologico del torrente (ora classificato, come pochi, “elevato”); mette in evidenza che lo studio di VIA, carente riguardo le analisi delle comunità animali e vegetali, degli habitat e la modellistica fluviale con riferimento alla fauna ittica, non ha considerato gli effetti cumulativi dei due impianti denominati “Viellia Alto” e “Viellia Basso”, che metterebbero complessivamente quasi in asciutta circa il 50% della lunghezza del torrente.
  • La Provincia di Pordenone fa notare che il Viellia s’inserisce in un contesto naturalistico di pregio, che garantisce ora uno stato ecologico ottimale.
  • L’Ente Tutela Pesca segnala l’incompatibilità delle previste consistenti derivazioni con il conseguimento dei propri obiettivi di gestione e stabilizzazione della popolazione di Trota marmorata, specie di interesse comunitario e di altre entità.
  • Il Comune di Tramonti di Sopra si oppone nettamente alla devastazione ambientale che ne deriverebbe, in un ambiente meritevole di tutela, che appartiene a quell’esiguo 10% di corsi d’acqua alpini ancora totalmente integri. Evidenzia che la risorsa idrica e naturalistica deve essere garantita per finalità sostenibili come la fruizione turistica e sportiva, in un territorio già pesantemente sfruttato da grossi bacini. Denuncia la mancata valutazione dell’impatto di tutte le opere accessorie alla derivazione come nuove strade di accesso e smaltimento dei materiali escavati.
Auspichiamo quindi che la Commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale) della Regione FVG, che si riunirà mercoledì 1/10/2014, respinga intanto il progetto dell’impianto “Viellia Basso”.

In conclusione evidenziamo la stringente necessità che, in attesa del Piano regionale di tutela delle acque, la Regione (ed in particolare l’ass. Sara Vito) attivi senza ritardo una moratoria sullo sfruttamento idroelettrico, e istituisca strumenti di vera e definitiva tutela a favore di quei corsi d’acqua che per caratteristiche biologiche, morfologiche e paesaggistiche devono essere salvaguardati integralmente e restino patrimonio a beneficio di tutti e non godimento economico di pochi.

Damiano Nonis, referente regionale Mountain Wilderness FVG, 

Emilio Gottardo, Legambiente FVG

Dario Tosoni, Movimento tutela Arzino

Roberto Pizzutti

mercoledì 24 settembre 2014

LA MIRABOLANTE PERFORMANCES DEI LINGUISTI ITALIANI, RIUNITI A CONVEGNO ALL'UNIVERSITA' DI UDINE DAL 25 AL 27 SETTEMBRE





Congresso Internazionale SLI 2014

LINGUE IN CONTATTO

CONTACT LINGUISTICS

Università degli Studi di Udine

Dipartimento di Studi Umanistici

25-27 settembre 2014


http://convegnosli2014.uniud.it/manifesto-del-convegno/


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dal link
 
  
  
“Dal 25 al 27 settembre all’Università di Udine si terrà il 48° congresso annuale internazionale della Società di linguistica italiana (Sli), organizzato in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici dell’ateneo. Tema delle assise è le “Lingue in contatto”. Un centinaio di studiosi italiani ed europei si confronteranno, a palazzo Antonini a Udine, sul contatto interlinguistico e sul plurilinguismo, dedicando specifici approfondimenti a questioni di grande attualità. In cinque workshop (venerdì 26 settembre, dalle 9 alle 13) si parlerà infatti del plurilinguismo in contesti migratori, di educazione linguistica nelle classi multietniche, di linguistica medica e clinica, di acquisizione del linguaggio e di morfologia linguistica. (...)
«Significativamente – sottolineano Bombi e Orioles – il convegno viene a coincidere con la Giornata europea delle lingue: il contatto, e il plurilinguismo che ne discende, sono infatti elementi fondativi di quella diversità linguistica che costituisce un valore aggiunto e una ricchezza per i Paesi che fanno parte dell’Unione europea»."
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COMITATO ORGANIZZATORE
 
 
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Programma
 
??? 


