mercoledì 8 febbraio 2012

ACQUA: LA CARNIA PROTESTA E PRESENTA IL CONTO ALLA REGIONE !






SU ACQUA E AUTONOMIA

ORA LA CARNIA

PRESENTA IL CONTO

La battaglia dei contatori diventa scontro politico tra Comitati e amministrazioni. I sindaci ribelli: la Regione non legifera e non passa le competenze alla Provincia.

di Domenico Pecile

(Messaggero Veneto - 29.1.2012)


TOLMEZZO. Il caso dei contatori, che Carniacque vuole installare nei Comuni della Carnia per evitare sprechi – dice la spa – e monitorare eventuali perdite e che sta creando proteste a macchia d’olio, è soltanto la punta dell’iceberg di una protesta sempre più diffusa. E se è vero che l’iniziativa della spa viene duramente contestata dai tre Comuni “irriducibili” (Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri) che non hanno aderito a Carniacque e che il resto delle amministrazioni si è adeguata, è altrettanto certo che la gente sempre più spesso non è d’accordo con i propri amministratori. Anzi. (...)

Dice Antonino Galassi, del Comitato: «Prima di aderire a Carniacque, una famiglia di due persone pagava 62 euro l’anno per l’acqua; adesso ne spende 184. E non c’è stato alcun vantaggio perché il servizio acquedotto è rimasto lo stesso e così anche la depurazione. Ecco perché anche a Paluzza la popolazione è contraria ai contatori. In realtà, i tanti Comitati sorti fanno ciò che la politica non fa più, ovvero gestire il territorio e siccome i sindaci sono asserviti alla politica, i Comitati sono costretti a sostituirsi ai sindaci».

E altri comitati oltre a quello di Paluzza (Val del But) sono presenti nella Val Tagliamento (Forni di Sotto), nella Val Degano (Ovaro), nella Valle del But e nel Canal del Ferro (Resia). Trasversali e quasi tutti coordinati da “Aghe di mont”. Ma è attivo anche “Carnia in movimento” di Garibaldi. «Il palazzo – insiste Galassi – non si rende conto che la gente è sempre più arrabbiata e che lo scollamento con le amministrazioni locali è sempre più marcato». (...)


Leggi tutto l'articolo

http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2012/01/29/news/su-acqua-e-autonomia-ora-la-carnia-presenta-il-conto-1.3117663 



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E per saperne di più:

dal sito internet di

"Per altre strade"
 http://www.peraltrestrade.it/    





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domenica 5 febbraio 2012

15 MILIARDI PER 131 SUPERCACCIA F35 NEL MENTRE SI SVUOTA L'ART.6 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA !



15 MILIARDI

 PER 131 SUPERCACCIA F35


 15 gennaio 2012

" (...) E Ignazio Marino, del Pd: "Come spiegare ai cittadini che dovranno probabilmente pagare un nuovo ticket per il ricovero in ospedale, ma che potranno sempre avvalersi di 131 nuovi aerei da guerra? Il Governo dovrà trovare una valida giustificazione, visto che oggi il ministro Di Paola non ha annunciato nessun ridimensionamento".


29 agosto 2011




MENTRE SI SVUOTA 

L’ART. 6 


COSTITUZIONE ITALIANA!


La redazione del Blog

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Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482
c/o “Informazione Friulana” soc. coop.
V. Volturno, 29          33100   Udin
Tel.: 0432 530614        Fax: 0432 530801       D.p.e.: com482@libero.it

***

Fondi per la legge 482/99:

siamo alla farsa!


Il Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha da poco diffuso la circolare relativa al riparto dei fondi previsti dalla legge statale 482/99 per il 2012 (anche se formalmente risultano assegnati all’annualità 2011) e il quadro che ne emerge è davvero desolante. Il totale delle risorse attribuite alle dodici comunità di minoranza riconosciute dallo Stato italiano attraverso la 482, infatti, è di appena 1.768.792 euro. Di questi fondi alla Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia arriveranno 362.200 euro: 240.608 per la lingua friulana, 108.605 per lo sloveno e 12.987 per il tedesco.