Il Friuli con le sue lingue (friulano, sloveno, tedesco e italiano) è da molti secoli una realtà plurilingue e pluriculturale, ma il programma del Congresso internazionale organizzato a Udine dai linguisti italiani, incredibilmente ignora tutto ciò e non prevede neppure una piccolissima relazione sulla realtà plurilingue friulana.

Nessuna "LINGUA IN CONTATTO" dunque in Friuli? E i 600 mila friulanofoni? E le migliaia di germanofoni? E i circa 100 mila slovenofoni della nostra regione? Ossia le tre minoranze linguistiche che vivono in regione e risultano essere riconosciute e tutelate dallo Stato italiano ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana. Anche gli "accademici" dell'Università di Udine ignorano questa ricca realtà plurilingue regionale?  O forse pensano non sia meritevole di attenzione?
 
 
La redazione del Blog

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Dal Blog di
 


 

La supercazzola

dei linguisti italiani

(a convegno in quel di Udine)

  

Il primo ad utilizzarla fu Giovanni Boccaccio, nella Terza giornata del Decameron. Ma a portarla ai massimi livelli artistici fu Ugo Tognazzi, nella straordinaria interpretazione del Conte Lello Mascetti, in “Amici miei” di Mario Monicelli. Ricordate? “Antani, come se fosse antani, anche per il direttore, la supercazzola con scappellamento. A destra, per due”.

Il povero Mascetti – peraltro votato da più di un onorevole alla carica di Presidente della Repubblica nell’ultima tornata parlamentare – il povero Mascetti, dicevo, ora impallidirebbe di fronte alle mirabolanti performances dei linguisti italiani, riuniti a convegno all’Università di Udine dal 25 al 27 settembre. Non ci credete? Leggete qua, allora (dal programma congressuale):

“Per un modello unitario del transfer sintattico e delle proprietà d’interfaccia”;
“Il paradosso delle formazioni aggettivalizzate derivate da sintagmi N+A”;
“Effetti di contatto endogeno ed esogeno sulle affricate dentali di Bolzano”;
“Analisi di alcuni tratti morfosintattici e sintattici del dialetto bellunese della Slavonia occidentale”;
“Marcare il contrasto nel parlato bilingue: ma e obår in un corpus sudtirolese”;
“Esplorazioni computazionali nello spazio dell’interlingua”;
“L’enogramma: oltre la lingua speciale”.

Ma il colpo di genio, nei secoli a venire, resterà il titolo del simpatico happening: “Lingue in contatto”. Perché, vi chiederete? Perché nell’unico luogo dove da secoli sono in contatto le tre grandi lingue e culture d’Europa, non vi sarà una relazione una sul Friuli.

Nema problema. A noi rozzi e provinciali furlani sarà concesso di attingere al verbo del formidabile “dialetto bellunese della Slavonia”, dello stupefacente “Enogramma”  e soprattutto delle imperdibili “affricate dentali di Bolzano”. Il tutto, ovviamente, “come se fosse antani”.


William Cisilino
 
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domenica 21 settembre 2014

"CHE COSA SONO DUNQUE IL FRIULI E TRIESTE. UN DIBATTITO CHE FORSE VA PRESO SERIAMENTE" di GIORGIO CAVALLO



Che cosa sono dunque

il Friuli e Trieste.

Un dibattito che forse
 
va preso seriamente.

di
Giorgio Cavallo


La presentazione in Consiglio da parte della Lega Nord della mozione sul cambiamento del nome della Regione in “Friuli e Trieste” ha aperto un mini dibattito che rischia di esaurirsi nell’ambito di una serie di rapidissime esternazioni, magari estorte, che, banali o meno, rischiano di far parte di quelle discussioni politiche usa e getta che tanto vanno di moda.

La riflessione su tale proposta non può essere abbandonata poiché si porta dietro diverse questioni, molte delle quali non di secondaria importanza.