Il Governo Monti, nel silenzio generale, è riuscito a fare perfino peggio di quanto aveva fatto il Governo Berlusconi nel 2010 quando per garantire i diritti linguistici delle dodici minoranze riconosciute erano stati assegnati poco più di 2 milioni di euro e al Friuli – Venezia Giulia erano giunti circa 465mila euro. Siamo ormai a meno di un sesto delle risorse erogate pochi anni fa…

Perché ad uno dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana (art. 6) fosse data attuazione attraverso la legge statale 482 abbiamo dovuto aspettare oltre cinquant’anni. Ad oltre un decennio dall’approvazione di tale legge, gran parte dei suoi contenuti attendono ancora una reale attuazione. Ora, le già misere risorse stanziate dai vari governi italiani per dare applicazione alla 482 vengono ridotte ad una cifra ridicola. Si dirà che, in tempi di crisi, tutti devono fare la loro parte. Noi, invece, ci chiediamo perché a pagare debbano essere sempre i soliti. Il Governo, infatti, spende più per tenere in volo dieci ore un cacciabombardiere Tornado di quanto non faccia in un anno per garantire i diritti linguistici di friulani, sloveni e tedeschi del Friuli – Venezia Giulia: siamo davvero alla farsa!

Qualcuno, duro di comprendonio, probabilmente insisterà che i sacrifici ci sono richiesti dagli organismi europei. Vorremmo loro ricordare che nella “Terza Opinione sull’Italia” diffusa l’anno scorso dal Consiglio d’Europa e riferita all’applicazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali si diceva esplicitamente che i tagli già attuati in precedenza rischiavano di avere “conseguenze particolarmente serie per le minoranzee che erano più che giustificate le preoccupazioni di chi, friulani in primis, si vedeva di fatto impedire la possibilità di “promuovere realmente i diritti dei membri di tali comunità”.

Se è vero che ormai l’unica ragione per difendere la specialità del Friuli – Venezia Giulia risiede nella presenza maggioritaria di comunità la cui lingua propria è diversa da quella statale, anche alla luce di questo ultimo colpo infertoci, diventa allora ancora più necessario che i rappresentanti della nostra Regione trattino con Roma il trasferimento completo delle competenze e delle relative risorse per alcuni settori a cominciare dalla tutela e dalla promozione delle lingue minorizzate e dall’organizzazione scolastica (il caso di Medea – ci si permetta il gioco di parole – fa scuola!). Quale migliore occasione per farlo del tavolo di lavoro Stato – Regione che dovrebbe partire dopo il recente incontro tra il presidente del Governo italiano Mario Monti e quello regionale Renzo Tondo? È in gioco l’interesse collettivo delle nostre comunità. Per questo ci auguriamo che Giunta e Consiglio regionale del Friuli – Venezia Giulia, unitamente ai parlamentari eletti nella nostra regione, mettano da parte i pregiudizi ideologici e comincino a fare valere i nostri diritti nei confronti del governo centrale.

Udin, 04/02/2012


Il portavoce del Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482
Carlo Puppo

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TEST IN LENGHE FURLANE

Fonts pe leç 482/99:

o sin ae farse!

Juste cumò il Dipartiment pai afârs regjonâi de Presidence dal Consei dai Ministris al à dât fûr la circolâr su la assegnazion dai fonts previodûts de leç statâl 482/99 pal 2012 (ancje se formalmentri a son calcolâts pal 2011) e il cuadri che indi ven fûr al è di sgrisulâsi. Cun di fat, i bêçs metûts par dutis lis dodis comunitâts minorizadis ricognossudis dal Stât talian cu la 482 a son juste 1.768.792 euros. Di chescj a rivaran inte Regjon autonome Friûl – Vignesie Julie 362.200 euros: 240.608 pal furlan, 108.605 pal sloven e 12.987 pal todesc.
Il Guvier Monti, tal cidin plui totâl, al à rivât a fâ fintremai piês di chel che al veve fat il Guvier Berlusconi tal 2010 cuant che par garantî i dirits linguistics des dodis minorancis ricognossudis a jerin stâts metûts sì e no 2 milions di euros e al Friûl – Vignesie Julie i jerin rivâts uns 465 mil euros. No sin nancje a di un sest des risorsis dadis fûr pôcs agns indaûr…
Prime o vin vût di spietâ passe cincuante agns par che si des forme a un dai principis di fonde de Costituzion republicane (art. 6) par mieç de leç statâl 482. Po, passâts plui di dîs agns che chê leç e je stade fate buine, o sin inmò che o spietìn che e tancj dai siei contignûts a sedin metûts in vore. Cumò lis risorsis plui che scjarsis metudis dai diviers guviers talians par meti in vore la 482 a deventin juste fruçons. Si disarà che, in timps di crisi, ducj a àn di meti dal lôr. Nô invezit si domandìn parcè che a paiâ a àn di jessi simpri chei. Il Guvier, di fat, al spint di plui par fâ svolâ par dîs oris un cjacebombardîr Tornado che no par garantî, par un an a dilunc, i dirits linguistics di furlans, slovens e todescs dal Friûl – Vignesie Julie: o sin pardabon rivâts ae farse!
Al è pussibil che cualchidun, un tic dûr di çucje, al contindi che a son lis autoritâts europeanis a domandânus chescj sacrificis. Alore ur ricuardìn che te “Tierce Opinion su la Italie” dade fûr l’an passât dal Consei de Europe su la metude in vore de Convenzion cuadri pe protezion des minorancis nazionâls si diseve a clâr che za ta chê volte i tais fats a riscjavin di vê “consecuencis une vore seriis pes minorancis” e che a jerin plui che justificadis lis pôris di cui che, a tacâ dai furlans, si viodeve intai fats impedît di “promovi pardabon i dirits dai membris di chestis comunitâts”.
Se e je vere che aromai la uniche reson par difindi la specialitât dal Friûl – Vignesie Julie e je la presince maioritarie di comunitâts che a fevelin une lenghe proprie divierse di chê dal Stât, ancje su la fonde di cheste ultime maçade che nus àn dât, al devente sante scugne che i rapresentants de nestre Regjon a tratin cun Rome il trasferiment totâl des competencis e des risorsis par cierts setôrs a tacâ propit de difese e de promozion des lenghis minorizadis e de organizazion scolastiche (il câs di Migjee – passaitnus il zûc di peraulis – al fâs scuele!). Cuale ocasion miôr par fâlu de taule di lavôr Stât – Regjon che e varès di nassi dopo dal incuintri a pene stât tra il president dal Guvier talian Mario Monti e chel regjonâl Renzo Tondo? Al è in zûc l’interès coletîf des nestris comunitâts. Par chest o sperìn che Zonte e Consei regjonâl dal Friûl – Vignesie Julie, adun cui parlamentârs elets inte nestre regjon, a lassin di bande i prejudizis ideologjics e a tachin a batisi pai nestris dirits denant dal guvier talian.

Udin, 04/02/2012


Il puartevôs dal Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482

Carli Pup

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giovedì 2 febbraio 2012

Petizion pe scuelute di Migjee-Medea. Cemût ise lade?





Petizion pe scuelute di

Migjee-Medea

Cemût ise lade?

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COMUNE DI MEDEA
PROVINCIA DI GORIZIA

SEDE MUNICIPALE: via Torriani 5, C.A.P. 34070 – Tel. 0481/67012 –- FAX 0481/67325 - E-mail:protocollo@com-medea.regione.fvg.it




Grandissima soddisfazione e un ringraziamento a tutte le forze politiche vengono espressi dal Sindaco di Medea, Alberto Bergamin, per il voto unanime (un solo astenuto) espresso nella seduta odierna dal Consiglio regionale sulla Petizione popolare  “PER UNA SCUOLA REGIONALE FEDERALE, AUTONOMA NELL'ORGANIZZAZIONE, GARANTE DEI DIRITTI DELLA MINORANZA LINGUISTICA FRIULANA” promossa dal Comune di Medea e sottoscritta da oltre 1.000 cittadini.