Innanzitutto cerco di sintetizzare le reazioni che si possono desumere sia dai cittadini eccitati dal blog del Messaggero Veneto, sia interpretando i diversi “stakeholders” intervenuti:
  • un rifiuto generalizzato di qualsiasi cosa provenga dalla “politica” e dai partiti, con un surplus di fastidio per una forza, come la Lega Nord i cui comportamenti individuali e collettivi ne fanno una responsabile del degrado politico considerato causa della drammatica situazione economica e sociale che stiamo vivendo;
  • una reazione sorprendente di esponenti anche seri di forze politiche determinanti, come il PD e FI, che considerano il tema una quisquilia nominale “abbiamo cose più importanti da fare”, quando proprio questi partiti con il governo Renzi hanno posto al centro dell’attenzione politica italiana la modifica della costituzione (e delle leggi elettorali) anche nei rapporti di potere tra stato e articolazioni delle istituzioni locali;
  • la convinzione piuttosto diffusa, talvolta anche tra coloro che tutto sommato condividono l’idea, che la proposta di cambiamento del nome sia una pura invenzione dei “friulani” per rafforzare il peso della loro identità (soprattutto linguistica) e rilanciare il ruolo di Udine, e che essa debba essere comunque inquadrata come una questione udinese;
  • l’emergere di considerazioni e valutazioni geografico-storiche che possono essere attribuite ad un vero e proprio analfabetismo che, in alcuni casi è riconducibile ad una furba prospettiva per principio antifriulana. ma che il più delle volte segnala un vero e proprio deficit di conoscenza.

In realtà l’occasione di discussione sul nome porta con sè la necessità di affrontare alcuni temi non secondari, legati naturalmente non ad aspetti formali ma alle questioni sostanziali che oggi coinvolgono la natura della Regione Friuli Venezia Giulia, o Friuli-Venezia Giulia che dir si voglia. Provo ad elencarle:
  • innanzitutto la madre di tutte le battaglie: come viene o verrà fuori la nostra regione, e più in generale il sistema delle regioni italiane, dopo la riforma costituzionale approvata dal Senato e che, particolarmente negli aspetti di ricollocazione centralizzata dei poteri tra centro e periferia, non mi sembra susciti particolare attenzione nella pubblica opinione;
  • il peso da attribuire alle identità linguistiche ed il significato costituzionale da dare alla Legge 482/1999 nel senso della non liceità di fare distinzione tra minoranze collegate ad uno stato e minoranze unicamente interne allo stato italiano. Il che, particolarmente per le minoranze linguistiche sarda e friulana, deve poter avere conseguenze sia sulla denominazione della regione nella Costituzione sia nella attribuzione di particolari norme elettorali non discriminanti rispetto a quanto previsto per le minoranze tedesca e francofona;
  • una chiarificazione definitiva del significato geografico della regione in cui abitiamo, aldilà di volontà separatistiche o di supremazia: in primo luogo eliminando la deformazione politica che vede come Friuli unicamente la Provincia di Udine o l’insieme dei luoghi dove si parla friulano;
  • la chiusura di partite storiche che hanno causato la devastazione materiale, culturale e sociale di queste terre. Oggi parliamo di pace nell’occasione dei 100 anni dall’inizio della I guerra mondiale, dimenticando che, per quanto riguarda l’Italia, quella guerra è stata voluta, in base agli accordi di Londra, per conquistare una “regione” che verrà chiamata Venezia Giulia abitata in prevalenza da “allogeni” non di lingua italiana e che sarà la concausa, a 25 anni di distanza, della stessa scomparsa della lingua e cultura italiana da gran parte di quelle terre;
  • la necessità di ricostruire una identità ed una capacità di guidare il proprio futuro per il più grosso punto di crisi dell’attuale territorio regionale: la provincia di Gorizia, storicamente sempre considerata come Friuli orientale e come tale poi diventata preda di un concetto irredentistico di Venezia Giulia, probabilmente ancora oggi freno decisivo per un ruolo da protagonista nella gestione della propria dimensione sovrastatale;
  • riuscire a dare alla discussione aperta dalla proposta di riforma degli Enti Locali avanzata dalla Giunta Regionale uno spazio di elaborazione che vada aldilà della ricerca di risparmio ed efficienza nella fornitura di servizi ai cittadini ed alle imprese per confrontarsi con i temi dell’autogoverno, della democrazia e della identità, liberandoli dalle dinamiche di falsa contrapposizione che ancora oggi dilagano tra le diverse parti della Regione.