“Ringrazio tutti i Gruppi consiliari e la Giunta regionale, in particolare l’assessore Molinaro, il Presidente del Consiglio regionale Franz ed il relatore Camber per il sostegno e la piena condivisione espressa sui contenuti e sulle richieste contenute nella nostra petizione. Si conclude così un percorso avviato nel febbraio 2010 che si conclude con l’affermazione di un deciso impegno della Regione Friuli Venezia Giulia a pretendere dal Governo e dal Ministero della Pubblica Istruzione il rispetto delle leggi dello Stato, in particolare per quanto attiene alle deroghe previste, in campo scolastico, a favore della minoranza linguistica friulana.

E’ purtroppo tardi per sanare la ferita arrecata ai bambini ed alle famiglie ai quali, non applicando la legge (DPR 81 e legge 482), non è stato riconosciuto il diritto di scelta della scuola. Il forte pronunciamento del consiglio, oggi, è quello che a partire dall’anno scolastico 2012-2013 queste deroghe siano puntualmente e doverosamente applicate.

Dal dibattito è emerso un grande apprezzamento per l’iniziativa di proposta e di stimolo partita dalla comunità di Medea e dai comuni limitrofi attraverso la petizione che ha fornito all’assemblea regionale l’occasione per approfondire il tema della scuola nella nostra regione e le ragioni stesse della sua autonomia speciale e condividere la richiesta allo Stato di una maggiore autonomia nell’organizzazione della scuola pubblica in Friuli Venezia Giulia e nell' offerta formativa.

La scuola che vogliamo, infatti, - sottolinea il Sindaco Bergamin – “deve essere più inclusiva, fondata sulla centralità dello studente e sullo stretto rapporto con il territorio, fatto salvo il sistema nazionale di istruzione, riferimento obbligatorio sia per l’offerta formativa che per il traguardo finale rappresentato dagli esami di Stato.

Va da sé che la petizione aveva anche l’obiettivo di spingere in direzione del federalismo scolastico sul modello di quello sperimentato in Trentino da quasi vent'anni perchè è arrivato il momento di cambiare passo, di affrontare seriamente le sfide che abbiamo davanti aprendo l’istituzione regionale al confronto con le parti vive della nostra società.”

IL SINDACO
Alberto Bergamin


Medea, 2 febbraio 2012



mercoledì 1 febbraio 2012

RIFORMA ISTITUZIONALE E PROVINCE - Comitato per l'autonomia ed il rilancio del Friuli



COMITATO PER  L’AUTONOMIA 
ED IL RILANCIO DEL FRIULI


Riforma istituzionale
 e
 Province

            In questa Regione quando si parla di questioni istituzionali non si può prescindere dalla “Specialità statutaria” e ciò non solo per la competenza primaria in materia di ordinamento degli Enti Locali, ma anche per le ragioni che stavano ieri, che stanno oggi e che possono stare domani alla base della specialità stessa.

            La “specialità” però non va solo invocata o declamata di tanto in tanto, va sostanziata con rapporti carichi di dignità verso lo Stato del quale siamo ovviamente coscienti di far parte, con una legislazione regionale che sappia cogliere in positivo ogni spazio di autonomia, convinti anche che le diverse “specificità” presenti sui nostri territori trovano proprio nella specialità la ragione forte della coesistenza unitaria.

            Il pericolo, almeno al momento, non è quello della cancellazione formale della specialità; il pericolo, presentatosi più volte, è quello del suo “svuotamento”, della sua più o meno marcata “limitazione” con leggi, cosiddette di riforma, dello Stato.

            Fa bene la Regione a sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale con riguardo alle norme del decreto-legge n.201/2011 riferite alle Province proprio per contrastare, al di là dei contenuti di merito, l'”invasività” statale e per rivendicare la propria potestà legislativa.

            Accanto alla doverosa difesa attiva della specialità c'è una questione di fondo da affrontare anche ai fini dell'assetto futuro delle autonomie locali, province comprese.

            Tale questione attiene al “modo di essere” della Regione, ai suoi rapporti con il sistema delle autonomie.

            Una riflessione va fatta anche perché, superati pure gli eventi straordinari della nostra storia recente, ci stiamo avvicinando al 31 gennaio 2013, data che ricorderà a tutti il 50° anniversario del nostro statuto di autonomia.

            Occorre un nuovo progetto istituzionale che dovrebbe imperniarsi su una Regione “snella”, “leggera”, “non accentrata”, fortemente caratterizzata sui suoi compiti “centrali” ed “esclusivi” che attengono alla attività legislativa, all'alta programmazione, all'alto indirizzo, con l'attribuzione delle funzioni amministrative avuto riguardo della loro natura e portata, al sistema delle autonomie locali.

            Il trasferimento delle funzioni ha il pregio di stimolare e potenziare l'autogoverno locale il quale consente da un lato di dare meglio voce alle “specificità” presenti sul territorio e dall'altro di dare spazio alle identità esistenti senza “minare” il telaio unitario della Regione.

            Una operazione questa che tornerebbe utile anche sotto altri aspetti qualora ad essa di accompagnasse, come noi fermamente auspichiamo, un processo di profondo “ripensamento” dei complessi iter burocratici esistenti per riportarli al veramente essenziale.

            In questo contesto l'Ente Provincia, come del resto i Comuni singoli o associati, non può non essere chiamata a svolgere un ruolo anche con compiti affidati dalla Regione e che la Regione può già affidare in virtù del vigente art. 11 dello Statuto di autonomia.

            È evidente che il progetto di trasferimento delle funzioni dalla Regione deve avere carattere di “organicità” e “completezza” anche se poi dovesse essere attuato per tappe successive.

            Quanto al dibattito sulle Province esso non è nuovo. Se ne discusse abbondantemente in sede di Assemblea Costituente prima di giungere all'approvazione dell'art. 114; se ne è discusso quando di tanto in tanto la politica, anche nella cosiddetta 1° Repubblica, ha riproposto l'argomento; se ne è parlato nel corso dell'ultimo anno prima con la proposta di soppressione generale, poi con la soppressione di quelle con popolazione inferiore ad un certo dato e da ultimo, provvedimento Monti, con la trasformazione in ente di indirizzo e di coordinamento dei Comuni su date materie. E chissà cosa si dirà dopo le elezioni politiche del prossimo anno.

            Ma è alla luce del progetto di valorizzazione delle autonomie locali prima indicato che si deve valutare l'opportunità, l'utilità o meno di mantenere l'Ente Provincia, non già solo perché abbiamo la competenza a farlo e tanto meno in virtù di spinte spesso intrise di altre motivazioni.

            Un Ente siffatto, dotato di competenze sue proprie, non può limitarsi, dunque, al “coordinamento dei Comuni” per altro in grado di ben camminare da soli e la sua classe amministrativa è bene sia di diretta espressione e legittimazione popolare.

            Circa l'assetto delle province in Regione in questi ultimi tempi abbiamo ascoltato ipotesi diverse: si va dall'Area Metropolitana di Trieste (opportuna se non altro per accorpare competenze amministrative ora sparse tra più soggetti) alla Provincia del Friuli ed ad altre ancora.

            A nostro giudizio sono ipotesi fascinose ma riteniamo di difficile, se non addirittura impossibile, realizzazione.

            Le riforme, specie quelle istituzionali, non devono essere imposte. Devono essere condivise e su dette ipotesi non pensiamo vi sia ampio consenso.

            Noi riteniamo invece che le Province potrebbero, per loro scelta, attuare forme di collaborazione su cose o su progetti di comune interesse e di valenza interprovinciale, senza nulla togliere all'autonomia di ciascun Ente.
            A suo tempo il nostro Comitato si è decisamente adoperato per la costituzione della Comunità delle Province friulane.
            Ora siamo a rammaricarci del fatto che la costituita Comunità, anche se limitata ad Udine e Pordenone per la scelta di Gorizia di non farvi parte, non sia stata posta nelle condizioni di operare.
            Per noi il disegno è tuttora valido, anzi è di viva attualità.