Certo, per fare questo non bisogna limitarsi a tirare i dadi sull’eliminazione o meno del trattino che separa il Friuli dalla Venezia Giulia, sull’uso della lingua friulana nella denominazione ufficiale della Regione, o magari nella apertura di un concorso a premi per un nuovo più adeguato nome della Regione, ma capire cosa c’è stato in passato e cosa c’è oggi dietro a questi aspetti, anche in riferimento ad un rapporto con lo stato italiano che non appare più come unicamente delegabile al ruolo della politica ufficiale.

Non sappiamo ancora quanto di serio ci sia nella futura evoluzione del movimento che a Trieste si batte per una rianimazione del TLT, o, in Friuli, del potenziale del referendum on line per una ipotesi di indipendenza, ma sono messaggi di massa che la politica farebbe bene a non trascurare, e che, forse, all’attuale governatore della Regione potrebbero essere di forte utilità nel far mettere in agenda a Roma ed a Trieste questioni, non solo finanziarie, ritenute scomode dalle mode giornaliere.

Giorgio Cavallo

15 settembre 2014

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Il documento, inviatoci dal suo autore Giorgio Cavallo, che ringraziamo, è stato pubblicato sul settimanale “LA VITA CATTOLICA”, prima e terza pagina, giovedì 18 settembre 2014.

 

venerdì 19 settembre 2014

"FURLAN A SCUELE. ISAL FINALMENTRI RIVÂT IL MOMENT DI CAMBIÂ?" DI EUROFURLAN


Furlan a scuele.

Isal finalmentri rivât

il moment di cambiâ?

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Dal BLOG di

EUROFURLAN

il 10 di Setembar dal 2014


Vêso presint chel film di un pôcs di agns indaûr cun Jack Nicholson e Helen Hunt? Il so titul origjinâl al jere ‘As Good as It Gets’, intant che te sô version par talian al è saltât fûr tant che ‘Qualcosa è cambiato’. Chel film e soredut chel titul nus àn tornât iniments in ocasion de zornade di formazion inmaneade de bande dal Assessorât regjonâl pe Formazion e pe Istruzion, de Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane e dal Ufici Scolastic Regjonâl dal Friûl-VJ, in cont dal insegnament de lenghe furlane te scuele, che si à davuelte îr a Udin. Cun di fat, chê iniziative e à dât pardabon la idee che al è alc che al è cambiât o che al è daûr a mudâ, a svoltâ, a cressi e a vierzi une prospetive divierse pal avignî.

Il tiermin di paragon prin al è chel de Conference regjonâl su la tutele de minorance linguistiche furlane di doi agns indaûr. La sale plene di îr, di une bande, e il desert di chê dai 24 di Novembar dal 2012, di chê altre, a son il spieli de situazion: il vueit che al à marcât i ultins agns des politichis de Regjon in cont de lenghe furlane e dai dirits linguistics dai furlans e la rapresentazion fisiche de cjolte di cussience de necessitât di fâ alc di sest de bande sei de ARLeF che almancul di une part dal mont de scuele dal Friûl.

Cun di plui, la iniziative, inmaneade in Regjon e ancje de bande de stesse Regjon (Assessorât regjonâl pe Formazion e pe Istruzion) un pôc masse a regjonâl vie (chel l’invît fat dome par talian…), e je stade utile soredut pe Regjon.

Almancul fin cumò, il gnûf guvier regjonâl nol à rivât adore a mostrâ di jessi masse diferent di chel di prime, cemût che o vin marcât in plui ocasions .

Îr nus à someât che la assessore Panariti e vedi discuviert un mont gnûf, che no lu cognosseve tant e salacor che lu calcolave ancjemò di mancul.

Che tai ultins agns al sedi stât fat pôc o nuie di sest a pro dal furlan e de metude in vore del leç regjonâl 29 dal 2007 tal cjamp de istruzion si lu à viodût ad in plen te relazion presentade de bande des rapresentantis dal Ufici scolastic regjonâl (l’USR), che inte fantomatiche rêt interistituzionâl a pro dal insegnament e dal ûs lenghe furlane metude adun tai altins agns a menzonavin diviers sogjets, ma a ridusevin dut a une sole Provincie e a dismenteavin l’Ateneu furlan.

Une mancjance no di pôc… Lis pussibilitâts a son trê: l’USR no si à inacuart che e esist la Universitât dal Friûl; cheste no à fat nuie par mostrâ che e esist e che, a tacâ di ce che e dîs la sô leç istitutive, e varès di jessi operative propit in chest setôr; ni chel e ni chê altre no àn fat nuie a pro de lenghe, dal so insegnament e dal sô ûs tes scuelis… In cualsisedi maniere: nuie di bon.

Ta chê stesse relazion al è saltât fûr alc di interessant: al è stât ricuardât il dirit di sielzi di vê l’insegnament de lenghe furlane tes scuelis (però nol è dome chel: al è ancje il dirit di ducj i citadins di cheste regjon che e ten dongje il Friûl e Triest di esercitâ il dirit ae istruzion ancje tes lenghis ‘altris’ di chest teritori: par furlan, par sloven e par todesc) e il dovê des scuelis di garantîlu. Magari cussì no, a son dirits e soredut dovês che masse dispès a son stâts dineâts, se no piês, intune situazion là che par plui di cualchi insegnant o dirigjent la autonomie scolastiche e je stade dome chê di no meti in vore ‘in autonomie’ la legjislazion di tutele…

Alc di interessant al è saltât fûr ancje ta chês altris relazions, a tacâ de reazion di une part de sale cuant che pe formazion dai insegnants si à fevelât di une verifiche des competencis te lenghe scrite: un altri segnâl di cemût che a son ladis lis robis tai ultins agns…

Tal dopomisdì a son stâts laboratoris di aprofondiment, cuntune grande partecipazion ancje chei, intant che vie pe buinore – propit par fevelâ di scuele, di dirits e di lenghis di une regjon cun plui lenghis – e je saltade fûr un altri viaç chê che e somee jessi la cuistion di fonde.

Cun di fat, se si ten cont dal fat che – e si lu à viodût ancje îr – pal Ministeri pe istruzion la tutele des minorancis daûr de leç 482 dal 1999 e je dome la realizazion di progjetuts, magari ancje in rêt, ma nuie che al vedi une sô continuitât reâl, no je altre strade di fâ che chê che la Regjon si cjapi sù la competence primarie in materie di istruzion, a tacâ de formazion dai insegnants e de ufierte formative, par che e rispieti pardabon ce che a disin i articui 2, 3, 6 e 9 de Costituzion e l’articul 3 dal Statût regjonâl.

Su chest cantin, magari cussì no, la posizion de Zonte regjonâl no somee ancjemò masse clare. In cont da fat che la lenghe furlane e vedi di jentrâ tes scuelis in maniere serie e concrete, invezit, daûr des declarazions de assessore Panariti, di cualchi ore incà al somee che no vedi plui dubis. Finalmentri.
 
EUROFURLAN

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La scuele e à il dovê di rispietâ lis leçs di tutele e no pues sielzi se fâlu o mancul.  Ma isal simpri cussì?  
 
La Redazion dal Blog  
 
(il 5 di Otubar dal 2012) 
 
LENGHE FURLANE
DISCRIMANADE
A SCUELE
 
DAL MENSÎL
LA PATRIE DEL FRIÛL

Redazion e aministrazion
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SCUELE. Une scuele piçule piçule.  