            Per completezza di ragionamento dobbiamo valutare anche la eventualità che con legge costituzionale le province vengano effettivamente soppresse e che la politica locale, temendo l'isolamento, si adegui a questa linea lasciando da parte il progetto prima indicato.
           
            A chi affidare i compiti istituzionali della Provincia?
            Il timore è che non vadano ai Comuni, data anche la realtà dimensionale di essi, ma alla Regione.
            Ma allora andremmo verso l'accentramento e non verso il decentramento di funzioni.
            In tal caso bisogna pensare ad una nuova entità intermedia, con compiti di area vasta, derivanti in parte da funzioni regionali ed in parte da affidamenti comunali.
            Anche in questa ipotesi è necessaria una larga ed efficace progettualità.

            La politica, con l'aiuto di quanti possono dare un contributo di idee, cominci a pensare, ad elaborare, per l'appunto, un progetto strategico, tanto per l'ampiezza e la profondità, quanto per la proiezione temporale.

            E la Regione non si limiti ad annunciare il referendum consultivo, che per altro richiede una chiara e precisa formulazione dei quesiti sui quali pronunciarsi, ma dia vita ad un gruppo di pensiero politico, giuridico, amministrativo per “costruire” soluzioni ai problemi sulle quali aprire poi il confronto ai vari livelli. L'attendere non aiuta.
                                                                                      
                                                                    
Roberto Dominici
Comitato per l'Autonomia ed il Rilancio del Friuli

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martedì 31 gennaio 2012

RADIO ONDE FURLANE: E JE TORNADE LA TRASMISSION "INTERNAZIONALITARI" !




Dopo un an e mieç
e je tornade la trasmission radiofoniche

“INTERNAZIONALITARI”

inmaneade da

RADIO ONDE FURLANE


“Dopo di cuasi di un an e mieç di sospension, adun cun chê radiofoniche, e torne a partî ancje la version internet di Internazionalitari, il boletin di informazion par furlan su lis nazions cence stât e su lis comunitâts minorizadis de Europe. La decision di suspindi il program e il blog e jere stade cjapade par vie des dificoltâts finanziaris di Radio Onde Furlane dopo che la Regjon e veve azerât par doi agns di file i fonts pai programs radiotelevisîfs par furlan. Cumò alc al è cambiât e si à decidût di tornâ a scomençâ cu la trasmission e, di chê strade, ancje cul blog che, pe ocasion, si presente ancje cuntune gnove muse e cun cualchi contignût in plui. Sperìn che il nestri sfuarç al sedi preseât.”

Radio Onde Furlane
Carli Pup

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Ve ca la puntade di martars
ai 31 di Zenâr, a 11 di matine

Cjaris amiis e cjârs amîs,
us ricuardi che doman, martars ai 31 di Zenâr, a 11 di matine e larà in onde une gnove pontade di Internazionalitari. O podarês scoltâle ator pal Friûl sui 90 Mhz di Radio Onde Furlane o ben vie streaming dal sît de stesse emitente, baste lâ su http://www.ondefurlane.eu/ e o cjatais daurman il leam par scoltâle de rêt. La repliche e je invezit in program miercus prin di Fevrâr a une dopodimisdì.
Po, dentri di miercus di sere, o cjatarês lis gnovis di cheste pontade (e alc in plui) ancje sul blog de trasmission ( internazionalitari.blogspot.com ). Cheste setemane si fevele di:
- Scozie: referendum su la autodeterminazion, consultazions viertis
- Finlande: presentadis lis racomandazions dal Consei de Europe
- Slovachie: sentence cuintri des “classis speciâls” pai rom
- Bretagne: il parê dal Consei Culturâl su la politiche linguistiche
- Austrie: HSK al domande plui cravuat a scuele
- Letonie: vie libare al referendum sul ricognossiment dal rus
- Republiche Ceche: un partît gnûf par difindi i rom
- UE: politichis pai rom, la Comission Europeane e riclame 9 stâts
- Paîs Basc: insegnament dal basc in dute la Navare, no dal Parlament
- Irlande dal Nord: pes autoritâts europeanis e covente une leç sul gaelic
- Irlande: lis associazions pe lenghe cuintri dal gnûf model di finanziament
- Cossovo: scuintris violents sui confins cu la Serbie
- Paîs Catalans: scuintri su la leç pe lenghe tes Baleârs
- Albanie: impresonât un rapresentant de minorance greghe