Tal ultin editoriâl di Dree Valcic, il diretôr al à vût scrit de scuele, di ce che si spiete e di ce che si spere: dispès la realtât e je mancul sperançose e pui cragnose. O savìn che e esist une leç, o savìn ancje che al è un regolament e, magari cussì no, a mancjin i fonts necessaris par dâ atuazion e dignitât a ce che al è su cjarte. O savìn ben che ancje cuant che la int si esprim, cualchidun al cîr di meti a tasê dut: la vicende di Bruno Forte che al aplicave la leç, al è pai plui ancjemò un ricuart vîf.
 
In cheste suaze, o vin savût di un fat grâf sucedût tal Istitût Comprensîf di Tisane.
 
Une persone dal lûc, sustade cun me, mi à dite che no sintive la libertât di podê sielzi pal insegnament dal furlan a scuele.

Une mestre e cisicave par no  dî menaçave che il frut che al varès fat furlan al verês saltât di fat 30 oris di talian intun an scugnint dopo recuperâ parcè che jê no varès spetât nissun: il program prin di dut, ancje prin dai fruts.
 
No dome, ma a nivel di segretarie, cualchi impiegât al spiegave, “diligjentementri”, par cuâl motîf che al jere miôr evitâ di pierdi timp cul furlan.

Fin chi, un al podarès dî: a son forsit impressions, ma purtrop no je cussì. Un sms mandât a plui di cualchi gjenitôr di une assegnade ae segretarie, al visave testualmentri cussì: “La maestra (…) invita a non iscrivere il bambino a friulano”.
 
Un at grâf, sanzionabil de leç, ma ancjemò plui grâf se si pense a chei che in maniere plui o mancul sporcje, a doprin il lôr rodul istituzionâl par messedâ la int par fâi fâ ce che lôr no condividin.
 
Al è un dirit podê no jessi dacuardi suntune cuistion: al è clâr che la leç sul furlan e à di jessi miorade, ma nol è onest compuartâsi cussì.
 
La persone che mi à metût a cognossince di chei fats, no sa ce fâ. Se e sburte pal furlan, come che e volarès cun altris gjenitôrs, e à pore di jessi discriminade. La tentazion di tasê e “inlineâsi” e je fuarte.
 
Une scuele cussì e da tant ce pensâ, ancje pal gjenar di condizionament che e impon e pal gjenar di “imprinting” che al ven dât ai fruts.
 
I fats fin ca, parcè che par fortune o vin sintût al telefon la dirigjente locâl Chiara Zulian che in bon furlan si è slontanade dai ategjaments ripuartâts, declarant la volontât di fâ lûs su la cuistion e di fâ rispietâ la leç. No jerin peraulis di circostance: la siore Zulian mi à, intun moment, tirât fûr almancul trê tipologjiis diferentis par doprâ il furlan in clâf multidissiplinâr, cence sparagnâ di dîmi lis dificoltâts che la scuele si cjate a vivi, sclarint ben che e crodeve personalmentri al valôr di une culture che e partìs di chenti par slargjâsi sedi al mont che a chês altris materiis.

No crôt che Tisane e sedi un câs isolât: dal sigûr no son dome sporcjetâts, ma il câs al fâs scrupulâ che la “fabriche de culture”, la scuele, no sedi chenti ancjemò ae altece de sô part, par vie che e samee bramâ une omologazion a plui nivei.

Al fâs pensâ ancje il fat di chei furlans che a glotin e che si cjatin a domandâsi ce fâ, vint il dubi ancje su ce che al sarès just fâ. La scuele dal coraç di jessi e esist ancje a Tisane, o soi sigûr, ma viodi il dam che e pues fâ une azion di bessole al fâs pensâ, no dome sperâ. Une anime antighe di 8 agns, mi à dite une dì: cui che nol à il coraç di jessi, nol podarà mai deventâ. La pedagogjie insegnade dai fruts. O vin ancjemò tant ce cjaminâ.

Mauro Della Schiava
 
Il  5 di Otubar 2012
 
 
 
 
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