mandi
 
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La trasmission radiofoniche INTERNAZIONALITARI 
 e va in onde il martars a 11 di matine e in repliche il miercus a une di dopomisdì, su Radio Onde Furlane.


domenica 29 gennaio 2012

REGIONE FRIULI: LE BUGIE DELLE SIRENE DELLA POLITICA REGIONALE





Regione Friuli - Vg

LE BUGIE DELLE SIRENE

 DELLA POLITICA REGIONALE.

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“ Pare sia diventato un luogo comune, ripetuto spesso e periodicamente come fosse un ritornello, una cantilena. La cantilena delle sirene della politica regionale. Con il ritornello che piccolo non vale, non conta, non è conveniente. Che piccolo non produce, non incide, non ottiene.

Ecco allora che l'intero Friuli-Venezia Giulia viene paragonato ad un quartiere di Roma o Milano. (…)

Peccato che la premessa con la quale le sirene della politica avevano esordito non sia, già quella, esatta. (...)

(…) in Italia esistono 3 regioni che come estensione territoriale sono più piccole di questa. Il Friuli-Venezia Giulia ha più abitanti di ben 5 altre regioni. Come rapporto popolazione/territorio il Fvg ha una densità maggiore di addirittura 8 regioni italiane! E si potrebbe continuare con il numero dei comuni del Fvg che sono 218 contro i 305 dell'Abruzzo e i 333 del Trentino-Alto Adige. Oppure con il numero delle province: la piccola Liguria ne ha 4, mentre ne hanno 2 ciascuna la Basilicata (con appena 586 mila abitanti) e il Molise (con soltanto 320 mila abitanti!).

Se prossimamente troverete qualche politico che inizierà il suo discorso con i quartieri di Roma e Milano, ricordategli subito queste cose.”

Roberto Meroi

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LEGGI TUTTO L’ARTICOLO

Il Friuli
non è
un quartiere di Milano

di

 Roberto Meroi



Pare sia diventato un luogo comune, ripetuto spesso e periodicamente come fosse un ritornello, una cantilena. La cantilena delle sirene della politica regionale.

Con il ritornello che piccolo non vale, non conta, non è conveniente. Che piccolo non produce, non incide, non ottiene.

Ecco allora che l'intero Friuli-Venezia Giulia viene paragonato ad un quartiere di Roma o Milano. Che ci volete fare? Questa è la dura realtà, non contate nulla, non siete nulla. E allora? Le sirene della politica non ti danno subito la loro risposta. Intanto tu meditaci sopra e confida che, considerato il presupposto, loro avranno certamente la soluzione giusta, il rimedio a tutti i mali.

La parola d'ordine è unificare. Non disperdere. Unificare, naturalmente, per il bene della collettività che ne trarrà giovamento e guadagno.

Unifichiamo, allora, tutto quello che è più d'uno: i porti, i teatri, le fiere, le camere di commercio, i comuni, le province, le università, le aziende sanitarie, magari la Triestina con l'Udinese. E concentriamo poi tutto nelle mani paterne della Regione a Trieste! Una bella pensata, una soluzione per tutti i mali come con l'elisir di Dulcamara nella famosa opera di Donizetti.

Peccato che la premessa con la quale le sirene della politica avevano esordito non sia, già quella, esatta. Perché, per prima cosa, il Friuli-Venezia Giulia con 1.235.000 abitanti non può essere soltanto un quartiere di Roma (che di residenti ne ha 2.780.000 con 22 rioni e 35 quartieri) e nemmeno di Milano, con i suoi 1.340.000 abitanti e 73 quartieri. Men che meno di Napoli o Torino che sono abbondantemente sotto il milione. Quindi, il presupposto di partenza non regge.

E poi: in Italia esistono 3 regioni che come estensione territoriale sono più piccole di questa. Il Friuli-Venezia Giulia ha più abitanti di ben 5 altre regioni. Come rapporto popolazione/territorio il Fvg ha una densità maggiore di addirittura 8 regioni italiane! E si potrebbe continuare con il numero dei comuni del Fvg che sono 218 contro i 305 dell'Abruzzo e i 333 del Trentino-Alto Adige. Oppure con il numero delle province: la piccola Liguria ne ha 4, mentre ne hanno 2 ciascuna la Basilicata (con appena 586 mila abitanti) e il Molise (con soltanto 320 mila abitanti!).

Se prossimamente troverete qualche politico che inizierà il suo discorso con i quartieri di Roma e Milano, ricordategli subito queste cose.


Roberto Meroi

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L’articolo è stato pubblicato sul quotidiano “Il Gazzettino” di Udine, sabato 28 gennaio 2012




sabato 28 gennaio 2012

UNIVERSITA' - NO ALL'ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DELLA LAUREA



LAUREA

Il rettore di Bari:

"No all'abolizione

del valore legale"





«Così non si va nessuna parte - afferma il rettore dell'università di Bari Corrado Petrocelli - negare il valore legale della laurea significa compromettere definitivamente la mobilità sociale.
Dietro queste proposte, c'è l'idea di concentrare le eccellenze in poche realtà, lasciando che tutti gli altri atenei svolgano attività derubricate a rango inferiore. Si rischia di compromettere l'omogeneità del nostro sistema universitario, fondata sull'inscindibilità tra ricerca e didattica. Invece di collaborare per raggiungere un obiettivo, qui si vorrebbe imporre un criterio di governo estraneo alla nostra attività. È già successo con la regola del 90% nel rapporto tra spese fisse e fondi statali».

Gli esperti come Carlo Finocchietti - direttore di un centro specializzato nel riconoscimento dei titoli, il Cimea - provano a mettere ordine nel polverone alzato da un appello sottoscritto, tra gli altri, da Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, Margherita Hack e Andrea Ichino, fratello del più famoso Pietro. «Abolire il valore legale del titolo di studio è irrealistico - afferma - c'è bisogno di una riforma costituzionale che, con i tempi che corrono, non mi sembra possibile. E poi si dovrebbe eliminare l'ordinamento didattico nazionale, cancellare il concorso come strumento di accesso alle professioni». Ipotesi peraltro già esclusa: chi vorrà fare il medico, o l'avvocato, dovrà laurearsi e fare l'esame di stato.

Ma allora di cosa si sta parlando, in realtà? «Si contrappone il modello "liberista" degli Stati Uniti a quello "corporativo" italiano, ma da decenni la situazione è cambiata su entrambe le sponde dell'oceano - spiega Finocchietti - in Italia c'è già stata una liberalizzazione che ha depotenziato il valore legale a favore dell'autonomia degli atenei che definiscono la propria offerta formativa. Anche negli Stati Uniti, si sono stabiliti standard minimi verificati da società di accredimento su base di disciplinare o territoriale». (….)

Anche gli studenti, insieme alle organizzazioni sindacali, dichiarano la loro opposizione: «Se il governo dovesse procedere - afferma Luca Spadon, portavoce di Link - si darebbe il via libera alla più spaventosa delle liberalizzazioni. Bisogna invece eliminare le università telematiche, rifinanziare il diritto allo studio, e garantirne l'universalità, con tasse eque e fortemente progressive».


Roberto Ciccarelli 

Rettore dell'Università di Bari

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"Il Manifesto", 24 gennaio 2012



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